ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

Archivio per la categoria ‘uranio’

TEST NUCLEARI:Corea del Nord "Useremo il plutonio"

Pubblicato da milionidieuro su 13 giugno 2009


La Corea del Nord comincera’ un programma per arricchire l’uranio e usera’ a scopi militari tutto il plutonio che estrarra’. Lo afferma l’agenzia nordcoreana Kcna, aggiungendo che Pyingyang intraprendera’ azioni militari se gli Usa e i loro alleati cercheranno di isolarla.

Pyongyang – Prosegue la minaccia della Corea del Nord, tesa a impaurire il mondo. Questa volta fa la voce grossa per rispondere al voto all’unanimità con il quale il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha rafforzato le sanzioni contro Pyongyang a seguito dei test missilistici e nucleari condotti nelle scorse settimane. “L’opzione che consiste nell’abbandono delle armi nucleari è diventata cosa impossibile, e poco ci importa che alcuni ci autorizzano o no a disporre di armi nucleari”, ha reso noto il ministero degli Esteri in un comunicato. “In primo luogo, tutto il plutonio estratto sarà utilizzato a fini militari. Un terzo delle barre di combustibili è già stato ritrattato”, è stato spiegato.

Tecnologia disponibile “In secondo luogo, cominceremo l’arricchimento dell’uranio”, ha aggiunto il ministero in un comunicato, affermando che il paese dispone della tecnologia necessaria grazie alla costruzione di reattori ad acqua leggera. Pyongyang ha informato, inoltre, che Pyongyang. Si tratta della prima reazione ufficiale nordcoreana alla decisione del Consiglio di sicurezza dell’Onu di inasprire le sanzioni contro Pyongyang in risposta al suo test del 25 maggio.

Pubblicato in: bomba atomica, Corea del Nord, guerra, guerra fredda, MISSILI NUCLEARI, Onu, plutonio, Pyingyang, reattori ad acqua leggera, test nucleari, uranio | Lascia un commento »

Da oggi il Governo ha le deleghe per decidere dove, come e quando costruire una centrale nucleare.

Pubblicato da milionidieuro su 13 maggio 2009

La legge passata il 12 maggio in Senato dà al governo tutte le deleghe necessarie per decidere dove, come e quando costruire le annunciate centrali nucleari in Italia, anche senza tenere conto del parere delle amministrazioni locali. Mentre ancora gli italiani sbuffano per l’uno-a-uno di Juve e Milan e sudano (idealmente) sui 165 km della Padova-San Martino di Castrozza, quarta tappa del Giro d’Italia. Nella disattenzione generale.

ATTENZIONE ALLE DATE Approvato con 142 voti a favore, 105 contrari e 4 astenuti, l’articolo in questione è il 14 del disegno di legge (DDL) 1195, “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, noto ai più come “DDL Sviluppo”.
Se non contiamo le centinaia e centinaia di emendamenti che sembrano fatti apposta per fare perdere la pazienza ai santi (del tipo “Al comma 1, primo periodo, sopprimere le parole: «criteri per» e sostituire le parole: «entro il 30 giugno 2009» con le seguenti: «entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge»”), nella sostanza il documento era già stato approvato dalla Camera dei deputati il 4 novembre 2008, sei mesi fa. Eppure, i riflettori sul ritrovato spirito nucleare italiano si sono accesi – per poco tempo – solamente nel febbraio di quest’anno.
Siamo veramente così distratti o l’Italia intera è “d’accordo”?

ARTICOLI RECENTI CORRELATI:

scorie nucleari :Yucca Mountain a rischio deposito nucleare Usa

NUCLEARE: CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA IL GOVERNO PERSEVERA NELLA FOLLIA ANTIECONOMICA

Chernobyl :D ue esplosioni, una dietro l’altra, la notte del 26 aprile 1986

NUCLEARE: CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA ? I futuri impianti atomici italiani sorgeranno accanto a quelli storici?

NUCLEARE : BASILICATA E’ CONTRARIA

NUCLEARE: Chernobyl PARCO NATURALE DEGLI ORRORI PER ANIMALI ED INSETTI

NUCLEARE IN ITALIA ?

ENERGIA NUCLEARI: LE RAGIONI DEL SI….

Nucleare: Rubbia, futuro solo qui in ITALIA …

NUCLEARE: FARA’ AUMENTARE LE BOLLETTE

IL NUCLEARE DI TERZA GENERAZIONE è IL PIù PERICOLOSO

NUCLEARE: INTESA BERLUSCONI SARKOZY ……. a nome di chi???

NUCLEARE: REALACCI, CON DENARO ITALIANI BERLUSCONI FA REGALO A FRANCIA

NUCLEARE: REATTORI MOLTO PIU’ SICURI ???

NUCLEARE: PIEMONTE :”INVESTIAMO SU ENERGIE RINNOVABILI”

nucleare : SARDEGNA NIENTE CENTRALI

NUCLEARE : LA TOSCANA DICE NO

Pubblicato in: ambiente, centrali 3° generazione, ECO-ENERGIA, energia nucleare, no al nucleare, uranio | Lascia un commento »

NUCLEARE: CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA IL GOVERNO PERSEVERA NELLA FOLLIA ANTIECONOMICA

Pubblicato da milionidieuro su 12 maggio 2009


”Il governo Berlusconi persevera con la follia nucleare che e’ pericolosissima per l’ambiente, per la salute dei cittadini ed e’ anche antieconomica. Per le stime delle organizzazioni internazionali, infatti, l’uranio sara’ sufficiente solo per pochi decenni e il suo costo e’ cresciuto a dismisura: nel 2000 un chilogrammo di uranio costava 7 dollari mentre oggi costa oltre 120”. Lo dichiara Grazia Francescato di Sinistra e Liberta’ e portavoce nazionale dei Verdi che spiega: ”Con il Ddl Sviluppo il centro destra da’ un vero e proprio schiaffo al federalismo ed al diritto dei cittadini di scegliere se avere o no impianti nucleari nel loro territorio”.

”Questa forzatura sull’atomo, poi, viene fatta senza tener conto della recente ricerca dell’Eurispes che conferma quello che sosteniamo da tempo ossia che il ‘no’ alla follia nucleare nei cittadini sopravvive e lotta insieme a noi – ha concluso la Francescato -. Spendere decine di miliardi di euro per la costruzione di centrali nucleari di terza generazione, gia’ obsolete oggi, al fine di coprire 20% del fabbisogno di energia elettrica in Italia tra non meno di 20 anni, significa rinunciare a investire in energia pulita e perdere il treno della green economy, su cui gia’ puntano con forza Obama, la Merkel, Sarkozy e Zapatero”.

Primo via libera dal centrodestra in Senato alla legge che fa carta straccia del referendum del 1987 con cui gli italiani bocciarono l’energia atomica. Verdi: “Strada pericolosa e spreco di denaro a danno delle energie pulite” Roma - Il governo potrà riportare l’Italia nella follia nucleare. Avra’ sei mesi di tempo per localizzare i siti degli impianti per la produzione dell’energia nucleare, potra’ definire i criteri per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi e dovra’ individuare le misure compensative per le popolazioni che saranno interessate dalle nuove strutture.

La maggioranza di centrodestra ha approvato in Senato gli articoli del ddl sviluppo che, almeno per ora e a meno di contro deduzioni di ordine giuridico, fanno carta straccia del referendum del 1987 con cui gli italiani bocciarono il nucleare. Nel disegno di legge viene delegato il governo a mettere a punto la disciplina che consentira’ il ritorno all’atomo del nostro Paese. Ci sarà l’autorizzazione unica che varra’ come nulla osta. A fermare l’autorizzazione potranno essere solo le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale (Via) e di Valutazione ambientale strategica (Vas) che dovranno essere obbligatoriamente effettuate.

L’esecutivo dovra’ poi definire i sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi e del materiale nucleare e la definizione delle misure compensative minime da corrispondere alle popolazioni interessate. Altre norme, poi, rinviano al Cipe la definizione delle tipologie degli impianti nucleari che potranno essere realizzati nonche’ le procedure per le autorizzazioni.

L’opposizione in Parlamento ha criticato il ddl. ”E’ una delega piena, totale e senza controlli sul nucleare”, ha detto il capogruppo dell’Idv Felice Belisario. Roberto Della Seta, del Pd, ha sottolineato come ”i siti delle nuove centrali verranno scelti dalle imprese e potranno essere localizzati anche contro il parere della Regione che dovra’ ospitarli, gli impianti saranno equiparati ad installazioni militari e le informazioni sul loro funzionamento saranno inaccessibili ai cittadini: ecco il nucleare di Berlusconi e Scajola”.

Protestano Verdi e Sinistra e Libertà: “Il governo Berlusconi persevera con la follia nucleare che e’ pericolosissima per l’ambiente, per la salute dei cittadini ed e’ anche antieconomica – ha detto la portavoce dei Verdi Grazia Francescato. Spendere decine di miliardi di euro per la costruzione di centrali nucleari di terza generazione, gia’ obsolete oggi, al fine di coprire 20% del fabbisogno di energia elettrica in Italia tra non meno di 20 anni – conclude – significa rinunciare a investire in energia pulita e perdere il treno della green economy, su cui gia’ puntano con forza Obama, la Merkel, Sarkozy e Zapatero”

Durissimi anche alcuni presidenti di Regione. “Sono pazzi – ha detto la presidente del Piemonte Mercedes Bresso riferendosi ad alcune ipotesi localizzative in Piemonte. Mi opporrei, in ogni modo: ci provino e io appena scopro che area hanno scelto ci metto un vincolo agricolo o quant’altro, poi vediamo chi la spunta. Il Piemonte ha gia’ pagato il suo prezzo con l’amianto e la vecchia centrale nucleare di Trino”.

Il parere degli italiani è in maggioranza svaforevole al ritorno all’atomo, secondo una ricerca Eurispes di qualche giorno fa e anche i cittadini di un paese come la Germania che da anni ospita numerose centrali non ne vogliono più sapere: secondo infatti un sondaggio condotto dall’Istituto Forsa tra il 20 e il 22 aprile su richiesta del ministero dell’Ambiente il 66% della popolazione tedesca è favorevole a mantenere e anche accelerare il programma di abbandono del nucleare. Percentuale in aumento rispetto al 2006 quando una stessa indagine rilevava il 62% di persone favorevoli al decomissioning.

Pubblicato in: ambiente, centrali nucleari, centrali nucleari di terza generazione, CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA, ECO-ENERGIA, energia nucleare, ENERGIA RINNOVABILE, no al nucleare, SALUTE, uranio | Lascia un commento »

Chernobyl :Due esplosioni, una dietro l’altra, la notte del 26 aprile 1986

Pubblicato da milionidieuro su 26 aprile 2009

Legambiente: “Scorie, costi e sicurezza problemi tuttora irrisolti”. Le iniziative dell’associazione in occasione del Chernobyl Day europeo

Due esplosioni, una dietro l’altra, la notte del 26 aprile 1986 al reattore della quarta unità di CHERNOBYL. 11 miliardi di miliardi di Bequerel la radioattività rilasciata dalle esplosioni, un valore 30 miliardi di volte superiore alla dose massima utilizzata per terapie radiologiche di tumori, con 6 pompieri, 24 dipendenti e 31 liquidatori morti quasi subito per effetto delle radiazioni immediate e un numero difficilmente quantificabile di vittime per gli effetti a lungo termine di quelle assorbite. Dieci i giorni impiegati per spegnere gli incendi, 130 mila gli abitanti dei 76 villaggi evacuati nel raggio di 30 km dalla centrale. La centrale di CHernobyl ha cessato la sua attività il 15 dicembre del 2000, ma ancora oggi le conseguenze sono gravissime. Il fall-out radioattivo, infatti, ha interessato oltre 150mila chilometri quadrati di territorio tra Bielorussia, Ucraina e Russia, coinvolgendo più di 3 milioni di persone.

Sono alcuni numeri del più grande disastro nella storia del nucleare civile che Legambiente ricorda in occasione del ventitreesimo anniversario dell’incidente per non perdere la memoria e ribadire il suo NO ad un ritorno a produrre energia nucleare in Italia.

“A 23 anni dall’incidente di Chernobyl, il nucleare pone ancora gravi problemi di sicurezza – ha spiegato il responsabile scientifico di Legambiente Stefano Ciafani – non abbasserà affatto la bolletta energetica nazionale, non ridurrà la dipendenza italiana dall’estero e non ci permetterà di rispettare la scadenza europea del 2020 per la riduzione delle emissioni di gas serra prevista dall’accordo europeo 20-20-20. Se l’Italia decidesse di puntare, come intende fare il governo, sul nucleare, visto il costo ingentissimo dell’operazione, abbandonerebbe di fatto qualsiasi investimento alternativo sullo sviluppo di rinnovabili, tecnologie pulite ed efficienza energetica e rinuncerebbe alla costruzione di quel sistema imprenditoriale innovativo e diffuso in grado di competere sul mercato globale, che ad esempio in Germania occupa 250 mila lavoratori e su cui vuole puntare la nuova amministrazione USA”. Contro il piano del governo che prevede la costruzione delle prime nuove centrali entro il 2020, con l’obiettivo di produrre a regime il 25% dell’energia elettrica dal nucleare, Legambiente ha lanciato nell’ottobre scorso la campagna “Per il clima contro il nucleare” proponendo, tra le altre cose, alle amministrazioni locali di dichiarare il proprio territorio “sito denuclearizzato”, una raccolta firme “per un sistema energetico moderno, pulito, sicuro” e l’organizzazione di spettacoli, concerti e dibattiti sul tema.

“Perché non è del nucleare che l’Italia ha bisogno per rilanciare l’economia e risolvere la sua dipendenza dalle fossili – conclude Ciafani – ma di un mix di efficienza, risparmio energetico e fonti rinnovabili”.

“La situazione in Bielorussia è ancora oggi molto preoccupante – aggiunge Angelo Gentili, responsabile del Progetto Legambiente Solidarietà – mentre l’interesse della comunità internazionale viene meno ogni anno di più. Le popolazioni sono abbandonate a se stesse e non è sufficiente il lavoro di cooperazione che centinaia di associazioni e Ong, come la nostra, portano avanti da anni. Per questo continueremo nella nostra azione di solidarietà con azioni concrete ma anche iniziative che richiamino l’attenzione dell’opinione pubblica sul problema della sicurezza nucleare e sul dramma che stanno vivendo alcuni milioni di persone che vivono nelle zone contaminate di Bielorussia, Russia e Ucraina”.

TUtti i numeri di CHernobyl

2 esplosioni consequenziali la notte del 26 aprile 1986 al reattore della quarta unità di Cernobyl

11 miliardi di miliardi di Bequerel la radioattività rilasciata nelle esplosioni, 30 miliardi di volte superiore alla dose massima utilizzata per terapie radiologiche di tumori

10 giorni necessari per spegnere gli incendi

5.000 tonnellate di materiali vari(sabbia,boro, piombo, fosfati) versati sopra le macerie

dai 300mila a 800mila i liquidatori impiegati nel dopo incidente

50.000 gli abitanti della cittadina di Pripjat che vennero allontanati dalle loro case, dove non sono mai rientrati

130.000 gli abitanti dei 76 villaggi evacuati nel raggio di 30 km dalla centrale

6 i pompieri che intervennero subito per spegnere l’incendio e che morirono pochi giorni dopo per l’effetto delle radiazioni

24 i dipendenti morti tra il 26 aprile ed il 31 luglio per effetto delle radiazioni

31 i liquidatori morti poco tempo dopo per le dosi di radiazioni assorbite

4 i piloti di elicottero che morirono in volo sopra la centrale

1800 i casi di cancro alla tiroide censite dall’Aiea in bambini che all’epoca dell’incidente avevano un’età compresa tra i 0 e 14 anni

1,5 milioni di persone che vivono ancora oggi in aree con livelli di contaminazione superiori a 1 curie per chilometro quadrato

150mila i chilometri quadrati di territorio ancora contaminato

1.000 mq è l’estensione delle crepe sul sarcofago che racchiude i resti del reattore esploso

180 le tonnellate di combustibile che si stima siano ancora all’interno del reattore

100 metri in altezza e 260 metri di lunghezza la dimensione della nuova struttura che andrà a ricoprire l’attuale sarcofago e che avrà un costo stimato di oltre un miliardo di dollari.
Dal sito di Legambiente

Pubblicato in: centrali nucleari, CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA, Chernobyl, energia nucleare, ESPLOSIONI ATOMICHE, INCIDENTI NUCLEARI, no al nucleare, RADIAZIONI, SCORIE NUCLEARI, scorie radioattive, uranio | Lascia un commento »

NUCLEARE: FRANCIA: VERRANNO COMPENSATE VITTIME TEST NUCLEARI DEGLI ANNI '60

Pubblicato da milionidieuro su 25 marzo 2009


La Francia, una delle cinque nazioni che dichiara il possesso di armi nucleari, ha condotto un totale di 210 test in Algeria e nel Pacifico fra il 1960 e il 1966. Oltre 193 test furono effettuati presso le isole di Mururoa e Fangataufa fino al 1996, quando il presidente Jacques Chirac pose fine al programma.

PARIGI – Il governo francese dà il via libera ai risarcimenti delle vittime dei test nucleari. Parigi ha già stanziato un fondo iniziale di 10 milioni di euro. A rendere nota la svolta nella politica francese è stato il ministro della Difesa francese, Herve Morin, in una intervista rilasciata al quotidiano Le Figaro.

DISTURBI E MENOMAZIONI FISICHE – La Francia ha a lungo rifiutato di riconoscere ufficialmente un legame tra i suoi test di ordigni nucleari, terminati nel 1996, e disturbi e menomazioni fisiche riportate da militari e civili coinvolti nei test. «I governi francesi hanno creduto per molto tempo che aprire la porta ai risarcimenti avrebbe costituito una minaccia per i significativi sforzi compiuti dalla Francia per avere un deterrente nucleare credibile, ma è giunto il momento per il Paese di essere onesto con se stesso», afferma Morin.

ALGERIA, POLINESIA E PACIFICO – La Francia ha condotto sperimentazioni nucleari in Algeria dal 1960 al 1966 e nella Polinesia francese e nell’Oceano pacifico tra il 1966 al 1996, per un totale di 210 test. «Circa 150.000 tra civili e militari sono teoricamente ammalate», secondo il ministro della Difesa. Una commissione indipendente di dottori guidata da un magistrato, come spiega Morin, esaminerà caso per caso: se fossero trovate patologie connesse ai test nucleari lo Stato risarcirà completamente ogni ammalato. «Un iniziale fondo da 10 milioni di euro è già stato stanziato per il primo anno del progetto di risarcimento nel budget del ministero della Difesa».

Pubblicato in: ambiente, bomba atomica, contaminazione, energia nucleare, ESPERIMENTI NUCLEARI, inquinamento nucleare, no al nucleare, RISARCIMENTI, sperimentazioni nucleari, test nucleari, uranio | Lascia un commento »

NUCLEARE: FRANCIA: VERRANNO COMPENSATE VITTIME TEST NUCLEARI DEGLI ANNI ’60

Pubblicato da milionidieuro su 25 marzo 2009


La Francia, una delle cinque nazioni che dichiara il possesso di armi nucleari, ha condotto un totale di 210 test in Algeria e nel Pacifico fra il 1960 e il 1966. Oltre 193 test furono effettuati presso le isole di Mururoa e Fangataufa fino al 1996, quando il presidente Jacques Chirac pose fine al programma.

PARIGI – Il governo francese dà il via libera ai risarcimenti delle vittime dei test nucleari. Parigi ha già stanziato un fondo iniziale di 10 milioni di euro. A rendere nota la svolta nella politica francese è stato il ministro della Difesa francese, Herve Morin, in una intervista rilasciata al quotidiano Le Figaro.

DISTURBI E MENOMAZIONI FISICHE – La Francia ha a lungo rifiutato di riconoscere ufficialmente un legame tra i suoi test di ordigni nucleari, terminati nel 1996, e disturbi e menomazioni fisiche riportate da militari e civili coinvolti nei test. «I governi francesi hanno creduto per molto tempo che aprire la porta ai risarcimenti avrebbe costituito una minaccia per i significativi sforzi compiuti dalla Francia per avere un deterrente nucleare credibile, ma è giunto il momento per il Paese di essere onesto con se stesso», afferma Morin.

ALGERIA, POLINESIA E PACIFICO – La Francia ha condotto sperimentazioni nucleari in Algeria dal 1960 al 1966 e nella Polinesia francese e nell’Oceano pacifico tra il 1966 al 1996, per un totale di 210 test. «Circa 150.000 tra civili e militari sono teoricamente ammalate», secondo il ministro della Difesa. Una commissione indipendente di dottori guidata da un magistrato, come spiega Morin, esaminerà caso per caso: se fossero trovate patologie connesse ai test nucleari lo Stato risarcirà completamente ogni ammalato. «Un iniziale fondo da 10 milioni di euro è già stato stanziato per il primo anno del progetto di risarcimento nel budget del ministero della Difesa».

Pubblicato in: ambiente, bomba atomica, contaminazione, energia nucleare, ESPERIMENTI NUCLEARI, inquinamento nucleare, no al nucleare, RISARCIMENTI, sperimentazioni nucleari, test nucleari, uranio | Lascia un commento »

NUCLEARE IN ITALIA ?

Pubblicato da milionidieuro su 19 marzo 2009

Parliamo di uno studio del CNR datato 20 marzo 2008, eseguito da Francesco Meneguzzo, ricercatore del CNR, al quale hanno collaborato un team di esperti, gli stessi che decidono le politiche energetiche ed ambientali nazionali. Lo studio traccia una mappa del territorio in base a fattori quali la densità di popolazione, il rischio franoso e alluvionale e quello sismico. In base a questa mappa sono state identificate le location adatte ad ospitare una centrale nucleare.
A parte la Sardegna, che risulta essere il territorio ideale, tra le localizzazioni utili c’è San Benedetto del Tronto, nelle Marche. Ma siccome San Benedetto sorge in un’area densamente popolata, dove la cementificazione è selvaggia, l’unica possibilità è quella di costruire una centra
le nella riserva naturale regionale della Sentina. Parliamo di un’area a sud di San Benedetto del Tronto, che inizia a soli tre metri dalla fine delle case, larga trenta ettari che ospita molte specie vegetali che stanno sparendo dal litorale adriatico. Nella Sentina si può trovare perfino una varietà di liquirizia autoctona che qualcuno suggerisce di esportare.

In tutto il mondo ci si rivolge alle energie rinnovabili come unica fonte alternativa per la produzione di energia elettrica. Pensate alle dichiarazioni programmatiche di Mr. Obama, o alle fattorie solari spagnole, che entro un paio d’anni – 2010 – raggiungeranno i 20 GigaWatt di installazione coprendo oltre il 15% del fabbisogno energetico. Il costo di generazione elettronucleare è comparabile con quello degli impianti alimentati a gas naturale, ad alcuni tipi di biomasse e alle fattorie eoliche. Ma soprattutto, è superiore a quello vantato dalle centrali idroelettriche. Un chilowatt prodotto dall’uranio costa di più rispetto a un chilowatt generato da una cascata. C’è di più: se un terrorista fa scoppiare una diga, i danni sono contenuti entro la vallata sottostante. Se un’aereo tira giù una centrale nucleare, dite addio a tutto, ovunque voi siate. Questo implica l’esigenza di proteggere adeguatamente gli impianti nucleari da qualsiasi tipo di attacco, via mare, via terra o via aria. I maggiori costi derivanti da questa necessità rendono già oggi la tecnologia nucleare di terza generazione antieconomica rispetto alla sua capacità di generare corrente elettrica se paragonata alle tecnologie concorrenti.

Non è finita. Le 438 centrali nucleari attualmente a regime consumano 65.000 tonnellate di uranio all’anno. La produzione mondiale è di 40.000 tonnellate. Da dove arrivano le 25.000 tonnellate mancanti? In parte dallo stoccaggio avvenuto in precedenza, in parte dallo smantellamento delle testate nucleari dell’ex unione sovietica. Ma quanto pensate che possa durare? Tra quindici o vent’anni, quando le nostre ipotetiche quattro centrali dovessero entrare in funzione, il prezzo dell’uranio potrebbe essere lievitato a tal punto da rendere la produzione elettro-nucleare troppo costosa e di conseguenza inutilizzabile. Il tutto senza risolvere il problema della dipendenza dai combustibili fossili: Nè avremmo eliminato la spada di Damocle che oggi ci lega mani e piedi ai fornitori da cui dipendiamo energeticamente, come la Russia. la Francia, la nostra vicina di casa simbolo del nucleare, consuma più petrolio dell’Italia, e consuma anche ingenti quantità di gas naturale.L’uranio non è una risorsa di cui l’Italia dispone: la deve importare. Da chi? Dal Canada, dall’Australia e… dalla Russia.

Altro giro, altro regalo.

Fin’ora abbiamo scherzato. Ora parliamo di cose serie. Attualmente nessuno nel mondo, e dico nessuno, sa ancora dove collocare le scorie radioattive. Stiamo ancora sbattendo come mosche impazzite dentro un bicchiere perchè non sappiamo a chi rifilare 20.000 tonnellate di caramelle radioattive frutto delle nostre centrali dismesse. Lo stato dello Utah, cui abbiamo chiesto di fare indigestione al posto nostro, ci ha appena chiuso la porta in faccia. Obama stesso non sa che farsene dello scorie accumulate da 35 stati americani. In una pozza d’acqua che dista neppure un campo da calcio dal lago Michigan, ci sono oltre mille tonnellate di bidoni della morte che aspettano un biglietto qualsiasi per una vacanza di qualche migliaio di anni. Ma c’è crisi, si sa. Partire costa. Del resto, non è facile trovare un posto garantito per diecimila anni, soddisfatti o rimborsati. Voi vi ricordate cosa facevate diecimila anni fa?

Tutto questo è chiaro a tutti. La famosa boutade propagandistica dell’accordo italo francese sul nucleare è un semplice memorandum of understanding, qualcosa di simile a una stretta di mani dove le parti esprimono interessi comuni e un’intenzione di collaborare senza alcun vincolo contrattuale. Tanto più che in Italia sembra davvero impossibile superare il fenomeno del cosiddetto Not in My Backyard – non nel mio giardino. In Sardegna il Presidente Ugo Cappellacci, che non è esattamente un avversario politico dell’esperto di campagne elettorali fraudolente, ha dichiarato che sarà necessario passare sul suo cadavere prima di costruire una centrale nucleare sulla sua isola. Essendo già un fantasma politico di suo, non mi sento più tranquillo. Inoltre si fanno i conti senza l’oste. L’oste è il referendum dove gli italiani hanno sancito la volontà di non ospitare centrali nucleari nel loro paese. Fare un accordo in tal senso senza prima superare il referendum con una legge, o indirne un secondo, è come progettare un omicidio senza prima rendere legale assassinare qualcuno. Con queste premesse, sembra più probabile che l’accordo sia funzionale all’ENI e ai suoi contratti all’estero, che implicano conoscenze nucleare di cui non dispone.
FONTE: byoblu.com

Pubblicato in: centrali nucleari, energia nucleare, RIFIUTI NUCLEARI, San Benedetto del Tronto, Sardegna, SMALTIMENTO DEI RIFIUTI RADIOATTIVI, SMALTIMENTO SCORIE, uranio, VERGOGNA | Lascia un commento »

Collasso energetico entro il 2050

Pubblicato da milionidieuro su 17 marzo 2009


Gli ambientalisti: per non soccombere entro il 2030 si dovrebbe fare a meno del 50% dei combustibili fossili

Il bilancio energetico globale non lascia speranze: per alimentare l’economia mondiale fino al 2050, mantenendo i parametri attuali, con i combustibili fossili che coprono l’80,9% dell’energia primaria, servono 856 mila miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio. Ma, tra carbone, petrolio, gas naturale e uranio, il mondo ne ha a disposizione 800 mila. Amara conclusione: se si continua con la crescita dei consumi degli ultimi 30 anni, prima del 2050 tutte le risorse energetiche non rinnovabili attualmente accertate saranno esaurite. Queste le disarmanti premesse del dossier «Cambiamenti climatici, ambiente ed energia: linee guida per una strategia nazionale di mitigazione e adattamento», presentato oggi a Roma dal comitato scientifico del WWF Italia. Un’analisi globale che rappresenta un punto partenza per fare riflettere sull’estrema vulnerabilità del caso Italia e sulla necessità di costruire una efficace strategia energetica nazionale.

BUONE POTENZIALITÀ IN ITALIA – «Nell’anno in cui il mondo si appresta ad approvare un nuovo patto globale per il clima, è più che mai urgente che il governo doti il Paese di un Piano nazionale per l’energia e di un altro per l’adattamento ai cambiamenti climatici che sono già in atto», ha dichiarato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia. L’Italia basa le proprie forniture di energia quasi esclusivamente su fonti fossili, hanno ricordato gli esperti del WWF. Proseguendo su questa strada, i consumi energetici cresceranno e, tranne che per una modesta quota di rinnovabili, continueranno a basarsi su fonti importate che, per il progressivo esaurimento e il costante aumento della domanda, saranno sempre più costose. «Al contrario, siamo particolarmente avvantaggiati quanto a fonti rinnovabili, che sono invece sempre più economiche: abbiamo un buon potenziale idroelettrico, foreste e produttività agricola che garantirebbero biomasse di scarto, e siamo tra i Paesi europei più soleggiati».

IL TRICOLORE ENERGETICODi qui la ricetta del WWF da attuare entro il 2030: – 50% dei consumi e -50% delle fonti fossili. In compenso, triplicare le fonti rinnovabili, con investimenti iniziali ampiamente ricompensati dalla convenienza a medio termine, per uno scenario complessivo in cui il fabbisogno energetico nazionale sia assicurato per metà da fonti rinnovabili e per l’altra metà dai combustibili fossili. Scenario definito dagli esperti del WWF: «Un vero e proprio “tricolore” energetico per l’Italia: rosso per le fonti convenzionali, verde per le rinnovabili e bianco per l’efficienza da sviluppare». Particolarmente rischiosa, anche sul piano economico, viene giudicata dal WWF la scelta di un ritorno all’energia nucleare: «Fonte che, se si comprendessero anche i futuri costi di smantellamento delle centrali e di gestione finale delle scorie, nonché gli elevati investimenti pubblici già ricevuti (per la ricerca, la gestione della sicurezza esterna e lo sviluppo di infrastrutture), sarebbe già oggi non competitiva. Gli analisti internazionali, per esempio Moody’s, prevedono, infatti, che il costo del kWh prodotto sia destinato a raddoppiare entro il 2022, data in cui dovrebbero entrare in funzione le prime centrali italiane ipotizzate dal governo».

CAMBIAMENTO CLIMATICOSul fronte del cambiamento climatico gli esperti del WWF hanno ricordato che il 90% dei disastri naturali in Europa dal 1980 sono attribuibili a eventi metereologici o climatici, i cui costi di riparazione hanno raggiunto circa 15 miliardi di euro l’anno. Mentre la Commissione Europea ha ormai definito un libro bianco per le strategie di adattamento, in Italia il tema è ancora agli albori, lamentano gli esperti del WWF, i quali chiedono al governo di attuare con urgenza il monitoraggio degli ambienti più delicati: foreste, sistemi agricoli, ecosistemi marini e di acqua dolce; e di avviare le opere di ripristino del territorio per renderlo meno vulnerabile ai cambiamenti climatici. «Purtroppo oggi si continuano a proporre infrastrutture considerando poco i conseguenti effetti negativi sui sistemi naturali». Alla stesura del dossier WWF hanno collaborato i professori Vincenzo Balzani, chimico dell’università di Bologna; Sergio Castellari, Focal Point IPCC Italia e ricercatore dell’Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia; Marino Gatto, ecologo del Politecnico di Milano; Sergio Ulgiati, del dipartimento di Scienze per l’Ambiente dell’università Parthenope di Napoli.

Pubblicato in: ambiente, CAMBIAMENTI CLIMATICI, co2, combustibili fossili, energia pulita, energie rinnovabili, fonti energetiche, petrolio, uranio | Lascia un commento »

Nucleare: Rubbia, futuro solo qui in ITALIA …

Pubblicato da milionidieuro su 4 marzo 2009

(ANSA) – VENEZIA, 28 FEB – Il premio Nobel Carlo Rubbia e’ ‘scettico’ sul nucleare. E sulla bioetica invita a non fare una ricerca Frankestein. Grande ‘circospezione’ per il nucleare che ha problemi come scorie, investimenti enormi, l’attesa di ’15 anni prima del primo ritorno’. ‘Il nucleare – ha detto – e’ il passato, appartiene al futuro solo in Italia‘, e non c’e’ ‘sforzo per le energie rinnovabili’. Nella bioetica ‘c’e’ pericolo di deviazioni perniciose, le ‘ricerche alla Frankestein”.

Pubblicato in: ambiente, Carlo Rubbia, centrali nucleari, CONSIDERAZIONI, Rubbia, Rubbiatron, SCORIE NUCLEARI, SMALTIMENTO SCORIE, uranio | Lascia un commento »

Chernobyl uccide ancora 18–11-2008

Pubblicato da milionidieuro su 18 novembre 2008


da panorama.it
A ventidue anni dallo scoppio del quarto reattore della centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina il cancro continua a uccidere
: la speranza di vita dei bambini colpiti da un tumore solido o molle è notevolmente più bassa rispetto a quella dei coetanei europei o americani. Lo scrive il Programma Nazionale di Oncologia Pediatrica 2006-2010 approvato dal Gabinetto dei Ministri d’Ucraina: se in Europa e negli USA le statistiche di guarigione raggiungono il 70% dei casi, in Ucraina scende al 40%, rendendo il tumore una delle principali cause di invalidità e di mortalità infantile nel Paese. L’obiettivo esplicitato dal Programma Nazionale di Oncologia Pediatrica è quello di innalzare i livelli di non recidiva (entro i successivi 5 anni) fino al 65-70% e diminuire al 10% il tasso di mortalità infantile per tumore.

Alla grave situazione sanitaria si aggiungono i problemi che le famiglie devono affrontare nel momento in cui scoprono di avere un figlio malato: in molti casi si tratta di famiglie estremamente povere, provenienti da zone rurali in cui non esistono adeguate strutture sanitarie. Devono trasferirsi a Kiev: la madre, che di solito assiste il figlio in ospedale, è costretta a lasciare il lavoro, riducendo il già basso reddito familiare o, nel caso di madri single, cadendo in uno stato di indigenza. Questi problemi sono aggravati dalle difficoltà psicologiche che i genitori devono affrontare, legate all’accettazione della malattia del figlio e alla capacità di mantenere una relazione positiva con il bambino. Spesso il bambino è costretto ad abbandonare la scuola o ad essere sottoposto a trattamenti dolorosi, senza capire cosa gli sta succedendo e assistendo, nello stesso tempo, alla sofferenza dei propri genitori a causa di questa drammatica situazione.

Abbiamo intervistato il professor Yuri Alexandrovich Orlov, primario di oncologia presso il reparto di neurochirurgia pediatrica all’Istituto Nazionale del cancro di Kiev, che ha svolto delle analisi sui bambini con età inferiore ai tre anni ricoverati sotto la sua direzione dal 1981 al 2002 che dimostrano inequivocabilmente l’aumento del cancro al sistema nervoso centrale per i bambini con meno di 3 anni.

Per questo studio, pubblicato nel 2004 nell’International Journal of Radiation Medicine, sono stati analizzati 188 bambini colpiti da tumore maligno al cervello. Dalle analisi del prof. Orlov si evince un dato allarmante: rispetto al periodo 1981-1985, dove si registravano solo 9 casi di tumore cerebrale maligno tra i bambini ricoverati, nel periodo 1986-1990 il numero dei bambini a cui è stata diagnosticata tale patologia è aumentato di 5.1 volte, nel periodo 1991-1995, di 7,7 volte e nel periodo dal 1996 al 2000 ancora di 5,3 volte. Facendo una media, l’aumento dei casi di tumori cerebrali tra i bambini con meno di 3 anni è aumentato, nel ventennio dopo lo scoppio della centrale di Chernobyl, di 5,8 volte.
Il primario ci spiega che “se dal 1981 al 1985 gli studi dimostrano che “solo” il 33,3% dei pazienti presenti in reparto era affetto da tumore maligno, nel periodo immediatamente superiore, che vede come spartiacque proprio l’incidente di Chernobyl, l’incidenza dei tumori maligni tra i bambini è cresciuta al 46,7%. Se pensiamo però che dopo quella data i casi siano cominciati a scendere – continua il primario – ci sbagliamo di grosso, infatti, l’incidenza dei tumori ha continuato ad aumentare fino al 68,7% dei casi, come rilevato dai dati del 2001.”

Nel reparto dove lavora il dottor Orlov, un simpatico dottore dalla lunga barba bianca che quasi ricorda Patch Adams, ci siamo chiesti però come facciano questi bambini ad affrontare ogni giorno le fatiche della malattia in un ambiente così diverso dagli ospedali pediatrici a cui siamo abituati noi, scarno, privo dei colori e dei giochi dei nostri reparti, e decisamente povero: il governo può passare ai malati e alle loro famiglie solo il 30% delle spese mediche che devono sopportare.

Abbiamo girato la domanda a Natasha Onipko, presidentessa di Zaporuka, prima fondazione ucraina che sostiene i reparti di oncologia e neurochirurgia pediatrica dell’Istituto Nazionale del cancro di Kiev, nata grazie a Soleterre Onlus, associazione italiana presente a Kiev da 4 anni con il progetto “Un Sorriso in corsia”. “Ho conosciuto l’emergenza dei bambini di Kiev grazie a Soleterre Onlus. – racconta Natasha, un’interprete che conosce bene la lingua italiana – Anche in Ucraina non sapevamo molto di come vivevano i bambini ricoverati qui e, quando ho toccato con mano la situazione, come interprete perché, lavorando per una casa di moda, conoscevo l’italiano, mi sono data da fare in prima persona e sono diventata la coordinatrice del progetto “Un sorriso in corsia”.

“Quello che mi ha fatto scegliere di unirmi a loro penso sia stata la storia di Sasha, poteva essere mio figlio. Come dicevo – continua Natasha – facevo l’interprete per loro e mi sono trovata a spiegare al personale di Soleterre la sua storia. Aveva 4 anni, un bambino come gli altri, veniva da Ismail, una città a sud dell’Ucraina. A causa di dolori forti e costanti alle gambe e allo stomaco e sotto il consiglio del medico di famiglia lo portarono all’ospedale più vicino a casa. All’ospedale gli venne immediatamente diagnosticato un tumore al bacino, ma per ulteriori analisi avrebbero dovuto partire verso l’ospedale di Kiev, il più specializzato del Paese. Quando arrivarono qui venne confermato un tumore molto grave e difficile da guarire bisognava operare: amputazione di entrambe le gambe. Ma senza infermieri e qualcuno che lo potesse accudire (i suoi genitori dovevano lavorare ad Ismail e non potevano rischiare di perdere il lavoro) stava male, soffriva ogni giorno. Con la dotazione dell’ospedale non avremo potuto che offrirgli un terzo delle chemioterapie di cui aveva bisogno, senza parlare di un alimentazione decente… Per fortuna è intervenuta Soleterre. Ha sostenuto le spese per le cure: flebo, medicazioni, alimentazione. Era terribile però vederlo da solo in quel letto…sì, penso che la cosa più difficile per lui – continua Natasha – sia stato l’allontanamento dei genitori: da solo e lontana da casa, senza un infermiere che si prendesse cura di lui…mi si spezzava il cuore. E poi parlando con Valeria, la ragazza che lavorava per il progetto in reparto, ho scoperto che non sarebbe più stato così solo, dei volontari gli avrebbero fatto compagnia e una psicologa lo avrebbe ascoltato nei momenti più difficili.. È stato in quel momento che ho capito che valeva la pena di darsi da fare, che insieme si poteva: un’associazione italiana c’era riuscita, era riuscita a smuovere l’opinione pubblica, a regalare un sorriso anche nella situazione più disperata. Dopo aver conquistato la mia fiducia, meritavano il mio aiuto e ora eccomi a capo di questa nuova organizzazione! Unitevi a noi per migliorare le condizione di questi piccoli, insieme possiamo fare molto!” Dal 10 al 30 novembre 2008 sarà possibile sostenere la campagna “Il contagocce” inviando un SMS solidale da 2 euro al numero 48547 dal proprio telefonino o chiamando lo stesso numero da telefono fisso Telecom. Con i fondi raccolti Soleterre porterà un aiuto concreto e una speranza di guarigione in più a 2000 bambini ucraini malati di cancro e alle loro famiglie.

Pubblicato in: ambiente, Chernobyl, energia nucleare, INCIDENTI NUCLEARI, inquinamento nucleare, L'ENERGIA NUCLEARE NON SERVE, uranio | Lascia un commento »

incidente nucleare CHERBOURG La Hague

Pubblicato da milionidieuro su 10 ottobre 2008

CHERBOURG (F) - Un incidente nucleare di “livello 1″ su una scala internazionale da 0 a 7, con un “versamento di materiale”, è avvenuto all’interno di un impianto per il riprocessamento del combustibile atomico a La Hague, nella regione della Normandia, nel nord-ovest della Francia. Lo rende noto il gruppo nucleare Areva che gestisce l’impianto, aggiungendo che l’incidente “non ha avuto alcuna conseguenza sul personale né sull’ambiente”.
L’incidente, fa sapere l’Areva, è avvenuto il 24 settembre scorso.
La società in un comunicato scrive che l’incidente è “accaduto durante il riempimento di un contenitore di plutonio” ed è consistito nello “straripamento del contenitore”. “Il materiale (fuoriuscito) è rimasto confinato all’interno del perimetro all’interno del quale si svolgeva l’operazione. I lavori di riempimento è stata interrotta e il materiale (fuoriuscito) è stato recuperato”, scrive Areva.
Si tratta del quarto incidente di livello 1 registrato nello stesso stabilimento dall’inizio del 2008.

Pubblicato in: CHERBOURG, INCIDENTI, INCIDENTI NUCLEARI, L'ENERGIA NUCLEARE NON SERVE, no al nucleare, notizie, uranio | Lascia un commento »

Mappa del nucleare in Italia

Pubblicato da milionidieuro su 20 settembre 2008

Le centrali nucleari sono chiuse dal 1987, eppure in Italia ci sono: 53 mila metri cubi di rifiuti nucleari, quanto un palazzo di sessanta piani. La verità è che più che chiuse le centrali sono in stato di «custodia protetta passiva», dunque continuano a produrre ogni anno una certa quantità di rifiuti radioattivi. A questi vanno aggiunti altri 2mila metri cubi di rifiuti radioattivi, di origine medica e sanitaria, o creati durante le attività di ricerca o simili, e poi rottami metallici, vecchi quadranti luminescenti, parafulmini.
Cerchiamo di capire dove sono. Il rapporto di Legambiente risale al 1999 ma è ancora valido. Il primo nome citato è il Centro Enea di Rotondella, conosciuto anche come «Trisaia», in provincia di Matera dove a quasi trent’anni dall’avvio del programma, si trovano ancora 2,3 metri cubi di rifiuti liquidi mai solidificati nonostante le ripetute richieste degli organi competenti. I rifiuti, oltretutto, sono contenuti in strutture metalliche di acciaio e carbonio che ormai non sono più in grado di garantire la tenuta. Il centro di Trisaia ospita anche 64 elementi di combustibile irraggiato, attualmente sospesi in una piscina di stoccaggio, circa 3 metri cubi di prodotto fissile e fertile (uranio e torio), 14 container di rifiuti biomedicali; dagli anni Sessanta è la sede dell’unico cimitero di rifiuti nucleari esistente in Italia, quattro fosse in cui sono stati accumulati rifiuti solidi radioattivi ad alta attività (pari a circa 100 curie) contenenti cobalto 60, Cesio ed altri radionuclidi. I rifiuti sono stati cementificati e le fosse ricoperte con uno strato di bitume.
Durante l’attività le centrali nucleari hanno prodotto 1916 tonnellate di combustibile esausto, 328 delle quali sono ancora stoccate in Italia presso gli impianti di Caorso e Trino e la vasca del reattore di ricerca Avogadro a Saluggia. Quello di Saluggia è un deposito particolarmente a rischio, si trova sulle sponde della Dora Baltea, a due chilometri dalla confluenza con il Po, sopra le più importanti falde acquifere del Piemonte: nessuno può immaginare che cosa può accadere in caso di alluvione. Ci sono poi la centrale del Garigliano in provincia di Caserta dove è in funzione un impianto per il recupero e la solidificazione di liquidi e fanghi prodotti in passato e stoccati, e quello di Casaccia nel Lazio dove opera un impianto per l’estrazione di particelle alfa dei rifiuti del plutonio in modo da diminuirne la radioattività. Coperte da segreto militare sono tutte le informazioni sulla centrale nucleare della base di Pisa, ma è presumibile che rifiuti siano conservati anche lì.
Ai depositi delle centrali vanno aggiunti i depositi pubblici e privati delle scorie create dagli ospedali, non sempre del tutto in linea con le norme di sicurezza stabilite dalla legge. Secondo i dati raccolti dal Servizio di prevenzione sanitaria della Regione Lombardia, ad esempio, in un solo anno (tra il giugno 1997 e il giugno 1998) le aziende sanitarie lombarde hanno rilevato più di 100 carichi di rottami metallici radiocontaminati, quasi tutti in provincia di Brescia, evidentemente sfuggiti ai controlli doganali. Nel 55% dei casi l’oggetto radioattivo era costituito da materiale metallico radiocontaminato, nel 17% dei casi da vere sorgenti radioattive e nel 18% dei casi da quadranti di strumenti. In alcune sporadiche occasioni sono stati ritrovati parafulmini radioattivi e rilevatori di fumo. E poi vanno contati resine, fanghi, rifiuti attivi secchi, rifiuti solidi o liquidi in attesa di trattamento.
C’è poi un ulteriore quantità di materiale radioattivo su cui si hanno poche informazioni, quello proveniente dai traffici illeciti. Il rapporto di Legambiente ricorda che nel periodo 1996-1998, in particolare, risultavano entrati 2 milioni e 260mila tonnellate di rottami ferrosi attraverso i valichi ferroviari di Gorizia e Villa Opicina e quello stradale di Valico Sant’Andrea, lungo la frontiera orientale italiana: oltre 15mila tonnellate sono risultate radioattive e rispedite oltre confine.


Pubblicato in: Mappa del nucleare in Italia, no al nucleare, RIFIUTI NUCLEARI, smaltimento radioattivo, uranio | Lascia un commento »

uranio decafeinato, riciclaggio delle scorie radioattiva

Pubblicato da milionidieuro su 18 settembre 2008

Negli Stati Uniti si appresta a diventare operativo un sistema di riciclaggio delle scorie ispirato a un procedimento impiegato per ottenere il caffè decaffeinato, e finalizzato in questo caso a recuperare uranio arricchito dalle ceneri dei rifiuti radioattivi, per renderlo nuovamente utilizzabile come combustibile nei reattori delle centrali nucleari, contribuendo nello stesso tempo alla tutela dell’ambiente. Necessità che, insieme alle implicazioni economiche dell’opzione nucleare, fa da sfondo anche oltreoceano al dibattito su questa fonte energetica. Messo a punto nel corso di vent’anni da Chien Wai, professore di chimica dell’Università dell’Idaho, il procedimento si serve di un fluido supercritico, nella fattispecie l’anidride carbonica, per dissolvere metalli tossici. La sostanza impiegata a tale scopo viene infatti portata a temperatura e pressione alle quali presenta proprietà tanto di gas quanto di liquido: quando la pressione viene poi riportata a valori normali, l’anidride carbonica diventa un gas ed evapora, lasciando dietro di sé solo il metallo estratto, grazie al fatto che nello stato supercritico la sostanza può muoversi come un gas all’interno delle ceneri, e dissolvere i composti agendo come liquido. Si tratta per l’appunto di una tecnologia impiegata per decenni per rimuovere la caffeina dal caffè senza pregiudicarne l’aroma, dato che non richiede l’uso di solventi. Circa il 10 per cento del peso delle ceneri radioattive è rappresentato da uranio arricchito riutilizzabile, del valore di milioni di dollari, che attende dunque di essere recuperato. Secondo le previsioni, un impianto basato su questa tecnologia entrerà in funzione negli Stati Uniti nel 2009, e Wai è convinto che questo sistema sia solo all’inizio: egli sta infatti lavorando per renderlo ancora più ecocompatibile, trovando il modo di riciclare altri tipi di rifiuto radioattivo.

Se dal punto di vista scientifico si tratta di un processo già noto, la novità consiste piuttosto nell’uso di un fluido supercritico applicato alle ceneri dei rifiuti radioattivi. Esiste una regione, definita di supercriticità, nella quale i fluidi, in determinate condizioni di pressione e temperatura, sono gas che si comportano da liquidi, facendone propria la densità. L’anidride carbonica, in particolare, viene impiegata perché svolge questa funzione a pressioni modeste e facilmente raggiungibili.

I rifiuti radioattivi contaminati, se sono bruciabili, vengono inceneriti per ridurne il volume, ma le ceneri sono ancora un rifiuto, che si può ulteriormente ridurre estraendone l’uranio arricchito, un prodotto pregiato perché si usa nei reattori nucleari, e il cui smaltimento è sempre un problema dato che, essendo materia prima per un possibile uso non pacifico, deve avvenire in condizioni sorvegliate che generano dei costi. Evidentemente, perché l’operazione sia davvero conveniente, l’impianto che si pensa di realizzare negli Stati Uniti dovrà avere un costo minore del valore dell’uranio arricchito che si prevede di recuperare.

I ricercatori statunitensi pensano di poter andare oltre il recupero di uranio arricchito.
Questo sarà possibile perché non è l’anidride carbonica supercritica a dissolvere direttamente l’uranio, ma il legante, una molecola che circonda l’atomo di uranio permettendone l’estrazione. Cambiando opportunamente legante, si possono estrarre selettivamente altri elementi, tra i quali il plutonio, che si ricicla nei reattori ora disponibili.

Pubblicato in: notizie, riciclaggio scorie, SCORIE NUCLEARI, SMALTIMENTO DEI RIFIUTI RADIOATTIVI, smaltimento radioattivo, uranio | Lascia un commento »

FUGA RADIOTTIVA, INCIDENTE IN BELGIO A Fleurus …..INCIDENTE NUCLEARE

Pubblicato da milionidieuro su 29 agosto 2008

BRUXELLES – Allarme in Belgio per la fuga radioattiva verificatasi in un istituto che produce radioisotopi per uso medico a Fleurus, località ad una cinquantina di chilometri a sud di Bruxelles, nella zona di Charleroi. L’incidente risale allo scorso fine settimana, ma solo ora le autorità competenti hanno deciso di avvertire la popolazione. Per le vie della cittadina di Fleurus – circa 20 mila abitanti -, per iniziativa del sindaco, auto della polizia con altoparlanti hanno diffuso appelli alla prudenza, raccomandando agli abitanti, che vivono entro un raggio di cinque chilometri dal luogo dove è avvenuta la fuga, di non consumare la frutta e la verdura dei loro giardini, né di bere l’acqua piovana o il latte delle loro fattorie fino ad un nuovo ordine. Mentre gli ambientalisti hanno criticato l’intervento tardivo del governo, le autorità del Belgio si sono affrettate a spiegare che le misure sono state prese soprattutto a scopo precauzionale.

INFORMATA L’UE – Insieme agli avvisi ai cittadini che vivono nell’area, l’Agenzia belga per il controllo nucleare già nella tarda serata di giovedì aveva informato la Commissione europea delle misure prese, così come previsto a livello Ue dal sistema di allerta rapida Ecurie. La fuga radioattiva, avvenuta nel laboratorio dell’Istituto di radio-elementi (Ire) di cui è presidente l’ex commissario europeo Philippe Busquin, era stata segnalata nella notte tra domenica e lunedì. In un primo momento, il 26 agosto scorso, l’incidente era stato classificato al livello 3 (guasto grave) della scala internazionale Ines, che comprende 7 livelli. Solo giovedì sera l’Agenzia belga per il controllo nucleare ha optato però per misure di protezione più stringenti, dopo aver analizzato alcuni campioni di erba. A questo punto è partita la comunicazione anche all’esecutivo Ue e di conseguenza a tutti gli altri Stati membri

GREENPEACE – Ad avviso di Greenpeace, le autorità avrebbero però sottostimato il rischio che lo iodio radioattivo può provocare nei bambini che «sono 22 volte superiori rispetto a quelli a cui sono sottoposti gli adulti in caso di ingestione». Critiche sono arrivate all’indirizzo delle autorità nazionali anche da altri sindaci dei comuni vicini a Flueurus che non sarebbero stati ufficialmente avvertiti, provocando così sorpresa e preoccupazione. L’istituto dove si è verificata la fuga radioattiva è il secondo produttore mondiale di radioisotopi usati anche nella terapia per il trattamento dei tumori.

Pubblicato in: Fleurus, FUGA RADIOATTIVA, incidente nucleare, INCIDENTI, INCIDENTI NUCLEARI, inquinamento nucleare, no al nucleare, RADIAZIONI, radiottività, uranio | Lascia un commento »

incidente nucleare a Vandellos Spagna

Pubblicato da milionidieuro su 24 agosto 2008

Madrid – Un incendio si è sviluppato stamattina nei locali di una centrale nucleare in Catalogna, nel nord est della Spagna, e l’impianto è stato fermato. L’incendio é stato domato. Lo ha detto oggi il Csn, l’autorità spagnola per la sicurezza nazionale. “Il responsabile della centrale nucleare di Vandellos II ha informato il Consiglio di sicurezza nazionale… che alle 08:49 di oggi un incendio è divampato nel generatore elettrico”, ha detto il Csn. “Alle 10:30 l’incendio è stato completamente spento”, ha aggiunto il Csn nel suo sito, precisando che “tutti i sistemi di sicurezza dell’impianto hanno funzionato come previsto” e “attualmente, la centrale è ferma e in condizioni stabili”. “L’incendio non ha avuto alcun impatto sui lavoratori o sull’ambiente”, ha detto l’organismo. Secondo l’organizzazione Greenpeace, verso le 10:00 era visibile una grande colonna di fumo che usciva dalla sala delle turbine.

“Non toccato il reattore” L’incendio ha interessato un generatore in un edificio convenzionale separato dal reattore, che non è stato quindi toccato, e il fermo del reattore è scattato automaticamente. “L’incendio ha avuto luogo nel generatore, un edificio convenzionale separato dal reattore”, ha detto Rafael Cid, vicedirettore generale del Consiglio per la sicurezza nazionale (Csn) spagnolo. Il generatore è dove le turbine trasformano in elettricità l’energia prodotta dal reattore atomico. “Dal punto di vista della sicurezza siamo relativamente tranquilli”, ha detto Cid, aggiungendo che la centrale è ancora ferma e che la parte danneggiata dall’incendio deve essere sostituita. Costruita nel 1980 e autorizzata a funzionare fino al 2010, la centrale Vandellos II è una delle sei attive in Spagna ed è sfruttata congiuntamente dai gruppi energetici Endesa e Iberdrola. Il suo impianto è gestito dall’Anav (Associazione nucleare Ascò Vandellos), finita sotto i riflettori lo scorso aprile con l’accusa di non aver informato correttamente le autorità su un incidente senza conseguenze verificatosi nel novembre 2007 nella centrale di Ascò.

Pubblicato in: incidente nucleare, INCIDENTI, INCIDENTI NUCLEARI, no al nucleare, radiottività, Spagna, uranio, Vandellos | Lascia un commento »

contaminazione centrale nucleare di Pierrelatte, fuoriuscita di uranio

Pubblicato da milionidieuro su 23 agosto 2008

PARIGI, 23 AGO – Una piccola fuoriuscita di uranio e’ stata scoperta due giorni fa nei pressi della centrale nucleare di Pierrelatte, nel sud della Francia. La fuoriuscita e’ stata rilevata da alcuni operai a lavoro su una canalizzazione interrata delle reti di acque della societa’ Comurhex che non era piu’ utilizzata. La prefettura del dipartimento Drome ha parlato di ”un impatto ambientale marginale”, dopo una ispezione dei tecnici dell’ authority per la sicurezza nucleare

Pubblicato in: fughe radioattive, incidente nucleare, Pierrelatte, RADIAZIONI, radiottività, uranio | Lascia un commento »

Scorie di guerra fredda

Pubblicato da milionidieuro su 21 agosto 2008

L’OMBRA DEL NUCLEARE

Scorie di guerra fredda

homas Carpenter non voleva credere ai suoi occhi. Le analisi di quei campioni di acqua, limpida eppure sporca, gli stavano dicendo non solo che il Tom e il Romashka sono i fiumi di gran lunga più contaminati da radioattività di tutte le Russie e del mondo intero. Non solo che in quei due fiumi l’intensità delle radiazioni raggiunge livelli superiori a quella contenuta negli scarichi di 10.000 centrali nucleari civili. Ma che, finora, nessuno ha provveduto almeno ad avvisare la popolazione e a interdirle l’accesso alle acque di gran lunga più sporche del pianeta.

E’ chiaro che a scaricare nel Tom e nel Romashka, nei pressi della cittadina di Seversk, non sono (solo) i due reattori civili superstiti di quello che è stato il più grande complesso nucleare del mondo: il “Sibkhimkombinat” (Complesso Chimico Siberiano). A scaricare nei due fiumi c’è qualcun altro, con una capacità inquinante infinitamente più grande. Qualcuno che è e vuole rimanere segreto.

Carpenter è il direttore, a Seattle, del Government Accountability Project (GAP), un gruppo di ecologisti statunitensi impegnati nella lotta all’inquinamento nucleare. I campioni prelevati nei fiumi Tom e Romashka, in Siberia, li ha raccolti lo scorso mese di agosto, insieme ad alcuni esponenti degli Scienziati siberiani per la responsabilità globale, nei pressi della città di Tomsk, in luoghi accessibili a tutti, dove la gente va a pescare e gli animali a pascolare. I campioni sono stati analizzati in laboratori specializzati in Russia, in Canada e negli Stati Uniti. E tutti hanno misurato il medesimo livello di inquinamento radioattivo. Mille e più volte superiore del livello massimo consentito nelle acque potabili degli Stati Uniti.

Il complesso nucleare più grande del mondo
Thomas Carpenter ha reso pubblica la sua denuncia lo scorso mese di novembre. La autorità di Tomsk hanno immediatamente e seccamente smentito, definendo “assolutamente assurda” la notizia. Il GAP ha invece ribadito la scoperta, definendo “fuori da ogni razionale controllo” il problema nucleare a Tomsk e ha invocato l’intervento urgente dell’AIEA, l’Agenzia internazionale dell’energia atomica, che da Vienna cerca di regolare, per conto delle Nazioni unite, l’utilizzo delle tecnologie nucleari nel mondo.

La denuncia e l’appello del Government Accountability Project sono stati raccolti e rilanciati dal Bulletin of the Atomic Scientist, la rivista dei fisici nucleari fondata nel 1945, all’indomani di Hiroshima, da Albert Einstein e Leo Szilard. E ripropongono la questione del “controllo razionale” delle scorie nucleari. Delle scorie della guerra fredda. Scorie di origine militare, disseminate nell’ambiente, nel più grande segreto e con la più grande superficialità. Scorie sul cui impatto sanitario ed ecologico si conosce poco, quasi nulla. Per cercare di dare una dimensione alla questione, si deve ripercorrere la storia del “Sibkhimkombinat”. Seversk è una città della Siberia, appollaiata sul fiume Tom, 15 chilometri a Nordest di Tomsk. Oggi conta 107.000 abitanti. Fino al 1992 Seversk non esisteva. Non sulle carte geografiche, almeno. Era una delle città segrete dell’Unione Sovietica. Classificata con una sigla, Tomsk-7, e accessibile al resto dei cittadini sovietici solo attraverso una casella postale. Il motivo è che Seversk era stata scelta, già dal 1949, per ospitare il più grande complesso nucleare del mondo. Quello che ha realizzato la gran parte delle decine di migliaia di testate nucleari montate su missili (45.000 delle quali dispiegate solo nel 1986) che hanno fatto dell’Unione Sovietica, insieme agli Stati Uniti, una superpotenza atomica. Il “Sibkhimkombinat”, collocato 15 chilometri a Ovest della città, era stato inaugurato nel 1954. A regime poteva contare su cinque reattori nucleari militari, un impianto di separazione chimica, uno per il riprocessamento dell’uranio e del plutonio, un impianto di arricchimento dell’uranio e, infine, un sistema di stoccaggio dei rifiuti nucleari. A Seversk oggi funziona un solo reattore militare (è lui il responsabile del carico inquinante equivalente a 10.000 reattori civili che avvelena il Tom e il Romanska?). Nel complesso lavorano ancora 15.000 persone. E, in 50 diversi siti, trovano ospitalità scorie radioattive liquide e solide per un totale stimato in circa 40 milioni di metri cubi. I rifiuti solidi, per un totale di 127.000 metri cubi, sono conservati in un bunker nel sottosuolo, in contenitori con pareti spesse 1,5 metri.

Fino al 1982 i rifiuti liquidi venivano scaricati in due pozzi, B1 e B2, che coprono un’area di 75.000 metri quadrati. I due pozzi non erano – e non sono – chiusi in alcun modo. In una ventina di anni vi sono stati scaricati in totale 280.000 metri cubi di liquidi contenenti isotopi radioattivi a lunga vita per un totale stimato di 4,6 milioni di TBq (miliardi di bequerel). Gli animali che si aggirano nei dintorni, è cosa nota da tempo, sono tutti contaminati. Dal 1982 i rifiuti liquidi radioattivi vengono depositati in pozzi più attrezzati. In particolare i rifiuti a basso livello di radioattività vengono pompati in strati di sabbia posti tra 240 e 290 metri nel sottosuolo; mentre quelli ad alto livello di radioattività vengono depositati in strati di sabbia collocati a una profondità di 310-340 metri. Questi siti ospitano qualcosa come 36 milioni di metri cubi di liquidi radioattivi, per un totale stimato di 40 milioni di TBq. Solo per fare un paragone, l’intero ammontare dei rifiuti radioattivi in Italia non supera i 25.000 metri cubi. Per quello che se ne sa, il “Sibkhimkombinat” ha subìto, nel corso della sua storia, 23 incidenti. Il più grave si è verificato il 6 aprile del 1993: un’esplosione ha rilasciato nell’ambiente 4,3 TBq. Il fall-out della nube radioattiva è giunto a 120 chilometri di distanza.

Tuttavia non sono gli incidenti, il grande problema di Seversk. Sono i 40 milioni di metri cubi di rifiuti nucleari. E’ un dilemma la loro gestione provvisoria. Che, come testimoniano vecchie indagine e i nuovi rilievi del GAP, è piuttosto lacunosa. Ed è un’incognita la loro collocazione definitiva. Nessuno a Seversk sa come contenere la diffusione nell’ambiente delle scorie nucleari. Nessuno sa quale sarà il loro destino futuro. Nessuno sa, in tutta la Russia, qual è la quantità delle scorie nucleari disseminate nell’ambiente in 40 anni di guerra fredda. E nessuno sa come minimizzare i rischi e riparare i danni prodotti dalle scorie della guerra fredda. Ma, anche ammesso che qualcuno sapesse cosa e come fare, nessuno in Russia ha i quattrini per mettere mano a un’opera che ha dimensioni semplicemente enormi.

Rifiuti di là dell’oceano
Per avere un’idea di massima della enormità del “controllo razionale” delle scorie della guerra fredda in Russia si può tentare un paragone con il problema dei rifiuti nucleari nell’altra grande superpotenza nucleare, gli Stati Uniti d’America. Anche qui, come hanno riconosciuto una serie di sentenze in tribunale e, poi, lo stesso governo federale, la gestione dei rifiuti radioattivi prodotti dalla corsa agli armamenti è stata piuttosto allegra. Per decenni nessuno (nessun civile, almeno) ha controllato dove e come questi rifiuti venissero collocati. Tutto è sempre stato in mano ai militari. E nel corso della guerra fredda nessuno, in USA come in URSS, si sognava di chiedere conto ai militari delle loro azioni. Così per decenni milioni di metri cubi di inquinanti radioattivi sono stati semplicemente pompati e sepolti nel sottosuolo, contaminando miliardi di metri cubi di suolo. In USA come in URSS, sono stati questi i campi di battaglia dove si è combattuta la guerra fredda.

Negli USA l’eredità delle scorie della guerra fredda ricade sulle spalle del Dipartimento dell’energia (DOE). Il dipartimento che sovrintende ai settori strategici della superpotenza statunitense: l’energia, la scienza e la produzione di armamenti nucleari. Ebbene, da almeno un decennio il DOE considera la gestione, provvisoria e definitiva, delle scorie nucleari il suo compito più importante. Nel solo anno 2000, infatti, per la gestione provvisoria dei rifiuti nucleari e dei loro effetti, il dipartimento ha speso 6,4 miliardi di dollari (più di 13.000 miliardi di lire): 300 milioni di dollari in più di quanto lo stesso DOE ha speso per la sicurezza nazionale (produzione di armi nucleari). E mezzo miliardo di dollari in più di quanto l’EPA (l’Environment Protection Agency) ha speso per affrontare tutte le altre questioni ambientali degli Stati Uniti.

Ma non basta. Per tentare di dare una collocazione definitiva alle scorie nucleari, che in tutti gli Stati Uniti occupano un volume di 37 milioni di metri cubi (un po’ meno, peraltro, di quelli che in Russia si trovano nella sola Seversk), e per cercare di decontaminare le aree dove in questo momento i rifiuti nucleari di origine militare si trovano, da una decina di anni il DOE ha messo in cantiere il più grande e costoso progetto, probabilmente, mai elaborato dall’uomo. Per risolvere questione delle scorie nucleari il DOE pensa di impiegare da 70 a 100 anni e conta di spendere da 200 a 1.000 miliardi di dollari (da 400.000 a due milioni di miliardi di lire).

Per grandi linee, il programma prevede:
a) decontaminare le aree inquinate (le principali sono dieci);
b) raccogliere il materiale radioattivo più pericoloso, disperso in svariati siti (vedi cartina) e di trasportarlo in due grandi depositi sotterranei per la sistemazione definitiva: uno, probabilmente nel New Mexico, destinato ad accogliere i rifiuti transuranici (contaminati, essenzialmente, da plutonio) a basso e medio livello di radioattività; l’altro, probabilmente nella Yucca Mountain del Nevada, destinato ad accogliere i rifiuti di livello radioattivo più elevato.

Il progetto deve risolvere altre questioni: decontaminare aree vastissime. Solo a Hanford, nello Stato di Washington, l’area infiltrata da decenni di scarichi di materiale radioattivo è vasta (almeno) 1450 chilometri quadrati (la metà della Valle d’Aosta); trovare una collocazione sicura per milioni di metri cubi di rifiuti meno pericolosi e con isotopi radioattivi a vita media relativamente breve; trovare un sistema che consenta il trasporto sicuro delle scorie più pericolose da tutti gli Stati Uniti verso il New Mexico e il Nevada; trovare una sistemazione sicura per isotopi radioattivi con una vita media dell’ordine delle decine di migliaia di anni. Per nessuno di questi obiettivi c’è una soluzione anche solo vagamente definitiva. Attualmente il dibattito sul sito della Yucca Mountain è ancora aperto. Dal 26 marzo del 1999, dieci anni dopo il progetto, è, invece, diventato operativo nel New Mexico il Waste Isolation Pilot Plant, l’impianto pilota per l’isolamento dei rifiuti transuranici a media e bassa intensità radioattiva. L’impianto, capace di accogliere 175.600 metri cubi di rifiuti transuranici, non è certo a regime. Per ora accoglie rifiuti misti. Solo da gennaio del 2002 inizierà ad accogliere carichi regolari di rifiuti transuranici provenienti da 10 diversi siti. E solo nell’ottobre del 2002 andrà a regime e sarà in grado di accogliere 17 carichi a settimana. Se tutto andrà bene, l’intero trasferimento dei transuranici potrà essere completato prima del 2034. La messa in sicurezza del deposito richiederà ancora cinque anni, e sarà completata nel 2039. Solo tra più di un secolo, nel 2134, cesseranno, infine, i controlli attivi e il contribuente cesserà di pagare uno dei tanti conti aperti della guerra fredda. Ancora più complicate e, probabilmente, più lunghe e onerose saranno, infatti, sia la sistemazione dei rifiuti che gli esperti statunitensi classificano a un livello “greater than class C”, superiori alla classe C, nella Yucca Mountain o altrove, sia la decontaminazione delle aree oggi inquinate.

Previsioni incerte e strategie da inventare
Il rischio che non tutto vada liscio e che, malgrado 200 o 1.000 miliardi di investimenti, le scorie nucleari continuino a minacciare il territorio statunitense anche fra cento e più anni non è affatto remoto. Lo dimostra una relazione della maggioranza repubblicana presentata alla competente Commissione commercio del Senato degli Stati Uniti. Secondo il report, la gran parte dei 3,4 miliardi di dollari spesi dal DOE, negli ultimi 11 anni, per mettere a punto circa mille nuove tecnologie di decontaminazione da rifiuti nucleari non hanno prodotto alcun risultato utile. Per esempio, sono state messe a punto 80 diverse tecnologie per ripulire o almeno stabilizzare 177 contenitori di rifiuti radioattivi particolarmente a rischio che si trovano a Hanford e, in pratica, nessuna di queste tecniche si è dimostrata davvero utile.

Il DOE smentisce la catastrofica relazione dei senatori repubblicani. Ma non più di tanto. Carolyn Huntoon, rappresentante del DOE, sostiene che almeno una tecnica su cinque tra quelle finanziate e messe a punto si è dimostrata utile (quattro su cinque sono risultate, dunque, davvero inutili) e che in 180 hanno trovato un’applicazione commerciale.

Resta il fatto che il più grande progetto mai finanziato dall’uomo sta partendo, anzi è partito, con tecnologie che ancora non sono state messe a punto. Gioco forza i tempi di realizzazione, i costi e, in definitiva, l’esito stesso del progetto secolare sono in discussione. E questo in un paese, gli Stati Uniti, che non difettano né di fondi, né di capacità tecnologica, né di organizzazione, né di determinazione. Cosa accadrà in un paese che, come la Russia, difetta di tutte queste componenti? La sensazione è che non sarà facile liberarsi dell’eredità della guerra fredda. E delle sue velenose scorie

Pubblicato in: armi nucleari, ecologia, energia nucleare, Scorie di guerra fredda, SCORIE NUCLEARI, smaltimento radioattivo, uranio | Lascia un commento »

Ma è più povero il governo italiano o quello russo?

Pubblicato da milionidieuro su 20 agosto 2008

Ma è più povero il governo italiano o quello russo?

notizia trovata su L’espresso 06/08/08

Perché mentre le aziende statali di Mosca si arricchiscono, alimentando investimenti in tutto il mondo e finanziando la vita dorata dei nuovi boiardi tra megayacht e ville, i cittadini italiani continuano a finanziare il disarmo nucleare dell’ex Urss. I nostri governi faticano a trovare un posto per le scorie radioattive di Caorso e affini, ma sono prodighi di doni per aiutare il Cremlino nella pulizia atomica. In base agli accordi firmati da Putin e Berlusconi nel 2003 stiamo spendendo 360 milioni di euro per un piano decennale di bonifica dei sottomarini sovietici. Per questa caccia all’Ottobre rosso a carico del contribuente, la scorsa settimana il ministro Scajola ha firmato il contratto per la costruzione di una nave speciale, destinata al trasporto di combustibile nucleare. Costo? Oltre 70 milioni di euro, finanziati dal ministero dello Sviluppo economico. L’unica buona notizia è che sarà prodotta Fincantieri in Liguria, poi verrà consegnata ai russi.

Domanda: ma siamo sicuri che non possano fare a meno del nostro soccorso? E che con quei fondi si possa fare qualcosa di più utile in casa nostra?

Pubblicato in: CONSIDERAZIONI, CURIOSITà, no al nucleare, POLITICA, REICH, uranio, VERGOGNA | Lascia un commento »

allarme a Tricastin 29-07-2008 la stampa.it

Pubblicato da milionidieuro su 29 luglio 2008

GRENOBLE
Nuovo allarme alla centrale
nucleare di Tricastin a 40 chilometri da Avignone, nel sud della
Francia. Un centinaio di impiegati sono stati sgomberati dall’impianto
a causa dell’allarme lanciato dopo una nuova fuoruscita di polvere
radioattiva dal reattore No4.

Sulle 127 persone sgomberate, 45
sono state condotte nell’infermeria. Due operai presentano «tracce
estremamente deboli» di radioattività definite «non significative».
«Siamo al di sotto della soglia», ha rassicurato Jean Girardi, un
ingegnere della centrale che ha parlato con la televisione privata Lci.
Un portavoce di Edf ha comunque subito rassicurato: «Nessun incidente,
è stato solo un allarme intempestivo».«Il medico – ha aggiunto il
portavoce – ha concluso che non c’è alcuna contaminazione».
Un’inchiesta verrà comunque aperta – ha aggiunto – per verificare la
causa che ha fatto scattare l’allarme.

Sono tuttavia in corso
indagini per individuare le cause dell’incidente che si è prodotto
verso 9.30 di oggi nell’edificio del reattore No4, attualmente fermo
per manutenzione. Negli ultimi giorni la centrale di Tricastin ha
destato allarme. Dall’inizio del mese si sono verificati due incidenti
a Tricastin: il primo il 7 luglio nella filiale di smaltimento di
rifiuti della Socatri con la diffusione, nelle acque dei fiumi Gaffiere
e Lauzon di 74 chili di uranio. Il secondo incidente si è registrato il
23 luglio e ha contaminato «leggermente» e senza conseguenze 100
operai. Anche su questi episodi sono state aperte delle indagini.

Pubblicato in: ELENCO INCIDENTI NUCLEARI, fughe radioattive, incidente nucleare, no al nucleare, Tricastin incidente, uranio | Lascia un commento »

Fuoriuscite di acque contaminate 18-07-2008

Pubblicato da milionidieuro su 19 luglio 2008

PARIGI- Fuoriuscite di acque contaminate da elementi radioattivi,
“senza impatto sull’ambiente”, sono state registrate in un impianto
della Areva a Romans-sur-Isere, nel dipartimento della Drome, nel
sud-est della Francia. Lo ha reso noto stamane l’Autorithy francese per
la sicurezza nucleare.

Il
nuovo incidente, mentre non si placano le polemiche intorno alla
centrale nucleare di Tricastin, la seconda più grande di Francia dopo
quella di Le Hague, teatro 10 giorni fa di un riversamento accidentale
di acque usate contenenti uranio nei fiumi vicini, affluenti del
Rodano. Sull’impianto e sulle società che lo gestiscono, Socatri e
Areva Nc (entrambe filiali del colosso energetico Areva), da giorni
piovono critiche da associazioni ambientaliste e autorità di vigilanza.
Innanzitutto per la gestione approssimativa dell’incidente, una piccola
perdita che a causa di “una catena di disfunzioni ed errori umani”,
come la definisce l’Autorità di sicurezza nucleare (Asn), si è
trasformata in una contaminazioni ambientale. Tutto è cominciato,
secondo la ricostruzione degli ispettori Asn ripresa dal sito
d’informazione Mediapart.fr, alle 19 del 7 luglio, quando un allarme ha
segnalato un livello di liquido troppo alto in una cisterna di raccolta
delle acque usate per la pulitura degli impianti. Secondo gli
indicatori, però, tutte le paratie di accesso alla cisterna erano
chiuse, quindi i tecnici hanno concluso che l’allarme fosse difettoso e
se ne sono disinteressati, senza notare che una paratia difettosa
lasciava in realtà filtrare parte dell’acqua. La cisterna ha così
continuato a riempirsi fino alle 23, quando una ronda notturna ha
notato che traboccava, versando acqua in un bacino di raccolta
sottostante.

Niente di grave, se non fosse che il bacino era a
sua volta fallato, e il liquido filtrava in un cantiere vicino e da lì
nel terreno. Solo alle 4 di mattina, oltre 8 ore dopo il primo allarme,
i responsabili hanno realizzato che l’acqua, contenente 12 grammi di
uranio per litro, si era riversata nei fiumi circostanti. E solo
un’altra ora e mezza dopo l’hanno comunicato alle autorità. Un
comportamento che ha spinto l’Asn a chiedere a Socatri, società
responsabile dell’impianto, di interromperne subito le attività, e a
inviare un verbale d’infrazione alla procura di Carpentras per
l’eventuale apertura di un’indagine giudiziaria. Non è però la prima
volta che l’Autorità se la prende con Socatri per la gestione delle
stazioni di Tricastin. Nel rapporto, datato maggio 2007, sullo stato
della sicurezza nucleare e della radioprotezione nella regione
Rhone-Alpes, infatti, l’Asn rilevava una serie di “scarti”, ovvero
piccoli errori, nel trattamento dei residui di lavorazione, in
particolare per quanto riguarda le emissioni di carbonio 14 e tritium
(idrogeno radioattivo), superiori ai limiti di legge. “Si trattava di
disfunzioni serie, ma non è stato fatto niente – ha commentato Corinne
Castanier, presidente della Commissione di ricerca e d’informazione
indipendente sulla radioattività (Criirad) – l’Asn è troppo permissiva,
sanziona molto raramente i gestori”. E poi c’é il mistero della falda
acquifera ‘AEP4′. Secondo i prelievi effettuati negli scorsi giorni
dall’Istituto di radioprotezione e sicurezza nucleare (Irsn), contiene
livelli troppo elevati di uranio, ma data la sua posizione, oltre 2 km
a sud dell’impianto di Socatri, la causa non può essere il recente
incidente. “Una presenza naturale”, ha sentenziato il direttore
aggiunto dell’Irsn Jean-Christophe Gariel, o una “marcatura precedente”
delle fonti radioattive. Ma secondo la Criirad, la colpa sarebbe invece
di un deposito interrato di scorie provenienti da un vecchio impianto
di arricchimento dell’uranio per scopi militari. Una fossa profonda
alcuni metri, priva di protezioni stagne, in cui tra il 1966 e il 1976
sono state sepolte 760 tonnellate di barriere usate per separare
l’uranio fissile usato nelle armi da quello naturale, contenenti 2 o 3
tonnellate di materiale radioattivo. Un’anomalia segnalata già nel 1998
in un rapporto dell’Alto commissariato all’energia atomica, secondo cui
circa 900 kg di uranio erano filtrati dal deposito nel terreno fino
alla vicina falda acquifera, di cui era quindi stato disposto il
prosciugamento

Pubblicato in: Areva, fughe radioattive, incidente nucleare, INCIDENTI, no al nucleare, notizie, uranio | Lascia un commento »

FALDA CONTAMINATA NEI PRESSI DELLA CENTRALE DI TRICASTIN

Pubblicato da milionidieuro su 16 luglio 2008

16-07-2008
PARIGI – Ancora polemiche sulla centrale nucleare di Tricastin, nel
sud della Francia, 10 giorni dopo la fuoriuscita da un impianto di
acque usate contenenti 8,2 grammi al litro di uranio naturale. Il
problema stavolta non sono però le acque superficiali dei fiumi
Gaffiere e Lauzon, in cui secondo i dati dell’Istituto di
radioprotezione e sicurezza nucleare (Irsn) c’é una “diminuzione
regolare del livello di uranio”, ma 4 punti di prelievo d’acqua in
profondità, falde freatiche e pozzi privati, in cui la concentrazione
di uranio supera la soglia massima fissata dall’Organizzazione mondiale
della sanità di 15 microgrammi per litro.

Particolari
preoccupazioni suscita il punto ‘AEP4′, oltre 2km a sud della centrale,
dove negli ultimi giorni sono stati rilevati tassi di uranio molto alti
e fluttuanti, con un picco di 64 microgrammi/litro il 9 luglio. Una
contaminazione che, spiega un comunicato dell’Irsn, “non può essere
spiegata dal rigetto accidentale avvenuto l’8 luglio, tenuto conto
della distanza che separa il punto dal fiume e della velocità di
deflusso delle acque nella falda”. Le cause dell’anomalia, dunque,
restano un mistero. Anche perché, precisa il quotidiano Le Parisien,
tassi simili erano già stati rilevati prima dell’incidente, durante
un’inchiesta della Direzione dipartimentale degli affari sanitari e
sociali. Tra le ipotesi avanzate dall’Irsn, per bocca del direttore
aggiunto all’Ambiente Jean-Christophe Gariel, “una presenza di uranio
naturale” o una “marcatura precedente” delle fonti radioattive, oltre
all’”idrogeologia molto complessa dell’area” che spiegherebbe le
disparità.

Secondo la Commissione di ricerca e d’informazione
indipendente sulla radioattività (Criirad), invece, la colpa sarebbe da
attribuire a un deposito interrato di scorie di un impianto militare di
arricchimento dell’uranio attivo a Tricastin dal 1964 al ’96. ”Vicino
all’attuale sito della centrale nucleare – spiega la presidente di
Criirad Corinne Castaigner – c’era una fabbrica per la produzione di
armi atomiche, dove si utilizzava uranio molto arricchito. Per anni i
suoi residui di lavorazione sono stati sepolti sotto terra, senza
precauzioni”. Ciò avrebbe consentito, prosegue, “che l’acqua piovana
scorresse a contatto con le scorie, trascinando l’uranio nel terreno”.
Un’anomalia riscontrata anche da un rapporto del 1998 dell’Alto
commissariato all’energia atomica. La Socatri, società satellite di
Areva responsabile gli impianti di Tricastin, ha però assicurato che le
scorie interrate “non costituiscono un rischio sanitario per la
popolazione” e “non hanno alcun legame” con l’inquinamento delle acque
sotterranee.

Pubblicato in: fughe radioattive, incidente nucleare, INCIDENTI NUCLEARI, no al nucleare, notizie, Tricastin incidente, uranio | Lascia un commento »

Nucleare: risorse solo per 70 anni 14-07-2008

Pubblicato da milionidieuro su 14 luglio 2008

(ANSA) – ROMA, 14 LUG – Settanta anni: secondo Greenpeace non andranno oltre le risorse di uranio presenti al mondo che alimentano i 439 reattori esistenti. Le risorse ‘ragionevolmente sicure’ di uranio – ha spiegato l’associazione ambientalista in una conferenza stampa, citando l’ultimo rapporto Ianea-Nea – ammontano a 3,3 milioni di tonnellate e il consumo attuale di uranio e’ di quasi 70 mila tonnellate: per questo motivo, agli attuali livelli di consumo, le risorse basteranno, al massimo, per 70 anni.

Pubblicato in: energia nucleare, no al nucleare, uranio | Lascia un commento »

 
Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.