ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

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gli allevamenti inquinano di più delle auto di tutto il mondo

Pubblicato da milionidieuro su 16 febbraio 2009


Strano ma vero: inquina di più allevare mucche che guidare automobili. Lo dice un rapporto della Fao (l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) e lo sostiene con la certezza dei numeri: il settore dell’allevamento di bestiame (bovini, maiali, pecore, piccoli ruminanti e volatili) produce più gas serra rispetto al sistema mondiale dei trasporti (il 18% contro il 14%), inserendosi tra i principali responsabili del riscaldamento globale del pianeta.

Più che un allarme, è un ultimatum: secondo Henning Steinfeld, funzionario della Fao, «l’allevamento costituisce un grande problema ambientale a cui va posto urgente rimedio». E non solo per salvare l’atmosfera, ha aggiunto, ma anche terre e acque, sottoposte a un lento ma inesorabile degrado. E’ una rincorsa senza prospettive certe: in realtà, le previsioni tendono al peggio. Il settore dell’allevamento, che provvede alla sussistenza di un miliardo e 300 milioni di persone e rappresenta il 40% dell’intera produzione agricola, è in crescita vorticosa: entro il 2050 gli attuali 229 milioni di tonnellate di carne prodotti annualmente diventeranno 465 e i 580 milioni di tonnellate di latte raddoppieranno a 1043 milioni, per effetto della crescita globale del benessere e dell’aumento vorticoso dei consumi in paesi a grande popolazione come Cina, India e Brasile.

Ciò comporterà un altissimo costo ambientale in termini di emissioni di Co2 (sul totale delle emissioni legate all’attività umana, il 9% viene dagli allevamenti), di metano proveniente dal sistema digestivo degli animali (il 37% sul totale prodotto dalle attività umane), e di ammoniaca, responsabile poi dell’acidificazione delle piogge. Rimedi? La Fao ne suggerisce qualcuno: maggior controllo dei pascoli, in modo da non degradare le aree verdi per eccesso di sfruttamento; miglioramento della dieta degli animali, con l’obiettivo di ridurre la fermentazione enterica e le conseguenti emissioni di metano; incentivazione degli impianti di biogas per smaltire il letame; miglioramento dei sistemi di irrigazione; vincoli all’allevamento su larga scala vicino alle aree urbane.

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Qualcosa, in Europa, si sta muovendo. In Danimarca, per legge, gli allevatori sono obbligati a «iniettare» il letame nel sottosuolo, per prevenire l’emissione di gas; in Olanda sono operativi progetti- pilota per trasformare un impasto di escrementi, carote e scarti dolciari in biogas da bruciare per ottenere calore ed elettricità. E in Italia? «Rispettiamo la direttiva europea sui nitrati e incentiviamo la produzione di elettricità da biogas — spiega Domenico Gaudioso, responsabile del settore clima dell’Ispra—ma il problema è serio e si dovrebbe fare di più, non tanto per gli allevamenti nuovi, che devono rispondere all’obbligo di contenere le emissioni al suolo e nell’atmosfera, quanto per quelli vecchi. Ma con costi che gli agricoltori, senza incentivi, non possono sostenere ». Il futuro è però questo: il riscaldamento globale si combatterà (anche) mucca per mucca, maiale per maiale, pollo per pollo.

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Usare Google inquina: 7 grammidi Co2 per ogni semplice ricerca

Pubblicato da milionidieuro su 13 gennaio 2009

Per noi è un gesto ormai meccanico, ci serve un’informazione, inseriamo una parola chiave e diamo “invio”, e Google risponde ai nostri quesiti dandoci in pochissimo tempo migliaia di voci possibili; ma tutto ciò ha un costo per l’ambiente, due ricerche producono tante emissioni quante quelle prodotte dal consumo di corrente di un bollitore elettrico per il tè, ovvero 7 grammi di CO2 a ricerca.

È quanto stimato da Alex Wissner-Gross, fisico della Harvard University di Boston. Vi sembrerà poco, ma se pensiamo che per ogni secondo che siamo connessi a internet, produciamo 0.02 grammi di emissioni, si legge sulla BBC online, ciascun navigatore è un “inquinatore”, infatti si stima che ogni giorno vengano fatte qualcosa come 200 milioni di ricerche in internet. Un recente studio ha stimato che l’intero settore informatico, globalmente, è responsabile di un quantitativo di emissioni di gas serra pari a quello di tutte le linee aeree mondiali messe insieme.

Le cause dell’inquinamento della nostra ormai irrinunciabile abitudine di “googling”, andare a cercare nel magazzino di dati più grande del mondo, sono sia l’elettricità consumata dal nostro personal computer nel tempo della ricerca, sia anche quella che consumano i server di Google sparsi in tutto il mondo per esaudire la nostra richiesta. Ma chiamata in causa dalla BBC, Google risponde che le loro banche dati sono oggi le più efficienti del mondo in quanto a risparmio energetico, «infatti per il tempo che tu impieghi a fare la tua ricerca, l’elettricità consumata dal tuo pc è maggiore di quella di cui noi abbiamo bisogno per rispondere alla tua ricerca».

Ma quanto consumano computer e monitor? In genere un portatile (laptop) ha bisogno di una potenza dai 15 ai 45 watt: è inferiore, dunque, a quella richiesta in media da un computer da tavolo (desktop). Se, poi, gli schermi lcd da 17 pollici in media sfruttano 35 watt, i monitor Crt da 17 pollici arrivano a 80 watt. Chi vuole monitorare l’impiego di corrente elettrica può utilizzare un programma “energy tracker” come WatchOverEnergy, gratuito. Come fare, però, a ridurre i propri consumi? Un passo importante è la programmazione dello standby del computer dopo pochi minuti. E l’impiego di una ciabatta con interruttore permette di spegnere con un solo gesto tutti i dispositivi collegati al computer e alimentati dalla rete elettrica.

“Uscire di casa, prendere l’automobile per andare a lavoro, a
scuola o a fare la spesa è un’altra azione che produce molta anidride
carbonica. Percorrendo dieci chilometri in città in un automobile di
media cilindrata si producono oltre 3 kg di anidride carbonica, che si
riducono di oltre il 90% prendendo l’autobus e del 100% andando a piedi
o in bici. “
. e io aggiungerei che se andate a piedi avrete benetici alla linea:-)))

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