ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

Archivio per la categoria ‘SMALTIMENTO DEI RIFIUTI RADIOATTIVI’

NUCLEARE IN ITALIA ?

Pubblicato da milionidieuro su 19 marzo 2009

Parliamo di uno studio del CNR datato 20 marzo 2008, eseguito da Francesco Meneguzzo, ricercatore del CNR, al quale hanno collaborato un team di esperti, gli stessi che decidono le politiche energetiche ed ambientali nazionali. Lo studio traccia una mappa del territorio in base a fattori quali la densità di popolazione, il rischio franoso e alluvionale e quello sismico. In base a questa mappa sono state identificate le location adatte ad ospitare una centrale nucleare.
A parte la Sardegna, che risulta essere il territorio ideale, tra le localizzazioni utili c’è San Benedetto del Tronto, nelle Marche. Ma siccome San Benedetto sorge in un’area densamente popolata, dove la cementificazione è selvaggia, l’unica possibilità è quella di costruire una centra
le nella riserva naturale regionale della Sentina. Parliamo di un’area a sud di San Benedetto del Tronto, che inizia a soli tre metri dalla fine delle case, larga trenta ettari che ospita molte specie vegetali che stanno sparendo dal litorale adriatico. Nella Sentina si può trovare perfino una varietà di liquirizia autoctona che qualcuno suggerisce di esportare.

In tutto il mondo ci si rivolge alle energie rinnovabili come unica fonte alternativa per la produzione di energia elettrica. Pensate alle dichiarazioni programmatiche di Mr. Obama, o alle fattorie solari spagnole, che entro un paio d’anni – 2010 – raggiungeranno i 20 GigaWatt di installazione coprendo oltre il 15% del fabbisogno energetico. Il costo di generazione elettronucleare è comparabile con quello degli impianti alimentati a gas naturale, ad alcuni tipi di biomasse e alle fattorie eoliche. Ma soprattutto, è superiore a quello vantato dalle centrali idroelettriche. Un chilowatt prodotto dall’uranio costa di più rispetto a un chilowatt generato da una cascata. C’è di più: se un terrorista fa scoppiare una diga, i danni sono contenuti entro la vallata sottostante. Se un’aereo tira giù una centrale nucleare, dite addio a tutto, ovunque voi siate. Questo implica l’esigenza di proteggere adeguatamente gli impianti nucleari da qualsiasi tipo di attacco, via mare, via terra o via aria. I maggiori costi derivanti da questa necessità rendono già oggi la tecnologia nucleare di terza generazione antieconomica rispetto alla sua capacità di generare corrente elettrica se paragonata alle tecnologie concorrenti.

Non è finita. Le 438 centrali nucleari attualmente a regime consumano 65.000 tonnellate di uranio all’anno. La produzione mondiale è di 40.000 tonnellate. Da dove arrivano le 25.000 tonnellate mancanti? In parte dallo stoccaggio avvenuto in precedenza, in parte dallo smantellamento delle testate nucleari dell’ex unione sovietica. Ma quanto pensate che possa durare? Tra quindici o vent’anni, quando le nostre ipotetiche quattro centrali dovessero entrare in funzione, il prezzo dell’uranio potrebbe essere lievitato a tal punto da rendere la produzione elettro-nucleare troppo costosa e di conseguenza inutilizzabile. Il tutto senza risolvere il problema della dipendenza dai combustibili fossili: Nè avremmo eliminato la spada di Damocle che oggi ci lega mani e piedi ai fornitori da cui dipendiamo energeticamente, come la Russia. la Francia, la nostra vicina di casa simbolo del nucleare, consuma più petrolio dell’Italia, e consuma anche ingenti quantità di gas naturale.L’uranio non è una risorsa di cui l’Italia dispone: la deve importare. Da chi? Dal Canada, dall’Australia e… dalla Russia.

Altro giro, altro regalo.

Fin’ora abbiamo scherzato. Ora parliamo di cose serie. Attualmente nessuno nel mondo, e dico nessuno, sa ancora dove collocare le scorie radioattive. Stiamo ancora sbattendo come mosche impazzite dentro un bicchiere perchè non sappiamo a chi rifilare 20.000 tonnellate di caramelle radioattive frutto delle nostre centrali dismesse. Lo stato dello Utah, cui abbiamo chiesto di fare indigestione al posto nostro, ci ha appena chiuso la porta in faccia. Obama stesso non sa che farsene dello scorie accumulate da 35 stati americani. In una pozza d’acqua che dista neppure un campo da calcio dal lago Michigan, ci sono oltre mille tonnellate di bidoni della morte che aspettano un biglietto qualsiasi per una vacanza di qualche migliaio di anni. Ma c’è crisi, si sa. Partire costa. Del resto, non è facile trovare un posto garantito per diecimila anni, soddisfatti o rimborsati. Voi vi ricordate cosa facevate diecimila anni fa?

Tutto questo è chiaro a tutti. La famosa boutade propagandistica dell’accordo italo francese sul nucleare è un semplice memorandum of understanding, qualcosa di simile a una stretta di mani dove le parti esprimono interessi comuni e un’intenzione di collaborare senza alcun vincolo contrattuale. Tanto più che in Italia sembra davvero impossibile superare il fenomeno del cosiddetto Not in My Backyard – non nel mio giardino. In Sardegna il Presidente Ugo Cappellacci, che non è esattamente un avversario politico dell’esperto di campagne elettorali fraudolente, ha dichiarato che sarà necessario passare sul suo cadavere prima di costruire una centrale nucleare sulla sua isola. Essendo già un fantasma politico di suo, non mi sento più tranquillo. Inoltre si fanno i conti senza l’oste. L’oste è il referendum dove gli italiani hanno sancito la volontà di non ospitare centrali nucleari nel loro paese. Fare un accordo in tal senso senza prima superare il referendum con una legge, o indirne un secondo, è come progettare un omicidio senza prima rendere legale assassinare qualcuno. Con queste premesse, sembra più probabile che l’accordo sia funzionale all’ENI e ai suoi contratti all’estero, che implicano conoscenze nucleare di cui non dispone.
FONTE: byoblu.com

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NUCLEARE: INTESA BERLUSCONI SARKOZY ……. a nome di chi???

Pubblicato da milionidieuro su 24 febbraio 2009


Roma, 24 feb.2009Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, al termine dei colloqui bilaterali Italia-Francia svolti a Villa Madama, hanno firmato l’accordo di cooperazione nel campo dell’energia nucleare con il coinvolgimento di Enel e Edf. L’intesa prevede tra l’altro la collaborazione tra le due aziende (aperta alla partecipazione di altri operatori) per la realizzazione di quattro centrali nucleari in Italia a partire dal 2020.
Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente:”Un accordo pericoloso e miope. Perche’ tutti gli studi internazionali mostrano che il nucleare e’ la fonte energetica piu’ costosa e perche’ rimane aperta la questione delle scorie e della sicurezza”. Cosi’ Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, valuta il protocollo intergovernativo firmato oggi a Roma da Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy e i due memorandum siglati da Enel e Edf che coprono tutta la filiera del nucleare e prevedono la costruzione di 4 centrali nucleari di terza generazione in Italia, la prima operativa dal 2020. ”Il governo procede come un caterpillar per spianare la strada ai suoi progetti, nonostante il disegno di legge del ministro dello Sviluppo economico sia ancora in fase di discussione e vengano continuamente prorogati i tempi per definire i criteri di localizzazione degli impianti – dice Cogliati Dezza -. Ma lo ‘scenario nucleare’ e’ una prospettiva che l’Italia, in piena crisi economica, non puo’ verosimilmente permettersi”. ”Tanto per fare un esempio – prosegue il presidente di Legambiente -, i costi della centrale finlandese di Olkiluoto, l’unico reattore di terza generazione evoluta in costruzione nel mondo insieme a Flamanville in Francia, sono lievitati quasi del 50%: dai 3,2 miliardi di euro previsti ai 4,5 attuali. Autorizzato nel 2002, il cantiere e’ partito nel 2005 e dovrebbe chiudersi nel 2012 con tre anni di ritardo rispetto alle previsioni, se questo termine non slittera’ ancora in avanti”.

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Deinococcus radiodurans : il batterio CHE MANGIA RIFIUTI RADIOATTIVI

Pubblicato da milionidieuro su 10 dicembre 2008

Quando hanno trovato una colonia di batteri in fondo a un barile, gli scienziati del Savannah river site sono rimasti increduli: i microrganismi erano riusciti a sopravvivere accanto a scorie radioattive. Il loro dna è in grado di ripararsi rapidamente: se diviso in più pezzi, si riassembla in poche ore. E allora i ricercatori hanno deciso di indagare a fondo, come rivela uno studio appena pubblicato sulla rivista online Plos. Il materiale genetico analizzato include sequenze di dna batterico e di plasmidi, organismi che vivono in simbiosi con i loro ospiti. Eppure nella doppia elica del Kineococcus Radiotolerans non sono presenti “parti” del codice genetico simili a quelle di un altro batterio ultraresistente, Deinococcus radiodurans: potrebbe, quindi, aver sviluppato meccanismi di sopravvivenza unici.

Perché può riprodursi in un ambiente dove altri organismi sarebbero invece destinati a morire? E ancora: sarebbe utile per bonificare la spazzatura organica dei siti nucleari, come una sorta di depuratore naturale? È l’interrogativo che ha spinto i ricercatori a tracciare una mappatura ad alta risoluzione del batterio. Dai risultati dello studio sembra che il Kineococcus radiotolerans nel tempo sia riuscito ad acquisire e conservare caratteristiche utili per affrontare lunghi periodi di disseccamento, una situazione simile agli effetti delle radiazioni ionizzanti delle scorie (gli ultimi reattori nucleari “naturali” si sarebbero spenti due miliardi di anni fa in Africa, nell’attuale Gabon). E, soprattutto, gli scienziati sostengono che la sua potenzialità di bonifica è legata in particolare a un’elevata efficienza nella “digestione” di sostanze chimiche associate con rifiuti radioattivi utilizzando ossalati e formiati. Tanto che potrebbe facilitare il recupero di luoghi a rischio. Ma ulteriori indagini saranno necessarie.

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uranio decafeinato, riciclaggio delle scorie radioattiva

Pubblicato da milionidieuro su 18 settembre 2008

Negli Stati Uniti si appresta a diventare operativo un sistema di riciclaggio delle scorie ispirato a un procedimento impiegato per ottenere il caffè decaffeinato, e finalizzato in questo caso a recuperare uranio arricchito dalle ceneri dei rifiuti radioattivi, per renderlo nuovamente utilizzabile come combustibile nei reattori delle centrali nucleari, contribuendo nello stesso tempo alla tutela dell’ambiente. Necessità che, insieme alle implicazioni economiche dell’opzione nucleare, fa da sfondo anche oltreoceano al dibattito su questa fonte energetica. Messo a punto nel corso di vent’anni da Chien Wai, professore di chimica dell’Università dell’Idaho, il procedimento si serve di un fluido supercritico, nella fattispecie l’anidride carbonica, per dissolvere metalli tossici. La sostanza impiegata a tale scopo viene infatti portata a temperatura e pressione alle quali presenta proprietà tanto di gas quanto di liquido: quando la pressione viene poi riportata a valori normali, l’anidride carbonica diventa un gas ed evapora, lasciando dietro di sé solo il metallo estratto, grazie al fatto che nello stato supercritico la sostanza può muoversi come un gas all’interno delle ceneri, e dissolvere i composti agendo come liquido. Si tratta per l’appunto di una tecnologia impiegata per decenni per rimuovere la caffeina dal caffè senza pregiudicarne l’aroma, dato che non richiede l’uso di solventi. Circa il 10 per cento del peso delle ceneri radioattive è rappresentato da uranio arricchito riutilizzabile, del valore di milioni di dollari, che attende dunque di essere recuperato. Secondo le previsioni, un impianto basato su questa tecnologia entrerà in funzione negli Stati Uniti nel 2009, e Wai è convinto che questo sistema sia solo all’inizio: egli sta infatti lavorando per renderlo ancora più ecocompatibile, trovando il modo di riciclare altri tipi di rifiuto radioattivo.

Se dal punto di vista scientifico si tratta di un processo già noto, la novità consiste piuttosto nell’uso di un fluido supercritico applicato alle ceneri dei rifiuti radioattivi. Esiste una regione, definita di supercriticità, nella quale i fluidi, in determinate condizioni di pressione e temperatura, sono gas che si comportano da liquidi, facendone propria la densità. L’anidride carbonica, in particolare, viene impiegata perché svolge questa funzione a pressioni modeste e facilmente raggiungibili.

I rifiuti radioattivi contaminati, se sono bruciabili, vengono inceneriti per ridurne il volume, ma le ceneri sono ancora un rifiuto, che si può ulteriormente ridurre estraendone l’uranio arricchito, un prodotto pregiato perché si usa nei reattori nucleari, e il cui smaltimento è sempre un problema dato che, essendo materia prima per un possibile uso non pacifico, deve avvenire in condizioni sorvegliate che generano dei costi. Evidentemente, perché l’operazione sia davvero conveniente, l’impianto che si pensa di realizzare negli Stati Uniti dovrà avere un costo minore del valore dell’uranio arricchito che si prevede di recuperare.

I ricercatori statunitensi pensano di poter andare oltre il recupero di uranio arricchito.
Questo sarà possibile perché non è l’anidride carbonica supercritica a dissolvere direttamente l’uranio, ma il legante, una molecola che circonda l’atomo di uranio permettendone l’estrazione. Cambiando opportunamente legante, si possono estrarre selettivamente altri elementi, tra i quali il plutonio, che si ricicla nei reattori ora disponibili.

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LO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI

Pubblicato da milionidieuro su 1 marzo 2008

Lo smaltimento dei rifiuti radioattivi (o rifiuti nucleari) è un’ attività che richiede ingenti finanziamenti economici e un alta abilità tecnica degli addetti ai lavori. I problemi più gravi dello smaltimento dei rifiuti radioattivi (o rifiuti nucleari) sono legati ai prodotti con vita media più lunga e più facilmente metabolizzabili, come137Cs (33 anni) e90Sr (25 anni). I metodi di trattamento sono essenzialmente di separazione e isolamento degli elementi più attivi, inglobando in masse vetrose o bituminose i prodotti concentrati e solidificati, raccogliendoli in contenitori di acciaio e calcestruzzo che vengono infine interrati in aree geologicamente stabili, specialmente in cupole saline ricoperte da un adeguato spessore di rocce impermeabili. La problematica della gestione e dello smaltimento dei rifiuti radioattivi ha richiamato negli ultimi anni una grande e crescente attenzione da parte delle Amministrazioni preposte alla protezione dalle radiazioni ionizzanti ed alla tutela dell’ambiente, portando a un aggiornamento degli aspetti normativi ed a talune importanti iniziative sul piano tecnico operativo.

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