ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

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Archivio per la categoria ‘VERGOGNA’

CACCIA ALLE BALENE : DANIMARCA VUOLE QUOTA CACCIA ALLE BALENE MEGATTERE

Pubblicato da milionidieuro su 17 giugno 2009


Danimarca, infatti, vuole ottenere una quota per la Groenlandia, per uccidere 50 megattere al largo della Groenlandia occidentale, sotto la categoria della ‘caccia di sussistenza per le popolazioni indigene’. Essa sostiene che sono necessarie maggiori quantita’ di carne di balena per soddisfare i bisogni nutrizionali della popolazione della Groenlandia, un territorio dal governo autonomo che fa parte del regno danese”. Lo rivela la WDCS, Whale and Dolphin Conservation Society, sottolineando ”la la pericolosita’ di queste rivendicazioni, del resto non comprovate”.

”L’argomentazione della Groenlandia secondo la quale le sue comunita’ indigene avrebbero bisogno di maggiori quantita’ di carne rispetto a quelle fornite dalle loro attuali quote non e’ convincente – denuncia WDCS – . Negli ultimi 10 anni, non hanno mai catturato tutte le balene rese disponibili dalla loro quota di ‘‘caccia di sussistenza” e grosse quantita’ di carne vengono sprecate o stoccate o vendute nei supermercati – disponibili anche per i turisti.

Cio’ contrasta con la natura non commerciale della caccia di ‘sussistenza’. Inoltre, ogni anno, in Groenlandia vengono uccise circa 4000 tra piccole balene e focene.

La richiesta della Danimarca per espandere la caccia alle balene in Groenlandia non ha nulla a che vedere con ‘i bisogni di sussistenza’ ma rappresenta piuttosto un tentativo di ‘condonare’ la caccia per fini commerciali nelle regioni artiche”.

‘Semplicemente, la Danimarca non dice tutta la verita”’ dichiara Nicolas Entrup, portavoce della WDCS a Madeira.

secondo il quale la Groenlandia puo’ sfruttare ambiguita’ e lacune presenti nei regolamenti dell’IWC perche’ non esistono norme internazionali vincolanti che regolino la caccia per fini di sussistenza.

”Fino a quando tale riforma non verra’ completata, la Groenlandia potra’ continuare la sua politica di interessi personali all’IWC – continua Entrup – . La WDCS non e’ contraria alla caccia per fini di sussistenza da parte delle comunita’ indigene, incluse quelle della Groenlandia, che sono state riconosciute dall’IWC come comunita’ la cui legittima sussistenza dipende dalle balene.

Tuttavia, la quota di 10 megattere l’anno richiesta dalla Groenlandia fornirebbe quantita’ di carne di balena ben superiori a quelle necessarie per soddisfare i suoi bisogni”.


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DIRITTI UMANI: ORGANIZZAZIONI DENUNCIANO VIOLAZIONI IN AMAZZONIA

Pubblicato da milionidieuro su 10 giugno 2009


Il governo deve fare chiarezza: lo hanno chiesto i rappresentanti di cinque organizzazioni locali a difesa dei diritti umani, sollecitando l’esecutivo a indagare sulle denunce di violazioni e abusi da parte della polizia contro le popolazioni indigene amazzoniche dopo gli scontri dello scorso fine-settimana lungo la strada Fernando Belaunde Terry che unisce i centri di Tarapoto e Yurimaguas.

Secondo cifre ufficiali – riferisce l’agenzia missionaria Misna – sarebbero 24 gli agenti rimasti uccisi e nove i civili; testimonianze locali, non ancora verificabili, parlano invece di decine di morti tra i nativi che da giorni occupavano la strada per protesta contro le politiche di sfruttamento delle risorse naturali e accusano la polizia di aver occultato i loro cadaveri gettandoli in un fiume.
”Ci sono indizi da verificare, dobbiamo sapere la verita”’, ha detto Ernesto de la Jara dell’Instituto de Defensa Legal (Idl). La Commissione interamericana dei diritti umani (Cidh) ha condannato ”energicamente” le violenze sottolineando che ”la criminalizzazione della legittima mobilitazione e protesta sociale, sia attraverso la repressione diretta dei manifestanti o attraverso inchieste o processi penali, e’ incompatibile con una societa’ democratica”; un richiamo che Lima ha seccamente respinto.

La ”Defensori’a del Pueblo’, l’ufficio per i diritti civili, trasformatosi in primo mediatore tra indigeni e governo – scrive ancora Misna – ha per il momento smentito l’esistenza di fosse comuni segnalate nella zona di Bagua, dove si sono concentrati gli scontri; a Bagua, presidiata dall’esercito, resta in vigore il coprifuoco dalle 18:00 alle 06:00, mentre i circa 1000 indigeni rifugiatisi presso le strutture della parrocchia di Bagua Grande stanno facendo ritorno ai loro villaggi, scortati da centinaia di soldati.

Il clima resta tuttavia teso e si teme il rischio di nuove violenze. Intanto l’ambasciata del Nicaragua a Lima ha riferito di aver accolto la richiesta di asilo politico rivolta da Alberto Pizango, presidente dell’Associazione interetnica della selva peruviana (Aidesep), accusato dalla magistratura di ”sedizione” e ”ribellione”. L’Aidesep e’ la sigla che riunisce oltre un migliaio di comunita’ indigene amazzoniche protagoniste da due mesi della piu’ imponente mobilitazione contro il governo del presidente Alan Garci’a a cui viene chiesta la deroga di un pacchetto di decreti approvati lo scorso dicembre nel piano di adeguamento della legislazione previsto dal Trattato di libero commercio con gli Stati Uniti, ritenuti lesivi dei diritti dei popoli originari sulle loro terre..

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ECOMAFIE : Se passa la legge sulle intercettazioni il governo farà un regalo alle ecomafie

Pubblicato da milionidieuro su 10 giugno 2009


”Porre la fiducia e approvare un testo che impedira’ di fatto d’intercettare gli eco-criminali, ed in particolare i trafficanti di veleni, e’ un regalo all’ecomafia. Le intercettazioni telefoniche hanno avuto in questi anni un ruolo risolutivo per fermare tante organizzazioni criminali che hanno smaltito illegalmente rifiuti in tutto il Paese. Impedirle per questi reati e’ un atto gravissimo che avra’ gravi ripercussioni sulla lotta contro la criminalita’ ambientale”.

Cosi’ il vicepresidente di Legambiente e responsabile dell’Osservatorio Ambiente e Legalita’, Sebastiano Venneri, commenta la decisione del governo di bloccare il testo e porre la fiducia sul ddl intercettazioni.

‘Abbiamo denunciato piu’ volte la necessita’ di mantenere questo strumento indispensabile per tutti i reati contro l’ambiente come i traffici illeciti di rifiuti tossici e gli incendi dolosi, altrimenti esclusi perche’ passibili di pene inferiori ai 10 anni. E su questo punto abbiamo avuto al nostro fianco il presidente della Commissione d’inchiesta sui rifiuti Gaetano Pecorella, il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, magistrati, giuristi competenti e anche parlamentari di maggioranza. Senza intercettazioni – prosegue Venneri – sara’ piu’ difficile continuare a scoprire e perseguire con efficacia certi delitti devastanti, che ogni anno concorrono a danneggiare gravemente il territorio italiano e sgominare il coinvolgimento diretto nelle attivita’ criminali di colletti bianchi, professionisti, funzionari pubblici corrotti e cosi’ via. Una vera e propria immunita’ per chi distrugge l’ambiente e mina la salute dei cittadini”.

Legambiente ricorda che ad oggi i reati ambientali sono ancora pressoche’ puniti con sanzioni di tipo contravvenzionale. In appena 7 anni dalla sua entrata in vigore, invece, la norma che riconosce il delitto di attivita’ organizzata per il traffico illecito di rifiuti, ha consentito alle forze dell’ordine e magistratura di portare a termine ben 131 inchieste – l’ultima delle quali, coordinata dalla procura di Modena, conclusa ieri – di emettere 841 ordinanze di custodia cautelare, denunciare 2425 persone, con il coinvolgimento di 68 procure di tutto il territorio nazionale. Peraltro il 2008 e’ stato l’anno dei record per i trafficanti di rifiuti, che secondo il Rapporto Ecomafia 2009 hanno fatturato circa 7 miliardi di euro, gestendo in maniera criminale circa 31 milioni di tonnellate di rifiuti speciali.

”E’ un atto vergognoso – conclude Venneri – una pagina buia per la lotta alla criminalita’ organizzata, un freno assurdo e ingiustificato all’azione di contrasto delle Forze dell’Ordine e della Magistratura”

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NUCLEARE IN ITALIA: Nucleare fermo in commissione

Pubblicato da milionidieuro su 10 giugno 2009


Alt dal ministero dell’Economia alle novità introdotte al Senato al disegno di legge sviluppo, uno dei collegati alla finanziaria e che apre al ritorno del nucleare in Italia: le modifiche pesano sulle spalle dei cittadini e molte coperture non sono legittime. Sotto la lente di ingrandimento del Tesoro finiscono 34 norme, tra cui l’incremento della Robin tax e quello delle bollette energetiche. «Risponderemo con ulteriori controdeduzioni», è la replica del sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia che assicura che i dubbi saranno fugati. “Sono ottimista”, dice infatti. Il provvedimento ha una storia parlamentare difficile: approvato a fine ottobre dalla Camera, incassa l’ok del Senato solo a fine maggio.

Dopo un così lungo cammino, si attendeva un terzo passaggio esclusivamente formale. Ed è infatti “sorpresa” in commissione quando IERI mattina il ministero dell’Economia annuncia di non essere disposto a dare il proprio consenso ad una serie di novità introdotte a Palazzo Madama.

«Il provvedimento non si doveva toccare, siamo meravigliati”, si lascia sfuggire il relatore al ddl Enzo Raisi. L’obiettivo, spiega anche il sottosegretario Saglia, era in effetti»quello di approvare il testo così come costruito in Senato ma – dice – se ci saranno problemi, faremo il nostro dovere di legislatori”. Un intervento “tardivo” e che altro non è che “un dispetto fra ministri”, accusa il Pd Andrea Lulli che chiede il ripristino dei fondi per l’editoria.

Non è certo la prima volta che Giulio Tremonti e Claudio Scajola incrociano le armi. Le perplessità di Via XX Settembre sono motivate nel dettaglio ed elencate in una lunga relazione datata 5 giugno ed inviata alle commissioni parlamentari competenti e per conoscenza anche al ministero dello Sviluppo Economico.

Le parole sono affilate e lasciano pochi spazi di manovra: le novità approvate dal Senato “introducono contrariamente all’azione del governo, misure che in quanto suscettibili di determinare incrementi delle tariffe a carico dei consumatori, direttamente e/o indirettamente riversano i discendenti effetti pregiudizievoli a carico degli utenti finali” e “presentano gravi profili di legittimità sotto l’aspetto contabile”. Ergo, il Tesoro presenta 18 proposte di modifica, di cui 4 soppressive, necessarie per il via libera.

La prima misura a incappare in una secca bocciatura è l’incremento, dal 5,5% al 6,5%, dell’aliquota ordinaria Ires a carico delle grandi aziende petrolifere e dell’energia elettrica (la Robin Tax). Con questi soldi si coprivano i fondi per l’editoria, che dunque saltano: “Le aliquote non possono essere – spiegano i tecnici – eccessivamente aggressive”, altrimenti si producono “effetti contrari” a quelli desiderati.

Sotto la lente di ingrandimento finisce anche l’incremento delle tariffe per le bollette (in particolare la parte che copre i costi per lo smantellamento delle centrali nucleari): “Tale iniziativa – è il rimprovero del ministero guidato da Tremonti – non solo si pone in contrasto con l’orientamento del governo in tema di contenimento delle tariffe in funzione anticrisi, ma determina oneri privi di copertura finanziaria”. No poi anche alle consulenze previste dal ministero dello Sviluppo Economico: la “possibilità di avvalersi di professionisti esterni non è in linea con l’attuale orientamento del governo diretto a un generale contenimento della spesa di personale”. Non sono inoltre, è l’ultima stoccata, offerte “adeguate garanzie in relazione ai necessari requisiti di onorabilità che i soggetti debbono possedere”.

Esultano Verdi e ambientalisti. Per Grazia Francescato, portavoce dei Verdi ed esponente di Sinistra e Libertà, “meglio farebbe il governo a seguire la strada indicata da Obama e dagli altri paesi europei come Francia e Germania e a puntare sulle energie del futuro che sono le rinnovabili e l’efficienza energetica. Tornare al nucleare è una vera e propria follia. Con il nucleare il governo non solo non affronta il problema della sicurezza energetica ma rischia di far crescere le bollette dei cittadini, senza considerare gli enormi problemi ambientali per lo smaltimento delle scorie radioattive”.

La bocciatura, rincara la dose Paolo Cento, “è un atto di serietà perché smaschera il tentativo di introdurre norme dannose sia per i consumatori che per l’ambiente”, ha detto .

“In particolare la scelta di far tornare l’Italia al nucleare, contenuta nelle norme del ddl sviluppo, sono insostenibili dal punto di vista economico, oltre ad essere pericolosissime per l’ambiente. Ora non ci sia nessun pataracchio su una vicenda che il ministero dell’Economia ha reso chiara e trasparente”.

E sul nucleare un chiaro monito giunge anche da Legambiente: “Le disavventure della centrale finlandese di Olkiluoto, cha ha accumulato tre anni di ritardo nei lavori del primo reattore Epr (proprio il modello che si vorrebbe realizzare in Italia) e un extracosto di 1,5 miliardi euro, dimostrano i costi elevati del nucleare”, dice Stefano Ciafani.

Inoltre, ”secondo il Dipartimento per l’Energia statunitense il costo industriale dell’elettricita’ da nucleare da nuovi impianti e’ piu’ alto rispetto alle fonti tradizionali, e secondo la previsione dell’agenzia di rating Moody’s nonostante i generosi incentivi e sussidi negli Usa, solo uno o due centrali verranno costruite sulla trentina attese, per la fonte energetica piu’ vetusta e pericolosa che ci sia”.

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Indios contro le esplorazioni petrolifere sulle loro terre amazzoniche.

Pubblicato da milionidieuro su 6 giugno 2009


Lima. Sale il bilancio degli scontri in corso nella zona peruviana della foresta amazzonica tra gli indios e le autorità di polizia. Al momento il totale è di 45 morti, 20 agenti e 25 manifestanti. Gli indios avevano preso in ostaggio almeno 50 persone, fra cui 38 poliziotti; un blitz tentato per liberarli ha portato alla morte di 9 ostaggi e alla liberazione di altri 22, mentre si ignora la sorte degli altri sette. Il bilancio effettivo degli scontri non può comunque essere verificato considerato che in zona, nella provincia di Utcubamba, non vi sono giornalisti indipendenti presenti. Nella zona è stato proclamato il coprifuoco. Gli indios protestano contro le esplorazioni petrolifere sulle loro terre amazzoniche.

Gli scontri sono avvenuti nella zona nota come Curva del Diablo nella provincia di Utcubamba. Il presidente del gruppo di protesta, Alberto Pizango, ha accusato il governo di «genocidio» per aver attaccato dei manifestanti pacifici. Secondo l’attivista, la polizia avrebbe aperto il fuoco e lanciato lacrimogeni contro una protesta non violenta. Il presdiente peruviano Garcia, che ha molto incoraggiato gli investimenti stranieri nel settore petrolifero in questa zona della giungla amazzonica, dal canto suo ha risposto a Pizango accusandolo di essere sceso sul piano «dell’azione criminale, assaltando posti di polizia, rubando armi e uccidendo agenti che stavano solo facendo il loro lavoro». Dall’aprile scorso, gli indios stanno effettuando una serie di blocchi a intermittenza contro strade, oleodotti, condotte idriche chiedendo al governo di rispettare i diritti delle popolazioni autoctone.

GIà AD APRILE 2009 La Rettet den Regenwald, una Ong tedesca, ha lanciato una campagna per proteggere i diritti e la vita di alcune delle tribù di indios “non contattate” che vivono nelle remote foreste nord-occidentali del Perù messe in pericolo dalla società petrolifera anglo-francese, Perenco, che ha avuto dal governo di Lima concessioni che le permetterebbero di invadere i territori ancestrali di questi indios che non hanno praticamente mai avuto contatti con l´uomo bianco e che non sanno di vivere sul più grande giacimento di petrolio scoperto in Perù negli ultimi trenta anni. «Le uncontacted tribù sono i più vulnerabili tra gli esseri umani sul pianeta – dice Rettet – I trattati internazionali garantiscono i loro diritti… ma gli interessi economici del governo peruviano e l´industria petrolifera sono molto più forti». La campagna di Rettet invita tutti a premere sul presidente della Perenco, Francois Perrodo, sul presidente del Perù, Alan Garcia, sul ministro dell´energia e delle miniere e sul presidente della Perupetro, Daniel Saba perché «I diritti delle tribù “non contattate” devono essere rispettati e qualsiasi attività petrolifera, di concessione o agricola sul loro territorio, deve essere proibita». Della vicenda si sta interessando anche “Survival” ed il suo direttore Stephen Corry, dice che «Questa è un´ulteriore prova del fatto che le “non contattate” tribù del Perù stanno diventando un problema sempre più globale. Il governo e le imprese come Perenco devono capire le norme e le regole: è assolutamente inaccettabile che i territori di questi indios possa essere invaso e distrutto, i loro diritti violati, e la loro vita messa in grave pericolo». Il progetto “blocco 67″ si basa sulla costruzione di un oleodotto ed impianti da un miliardo e mezzo di dollari per trasportare il petrolio estratto da 14 pozzi dell´Amazzonia peruviana alla costa, gli unici dubbi vengono dalla Perupetro, la compagnia petrolifera di Stato, che sta valutando se investire subito nel progetto mentre il prezzo del petrolio è così basso e l´Opec chiede di tagliare la produzione. La giungla interessata dai progetti della Perenco è un´area nella quale vivono almeno due delle ultime tribù “non contattate” del pianeta e le richieste dell´impresa anglo-francese sono fortemente osteggiati dalla Asociación interétnica de desarrollo de la Selva Peruana (Aidesep) che chiedono alla Commissione Inter-Americana per diritti umani di mettere il veto sul progetto . Ma il clima non sembra dei migliori: il presidente “socialdemocratico”, Alan Garcia, ha detto che le tribù “non contattate” sono un´invenzione degli ambientalisti contrari alle prospezioni petrolifere e che vogliono impedire al Perù di trasformarsi da importatore di petrolio in esportatore. Le riserve petrolifere scoperte sarebbero di 300 milioni di barili che potrebbero essere raggiunti dalle trivelle della Perenco già nel 2011 e sfruttati ad un ritmo di 100.000 barili al giorno, con un´invasione del territorio indio da parte di 1.500 operai che si porterebbero dietro un discreto indotto e molte malattie come il raffreddore e l´influenza che sterminerebbero i popoli indios. La vicenda si svolge nella zona frontaliera tra Perù ed Equador dove l´isolamento ha permesso a piccoli gruppi di indios di non entrare i contatto con la “civiltà”, decidendo di vivere in modo tradizionale, anche grazie a trattati che garantiscono i loro diritti sui territori. Lo studio di impatto ambientale presentato da Perenco però nega completamente l´esistenza di queste tribù che sfuggono ad ogni contatto dopo aver visto gran parte di loro morire per le malattie portate dai “bianchi” o per i massacri perpetrati dai “coloni”. E´ così che alla fine degli anni ´80 è scomparsa la metà dei Nahuas dell´Amazzonia peruviana. La Perenco richiama una legge peruviana che autorizza lo sfruttamento economico «delle terre appartenenti allo Stato ed alle comunità contadine ed indigene». L´atteggiamento del Perù è ben diverso da quello del vicino Equador che nel 1999 ha dichiarato l´area di frontiera “zona intangibile” per proteggere gli indigeni e vieta qualsiasi attività estrattiva nella selva dove vivono le tribù “non contattate”. Nella nuova Costituzione “ambientalista” dell´Equador i diritti inalienabili degli indios sono uno degli elementi centrali. L´Equador ha anche avviato un´iniziativa unica al mondo che vieta lo sfruttamento petrolifero nella foresta tropicale, nel parco nazionale Yasuní e nell´area Ishpingo-Tambococha- Tiputini, in cambio di una compensazione finanziaria internazionale.

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Abbandono cani: ultimo ponte di giugno sono stati abbandonati già 500 cani.

Pubblicato da milionidieuro su 4 giugno 2009


‘Sono tragici i numeri recentemente diffusi che dimostrano come proprio in questo ultimo ponte di giugno sono stati abbandonati gia’ 500 cani. Il dato piu’ tragico presentato dalla Associazione italiana difesa animali ed ambiente e’ quello che indica che fra aprile e giugno gli abbandoni sono aumentati del 25% rispetto al 2008. E’ un fenomeno quello dell’abbandono degli animali domestici che si diffonde sempre all’inizio dell’estate ed il nostro Movimento si sta attivando per avviare una campagna di sensibilizzazione soprattutto fra i giovani”. E’ quanto dichiara Piergiorgio Benvenuti, Responsabile dei Rapporti Istituzionali e Coordinatore per il Lazio del Movimento Ecologista Europeo – Fare Ambiente.

”La nostra campagna prevede intanto l’invito a tutti i mezzi di comunicazione al fine di attivarsi con servizi giornalistici per dare risalto a questa vera e propria barbarie che si commette a danno di inermi animali che hanno vissuto per un intero anno accanto a noi e che solo per egoismo vengono abbandonati e quindi per quasi la totalita’ dei casi lasciati morire in strada, coinvolti in incidenti o per incapacita’ di trovare del cibo. Siamo altresi’ convinti che molto possono fare le Istituzioni e gli Enti locali per avviare vere e proprie campagne di sensibilizzazione. Ma il programma di Fare Ambiente prevede – prosegue Benvenuti- di intervenire soprattutto fra i giovani, con l’invito di diffondere un SMS ai propri amici con la frase: ‘‘Gli amici non si abbandonano. Cani e Gatti non meritano di essere lasciati morire d’estate”.

”Sara’ inoltre organizzato – spiega ancora – un concorso per Giovani Vignettisti che potranno, sull’argomento, presentare o spedire il loro disegno presso la sede nazionale della nostra Associazione a Roma in Via Nazionale, 243, per una settimana da oggi 3 giugno sino al 10 giugno. Il giorno successivo verra’ distribuita alla stampa la vignetta vincente che rappresentera’ il logo della nostra campagna a difesa degli amici a quattro zampe”.

”Al giovane vignettista che presentera’ il miglior disegno verra’ premiato con la tartaruga d’argento, animale simbolo della nostra Associazione”.

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NUCLEARE IN ITALIA: BERLUSCONI: " VOGLIO, POSSO E COMANDO"

Pubblicato da milionidieuro su 28 maggio 2009

Per la realizzazione delle centrali nucleari di quarta generazione ”non c’e’ tempo da perdere”.
Lo ha affermato il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel suo intervento all’assemblea di Confesercenti.
”Prenderemo decisioni assennate suffragate da organismi democratici. Ma una volta che le decisioni saranno prese – ha detto il premier – se necessario useremo ancora l’esercito” qualora dovessero esserci tensioni, come gia’ avvenuto per la gestione dei rifiuti in Campania.
”Abbiamo usato l’autorita’ dello Stato e lo faremo in tutte le occasioni necessarie – ha aggiunto Berlusconi – compresa quella del Frejus”.

Nessun leader occidentale minaccerebbe di costruire una centrale nucleare usando la forza, contro il volere del territorio, cosi’ come ha fatto oggi Berlusconi. Non e’ con l’uso dell’esercito che il Presidente del Consiglio convincera’ gli italiani di una scelta sbagliata e che non conviene al nostro Paese”. Lo afferma Ermete Realacci, responsabile ambiente del PD commentando le dichiarazioni del Premier a proposito del nucleare durante il suo intervento all’assemblea di Confesercenti. ”Certo”, aggiunge Realacci, ”c’e’ da chiedersi se bisogna dar retta al Berlusconi che mostra i muscoli o a quello che in ogni regione che visita in campagna elettorale, come ad esempio ha recentemente fatto in Sardegna, rassicura che non sara’ quello il luogo in cui impiantera’ le centrali nucleari”. ”Cosi’ com’e’ oggi”, conclude Realacci, ”il nucleare e’ una scelta che sottrae risorse, sia pubbliche che private, a obiettivi quanto mai urgenti, come investire in efficienza energetica, sviluppo delle fonti rinnovabili a cominciare dal solare, promuovere l’innovazione tecnologica, che in tempi enormemente piu’ brevi consentirebbero di abbattere le emissioni che alimentano i mutamenti climatici, di ridurre sensibilmente la nostra dipendenza energetica dall’importazione di petrolio, di accrescere la competitivita’ delle nostre imprese, di alleggerire le bollette a carico delle famiglie. Questa e’ la vera frontiera dell’innovazione in campo energetico, una frontiera che rappresenta un’opportunita’ tanto piu’ grande in questa fase di crisi economica”.

QUALCHE GIORNO FA :Il Financial Times: «Berlusconi non è Mussolini ma è un pericolo per l’Italia»

Il fascismo non è un probabile futuro per l’Italia. Vale la pena dirlo, perché cosí é stato previsto. Molti ritengono che la crisi finanziaria sommata a Silvio Berlusconi dia come risultato un ritorno al fascismo. Dopo tutto, era iniziato cosí.

Ma questo è un risultato improbabile, attualmente. L’Italia dei primi anni ‘20, quando Benito Mussolini salí al potere, era in ginocchio per la rovinosa vittoria pirrica del 1918 sugli austriaci, per il degrado della classe politica e per la crescente minaccia del totalitarismo di sinistra. Berlusconi non è sicuramente Mussolini: ha squadre di showgirls, non di camicie nere.

I veri pericoli si trovano altrove. Nel corso dei 15 anni della sua carriera politica – sempre come Presidente del Consiglio o come capo del partito di opposizione – ha avuto carta bianca per spostare il sentimento nazionale a destra. Non lo ha fatto tramite propaganda diretta, bensí concentrandosi costantemente su ostentazione, lustrini e ragazze e su una retorica esagerata, gestita dai mezzi di comunicazione, che considera comunista l’opposizione e vede se stesso come una vittima.

Ora che gli vengono poste domande spinose – inizialmente, dalla moglie – sul suo rapporto con un’adolescente aspirante showgirl, se l’è presa con la fonte più ostinata di domande, il quotidiano di centro-sinistra La Repubblica, ha rilasciato una velata minaccia tramite un collega e ha cercato di far apparire illegittime le domande perché politicamente di parte.

Ha mostrato una pari belligeranza nei confronti dei magistrati che lo avevano giudicato corruttore dell’avvocato britannico David Mills (per evitare accuse di corruzione) – chiamandoli “attivisti di sinistra” – anche se il Parlamento lo ha reso immune da procedimenti penali.

Ancora insoddisfatto, pur avendo un Parlamento cosí servizievole, lo ha definito “inutile” e ha dichiarato che dovrebbe essere drasticamente ridotto a 100 membri, mentre i suoi poteri dovrebbero aumentare. Ha cercato di smuovere le masse in suo favore, sostenendo una “iniziativa popolare” per raccogliere le 500.000 firme necessarie per il provvedimento.

Ma il pericolo di Berlusconi è diverso da quello di Mussolini. Si tratta dello svuotamento attraverso i media dei contenuti seri della politica, rimpiazzandoli con l’intrattenimento. Si tratta di una spietata demonizzazione dei nemici e del rifiuto di concedere basi indipendenti ai poteri concorrenti. Si tratta di mettere la ricchezza a servizio della creazione di una immagine potente, composta di continue affermazioni di successo e di sostegno popolare.

Che egli sia così potente è in parte colpa di una sinistra incerta, di istituzioni deboli e talvolta politicizzate, e del giornalismo, che ha troppo spesso accettato un ruolo subalterno. Ma sopratutto è colpa di un uomo molto ricco, molto potente e sempre più spietato. Non fascista, ma pericoloso, in primo luogo in Italia, e un esempio negativo per tutti.

E ANCHE IN MESSICO…

Campione moderno del “populismo mediatico”, il primo ministro italiano Silvio Berlusconi gode di un ampio consenso nonostante la difficile fase attuale della sua avventura politica, un fenomeno attribuito dagli esperti al suo controllo dei mezzi di comunicazione.

Giudicato colpevole per avere corrotto l’avvocato inglese David Mills, ma senza condanna grazie all’immunità; accusato da sua moglie, Veronica Lario, di “frequentare minorenni” e con un paese in profonda recessione, Berlusconi mantiene un consenso superiore al 70%.

“Gli italiani stanno dalla mia parte nonostante le polemiche”, ha dichiarato il Cavaliere lo scorso 19 maggio e ha mostrato un sondaggio secondo il quale gode di una popolarità del 74,8%.

Questa situazione è spiegata da diversi punti di vista che giungono sempre alla stessa conclusione: Berlusconi ha il controllo della televisione, è proprietario di giornali e della principale casa editrice del paese, la Mondadori, tra gli altri affari.

Un nuovo libro sul personaggio, intitolato “La sindrome di Arcore” del giornalista Giovanni Valentini, ritiene che tale popolarità corrisponde al fatto che il popolo dei teledipendenti italiani si è innamorato del proprio carceriere, come succede alle vittime della cosiddetta “sindrome di Stoccolma”.

“L’anomalia italiana, impersonificata da un capo di governo che di fatto dispone di sei reti televisive nazionali, non ha eguali nel mondo civilizzato”, ha detto l’autore, che nel titolo del libro fa riferimento ad Arcore, la località milanese dove il Cavaliere ha il suo quartier generale.

Ha ricordato che Berlusconi è proprietario della principale azienda televisiva privata, Mediaset, che dispone di tre canali e che, come capo del governo, controlla indirettamente altri tre canali della televisione pubblica, la RAI.

“Non esiste nessun altro paese al mondo in cui succeda una cosa simile, per cui si può legittimamente dire che si tratta di una tele-dittatura, fondata sul controllo della televisione e, pertanto, del consenso popolare”, ha segnalato.

Anche il sociologo ed esperto di mezzi di comunicazione, Domenico De Masi, sostiene che in Italia si sta creando un primo esempio di dittatura mediatica al mondo.

Sostiene che, nonostante all’estero Berlusconi venga solitamente sottostimato e considerato un personaggio “ridicolo e kitsch”
, sta portando a termine, forse senza esserne cosciente, il primo esperimento mondiale di dittatura mediatica.

Una dittatura dolce che, attraverso la televisione, “rende cieche le proprie vittime”, ha detto De Masi in una recente conferenza stampa. Secondo il politologo Giovanni Sartori, una delle caratteristiche delle dittature è il monopolio dell’informazione e, in questo senso, l’Italia di Berlusconi si avvicina al paradigma.

Nel documentario “Citizen Berlusconi”, della televisione statunitense PBS (Public Broadcasting Service) censurato in Italia, Sartori ha sottolineato che il primo ministro “è presente in tutte le attività importanti”, controlla l’informazione, la pubblicità e influenza la maggior parte della stampa.

Ma gli esperti considerano anche che Berlusconi incarni lo stereotipo di Italiano, ossia, concentra i vizi e le virtù dei suoi compatrioti, oltre a possedere una grande capacità comunicativa.

“Berlusconi è un formidabile piazzista, un professionista che riuscirebbe a vendere un frigorifero a un eschimese”, ha ironizzato Valentini, secondo il quale l’icona pubblica del magnate si fonda sull’adorazione dell’apparenza e sulla fede nell’immagine.

Tuttavia ha detto che, prima che sulla televisione, la sua popolarità si basa sulla mitologia del calcio, lo sport più amato dagli italiani e che proprio la squadra del Milan, di cui è proprietario, è stata quella che ha conquistato più medaglie, coppe e trofei al mondo.

“Il controllo dittatoriale dei mezzi di comunicazione italiani da parte di Berlusconi rappresenta una reale e funesta minaccia per la democrazia”, avverte a sua volta il giornalista britannico David Lane nel libro “L’ombra del potere”.

[Articolo originale "Controla Berlusconi el poder en Italia mediante "dictadura mediática" " di Mario Osorio Beristáin]

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Corea Nord: Ripresa attività nucleare e rischio guerra

Pubblicato da milionidieuro su 27 maggio 2009

La Corea del Nord non si sente piu’ legata all’armistizio del 1953 e minaccia di rispondere militarmente a Seul. L’annuncio dopo la decisione di Seul di aderire alla Proliferation Security Initiative (Psi).La Corea del Nord ha deciso di replicare all’ adesione di Seul all’iniziativa a guida Usa,per interdire il trasferimento di tecnologie e armi.Il regime comunista rispondera’immediatamente qualora il Sud decida di ispezionare qualsiasi nave nordcoreana.

Continua la sfida della Corea del Nord alla comunita’ internazionale con nuovi lanci di missili ed esplicite minacce di attacchi contro Seul. Pyongyang oggi ha infatti lanciato un altro missile a corta gittata, mentre si ritiene che abbia riattivato uno dei suoi impianti per la produzione di plutonio destinato alla costruzione di armi atomiche. E, per far aumentare ancora la tensione, il regime nordcoreano ha minacciato un attacco militare contro il sud, all’indomani dall’adesione del governo sudcoreano all’iniziativa guidata dagli Stati Uniti per intercettare le navi che trasportano armi illecite nel Nord. Pyongyang ha affermato che non si considera piu’ vincolata dall’armistizio del 1953 che ha chiuso la guerra di Corea e che rispondera’ militarmente ad ogni tentativo di controllare le proprie navi. In una dichiarazione diffusa dall’agenzia stampa ufficiale Kcna, l’esercito nordcoreano accusa il presidente sudcoreano di tradimento. “Come dichiarato al mondo, le nostre forze rivoluzionarie considereranno la piena partecipazione del gruppo di traditori di Lee Myung Bak nella Proliferation Security Initiative (PSI) – si legge nella dichiarazione con un riferimento all’iniziativa guidata dagli Stati Uniti – come una dichiarazione di guerra contro di noi”. Pertanto, la sicurezza delle navi sudcoreane e statunitensi non puo’ essere piu’ garantita nel tratto di mare prospicente al confine intercoreano aggiunge ancora la dichiarazione dettata alla Kcna. Con l’armistizio revocato, la penisola potrebbe tornare presto in uno “stato di guerra”, ha aggiunto la missione militare nordcoreana nell’area comune di sicurezza della Zona demilitarizzata coreana. Dopo aver esitato per diverso tempo, nel timore appunto di aumentare la tensione con Pyongyang, Seul ha deciso ieri di unirsi formalmente alle operazioni della Psi dopo che il Nord ha compiuto il suo secondo test missilistico. Lancio a cui ne e’ seguito un altro oggi, nuova risposta provocatoria alla condanna unanime espressa dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu al test nucleare condotto lunedi’ da Pyongyang.

Ad allarmare la comunita’ internazionale e’ anche la notizia che i satelliti spia americani hanno registrato immagini che mostrano come sia stata ripresa l’attivita all’impianto nucleare di Yongbyon, che era stato messo in disuso dalla Corea del Nord dopo la firma dell’accordo per la denuclearizzazione nel febbraio 2007. Secondo quanto riporta il quotidiano Chosun Ilbo, l’impianto e’ stato riaperto diverse volte in aprile e dall’inizio di maggio le immagini mostrano del fumo che proverebbe la ripresa dell’attivita’ della produzione del plutonio destinato alle armi atomiche, precisa ancora l’agenzia sudcoreana Yonhap.

Pyongyang aveva in effetti annunciato gia’ lo scorso aprile la sua intenzione di riprendere la produzione del plutonio in risposta alle critiche arrivate dal Consiglio di Sicurezza al lancio di missili del cinque aprile.

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caccia alle balene in Islanda INIZIA OGGI LA STAGIONE

Pubblicato da milionidieuro su 26 maggio 2009


Fra le proteste dei gruppi ambientalisti e’ iniziata oggi la stagione di caccia alle balene in Islanda che si concludera’ a fine settembre. la prima baleniera, la Johanna AR, ha lasciato il porto di Reykjavik intorno alle 13 ora italiana in direzione della baia al largo della capitale. La caccia e’ infatti vietata nei pressi del porto, dove e’ un business turistico soprattutto l’osservazione del passaggio degli enormi cetacei.

Il 50-60% della carne di balena viene venduta sul mercato domestico, mentre il resto va in Giappone. Islanda e Norvegia sono gli unici due paesi al mondo che consentono la caccia alle balene per motivi commerciali, mentre il Giappone ufficialmente lo fa solo per ”scopi scientifici”, ma in realta’ il consumo della carne di balena e’ assai popolare nel paese del Sol levante.

Malgrado le pressioni della comunita’ internazionale, l’Islanda dopo 16 anni ha respinto nel 2006 la moratoria sulla caccia alle balene, portando a 150 il limite massimo di esemplari di Minke Whale (balenottera rostrata) e altrettanti di Fin Whale (balenottera comune) che possono essere catturati ogni stagione.

Con la moratoria il limite era di soli 9 esemplari di Fin Whale e 40 di Minke Whale ogni anno.

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test nucleari: Corea del Nord nuovo test nucleare , UNA MINACCIA PER LA PACE

Pubblicato da milionidieuro su 25 maggio 2009

I test compiuti dalla Corea del nord rappresentano ”una minaccia per la pace”. Lo ha detto il presidente americano Obama. Il leader della casa Bianca afferma che la ”Corea del nord sta sfidando direttamente e in modo sconsiderato la comunita’ internazionale” e sostiene che i test ”giustificano un’azione da parte della comunita’ internazionale”. Preoccupazione dalla Russia che chiede una riunione della Commissione di sicurezza Onu. Condanna dalla Francia.

Il Premier britannico Gordon Brown ha puntato il dito contro il test nucleare della Corea del Nord definendolo come un ”pericolo per il mondo” che mineranno le prospettive di pace nella penisola coreana. ”Condanno il test nordcoreano nei termini piu’ forti: e’ un errore e un pericolo per il mondo”, ha aggiunto Brown in una nota. ”Questa azione minera’ le prospettive di pace nella penisola coreana e non servira’ a nulla per la sicurezza della Corea del Nord”, ha sottolineato. ”La comunita’ internazionale trattera’ la Corea del Nord come un partner se si comportera’ responsabilmente. Se non lo fara’, allora potra’ aspettarsi solo un nuovo isolamento”, ha precisato.

La Corea del Nord ha effettuato “con successo” un secondo test nucleare, secondo quanto riferito dalla agenzia statale di Pyongyang senza fornire ulteriori dettagli. Stando all’agenzia sudcoreana Yonhap che cita il portavoce della presidenza Lee Dong-kwan, un sisma artificiale che indicava l’avvenuto test nucleare e’ stato registrato alle 9.54 del mattino, ora locale, nei pressi di Poongkye-ri nella provincia settentrionale di Hamkyong. Sempre stando a indicazioni provenienti da Seul, il test e’ stato eseguito a 10-15 chilometri di distanza dal sito del primo test nucleare di Pyoyang nell’ottobre del 2006. Il presidente americano Barack Obama ha condannato la Corea del Nord che “minaccia la pace e la sicurezza internazionale” con l’annuncio del nuovo test nucleare e del lancio di un missile a corto raggio. In una nota emessa dalla Casa Bianca, Obama afferma che le azioni di Pyongyang rappresentano “una seria preoccupazione per tutte le nazioni” e che “simili provocazioni serviranno solo ad aumentare l’isolamento della Corea del Nord”. “Abbiamo continuato e continueremo a lavorare -conclude- con i nostri alleati e partner del Negoziato dei Sei, come anche con gli altri membri del Consiglio di sicurezza nei prossimi giorni”. Il Giappone intende chiedere una riunione d’urgenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu in seguito al secondo test nucleare. “Il Giappone non tollerera’ mai test nucleari della Corea del Nord”, ha affermato il capo gabinetto Takeo Kawamura in conferenza stampa, aggiungendo che “se il test verra’ confermato, e’ in palese violazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza e il Giappone prendera’ misure decisive”. Anche la Francia esprime preoccupazione e condanna “con la massima fermezza questo test nucleare”, come afferma il portavoce del governo Luc Chatel. “Si tratta di una violazione del diritto internazionale e degli impegni assunti dalla Corea del Nord con la comunita’ internazionale”, ha aggiunto Chatel, auspicando “severe sanzioni” da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Fonti del ministero della difesa a Mosca citate dalle agenzie russe diffondono le prime valutazioni quantitative sull’entita’ dell’ordigno nucleare nordcoreano. Si tratterebbe di una esplosione ”compresa fra i dieci e i venti chilotoni”, spiegano. Il primo test nucleare nordcoreano nel 2006 era stato valutato dagli esperti americani in meno di un chilotone (dove un chilotone misura l’energia liberata nell’esplosione di mille chili di tritolo). L’entita’ dell’esplosione viene calcolata in funzione delle scosse rilevate dai sismografi in tutto il mondo. Lo Us Geological Survey ha misurato a una profondita’ di dieci chilometri un tremore di intensita’ pari a 4,7 gradi alle 2.54 di questa mattina.

La Corea del Nord ha effettuato il test di altri due missili a breve raggio. Lo riferisce l’agenzia sudcoreana Yonhap. I due nuovi lanci seguono il test nucleare della mattinata (poco prima delle 10 locali) e quello del missile a breve raggio fatto partire intorno a mezzogiorno. Dura la condanna del ministro degli esteri italiano Frattini che parla di una ”provocazione pericolosa” e di ”una minaccia per la pace” augurandosi una ripresa del dialogo.

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NUCLEARE IN ITALIA ?

Pubblicato da milionidieuro su 19 marzo 2009

Parliamo di uno studio del CNR datato 20 marzo 2008, eseguito da Francesco Meneguzzo, ricercatore del CNR, al quale hanno collaborato un team di esperti, gli stessi che decidono le politiche energetiche ed ambientali nazionali. Lo studio traccia una mappa del territorio in base a fattori quali la densità di popolazione, il rischio franoso e alluvionale e quello sismico. In base a questa mappa sono state identificate le location adatte ad ospitare una centrale nucleare.
A parte la Sardegna, che risulta essere il territorio ideale, tra le localizzazioni utili c’è San Benedetto del Tronto, nelle Marche. Ma siccome San Benedetto sorge in un’area densamente popolata, dove la cementificazione è selvaggia, l’unica possibilità è quella di costruire una centra
le nella riserva naturale regionale della Sentina. Parliamo di un’area a sud di San Benedetto del Tronto, che inizia a soli tre metri dalla fine delle case, larga trenta ettari che ospita molte specie vegetali che stanno sparendo dal litorale adriatico. Nella Sentina si può trovare perfino una varietà di liquirizia autoctona che qualcuno suggerisce di esportare.

In tutto il mondo ci si rivolge alle energie rinnovabili come unica fonte alternativa per la produzione di energia elettrica. Pensate alle dichiarazioni programmatiche di Mr. Obama, o alle fattorie solari spagnole, che entro un paio d’anni – 2010 – raggiungeranno i 20 GigaWatt di installazione coprendo oltre il 15% del fabbisogno energetico. Il costo di generazione elettronucleare è comparabile con quello degli impianti alimentati a gas naturale, ad alcuni tipi di biomasse e alle fattorie eoliche. Ma soprattutto, è superiore a quello vantato dalle centrali idroelettriche. Un chilowatt prodotto dall’uranio costa di più rispetto a un chilowatt generato da una cascata. C’è di più: se un terrorista fa scoppiare una diga, i danni sono contenuti entro la vallata sottostante. Se un’aereo tira giù una centrale nucleare, dite addio a tutto, ovunque voi siate. Questo implica l’esigenza di proteggere adeguatamente gli impianti nucleari da qualsiasi tipo di attacco, via mare, via terra o via aria. I maggiori costi derivanti da questa necessità rendono già oggi la tecnologia nucleare di terza generazione antieconomica rispetto alla sua capacità di generare corrente elettrica se paragonata alle tecnologie concorrenti.

Non è finita. Le 438 centrali nucleari attualmente a regime consumano 65.000 tonnellate di uranio all’anno. La produzione mondiale è di 40.000 tonnellate. Da dove arrivano le 25.000 tonnellate mancanti? In parte dallo stoccaggio avvenuto in precedenza, in parte dallo smantellamento delle testate nucleari dell’ex unione sovietica. Ma quanto pensate che possa durare? Tra quindici o vent’anni, quando le nostre ipotetiche quattro centrali dovessero entrare in funzione, il prezzo dell’uranio potrebbe essere lievitato a tal punto da rendere la produzione elettro-nucleare troppo costosa e di conseguenza inutilizzabile. Il tutto senza risolvere il problema della dipendenza dai combustibili fossili: Nè avremmo eliminato la spada di Damocle che oggi ci lega mani e piedi ai fornitori da cui dipendiamo energeticamente, come la Russia. la Francia, la nostra vicina di casa simbolo del nucleare, consuma più petrolio dell’Italia, e consuma anche ingenti quantità di gas naturale.L’uranio non è una risorsa di cui l’Italia dispone: la deve importare. Da chi? Dal Canada, dall’Australia e… dalla Russia.

Altro giro, altro regalo.

Fin’ora abbiamo scherzato. Ora parliamo di cose serie. Attualmente nessuno nel mondo, e dico nessuno, sa ancora dove collocare le scorie radioattive. Stiamo ancora sbattendo come mosche impazzite dentro un bicchiere perchè non sappiamo a chi rifilare 20.000 tonnellate di caramelle radioattive frutto delle nostre centrali dismesse. Lo stato dello Utah, cui abbiamo chiesto di fare indigestione al posto nostro, ci ha appena chiuso la porta in faccia. Obama stesso non sa che farsene dello scorie accumulate da 35 stati americani. In una pozza d’acqua che dista neppure un campo da calcio dal lago Michigan, ci sono oltre mille tonnellate di bidoni della morte che aspettano un biglietto qualsiasi per una vacanza di qualche migliaio di anni. Ma c’è crisi, si sa. Partire costa. Del resto, non è facile trovare un posto garantito per diecimila anni, soddisfatti o rimborsati. Voi vi ricordate cosa facevate diecimila anni fa?

Tutto questo è chiaro a tutti. La famosa boutade propagandistica dell’accordo italo francese sul nucleare è un semplice memorandum of understanding, qualcosa di simile a una stretta di mani dove le parti esprimono interessi comuni e un’intenzione di collaborare senza alcun vincolo contrattuale. Tanto più che in Italia sembra davvero impossibile superare il fenomeno del cosiddetto Not in My Backyard – non nel mio giardino. In Sardegna il Presidente Ugo Cappellacci, che non è esattamente un avversario politico dell’esperto di campagne elettorali fraudolente, ha dichiarato che sarà necessario passare sul suo cadavere prima di costruire una centrale nucleare sulla sua isola. Essendo già un fantasma politico di suo, non mi sento più tranquillo. Inoltre si fanno i conti senza l’oste. L’oste è il referendum dove gli italiani hanno sancito la volontà di non ospitare centrali nucleari nel loro paese. Fare un accordo in tal senso senza prima superare il referendum con una legge, o indirne un secondo, è come progettare un omicidio senza prima rendere legale assassinare qualcuno. Con queste premesse, sembra più probabile che l’accordo sia funzionale all’ENI e ai suoi contratti all’estero, che implicano conoscenze nucleare di cui non dispone.
FONTE: byoblu.com

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ENERGIA NUCLEARI: LE RAGIONI DEL SI….

Pubblicato da milionidieuro su 6 marzo 2009


Circa il 15 per cento degli elettori che nel 1987 votarono contro il nucleare sono ormai deceduti, dunque la consultazione va considerata nulla. Con questa motivazione il governo ha sgomberato il campo da un’inutile disputa, dando il via al piano per le nuove centrali nucleari.

Centrali francesi
Berlusconi ha acquistato dalla Francia quattro centrali nucleari di terza generazione, con la formula ‘usato sicuro’. A ogni centrale verrà allegato il libretto di istruzioni in francese. In omaggio un impianto hi-fi, con sirene d’allarme d’autore (Gilbert Becaud e Charles Trenet, prediletto da Berlusconi). Le quattro centrali verranno smontate dagli attuali siti d’Oltralpe: i bulloni arrugginiti verranno trattati con lo Svitol. Tutti i pezzi saranno numerati, trasportati attraverso il Monginevro da un corteo di elefanti nel corso dell’operazione ‘Memorial Annibale’, infine rimontati insieme agli altri pezzi in quattro siti italiani. A Caorso, dato il costo eccessivo dello smantellamento dell’attuale centrale, la nuova centrale verrà sovrapposta alla precedente, ottenendo un suggestivo edificio alto 350 metri. Per gli altri tre siti, forti candidature di Sicilia, Calabria e Campania, dove gli appalti sono prenotati da tre misteriosi consorzi (Lupara spa, Aspromonte Limited e New Gomorra). Particolarmente ambiti gli enormi piloni di calcestruzzo, dentro i quali, secondo gli studi di fattibilità, possono trovare spazio fino a 300 cadaveri per pilone.

Centrali mobili
Per evitare inutili discussioni tra le diverse regioni, verranno costruite anche dieci centrali mobili, trasportabili su ruote. A rotazione, ogni località italiana potrà così avere il suo sito nucleare, il cui festoso arrivo sarà preannunciato dalla banda dei carabinieri e accolto dalla benedizione del parroco.

Centrali domestiche
Sul modello dell’eolico e del fotovoltaico, il governo punta all’installazione di migliaia di centrali nucleari domestiche, con manutenzione a cura delle famiglie. Indossando il pratico scafandro protettivo, il capofamiglia ogni mattina provvederà a lubrificare il reattore e a mettere una pastiglia di uranio arricchito nell’apposito buco. La moglie provvederà ad aggiungere l’ammorbidente. Molto richiesti il modello Harry Potter, che trasforma i vicini di casa in pitoni e piace molto ai bambini, e il modello Suv, molto gradito dai maschi sulla quarantina perché rumoroso e ingombrante: durante la fusione si sposta per casa travolgendo ogni ostacolo. Più ardua del previsto la vendita del modello Chernobyl, voluto dal premier in persona per cementare l’amicizia italo-russa.

Scorie
Basta non ingerirle, spiega il ministro Scajola, per evitare le conseguenze più gravi. L’importante è smaltirle a regola d’arte: accanto ai tradizionali contenitori per vetro, plastica, carta e umido, verrà aggiunto uno speciale cassonetto per le scorie. Si tratta di un tunnel profondo dieci chilometri, che si addentra nelle viscere della terra e sbocca negli speciali caveau ‘Jules Verne’, anche quelli di ideazione francese. La massaia, dopo avere depositato gli altri rifiuti nei relativi cassonetti, si lascerà scivolare lungo il tunnel fino alla profondità richiesta, abbandonerà il suo sacchetto di scorie e risalirà in superficie il giorno successivo, scortata da agenti speciali. In caso di embolia potrà rivolgersi alle autorità sanitarie.

Fonti alternative
Il ritorno del nucleare non impedirà al governo di investire sulle fonti alternative. Da Sarkozy arriva un prezioso suggerimento: il camembert, specie se lasciato al sole, sprigiona vapori oleosi che, raccolti in bottiglioni, sono un eccellente carburante per motorini a due tempi. In progetto anche il mini-eolico, piccole girandole distribuite in ogni casa: soffiandoci sopra almeno 20 ore al giorno producono l’energia necessaria per l’abat-jour.

notizie serie correlate

IL NUCLEARE DI TERZA GENERAZIONE è IL PIù PERICOLOSO

http://energianucleare.blogspot.com/2009/02/il-nucleare-di-terza-generazione-e-il.html


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CACCIA BALENE: GIAPPONE ABOLIRE DIVIETO

Pubblicato da milionidieuro su 4 marzo 2009

Il Giappone ha usato informazioni false e inesatte per tentare di abolire il divieto della caccia alle balene per fini commerciali. E’ la denuncia contenuta nel nuovo Rapporto intitolato ”Small Type Whaling, una falsa scelta per l’Iwc”, realizzato dalla Wdcs, la Whale and Dolphin Conservation Society, e dall’organizzazione giapponese IKAN.


Tra il 9 e l’11 marzo, infatti, gli Stati Membri della Commissione Baleniera Internazionale (Iwc – International Whaling Commission) si riuniranno a Roma in un meeting inter-sessionale, per discutere del futuro della Commissione in uno ”spirito di compromesso”. Al centro delle discussioni, la proposta del Giappone di ridurre la sua controversa caccia ”per fini scientifici” condotta in Antartide in cambio di una nuova categoria di caccia alle balene chiamata ”small type coastal whaling” (caccia alle balene in acque costiere, con imbarcazioni di piccole dimensioni).


‘La verita’ e’ che il Giappone non ha bisogno della caccia in acque costiere – rivela Sue Fisher della WDCS – e sta cercando di ricattare l’Iwc affinche’ accetti la sua proposta. Il vero pericolo dell’accordo che verra’ discusso e’ che esso individua nella caccia costiera il male minore ma, se adottato, implicherebbe l’abolizione del divieto di caccia commerciale e spalancherebbe le porte alla riapertura o all’aumento della caccia da parte di altri paesi. La scelta di fronte la quale l’IWC e’ stata messa e’ quindi una falsa scelta”. Per questo l’associazione lancia un appello ”ai governi membri dell’IWC, in particolare ai governi dei paesi europei, affinche’ non cadano in questa trappola fatta di inganni concepiti da una lobby per la caccia baleniera il cui unico interesse e’ quello di sfruttare commercialmente questi mammiferi marini estremamente vulnerabili”.

Per vent’anni, il Giappone – ricorda la Wdcs – ha continuato a sostenere la tesi secondo la quale la moratoria sulla caccia commerciale alle balene sarebbe la causa di grandi difficolta’ economiche nonche’ di un processo di disgregazione culturale in quattro citta’ costiere che, sempre secondo il Giappone, avrebbero una lunga tradizione di caccia alle balenottere minori. Tuttavia, due di queste citta’, Taiji e Wada, non hanno affatto una tradizione di caccia alle balenottere minori nelle loro acque costiere. Le altre due citta’, Abashiri e Ayukawa, hanno iniziato soltanto 60-70 anni fa.

Il Giappone ha provato a nascondere il fatto che, inizialmente, queste citta’ hanno tratto beneficio dalla moratoria. La societa’ commerciale che controlla tutte le attivita’ di caccia in queste quattro citta’ ha cercato di conservare il suo vantaggio economico resistendo a ogni tipo di regolamentazione delle sue attivita’ di caccia di piccoli cetacei, da parte dell’IWC. Ogni anno, nel corso di queste infami attivita’ di caccia, centinaia di piccolo balene e di delfini vengono uccisi”.
”Il divieto della caccia commerciale alle balene ha rappresentato e fu accolto come una delle piu’ grandi vittorie al mondo in termini di conservazione in quanto proteggeva le specie e le popolazioni di balene in via d’estinzione a causa della caccia eccessiva”.


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NUCLEARE : Scontro tra due sottomarini nucleari in pieno Atlantico, tragedia sfiorata

Pubblicato da milionidieuro su 16 febbraio 2009


Tamponamento tra il britannico Vanguard e il francese Le Triomphant entrambi carichi di testate atomiche nella notte tra il 3 e il 4 febbraio
LONDRA (GRAN BRETAGNA) – Tragedia sfiorata nel curore dell’Atlantico. Un incidente tra due sottomarini nucleari (un francese e un britannico), avvenuto all’inizio di febbraio nel mezzo dell’oceano, è l’imbarazzante e inquietante allarme che arriva da oltremanica: perchè la collisione – rivela il quotidiano britannico «Sun»- avrebbe potuto far sprofondare nei fondali o rilasciare radioattività nucleare. LO SCONTRO – I due sottomarini (l’HMS Vanguard e il francese Le Triomphant) – che trasportavano entrambi missili nucleari e avevano, in tutto, circa 250 marinai a bordo – navigavano a fior d’acqua ed erano impegnati in due distinte missioni. In realtà, pur essendo stati entrambi danneggiati, i due sottomarini – ha tenuto a rassicurare il Ministero della Difesa britannico – non hanno riportato avarie all’attrezzatura nucleare. Ma rimane lo sconcerto per l’accaduto: «Le conseguenze potenziali sono impensabili», ha detto una fonte della Royal Navy al tabloid britannico. «L’esplosione nucleare era improbabile, ma una fuga radioattiva era possibile. Non solo: avremmo potuto perdere l’equipaggio e le testate nucleari. Sarebbe stato un disastro nazionale». L’inchiesta è già partita, anche per capire come sia possibile che ci fossero due sottomarini nello stesso specchio d’acqua, considerati i sofisticati dispositivi radar a bordo. E intanto il Vanguard, che è armato con 16 missili balistici, è già stato trainato a Faslane, in Scozia, per riparare i danni. Una tragedia sfiorata Secondo fonti della Marina francese, Le Triomphant – uno dei quatto sottomarini strategici nucleari della cosiddetta Force de frappe – stava rientrando in patria dopo 70 giorni di missione quando è avvenuto l’incidente, nella notte tra il 3 e il 4 febbraio. L’episodio non è invece stata confermato dal ministero della Difesa britannico. “La nostra politica – ha ricordato un portavoce – è di non commentare le questioni che riguardano i sottomarini, ma possiamo confermare che la capacità di deterrenza britannica è intatta e non ci sono problemi per la sicurezza nucleare”. Entrambi i sottomarini pesano circa 35 tonnellate, possono portare sei testate nucleari e 16 missili balistici M45.

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ENERGIA NUCLEARE: VUOI PAGARE MENO??? VENDICI LA TUA SALUTE E LA TUA SICUREZZA

Pubblicato da milionidieuro su 25 settembre 2008

25 settembre 2008
Il ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola ha elevato oggi a pieno titolo Genova quale «capitale del nucleare» in Italia. A leggere l’intervento del ministro, trattenuto a Roma per la vicenda Alitalia, è stato delegato il deputato del Pdl Michele Scandroglio ad una tavola rotonda organizzata nell’ambito del congresso nazionale della Società italiana di fisica, alla quale ha preso parte, tra gli altri, lo scienziato Antonino Zichichi, l’ad di Ansaldo Energia Giuseppe Zampini, ed il presidente di Enea Luigi Paganetto. «Questa splendida città – ha scritto Scajola nel primo passaggio del suo discorso – col suo tessuto produttivo fortemente specializzato nei settori a più alta tecnologia, l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), la sezione regionale dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, la presenza di aziende storiche come Ansaldo Energia e Ansaldo Nucleare, può ormai considerarsi a pieno titolo la `capitale del nucleare´ in Italia»

PRIMA PIETRA NEL 2013
Arrivare alla «posa della prima pietra del nucleare entro il 2013»`. E´ questo l’intendimento ribadito da Scajola in una lettera-intervento ad una tavola rotonda nell’ambito del congresso della Società italiana di Fisica. Parlando del «rinascimento del nucleare», nel suo documento il ministro ha affermato anche la volontà di «ridefinire criteri di compensazione a favore delle comunità che ospiteranno siti nucleari». Secondo quanto si legge in un passaggio dell’intervento, «entro la fine dell’anno» saranno definiti «i criteri per la localizzazione dei siti» e sarà istituito «un organismo preposto alla sicurezza in campo nucleare». Parallelamente saranno «definite le procedure di autorizzazione degli impianti, secondo logiche che garantiscano certezza dei tempi, finanziabilità dei progetti, protezione dell’ambiente, tutela della salute dei lavoratori e delle popolazioni interessate».

«Ridefiniremo anche i criteri di compensazione – aggiunge – a favore delle comunità che ospiteranno siti nucleari, nella convinzione che sia necessario assicurare benefici concreti direttamente ai cittadini ed alle imprese, in termini di sconti sul costo dell’energia e rilancio delle economie locali».
_________________________________________

Come è possibile che questo governo continui a fare proggetti senza interrogare la popolazione???

Poi, visto che SECONDO LORO NON CI SONO PERICOLI, DI CHE DEVONO COMPENSARE LE COMUNITA’ CHE OSPITERANNO I SITI NUCLEARI????

SPERO PER LORO CHE TROVINO GENTE CHE METTE UN PREZZO ALLA PROPRIA SALUTE PER QUANTO MI RIGUARDA IO PENSO CHE SE LORO FACESSERO MENO INTRALLAZZI E PRENDESSERO UNO STIPENDIO ONESTO PAGHEREMMO DI MENO TUTTI O PER LO MENO LA DIFFERENZA DEI SOLDI CHE AVANZEREBBE SI POTREBBE USARE PER INCENTIVARE FONTI DI ENERGIA PULITA, NON PERICOLOSA E INESAURIBILE, TUTTE CARATTERISTICHE CHE MANCANO ALL’ENERGIA NUCLEARE…….

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Ma è più povero il governo italiano o quello russo?

Pubblicato da milionidieuro su 20 agosto 2008

Ma è più povero il governo italiano o quello russo?

notizia trovata su L’espresso 06/08/08

Perché mentre le aziende statali di Mosca si arricchiscono, alimentando investimenti in tutto il mondo e finanziando la vita dorata dei nuovi boiardi tra megayacht e ville, i cittadini italiani continuano a finanziare il disarmo nucleare dell’ex Urss. I nostri governi faticano a trovare un posto per le scorie radioattive di Caorso e affini, ma sono prodighi di doni per aiutare il Cremlino nella pulizia atomica. In base agli accordi firmati da Putin e Berlusconi nel 2003 stiamo spendendo 360 milioni di euro per un piano decennale di bonifica dei sottomarini sovietici. Per questa caccia all’Ottobre rosso a carico del contribuente, la scorsa settimana il ministro Scajola ha firmato il contratto per la costruzione di una nave speciale, destinata al trasporto di combustibile nucleare. Costo? Oltre 70 milioni di euro, finanziati dal ministero dello Sviluppo economico. L’unica buona notizia è che sarà prodotta Fincantieri in Liguria, poi verrà consegnata ai russi.

Domanda: ma siamo sicuri che non possano fare a meno del nostro soccorso? E che con quei fondi si possa fare qualcosa di più utile in casa nostra?

Pubblicato in: CONSIDERAZIONI, CURIOSITà, no al nucleare, POLITICA, REICH, uranio, VERGOGNA | Lascia un commento »

 
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