ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

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Archivio per la categoria ‘terremoti’

TERREMOTI :Ecco come si possono prevedere i terremoti.

Pubblicato da milionidieuro su 20 aprile 2009


INTERVISTA A Giampaolo Giuliani da Claudio Messora
www.byoblu.com

Claudio Messora: «Sono con Giampaolo Giuliani. Vorrei chiarire con lui, per i non esperti, come funziona la tecnica di previsione dei terremoti cui lui sta lavorando da tanto tempo.»

Giampaolo Giuliani: «Noi abbiamo realizzato un rivelatore gamma, una macchina che permette di monitorare il Radon che fuoriesce dalla crosta terrestre. Dieci anni fa, non avendo la disponibilità per acquistare un radometro, abbiamo realizzato questo strumento in maniera piuttosto artigianale, utilizzando del materiale che normalmente viene utilizzato per la ricerca sulle particelle cosmiche.»

Claudio Messora: «Perchè è così importante il Radon?»

Giampaolo Giuliani: «Il Radon è un elemento radioattivo che fa parte della famiglia dell’Uranio 238. Nasce appunto dal decadimento di questo elemento. Il suo padre è il Radio 226, ed è l’unico elemento della catena di decadimento radioattivo ad essere un gas. Tutti gli altri sono dei metalli. Inoltre è un elemento che non si combina con niente e con nessuno. E’ inerte. E’ un gas nobile ed ha una caratteristica che lo distingue, un modo di evolversi diverso: ha un’emivita di 3.8 giorni; dopo 4-5 giorni scompare, una volta venuto su dalla crosta terrestre perde la sua concentrazione e quindi anche la sua caratteristica di essere radioattivo e pericoloso per la salute dell’uomo. Il Radon si concentra in particolar modo nelle cantine, lì dove c’è poca aerazione. Se inalato può produrre gravi danni all’organismo, addirittura si parla di cancro ai polmoni.
L’analisi di questo gas la facciamo indirettamente, perchè non avendo avuto un radometro ci siamo costruiti una macchina che studia in realtà due suoi isotopi che nascono subito dopo il suo decadimento.»

Claudio Messora: «Perchè è importante il Radon in relazione ai sismi?»

Giampaolo Giuliani: «Perchè da più di 40-50 anni la scienza dice che in prossimità di forti terremoti si è sempre notata una forte concentrazione di Radon che fuoriusciva dalla terra. Quando abbiamo iniziato non avevamo nessuna velleità di scoprire i precursori sismici e la possibilità di prevedere i terremoti. Eravamo solo curiosi di vedere se la forte concentrazione di Radon che usciva dalla crosta terrestre si verificasse prima, durante o dopo un evento sismico. Attraverso una serie di ricerche effettuate sul campo, in particolare su 90 giorni di osservazione, di monitoraggio sull’andamento del Radon, abbiamo avuto 28 eventi sismici, ed abbiamo riscontrato su ogni evento sismico che prima di ogni evento c’era un forte incremento di Radon

Claudio Messora: «Ma c’è una teoria che spiega perchè il Radon si sprigioni dalla crosta terrestre in prossimità di un sisma?»

Giampaolo Giuliani: «Ce ne sono diverse, perchè il Radon nel contesto degli eventi sismici viene studiato un po’ in tutto il mondo: negli Stati Uniti, in Russia, in Giappone, in Israele, solo per citare i primi che mi vengono in mente. Il Radon si trova su tutta la crosta terrestre, possiamo misurarlo in qualsiasi punto. Presenta delle caratteristiche che permettono di verificarne anche la provenienza. La scienza ufficiale pensa che sia solo il Radon contenuto nelle rocce. L’Uranio è contenuto nelle rocce appena sotto la supercie della crosta terrestre, e dal suo decadimento fuoriesce il Radon.»

Claudio Messora: «Essendo un gas, affiora dunque alla superficie e può essere misurato.»

Giampaolo Giuliani: «Esattamente. Noi abbiamo riscontrato, per mezzo di questa macchina, delle caratteristiche peculiari che con i normali radometri non sono ancora state riscontrate. Da qui abbiamo effettuato delle correlazioni che ci hanno permesso di risalire al precursore sismico contenuto nel segnale che il Radon porta fuoriuscendo dalla crosta terrestre.»

Claudio Messora: «Cosa si intende per precursore sismico?»

Giampaolo Giuliani: «Il precursore sismico è un’anomalia sulla media mobile del flusso di questo gas che noi misuriamo. E’ praticamente un incremento di Radon che avviene prima di un terremoto e si manifesta in maniera piuttosto evidente.»

Claudio Messora: «Quando sono cominciati questi studi?»

Giampaolo Giuliani: «Sono cominciati nel 2000. Il primo rivelatore lo abbiamo finito di costruire nel 2002. Nel 2002 è cominciata la serie di osservazioni e l’acquisizione dei dati. Nel 2004 è nato il secondo rivelatore, che abbiamo predisposto a 50 km da L’Aquila per avere delle risposte che si correlassero per osservare il Radon da diversi punti. Nel 2005 sono nate altre due stazioni, quella del Gran Sasso e quella di Pineto. Sempre nel 2005 abbiamo costruito una barca laboratorio, ed abbiamo effettuato delle misure del Radon sul fondo del mare, al largo della costa adriatica, a circa sei miglia dalla costa, a 25 metri di profondità. Presumiamo di avere effettuato i primi 160 minuti di monitoraggio del Radon dal fondo del mare. Tra il 2008 e il 2009 abbiamo buttato le basi per cinque stazioni, due già in rete e una che doveva nascere sempre in rete. Le altre due sono in fase di montaggio e quindi dovremmo ben presto avere cinque stazioni che ci permettereanno di monitorare un territorio grande quasi 10.000 / 12.000 chilometri quadrati

Claudio Messora: «Queste cinque stazioni come parlano tra di loro?»

Giampaolo Giuliani: «Sono interallacciate tra di loro. Ogni stazione manda un segnale ad un’unica sala sismica, dove un sistema di computer provvede all’analisi dei segnali di tutte le stazioni. Questo programma provvede anche a rilevare il precursore sismico, e da ogni stazione, quando tale precursore viene rilevato, viene lanciato un allarme. Se tutte le stazioni lanciano lo stesso allarme con un ritardo di due o quattro ore, significa che l’evento sismico è osservato da tutte le stazioni. Da un sistema trigonometrico calcolato su tutte le stazioni è possibile ottenere l’epicentro dell’evento e il grado sismico dell’evento, in una finestra che va dalle 6 alle 24 ore

Claudio Messora: «Nel caso del sisma all’Aquila cosa era successo?»

Giampaolo Giuliani: «E’ successo che delle tre stazioni che fino al momento del sisma stavano funzionando, e funzionavano bene, una indicava come vettore la posizione dell’epicentro dell’evento che abbiamo avuto. Le altre due stazioni denunciavano il grado sismico dell’evento, ed è da una in particolare, quella più vicina all’epicentro, che si capiva che qualcosa di disastroso stava avvenendo.»

Claudio Messora: «Quindi secondo te, Giampaolo, oggi è possibile prevedere con un certo grado di approssimazione i forti sismi, grazie a questa tecnica?»

Giampaolo Giuliani: «Piccoli, grandi, mediograndi e forti sismi… sì! Certo, la nostra è una ricerca sperimentale. Sicuramente abbiamo una notevole mole di dati che ci permettono di avere informazioni anche scientifiche sul comportamento del Radon che ancora oggi non sono ben conosciute. Non solo, ma questo sistema ci ha dato garanzia, non ultima l’evento che abbiamo subito, che un forte evento può essere in qualche modo allarmato con un certo margine di anticipo.»

Claudio Messora: «Questi dati, questi risultati sono stati presentati alla comunità scientifica?»

Giampaolo Giuliani: «Abbiamo tentato dal 2002-2003 di avere un supporto da tutte le comunità scientifiche: dall’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) alla Protezione Civile… Ci siamo sottoposti a test di funzionamento ufficiali. Addirittura, tra l’altro, il prof. Boschi è stato nel 2003 la persona che ha indicato i termini di funzionamento che la macchina avrebbe dovuto avere, con l’allora On. Zamberletti, il Presidente della ISPRO (Protezione Civile e Difesa Civile).»

Claudio Messora: «A beneficio del pubblico, chi è il prof. Boschi?»

Giampaolo Giuliani: «Il prof. Boschi è… fino all’anno scorso, credo… era il Presidente dell’INGV. Credo che lo sia stato da sempre, che sia nato Presidente dell’INGV. Ma dall’anno scorso credo che in qualche modo lui abbia lasciato, o stiano cambiando la presidenza. In ogni caso è l‘unica voce che in Italia continua a dire che i terremoti non possono essere previsti e che non potranno mai essere previsti. Tutte le richieste di collaborazione che abbiamo fatto ci sono state rigettate perchè tutti i tecnici che avrebbero in qualche modo dovuto guardare, vedere che cosa stavamo ottenendo, ci dicevano “I terremoti non possono essere previsti. Non potranno mai essere previsti, quindi quello che lei sta studiando non serve!“.»

Claudio Messora: «Ma la storia della scienza in realtà è costellata di teorie che poi sono state accantonate, per fare posto a teorie nuove che le hanno rimpiazzate. Quindi uno scienziato come approccio suo intrinsico non dovtrebbe avvicinarsi alle nuove ricerche in questa maniera. Tu credi che ci sia un disinteresse da parte della comunità scientifica a studiare ed avvalorare queste ricerche? E se sì, perchè?»

Giampaolo Giuliani: «Sicuramente adesso, col senno di poi, alla luce di tutto quello che abbiamo passato, sembrerebbe proprio come se ci fosse un interesse a che questo non venga portato alla luce. Io quello che so è che in questa circostanza i media hanno permesso di far conoscere quello che è avvenuto. Da tantissime parti del mondo, da tantissime univeristà mi hanno telefonato, mi hanno scritto, mi hanno mandato messaggi.. Dalla Russia, dalla Germania, dalla Romania, dagli Stati Uniti, dal Giappone… I professori delle università di tutto il mondo mi hanno detto: “Non sei solo in questa storia. Quello che stai facendo è vero. Anche noi, che osserviamo e misuriamo le stesse cose che stai osservando tu, abbiamo gli stessi riscontri e gli stessi risultati. Vai avanti!“»

Claudio Messora: «Ma tu stai andandao avanti?»

Giampaolo Giuliani: «Adesso sono fermo perchè disastrato, terremotato. Abbiamo avuto due stazioni ferme per il terremoto con dei danni anche sulla strumentazione. Ci siamo pagati tutto da soli in questi dieci anni. Ci rimboccheremo le maniche, rimetteremo in moto tutto, porteremo avanti la nostra ricerca, metteremo in piedi le altre due stazioni che dovevano nascere, e con cinque stazioni forse riusciremo ad evitare, se dovesse ricapitare domani, un disastro del genere. Forse riusciremo ad evitare che ci possano essere così tanti morti, …perchè molti di questi potevano in qualche modo essere salvati.»

Claudio Messora: «Noi ti ringraziamo tanto, e ti staremo vicini con la telecamera perchè tu possa avere una voce ed un’amplificazione in più. Tu sei stato al centro di questa, chiamiamola aggressione mediatica, questo ciclone dei media negli ultimi giorni, e quindi hai potuto sperimentare da vicino il comportamento dell’informazione ufficiale. Quale è l’impressione che hai ricavato sul modo e l’approccio che hanno usato nei tuoi confronti?»

Giampaolo Giuliani: «Sono stati tutti, tutti indistintamente, molto gentili. Mi sono stati vicini, vuoi per la drammaticità del momento, vuoi perchè tanti non conoscevano questo sistema e non sapevano neanche se ciò che io stavo raccontando loro fosse vero o no. Questo mi ha fatto veramente molto piacere. Si sono avvicinati con molta umiltà e mi hanno fatto coraggio. Io li ringrazio tutti, da Bruno Vespa e i più grandi nomi ai più piccoli giornalisti che sono venuti. Ma sono venuti da tutto il mondo. Ho avuto a casa mia la BBC, la televisione tedesca, la radiotelevisione francese, sono venuti i giornalisti russi, la televisione della California. Ho rilasciato più interviste con la televisione argentina che con chiunque altro, sembravano di casa. Tutti si sono avvicinati con molta umiltà. Mi hanno chiesto. Volevano sapere come facessi. Si sono tutti quanti stretti a me. Mi sono sentito veramente… sono stati quelli che in un primo momento mi hanno aiutato a superare questo dramma. Li ringrazio tutti!»

Claudio Messora: «Un’ultima battuta. Casa tua è illesa. Quando è stata costruita?»

Giampaolo Giuliani: «E’ stata costruita nel 1984 da mio suocero, che è un vecchio muratore, con le sue mani. Lui mi ha sempre detto “Tu qui non sentirai mai una scossa sismica. Nel momento in cui tu dovessi avvertire una scossa sismica significa che L’Aquila è stata distrutta almeno per metà“. E così è stato.»

Claudio Messora: «La casa di fronte a te invece è più recente ed è danneggiata profondamente.»

Giampaolo Giuliani: «La palazzina affianco alla mia, consegnata l’anno scorso, struttura antisismica in cemento armato, è inagibile.»

Claudio Messora: «Credo che questo sia sufficiente. Grazie.»

Giampaolo Giuliani: «Grazie a te.»

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TERREMOTO: L’Aquila si è spostata di 15 centimetri

Pubblicato da milionidieuro su 11 aprile 2009


Scoperta effettuata confrontando rilevazioni prima e dopo sisma

A causa del sisma, il suolo dell’Aquila si è spostata fino a un massimo di 15 centimetri. Lo fa sapere l’Agenzia spaziale italiana (Asi), spiegando che il fatto è stato scoperto grazie al confronto di alcune rilevazioni fotografiche effettuate prima e dopo le scosse telluriche.

MISURAZIONI – I risultati, definiti in termini tecnici «interferogrammi», sono basati su immagini di una stessa zona geografica acquisite con gli stessi angoli di vista, in tempi diversi, allo scopo di misurare, mediante l’utilizzo di algoritmi specifici, deformazioni della superficie terrestre. Il primo interferogramma dell’area colpita dal sisma abruzzese è stato ottenuto, nell’ambito della collaborazione tra Asi e Protezione civile, utilizzando i dati del sistema satellitare Cosmo-SkyMed processati dall’Istituto Irea del Cnr. In questo caso le due rilevazioni fotografiche sono state effettuate il 23 marzo (quindi prima del sisma) e l’8 aprile.

SPOSTAMENTO – Nell’immagine (sovrapposta, per facilitarne la lettura, alla localizzazione dell’area in GoogleEarth) sono visibili diverse frange colorate: ogni frangia completa, costituita da una successione di colori dal giallo al blu, corrisponde allo spostamento della superficie terrestre di 15 millimetri causato dal sisma, ma nel centro dell’Aquila si sono contate dieci frange, pari perciò a 15 cm.

DA http://www.asi.it

Ecco le prime immagini della zona de L’Aquila riprese dai satelliti di COSMO-SkyMed dopo il sisma di magnitudo 5.8 della scala Richter che ha colpito l’area nella notte tra domenica e lunedì. L’immagine riportata qui sotto è la composizione di due acquisizioni in modalità Spotlight (10 x 10 km) prima e dopo il sisma, rispettivamente il 22 marzo e la mattina del 7 aprile, e utilizzando la tecnica dei falsi colori evidenziano alcune modificazioni provocate dal sisma a edifici e infrastrutture.“L’immagine precedente al sisma” spiega Alessandro Coletta, mission manager di COSMO-SkyMed “è stata colorata in rosso, quella successiva in blu. Le zone che appaiono bianche corrispondono ad aree in cui non si riscontrano differenze tra le due riprese. Le zone rosse sono oggetti che riflettevano il segnale radar nella prima immagine, ma non nella seconda. Potrebbero quindi corrispondere a edifici non più presenti dopo il sisma”. Le zone blu sono infine quelle dove appaiono elementi che non erano visibili nella prima immagine. Anche in questo caso, sembrerebbe trattarsi di zone dove sono avvenuti spostamenti significativi. “Una analisi più precisa è possibile solo dopo il confronto con una ripresa ottica” spiega però Coletta, che ricorda come la rapida acquisizione ed elaborazione delle im magini sia stata resa possibile dall’impegno del personale di Telespazio, che gestisce il segmento di terra del satellite. Immagini come queste (o come quelle seguenti relative alla basilica di Collemaggio) che il satellite continuerà a riprendere nei prossimi giorni, possono essere preziose per la Protezione Civile per localizzare, nei centri abitati, gli edifici ed infrastrutture che appaiono lesionati, e su di essi effettuare verifiche mirate da aereo o elicottero

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TERREMOTO: L'Aquila si è spostata di 15 centimetri

Pubblicato da milionidieuro su 11 aprile 2009


Scoperta effettuata confrontando rilevazioni prima e dopo sisma

A causa del sisma, il suolo dell’Aquila si è spostata fino a un massimo di 15 centimetri. Lo fa sapere l’Agenzia spaziale italiana (Asi), spiegando che il fatto è stato scoperto grazie al confronto di alcune rilevazioni fotografiche effettuate prima e dopo le scosse telluriche.

MISURAZIONI – I risultati, definiti in termini tecnici «interferogrammi», sono basati su immagini di una stessa zona geografica acquisite con gli stessi angoli di vista, in tempi diversi, allo scopo di misurare, mediante l’utilizzo di algoritmi specifici, deformazioni della superficie terrestre. Il primo interferogramma dell’area colpita dal sisma abruzzese è stato ottenuto, nell’ambito della collaborazione tra Asi e Protezione civile, utilizzando i dati del sistema satellitare Cosmo-SkyMed processati dall’Istituto Irea del Cnr. In questo caso le due rilevazioni fotografiche sono state effettuate il 23 marzo (quindi prima del sisma) e l’8 aprile.

SPOSTAMENTO – Nell’immagine (sovrapposta, per facilitarne la lettura, alla localizzazione dell’area in GoogleEarth) sono visibili diverse frange colorate: ogni frangia completa, costituita da una successione di colori dal giallo al blu, corrisponde allo spostamento della superficie terrestre di 15 millimetri causato dal sisma, ma nel centro dell’Aquila si sono contate dieci frange, pari perciò a 15 cm.

DA http://www.asi.it

Ecco le prime immagini della zona de L’Aquila riprese dai satelliti di COSMO-SkyMed dopo il sisma di magnitudo 5.8 della scala Richter che ha colpito l’area nella notte tra domenica e lunedì. L’immagine riportata qui sotto è la composizione di due acquisizioni in modalità Spotlight (10 x 10 km) prima e dopo il sisma, rispettivamente il 22 marzo e la mattina del 7 aprile, e utilizzando la tecnica dei falsi colori evidenziano alcune modificazioni provocate dal sisma a edifici e infrastrutture.“L’immagine precedente al sisma” spiega Alessandro Coletta, mission manager di COSMO-SkyMed “è stata colorata in rosso, quella successiva in blu. Le zone che appaiono bianche corrispondono ad aree in cui non si riscontrano differenze tra le due riprese. Le zone rosse sono oggetti che riflettevano il segnale radar nella prima immagine, ma non nella seconda. Potrebbero quindi corrispondere a edifici non più presenti dopo il sisma”. Le zone blu sono infine quelle dove appaiono elementi che non erano visibili nella prima immagine. Anche in questo caso, sembrerebbe trattarsi di zone dove sono avvenuti spostamenti significativi. “Una analisi più precisa è possibile solo dopo il confronto con una ripresa ottica” spiega però Coletta, che ricorda come la rapida acquisizione ed elaborazione delle im magini sia stata resa possibile dall’impegno del personale di Telespazio, che gestisce il segmento di terra del satellite. Immagini come queste (o come quelle seguenti relative alla basilica di Collemaggio) che il satellite continuerà a riprendere nei prossimi giorni, possono essere preziose per la Protezione Civile per localizzare, nei centri abitati, gli edifici ed infrastrutture che appaiono lesionati, e su di essi effettuare verifiche mirate da aereo o elicottero

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Terremoti: Le spie che annunciano il sisma

Pubblicato da milionidieuro su 10 aprile 2009

Gas, acqua nei pozzi, osservazioni dallo spazio «Sappiamo dove succederà, ma non quando»

La previsione dei terremoti? Somiglia ad un miraggio. Ogni tanto qualche ricercatore pensa di esserci giunto a un passo, ma in quello stesso istante tutto sfuma e si allontana. È così da trent’anni, per limitarci al periodo in cui le ricerche sulla previsione sismica hanno conosciuto un maggiore impulso. A turno, alcuni fenomeni che effettivamente precedono e accompagnano le crisi sismiche sono stati indicati come efficaci segnali premonitori. La frenetica agitazione di animali da cortile come cani, gatti, polli e mucche. Le variazioni di livello di fluidi sotterranei che si evidenziano, per esempio, come oscillazioni di acqua nei pozzi. I cupi boati che preannunciano la rottura delle faglie per effetto delle tensioni accumulate nella crosta terrestre. Saette, globi e altri fenomeni luminosi che solcano l’atmosfera elettrizzata.

Il figlio dell’uranio
E poi c’è il radon, di cui tanto si parla in questi giorni: questo gas figlio dell’uranio radioattivo che può emergere dal sottosuolo in quantità superiori alla norma, quando la dinamica interna del nostro pianeta piega e comprime le rocce fino a spezzarle. Lo stesso radon, per inciso, che in alcune aree della nostra penisola, come nel Viterbese, diventa problema sanitario se penetra e ristagna nei piani bassi delle abitazioni, perché può provocare il cancro ai polmoni. «L’errore commesso da alcuni ricercatori che si sono impegnati negli studi di previsione sismica è stato credere che ci fosse una relazione univoca di causa ed effetto fra la comparsa di uno di questi fenomeni e la scossa di terremoto. E, invece, non si tratta di indizi sufficienti — commenta il sismologo Massimo Cocco, dirigente di ricerca dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) —. Ci hanno provato in tanti a seguire questa strada, col risultato che molte volte c’erano i presunti segnali premonitori e poi non arrivava il terremoto, molte altre il terremoto colpiva improvvisamente, senza essere preceduto da alcun segnale, e solo occasionalmente si sono verificati insieme precursori e sisma».

L’annuncio americano
Gli americani ci hanno sbattuto la testa per primi, annunciando, in alcuni articoli scientifici apparsi all’inizio degli anni 80, che la previsione deterministica, cioè la capacità di predire dove e quando di un terremoto, era dietro l’angolo, grazie all’individuazione di preavvisi naturali affidabili. Ma è stato proprio quel grande laboratorio naturale di scuotimenti tellurici che è la California a deludere le aspettative. Poi c’è stata la mobilitazione degli scienziati giapponesi, che pensavano di risolvere il problema con un apparato osservativo tecnologicamente sofisticato e capillare; ma la loro ondata di studi e di monitoraggi si è infranta contro il disastro di Kobe del 1995: oltre 5.000 morti, una magnitudo di 7,3 Richter che si è fatta beffa di molte costruzioni antisismiche e, manco a dirlo, nessun precursore utile ad attenuare il disastro.

Le galline cinesi
Si racconta anche che, presi dall’esaltazione maoista, a preannunciare l’arrivo di terremoti catastrofici, ci avevano provato i cinesi negli anni 70, affidando alle guardie rosse l’osservazione minuta del territorio a caccia di presagi di tipo rurale: galline impazzite, bisce che sgusciano dal terreno e zampilli di acqua inattesi. Col risultato che una volta gli è andata bene: ad Haicheng, nel febbraio 1975, quando effettivamente fecero evacuare i villaggi prima di un forte terremoto che spianò il 50% delle povere abitazioni. Ma le volte successive non funzionò. Tanto che il 28 luglio 1976 la regione di Tangshan accusò oltre 300.000 morti in quello che viene considerato il più distruttivo sisma del secolo. Solo gli abitanti della zona di Qinglon, dove i segnali premonitori si erano evidenziati, poterono sfuggire al disastro, a dimostrazione che non si tratta di fenomeni ubiquitari e costanti. Ma se hanno fallito le tecnologie di monitoraggio più avanzate, assieme a quelle più naif, allora che speranze abbiamo di arrivare a previsioni sismiche almeno altrettanto efficaci come quelle meteorologiche, con un sismologo che ci sconsigli di dormire per una notte sotto il nostro tetto a rischio di crolli? «Le speranze ci sono, eccome— incoraggia Gianluca Valensise, un altro dirigente di ricerca dell’Ingv, esperto in “strutture sismogenetiche” —. Esse stanno nel fatto che già oggi siamo in grado di dire con precisione dove si scatenerà il terremoto e con quale intensità massima; al quando ci arriveremo a poco a poco, affinando gli studi». Valensise si riferisce agli studi che permettono di individuare le faglie che generano i terremoti e di capire, attraverso indagini storiche e geologiche, come e quando esse si sono mosse nei tempi passati. «Per esempio la faglia di circa 10 chilometri che ha generato il terremoto dell’Aquila rappresentava una lacuna ferma da tempo immemorabile, posta fra un’altra faglia più a nord che aveva provocato un terremoto nel 1703 e una più a sud responsabile di un terremoto nel 1300. Dunque era legittimo aspettarsi che anche questa faglia-lacuna, prima o poi, si dovesse attivare».

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Gli studi sulle faglie
Ma prima o poi quando? Una risposta meno vaga, promettono sia Cocco che Valensise, potrà venire dall’approfondimento degli studi sulle faglie sismogenetiche, che ci stanno portando a formulare delle previsioni di tipo probabilistico. Si potrà sapere, per esempio, che il terremoto, in quella certa zona sismica lacunosa, avverrà con la probabilità del 50% entro un anno. Non si potrà tenere lontana la popolazione dalle proprie abitazioni per 365 giorni ma, in un Paese moderno e previdente, tanto dovrebbe servire a mettere in sicurezza il territorio con opere di consolidamento degli edifici più vulnerabili. Quanto al radon e agli altri precursori, suggerisce Cocco, forse bisognerà seguire l’esempio dei giapponesi che, dopo la mazzata di Kobe, hanno deciso di rifondare il loro sistema di osservazioni, andando a caccia di altri indicatori geofisici più efficaci e affidabili; e dei californiani, i quali hanno lanciato un programma internazionale intitolato «Studi collaborativi per la prevedibilità dei terremoti». E a quest’ultimo l’Italia, attraverso l’Ingv, ha prontamente aderito, nella speranza che dal coordinamento degli sforzi internazionali arrivi la soluzione del problema.

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Scala richter e scala mercalli

Pubblicato da milionidieuro su 9 aprile 2009

Scala richter
Con la scala Richter, inventata nel 1935 dallo statunitense Charles Francis Richter, i terremoti sono misurati in base alla quantità (stimata) di energia sprigionata dal sisma. Una misurazione fatta dai sismografi che si esprime in “magnitudo”. Fu creata per misurare i terremoti in California.

Magnitudo Richter

Effetti sisma
Meno di 3.5
Generalmente non sentita, ma registrata.
3.5-5.4
Spesso sentita, ma raramente causa dei danni.
Sotto 6.0
Al massimo lievi danni a solidi edifici. Causa danni maggiori su edifici non in c.a. edificati in piccole regioni.
6.1-6.9
Può arrivare ad essere distruttiva in aree di quasi 100 km, attraversando anche zone abitate.
7.0-7.9
Terremoto maggiore. Causa seri danni su grandi aree.
8 o maggiore
Grande terremoto. Può causare seri danni su vaste aree di svariate centinaia km.

Scala mercalli
La scala Mercalli, invece è più antica e risale al 1902 (inventata dall’italiano Giuseppe Mercalli) e misura l’intensità dei terremoti valutando i danni e gli effetti che questi hanno sulle persone, sull’ambiente e sugli oggetti.
Si esprime in gradi. La valutazione della Mercalli dipende molto dall’ambiente di partenza. Nel deserto, per esempio, un terremoto avrà un grado (della Mercalli) molto basso, ma potrebbe avere un’intensità, e quindi una magnitudo, molto alta.

Grado Scossa Descrizione
1 STRUMENTALE non avvertito
2 LEGGERISSIMA Avvertito solo da poche persone in quiete,
gli oggetti sospesi esilmente possono oscillare
3 LEGGERA Avvertito notevolmente da persone al chiuso, specie ai piani alti degli edifici;
automobili ferme possono oscillare lievemente
4 MEDIOCRE Avvertito da molti all’interno di un edificio in ore diurne, all’aperto da pochi;
di notte alcuni vengono destati;
automobili ferme oscillano notevolmente
5 FORTE Avvertito praticamente da tutti, molti destati nel sonno;
crepe nei rivestimenti, oggetti rovesciati;
a volte scuotimento di alberi e pali
6 MOLTO FORTE Avvertito da tutti, moltispaventati corrono all’aperto;
spostamento di mobili pesanti, caduta di intonaco e danni ai comignoli;
danni lievi
7 FORTISSIMA Tutti fuggono all’aperto;
danni trascurabili a edifici di buona progettazione e costruzione,
da lievi a moderati per strutture ordinarie ben costruite;
avvertito da persone alla guida di automobili
8 ROVINOSA Danni lievi a strutture antisismiche; crolli parziali in edifici ordinari;
caduta di ciminiere, monumenti, colonne; ribaltamento di mobili pesanti;
variazioni dell’acqua dei pozzi
9 DISASTROSA Danni a strutture antisismiche; perdita di verticalità a strutture portanti ben progettate; edifici spostati rispetto alle fondazioni; fessurazione del suolo;
rottura di cavi sotterranei
10 DISASTROSISSIMA Distruzione della maggior parte delle strutture in muratura; notevole fessurazione del suolo; rotaie piegate;
frane notevoli in argini fluviali o ripidi pendii
11 CATASTROFICA Poche strutture in muratura rimangono in piedi; distruzione di ponti;
ampie fessure nel terreno; condutture sotterranee fuori uso;
sprofondamenti e slittamenti del terreno in suoli molli
12 GRANDE CATASTROFE Danneggiamento totale; onde sulla superfice del suolo;
distorsione delle linee di vista e di livello;
oggetti lanciati in aria

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TERREMOTO :Perché il terremoto in Abruzzo?

Pubblicato da milionidieuro su 9 aprile 2009

Era prevedibile? Si poteva fare qualcosa? Perché è stato così devastante? La terra continuerà a tremare?
Il violento terremoto che ha scosso l’Appennino ripropone ancora una volta una serie di domande sul perché la nostra penisola è così sismica e soprattutto se questo terribile sisma fosse prevedibile, visto che alcune voci sostengono questa tesi.

Un pianeta fatto a pezziGioco a incastro: ogni zolla tettonica comprende zolle più piccole capaci di piccoli spostamenti. L’appennino si trova proprio su uno di questi confini “minori”. Per questo è una zona altamente sismica.

Va ricordato innanzitutto che terremoti, vulcani, ma anche le catene montuose hanno la stessa origine: la tettonica delle zolle, cioè l’insieme dei fenomeni, alimentati dal calore interno della Terra, che plasmano la superficie del pianeta.
La crosta esterna è solo un puzzle di “tessere” irregolari e rigide che i geologi chiamano “zolle” o” placche” che “galleggiano” sul flusso di materiale fuso che proviene da centinaia di km di profondità. Queste enormi zattere si spostano in seguito alla risalita di materiale che giunge dal mantello terrestre più profondo, un movimento che sprigiona forze tali che accumulandosi si scaricano poi improvvisamente lungo le faglie, ossia fratture in grado di muoversi.

Terra di terremoti
Gli effetti di questi spostamenti sono particolarmente evidenti nei punti di contatto tra le placche e l’Appennino è una regione stretta tra la placca africana e quella eurasiatica che si stanno avvicinando tra loro. Una regione estremamente complessa, senza dubbio tra le più complicate del pianeta dove, da 8-10 milioni di anni, una frattura con andamento grosso modo nord-sud sta separando lo stivale dell’Italia dalla Sardegna e dalla Corsica. Tale frattura ha creato il Mar Tirreno e ha fatto ruotare l’Italia verso est. «Un movimento che tra 2,1 e 1,6 milioni di anni fa raggiunse una velocità di 19 centimetri all’anno», spiega Iacopo Nicolosi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia su Geology.

La mappa di pericolosità sismica della nostra penisola dove – nel 2008 – sono state registrate circa 7.000 scosse. In scuro le aree con maggiori rischi. Clicca sul segno più per ingrandire la mappa.
Fonte: Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.

Energia devastante
Queste gigantesche pressioni non possono essere accumulate all’infinito perché la Natura tende sempre ad andare verso uno stato di stabilità e dal momento che l’accumulo di deformazione tra placche vicine è un processo che continua senza sosta, l’energia viene periodicamente liberata. Il terremoto è il processo che libera l’energia accumulatasi. L’atto finale avviene lungo una faglia, ossia una frattura in grado di muoversi, che di solito si produce dove vi è un punto debole all’interno della crosta che nel caso del terremoto del 6 aprile si trova a circa 10 km di profondità.

Poteva essere previsto?
In questi giorni si è diffusa la notizia secondo la quale Giampaolo Giuliani, perito elettrotecnico dell’Istiututo di Fisica dello Spazio Interplanetario di Torino, che lavora come collaboratore tecnico al Gran Sasso, aveva scoperto un metodo che renderebbe possibile prevedere un sisma.
Il meccanismo di previsione di Giuliani si basa sull’osservazione del radon, un particolare gas che si trova in alcune rocce e che – sostiene il ricercatore – in concomitanza con gli sciami di terremoti fuoriesce dal terreno in misura elevatissima.

Ipotesi casuale
Tenere sotto controllo l’emissione del radon dalle fasce di terreno più profondo potrebbe permetterci di capire che un sisma è in arrivo.
Il modo con il quale Giuliani ha scoperto tale relazione è molto curioso. Il ricercatore infatti, si occupa dello studio dei raggi gamma che giungono dallo spazio. Ebbene il radon è un gas che decade in un altro elemento in pochi giorni, ossia si trasforma in piombo e in bismuto emettendo proprio raggi gamma. Giuliani aveva osservato una relazione tra produzione di radon e occorrenza di un sisma, in occasione di un terremoto in Turchia, nel 2001.
In seguito a ciò ha installato cinque rilevatori, detti precursori sismici, che si trovano nel sottosuolo tra il Gran Sasso e L’Aquila. I precursori sismici rilevano i raggi gamma, il prodotto di decadimento del gas radon, che viene emesso dagli strati più profondi del suolo e che, secondo Giuliani, aumenterebbe di oltre 100 volte in relazione a eventi sismici. Proprio questa improvvisa impennata potrebbe servire per individuare il rischio di scosse. Una strada questa non nuova nello studio della previsione dei terremoti, che al momento però non ha permesso di individuare con preciso anticipo il luogo e l’intensità di un sisma. Dunque per ora il sistema ha solo un valore empirico.

Come dovrebbe funzionare un metodo scientifico
Allo stato attuale delle conoscenze non è possibile realizzare una previsione deterministica dei terremoti che indichi dunque in modo esatto la localizzazione, l’istante e la forza dell’evento.
La scienza prevede che un eventuale metodo abbia valore solo se può essere applicato sempre nello stesso modo in una serie di eventi. I grandi terremoti non si verificano spesso, e non è dunque facile capire se ogni volta sono in gioco gli stessi fattori. Non essendoci certezza dunque, i geologi preferiscono non allertare la popolazione. Di conseguenza gli enti locali non forniscono forze e risorse per una evacuazione che molto probabilmente viene fatta nel momento sbagliato. Il problema principale è che nonostante si riesca a determinare la probabilità di un evento, più difficile è azzeccarne la data.

I “precursori” dei terremoti
I fattori che possono indicare la probabilità di un terremoto sono comunque numerosi.
Sciami sismici, vale a dire onde ricorrenti, possono indicare la ripresa di una attività tettonica che produce una spinta sulla faglia; variazioni del livello della acque di laghi e fiumi, che indicano movimenti profondi; perturbazioni della ionosfera; segnali elettromagnetici dovuti al fatto che le rocce, sottoterra, sfregando tra loro si caricano elettricamente; gas come il radon, che si sprigiona dal sotto suolo, indica movimenti del magma, come sarebbe avvenuto per il sisma in Abruzzo.

“L’aiuto” degli animali non aiuta
Anche il comportamento di alcuni animali può indicare un evento sismico. Tra i più sensibili ci sono i pesci gatto, che pare percepiscano le debolissime correnti elettriche che si sviluppano in acqua a causa delle sollecitazioni cui sono sottoposte le rocce molto prima di una forte scossa tellurica.
Segnali di nervosismo da parte di cani, gatti e cavalli, probabilmente dovuti alla loro sensibilità ai gas emessi dalle microfratture prodotte nelle rocce prima del sisma, pur essendo presenti non sono interpretabili scientificamente.

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