ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

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Archivio per la categoria ‘SMALTIMENTO SCORIE’

NUCLEARE IN ITALIA: Nucleare fermo in commissione

Pubblicato da milionidieuro su 10 giugno 2009


Alt dal ministero dell’Economia alle novità introdotte al Senato al disegno di legge sviluppo, uno dei collegati alla finanziaria e che apre al ritorno del nucleare in Italia: le modifiche pesano sulle spalle dei cittadini e molte coperture non sono legittime. Sotto la lente di ingrandimento del Tesoro finiscono 34 norme, tra cui l’incremento della Robin tax e quello delle bollette energetiche. «Risponderemo con ulteriori controdeduzioni», è la replica del sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia che assicura che i dubbi saranno fugati. “Sono ottimista”, dice infatti. Il provvedimento ha una storia parlamentare difficile: approvato a fine ottobre dalla Camera, incassa l’ok del Senato solo a fine maggio.

Dopo un così lungo cammino, si attendeva un terzo passaggio esclusivamente formale. Ed è infatti “sorpresa” in commissione quando IERI mattina il ministero dell’Economia annuncia di non essere disposto a dare il proprio consenso ad una serie di novità introdotte a Palazzo Madama.

«Il provvedimento non si doveva toccare, siamo meravigliati”, si lascia sfuggire il relatore al ddl Enzo Raisi. L’obiettivo, spiega anche il sottosegretario Saglia, era in effetti»quello di approvare il testo così come costruito in Senato ma – dice – se ci saranno problemi, faremo il nostro dovere di legislatori”. Un intervento “tardivo” e che altro non è che “un dispetto fra ministri”, accusa il Pd Andrea Lulli che chiede il ripristino dei fondi per l’editoria.

Non è certo la prima volta che Giulio Tremonti e Claudio Scajola incrociano le armi. Le perplessità di Via XX Settembre sono motivate nel dettaglio ed elencate in una lunga relazione datata 5 giugno ed inviata alle commissioni parlamentari competenti e per conoscenza anche al ministero dello Sviluppo Economico.

Le parole sono affilate e lasciano pochi spazi di manovra: le novità approvate dal Senato “introducono contrariamente all’azione del governo, misure che in quanto suscettibili di determinare incrementi delle tariffe a carico dei consumatori, direttamente e/o indirettamente riversano i discendenti effetti pregiudizievoli a carico degli utenti finali” e “presentano gravi profili di legittimità sotto l’aspetto contabile”. Ergo, il Tesoro presenta 18 proposte di modifica, di cui 4 soppressive, necessarie per il via libera.

La prima misura a incappare in una secca bocciatura è l’incremento, dal 5,5% al 6,5%, dell’aliquota ordinaria Ires a carico delle grandi aziende petrolifere e dell’energia elettrica (la Robin Tax). Con questi soldi si coprivano i fondi per l’editoria, che dunque saltano: “Le aliquote non possono essere – spiegano i tecnici – eccessivamente aggressive”, altrimenti si producono “effetti contrari” a quelli desiderati.

Sotto la lente di ingrandimento finisce anche l’incremento delle tariffe per le bollette (in particolare la parte che copre i costi per lo smantellamento delle centrali nucleari): “Tale iniziativa – è il rimprovero del ministero guidato da Tremonti – non solo si pone in contrasto con l’orientamento del governo in tema di contenimento delle tariffe in funzione anticrisi, ma determina oneri privi di copertura finanziaria”. No poi anche alle consulenze previste dal ministero dello Sviluppo Economico: la “possibilità di avvalersi di professionisti esterni non è in linea con l’attuale orientamento del governo diretto a un generale contenimento della spesa di personale”. Non sono inoltre, è l’ultima stoccata, offerte “adeguate garanzie in relazione ai necessari requisiti di onorabilità che i soggetti debbono possedere”.

Esultano Verdi e ambientalisti. Per Grazia Francescato, portavoce dei Verdi ed esponente di Sinistra e Libertà, “meglio farebbe il governo a seguire la strada indicata da Obama e dagli altri paesi europei come Francia e Germania e a puntare sulle energie del futuro che sono le rinnovabili e l’efficienza energetica. Tornare al nucleare è una vera e propria follia. Con il nucleare il governo non solo non affronta il problema della sicurezza energetica ma rischia di far crescere le bollette dei cittadini, senza considerare gli enormi problemi ambientali per lo smaltimento delle scorie radioattive”.

La bocciatura, rincara la dose Paolo Cento, “è un atto di serietà perché smaschera il tentativo di introdurre norme dannose sia per i consumatori che per l’ambiente”, ha detto .

“In particolare la scelta di far tornare l’Italia al nucleare, contenuta nelle norme del ddl sviluppo, sono insostenibili dal punto di vista economico, oltre ad essere pericolosissime per l’ambiente. Ora non ci sia nessun pataracchio su una vicenda che il ministero dell’Economia ha reso chiara e trasparente”.

E sul nucleare un chiaro monito giunge anche da Legambiente: “Le disavventure della centrale finlandese di Olkiluoto, cha ha accumulato tre anni di ritardo nei lavori del primo reattore Epr (proprio il modello che si vorrebbe realizzare in Italia) e un extracosto di 1,5 miliardi euro, dimostrano i costi elevati del nucleare”, dice Stefano Ciafani.

Inoltre, ”secondo il Dipartimento per l’Energia statunitense il costo industriale dell’elettricita’ da nucleare da nuovi impianti e’ piu’ alto rispetto alle fonti tradizionali, e secondo la previsione dell’agenzia di rating Moody’s nonostante i generosi incentivi e sussidi negli Usa, solo uno o due centrali verranno costruite sulla trentina attese, per la fonte energetica piu’ vetusta e pericolosa che ci sia”.

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NUCLEARE: CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA ? I futuri impianti atomici italiani sorgeranno accanto a quelli storici?

Pubblicato da milionidieuro su 23 aprile 2009


In Italia il cammino del nucleare sembra procedere a rilento. Eppure, mentre il dibattito pubblico periodicamente si accende e si spegne, l’iter per l’apertura di quattro centrali nel paese prosegue sottotraccia. Con grande soddisfazione dell’Enel e del suo partner francese Edf. La joint venture al 50 per cento costituita pochi mesi fa a Roma tra i due colossi europei dell’energia per eseguire gli studi di fattibilità per le centrali da costruire in Italia ha già prodotto i primi risultati. E, dopo aver stilato una lista di possibili siti, Enel e Edf hanno iniziato i sopralluoghi congiunti in quelli più interessanti. Come Montalto di Castro, dove si è recato il presidente di Edf Pierre Gadonneix in persona. L’accordo tra le due società prevede che in Italia deterranno insieme il 51 per cento delle nuove centrali, mentre già in Francia Enel (dopo aver acquisito il 12,5 della centrale nucleare di Flamanville in costruzione), ha opzionato un altro 12,5 della futura centrale di Penly e già dal 2008 ottiene anticipatamente l’energia che le spetta per il suo investimento, con la quale sta costituendo oltralpe un suo portafoglio di clienti. Dal canto suo, la società guidata da Fulvio Conti (che oggi produce il quadruplo dell’energia nucleare che produceva prima del referendum del 1987) si è impegnata a fornire analogo accesso in proprie centrali nucleari in costruzione in Europa. Le due società, insomma, si intendono benissimo a fare affari insieme, nell’attesa che si apra il mercato italiano del nucleare.

I futuri impianti atomici italiani sorgeranno accanto a quelli storici, come Montalto. Parla Pierre Gadonneix, capo di Edf, partner dell’Enel
INTERVISTA DI Alessandra Viola DA espresso.repubblica.it

Presidente, come sta procedendo il ritorno al nucleare dell’Italia?
“L’Italia, che è stato il primo paese europeo a sviluppare il nucleare, ha dovuto rinunciarvi per l’incidente di Chernobyl e il successivo referendum. In questi anni il Paese ha costruito la sua forza sul gas e sul carbone, ma come tutti i paesi del mondo in questo periodo sta prendendo coscienza di due grandi problemi: la sicurezza degli approvvigionamenti di materie prime e la necessità di ridurre le emissioni di CO2. Entrambi conducono alla riconsiderazione del nucleare”.

Che cosa prevedono gli accordi di Edf con il governo italiano?
“I negoziati sono iniziati 4-5 anni fa. Il governo ci propose un partenariato con l’Enel per preparare un eventuale ritorno del nucleare in Italia. Nel 2007 l’accordo è stato confermato da Prodi e un mese fa è stato ulteriormente rilanciato in un summit franco-italiano che ha definito le condizioni di questa collaborazione”.

Quali sono queste condizioni?
“Enel detiene il 12,5 per cento della centrale di Flamanville, in costruzione nel Nord della Francia. E l’accordo prevede che possa mantenere questa quota non per questa sola centrale, ma per cinque. Per le prossime, Enel potrà avere accesso alla governance, se lo vorrà, e ha già opzionato la centrale di Penly, sulla Manica. È previsto che per la sua partecipazione Enel possa disporre di una quantità di energia pari al 12,5 per cento della produzione della centrale, che dovrebbe entrare in funzione nel 2017. Ma intanto stiamo anticipando alla società la fornitura elettrica, per permetterle di costituirsi un portafoglio di clienti in Francia. In cambio Enel dovrà consentire a noi di entrare in progetti europei o italiani di pari livello. Che vuol dire progetti nucleari, ma non solo. Anche perché sappiamo che il rilancio del nucleare in Italia non sarà veloce”.
Ma secondo lei ci sarà?
“Diciamo che sarebbe logico che ci fosse, e che noi ce lo auguriamo. Ma è una decisione esclusivamente politica nella quale non possiamo entrare”.

E se alla fine il nucleare in Italia non si dovesse fare? Che fine farà l’accordo con Enel?
“Attualmente il nucleare in Italia non c’è, ma la nostra partnership procede in modo molto soddisfacente. Enel ha inviato 50 ingegneri a lavorare a Flamanville, tutti di altissimo livello. Siamo estremamente soddisfatti. Per noi l’Italia è un mercato potenziale estremamente interessante, nel quale operiamo del resto già da tre anni attraverso la nostra partecipazione in Edison. Se non si aprirà, potremo comunque collaborare con Enel in altri paesi”.

In ogni caso, gli ingegneri dell’Enel intanto fanno esperienza.
“Direi che si formano, è più preciso. Non necessariamente e non solo per lavorare in Italia. Il vostro Paese aveva un enorme patrimonio di competenze sul nucleare, ma l’ha parzialmente perso e ora è costretto a imparare di nuovo da chi invece è andato avanti”.

Che altro prevede l’accordo per l’Italia?
“Abbiamo costituito una joint venture con Enel al 50 per cento, con la missione di studiare i progetti per la costruzione di quattro centrali nelle quali noi avremmo una partecipazione e anzi saremmo insieme ad Enel i due principali partner dell’operazione, che sarebbe comunque aperta anche ad altri investitori”.

Anche allo Stato?
“Non ho sentito parlare dell’ipotesi che lo Stato italiano sia partner economico della costruzione delle centrali”.
Chi le costruirà?
“Nella prima centrale, sarà Edf il leader delle operazioni di costruzione. Per le seguenti, trasferiremo tutta la competenza a Enel. Il nostro partenariato prevede che noi apporteremo le competenze per la costruzione, ma Enel ne apporterà altre, per esempio quella per la scelta dei siti”.

In Italia abbiamo diverse centrali nucleari chiuse, da Trino a Caorso, fino a Montalto di Castro. Le nuove centrali si faranno dove già esistono quelle vecchie?
“Probabilmente. Il sito nucleare deve avere solo due caratteristiche: essere vicino a una fonte d’acqua, che può essere un fiume o anche il mare (ne abbiamo fatte diverse sul mare ultimamente) ed essere allacciato alle linee di alta tensione. Quindi è perfettamente possibile che una nuova centrale sia costruita a fianco di altre esistenti, anche termiche. Ma meglio ancora e più veloce sarebbe mettere le nuove centrali a fianco di quelle vecchie, per le quali i siti erano già stati scelti con cura molti anni fa”.
Come per esempio Montalto di Castro?
“L’Enel non ha ancora scelto i siti, ma ha al vaglio un elenco e stiamo visitando alcuni tra quelli ritenuti più interessanti”.

Siete stati anche a Montalto?
“Sì. Mi ha molto colpito vedere una centrale pronta per essere accesa, e mai messa in funzione”.
Si potrebbe rimetterla in funzione?
“No, andrà completamente smantellata, e ci vorrà del tempo. Il nucleare è comunque sempre una scelta di lungo periodo. Dovranno trascorrere ancora dei mesi per capire che piega prenderà il tutto e quali saranno le scelte definitive del governo, perché prima si dovranno creare un sistema legislativo e una regolamentazione in proposito”.
Alcuni dicono che non servirà una legge ad hoc.
“In ogni caso ci sarà bisogno di un quadro di regolamentazione che istituisca un’Autorità di sicurezza, indipendente e capace di definire le condizioni per l’approvazione dei diversi progetti”.
Sembra una pratica lunga.
“Il governo ha detto che per guadagnare tempo l’Italia si potrebbe ispirare al modello francese. Da noi l’Autorità per la sicurezza del nucleare funziona da anni, si potrebbe semplicemente copiarne la struttura legislativa e regolamentare. È solo un’idea, perché questa chiaramente è una competenza del governo, in cui noi non possiamo entrare. Certo, alcune cose andrebbero modificate in funzione della legislazione nazionale, ma la parte principale della regolamentazione potrebbe rimanere quella, perché l’Autorità italiana sarebbe chiamata a valutare la sicurezza del reattore Epr, che è lo stesso che l’Autorità francese ha già autorizzato in Francia. Questo farebbe risparmiare tempo. Ma anche questa è una scelta politica, in cui noi non possiamo entrare. Da voi il nucleare è un argomento molto sensibile e il governo ne è ben consapevole. Sarà necessario in prima istanza ottenere il parere favorevole dell’opinione pubblica, poi avviare il dialogo con le collettività locali quando si tratterà della scelta dei siti. Ma nucleare vuol dire energia elettrica più a buon mercato, e questo è un buon argomento”.

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NUCLEARE : BASILICATA E’ CONTRARIA

Pubblicato da milionidieuro su 23 aprile 2009


Scanzano Jonico, 21 apr – Il vicepresidente e assessore all’ambiente della regione Basilicata Vincenzo Santochirico, si e’ recato a Scanzano Jonico, sul sito in cui e’ ancora in atto il blitz di Greenpeace che ha chiuso i pozzi candidati a diventare deposito per le scorie nucleari, trasformandoli in un parco giochi. ”La nostra posizione contro il nucleare e’ sempre stata netta – sostiene Santochirico – la mia presenza qui oggi lo conferma, il disegno di legge proposto al Parlamento come dice Greenpeace e’ veramente pericoloso, la regione viene completamente espropriata della capacita’ di decidere, la regione non avrebbe piu’ voce in capitolo, la nostra porta sul nucleare e’ chiusa a doppia mandata, nel piano energetico della Basilicata, in approvazione domani in giunta c’e’ un chiaro no al nucleare”. ”Ci sentiamo rassicurati dalle dichiarazioni del vicepresidente della regione Basilicata, – afferma Francesco Tedesco, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace – ma ora anche le altre regioni italiane devono prendere una posizione ferma contro il nucleare, e in particolare sul DDL 1195, in discussione al senato, che propone una via autoritaria e sovietica al nucleare”.

”Non giochiamo con il futuro dei nostri figli”. E’ con questo spot che Greenpeace ha trasformato il sito di Scanzano Ionico, candidato ad accogliere scorie nucleari, in un parco giochi. Alla vigilia dell’apertura del G8 Ambiente di Siracusa, e a pochi giorni dal ventitreesimo anniversario del disastro di Cernobyl, attivisti di Greenpeace hanno trasformato il sito in un parco per bambini, per ”ricordare al ministro Prestigiacomo e al governo che le scelte irresponsabili di questa classe politica stanno ipotecando il futuro dei nostri figli”. Greenpeace denuncia la ”frenesia ideologica” che guida la riapertura del nucleare nel nostro Paese: il Governo Berlusconi, sostiene Greenpeace, propone al Parlamento una strategia di stampo ”sovietico”, basata su ”un approccio autoritario alle scelte di localizzazione, in spregio delle direttive europee e delle prassi internazionali. Tanto le normative gia’ in vigore quanto quelle in discussione (il DDL 1195) introducono elementi di militarizzazione nella gestione delle scorie e nella localizzazione dei siti, minimizzando le garanzie del sistema di controllo di sicurezza”. Greenpeace chiede che ”il sito di Scanzano Jonico venga ripristinato cosi’ com’era prima della proposta di deposito, eliminando ogni minaccia sul futuro ambientale e socioeconomico della Basilicata. La direzione e’ quella tracciata da Barack Obama. Proprio poche settimane fa, infatti, il presidente Usa ha fermato il programma del deposito di Yucca Mountain, in Nevada, unico progetto esistente di deposito geologico, dove in venti anni sono stati spesi 8 miliardi di dollari circa senza aver risolto i numerosi problemi”. Greenpeace chiede inoltre ”la chiusura definitiva dei pozzi di Scanzano Jonico, come richiesto dagli enti locali e dalla Regione Basilicata, e di abbandonare definitivamente la stagione della gestione ‘militare’ del nucleare. E’ necessaria l’apertura di una discussione democratica e partecipata sul futuro energetico dell’Italia”.

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NUCLEARE : BASILICATA E' CONTRARIA

Pubblicato da milionidieuro su 23 aprile 2009


Scanzano Jonico, 21 apr – Il vicepresidente e assessore all’ambiente della regione Basilicata Vincenzo Santochirico, si e’ recato a Scanzano Jonico, sul sito in cui e’ ancora in atto il blitz di Greenpeace che ha chiuso i pozzi candidati a diventare deposito per le scorie nucleari, trasformandoli in un parco giochi. ”La nostra posizione contro il nucleare e’ sempre stata netta – sostiene Santochirico – la mia presenza qui oggi lo conferma, il disegno di legge proposto al Parlamento come dice Greenpeace e’ veramente pericoloso, la regione viene completamente espropriata della capacita’ di decidere, la regione non avrebbe piu’ voce in capitolo, la nostra porta sul nucleare e’ chiusa a doppia mandata, nel piano energetico della Basilicata, in approvazione domani in giunta c’e’ un chiaro no al nucleare”. ”Ci sentiamo rassicurati dalle dichiarazioni del vicepresidente della regione Basilicata, – afferma Francesco Tedesco, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace – ma ora anche le altre regioni italiane devono prendere una posizione ferma contro il nucleare, e in particolare sul DDL 1195, in discussione al senato, che propone una via autoritaria e sovietica al nucleare”.

”Non giochiamo con il futuro dei nostri figli”. E’ con questo spot che Greenpeace ha trasformato il sito di Scanzano Ionico, candidato ad accogliere scorie nucleari, in un parco giochi. Alla vigilia dell’apertura del G8 Ambiente di Siracusa, e a pochi giorni dal ventitreesimo anniversario del disastro di Cernobyl, attivisti di Greenpeace hanno trasformato il sito in un parco per bambini, per ”ricordare al ministro Prestigiacomo e al governo che le scelte irresponsabili di questa classe politica stanno ipotecando il futuro dei nostri figli”. Greenpeace denuncia la ”frenesia ideologica” che guida la riapertura del nucleare nel nostro Paese: il Governo Berlusconi, sostiene Greenpeace, propone al Parlamento una strategia di stampo ”sovietico”, basata su ”un approccio autoritario alle scelte di localizzazione, in spregio delle direttive europee e delle prassi internazionali. Tanto le normative gia’ in vigore quanto quelle in discussione (il DDL 1195) introducono elementi di militarizzazione nella gestione delle scorie e nella localizzazione dei siti, minimizzando le garanzie del sistema di controllo di sicurezza”. Greenpeace chiede che ”il sito di Scanzano Jonico venga ripristinato cosi’ com’era prima della proposta di deposito, eliminando ogni minaccia sul futuro ambientale e socioeconomico della Basilicata. La direzione e’ quella tracciata da Barack Obama. Proprio poche settimane fa, infatti, il presidente Usa ha fermato il programma del deposito di Yucca Mountain, in Nevada, unico progetto esistente di deposito geologico, dove in venti anni sono stati spesi 8 miliardi di dollari circa senza aver risolto i numerosi problemi”. Greenpeace chiede inoltre ”la chiusura definitiva dei pozzi di Scanzano Jonico, come richiesto dagli enti locali e dalla Regione Basilicata, e di abbandonare definitivamente la stagione della gestione ‘militare’ del nucleare. E’ necessaria l’apertura di una discussione democratica e partecipata sul futuro energetico dell’Italia”.

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NUCLEARE IN ITALIA ?

Pubblicato da milionidieuro su 19 marzo 2009

Parliamo di uno studio del CNR datato 20 marzo 2008, eseguito da Francesco Meneguzzo, ricercatore del CNR, al quale hanno collaborato un team di esperti, gli stessi che decidono le politiche energetiche ed ambientali nazionali. Lo studio traccia una mappa del territorio in base a fattori quali la densità di popolazione, il rischio franoso e alluvionale e quello sismico. In base a questa mappa sono state identificate le location adatte ad ospitare una centrale nucleare.
A parte la Sardegna, che risulta essere il territorio ideale, tra le localizzazioni utili c’è San Benedetto del Tronto, nelle Marche. Ma siccome San Benedetto sorge in un’area densamente popolata, dove la cementificazione è selvaggia, l’unica possibilità è quella di costruire una centra
le nella riserva naturale regionale della Sentina. Parliamo di un’area a sud di San Benedetto del Tronto, che inizia a soli tre metri dalla fine delle case, larga trenta ettari che ospita molte specie vegetali che stanno sparendo dal litorale adriatico. Nella Sentina si può trovare perfino una varietà di liquirizia autoctona che qualcuno suggerisce di esportare.

In tutto il mondo ci si rivolge alle energie rinnovabili come unica fonte alternativa per la produzione di energia elettrica. Pensate alle dichiarazioni programmatiche di Mr. Obama, o alle fattorie solari spagnole, che entro un paio d’anni – 2010 – raggiungeranno i 20 GigaWatt di installazione coprendo oltre il 15% del fabbisogno energetico. Il costo di generazione elettronucleare è comparabile con quello degli impianti alimentati a gas naturale, ad alcuni tipi di biomasse e alle fattorie eoliche. Ma soprattutto, è superiore a quello vantato dalle centrali idroelettriche. Un chilowatt prodotto dall’uranio costa di più rispetto a un chilowatt generato da una cascata. C’è di più: se un terrorista fa scoppiare una diga, i danni sono contenuti entro la vallata sottostante. Se un’aereo tira giù una centrale nucleare, dite addio a tutto, ovunque voi siate. Questo implica l’esigenza di proteggere adeguatamente gli impianti nucleari da qualsiasi tipo di attacco, via mare, via terra o via aria. I maggiori costi derivanti da questa necessità rendono già oggi la tecnologia nucleare di terza generazione antieconomica rispetto alla sua capacità di generare corrente elettrica se paragonata alle tecnologie concorrenti.

Non è finita. Le 438 centrali nucleari attualmente a regime consumano 65.000 tonnellate di uranio all’anno. La produzione mondiale è di 40.000 tonnellate. Da dove arrivano le 25.000 tonnellate mancanti? In parte dallo stoccaggio avvenuto in precedenza, in parte dallo smantellamento delle testate nucleari dell’ex unione sovietica. Ma quanto pensate che possa durare? Tra quindici o vent’anni, quando le nostre ipotetiche quattro centrali dovessero entrare in funzione, il prezzo dell’uranio potrebbe essere lievitato a tal punto da rendere la produzione elettro-nucleare troppo costosa e di conseguenza inutilizzabile. Il tutto senza risolvere il problema della dipendenza dai combustibili fossili: Nè avremmo eliminato la spada di Damocle che oggi ci lega mani e piedi ai fornitori da cui dipendiamo energeticamente, come la Russia. la Francia, la nostra vicina di casa simbolo del nucleare, consuma più petrolio dell’Italia, e consuma anche ingenti quantità di gas naturale.L’uranio non è una risorsa di cui l’Italia dispone: la deve importare. Da chi? Dal Canada, dall’Australia e… dalla Russia.

Altro giro, altro regalo.

Fin’ora abbiamo scherzato. Ora parliamo di cose serie. Attualmente nessuno nel mondo, e dico nessuno, sa ancora dove collocare le scorie radioattive. Stiamo ancora sbattendo come mosche impazzite dentro un bicchiere perchè non sappiamo a chi rifilare 20.000 tonnellate di caramelle radioattive frutto delle nostre centrali dismesse. Lo stato dello Utah, cui abbiamo chiesto di fare indigestione al posto nostro, ci ha appena chiuso la porta in faccia. Obama stesso non sa che farsene dello scorie accumulate da 35 stati americani. In una pozza d’acqua che dista neppure un campo da calcio dal lago Michigan, ci sono oltre mille tonnellate di bidoni della morte che aspettano un biglietto qualsiasi per una vacanza di qualche migliaio di anni. Ma c’è crisi, si sa. Partire costa. Del resto, non è facile trovare un posto garantito per diecimila anni, soddisfatti o rimborsati. Voi vi ricordate cosa facevate diecimila anni fa?

Tutto questo è chiaro a tutti. La famosa boutade propagandistica dell’accordo italo francese sul nucleare è un semplice memorandum of understanding, qualcosa di simile a una stretta di mani dove le parti esprimono interessi comuni e un’intenzione di collaborare senza alcun vincolo contrattuale. Tanto più che in Italia sembra davvero impossibile superare il fenomeno del cosiddetto Not in My Backyard – non nel mio giardino. In Sardegna il Presidente Ugo Cappellacci, che non è esattamente un avversario politico dell’esperto di campagne elettorali fraudolente, ha dichiarato che sarà necessario passare sul suo cadavere prima di costruire una centrale nucleare sulla sua isola. Essendo già un fantasma politico di suo, non mi sento più tranquillo. Inoltre si fanno i conti senza l’oste. L’oste è il referendum dove gli italiani hanno sancito la volontà di non ospitare centrali nucleari nel loro paese. Fare un accordo in tal senso senza prima superare il referendum con una legge, o indirne un secondo, è come progettare un omicidio senza prima rendere legale assassinare qualcuno. Con queste premesse, sembra più probabile che l’accordo sia funzionale all’ENI e ai suoi contratti all’estero, che implicano conoscenze nucleare di cui non dispone.
FONTE: byoblu.com

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ENERGIA NUCLEARI: LE RAGIONI DEL SI….

Pubblicato da milionidieuro su 6 marzo 2009


Circa il 15 per cento degli elettori che nel 1987 votarono contro il nucleare sono ormai deceduti, dunque la consultazione va considerata nulla. Con questa motivazione il governo ha sgomberato il campo da un’inutile disputa, dando il via al piano per le nuove centrali nucleari.

Centrali francesi
Berlusconi ha acquistato dalla Francia quattro centrali nucleari di terza generazione, con la formula ‘usato sicuro’. A ogni centrale verrà allegato il libretto di istruzioni in francese. In omaggio un impianto hi-fi, con sirene d’allarme d’autore (Gilbert Becaud e Charles Trenet, prediletto da Berlusconi). Le quattro centrali verranno smontate dagli attuali siti d’Oltralpe: i bulloni arrugginiti verranno trattati con lo Svitol. Tutti i pezzi saranno numerati, trasportati attraverso il Monginevro da un corteo di elefanti nel corso dell’operazione ‘Memorial Annibale’, infine rimontati insieme agli altri pezzi in quattro siti italiani. A Caorso, dato il costo eccessivo dello smantellamento dell’attuale centrale, la nuova centrale verrà sovrapposta alla precedente, ottenendo un suggestivo edificio alto 350 metri. Per gli altri tre siti, forti candidature di Sicilia, Calabria e Campania, dove gli appalti sono prenotati da tre misteriosi consorzi (Lupara spa, Aspromonte Limited e New Gomorra). Particolarmente ambiti gli enormi piloni di calcestruzzo, dentro i quali, secondo gli studi di fattibilità, possono trovare spazio fino a 300 cadaveri per pilone.

Centrali mobili
Per evitare inutili discussioni tra le diverse regioni, verranno costruite anche dieci centrali mobili, trasportabili su ruote. A rotazione, ogni località italiana potrà così avere il suo sito nucleare, il cui festoso arrivo sarà preannunciato dalla banda dei carabinieri e accolto dalla benedizione del parroco.

Centrali domestiche
Sul modello dell’eolico e del fotovoltaico, il governo punta all’installazione di migliaia di centrali nucleari domestiche, con manutenzione a cura delle famiglie. Indossando il pratico scafandro protettivo, il capofamiglia ogni mattina provvederà a lubrificare il reattore e a mettere una pastiglia di uranio arricchito nell’apposito buco. La moglie provvederà ad aggiungere l’ammorbidente. Molto richiesti il modello Harry Potter, che trasforma i vicini di casa in pitoni e piace molto ai bambini, e il modello Suv, molto gradito dai maschi sulla quarantina perché rumoroso e ingombrante: durante la fusione si sposta per casa travolgendo ogni ostacolo. Più ardua del previsto la vendita del modello Chernobyl, voluto dal premier in persona per cementare l’amicizia italo-russa.

Scorie
Basta non ingerirle, spiega il ministro Scajola, per evitare le conseguenze più gravi. L’importante è smaltirle a regola d’arte: accanto ai tradizionali contenitori per vetro, plastica, carta e umido, verrà aggiunto uno speciale cassonetto per le scorie. Si tratta di un tunnel profondo dieci chilometri, che si addentra nelle viscere della terra e sbocca negli speciali caveau ‘Jules Verne’, anche quelli di ideazione francese. La massaia, dopo avere depositato gli altri rifiuti nei relativi cassonetti, si lascerà scivolare lungo il tunnel fino alla profondità richiesta, abbandonerà il suo sacchetto di scorie e risalirà in superficie il giorno successivo, scortata da agenti speciali. In caso di embolia potrà rivolgersi alle autorità sanitarie.

Fonti alternative
Il ritorno del nucleare non impedirà al governo di investire sulle fonti alternative. Da Sarkozy arriva un prezioso suggerimento: il camembert, specie se lasciato al sole, sprigiona vapori oleosi che, raccolti in bottiglioni, sono un eccellente carburante per motorini a due tempi. In progetto anche il mini-eolico, piccole girandole distribuite in ogni casa: soffiandoci sopra almeno 20 ore al giorno producono l’energia necessaria per l’abat-jour.

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IL NUCLEARE DI TERZA GENERAZIONE è IL PIù PERICOLOSO

http://energianucleare.blogspot.com/2009/02/il-nucleare-di-terza-generazione-e-il.html


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Nucleare: Rubbia, futuro solo qui in ITALIA …

Pubblicato da milionidieuro su 4 marzo 2009

(ANSA) – VENEZIA, 28 FEB – Il premio Nobel Carlo Rubbia e’ ‘scettico’ sul nucleare. E sulla bioetica invita a non fare una ricerca Frankestein. Grande ‘circospezione’ per il nucleare che ha problemi come scorie, investimenti enormi, l’attesa di ’15 anni prima del primo ritorno’. ‘Il nucleare – ha detto – e’ il passato, appartiene al futuro solo in Italia‘, e non c’e’ ‘sforzo per le energie rinnovabili’. Nella bioetica ‘c’e’ pericolo di deviazioni perniciose, le ‘ricerche alla Frankestein”.

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NUCLEARE: FARA’ AUMENTARE LE BOLLETTE

Pubblicato da milionidieuro su 26 febbraio 2009


Roma, 26 feb – ”Imbarcarsi nel nucleare ora significa fare un regalo ai francesi, con ricadute limitate per le nostre industrie e con un aggravio per le bollette”, lo denuncia Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club.

”Rispetto all’impatto economico – avverte – risulta istruttiva l’esperienza degli Usa dove alcune compagnie elettriche, allettate da importanti aiuti pubblici, vorrebbero ritentare l’avventura atomica 30 anni dopo il piu’ grande disastro industriale della storia, che ha visto aziende elettriche sull’orlo della bancarotta, centrali nucleari mai completate, tariffe alle stelle…

Le utilities americane che stanno ora ritentando la carta atomica, incontrano pero’ non pochi ostacoli, a iniziare dal reperimento delle risorse. Significativo il caso della Progress Energy Florida che aveva ottenuto tre anni fa l’autorizzazione a ritoccare le tariffe per finanziare una nuova centrale atomica, da completare nel 2017, vicino a Tampa. Sennonche’ nei mesi scorsi i clienti si sono trovati aumenti dell’11% nelle bollette. Sono seguite proteste generalizzate che hanno costretto la compagnia a fare marcia indietro”. E in Europa Silvestrini cita il caso del reattore in costruzione in Finlandia a Olkiluoto, ”con 1,5 miliardi di extracosti e un contenzioso aperto tra committenti e costruttori su chi dovra’ farsi carico di questo onere, e’ altrettanto significativo”.

Quanto al possibile contributo del nucleare alla battaglia contro il riscaldamento del Pianeta, secondo Sivestrini ”anche qui occorre sgomberare il campo dalle illusioni, come ci ricordano i dati dell’ultimo studio dell’Agenzia internazionale dell’energia sul ruolo che potrebbe giocare il nucleare in uno scenario spinto volto a dimezzare le emissioni entro il 2050 . Il contributo principale verrebbe, secondo queste elaborazioni, dagli interventi sull’efficienza energetica (36%), seguiti da quelli sulle rinnovabili (21%).

Il nucleare potrebbe contribuire a un 6% della riduzione alla meta’ del secolo su scala mondiale. Un contributo importante, ma decisamente inferiore ad altre soluzioni”.

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NUCLEARE: PIEMONTE :”INVESTIAMO SU ENERGIE RINNOVABILI”

nucleare : SARDEGNA NIENTE CENTRALI

NUCLEARE : LA TOSCANA DICE NO

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NUCLEARE: FARA' AUMENTARE LE BOLLETTE

Pubblicato da milionidieuro su 26 febbraio 2009


Roma, 26 feb – ”Imbarcarsi nel nucleare ora significa fare un regalo ai francesi, con ricadute limitate per le nostre industrie e con un aggravio per le bollette”, lo denuncia Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club.

”Rispetto all’impatto economico – avverte – risulta istruttiva l’esperienza degli Usa dove alcune compagnie elettriche, allettate da importanti aiuti pubblici, vorrebbero ritentare l’avventura atomica 30 anni dopo il piu’ grande disastro industriale della storia, che ha visto aziende elettriche sull’orlo della bancarotta, centrali nucleari mai completate, tariffe alle stelle…

Le utilities americane che stanno ora ritentando la carta atomica, incontrano pero’ non pochi ostacoli, a iniziare dal reperimento delle risorse. Significativo il caso della Progress Energy Florida che aveva ottenuto tre anni fa l’autorizzazione a ritoccare le tariffe per finanziare una nuova centrale atomica, da completare nel 2017, vicino a Tampa. Sennonche’ nei mesi scorsi i clienti si sono trovati aumenti dell’11% nelle bollette. Sono seguite proteste generalizzate che hanno costretto la compagnia a fare marcia indietro”. E in Europa Silvestrini cita il caso del reattore in costruzione in Finlandia a Olkiluoto, ”con 1,5 miliardi di extracosti e un contenzioso aperto tra committenti e costruttori su chi dovra’ farsi carico di questo onere, e’ altrettanto significativo”.

Quanto al possibile contributo del nucleare alla battaglia contro il riscaldamento del Pianeta, secondo Sivestrini ”anche qui occorre sgomberare il campo dalle illusioni, come ci ricordano i dati dell’ultimo studio dell’Agenzia internazionale dell’energia sul ruolo che potrebbe giocare il nucleare in uno scenario spinto volto a dimezzare le emissioni entro il 2050 . Il contributo principale verrebbe, secondo queste elaborazioni, dagli interventi sull’efficienza energetica (36%), seguiti da quelli sulle rinnovabili (21%).

Il nucleare potrebbe contribuire a un 6% della riduzione alla meta’ del secolo su scala mondiale. Un contributo importante, ma decisamente inferiore ad altre soluzioni”.

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NUCLEARE: PIEMONTE :"INVESTIAMO SU ENERGIE RINNOVABILI"

Pubblicato da milionidieuro su 25 febbraio 2009


Torino, 25 feb – ”Non vogliamo nucleare in Piemonte. In un quadro nazionale preoccupante sulle culture energetiche, il Governo dichiara di voler costruire 4 centrali nucleari di quarta generazione con la Francia in progettazione paritetica.

Il Piemonte non ci sta e mantiene ferma la sua proposta: investire nelle energie da fonti rinnovabili per sostenere lo sviluppo, rilanciare l’economia, ridurre i consumi, proteggere l’ambiente”. Lo hanno dichiarato Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte e Andrea Bairati, assessore regionale all’Energia in merito alle dichiarazioni del Governo sulla questione nucleare. ”Oggi infatti – proseguono BairaTi e Bresso in una nota comune -, come dimostrano le scelte fatte da tutti i Paesi avanzati nel mondo, che riducono il nucleare e potenziano ricerca ed energie rinnovabili, le soluzioni sono altre. Il nostro no, lo sottolineiamo, riguarda anche lo scenario economico, non solo quello ambientale. Il Piemonte ha iniziato questo cammino un anno fa, producendo cosi’ opportunita’ di lavoro e miglioramento della qualita’ del nostro territorio”.

”Quanto ai presunti risparmi del nucleare – osserva la presidente Bresso – c’e’ qualcuno che fa male i conti. Se ai costi di produzione si aggiungono quelli per lo smantellamento, che equivalgono almeno a quelli di costruzione e alle spese per i controlli che andranno garantiti per un certo numero di secoli, si vede subito che la convenienza non c’e’ proprio. Anzi: si trasferiscono alle generazioni future costi enormi e rischi gravi, mentre le energie da fonti rinnovabili assicurano sviluppo per oggi e per domani, contribuendo al tempo stesso a sanare le ferite del passato”.

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NUCLEARE: REATTORI MOLTO PIU’ SICURI ???

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NUCLEARE: REATTORI MOLTO PIU' SICURI ???

Pubblicato da milionidieuro su 25 febbraio 2009


Roma, 25 feb – La decisione di riavviare il Paese sulla strada dell’atomo infiamma gli animi e risveglia antiche paure fomentate anche dalla recente inchiesta pubblicata sul quotidiano britannico Independent, secondo il quale documenti industriali, recuperati fra le carte dell’azienda francese EDF che ha appena sottoscritto un accordo con l’Enel, dimostrano che i nuovi nuovi Epr (European pressurised reactors), i reattori che verranno costruiti in Gran Bretagna, ma anche in Italia, dopo l’accordo siglato da Berlusconi e Sarkozy, in caso di incidente sarebbero molto piu’ pericolosi, emettendo una maggiore quantita’ di sostanze radioattive .

Paure che non vengono condivise dagli esperti: secondo Giorgio Rostagni, dell’IGI-CNR, l’Istituto che si occupa di ricerche di ingegneria e fisica sulla fusione termonucleare controllata. infatti, ”i reattori nucleari di nuova generazione sono molto piu’ sicuri dei loro predecessori, migliorati sotto il profilo della sicurezza, offrono maggiori garanzie, persino in caso di attacchi terroristici”. E spiega all’Asca che i nuovi impianti ”sono l’evoluzione di quelli precedenti, introducono miglioramenti sotto il profilo della sicurezza e maggiori garanzie con minori probabilita’ del verificarsi di incidenti”.

Quanto alle scorie che i reattori nucleari producono, secondo Rostagni, ”il metodo di gestione francese e’ molto produttivo e prevede la separazione degli elementi a lunga vita dagli altri e il riutilizzo, in parte, ad esempio del combustibile, il plutonio, ancora disponibile. Un metodo certamente migliore di quello di sotterrare tutto”.

Il problema delle scorie, infatti, in Italia e’ ancora irrisolto persino per quanto riguarda quelle degli impianti nucleari mai partiti, una parte delle quali sono stoccate a Saluggia, in Piemonte, in attesa dell’individuazione di un sito piu’ adatto. Ma gia’ si susseguono le dichiarazioni di presidenti di Regione e amministratori locali che rifiutano l ‘ipotesi della costruzione di centrali nucleari sul proprio territorio.

Intanto, nelle librerie, il volume ”Energia per l’Astronave Terra” (Zanichelli) di Nicola Armaroli e Vincenzo Balzani , si chiede se il ritorno all’energia nucleare davvero convenga.

”I Paesi europei, Italia compresa – scrivono gli autori – non possiedono riserve significative di uranio. Quanto ci costerebbe, considerando anche che impianti di quarta generazione potranno essere costruiti solo tra 25 anni? ”, inoltre, ”oltre 3/4 dei nostri consumi attuali sono costituiti da combustibili che non possono essere prodotti con le centrali nucleari”. E la Francia che produce il 78 % dell’elettricita’ per via nucleare consuma molto piu’ petrolio dell’Italia”. Infine: ”Non e’ vero che importiamo energia elettrica dalla Francia a prezzi elevati. Le centrali nucleari francesi sono a ciclo continuo e non possono essere spente. Quindi, di notte, il sistema elettrico smista energia ai paesi confinanti a basso costo, Italia compresa”.

Un ritorno al nucleare in Italia e’ improponibile per l’Italia dei Valori, il solo partito che in maniera compatta ed univoca ha presentato una serie di emendamenti per sopprimere tutte le norme pro-nucleare del collegato alla Finanziaria all’esame del Senato”. E’ quanto ribadisce il Presidente del Gruppo Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario, criticando le decisioni del Governo in materia.

”Per l’IdV il ricorso al nucleare e’ inutile e pericoloso – spiega Belisario – non soddisfa il nostro fabbisogno energetico, costera’ molto caro senza alcun risparmio per i cittadini ed infine moltiplica i rischi ambientali anche per quel che riguarda il problema delle scorie”.

”Meglio sarebbe – conclude il presidente dei senatori IdV – puntare su un serio progetto di sviluppo delle energie rinnovabili, come hanno fatto in Spagna, dove gia’ l’anno scorso la potenza complessiva prodotta dal vento ha superato in qualche caso quella generata da tutte e sei le centrali nucleari esistenti nel Paese. Berlusconi farebbe bene a prendere esempio dal presidente Usa Obama, che ha proposto al Congresso un progetto con un fondo da 15 miliardi di dollari per finanziare investimenti in energia solare ed eolica, biocarburanti e veicoli verdi”.


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Pubblicato da milionidieuro su 25 febbraio 2009


Roma, 25 feb – La decisione di riavviare il Paese sulla strada dell’atomo infiamma gli animi e risveglia antiche paure fomentate anche dalla recente inchiesta pubblicata sul quotidiano britannico Independent, secondo il quale documenti industriali, recuperati fra le carte dell’azienda francese EDF che ha appena sottoscritto un accordo con l’Enel, dimostrano che i nuovi nuovi Epr (European pressurised reactors), i reattori che verranno costruiti in Gran Bretagna, ma anche in Italia, dopo l’accordo siglato da Berlusconi e Sarkozy, in caso di incidente sarebbero molto piu’ pericolosi, emettendo una maggiore quantita’ di sostanze radioattive .

Paure che non vengono condivise dagli esperti: secondo Giorgio Rostagni, dell’IGI-CNR, l’Istituto che si occupa di ricerche di ingegneria e fisica sulla fusione termonucleare controllata. infatti, ”i reattori nucleari di nuova generazione sono molto piu’ sicuri dei loro predecessori, migliorati sotto il profilo della sicurezza, offrono maggiori garanzie, persino in caso di attacchi terroristici”. E spiega all’Asca che i nuovi impianti ”sono l’evoluzione di quelli precedenti, introducono miglioramenti sotto il profilo della sicurezza e maggiori garanzie con minori probabilita’ del verificarsi di incidenti”.

Quanto alle scorie che i reattori nucleari producono, secondo Rostagni, ”il metodo di gestione francese e’ molto produttivo e prevede la separazione degli elementi a lunga vita dagli altri e il riutilizzo, in parte, ad esempio del combustibile, il plutonio, ancora disponibile. Un metodo certamente migliore di quello di sotterrare tutto”.

Il problema delle scorie, infatti, in Italia e’ ancora irrisolto persino per quanto riguarda quelle degli impianti nucleari mai partiti, una parte delle quali sono stoccate a Saluggia, in Piemonte, in attesa dell’individuazione di un sito piu’ adatto. Ma gia’ si susseguono le dichiarazioni di presidenti di Regione e amministratori locali che rifiutano l ‘ipotesi della costruzione di centrali nucleari sul proprio territorio.

Intanto, nelle librerie, il volume ”Energia per l’Astronave Terra” (Zanichelli) di Nicola Armaroli e Vincenzo Balzani , si chiede se il ritorno all’energia nucleare davvero convenga.

”I Paesi europei, Italia compresa – scrivono gli autori – non possiedono riserve significative di uranio. Quanto ci costerebbe, considerando anche che impianti di quarta generazione potranno essere costruiti solo tra 25 anni? ”, inoltre, ”oltre 3/4 dei nostri consumi attuali sono costituiti da combustibili che non possono essere prodotti con le centrali nucleari”. E la Francia che produce il 78 % dell’elettricita’ per via nucleare consuma molto piu’ petrolio dell’Italia”. Infine: ”Non e’ vero che importiamo energia elettrica dalla Francia a prezzi elevati. Le centrali nucleari francesi sono a ciclo continuo e non possono essere spente. Quindi, di notte, il sistema elettrico smista energia ai paesi confinanti a basso costo, Italia compresa”.

Un ritorno al nucleare in Italia e’ improponibile per l’Italia dei Valori, il solo partito che in maniera compatta ed univoca ha presentato una serie di emendamenti per sopprimere tutte le norme pro-nucleare del collegato alla Finanziaria all’esame del Senato”. E’ quanto ribadisce il Presidente del Gruppo Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario, criticando le decisioni del Governo in materia.

”Per l’IdV il ricorso al nucleare e’ inutile e pericoloso – spiega Belisario – non soddisfa il nostro fabbisogno energetico, costera’ molto caro senza alcun risparmio per i cittadini ed infine moltiplica i rischi ambientali anche per quel che riguarda il problema delle scorie”.

”Meglio sarebbe – conclude il presidente dei senatori IdV – puntare su un serio progetto di sviluppo delle energie rinnovabili, come hanno fatto in Spagna, dove gia’ l’anno scorso la potenza complessiva prodotta dal vento ha superato in qualche caso quella generata da tutte e sei le centrali nucleari esistenti nel Paese. Berlusconi farebbe bene a prendere esempio dal presidente Usa Obama, che ha proposto al Congresso un progetto con un fondo da 15 miliardi di dollari per finanziare investimenti in energia solare ed eolica, biocarburanti e veicoli verdi”.


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NUCLEARE: REALACCI, CON DENARO ITALIANI BERLUSCONI FA REGALO A FRANCIA

Pubblicato da milionidieuro su 25 febbraio 2009


Roma, 25 feb – ”L’accordo firmato ieri da Sarkozy e Berlusconi e’ un regalo alla Francia e un danno per l’Italia.

Come e’ sua abitudine, il nostro premier fa molta propaganda e poco di utile per il Paese. E se e’ comprensibile la soddisfazione del presidente francese, che con questo accordo garantisce un sostegno economico all’industria nucleare attiva nel suo paese, tutt’altro si puo’ dire per l’Italia, che nel ritorno all’atomo trovera’ l’ennesimo spreco di denaro pubblico”.
Lo afferma Ermete Realacci (Pd) aggiungendo che ”il nucleare viene presentato da Berlusconi come una fonte di energia sicura, pulita, illimitata e di basso prezzo. Ma non e’ affatto cosi’. Anche tralasciando le questioni irrisolte di sicurezza e scorie, il nucleare ha segnato il passo in questi anni in Occidente proprio per i costi elevati. E’ per questo che negli USA, dove il settore energetico e’ tutto privato, non si fanno nuove centrali nucleari dal ’78, ben prima di Chernobyl”.

”Come se non bastasse, a fronte di enormi investimenti pubblici, l’Italia non vedra’ un solo Kilowatt di energia elettrica prodotta con il nucleare prima di quindici anni. A maggior ragione -afferma ancora Realacci- in un momento di crisi, e’ meglio puntare su misure che danno risultati a breve termine, sostengono e rendono piu’ competitiva l’economia e l’aumento occupazionale. Per il nostro Paese questo vuol dire puntare sul risparmio energetico, sulle fonti rinnovabili, sul recupero energetico del patrimonio edilizio esistente, sul ricambio dei beni durevoli orientato su base ambientale”.

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