
Arriva anche in Italia la pillola anti-metastasi per il cancro al seno: e’ il farmaco, ‘lapatinib’, gia’ approdato in Europa nel 2008. E’ una molecola ad azione mirata che entra nelle cellule malate e blocca, ErbB1 e ErbB2, i recettori chiave della proliferazione del tumore al seno di tipo HER+, il piu’ aggressivo. Il farmaco sara’ somministrato con una modalita’ che prevede che l’azienda rimborsi le spese sostenute dall’ospedale per il farmaco se questo non fa effetto sulla paziente.
Archivio per la categoria ‘TUMORE AL SENO’
TUMORI: Da un campione di sangue si può conoscere l’aggressività di un tumore
Pubblicato da milionidieuro su 8 giugno 2009

Da un campione di sangue si può conoscere l’aggressività di un tumore. In base alle cellule «malate» presenti: per il tumore al seno e per quello alla prostata il numero è 5, per il colon è 3. Che cosa significa? Nel cancro al seno, per esempio: se le cellule tumorali circolanti nel sangue sono da zero a 4 non è aggressivo, se sono 5 o più allora lo è. Finora il termine «aggressivo» era statistico. Di facile comprensione per i pazienti, ma non misurabile. Oggi, grazie a una macchina «leggi sangue», diventa misurabile scientificamente. Gli studi, in vari centri del mondo, stanno individuando il numero magico per ogni tumore. Non solo. Un domani si potranno individuare le cellule staminali del tumore: «insensibili» alle cure e capaci, se presenti, di innescare metastasi e di far «riapparire» il male anche quando sembra sconfitto. Questo è il tema di Pier Giuseppe Pelicci nello Ieo day 2009 di lunedì 8 giugno, «vetrina» dell’Istituto milanese guidato da Umberto Veronesi. I dati sulle cellule tumorali circolanti nel sangue sono uno dei «fiori all’occhiello» dell’Istituto europeo di oncologia di via Ripamonti. Ne parlerà Maria Teresa Sandri, direttore della Medicina di laboratorio, che allo Ieo day annuncerà anche la ricerca appena avviata per caratterizzare, con questo esame del sangue, le cellule tumorali isolate e «vedere» se esprimono determinati «agganci» di superficie (recettori) bersaglio dei farmaci intelligenti. La cura mirata, «personalizzata», di cui si è parlato all’Asco (il congresso degli oncologi americani) di Orlando, avrà in questo esame di laboratorio il miglior complice.
LA «MACCHINA» – Il campione di sangue prelevato dal paziente si affida alla nuova macchina che in tre ore e mezza, grazie ad appositi reagenti, seleziona le cellule tumorali poi esaminate al microscopio a fluorescenza: si vede se sono tumorali, quante sono, se sono morte o vive. Le morte non fanno numero. Messa a punto negli Stati Uniti 6-7 anni fa, approvata dall’agenzia americana del farmaco (Fda) nel 2008, la strumentazione (classificata l’anno scorso dalla Cleveland Clinic tra le 10 apparecchiature più innovative in ambito medico-scientifico) è stata finora utilizzata per «tarare» i possibili esami. In Italia è anche a Padova, Prato, Brescia e Napoli. A Roma è arrivata ma non è ancora operativa. Solo negli Stati Uniti, ma in pochi centri, l’esame del sangue per conoscere l’aggressività del tumore è già entrato nella routine clinica. Presto dovrebbe essere lo stesso in Italia e in Europa. «La rilevazione della presenza delle cellule tumorali circolanti nel sangue — spiega Maria Teresa Sandri — permette una valutazione della prognosi del tumore e offre una fotografia dello stato della malattia, permettendo all’oncologo una gestione terapeutica più mirata ed efficace. Evitando i trattamenti inutili. Da noi questa tecnica è utilizzata da circa quattro anni nell’ambito di diversi protocolli di ricerca clinica».
I RISULTATI – I risultati di questi studi saranno illustrati durante lo Ieo day dalla Sandri. In sintesi? «In Istituto abbiamo analizzato circa 300 pazienti con tumore al seno, 50 pazienti con tumore alla prostata e 20 con tumori al colon. I risultati confermano che la presenza e la persistenza di cellule tumorali circolanti in prelievi di sangue eseguiti nel tempo sullo stesso paziente indicano una malattia più aggressiva e più resistente ai farmaci. In America è appena iniziato uno studio in pazienti affette da tumore della mammella metastatico, nelle quali la terapia può venire precocemente variata sulla base della persistenza di cellule tumorali circolanti». Lo Ieo day 2009 è anche compleanno: l’Istituto fondato da Veronesi celebra i 15 anni di attività. Interverranno: il viceministro Ferruccio Fazio, il governatori Roberto Formigoni, l’Assessore regionale alla sanità Luigi Bersani e l’Assessore alla salute del Comune Landi di Chiavenna. Oltre al presidente dello Ieo Carlo Buora e all’amministratore delegato Carlo Ciani. Umberto Veronesi, padrone di casa, festeggerà il suo Ieo raccontando i «15 anni di ricerca e cura», le scoperte fatte e le prospettive future. Infine l’annuncio della «Scuola di chirurgia robotica», diretta da Bernardo Rocco.
Pubblicato in: cancro al seno, CELLULE TUMORALI, oncologia, PROSTATA, SALUTE, SANGUE, SENO, TUMORE, TUMORE AL SENO, TUMORE ALLA PROSTATA | Lascia un commento »
CANCRO: creato virus herpes ‘Sansone’ anti-cancro
Pubblicato da milionidieuro su 7 giugno 2009

È frutto della ricerca italiana il ‘Sansone’ dei virus herpes anti-cancro. Secondo i ricercatori dell’Università di Bologna – che hanno firmato lo studio – si tratta del primo virus herpes non depotenziato, ma geneticamente modificato per distruggere le cellule tumorali e risparmiare quelle sane, ad avere successo nei test in vivo. “Quando si manipola geneticamente un virus per poterlo usare come arma contro i tumori – spiega la virologa Gabriella Campadelli-Fiume dell’Università di Bologna, che ha guidato la ricerca – di solito lo si indebolisce, per renderlo innocuo verso l’organismo ospite e controllarlo meglio”.
Questo però “finisce spesso col renderlo poco aggressivo anche verso il tumore, e questa è una delle ragioni per cui questo filone di ricerca non è ancora sfociato in terapie anti-tumorali entrate nella pratica clinica. Noi – prosegue la scienziata – abbiamo invece scelto una strada più sofisticata”. Selezionato un patogeno, “ne abbiamo lasciato inalterata la virulenza, ma abbiamo tolto al virus le ‘chiavi’ proteiche con cui entra nelle cellule normali, e le abbiamo sostituite con ‘chiavi’ che gli consentono l’accesso alle sole cellule malate”.
Il risultato, come si legge su Pnas, è un virus ingegnerizzato “capace di distruggere i più maligni tra i tumori del seno e dell’ovaio”, che ogni anno, solo in Italia, colpiscono 42 mila persone e ne uccidono oltre 10 mila. Il nuovo virus, che l’ateneo ha già chiesto di brevettare, potrebbe inoltre contrastare con successo le metastasi cerebrali di questi tumori, che sono invece inaccessibili anche ai farmaci più innovativi. Le ‘chiavi’ su cui sono intervenuti i ricercatori bolognesi sono una porzione della glicoproteina D con cui il virus dell’Herpes simplex – da molti conosciuto come responsabile delle caratteristiche vescicole che si presentano sulle labbra in caso di influenza, stress, indebolimento – riesce normalmente a penetrare nelle cellule sane e a distruggerle.
I ricercatori hanno rimosso questo pezzetto del Dna virale e l’hanno sostituito con un’altra ‘chiave’: un anticorpo capace di aprire la ‘serratura’ (recettore) delle cellule dei tumori del seno e dell’ovaio che producono la proteina Her-2. E’ proprio questa molecola, che riveste in abbondanza le cellule cancerose nel mirino, a trasformale in bersaglio. Il virus modificato aggredisce infatti solo le cellule che ne sono ricoperte, risparmiando le altre.
L’infezione si autoalimenta, perché il virus si replica progressivamente fino a esaurimento delle cellule malate. Eliminato il tumore, non trovando più cellule in cui insediarsi, ‘Sansone’ è destinato, secondo i ricercatori, a estinguersi, a differenza della sua variante naturale che invece permane in forma silente nelle cellule sane, in attesa di manifestarsi alla prima occasione. L’efficacia del virus è stata misurata sui topi, in test condotti nei laboratori di Dipartimento di patologia sperimentale dell’ateneo bolognese nel corso degli ultimi dodici mesi. Il 60% dei topolini trattati è completamente guarito dal tumore, mentre nell’altro 40% se ne è inibita significativamente la crescita. Un altro aspetto innovativo del nuovo virus killer dei tumori è che, in qualità di variante dell’Herpes simplex – naturalmente dotato di una predilezione per le cellule nervose – ‘Sansone’ potrebbe rivelarsi efficace contro le metastasi cerebrali dei tumori Her-2, che invece i principali farmaci oggi comunemente adottati nella terapie non riescono a raggiungere.
Questi farmaci inoltre, tendono ad arrestare la crescita del tumore, ma non a distruggerlo, cosa che invece sembra riuscire molto bene all’herpes mutato. Il prossimo passo sarà quello di indagare la possibilità di veicolare il virus attraverso il sistema circolatorio, in modo da intercettare eventuali metastasi tumorali ignote, oltre ovviamente a sperimentare la terapia sull’uomo. Ma c’è un altro risvolto che sta particolarmente a cuore agli studiosi: questo successo sperimentale apre la strada ad altre simili manipolazioni genetiche del virus herpes, dotandolo, di volta in volta, delle ‘chiavi’ appropriate alle ‘serrature’ cellulari di altri tipi di cancro.
Pubblicato in: anti-cancro, CANCRO, DNA, glicoproteina D, herpes, Herpes simplex, proteina Her-2, RICERCHE SUI TUMORI, SALUTE, Sansone, TUMORE, TUMORE AL SENO, TUMORE ALLE OVAIE, virus herpes | Lascia un commento »