ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

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Archivio per la categoria ‘TUMORE’

CANCRO : resveratrolo, sostanza contenuta nel vino rosso, aiuta a prevenire il cancro

Pubblicato da milionidieuro su 16 giugno 2009


Tutti ne lodano gli effetti, ma nessuno sa come agisce. Ora i ricercatori della School of Biomedical Sciences dell’Universita’ di Queensland, in Australia, hanno scoperto il modo in cui il resveratrolo, una sostanza contenuta nel vino rosso, lavora all’interno dell’organismo umano.

Gli scienziati hanno appurato che il resveratrolo aiuta a prevenire il cancro accrescendo il processo di apoptosi, il meccanismo che programma la ”pulizia” delle cellule morte, rafforza il cuore proteggendone le cellule, rimuove le sostanze reattive ossidanti e infine migliora l’approvvigionamento del sangue ai tessuti.

Durante lo studio, i cui risultati saranno pubblicati sul numero di settembre di Alcoholism: Clinical & Experimental Research, gli scienziati hanno rilevato che la sostanza viene assorbito dall’organismo attraverso il flusso sanguigno, mentre resta inattiva nel fegato e nell’intestino: ”E’ interessante notare – spiega Stephen Taylor, che ha partecipato alla ricerca – che se il vino viene assunto lentamente, il resveratrolo assorbito attraverso le mucose della bocca raggiunge un livello fino a 100 volte superiore nel sangue, rispetto a quando viene deglutito velocemente”.

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cancro :Più ‘ intelligenti e quindi più a rischio cancro?

Pubblicato da milionidieuro su 12 giugno 2009


Piu’ intelligenti e quindi piu’ a rischio cancro? I bassi tassi di incidenza di tumore negli scimpanze’ hanno portato i ricercatori del Georgia Tech’s School of Biology e dell’Ovarian Cancer Institute coordinati da John McDonald a sospettare che la maggiore capacita’ cerebrale degli uomini sia responsabile della maggiore diffusione della malattia. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Medical Hypothesis: ”I test suggeriscono che una delle ragioni di questa differenza tra esseri umani e scimpanze’ – spiega McDonald – potrebbe risiedere nell’apoptosi, uno dei piu’ importanti meccanismi tramite cui il nostro corpo elimina le cellule tumorali. Gli uomini sono piu’ intelligenti degli scimpanze’ e quindi geneticamente piu’ restii ad auto-distruggere le proprie cellule”.

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TUMORI: Da un campione di sangue si può conoscere l’aggressività di un tumore

Pubblicato da milionidieuro su 8 giugno 2009


Da un campione di sangue si può conoscere l’aggressività di un tumore. In base alle cellule «malate» presenti: per il tumore al seno e per quello alla prostata il numero è 5, per il colon è 3. Che cosa significa? Nel cancro al seno, per esempio: se le cellule tumorali circolanti nel sangue sono da zero a 4 non è aggressivo, se sono 5 o più allora lo è. Finora il termine «aggressivo» era statistico. Di facile comprensione per i pazienti, ma non misurabile. Oggi, grazie a una macchina «leggi sangue», diventa misurabile scientificamente. Gli studi, in vari centri del mondo, stanno individuando il numero magico per ogni tumore. Non solo. Un domani si potranno individuare le cellule staminali del tumore: «insensibili» alle cure e capaci, se presenti, di innescare metastasi e di far «riapparire» il male anche quando sembra sconfitto. Questo è il tema di Pier Giuseppe Pelicci nello Ieo day 2009 di lunedì 8 giugno, «vetrina» dell’Istituto milanese guidato da Umberto Veronesi. I dati sulle cellule tumorali circolanti nel sangue sono uno dei «fiori all’occhiello» dell’Istituto europeo di oncologia di via Ripamonti. Ne parlerà Maria Teresa Sandri, direttore della Medicina di laboratorio, che allo Ieo day annuncerà anche la ricerca appena avviata per caratterizzare, con questo esame del sangue, le cellule tumorali isolate e «vedere» se esprimono determinati «agganci» di superficie (recettori) bersaglio dei farmaci intelligenti. La cura mirata, «personalizzata», di cui si è parlato all’Asco (il congresso degli oncologi americani) di Orlando, avrà in questo esame di laboratorio il miglior complice.

LA «MACCHINA» – Il campione di sangue prelevato dal paziente si affida alla nuova macchina che in tre ore e mezza, grazie ad appositi reagenti, seleziona le cellule tumorali poi esaminate al microscopio a fluorescenza: si vede se sono tumorali, quante sono, se sono morte o vive. Le morte non fanno numero. Messa a punto negli Stati Uniti 6-7 anni fa, approvata dall’agenzia americana del farmaco (Fda) nel 2008, la strumentazione (classificata l’anno scorso dalla Cleveland Clinic tra le 10 apparecchiature più innovative in ambito medico-scientifico) è stata finora utilizzata per «tarare» i possibili esami. In Italia è anche a Padova, Prato, Brescia e Napoli. A Roma è arrivata ma non è ancora operativa. Solo negli Stati Uniti, ma in pochi centri, l’esame del sangue per conoscere l’aggressività del tumore è già entrato nella routine clinica. Presto dovrebbe essere lo stesso in Italia e in Europa. «La rilevazione della presenza delle cellule tumorali circolanti nel sangue — spiega Maria Teresa Sandri — permette una valutazione della prognosi del tumore e offre una fotografia dello stato della malattia, permettendo all’oncologo una gestione terapeutica più mirata ed efficace. Evitando i trattamenti inutili. Da noi questa tecnica è utilizzata da circa quattro anni nell’ambito di diversi protocolli di ricerca clinica».

I RISULTATI – I risultati di questi studi saranno illustrati durante lo Ieo day dalla Sandri. In sintesi? «In Istituto abbiamo analizzato circa 300 pazienti con tumore al seno, 50 pazienti con tumore alla prostata e 20 con tumori al colon. I risultati confermano che la presenza e la persistenza di cellule tumorali circolanti in prelievi di sangue eseguiti nel tempo sullo stesso paziente indicano una malattia più aggressiva e più resistente ai farmaci. In America è appena iniziato uno studio in pazienti affette da tumore della mammella metastatico, nelle quali la terapia può venire precocemente variata sulla base della persistenza di cellule tumorali circolanti». Lo Ieo day 2009 è anche compleanno: l’Istituto fondato da Veronesi celebra i 15 anni di attività. Interverranno: il viceministro Ferruccio Fazio, il governatori Roberto Formigoni, l’Assessore regionale alla sanità Luigi Bersani e l’Assessore alla salute del Comune Landi di Chiavenna. Oltre al presidente dello Ieo Carlo Buora e all’amministratore delegato Carlo Ciani. Umberto Veronesi, padrone di casa, festeggerà il suo Ieo raccontando i «15 anni di ricerca e cura», le scoperte fatte e le prospettive future. Infine l’annuncio della «Scuola di chirurgia robotica», diretta da Bernardo Rocco.

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CANCRO: creato virus herpes ‘Sansone’ anti-cancro

Pubblicato da milionidieuro su 7 giugno 2009


È frutto della ricerca italiana il ‘Sansone’ dei virus herpes anti-cancro. Secondo i ricercatori dell’Università di Bologna – che hanno firmato lo studio – si tratta del primo virus herpes non depotenziato, ma geneticamente modificato per distruggere le cellule tumorali e risparmiare quelle sane, ad avere successo nei test in vivo. “Quando si manipola geneticamente un virus per poterlo usare come arma contro i tumori – spiega la virologa Gabriella Campadelli-Fiume dell’Università di Bologna, che ha guidato la ricerca – di solito lo si indebolisce, per renderlo innocuo verso l’organismo ospite e controllarlo meglio”.

Questo però “finisce spesso col renderlo poco aggressivo anche verso il tumore, e questa è una delle ragioni per cui questo filone di ricerca non è ancora sfociato in terapie anti-tumorali entrate nella pratica clinica. Noi – prosegue la scienziata – abbiamo invece scelto una strada più sofisticata”. Selezionato un patogeno, “ne abbiamo lasciato inalterata la virulenza, ma abbiamo tolto al virus le ‘chiavi’ proteiche con cui entra nelle cellule normali, e le abbiamo sostituite con ‘chiavi’ che gli consentono l’accesso alle sole cellule malate”.

Il risultato, come si legge su Pnas, è un virus ingegnerizzato “capace di distruggere i più maligni tra i tumori del seno e dell’ovaio”, che ogni anno, solo in Italia, colpiscono 42 mila persone e ne uccidono oltre 10 mila. Il nuovo virus, che l’ateneo ha già chiesto di brevettare, potrebbe inoltre contrastare con successo le metastasi cerebrali di questi tumori, che sono invece inaccessibili anche ai farmaci più innovativi. Le ‘chiavi’ su cui sono intervenuti i ricercatori bolognesi sono una porzione della glicoproteina D con cui il virus dell’Herpes simplex – da molti conosciuto come responsabile delle caratteristiche vescicole che si presentano sulle labbra in caso di influenza, stress, indebolimento – riesce normalmente a penetrare nelle cellule sane e a distruggerle.

I ricercatori hanno rimosso questo pezzetto del Dna virale e l’hanno sostituito con un’altra ‘chiave’: un anticorpo capace di aprire la ‘serratura’ (recettore) delle cellule dei tumori del seno e dell’ovaio che producono la proteina Her-2. E’ proprio questa molecola, che riveste in abbondanza le cellule cancerose nel mirino, a trasformale in bersaglio. Il virus modificato aggredisce infatti solo le cellule che ne sono ricoperte, risparmiando le altre.

L’infezione si autoalimenta, perché il virus si replica progressivamente fino a esaurimento delle cellule malate. Eliminato il tumore, non trovando più cellule in cui insediarsi, ‘Sansone’ è destinato, secondo i ricercatori, a estinguersi, a differenza della sua variante naturale che invece permane in forma silente nelle cellule sane, in attesa di manifestarsi alla prima occasione. L’efficacia del virus è stata misurata sui topi, in test condotti nei laboratori di Dipartimento di patologia sperimentale dell’ateneo bolognese nel corso degli ultimi dodici mesi. Il 60% dei topolini trattati è completamente guarito dal tumore, mentre nell’altro 40% se ne è inibita significativamente la crescita. Un altro aspetto innovativo del nuovo virus killer dei tumori è che, in qualità di variante dell’Herpes simplex – naturalmente dotato di una predilezione per le cellule nervose – ‘Sansone’ potrebbe rivelarsi efficace contro le metastasi cerebrali dei tumori Her-2, che invece i principali farmaci oggi comunemente adottati nella terapie non riescono a raggiungere.

Questi farmaci inoltre, tendono ad arrestare la crescita del tumore, ma non a distruggerlo, cosa che invece sembra riuscire molto bene all’herpes mutato. Il prossimo passo sarà quello di indagare la possibilità di veicolare il virus attraverso il sistema circolatorio, in modo da intercettare eventuali metastasi tumorali ignote, oltre ovviamente a sperimentare la terapia sull’uomo. Ma c’è un altro risvolto che sta particolarmente a cuore agli studiosi: questo successo sperimentale apre la strada ad altre simili manipolazioni genetiche del virus herpes, dotandolo, di volta in volta, delle ‘chiavi’ appropriate alle ‘serrature’ cellulari di altri tipi di cancro.

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CANCRO ALLA PROSTATA: DAGLI USA IL TEST IN TRE MINUTI

Pubblicato da milionidieuro su 19 maggio 2009


Un nuovo test superveloce per la diagnosi anticipata del cancro alla prostata e’ stato realizzato da un gruppo di studiosi statunitensi della Durham University del North Carolina (Usa) e dell’University of Maryland (Usa). I ricercatori, guidati da David Parker del Dipartimento di chimica della Durham University, hanno sviluppato una tecnica in grado di misurare in soli tre minuti, utilizzando energia luminosa, i livelli di citrato nella prostata. Il test, spiegano i ricercatori, potrebbe rivelarsi in futuro utile per la diagnosi, oltre che del cancro alla prostata, anche di altri disturbi legati all’apparato urinario, come la scarsa funzionalita’ renale.

Il citrato e’ una sostanza presente nella prostata anche in condizioni fisiologiche, per cui il cambiamento di livello di presenza della sostanza nella ghiandola puo’ essere indice di disfunzioni: ”Dal momento che le concentrazioni di citrato nel fluido prostatico diminuiscono sensibilmente nei primi mesi di insorgenza del carcinoma alla prostata – conclude Leslie Costello dell’University of Maryland – questa nuova tecnica permette di analizzare cio’ che sta accadendo rapidamente e in fase precoce”.

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Smog: può danneggiare il Dna in soli tre giorni

Pubblicato da milionidieuro su 19 maggio 2009


Respirare alcune sostanze inquinanti può danneggiare il Dna in soli tre giorni: alcuni geni vengono letteralmente ‘riprogrammati’ dallo smog, influendo sullo sviluppo di malattie come il tumore del polmone. A scoprirlo sono stati i ricercatori dell’università di Milano, guidati da Andrea Baccarelli, che hanno presentato i risultati delle loro analisi su 63 lavoratori di una fonderia in occasione della 105esima conferenza internazionale dell’America Thoracic Society di San Diego (Usa). “Recentemente – ha affermato Baccarelli – sono stati rilevati nel sangue e nei tessuti di pazienti con cancro del polmone modifiche anomale nella metilazione del Dna. Abbiamo voluto studiare questi cambiamenti prendendo come esempio individui sani, esposti ad alti livelli di inquinamento in un’industria”. Esaminando campioni ematici prelevati all’inizio di una settimana lavorativa, quindi il lunedì, e confrontandoli con quelli del giovedì, gli studiosi hanno rilevato cambiamenti consistenti a livello di quattro geni associati alla soppressione tumorale. “Le modifiche – sottolinea l’esperto – sono dunque visibili dopo soli tre giorni di esposizione a grandi quantità di sostanze inquinanti, simili a quelli che si trovano nell’aria delle grandi città”. La buona notizia è che si tratta di una condizione reversibile, “per cui, se si prendono i dovuti provvedimenti, è possibile ridurre il rischio di malattie provocate dallo smog”, conclude il ricercatore.

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Fumatori, un test delle urine per predire il rischio di cancro

Pubblicato da milionidieuro su 8 maggio 2009


La presenza di una sostanza potrebbe svelare quali tabagisti corrono maggiori rischi di ammalarsi

I ricercatori potrebbero aver scoperto perché alcuni fumatori si ammalano di tumore ai polmoni e altri no. L’ipotesi è stata esposta durante il convegno dell’American Association for Cancer Research a Denver. Che il tabacco aumenti notevolmente il rischio di cancro è un fatto ormai noto: più di un quarto di tutte neoplasie, nel mondo occidentale, è causata dall’abitudine alla sigaretta. Tumori non soltanto polmonari, ma che colpiscono anche l’esofago, la laringe, le corde vocali, la bocca, la vescica, il pancreas, il rene, lo stomaco e il sangue. «Ma quel che finora ci sfugge – ha spiegato Jian-Min Yuan, docente di Salute pubblica all’università del Minnesota – è il motivo per cui il danno delle sigarette si concretizzi in alcune in alcune persone e in altre no». In uno studio, Yuan e colleghi hanno ipotizzato che la presenza del metabolita NNAL nelle urine di un paziente possa aiutare a predire il rischio di un carcinoma polmonare. Il metabolita è un prodotto intermedio o finale delle reazioni chimiche del metabolismo e il NNAL, nello specifico, ha dimostrato – su cavie da laboratorio – di favorire la formazione di questa forma di cancro, ma ancora non sono state seguite verifiche su esseri umani.

LO STUDIO – I ricercatori hanno raccolto i dati di 18.244 uomini precedentemente arruolati in un altro studio (Shanghai Cohort Study) e quelli di 63.257 uomini e donne partecipanti al Singapore Chinese Health Study. Hanno poi condotto interviste riguardanti il livello di sigarette fumate, il tipo di dieta e altri fattori inerenti lo stile di vita. Infine, hanno raccolto campioni di sangue e urine di oltre 50mila pazienti. Per valutare il reale impatto di NNAL, gli studiosi hanno selezionato 246 fumatori che hanno poi sviluppato un carcinoma polmonare e 245 «colleghi tabagisti» che invece – nei 10 anni successivi alle interviste e ai test di sangue e urine – non si sono ammalati. I livelli di NNAL sono stati divisi in tre gruppi: confrontati con i pazienti con i livelli più bassi, i soggetti con un tasso medio del metabolita hanno dimostrato il 43 per cento di rischio superiore di sviluppare un tumore. Infine, nelle persone con i livelli di NNAL più elevati il pericolo è risultato più che doppio, anche in considerazione l’effettivo numero di sigarette fumate al giorno, il numero di anni in cui si è fumato e i livelli di cotonina (un metabolita della nicotina) presenti nelle urine. Anche il tasso di nicotina nella urine è stato preso in analisi: in presenza di NNAL, le persone con i livelli più alti hanno mostrato un rischio 8,5 volte superiore ai fumatori con un grado minore di nicotina. «L’abitudine al fumo è causa di un cancro polmonare – ha concluso Yuan -, ma ci sono circa 60 possibili carcinogeni nel tabacco e quanto più precisamente riusciamo a identificare i “colpevoli”, tanto meglio riusciamo a predire il rischio».

SMETTERE «FUNZIONA» – In Italia si stimano oltre 32mila nuovi casi di tumore ogni anno (circa 26mila uomini e 6mila donne) e sono quasi 30mila all’anno i decessi dovuti a questa malattia, che rappreresenta la prima ragione di morte oncologica negli uomini e la seconda nelle donne. Secondo l’ultimo rapporto Istat, la mortalità per cancro diminuisce del 2 per cento circa l’anno, ma nel caso di quello polmonare la riduzione riguarda solo gli uomini, mentre nelle donne i decessi sono aumentati dell’1,5 per cento. Bastano però cinque anni di stop al fumo per diminuire del 20 per cento il rischio di morire per un carcinoma polmonare e dimezzare quello per malattie coronariche. Dopo 30 anni dall’ultima bionda, il pericolo d’ammalarsi diventa uguale a quello di chi non ha mai fumato.

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