ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

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Archivio per la categoria ‘Solare’

ENERGIAE RINNOVABILI: 3 MILIONI DI POSTI LAVORO IN EUROPA LEGATI A ENERGIE RINNOVABILI

Pubblicato da milionidieuro su 16 giugno 2009


Con oltre tre milioni di posti di lavoro in tutta Europa, le attivita’ economiche ”verdi” stanno superando le industrie inquinanti in termini di posti di lavoro. E’ quanto rivela il nuovo studio del WWF ”Low carbon jobs for Europe” (Lavori a basso contenuto di carbonio per l’Europa) lanciato oggi a livello internazionale alla vigilia della riunione del Consiglio Europeo prevista per il 18-19 giugno a Bruxelles.

Lo studio mostra che almeno 3,4 milioni di posti di lavoro in Europa sono direttamente legati ai settori delle energie rinnovabili, della mobilita’ sostenibile e dei beni e servizi per l’efficienza energetica, contro i 2,8 milioni di posti di lavoro garantiti da settori inquinanti come attivita’ estrattive, elettricita’, gas, cemento e industrie del ferro e dell’acciaio. E si prevede che l’economia ”low-carbon”, a basso contenuto di carbonio, continuera’ a espandersi in futuro mentre l’impiego nelle industrie estrattive, inquinanti e climalteranti continuera’ a diminuire.

”Questo studio evidenzia chiaramente chi sono i vincitori della sfida e dimostra che le politiche e le tecnologie ‘amiche del clima’ danno un contributo fondamentale allo sviluppo dell’economia – ha dichiarato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia – L’economia pulita e’ pronta a prendere il via, e se la politica continuera’ a supportare le industrie che invece contribuiscono ad aggravare la crisi climatica, l’Europa dovra’ affrontare costi altissimi sia per l’economia che per l’ambiente”.

I dati disponibili evidenziano che in Europa circa 400.000 persone sono impiegate nel settore delle energie rinnovabili, circa 2,1 milioni per la mobilita’ sostenibile e oltre 900.000 in beni e servizi per l’efficienza energetica, in particolare nel settore edilizio. Questi impieghi includono, per esempio, la produzione, installazione e manutenzione di turbine eoliche e pannelli solari, o i lavori per il miglioramento dell’efficienza energetica negli edifici esistenti. E tutti questi settori – in particolare eolico, solare fotovoltaico, biomasse, mobilita’ pubblica e settore edile – stanno registrando una crescita significativa.

Accanto a questi, ci sono circa altri 5 milioni di posti di lavoro in settori e impieghi correlati.

A guidare la classifica europea delle professioni verdi sono Germania, Spagna e Danimarca per l’eolico, Germania e Spagna per l’energia solare, settori che stanno sviluppandosi anche in altri Paesi con un alto potenziale di miglioramento.

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RISCALDAMENTO GLOBALE: entro la fine del secolo saremo a rischio estinzione e sarà la fine della civiltà umana

Pubblicato da milionidieuro su 16 giugno 2009


Ciclone nel Myanmar, terremoto in Cina e inondazioni in India: tre catastrofi naturali che, nel 2008,hanno ucciso oltre 220.000 persone. Ridurre la vulnerabilita’ ai disastri per le comunita’ povere colpite dal cambiamento climatico, sara’ l’argomento della ”piattaforma globale per la riduzione del rischio di catastrofi”, in programma a Ginevra, dal 16/6.L’Unione internazionale per la conservazione della natura afferma che la gestione sostenibile delle risorse riduce il rischio.

“Se la temperatura dell’acqua aumentera’ di 3 gradi Celsius, si arrivera’ a una situazione di 3 milioni di anni fa, al Pleocene e saremo a rischio estinzione e sara’ la fine della civilta’ umana”, ha spiegato il guru dell’economia e profondo conoscitore delle tematiche ambientali americano. Rifkin ha parlato di sottostima del fenomeno da parte di tutti, di previsioni sbagliate da parte degli esperti, a cominciare da lui stesso. La situazione “non ha precedenti, dobbiamo riaprire le dighe 100 anni prima rispetto a quanto avevamo previsto pochi anni fa, quando stilammo il 3° Rapporto sui cambiamenti climatici (ora siamo al 4°)”. Alla luce di questo ha detto: “Serve un piano e una strategia mondiale che ci possa portare in modo molto veloce all’era del Post Co2. C’e’ bisogno di una road map non possiamo sbagliare” perche’ “non c’e’ piano economico senza business plan”, aggiunge Rifkin

Il Pianeta sta male e il riscaldamento climatico sta peggiorando a ritmi che sono stati sottostimati e che si stanno manifestando in tutta la loro ineluttabilità. Bisogna agire e creare una roadmap economica e politica per evitare che la popolazione mondiale vada verso l’estinzione. A lanciare l’allarme è Jeremy Rifkin, che proponendo il concetto a lui caro di Terza rivoluzione industriale, ha ricordato quanto i cambiamenti del clima siano materia di oggi e non del futuro. Nella lectio magistralis tenuta al Sustainability International Forum (Sif) organizzato da Minerva e P&G Alumni, il professor Rifkin ha detto di essere preoccupato perché la situazione dei cambiamenti climatici «è peggiore di quello che crediamo. Tutti noi ci siamo sbagliati nelle previsioni, perché l’accelerazione di questi fenomeni è stata sottostimata». Un’accelerazione che rischia di far «scomparire la vita dalla Terra entro la fine del secolo», ha aggiunto Rifkin in una delle sue affermazioni più catastrofiste. I dati sono di fronte a noi, ha spiegato il presidente della Fondazione Economic Trends, «le stagioni degli uragani nel golfo del Messico e fino alla Florida sono dimostrazioni in tempo reale dei cambiamenti climatici». «Spero di essermi sbagliato e di svegliarmi da questo brutto sogno, ma adesso non possiamo sbagliare nella definizione delle prossime mosse, altrimenti troveremo la porta chiusa».
E il prossimo appuntamento è quello del G8 su cui Rifkin non ha dubbi: il summit deve essere il luogo per «focalizzare la discussione sulla terza rivoluzione industriale e su un piano economico per la lotta ai cambiamenti climatici. Adesso quello che serve è mettere in campo un’agenda economica e un piano di finanziamenti». Senza queste prospettive, senza una roadmap economica da parte dei Paesi industrializzati anche Copenhagen sarà un fallimento, ha aggiunto. «Si parla di livelli di emissioni, di cap and trade, di trasferimento tecnologico, ma non si parla della Terza rivoluzione industriale, quella che permetterà ai nostri edifici, alle nostre abitazioni di diventare produttori di energia, creando un capitalismo distribuito». Se nel corso del vertice di Copenhagen a dicembre non si rifletterà su tutto questo il rischio è alto, avverte Rifkin. «Se l’accordo di riduzione delle emissioni si attesterà sull’aumento di 2-3 gradi della temperatura esiste il rischio potenziale che l’intera popolazione della Terra si estingua entro la fine del secolo. I ghiacci che tengono intrappolato il gas naturale in Siberia, hanno subito un cambiamento di temperatura troppo veloce e se si dovessero sciogliere ci sarebbe un’emissione massiccia di CO2».

Il sole splende tutto il giorno, il vento soffia, la terra sprigiona caldo, anche il pattume e i residui agricoli producono energia e infine l’idroelettrica”. E alla platea di imprenditori, rappresentanti delle istituzioni e dell’economia Rifkin, con il suo fare diretto e appassionato, ha detto che bisogna arrivare a un “capitalismo distribuito e condiviso”. Ma il guru americano ha avvertito: “Il cambiamento economico non e’ un’utopia ma non ne ho sentito parlare. Neppure Obama ha parlato ad esempio del consumo di carne che e’ la terza causa di surriscaldamento del pianeta”. Insomma per Rifkin occorre passare “dalla geopolitica alla biopolitica e fare in modo che ogni creatura abbia il diritto assoluto di accesso all’energia, un diritto indiscutibile . Tutti gli esseri umani – ha concluso – hanno diritto a partecipare a questa risorsa”.

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ECO SOSTENIBILE: Samso l’isola a impatto zero

Pubblicato da milionidieuro su 3 giugno 2009


L’isola che c’è. Verde, sostenibile al 100%, indipendente dal punto di vista energetico, a emissioni zero. Samso, un lembo di terra a due ore di traghetto da Copenhagen, è diventata in dieci anni un esempio di rivoluzione ecologica. Nelle case immerse nel verde il frigorifero, la tv e tutti gli elettrodomestici sono alimentati con l’energia del vento e il riscaldamento va con il sole o con caldaie a trucioli di legno o paglia. Un bel cambiamento per questa minuscola isola bagnata dal Kattegat (il tratto di mare che separa la penisola danese dalla Svezia) che fino a dieci anni fa si riscaldava a nafta e importava il 100% dell’elettricità dalla terra ferma. Oggi i suoi 4400 abitanti producono più energia di quella che consumano. E grazie alle fonti rinnovabili che coprono la totalità dei loro bisogni elettrici e il 70% di quelli termici hanno ridotto del 140% le emissioni di CO2 a un costo di 15 mila euro per abitante. Tutto comincia nel 1997 quando il governo del Regno di Danimarca si dà un obiettivo ambizioso: aumentare la produzione di energie rinnovabili fino a coprire il 35% del fabbisogno energetico del Paese entro il 2030. E cerca un luogo dove sperimentare, un laboratorio in miniatura di sostenibilità. La scelta cade su Samso, un’isola dedicata all’agricoltura e all’allevamento, probabilmente destinata al declino: i giovani in cerca di futuro sono costretti ad abbandonare famiglia e isola solo per andare alle superiori e poi nella maggior parte dei casi non rientrano più. In quelle condizioni la sfida del governo di fare di Samso la «prima isola danese dell’energia rinnovabile» non è scontata. La municipalità è presa alla sprovvista, gli abitanti sono scettici. Ma c’è qualcuno che ci crede, Soren Hermansen. Nato da una famiglia di agricoltori Hermansen, abbandona l’isola a 16 anni per andare a studiare. Dopo diverse esperienze all’estero (fino in Nuova Zelanda) all’insegna dell’agricoltura bio rientra a Samso con una laurea in ecologia e la volontà di promuovere i temi ambientali. Allora quarantenne si candida subito ed è il primo impiegato del progetto del governo. E gli altri? «Scuotevano la testa, erano scettici — spiega Hermansen, intervenuto a Milano all’assemblea di Assocasa, associazione detergenti e specialità per l’industria e la casa —. Non riusciremo mai, dicevano i miei conterranei, siamo troppo pochi». Lui non si dà per vinto, organizza riunioni su riunioni, non si scoraggia davanti al conservatorismo delle persone che alle sue sollecitazioni rispondono: «Non siamo hippy». L’ex agricoltore sa come convincere i suoi conterranei, con l’arma del risparmio. L’utilizzo dell’energia rinnovabile, spiega a tutti, cifre alla mano, è più conveniente (grazie anche a un piccolo sussidio governativo). E a poco a poco anche i più riottosi cambiano idea. Tanto che oltre oltre a un impianto offshore di 10 pale eoliche (a cui se ne aggiungono altri sulla terra ferma) e a un sistema di 2500 metri quadrati di pannelli solari nel Nord dell’isola (oltre a tre altre centrali) molti proprietari, di loro iniziativa, hanno sostituito le caldaie a olio combustibile con pompe di calore geotermiche, pannelli solari e stufe alimentate con segatura e pellet. «Siamo riusciti a coinvolgere tutti, imprenditori e contadini, persino le banche» dice Hermansen, oggi direttore della Energy Academy, una struttura (sostenibile al 100%), inaugurata nel 2006, come punto di riferimento per aziende, università e politici interessati all’esperienza dell’isola. E fonte di informazione e consulenza per gli abitanti «e i turisti, sempre più numerosi» (la Sardegna ha in corso una collaborazione con l’Accademia e qualche richiesta è arrivata anche da Puglia e Sicilia). Hermansen che passa almeno quattro mesi all’anno in giro per il mondo a raccontare di Samso (il settimanale Time l’ha inserito nella sua classifica 2008 degli «eroi per l’ambiente») non siede sugli allori. «Avevamo come target anche un risparmio di energia del 20% ma siamo arrivati solo al 10%». La sua spina sul fianco poi, sono i trasporti. «Io ho una macchina elettrica, ma solo per i piccoli spostamenti. Sarà la sfida dei prossimi anni: camion e auto alimentati dall’idrogeno generato dalle turbine eoliche» dice orgoglioso confidando nei progressi dell’industria dell’auto.

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SCOPERTO METODO PER IMMAGAZZINARE ENERGIA SOLARE

Pubblicato da milionidieuro su 2 agosto 2008

(ANSA) – ROMA – Promette una vera e propria ‘rivoluzione del solare’ la scoperta fatta dagli ingegneri del Massachussets institute of technology (Mit): in uno studio pubblicato da Science hanno infatti descritto per la prima volta un modo per immagazzinare l’energia prodotta dai pannelli solari. La scoperta e’ stata ispirata da uno dei passaggi della fotosintesi, in cui l’acqua viene scissa in idrogeno e ossigeno. Per riuscire a ripetere lo stesso procedimento i ricercatori hanno disegnato un nuovo catalizzatore, cioe’ una sostanza che favorisce una reazione ma che alla fine puo’ essere recuperata intatta, poco costoso e che funziona a temperatura ambiente. Il sistema progettato prevede che l’elettricita’ prodotta ad esempio da un pannello fotovoltaico venga utilizzata, insieme al catalizzatore nuovo e a uno tradizionale, per scindere l’acqua in idrogeno e ossigeno gassosi. Questi possono essere immagazzinati e utilizzati per alimentare delle celle a combustibile. ”Questo e’ quello che cercavamo di fare da anni – spiega Daniel Nocera, che ha coordinato lo studio – l’energia solare e’ sempre stata limitata dal fatto che si interrompeva in assenza di sole. Adesso possiamo considerarla praticamente illimitata”. Secondo i ricercatori, l’applicazione su larga scala del processo e’ molto facile e richiedera’ non piu’ di dieci anni. (ANSA).


La critica che viene mossa più frequentemente alle energie rinnovabili è che non sono continue. Il sole è utilizzabile solo di giorno, il vento non c’è ogni giorno, le maree non hanno la stessa intensità su tutti i mari, eccetera. Dai laboratori del Mit (Massachusetts institute of technology) di Boston arriva una scoperta che potrebbe risolvere questo limite, in particolare per l’energia solare, permettendo la memorizzazione dell’energia e l’utilizzo successivo, quando ce n’è bisogno.

Entro 10 anni nelle case. Esistono già delle soluzioni, ma sono eccessivamente costose e quindi inutilizzate. Il nuovo metodo, assicurano invece i ricercatori dell’Mit, è semplice, poco costoso, ed estremamente efficiente. Non impiega materiali tossici, anzi. Daniel Nocera, professore di Energia del Mit e il borsista post-dottorato Matteo Kanan, si sono ispirati al processo di fotosintesi tipico delle piante. Il sistema permette all’energia del sole di essere utilizzata per dividere le molecole di acqua in atomi di idrogeno e ossigeno. Questi vengono poi ricombinati all’interno di una cella a combustibile, creando senza emissioni di carbonio energia elettrica utilizzabile in casa o per alimentare un’auto elettrica. Sia di giorno che di notte. Nocera auspica che entro 10 anni il sistema venga adottato nelle case. I pannelli fotovoltaici forniranno energia durante il giorno. Di notte, verranno utilizzate le celle a combustibile.
Il funzionamento. La scoperta chiave è rappresentata da un nuovo catalizzatore che produce l’ossigeno dall’acqua, e un altro catalizzatore che produce idrogeno utilizzabile. E’ fatto di metallo di cobalto, fosfato e un elettrodo posto in acqua. Quando l’energia elettrica – prodotta da una cella fotovoltaica, una turbina eolica o da qualsiasi altra fonte – scorre attraverso l’elettrodo, il cobalto e il fosfato formano un film sottile sull’elettrodo, producendo ossigeno. Combinato con un altro catalizzatore, come il platino, in grado di produrre idrogeno dall’ acqua, il sistema è in grado di duplicare la scissione delle molecole d’acqua che si verifica durante la fotosintesi.
Il Nirvana del Sole. Secondo Nocera «la luce del sole ha un potenziale maggiore di qualsiasi altra fonte per risolvere il problema energetico mondiale. In un’ora, la luce del sole che colpisce la Terra potrebbe fornire energia a tutto il Pianeta per un anno». La realizzazione dei catalizzatori, spiega il professore, non è complicata. E tra dieci anni quello che Nocera definisce il «Nirvana» dell’energia solare, potrebbe diventare realtà.


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PANNELLI ‘A COLORI’ 10 VOLTE PIU’ EFFICIENTI

Pubblicato da milionidieuro su 15 luglio 2008

(ANSA) – ROMA – Forse non ci voleva un ingegnere del Massachussets Institute of Technology per arrivarci: per creare pannelli fotovoltaici piu’ economici basta farli piu’ piccoli. Questo semplice principio e’ alla base della scoperta che potrebbe rivoluzionare l’energia verde del futuro: gli ingegneri americani hanno trovato il modo di concentrare la luce solare che colpisce una superficie alle sue estremita’, dove viene convertita in elettricita’, ottenendo almeno dieci volte piu’ energia. Il ‘trucco’ messo in campo dai ricercatori, che hanno descritto i pannelli innovativi sull’ultimo numero della rivista Science, e’ di colorare opportunamente una lastra sottile di materiale plastico con due o tre tinte diverse.

I colori assorbono la luce in ingresso e la riemettono con una diversa lunghezza d’onda, adatta a trasportarla fino alle estremita’ del pannello. Qui i semiconduttori normalmente usati per le cellule fotovoltaiche possono trasformare la luce in elettricita’. Questa soluzione era gia’ stata tentata negli anni ’70, ma abbandonata perche’ gran parte della luce veniva dispersa. Per la versione moderna i ricercatori hanno pero’ usato una tecnologia studiata per guidare la luce laser. ”Il vantaggio e’ che si usano molte meno celle fotovoltaiche rispetto a un pannello tradizionale – spiega Marc Baldo, che ha guidato il progetto – il concentratore e’ infatti spalmato su tutta la superficie, ma la cella solare e’ solo alle estremita’. Questo permette di risparmiare molto economicamente, e di avere una maggiore efficienza, perche’ alle estremita’ e’ necessario solo un centesimo dei pannelli”.

Il prototipo messo a punto dai ricercatori americani puo’ essere anche applicato ai pannelli gia’ esistenti per aumentarne l’efficienza, e dovrebbe essere commercialmente sfruttabile, anche direttamente applicato a finestre e a tetti, entro tre anni. L’idea di concentrare la luce solare non e’ nuova, e anzi viene fatta risalire agli specchi ustori di Archimede. In chiave piu’ moderna, impianti solari a concentrazione esistono gia’, ma utilizzano specchi mobili per indirizzare i raggi solari verso un ricevitore: ”Questa tecnica pero’ e’ costosa e meno efficiente della nostra – sottolinea Baldo – e richiede molta piu’ manutenzione”. Uno degli effetti positivi del caro-petrolio e’ l’aver aumentato gli investimenti mondiali nel campo delle rinnovabili, che hanno raggiunto secondo un rapporto dell’Onu i 148 miliardi nel 2007 di dollari, con un aumento del 60% rispetto all’anno precedente. Di questi 16,9 sono destinati a ricerca e sviluppo, con l’Asia prima per i finanziamenti pubblici e l’Europa per quelli privati. Nel solare si sono investiti 28,6 miliardi di dollari con una crescita media del 254% dal 2004. (ANSA).

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PANNELLI 'A COLORI' 10 VOLTE PIU' EFFICIENTI

Pubblicato da milionidieuro su 15 luglio 2008

(ANSA) – ROMA – Forse non ci voleva un ingegnere del Massachussets Institute of Technology per arrivarci: per creare pannelli fotovoltaici piu’ economici basta farli piu’ piccoli. Questo semplice principio e’ alla base della scoperta che potrebbe rivoluzionare l’energia verde del futuro: gli ingegneri americani hanno trovato il modo di concentrare la luce solare che colpisce una superficie alle sue estremita’, dove viene convertita in elettricita’, ottenendo almeno dieci volte piu’ energia. Il ‘trucco’ messo in campo dai ricercatori, che hanno descritto i pannelli innovativi sull’ultimo numero della rivista Science, e’ di colorare opportunamente una lastra sottile di materiale plastico con due o tre tinte diverse.

I colori assorbono la luce in ingresso e la riemettono con una diversa lunghezza d’onda, adatta a trasportarla fino alle estremita’ del pannello. Qui i semiconduttori normalmente usati per le cellule fotovoltaiche possono trasformare la luce in elettricita’. Questa soluzione era gia’ stata tentata negli anni ’70, ma abbandonata perche’ gran parte della luce veniva dispersa. Per la versione moderna i ricercatori hanno pero’ usato una tecnologia studiata per guidare la luce laser. ”Il vantaggio e’ che si usano molte meno celle fotovoltaiche rispetto a un pannello tradizionale – spiega Marc Baldo, che ha guidato il progetto – il concentratore e’ infatti spalmato su tutta la superficie, ma la cella solare e’ solo alle estremita’. Questo permette di risparmiare molto economicamente, e di avere una maggiore efficienza, perche’ alle estremita’ e’ necessario solo un centesimo dei pannelli”.

Il prototipo messo a punto dai ricercatori americani puo’ essere anche applicato ai pannelli gia’ esistenti per aumentarne l’efficienza, e dovrebbe essere commercialmente sfruttabile, anche direttamente applicato a finestre e a tetti, entro tre anni. L’idea di concentrare la luce solare non e’ nuova, e anzi viene fatta risalire agli specchi ustori di Archimede. In chiave piu’ moderna, impianti solari a concentrazione esistono gia’, ma utilizzano specchi mobili per indirizzare i raggi solari verso un ricevitore: ”Questa tecnica pero’ e’ costosa e meno efficiente della nostra – sottolinea Baldo – e richiede molta piu’ manutenzione”. Uno degli effetti positivi del caro-petrolio e’ l’aver aumentato gli investimenti mondiali nel campo delle rinnovabili, che hanno raggiunto secondo un rapporto dell’Onu i 148 miliardi nel 2007 di dollari, con un aumento del 60% rispetto all’anno precedente. Di questi 16,9 sono destinati a ricerca e sviluppo, con l’Asia prima per i finanziamenti pubblici e l’Europa per quelli privati. Nel solare si sono investiti 28,6 miliardi di dollari con una crescita media del 254% dal 2004. (ANSA).

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SCIENZIATI CONTRO CENTRALI IN ITALIA

Pubblicato da milionidieuro su 18 giugno 2008

NUCLEARE: 1.200 SCIENZIATI CONTRO CENTRALI IN ITALIA 16/06/2008
(ANSA) – ROMA – Sono gia’ milleduecento gli scienziati e quattromila i cittadini italiani che hanno firmato l’appello lanciato oggi contro il ritorno del nucleare nel nostro paese da un comitato presideuto da Vincenzo Balzani, docente di chimica dell’universita’ di Bologna. ”A nostro parere l’opzione nucleare non puo’ essere considerata la soluzione del problema energetico per molti motivi – si legge nell’appello – necessita’ di enormi finanziamenti pubblici, insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, difficolta’ a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive, stretta connessione tra nucleare civile e militare, possibile bersaglio per attacchi terroristici, aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologicamente avanzati e paesi poveri, scarsita’ di combustibili nucleari”. Secondo gli scienziati, il cui appello puo’ essere firmato sul sito www.energiaperilfuturo.it, bisogna puntare sull’energia solare: ”La piu’ grande risorsa energetica del nostro pianeta e’ il Sole – affermano – una fonte che durera’ per 4 miliardi di anni, una stazione di servizio sempre aperta che invia su tutti i luoghi della Terra un’immensa quantita’ di energia, 10.000 volte quella che l’umanita’ intera consuma. Sviluppare l’uso dell’energia solare e delle altre energie rinnovabili significa guardare lontano, che e’ la qualita’ distintiva dei veri statisti”. (ANSA). KYK 16/06/2008 13:20

L’appello on-line partito dall’Università di Bologna è già stato firmato da 4000 cittadini. Il sole, secondo gli scienziati, offre una quantità di energia 10.000 volte superiore a quella che oggi si consuma
Sono già milleduecento gli scienziati e quattromila i cittadini italiani ad aver firmato l’appello contro il ritorno del nucleare nel nostro Paese, lanciato da un comitato presideuto da Vincenzo Balzani, docente di chimica dell’universita’ di Bologna. ”A nostro parere l’opzione nucleare non può essere considerata la soluzione del problema energetico per molti motivi – si legge nell’appello – necessità di enormi finanziamenti pubblici, insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, difficolta’ a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive, stretta connessione tra nucleare civile e militare, possibile bersaglio per attacchi terroristici, aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologicamente avanzati e paesi poveri, scarsita’ di combustibili nucleari”. Secondo gli scienziati, il cui appello può essere firmato sul sito www.energiaperilfuturo.it, bisogna puntare sull’energia solare: ”La più grande risorsa energetica del nostro pianeta e’ il Sole – affermano – una fonte che durerà per 4 miliardi di anni, una stazione di servizio sempre aperta che invia su tutti i luoghi della Terra un’immensa quantita’ di energia, 10.000 volte quella che l’umanità intera consuma. Sviluppare l’uso dell’energia solare e delle altre energie rinnovabili significa guardare lontano, che e’ la qualità distintiva dei veri statisti”.

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LE FONTI DI ENERGIA RINNOVABILI

Pubblicato da milionidieuro su 11 giugno 2008

Una fonte di energia è rinnovabile quando il suo sfruttamento avviene in un tempo confrontabile con quello necessario per la sua rigenerazione. A differenza dei combustibili fossili e nucleari, destinati a esaurirsi in un tempo finito, le fonti rinnovabili possono essere considerate virtualmente inesauribili.Il Decreto Legislativo n. 387 del 2003 definisce all’art 2 lettera a) le fonti energetiche rinnovabili o fonti rinnovabili come: le fonti energetiche rinnovabili non fossili (eolica, solare, geotermica, del moto ondoso, maremotrice, idraulica, biomasse, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas). In particolare, per biomasse si intende: la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall’agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani;È importante considerare come le forme di energia sul nostro pianeta hanno origine dall’irraggiamento solare (ad eccezione dell’energia nucleare).Dall’energia solare derivano: l’energia idroelettrica, che sfrutta le cadute d’acqua; l’eolica, derivante dal vento dovuto al disuniforme riscaldamento delle masse d’aria; l’energia delle biomasse è energia solare immagazzinata chimicamente, attraverso il processo della fotosintesi clorofilliana.In Italia poco più del 16% è il consumo interno lordo di energia da fonti rinnovabili. Si colloca, infatti, nella media europea ma deriva per il 65% da fonti idroelettriche e geotermiche, per il 30% da biomasse e rifiuti e appena per il 3% da “nuove rinnovabili”, con un peso dell’eolico pari al 2,1% solare inferiore allo 0,15%.

Solare
L’energia solare è l’energia raggiante sprigionata dal Sole per effetto di reazioni nucleari (fusione dell’idrogeno) e trasmessa alla Terra (ed in tutto lo spazio circostante) sotto forma di radiazione elettromagnetica. Essa è rinnovabile in quanto la sua fonte (il sole) è inesauribile e ha un impatto ambientale molto limitato rispetto ai combustibili fossili. Può essere termica o fotovoltaica.Termica: comprende le tecnologie in cui la radiazione solare viene utilizzata per produrre calore. Il maggiore settore di applicazione è quello per la produzione dell’acqua calda e per il riscaldamento delle abitazioni private. È anche possibile produrre energia elettrica specialmente in Paesi a forte irradiazione solare con impianti di dimensioni fino a 200Mw.Fotovoltaica: si basa sul modulo fotovoltaico che, costituito da diverse celle, trasforma l’energia contenuta nella radiazione solare in energia elettrica.Questa energia può essere accumulata in batterie per renderla sempre disponibile (e allora si parla di impianti solari autonomi, solitamente realizzati per alimentare carichi elettrici distanti dalla rete), oppure può essere immediatamente utilizzata dall’utenza, anche senza l’adozione di batterie (è il campo degli impianti connessi alla rete).

Eolica
L’energia eolica è l’energia posseduta dal vento soprattutto sotto forma di energia cinetica, che trasformata in energia meccanica può essere sfruttata per la generazione di energia elettrica. Essa è rinnovabile in quanto la sua fonte (il vento) è inesauribile e ha un impatto ambientale estremamente limitato grazie alla mancanza assoluta di emissioni climalteranti. Attualmente, con circa 55mila turbine installate nel mondo, l’eolico rappresenta la sorgente energetica con il maggior tasso di crescita nel mondo grazie all’incessante sviluppo tecnologico che ha permesso di raggiungere una pressoché totale silenziosità degli aerogeneratori, una notevole efficienza e l’incremento di potenza degli stessi.La tipica configurazione di un aerogeneratore ad asse orizzontale è costituita dal palo di sostegno che può essere a traliccio o a tubolare al quale è ancorata sulla sommità la navicella, o gondola, dove sono contenuti l’albero di trasmissione, il moltiplicatore di giri (quando esistente), il generatore elettrico e i dispositivi ausiliari. La produzione da fonte eolica permette una considerevole capacità di generazione elettrica con una emissione pari a zero di emissioni nocive.

Idrogeno
L’idrogeno, non è una fonte energetica ma un vettore, ed è l’elemento più abbondante nell’universo e sul pianeta è presente nell’acqua e negli idrocarburi, tuttavia per ricavarlo da tali sostanze vi è bisogno di energia elettrica. Esso può essere utilizzato nelle celle a combustibile (FC) per la produzione di energia, con un impatto ambientale molto ridotto.Il problema fondamentale è che non è disponibile sulla Terra allo stato elementare e pertanto è necessario ottenerlo da fonti secondarie, come per esempio l’acqua e i combustibili fossili. Attualmente lo sviluppo delle FC è uno dei settori di maggiore interesse da parte dei ricercatori nel campo energetico.

Idroelettrica
L’energia idroelettrica è un termine usato per definire l’energia elettrica ottenibile sfruttando una caduta d’acqua. Il sistema consente di convertire con apposito macchinario l’energia cinetica contenuta nella portata d’acqua trattata in energia elettrica. Gli impianti idraulici, quindi, sfruttano l’energia potenziale contenuta in una portata di acqua che si trova disponibile ad una certa quota rispetto al livello cui sono posizionate le turbine.Queste sono macchine motrici, che hanno il compito di trasformare l’energia potenziale dell’acqua in energia elettrica. L’energia idroelettrica è molto diffusa nei Paesi in cui vi è una certa abbondanza di corsi d’acqua e di laghi, come in Canada e negli USA o la stessa Italia. L’energia idroelettrica fornisce un quinto della produzione mondiale di elettricità (circa 2.700 TWh) ed è la forma più sfruttata di energia rinnovabile. In Italia si producono 53,9 GWh attraverso 1.913 impianti.

Biomassa
Biomassa è un termine che riunisce una gran quantità di materiali, di natura estremamente eterogenea. In forma generale, si può dire che è biomassa tutto ciò che ha matrice organica, con esclusione delle plastiche e dei materiali fossili.Le più importanti tipologie di biomassa sono residui forestali, scarti dell’industria di trasformazione del legno (trucioli, segatura, etc.) scarti delle aziende zootecniche, gli scarti mercatali ed i rifiuti solidi urbani. Le principali applicazioni della biomassa sono: produzione di energia (biopower), sintesi di carburanti (biofuels) e sintesi.In relazione alla loro natura e composizione, le biomasse possono essere convertite in combustibili di vario tipo attraverso tre principali sistemi:
la gassificazione, che consiste nel sottoporre le biomasse a processi di fermentazione anaerobica, dai quali si ottiene il biogas, una miscela di metano e anidride carbonica;
la conversione biologica ad alcoli: l’amido viene demolito a glucosio e poi sottoposto all’azione di microrganismi, che operano la fermentazione alcolica; l’alcol è un ottimo carburante ed è meno inquinante dei derivati del petrolio;
la combustione diretta: il calore prodotto può essere convertito in energia elettrica.
Attualmente la biomassa rappresenta una fonte energetica importante solo nei Paesi in via di sviluppo. Quasi trascurabile è, invece, la funzione che essa svolge nei Paesi industrializzati.

Energia geotermica
Trova origine dal calore che si sviluppa nelle zone più interne della Terra. Nelle zone geologicamente attive, come quelle vulcaniche, il gradiente è ancora maggiore. Quella geotermica è una fonte energetica a erogazione continua e indipendente da condizionamenti climatici, ma essendo difficilmente trasportabile, è utilizzata per usi prevalentemente locali.La risorsa geotermica risulta costituita da acque sotterranee che, venendo a contatto con rocce ad alte temperature, si riscaldano e in alcuni casi vaporizzano. A causa dell’esaurimento che, dopo un certo numero di anni, possono subire i campi geotermici, sono stati avviati esperimenti per tentare operazioni di ricarica. Un interessante uso delle acque geotermiche a basse temperature è costituito dall’innaffiamento delle colture di serra o all’irrigazione a effetto climatizzante, in grado di garantire le produzioni agricole anche nei Paesi freddi.Oggi in tutto il mondo circa 130 impianti utilizzano il vapore acqueo proveniente dal sottosuolo a fini energetici. L’Islanda è il Paese dove si dà maggiore importanza alla geotermia, grazie all’abbondanza di questa risorsa. Il nostro Paese ha investito molto nella ricerca tecnologica in questo campo e riesce a produrre l’1,5% della produzione elettrica nazionale.

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