ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

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Archivio per la categoria ‘terremoto abruzzo’

DIRITTI GLOBALI: RAPPORTO 2009, CODICE ROSSO PER CLIMA IN ITALIA

Pubblicato da milionidieuro su 29 maggio 2009


Se lo stato di salute del mondo e’ da codice rosso, anche l’Italia e’ messa male e si differenzia da molti Paesi dell’UE per la totale assenza di una qualsiasi politica di governo delle emissioni. Lo evidenzia il Rapporto sui Diritti Globali che aggiunge: ”Abbiamo anche il poco onorevole primato di aver visto votare in Senato, presentata da una folta schiera di parlamentari del PdL il 1* aprile 2009, una mozione che non solo nega i cambiamenti climatici, ma anche le loro cause e conseguenze, nonche’ le responsabilita’ dell’uomo nel global warming. Non a caso il Belpaese e’ il terzo nella classifica europea dei maggiori emettitori (era il quinto nel 1990), si attesta su un consistente +17,5% sopra l’obiettivo di riduzione che dovra’ essere raggiunto al 2012 e in fatto di rinnovabili e’ il fanalino di coda dell’Unione. L’unico provvedimento, per altro di dubbia efficacia, preso dal governo sul fronte energetico e’ l’accordo siglato con la Francia per riportare il nucleare nel Paese”.

Insieme al sistema energetico dominato dagli idrocarburi – evidenzia il Rapporto – il punto dolente dello Stivale rimane la mobilita’: gli spostamenti delle merci si svolgono in larga parte su strada (74% del totale per il trasporto delle merci) cosi’ come quelli personali, non a caso la mobilita’ motorizzata pro capite, attestata a oltre 13.500 chilometri l’anno, e’ superiore del 30% rispetto alla media europea. Non c’e’ da stupirsi, dunque, se nel 2007 il 65% di tutte le stazioni di monitoraggio dell’aria ha registrato il superamento del valore limite giornaliero del PM10 (50microgrammi/metro cubo per non oltre 35 giorni all’anno), con una situazione eccezionalmente critica nelle regioni padane e a Roma (oltre l’80% dei casi in Emilia, Lombardia, Piemonte e Lazio).

Un’altra questione irrisolta e’ quella dei rifiuti, che non solo aumentano in quantita’, ma vengono smaltiti al 54% in discarica (Legambiente, 2009 a).

Tra i primati negativi dell’Italia – afferma ancora il Rapporto - c’e’ anche quello di essere il quarto maggiore consumatore di acqua potabile al mondo. E restando in tema di consumo di risorse naturali, nei cinque lustri che vanno dal 1980 al 2005 sono stati edificati quasi sei milioni di ettari di suolo agricolo.

Passando dal lecito all’illecito, nel Belpaese continuano ad aumentare gli ecoreati, che nel 2007 si attestavano sulla considerevole cifra di 30.300 casi.

Per il Belpaese il 2009 sara’ ricordato anche come l’anno del terremoto in Abruzzo. Un sisma che nella sua punta massima del 6 aprile ha toccato la magnitudo 5,8 sulla scala Richter, ma che e’ stato preceduto da numerosi fenomeni sismici e al quale hanno seguito migliaia di repliche. Ma soprattutto un sisma che in rapporto alla sua forza e a quanto avviene nel resto del mondo ha fatto un enorme numero di morti: 297 vittime sepolte sotto le macerie di edifici antisismici e in cemento armato, che avrebbero dovuto tenere. Ma che, complici il cemento allungato con sabbia di mare, i materiali scadenti utilizzati per le costruzioni, i collaudi e i certificati di agibilita’ a dir poco compiacenti, si sono sgretolati come castelli di carta. Una strage a cavallo tra il ”naturale” e il ”criminale”.

E proprio gli eccessivi danni del terremoto hanno fatto scattare le indagini della magistratura.

Per avere qualche segnale positivo bisogna volgere lo sguardo verso gli stili di vita e di consumo responsabili.

L’Italia, infatti, e’ diventata leader europeo per numero di licenze di prodotti con marchio ecolabel (31% sul totale europeo) e grande e’ stato anche il successo dei sistemi di gestione ambientale (13.132 siti certificati ISO 14001 nel 2008). In crescita anche l’agricoltura biologica (1.150.253 ettari nel 2007 contro i 70.674 del 1994), dove si registra anche un forte sviluppo nel settore degli allevamenti biologici, e il settore della ricettivita’ diffusa (dal 19% del 2000 al 23% del 2007), dai bed & breakfast agli agriturismo, legata alle risorse naturali e fatta del recupero degli insediamenti esistenti.

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TERREMOTI :Ecco come si possono prevedere i terremoti.

Pubblicato da milionidieuro su 20 aprile 2009


INTERVISTA A Giampaolo Giuliani da Claudio Messora
www.byoblu.com

Claudio Messora: «Sono con Giampaolo Giuliani. Vorrei chiarire con lui, per i non esperti, come funziona la tecnica di previsione dei terremoti cui lui sta lavorando da tanto tempo.»

Giampaolo Giuliani: «Noi abbiamo realizzato un rivelatore gamma, una macchina che permette di monitorare il Radon che fuoriesce dalla crosta terrestre. Dieci anni fa, non avendo la disponibilità per acquistare un radometro, abbiamo realizzato questo strumento in maniera piuttosto artigianale, utilizzando del materiale che normalmente viene utilizzato per la ricerca sulle particelle cosmiche.»

Claudio Messora: «Perchè è così importante il Radon?»

Giampaolo Giuliani: «Il Radon è un elemento radioattivo che fa parte della famiglia dell’Uranio 238. Nasce appunto dal decadimento di questo elemento. Il suo padre è il Radio 226, ed è l’unico elemento della catena di decadimento radioattivo ad essere un gas. Tutti gli altri sono dei metalli. Inoltre è un elemento che non si combina con niente e con nessuno. E’ inerte. E’ un gas nobile ed ha una caratteristica che lo distingue, un modo di evolversi diverso: ha un’emivita di 3.8 giorni; dopo 4-5 giorni scompare, una volta venuto su dalla crosta terrestre perde la sua concentrazione e quindi anche la sua caratteristica di essere radioattivo e pericoloso per la salute dell’uomo. Il Radon si concentra in particolar modo nelle cantine, lì dove c’è poca aerazione. Se inalato può produrre gravi danni all’organismo, addirittura si parla di cancro ai polmoni.
L’analisi di questo gas la facciamo indirettamente, perchè non avendo avuto un radometro ci siamo costruiti una macchina che studia in realtà due suoi isotopi che nascono subito dopo il suo decadimento.»

Claudio Messora: «Perchè è importante il Radon in relazione ai sismi?»

Giampaolo Giuliani: «Perchè da più di 40-50 anni la scienza dice che in prossimità di forti terremoti si è sempre notata una forte concentrazione di Radon che fuoriusciva dalla terra. Quando abbiamo iniziato non avevamo nessuna velleità di scoprire i precursori sismici e la possibilità di prevedere i terremoti. Eravamo solo curiosi di vedere se la forte concentrazione di Radon che usciva dalla crosta terrestre si verificasse prima, durante o dopo un evento sismico. Attraverso una serie di ricerche effettuate sul campo, in particolare su 90 giorni di osservazione, di monitoraggio sull’andamento del Radon, abbiamo avuto 28 eventi sismici, ed abbiamo riscontrato su ogni evento sismico che prima di ogni evento c’era un forte incremento di Radon

Claudio Messora: «Ma c’è una teoria che spiega perchè il Radon si sprigioni dalla crosta terrestre in prossimità di un sisma?»

Giampaolo Giuliani: «Ce ne sono diverse, perchè il Radon nel contesto degli eventi sismici viene studiato un po’ in tutto il mondo: negli Stati Uniti, in Russia, in Giappone, in Israele, solo per citare i primi che mi vengono in mente. Il Radon si trova su tutta la crosta terrestre, possiamo misurarlo in qualsiasi punto. Presenta delle caratteristiche che permettono di verificarne anche la provenienza. La scienza ufficiale pensa che sia solo il Radon contenuto nelle rocce. L’Uranio è contenuto nelle rocce appena sotto la supercie della crosta terrestre, e dal suo decadimento fuoriesce il Radon.»

Claudio Messora: «Essendo un gas, affiora dunque alla superficie e può essere misurato.»

Giampaolo Giuliani: «Esattamente. Noi abbiamo riscontrato, per mezzo di questa macchina, delle caratteristiche peculiari che con i normali radometri non sono ancora state riscontrate. Da qui abbiamo effettuato delle correlazioni che ci hanno permesso di risalire al precursore sismico contenuto nel segnale che il Radon porta fuoriuscendo dalla crosta terrestre.»

Claudio Messora: «Cosa si intende per precursore sismico?»

Giampaolo Giuliani: «Il precursore sismico è un’anomalia sulla media mobile del flusso di questo gas che noi misuriamo. E’ praticamente un incremento di Radon che avviene prima di un terremoto e si manifesta in maniera piuttosto evidente.»

Claudio Messora: «Quando sono cominciati questi studi?»

Giampaolo Giuliani: «Sono cominciati nel 2000. Il primo rivelatore lo abbiamo finito di costruire nel 2002. Nel 2002 è cominciata la serie di osservazioni e l’acquisizione dei dati. Nel 2004 è nato il secondo rivelatore, che abbiamo predisposto a 50 km da L’Aquila per avere delle risposte che si correlassero per osservare il Radon da diversi punti. Nel 2005 sono nate altre due stazioni, quella del Gran Sasso e quella di Pineto. Sempre nel 2005 abbiamo costruito una barca laboratorio, ed abbiamo effettuato delle misure del Radon sul fondo del mare, al largo della costa adriatica, a circa sei miglia dalla costa, a 25 metri di profondità. Presumiamo di avere effettuato i primi 160 minuti di monitoraggio del Radon dal fondo del mare. Tra il 2008 e il 2009 abbiamo buttato le basi per cinque stazioni, due già in rete e una che doveva nascere sempre in rete. Le altre due sono in fase di montaggio e quindi dovremmo ben presto avere cinque stazioni che ci permettereanno di monitorare un territorio grande quasi 10.000 / 12.000 chilometri quadrati

Claudio Messora: «Queste cinque stazioni come parlano tra di loro?»

Giampaolo Giuliani: «Sono interallacciate tra di loro. Ogni stazione manda un segnale ad un’unica sala sismica, dove un sistema di computer provvede all’analisi dei segnali di tutte le stazioni. Questo programma provvede anche a rilevare il precursore sismico, e da ogni stazione, quando tale precursore viene rilevato, viene lanciato un allarme. Se tutte le stazioni lanciano lo stesso allarme con un ritardo di due o quattro ore, significa che l’evento sismico è osservato da tutte le stazioni. Da un sistema trigonometrico calcolato su tutte le stazioni è possibile ottenere l’epicentro dell’evento e il grado sismico dell’evento, in una finestra che va dalle 6 alle 24 ore

Claudio Messora: «Nel caso del sisma all’Aquila cosa era successo?»

Giampaolo Giuliani: «E’ successo che delle tre stazioni che fino al momento del sisma stavano funzionando, e funzionavano bene, una indicava come vettore la posizione dell’epicentro dell’evento che abbiamo avuto. Le altre due stazioni denunciavano il grado sismico dell’evento, ed è da una in particolare, quella più vicina all’epicentro, che si capiva che qualcosa di disastroso stava avvenendo.»

Claudio Messora: «Quindi secondo te, Giampaolo, oggi è possibile prevedere con un certo grado di approssimazione i forti sismi, grazie a questa tecnica?»

Giampaolo Giuliani: «Piccoli, grandi, mediograndi e forti sismi… sì! Certo, la nostra è una ricerca sperimentale. Sicuramente abbiamo una notevole mole di dati che ci permettono di avere informazioni anche scientifiche sul comportamento del Radon che ancora oggi non sono ben conosciute. Non solo, ma questo sistema ci ha dato garanzia, non ultima l’evento che abbiamo subito, che un forte evento può essere in qualche modo allarmato con un certo margine di anticipo.»

Claudio Messora: «Questi dati, questi risultati sono stati presentati alla comunità scientifica?»

Giampaolo Giuliani: «Abbiamo tentato dal 2002-2003 di avere un supporto da tutte le comunità scientifiche: dall’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) alla Protezione Civile… Ci siamo sottoposti a test di funzionamento ufficiali. Addirittura, tra l’altro, il prof. Boschi è stato nel 2003 la persona che ha indicato i termini di funzionamento che la macchina avrebbe dovuto avere, con l’allora On. Zamberletti, il Presidente della ISPRO (Protezione Civile e Difesa Civile).»

Claudio Messora: «A beneficio del pubblico, chi è il prof. Boschi?»

Giampaolo Giuliani: «Il prof. Boschi è… fino all’anno scorso, credo… era il Presidente dell’INGV. Credo che lo sia stato da sempre, che sia nato Presidente dell’INGV. Ma dall’anno scorso credo che in qualche modo lui abbia lasciato, o stiano cambiando la presidenza. In ogni caso è l‘unica voce che in Italia continua a dire che i terremoti non possono essere previsti e che non potranno mai essere previsti. Tutte le richieste di collaborazione che abbiamo fatto ci sono state rigettate perchè tutti i tecnici che avrebbero in qualche modo dovuto guardare, vedere che cosa stavamo ottenendo, ci dicevano “I terremoti non possono essere previsti. Non potranno mai essere previsti, quindi quello che lei sta studiando non serve!“.»

Claudio Messora: «Ma la storia della scienza in realtà è costellata di teorie che poi sono state accantonate, per fare posto a teorie nuove che le hanno rimpiazzate. Quindi uno scienziato come approccio suo intrinsico non dovtrebbe avvicinarsi alle nuove ricerche in questa maniera. Tu credi che ci sia un disinteresse da parte della comunità scientifica a studiare ed avvalorare queste ricerche? E se sì, perchè?»

Giampaolo Giuliani: «Sicuramente adesso, col senno di poi, alla luce di tutto quello che abbiamo passato, sembrerebbe proprio come se ci fosse un interesse a che questo non venga portato alla luce. Io quello che so è che in questa circostanza i media hanno permesso di far conoscere quello che è avvenuto. Da tantissime parti del mondo, da tantissime univeristà mi hanno telefonato, mi hanno scritto, mi hanno mandato messaggi.. Dalla Russia, dalla Germania, dalla Romania, dagli Stati Uniti, dal Giappone… I professori delle università di tutto il mondo mi hanno detto: “Non sei solo in questa storia. Quello che stai facendo è vero. Anche noi, che osserviamo e misuriamo le stesse cose che stai osservando tu, abbiamo gli stessi riscontri e gli stessi risultati. Vai avanti!“»

Claudio Messora: «Ma tu stai andandao avanti?»

Giampaolo Giuliani: «Adesso sono fermo perchè disastrato, terremotato. Abbiamo avuto due stazioni ferme per il terremoto con dei danni anche sulla strumentazione. Ci siamo pagati tutto da soli in questi dieci anni. Ci rimboccheremo le maniche, rimetteremo in moto tutto, porteremo avanti la nostra ricerca, metteremo in piedi le altre due stazioni che dovevano nascere, e con cinque stazioni forse riusciremo ad evitare, se dovesse ricapitare domani, un disastro del genere. Forse riusciremo ad evitare che ci possano essere così tanti morti, …perchè molti di questi potevano in qualche modo essere salvati.»

Claudio Messora: «Noi ti ringraziamo tanto, e ti staremo vicini con la telecamera perchè tu possa avere una voce ed un’amplificazione in più. Tu sei stato al centro di questa, chiamiamola aggressione mediatica, questo ciclone dei media negli ultimi giorni, e quindi hai potuto sperimentare da vicino il comportamento dell’informazione ufficiale. Quale è l’impressione che hai ricavato sul modo e l’approccio che hanno usato nei tuoi confronti?»

Giampaolo Giuliani: «Sono stati tutti, tutti indistintamente, molto gentili. Mi sono stati vicini, vuoi per la drammaticità del momento, vuoi perchè tanti non conoscevano questo sistema e non sapevano neanche se ciò che io stavo raccontando loro fosse vero o no. Questo mi ha fatto veramente molto piacere. Si sono avvicinati con molta umiltà e mi hanno fatto coraggio. Io li ringrazio tutti, da Bruno Vespa e i più grandi nomi ai più piccoli giornalisti che sono venuti. Ma sono venuti da tutto il mondo. Ho avuto a casa mia la BBC, la televisione tedesca, la radiotelevisione francese, sono venuti i giornalisti russi, la televisione della California. Ho rilasciato più interviste con la televisione argentina che con chiunque altro, sembravano di casa. Tutti si sono avvicinati con molta umiltà. Mi hanno chiesto. Volevano sapere come facessi. Si sono tutti quanti stretti a me. Mi sono sentito veramente… sono stati quelli che in un primo momento mi hanno aiutato a superare questo dramma. Li ringrazio tutti!»

Claudio Messora: «Un’ultima battuta. Casa tua è illesa. Quando è stata costruita?»

Giampaolo Giuliani: «E’ stata costruita nel 1984 da mio suocero, che è un vecchio muratore, con le sue mani. Lui mi ha sempre detto “Tu qui non sentirai mai una scossa sismica. Nel momento in cui tu dovessi avvertire una scossa sismica significa che L’Aquila è stata distrutta almeno per metà“. E così è stato.»

Claudio Messora: «La casa di fronte a te invece è più recente ed è danneggiata profondamente.»

Giampaolo Giuliani: «La palazzina affianco alla mia, consegnata l’anno scorso, struttura antisismica in cemento armato, è inagibile.»

Claudio Messora: «Credo che questo sia sufficiente. Grazie.»

Giampaolo Giuliani: «Grazie a te.»

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Amianto, 500mila i morti annunciati per i primi trent’anni del secolo e A L’AQUILA E NEI COMUNI COLPITI DAL TERREMOTO???

Pubblicato da milionidieuro su 17 aprile 2009

300 bare. 300 nomi. Uccisi, ma non dal terremoto. Dalle case assassine. Costruite rubando sui materiali, rubando sulla sicurezza. Uccisi dall’edilizia selvaggia, da parcheggi sotterranei ricavati erodendo le fondamenta degli edifici. Da chi doveva vigilare e non ha vigilato. Da chi doveva fermare i lavori e non è intervenuto. Da una causa rimasta pendente, da una condanna che non è mai arrivata.
300 cadaveri, disposti in file ordinate davanti al Presidente del Consiglio. 300 altri, disposti alla rinfusa, sotto alle macerie. In Irpinia furono coperti da colate di cemento, per evitare epidemie. Verranno fuori tra duemila anni, come a Pompei.
Nel frattempo, altri se ne andranno. Molto prima, forse tra venti o trent’anni. Quando meno se lo aspettano, implacabilmente, inesorabilmente. Con tutta probabilità, inspiegabilmente.
L’eternit è un materiale isolante fatto con l’amianto. L’amianto è un minerale fibroso, i cui filamenti sono così leggeri da restare in sospensione nell’aria per molto tempo, e sono così piccoli da avere un diametro inferiore a quello che le nostre vie respiratorie sono in grado di filtrare. Basta inalarne uno, uno solo. Poi, non resta che aspettare. Le patologie connesse si sviluppano anche dopo venti o trent’anni. Si chiamano abestosi, mesotelioma, carcinoma polmonare, e sono tutte mortali.
Nei giorni successivi al sisma, i comuni colpiti erano polveriere di calce ed altri materiali finemente triturati. A fine giornata, il sapore di calcinacci e muratura rimaneva nella gola e nei polmoni.
Quanti degli edifici crollati avevano un tetto in eternit? Almeno il 20, 30%. L’aria era satura di amianto.
Dal momento del crollo in poi, ogni respiro a L’Aquila e dintorni è stato una probabile condanna a morte. I sopravvissuti, i soccorritori, i giornalisti, gli operatori, le forze dell’ordine e i parenti accorsi alla disperata ricerca di notizie dei loro cari, …tutti.

Saranno i prossimi a morire…..

I numeri sono allarmanti: 90.000 morti l’anno secondo la rivista scientifica The Lancet; 500.000 quelli annunciati per la sola Europa nei primi 30 anni del XXI secolo. Eppure non sono bastate queste cifre, terrificanti, per convincere la Commissione europea ad imporre un divieto totale e definitivo sull’utilizzo dell’amianto, la cui pericolosità è legata a una serie di minerali letali per l’essere umano.
Queste sostanze finiscono in decine e decine di oggetti o strutture con le quali ogni giorno veniamo a contatto. Dai freni a disco ai tostapane, dai materiali da costruzione navale agli edifici privati e pubblici (come le scuole). La nocività dell’amianto è stata accertata dal 1906, ma ci sono voluti decenni per convincere alcuni governi a metterlo al bando. E la strada è ancora tutta in salita.
L’u
ltimo colpo di scena risale al 18 e 19 febbraio scorsi. A Bruxelles si doveva decidere per una regolamentazione sull’utilizzo di alcune sostanze chimiche sul mercato europeo (tra cui le fibre di amianto). Francia, Italia, Belgio e Paesi Bassi si sono pronunciati per un’immediata decisione in merito, ma la maggior parte dei rappresentanti degli Stati membri ha votato a favore di una deroga (rifacendosi a una decisione presa nel 2007 da un gruppo di lavoro della Direzione Generale Imprese della Commissione europea per prolungare, appunto, la derogazione sull’amianto). In sostanza: un nulla di fatto che lascia invariata la situazione e fa slittare le decisioni ad un momento ancora da definire.
“La deroga proposta dalla Commissione europea deve passare il vaglio del Parlamento Ue, che ha tempo sei mesi per pronunciarsi” spiega Laurent Vogel, direttore del dipartimento Salute e sicurezza dell’Istituto sindacale europeo. “Di mezzo però ci sono le elezioni europee di giugno. E il rischio è quello di vedere i dibattiti prolungarsi in eterno. Se la deroga dovesse essere concessa, gli Stati membri chiederanno di fare di nuovo il punto della situazione nel 2012″. E visti i tempi della burocrazia europea, “rischiano di pronunciarsi in maniera definitiva non prima del 2015″.

Per Eric Jonckheere, fondatore della Abeva, associazione per sensibilizzare l’opinione pubblica al pericolo dell’amianto, la delusione è stata immensa. “Non posso credere che all’alba del XXI secolo ci siano governi europei disposti a piegarsi di fronte al mondo industriale su una vicenda così grave” ha spiega Jonckheere . “Se questa deroga dovesse passare, ai 500.000 morti annunciati in Europa entro il 2030 se ne aggiungeranno altre decine di migliaia negli anni succesivi”, ha spiegato. “Io e la mia famiglia siamo cresciuti a Kapelle-Op-Den-Bos, dove mio padre lavorava come ingegnere della multinazionale belgo-svizzera Eternit, la stessa che ha mandato al macello i lavoratori di Casale Monferrato, Cavagnolo (Torino), Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia)” sottolinea Jonckheere, e aggiunge “L’amianto dell’Eternit ha spazzato via la mia famiglia”. Le confidenze di Jonckheere a sono preziose, perché illustrano gli effetti devastanti di un prodotto “che non uccide soltanto le persone che lavorano all’interno di una fabbrica, come mio padre, ma anche coloro che vi entrano in contatto. Sebbene non avesse mai lavorato nello stabilimento dell’Eternit, mia madre (morta nel 2000 all’età di 63 anni, ndr) è il primo caso in Belgio di vittima ambientale”. Dopo di lei, sono morti altri due fratelli: “il primo a 43 anni, il secondo un mese fa, 44 anni appena compiuti”.
È proprio il dolore per le perdite dei familiari che ha spinto Eric Jonckheere a fondare un’associazione senza scopo di lucro. “Con Abeva cerchiamo di sensibilizzare non soltanto l’opinione pubblica ma anche la nostra classe politica sui rischi di salute pubblica che l’amianto fa planare sui lavoratori e i cittadini. E cerchiamo di insistere sulla necessità di assistere le vittime di oggi e di domani. Pochi lo sanno, ma in futuro l’asbestosi farà più vittime del tabacco. Ecco perché la deroga che la Commissione europea intende concedere ai gruppi industriali va combattuta”.
La battaglia si annuncia lunga e difficile. Le multinazionali hanno il vento in poppa. “Dow Chemical, Solvay e Zachem possono contare sul supporto di altri tre gruppi industriali, due svedesi e un bulgaro” spiega Vogel. “Purtroppo le attività lobbyistiche hanno ridotto la capacità della Commissione a decidere in maniera indipendente”, come proverebbero anche fonti confidenziali. “Alcuni gruppi hanno speso somme importanti per la ricerca di materiali e di processi di sostituzione all’amianto” si legge tra i commenti rilasciati da esperti della Commissione a rappresentanti della società civile. “Dow (Chemical)” ad esempio, “ha speso 200 milioni di euro. La Commissione può prendere una misura di interdizione se è provato che esiste un rischio” nel caso della produzione di cloro. “Tuttavia, gli Stati, gli industriali e i sindacati sono d’accordo per dire che non vi è alcun rischio”. Non solo. “C’è chi, come Solvay, ha addirittura trovato un’alternativa all’amianto nei suoi stabilimenti americani, ma non in Europa!” tuona Jonckheere. “Oggi questi gruppi approfittano della crisi economica per dire che il passaggio a una produzione pulita costa troppo. Ma i governi non si rendono conto che i costi per curare nei prossimi anni i malati di tumore o di meotelioma saranno nettamente superiori!”.

Quella dell’amianto è una vicenda che dura ormai da troppo tempo. Il primo divieto europeo risale al 1999, quando una direttiva Ue vietò la produzione e l’introduzione sul mercato comunitario delle fibre serial-killer a partire dal 1 gennaio 2005. L’unica eccezione fu quella concessa ai diaframmi utilizzati per la fabbricazione del cloro. Questa deroga, limitata a tre anni (fino al 1 gennaio 2008), doveva essere transitoria, il tempo necessario per i gruppi industriali chiamati in causa di trovare alternative ‘pulite’ al processo di produzione. Da allora, la maggior parte delle multinazionali hanno trovato una soluzione, salvo tre: Dow Chemical (Stati Uniti), Solvay (Belgio) e Zachem (Polonia).
Oggi le prospettive sono torbide. Per Vogel, “gli Stati membri si sono dimostrati troppo compiacenti con il mondo dell’industria. A parte la Francia, appoggiata dal Belgio e dai Paesi Bassi, gli altri, a cominciare da Germania, Regno Unito e Polonia, non hanno fatto nulla per opporsi alla deroga, anzi”. E l’Italia? “Nelle riunioni di dicembre scorso gli esperti italiani mandati dal vostro ministero della Sanità mi sembravano molto incerti, anche perché non erano molto preparati. Da allora, le cose sono cambiate e l’Italia ha sostenuto la Francia”. Ma i conti rischiano comunque di essere salati. Oltre alla deroga sulla produzione e importazione, c’è in ballo la possibilità di introdurre sul mercato europeo materiali contenenti amianto e in uso prima del 1 gennaio 2005. “In questo caso” sottolinea Vogel,la Commissione lascia a ogni Stato membro la libertà di concedere o meno delle deroghe”. Problema: “se la Polonia accetta l’importazione di materiale dalla Russia o dal Canada, ovvero dai due più grandi ‘produttori’ di amianto al mondo, c’è il rischio che questo materiale finisca sul mercato europeo, ivi incluso l’Italia”, spiega Vogel. Il che significa altre vittime supplementari tra i prossimi 20 o 40 anni.

Dal dopoguerra al 1992, anno in cui l’Italia ha deciso di vietare l’amianto, circa 3,7 milioni di tonnellate sono entrate nella composizione di oltre 3.000 prodotti diffusi nel nostro paese. L’effetto è quello di una bomba ad orologeria. Secondo gli pneumologi italiani, ogni anno, nel nostro Paese, 3.000 persone sono uccise da asbestosi (malattia polmonare cronica conseguente all’inalazione di fibre di amianto o asbesto): 1.000 per mesotelioma, 1.500 per tumore pulmonare, gli altri per tumori rintracciati in altri parti del corpo.
Nonostante questi dati, il lavoro da fare sulla via delle restrizioni all’utilizzo dell’amianto sembra ancora in una pericolosa fase di stallo.

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Amianto, 500mila i morti annunciati per i primi trent’anni del secolo e A L'AQUILA E NEI COMUNI COLPITI DAL TERREMOTO???

Pubblicato da milionidieuro su 17 aprile 2009

300 bare. 300 nomi. Uccisi, ma non dal terremoto. Dalle case assassine. Costruite rubando sui materiali, rubando sulla sicurezza. Uccisi dall’edilizia selvaggia, da parcheggi sotterranei ricavati erodendo le fondamenta degli edifici. Da chi doveva vigilare e non ha vigilato. Da chi doveva fermare i lavori e non è intervenuto. Da una causa rimasta pendente, da una condanna che non è mai arrivata.
300 cadaveri, disposti in file ordinate davanti al Presidente del Consiglio. 300 altri, disposti alla rinfusa, sotto alle macerie. In Irpinia furono coperti da colate di cemento, per evitare epidemie. Verranno fuori tra duemila anni, come a Pompei.
Nel frattempo, altri se ne andranno. Molto prima, forse tra venti o trent’anni. Quando meno se lo aspettano, implacabilmente, inesorabilmente. Con tutta probabilità, inspiegabilmente.
L’eternit è un materiale isolante fatto con l’amianto. L’amianto è un minerale fibroso, i cui filamenti sono così leggeri da restare in sospensione nell’aria per molto tempo, e sono così piccoli da avere un diametro inferiore a quello che le nostre vie respiratorie sono in grado di filtrare. Basta inalarne uno, uno solo. Poi, non resta che aspettare. Le patologie connesse si sviluppano anche dopo venti o trent’anni. Si chiamano abestosi, mesotelioma, carcinoma polmonare, e sono tutte mortali.
Nei giorni successivi al sisma, i comuni colpiti erano polveriere di calce ed altri materiali finemente triturati. A fine giornata, il sapore di calcinacci e muratura rimaneva nella gola e nei polmoni.
Quanti degli edifici crollati avevano un tetto in eternit? Almeno il 20, 30%. L’aria era satura di amianto.
Dal momento del crollo in poi, ogni respiro a L’Aquila e dintorni è stato una probabile condanna a morte. I sopravvissuti, i soccorritori, i giornalisti, gli operatori, le forze dell’ordine e i parenti accorsi alla disperata ricerca di notizie dei loro cari, …tutti.

Saranno i prossimi a morire…..

I numeri sono allarmanti: 90.000 morti l’anno secondo la rivista scientifica The Lancet; 500.000 quelli annunciati per la sola Europa nei primi 30 anni del XXI secolo. Eppure non sono bastate queste cifre, terrificanti, per convincere la Commissione europea ad imporre un divieto totale e definitivo sull’utilizzo dell’amianto, la cui pericolosità è legata a una serie di minerali letali per l’essere umano.
Queste sostanze finiscono in decine e decine di oggetti o strutture con le quali ogni giorno veniamo a contatto. Dai freni a disco ai tostapane, dai materiali da costruzione navale agli edifici privati e pubblici (come le scuole). La nocività dell’amianto è stata accertata dal 1906, ma ci sono voluti decenni per convincere alcuni governi a metterlo al bando. E la strada è ancora tutta in salita.
L’u
ltimo colpo di scena risale al 18 e 19 febbraio scorsi. A Bruxelles si doveva decidere per una regolamentazione sull’utilizzo di alcune sostanze chimiche sul mercato europeo (tra cui le fibre di amianto). Francia, Italia, Belgio e Paesi Bassi si sono pronunciati per un’immediata decisione in merito, ma la maggior parte dei rappresentanti degli Stati membri ha votato a favore di una deroga (rifacendosi a una decisione presa nel 2007 da un gruppo di lavoro della Direzione Generale Imprese della Commissione europea per prolungare, appunto, la derogazione sull’amianto). In sostanza: un nulla di fatto che lascia invariata la situazione e fa slittare le decisioni ad un momento ancora da definire.
“La deroga proposta dalla Commissione europea deve passare il vaglio del Parlamento Ue, che ha tempo sei mesi per pronunciarsi” spiega Laurent Vogel, direttore del dipartimento Salute e sicurezza dell’Istituto sindacale europeo. “Di mezzo però ci sono le elezioni europee di giugno. E il rischio è quello di vedere i dibattiti prolungarsi in eterno. Se la deroga dovesse essere concessa, gli Stati membri chiederanno di fare di nuovo il punto della situazione nel 2012″. E visti i tempi della burocrazia europea, “rischiano di pronunciarsi in maniera definitiva non prima del 2015″.

Per Eric Jonckheere, fondatore della Abeva, associazione per sensibilizzare l’opinione pubblica al pericolo dell’amianto, la delusione è stata immensa. “Non posso credere che all’alba del XXI secolo ci siano governi europei disposti a piegarsi di fronte al mondo industriale su una vicenda così grave” ha spiega Jonckheere . “Se questa deroga dovesse passare, ai 500.000 morti annunciati in Europa entro il 2030 se ne aggiungeranno altre decine di migliaia negli anni succesivi”, ha spiegato. “Io e la mia famiglia siamo cresciuti a Kapelle-Op-Den-Bos, dove mio padre lavorava come ingegnere della multinazionale belgo-svizzera Eternit, la stessa che ha mandato al macello i lavoratori di Casale Monferrato, Cavagnolo (Torino), Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia)” sottolinea Jonckheere, e aggiunge “L’amianto dell’Eternit ha spazzato via la mia famiglia”. Le confidenze di Jonckheere a sono preziose, perché illustrano gli effetti devastanti di un prodotto “che non uccide soltanto le persone che lavorano all’interno di una fabbrica, come mio padre, ma anche coloro che vi entrano in contatto. Sebbene non avesse mai lavorato nello stabilimento dell’Eternit, mia madre (morta nel 2000 all’età di 63 anni, ndr) è il primo caso in Belgio di vittima ambientale”. Dopo di lei, sono morti altri due fratelli: “il primo a 43 anni, il secondo un mese fa, 44 anni appena compiuti”.
È proprio il dolore per le perdite dei familiari c
he ha spinto Eric Jonckheere a fondare un’associazione senza scopo di lucro. “Con Abeva cerchiamo di sensibilizzare non soltanto l’opinione pubblica ma anche la nostra classe politica sui rischi di salute pubblica che l’amianto fa planare sui lavoratori e i cittadini. E cerchiamo di insistere sulla necessità di assistere le vittime di oggi e di domani. Pochi lo sanno, ma in futuro l’asbestosi farà più vittime del tabacco. Ecco perché la deroga che la Commissione europea intende concedere ai gruppi industriali va combattuta”.
La battaglia si annuncia lunga e difficile. Le multinazionali hanno il vento in poppa. “Dow Chemical, Solvay e Zachem possono contare sul supporto di altri tre gruppi industriali, due svedesi e un bulgaro” spiega Vogel. “Purtroppo le attività lobbyistiche hanno ridotto la capacità della Commissione a decidere in maniera indipendente”, come proverebbero anche fonti confidenziali. “Alcuni gruppi hanno speso somme importanti per la ricerca di materiali e di processi di sostituzione all’amianto” si legge tra i commenti rilasciati da esperti della Commissione a rappresentanti della società civile. “Dow (Chemical)” ad esempio, “ha speso 200 milioni di euro. La Commissione può prendere una misura di interdizione se è provato che esiste un rischio” nel caso della produzione di cloro. “Tuttavia, gli Stati, gli industriali e i sindacati sono d’accordo per dire che non vi è alcun rischio”. Non solo. “C’è chi, come Solvay, ha addirittura trovato un’alternativa all’amianto nei suoi stabilimenti americani, ma non in Europa!” tuona Jonckheere. “Oggi questi gruppi approfittano della crisi economica per dire che il passaggio a una produzione pulita costa troppo. Ma i governi non si rendono conto che i costi per curare nei prossimi anni i malati di tumore o di meotelioma saranno nettamente superiori!”.

Quella dell’amianto è una vicenda che dura ormai da troppo tempo. Il primo divieto europeo risale al 1999, quando una direttiva Ue vietò la produzione e l’introduzione sul mercato comunitario delle fibre serial-killer a partire dal 1 gennaio 2005. L’unica eccezione fu quella concessa ai diaframmi utilizzati per la fabbricazione del cloro. Questa deroga, limitata a tre anni (fino al 1 gennaio 2008), doveva essere transitoria, il tempo necessario per i gruppi industriali chiamati in causa di trovare alternative ‘pulite’ al processo di produzione. Da allora, la maggior parte delle multinazionali hanno trovato una soluzione, salvo tre: Dow Chemical (Stati Uniti), Solvay (Belgio) e Zachem (Polonia).
Oggi le prospettive sono torbide. Per Vogel, “gli Stati membri si sono dimostrati troppo compiacenti con il mondo dell’industria. A parte la Francia, appoggiata dal Belgio e dai Paesi Bassi, gli altri, a cominciare da Germania, Regno Unito e Polonia, non hanno fatto nulla per opporsi alla deroga, anzi”. E l’Italia? “Nelle riunioni di dicembre scorso gli esperti italiani mandati dal vostro ministero della Sanità mi sembravano molto incerti, anche perché non erano molto preparati. Da allora, le cose sono cambiate e l’Italia ha sostenuto la Francia”. Ma i conti rischiano comunque di essere salati. Oltre alla deroga sulla produzione e importazione, c’è in ballo la possibilità di introdurre sul mercato europeo materiali contenenti amianto e in uso prima del 1 gennaio 2005. “In questo caso” sottolinea Vogel,la Commissione lascia a ogni Stato membro la libertà di concedere o meno delle deroghe”. Problema: “se la Polonia accetta l’importazione di materiale dalla Russia o dal Canada, ovvero dai due più grandi ‘produttori’ di amianto al mondo, c’è il rischio che questo materiale finisca sul mercato europeo, ivi incluso l’Italia”, spiega Vogel. Il che significa altre vittime supplementari tra i prossimi 20 o 40 anni.

Dal dopoguerra al 1992, anno in cui l’Italia ha deciso di vietare l’amianto, circa 3,7 milioni di tonnellate sono entrate nella composizione di oltre 3.000 prodotti diffusi nel nostro paese. L’effetto è quello di una bomba ad orologeria. Secondo gli pneumologi italiani, ogni anno, nel nostro Paese, 3.000 persone sono uccise da asbestosi (malattia polmonare cronica conseguente all’inalazione di fibre di amianto o asbesto): 1.000 per mesotelioma, 1.500 per tumore pulmonare, gli altri per tumori rintracciati in altri parti del corpo.
Nonostante questi dati, il lavoro da fare sulla via delle restrizioni all’utilizzo dell’amianto sembra ancora in una pericolosa fase di stallo.

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TERREMOTO: L’Aquila si è spostata di 15 centimetri

Pubblicato da milionidieuro su 11 aprile 2009


Scoperta effettuata confrontando rilevazioni prima e dopo sisma

A causa del sisma, il suolo dell’Aquila si è spostata fino a un massimo di 15 centimetri. Lo fa sapere l’Agenzia spaziale italiana (Asi), spiegando che il fatto è stato scoperto grazie al confronto di alcune rilevazioni fotografiche effettuate prima e dopo le scosse telluriche.

MISURAZIONI – I risultati, definiti in termini tecnici «interferogrammi», sono basati su immagini di una stessa zona geografica acquisite con gli stessi angoli di vista, in tempi diversi, allo scopo di misurare, mediante l’utilizzo di algoritmi specifici, deformazioni della superficie terrestre. Il primo interferogramma dell’area colpita dal sisma abruzzese è stato ottenuto, nell’ambito della collaborazione tra Asi e Protezione civile, utilizzando i dati del sistema satellitare Cosmo-SkyMed processati dall’Istituto Irea del Cnr. In questo caso le due rilevazioni fotografiche sono state effettuate il 23 marzo (quindi prima del sisma) e l’8 aprile.

SPOSTAMENTO – Nell’immagine (sovrapposta, per facilitarne la lettura, alla localizzazione dell’area in GoogleEarth) sono visibili diverse frange colorate: ogni frangia completa, costituita da una successione di colori dal giallo al blu, corrisponde allo spostamento della superficie terrestre di 15 millimetri causato dal sisma, ma nel centro dell’Aquila si sono contate dieci frange, pari perciò a 15 cm.

DA http://www.asi.it

Ecco le prime immagini della zona de L’Aquila riprese dai satelliti di COSMO-SkyMed dopo il sisma di magnitudo 5.8 della scala Richter che ha colpito l’area nella notte tra domenica e lunedì. L’immagine riportata qui sotto è la composizione di due acquisizioni in modalità Spotlight (10 x 10 km) prima e dopo il sisma, rispettivamente il 22 marzo e la mattina del 7 aprile, e utilizzando la tecnica dei falsi colori evidenziano alcune modificazioni provocate dal sisma a edifici e infrastrutture.“L’immagine precedente al sisma” spiega Alessandro Coletta, mission manager di COSMO-SkyMed “è stata colorata in rosso, quella successiva in blu. Le zone che appaiono bianche corrispondono ad aree in cui non si riscontrano differenze tra le due riprese. Le zone rosse sono oggetti che riflettevano il segnale radar nella prima immagine, ma non nella seconda. Potrebbero quindi corrispondere a edifici non più presenti dopo il sisma”. Le zone blu sono infine quelle dove appaiono elementi che non erano visibili nella prima immagine. Anche in questo caso, sembrerebbe trattarsi di zone dove sono avvenuti spostamenti significativi. “Una analisi più precisa è possibile solo dopo il confronto con una ripresa ottica” spiega però Coletta, che ricorda come la rapida acquisizione ed elaborazione delle im magini sia stata resa possibile dall’impegno del personale di Telespazio, che gestisce il segmento di terra del satellite. Immagini come queste (o come quelle seguenti relative alla basilica di Collemaggio) che il satellite continuerà a riprendere nei prossimi giorni, possono essere preziose per la Protezione Civile per localizzare, nei centri abitati, gli edifici ed infrastrutture che appaiono lesionati, e su di essi effettuare verifiche mirate da aereo o elicottero

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TERREMOTO: L'Aquila si è spostata di 15 centimetri

Pubblicato da milionidieuro su 11 aprile 2009


Scoperta effettuata confrontando rilevazioni prima e dopo sisma

A causa del sisma, il suolo dell’Aquila si è spostata fino a un massimo di 15 centimetri. Lo fa sapere l’Agenzia spaziale italiana (Asi), spiegando che il fatto è stato scoperto grazie al confronto di alcune rilevazioni fotografiche effettuate prima e dopo le scosse telluriche.

MISURAZIONI – I risultati, definiti in termini tecnici «interferogrammi», sono basati su immagini di una stessa zona geografica acquisite con gli stessi angoli di vista, in tempi diversi, allo scopo di misurare, mediante l’utilizzo di algoritmi specifici, deformazioni della superficie terrestre. Il primo interferogramma dell’area colpita dal sisma abruzzese è stato ottenuto, nell’ambito della collaborazione tra Asi e Protezione civile, utilizzando i dati del sistema satellitare Cosmo-SkyMed processati dall’Istituto Irea del Cnr. In questo caso le due rilevazioni fotografiche sono state effettuate il 23 marzo (quindi prima del sisma) e l’8 aprile.

SPOSTAMENTO – Nell’immagine (sovrapposta, per facilitarne la lettura, alla localizzazione dell’area in GoogleEarth) sono visibili diverse frange colorate: ogni frangia completa, costituita da una successione di colori dal giallo al blu, corrisponde allo spostamento della superficie terrestre di 15 millimetri causato dal sisma, ma nel centro dell’Aquila si sono contate dieci frange, pari perciò a 15 cm.

DA http://www.asi.it

Ecco le prime immagini della zona de L’Aquila riprese dai satelliti di COSMO-SkyMed dopo il sisma di magnitudo 5.8 della scala Richter che ha colpito l’area nella notte tra domenica e lunedì. L’immagine riportata qui sotto è la composizione di due acquisizioni in modalità Spotlight (10 x 10 km) prima e dopo il sisma, rispettivamente il 22 marzo e la mattina del 7 aprile, e utilizzando la tecnica dei falsi colori evidenziano alcune modificazioni provocate dal sisma a edifici e infrastrutture.“L’immagine precedente al sisma” spiega Alessandro Coletta, mission manager di COSMO-SkyMed “è stata colorata in rosso, quella successiva in blu. Le zone che appaiono bianche corrispondono ad aree in cui non si riscontrano differenze tra le due riprese. Le zone rosse sono oggetti che riflettevano il segnale radar nella prima immagine, ma non nella seconda. Potrebbero quindi corrispondere a edifici non più presenti dopo il sisma”. Le zone blu sono infine quelle dove appaiono elementi che non erano visibili nella prima immagine. Anche in questo caso, sembrerebbe trattarsi di zone dove sono avvenuti spostamenti significativi. “Una analisi più precisa è possibile solo dopo il confronto con una ripresa ottica” spiega però Coletta, che ricorda come la rapida acquisizione ed elaborazione delle im magini sia stata resa possibile dall’impegno del personale di Telespazio, che gestisce il segmento di terra del satellite. Immagini come queste (o come quelle seguenti relative alla basilica di Collemaggio) che il satellite continuerà a riprendere nei prossimi giorni, possono essere preziose per la Protezione Civile per localizzare, nei centri abitati, gli edifici ed infrastrutture che appaiono lesionati, e su di essi effettuare verifiche mirate da aereo o elicottero

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Terremoto: probabilita IN ABRUZZO era alta

Pubblicato da milionidieuro su 11 aprile 2009


Centro sismologia Ue, scossa piu’ disastrosa mondo da inizio 2009

(ANSA) – ROMA, 11 APR - Era alta la probabilita’ che si verificasse una scossa di magnitudo superiore a 5.3 nella zona interessata dal terremoto del 6 aprile. In base ad un modello probabilistico del Cnr, la probabilita’ era del 30%, una percentuale tra le piu’ alte nella scala del modello. Secondo il Centro di sismologia europeo la scossa del 6 aprile e’ stata la piu’ forte registrata quel giorno in tutto il mondo e, dall’inizio dell’anno, nessun terremoto nel mondo ha provocato un numero cosi’ alto di vittime.

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LA CASSANDRA DEI TERREMOTI ??? La denuncia di Giuliani: "Io lo avevo previsto" Bertolaso: "Impossibile"

Pubblicato da milionidieuro su 9 aprile 2009

«Ho vissuto la notte più terribile della mia vita, sono sfollato anch’io. Questi scienziati canonici, loro lo sapevano che i terremoti possono essere previsti. Il sisma di ieri poteva essere “visto” se ci fosse stato qualcuno a lavorare o si fosse preoccupato».
Il ricercatore abruzzese Giampaolo Giuliani è l’uomo del giorno. È lui il «pazzo», il «visionario» che aveva anticipato l’arrivo del «terremoto disastroso», con l’unico risultato di guadagnarsi una denuncia per procurato allarme e l’appellativo di «imbecille». Ieri sul web e via sms lo studioso, rispondendo alle domande di chi non crede al suo «precursore sismico», ha lanciato durissime accuse contro i «professionisti» della scala Richter.

Ma i terremoti si possono prevedere o no?
«Sì, si possono prevedere. Io l’ho fatto e per questo ora rischio di finire in galera».
In galera per aver diffuso «notizie false».
«I fatti hanno dimostrato invece che il mio allarme era fondato. E la gente comune l’ha capito».
Ma lei aveva profetizzato che il terremoto avrebbe scosso la terra il 29 marzo a Sulmona.
«Cosa che puntualmente è accaduta, anche se non con la forza di ieri».
Ma poi lei aveva corretto la sua prima previsione, dicendo: «Mi sento di poter tranquillizzare i miei concittadini…».
«Rispetto alla mia previsione il peggio si è scatenato con una settimana di ritardo».
La riprova che i terremoti non possono essere previsti.
«Non è così, La scossa di ieri poteva essere prevista anche con gli strumenti tecnici usati abitualmente da chi contesta il mio metodo».
E allora come mai l’allarme non è scattato?
«Perché chi è preposto al monitoraggio della situazione non era al suo posto, oppure non ha capito nulla».
Non è vero, l’unità di crisi si è riunita più volte.
«Con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti…».
Facile parlare quando la tragedia è già accaduta.
«Sono 10 anni che noi riusciamo a prevedere eventi di questo tipo in una distanza di 100-150 chilometri da noi».
Qual è il suo metodo?
«La “capacità predittiva” è basata sull’analisi di un gas radioattivo, il radon, che si libera dal sottosuolo quando le faglie vengono attivate e il gas trova una via di fuga giungendo in superficie».
Da giorni lei parlava di «un forte aumento di radon, al di fuori della soglia di sicurezza».
«E forti aumenti di radon segnalano forti terremoti. Due notti fa il mio sismografo denunciava una forte scossa di terremoto e ce l’avevamo online. Tutti potevano osservarlo e tanti l’hanno osservato».
Ma l’Istituto di Geofisica e Vulcanologia ribadisce in un comunicato ufficiale: «Si sottolinea la circostanza secondo la quale, allo stato attuale delle conoscenze, non è possibile realizzare una previsione deterministica dei terremoti».
«Falso. Il mio “precursore sismico” arriva ad anticipare il verificarsi di un terremoto fino a 6-24 ore prima».
In quale occasione ha verificato l’efficacia della sua tecnica?
«Nel 2001 stavamo osservando il misuratore di particelle cosmiche presso l’Istituto quando, in corrispondenza del terremoto in Turchia, rilevammo una quantità straordinaria, rispetto al solito, di radon».
Dal 2001 in poi come è evoluta la sua ricerca?
«Ho impiegato quasi 2 anni per realizzare da solo uno strumento in grado di rilevare il radon, iniziai ad osservarlo ed a studiarlo, e con l’aiuto di un sismografo mi resi conto che la concentrazione di radon aumentava in corrispondenza di un evento sismico».
Poi cos’è accaduto?
«Nel 2002, in corrispondenza del terremoto di S. Giuliano, registrammo valori 100 volte maggiori alla norma, ma disponendo di un solo precursore sismico eravamo in grado di emanare un allarme per un evento sismico che distava più di 50 km da L’Aquila, senza poter fornire altre informazioni circa la collocazione o la direzione dell’evento stesso. Oggi con 5 precursori saremmo in grado di essere molto più precisi, “triangolando” i dati e i segnali di concentrazione del radon».

Intanto l’Italia del volontariato si sta muovendo con ogni mezzo possibile, come il Wwf che per aiutare le famiglie sfollate ha messo a disposizione foresterie e i centri visite sparsi nelle oasi abruzzesi. Ma come aiutare gli sfollati del terremoto d’Abruzzo?
Panoram
a pubblica una lista di associazioni autorizzate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri a partecipare agli interventi di soccorso.

Associazione guide e scouts cattolici italiani 06/68166236

Associazione nazionale alpini 0773/1875164 oppure 02/6592364

Associazione nazionale carabinieri 06 /36000804

Associazione nazionale pubbliche assistenze 055 /7874536

Associazione nazionale vigili del fuoco in congedo 06 /76983385

Associazione nazionale vigili del fuoco volontari 02/6692192

Cives – coordinamento infermieri volontari per l’emergenza sanitaria 055/355648

Cisom Corpo italiano di soccorso ordine di malta 06/45440764

Confederazione nazionale delle misericordie d’Italia 055/ 3261261

Corpo nazionale giovani esploratori ed esporatrici italiani 06/83769051 oppure 0761/498041

Federazione italiana ricetrasmissioni 02 /45495688 oppure 02/8057446

Legambiente 06/86218474

Psicologi per i popoli 0465/322071

Prociv – Arci Associazione nazionale volontari per la Protezione civile 06/23328358

Ucis – unità cinofile italiane da soccorso 030/9921827 oppure 0364/45522

Unitalsi 06/6781421

Per donazioni:
Caritas
C/C POSTALE n. 347013
o tramite UNICREDIT BANCA DI ROMA S.P.A.
IBAN IT38 K03002 05206 000401120727
Causale: “TERREMOTO ABRUZZ
Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma – IBAN: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012
Allianz Bank, via San Claudio 82, Roma – IBAN: IT26 F035 8903 2003 0157 0306 097
Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – IBAn: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113

Caritas Ambrosiana
C/C POSTALE n. 13576228 intestato a Caritas Ambrosiana ONLUS
C/C BANCARIO n. 578 – Cin P, ABI 03512, Cab 01602 presso l’ag. 1 di Milano del Credito Artigiano e intestato a Caritas Ambrosiana ONLUS
IBAN: IT16P0351201602000000000578
Causale: “TERREMOTO ABRUZZO 2009″

Croce Rossa Italiana
C/C BANCARIO n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati
Tesoreria – Via San Nicola da Tolentino 67 – Roma
intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 – 00187 Roma.
IBAN: IT66 – C010 0503 3820 0000 0218020
Causale: “PRO TERREMOTO ABRUZZO”

C/C POSTALE n. 300004
intestato a: “Croce Rossa Italiana, via Toscana 12 – 00187 Roma
c/c postale n° 300004
Codice IBAN: IT24 – X076 0103 2000 0000 0300 004
Causale: “PRO TERREMOTO ABRUZZO”
È anche possibile effettuare dei versamenti online attraverso il sito web della CRI.

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