ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

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Archivio per la categoria ‘SISMA’

TERREMOTI :Ecco come si possono prevedere i terremoti.

Pubblicato da milionidieuro su 20 aprile 2009


INTERVISTA A Giampaolo Giuliani da Claudio Messora
www.byoblu.com

Claudio Messora: «Sono con Giampaolo Giuliani. Vorrei chiarire con lui, per i non esperti, come funziona la tecnica di previsione dei terremoti cui lui sta lavorando da tanto tempo.»

Giampaolo Giuliani: «Noi abbiamo realizzato un rivelatore gamma, una macchina che permette di monitorare il Radon che fuoriesce dalla crosta terrestre. Dieci anni fa, non avendo la disponibilità per acquistare un radometro, abbiamo realizzato questo strumento in maniera piuttosto artigianale, utilizzando del materiale che normalmente viene utilizzato per la ricerca sulle particelle cosmiche.»

Claudio Messora: «Perchè è così importante il Radon?»

Giampaolo Giuliani: «Il Radon è un elemento radioattivo che fa parte della famiglia dell’Uranio 238. Nasce appunto dal decadimento di questo elemento. Il suo padre è il Radio 226, ed è l’unico elemento della catena di decadimento radioattivo ad essere un gas. Tutti gli altri sono dei metalli. Inoltre è un elemento che non si combina con niente e con nessuno. E’ inerte. E’ un gas nobile ed ha una caratteristica che lo distingue, un modo di evolversi diverso: ha un’emivita di 3.8 giorni; dopo 4-5 giorni scompare, una volta venuto su dalla crosta terrestre perde la sua concentrazione e quindi anche la sua caratteristica di essere radioattivo e pericoloso per la salute dell’uomo. Il Radon si concentra in particolar modo nelle cantine, lì dove c’è poca aerazione. Se inalato può produrre gravi danni all’organismo, addirittura si parla di cancro ai polmoni.
L’analisi di questo gas la facciamo indirettamente, perchè non avendo avuto un radometro ci siamo costruiti una macchina che studia in realtà due suoi isotopi che nascono subito dopo il suo decadimento.»

Claudio Messora: «Perchè è importante il Radon in relazione ai sismi?»

Giampaolo Giuliani: «Perchè da più di 40-50 anni la scienza dice che in prossimità di forti terremoti si è sempre notata una forte concentrazione di Radon che fuoriusciva dalla terra. Quando abbiamo iniziato non avevamo nessuna velleità di scoprire i precursori sismici e la possibilità di prevedere i terremoti. Eravamo solo curiosi di vedere se la forte concentrazione di Radon che usciva dalla crosta terrestre si verificasse prima, durante o dopo un evento sismico. Attraverso una serie di ricerche effettuate sul campo, in particolare su 90 giorni di osservazione, di monitoraggio sull’andamento del Radon, abbiamo avuto 28 eventi sismici, ed abbiamo riscontrato su ogni evento sismico che prima di ogni evento c’era un forte incremento di Radon

Claudio Messora: «Ma c’è una teoria che spiega perchè il Radon si sprigioni dalla crosta terrestre in prossimità di un sisma?»

Giampaolo Giuliani: «Ce ne sono diverse, perchè il Radon nel contesto degli eventi sismici viene studiato un po’ in tutto il mondo: negli Stati Uniti, in Russia, in Giappone, in Israele, solo per citare i primi che mi vengono in mente. Il Radon si trova su tutta la crosta terrestre, possiamo misurarlo in qualsiasi punto. Presenta delle caratteristiche che permettono di verificarne anche la provenienza. La scienza ufficiale pensa che sia solo il Radon contenuto nelle rocce. L’Uranio è contenuto nelle rocce appena sotto la supercie della crosta terrestre, e dal suo decadimento fuoriesce il Radon.»

Claudio Messora: «Essendo un gas, affiora dunque alla superficie e può essere misurato.»

Giampaolo Giuliani: «Esattamente. Noi abbiamo riscontrato, per mezzo di questa macchina, delle caratteristiche peculiari che con i normali radometri non sono ancora state riscontrate. Da qui abbiamo effettuato delle correlazioni che ci hanno permesso di risalire al precursore sismico contenuto nel segnale che il Radon porta fuoriuscendo dalla crosta terrestre.»

Claudio Messora: «Cosa si intende per precursore sismico?»

Giampaolo Giuliani: «Il precursore sismico è un’anomalia sulla media mobile del flusso di questo gas che noi misuriamo. E’ praticamente un incremento di Radon che avviene prima di un terremoto e si manifesta in maniera piuttosto evidente.»

Claudio Messora: «Quando sono cominciati questi studi?»

Giampaolo Giuliani: «Sono cominciati nel 2000. Il primo rivelatore lo abbiamo finito di costruire nel 2002. Nel 2002 è cominciata la serie di osservazioni e l’acquisizione dei dati. Nel 2004 è nato il secondo rivelatore, che abbiamo predisposto a 50 km da L’Aquila per avere delle risposte che si correlassero per osservare il Radon da diversi punti. Nel 2005 sono nate altre due stazioni, quella del Gran Sasso e quella di Pineto. Sempre nel 2005 abbiamo costruito una barca laboratorio, ed abbiamo effettuato delle misure del Radon sul fondo del mare, al largo della costa adriatica, a circa sei miglia dalla costa, a 25 metri di profondità. Presumiamo di avere effettuato i primi 160 minuti di monitoraggio del Radon dal fondo del mare. Tra il 2008 e il 2009 abbiamo buttato le basi per cinque stazioni, due già in rete e una che doveva nascere sempre in rete. Le altre due sono in fase di montaggio e quindi dovremmo ben presto avere cinque stazioni che ci permettereanno di monitorare un territorio grande quasi 10.000 / 12.000 chilometri quadrati

Claudio Messora: «Queste cinque stazioni come parlano tra di loro?»

Giampaolo Giuliani: «Sono interallacciate tra di loro. Ogni stazione manda un segnale ad un’unica sala sismica, dove un sistema di computer provvede all’analisi dei segnali di tutte le stazioni. Questo programma provvede anche a rilevare il precursore sismico, e da ogni stazione, quando tale precursore viene rilevato, viene lanciato un allarme. Se tutte le stazioni lanciano lo stesso allarme con un ritardo di due o quattro ore, significa che l’evento sismico è osservato da tutte le stazioni. Da un sistema trigonometrico calcolato su tutte le stazioni è possibile ottenere l’epicentro dell’evento e il grado sismico dell’evento, in una finestra che va dalle 6 alle 24 ore

Claudio Messora: «Nel caso del sisma all’Aquila cosa era successo?»

Giampaolo Giuliani: «E’ successo che delle tre stazioni che fino al momento del sisma stavano funzionando, e funzionavano bene, una indicava come vettore la posizione dell’epicentro dell’evento che abbiamo avuto. Le altre due stazioni denunciavano il grado sismico dell’evento, ed è da una in particolare, quella più vicina all’epicentro, che si capiva che qualcosa di disastroso stava avvenendo.»

Claudio Messora: «Quindi secondo te, Giampaolo, oggi è possibile prevedere con un certo grado di approssimazione i forti sismi, grazie a questa tecnica?»

Giampaolo Giuliani: «Piccoli, grandi, mediograndi e forti sismi… sì! Certo, la nostra è una ricerca sperimentale. Sicuramente abbiamo una notevole mole di dati che ci permettono di avere informazioni anche scientifiche sul comportamento del Radon che ancora oggi non sono ben conosciute. Non solo, ma questo sistema ci ha dato garanzia, non ultima l’evento che abbiamo subito, che un forte evento può essere in qualche modo allarmato con un certo margine di anticipo.»

Claudio Messora: «Questi dati, questi risultati sono stati presentati alla comunità scientifica?»

Giampaolo Giuliani: «Abbiamo tentato dal 2002-2003 di avere un supporto da tutte le comunità scientifiche: dall’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) alla Protezione Civile… Ci siamo sottoposti a test di funzionamento ufficiali. Addirittura, tra l’altro, il prof. Boschi è stato nel 2003 la persona che ha indicato i termini di funzionamento che la macchina avrebbe dovuto avere, con l’allora On. Zamberletti, il Presidente della ISPRO (Protezione Civile e Difesa Civile).»

Claudio Messora: «A beneficio del pubblico, chi è il prof. Boschi?»

Giampaolo Giuliani: «Il prof. Boschi è… fino all’anno scorso, credo… era il Presidente dell’INGV. Credo che lo sia stato da sempre, che sia nato Presidente dell’INGV. Ma dall’anno scorso credo che in qualche modo lui abbia lasciato, o stiano cambiando la presidenza. In ogni caso è l‘unica voce che in Italia continua a dire che i terremoti non possono essere previsti e che non potranno mai essere previsti. Tutte le richieste di collaborazione che abbiamo fatto ci sono state rigettate perchè tutti i tecnici che avrebbero in qualche modo dovuto guardare, vedere che cosa stavamo ottenendo, ci dicevano “I terremoti non possono essere previsti. Non potranno mai essere previsti, quindi quello che lei sta studiando non serve!“.»

Claudio Messora: «Ma la storia della scienza in realtà è costellata di teorie che poi sono state accantonate, per fare posto a teorie nuove che le hanno rimpiazzate. Quindi uno scienziato come approccio suo intrinsico non dovtrebbe avvicinarsi alle nuove ricerche in questa maniera. Tu credi che ci sia un disinteresse da parte della comunità scientifica a studiare ed avvalorare queste ricerche? E se sì, perchè?»

Giampaolo Giuliani: «Sicuramente adesso, col senno di poi, alla luce di tutto quello che abbiamo passato, sembrerebbe proprio come se ci fosse un interesse a che questo non venga portato alla luce. Io quello che so è che in questa circostanza i media hanno permesso di far conoscere quello che è avvenuto. Da tantissime parti del mondo, da tantissime univeristà mi hanno telefonato, mi hanno scritto, mi hanno mandato messaggi.. Dalla Russia, dalla Germania, dalla Romania, dagli Stati Uniti, dal Giappone… I professori delle università di tutto il mondo mi hanno detto: “Non sei solo in questa storia. Quello che stai facendo è vero. Anche noi, che osserviamo e misuriamo le stesse cose che stai osservando tu, abbiamo gli stessi riscontri e gli stessi risultati. Vai avanti!“»

Claudio Messora: «Ma tu stai andandao avanti?»

Giampaolo Giuliani: «Adesso sono fermo perchè disastrato, terremotato. Abbiamo avuto due stazioni ferme per il terremoto con dei danni anche sulla strumentazione. Ci siamo pagati tutto da soli in questi dieci anni. Ci rimboccheremo le maniche, rimetteremo in moto tutto, porteremo avanti la nostra ricerca, metteremo in piedi le altre due stazioni che dovevano nascere, e con cinque stazioni forse riusciremo ad evitare, se dovesse ricapitare domani, un disastro del genere. Forse riusciremo ad evitare che ci possano essere così tanti morti, …perchè molti di questi potevano in qualche modo essere salvati.»

Claudio Messora: «Noi ti ringraziamo tanto, e ti staremo vicini con la telecamera perchè tu possa avere una voce ed un’amplificazione in più. Tu sei stato al centro di questa, chiamiamola aggressione mediatica, questo ciclone dei media negli ultimi giorni, e quindi hai potuto sperimentare da vicino il comportamento dell’informazione ufficiale. Quale è l’impressione che hai ricavato sul modo e l’approccio che hanno usato nei tuoi confronti?»

Giampaolo Giuliani: «Sono stati tutti, tutti indistintamente, molto gentili. Mi sono stati vicini, vuoi per la drammaticità del momento, vuoi perchè tanti non conoscevano questo sistema e non sapevano neanche se ciò che io stavo raccontando loro fosse vero o no. Questo mi ha fatto veramente molto piacere. Si sono avvicinati con molta umiltà e mi hanno fatto coraggio. Io li ringrazio tutti, da Bruno Vespa e i più grandi nomi ai più piccoli giornalisti che sono venuti. Ma sono venuti da tutto il mondo. Ho avuto a casa mia la BBC, la televisione tedesca, la radiotelevisione francese, sono venuti i giornalisti russi, la televisione della California. Ho rilasciato più interviste con la televisione argentina che con chiunque altro, sembravano di casa. Tutti si sono avvicinati con molta umiltà. Mi hanno chiesto. Volevano sapere come facessi. Si sono tutti quanti stretti a me. Mi sono sentito veramente… sono stati quelli che in un primo momento mi hanno aiutato a superare questo dramma. Li ringrazio tutti!»

Claudio Messora: «Un’ultima battuta. Casa tua è illesa. Quando è stata costruita?»

Giampaolo Giuliani: «E’ stata costruita nel 1984 da mio suocero, che è un vecchio muratore, con le sue mani. Lui mi ha sempre detto “Tu qui non sentirai mai una scossa sismica. Nel momento in cui tu dovessi avvertire una scossa sismica significa che L’Aquila è stata distrutta almeno per metà“. E così è stato.»

Claudio Messora: «La casa di fronte a te invece è più recente ed è danneggiata profondamente.»

Giampaolo Giuliani: «La palazzina affianco alla mia, consegnata l’anno scorso, struttura antisismica in cemento armato, è inagibile.»

Claudio Messora: «Credo che questo sia sufficiente. Grazie.»

Giampaolo Giuliani: «Grazie a te.»

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Terremoti: Le spie che annunciano il sisma

Pubblicato da milionidieuro su 10 aprile 2009

Gas, acqua nei pozzi, osservazioni dallo spazio «Sappiamo dove succederà, ma non quando»

La previsione dei terremoti? Somiglia ad un miraggio. Ogni tanto qualche ricercatore pensa di esserci giunto a un passo, ma in quello stesso istante tutto sfuma e si allontana. È così da trent’anni, per limitarci al periodo in cui le ricerche sulla previsione sismica hanno conosciuto un maggiore impulso. A turno, alcuni fenomeni che effettivamente precedono e accompagnano le crisi sismiche sono stati indicati come efficaci segnali premonitori. La frenetica agitazione di animali da cortile come cani, gatti, polli e mucche. Le variazioni di livello di fluidi sotterranei che si evidenziano, per esempio, come oscillazioni di acqua nei pozzi. I cupi boati che preannunciano la rottura delle faglie per effetto delle tensioni accumulate nella crosta terrestre. Saette, globi e altri fenomeni luminosi che solcano l’atmosfera elettrizzata.

Il figlio dell’uranio
E poi c’è il radon, di cui tanto si parla in questi giorni: questo gas figlio dell’uranio radioattivo che può emergere dal sottosuolo in quantità superiori alla norma, quando la dinamica interna del nostro pianeta piega e comprime le rocce fino a spezzarle. Lo stesso radon, per inciso, che in alcune aree della nostra penisola, come nel Viterbese, diventa problema sanitario se penetra e ristagna nei piani bassi delle abitazioni, perché può provocare il cancro ai polmoni. «L’errore commesso da alcuni ricercatori che si sono impegnati negli studi di previsione sismica è stato credere che ci fosse una relazione univoca di causa ed effetto fra la comparsa di uno di questi fenomeni e la scossa di terremoto. E, invece, non si tratta di indizi sufficienti — commenta il sismologo Massimo Cocco, dirigente di ricerca dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) —. Ci hanno provato in tanti a seguire questa strada, col risultato che molte volte c’erano i presunti segnali premonitori e poi non arrivava il terremoto, molte altre il terremoto colpiva improvvisamente, senza essere preceduto da alcun segnale, e solo occasionalmente si sono verificati insieme precursori e sisma».

L’annuncio americano
Gli americani ci hanno sbattuto la testa per primi, annunciando, in alcuni articoli scientifici apparsi all’inizio degli anni 80, che la previsione deterministica, cioè la capacità di predire dove e quando di un terremoto, era dietro l’angolo, grazie all’individuazione di preavvisi naturali affidabili. Ma è stato proprio quel grande laboratorio naturale di scuotimenti tellurici che è la California a deludere le aspettative. Poi c’è stata la mobilitazione degli scienziati giapponesi, che pensavano di risolvere il problema con un apparato osservativo tecnologicamente sofisticato e capillare; ma la loro ondata di studi e di monitoraggi si è infranta contro il disastro di Kobe del 1995: oltre 5.000 morti, una magnitudo di 7,3 Richter che si è fatta beffa di molte costruzioni antisismiche e, manco a dirlo, nessun precursore utile ad attenuare il disastro.

Le galline cinesi
Si racconta anche che, presi dall’esaltazione maoista, a preannunciare l’arrivo di terremoti catastrofici, ci avevano provato i cinesi negli anni 70, affidando alle guardie rosse l’osservazione minuta del territorio a caccia di presagi di tipo rurale: galline impazzite, bisce che sgusciano dal terreno e zampilli di acqua inattesi. Col risultato che una volta gli è andata bene: ad Haicheng, nel febbraio 1975, quando effettivamente fecero evacuare i villaggi prima di un forte terremoto che spianò il 50% delle povere abitazioni. Ma le volte successive non funzionò. Tanto che il 28 luglio 1976 la regione di Tangshan accusò oltre 300.000 morti in quello che viene considerato il più distruttivo sisma del secolo. Solo gli abitanti della zona di Qinglon, dove i segnali premonitori si erano evidenziati, poterono sfuggire al disastro, a dimostrazione che non si tratta di fenomeni ubiquitari e costanti. Ma se hanno fallito le tecnologie di monitoraggio più avanzate, assieme a quelle più naif, allora che speranze abbiamo di arrivare a previsioni sismiche almeno altrettanto efficaci come quelle meteorologiche, con un sismologo che ci sconsigli di dormire per una notte sotto il nostro tetto a rischio di crolli? «Le speranze ci sono, eccome— incoraggia Gianluca Valensise, un altro dirigente di ricerca dell’Ingv, esperto in “strutture sismogenetiche” —. Esse stanno nel fatto che già oggi siamo in grado di dire con precisione dove si scatenerà il terremoto e con quale intensità massima; al quando ci arriveremo a poco a poco, affinando gli studi». Valensise si riferisce agli studi che permettono di individuare le faglie che generano i terremoti e di capire, attraverso indagini storiche e geologiche, come e quando esse si sono mosse nei tempi passati. «Per esempio la faglia di circa 10 chilometri che ha generato il terremoto dell’Aquila rappresentava una lacuna ferma da tempo immemorabile, posta fra un’altra faglia più a nord che aveva provocato un terremoto nel 1703 e una più a sud responsabile di un terremoto nel 1300. Dunque era legittimo aspettarsi che anche questa faglia-lacuna, prima o poi, si dovesse attivare».

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Gli studi sulle faglie
Ma prima o poi quando? Una risposta meno vaga, promettono sia Cocco che Valensise, potrà venire dall’approfondimento degli studi sulle faglie sismogenetiche, che ci stanno portando a formulare delle previsioni di tipo probabilistico. Si potrà sapere, per esempio, che il terremoto, in quella certa zona sismica lacunosa, avverrà con la probabilità del 50% entro un anno. Non si potrà tenere lontana la popolazione dalle proprie abitazioni per 365 giorni ma, in un Paese moderno e previdente, tanto dovrebbe servire a mettere in sicurezza il territorio con opere di consolidamento degli edifici più vulnerabili. Quanto al radon e agli altri precursori, suggerisce Cocco, forse bisognerà seguire l’esempio dei giapponesi che, dopo la mazzata di Kobe, hanno deciso di rifondare il loro sistema di osservazioni, andando a caccia di altri indicatori geofisici più efficaci e affidabili; e dei californiani, i quali hanno lanciato un programma internazionale intitolato «Studi collaborativi per la prevedibilità dei terremoti». E a quest’ultimo l’Italia, attraverso l’Ingv, ha prontamente aderito, nella speranza che dal coordinamento degli sforzi internazionali arrivi la soluzione del problema.

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LA CASSANDRA DEI TERREMOTI ??? La denuncia di Giuliani: "Io lo avevo previsto" Bertolaso: "Impossibile"

Pubblicato da milionidieuro su 9 aprile 2009

«Ho vissuto la notte più terribile della mia vita, sono sfollato anch’io. Questi scienziati canonici, loro lo sapevano che i terremoti possono essere previsti. Il sisma di ieri poteva essere “visto” se ci fosse stato qualcuno a lavorare o si fosse preoccupato».
Il ricercatore abruzzese Giampaolo Giuliani è l’uomo del giorno. È lui il «pazzo», il «visionario» che aveva anticipato l’arrivo del «terremoto disastroso», con l’unico risultato di guadagnarsi una denuncia per procurato allarme e l’appellativo di «imbecille». Ieri sul web e via sms lo studioso, rispondendo alle domande di chi non crede al suo «precursore sismico», ha lanciato durissime accuse contro i «professionisti» della scala Richter.

Ma i terremoti si possono prevedere o no?
«Sì, si possono prevedere. Io l’ho fatto e per questo ora rischio di finire in galera».
In galera per aver diffuso «notizie false».
«I fatti hanno dimostrato invece che il mio allarme era fondato. E la gente comune l’ha capito».
Ma lei aveva profetizzato che il terremoto avrebbe scosso la terra il 29 marzo a Sulmona.
«Cosa che puntualmente è accaduta, anche se non con la forza di ieri».
Ma poi lei aveva corretto la sua prima previsione, dicendo: «Mi sento di poter tranquillizzare i miei concittadini…».
«Rispetto alla mia previsione il peggio si è scatenato con una settimana di ritardo».
La riprova che i terremoti non possono essere previsti.
«Non è così, La scossa di ieri poteva essere prevista anche con gli strumenti tecnici usati abitualmente da chi contesta il mio metodo».
E allora come mai l’allarme non è scattato?
«Perché chi è preposto al monitoraggio della situazione non era al suo posto, oppure non ha capito nulla».
Non è vero, l’unità di crisi si è riunita più volte.
«Con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti…».
Facile parlare quando la tragedia è già accaduta.
«Sono 10 anni che noi riusciamo a prevedere eventi di questo tipo in una distanza di 100-150 chilometri da noi».
Qual è il suo metodo?
«La “capacità predittiva” è basata sull’analisi di un gas radioattivo, il radon, che si libera dal sottosuolo quando le faglie vengono attivate e il gas trova una via di fuga giungendo in superficie».
Da giorni lei parlava di «un forte aumento di radon, al di fuori della soglia di sicurezza».
«E forti aumenti di radon segnalano forti terremoti. Due notti fa il mio sismografo denunciava una forte scossa di terremoto e ce l’avevamo online. Tutti potevano osservarlo e tanti l’hanno osservato».
Ma l’Istituto di Geofisica e Vulcanologia ribadisce in un comunicato ufficiale: «Si sottolinea la circostanza secondo la quale, allo stato attuale delle conoscenze, non è possibile realizzare una previsione deterministica dei terremoti».
«Falso. Il mio “precursore sismico” arriva ad anticipare il verificarsi di un terremoto fino a 6-24 ore prima».
In quale occasione ha verificato l’efficacia della sua tecnica?
«Nel 2001 stavamo osservando il misuratore di particelle cosmiche presso l’Istituto quando, in corrispondenza del terremoto in Turchia, rilevammo una quantità straordinaria, rispetto al solito, di radon».
Dal 2001 in poi come è evoluta la sua ricerca?
«Ho impiegato quasi 2 anni per realizzare da solo uno strumento in grado di rilevare il radon, iniziai ad osservarlo ed a studiarlo, e con l’aiuto di un sismografo mi resi conto che la concentrazione di radon aumentava in corrispondenza di un evento sismico».
Poi cos’è accaduto?
«Nel 2002, in corrispondenza del terremoto di S. Giuliano, registrammo valori 100 volte maggiori alla norma, ma disponendo di un solo precursore sismico eravamo in grado di emanare un allarme per un evento sismico che distava più di 50 km da L’Aquila, senza poter fornire altre informazioni circa la collocazione o la direzione dell’evento stesso. Oggi con 5 precursori saremmo in grado di essere molto più precisi, “triangolando” i dati e i segnali di concentrazione del radon».

Intanto l’Italia del volontariato si sta muovendo con ogni mezzo possibile, come il Wwf che per aiutare le famiglie sfollate ha messo a disposizione foresterie e i centri visite sparsi nelle oasi abruzzesi. Ma come aiutare gli sfollati del terremoto d’Abruzzo?
Panoram
a pubblica una lista di associazioni autorizzate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri a partecipare agli interventi di soccorso.

Associazione guide e scouts cattolici italiani 06/68166236

Associazione nazionale alpini 0773/1875164 oppure 02/6592364

Associazione nazionale carabinieri 06 /36000804

Associazione nazionale pubbliche assistenze 055 /7874536

Associazione nazionale vigili del fuoco in congedo 06 /76983385

Associazione nazionale vigili del fuoco volontari 02/6692192

Cives – coordinamento infermieri volontari per l’emergenza sanitaria 055/355648

Cisom Corpo italiano di soccorso ordine di malta 06/45440764

Confederazione nazionale delle misericordie d’Italia 055/ 3261261

Corpo nazionale giovani esploratori ed esporatrici italiani 06/83769051 oppure 0761/498041

Federazione italiana ricetrasmissioni 02 /45495688 oppure 02/8057446

Legambiente 06/86218474

Psicologi per i popoli 0465/322071

Prociv – Arci Associazione nazionale volontari per la Protezione civile 06/23328358

Ucis – unità cinofile italiane da soccorso 030/9921827 oppure 0364/45522

Unitalsi 06/6781421

Per donazioni:
Caritas
C/C POSTALE n. 347013
o tramite UNICREDIT BANCA DI ROMA S.P.A.
IBAN IT38 K03002 05206 000401120727
Causale: “TERREMOTO ABRUZZ
Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma – IBAN: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012
Allianz Bank, via San Claudio 82, Roma – IBAN: IT26 F035 8903 2003 0157 0306 097
Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – IBAn: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113

Caritas Ambrosiana
C/C POSTALE n. 13576228 intestato a Caritas Ambrosiana ONLUS
C/C BANCARIO n. 578 – Cin P, ABI 03512, Cab 01602 presso l’ag. 1 di Milano del Credito Artigiano e intestato a Caritas Ambrosiana ONLUS
IBAN: IT16P0351201602000000000578
Causale: “TERREMOTO ABRUZZO 2009″

Croce Rossa Italiana
C/C BANCARIO n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati
Tesoreria – Via San Nicola da Tolentino 67 – Roma
intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 – 00187 Roma.
IBAN: IT66 – C010 0503 3820 0000 0218020
Causale: “PRO TERREMOTO ABRUZZO”

C/C POSTALE n. 300004
intestato a: “Croce Rossa Italiana, via Toscana 12 – 00187 Roma
c/c postale n° 300004
Codice IBAN: IT24 – X076 0103 2000 0000 0300 004
Causale: “PRO TERREMOTO ABRUZZO”
È anche possibile effettuare dei versamenti online attraverso il sito web della CRI.

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TERREMOTO: Allarmi ignorati

Pubblicato da milionidieuro su 9 aprile 2009

Negli ultimi mesi decine di scosse Qualcuno aveva provato a mettere in guardia sull’imminenza di una tragedia come quella di questa notte ma era stato accusato di procurato allarme e di conseguenza denunciato

Quella di oggi è stata solo la scossa più forte di uno sciame sismico che si perpetua da mesi. La magnitudo registrata alle 3.32 di questa notte dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia è di 5,8 gradi della scala Richter, a cui sono seguite diverse repliche, la prima di 4,7 gradi alle 4.37. Numerose le avvisaglie nelle ultime settimane. Una scossa violenta il 16 gennaio, poi quella di magnitudo 4.0 che aveva fatto tremare l’Abruzzo già il 30 marzo: molte persone si erano già riversate in strada allora. Dall’inizio dello sciame sismico, qualche mese fa, sono decine gli eventi di magnitudo superiore a 2.0 registrati dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) nel distretto aquilano e nel bacino di Sulmona.

A parte qualche malore dovuto allo spavento, non c’erano però mai stati feriti gravi. Nè erano stati rilevati danni importanti. Su richiesta del capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, si era tenuta nella sede della Regione Abruzzo all’Aquila, una riunione degli esperti della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi. Obiettivo, dicono al Dipartimento della Protezione civile, era quello di «fornire ai cittadini abruzzesi tutte le informazioni disponibili alla comunità scientifica sull’attività sismica delle ultime settimane». «È utile precisare che non è possibile prevedere in alcun modo il verificarsi di un terremoto e che non c’è nessun allarme in corso da parte del Dipartimento della Protezione Civile, ma una continua attività di monitoraggio», si leggeva appena quindici giorni fa in una nota dello stesso Dipartimento. Secondo l’Ingv, che è l’ente preposto alla sorveglianza della sismicità sul territorio nazionale, «le scosse avvertite nei mesi scorsi dalla popolazione facevano parte di una tipica sequenza di terremoti, del tutto normale in aree sismiche come quella dell’aquilano che, negli ultimi mesi, ha registrato quasi 200 eventi, la maggior parte dei quali non avvertiti dalla popolazione».

Qualcuno nei giorni scorsi aveva però messo in allarme sulla possibilità del sopraggiungere di scosse più forti e pericolose per la popolazione abruzzese, ma era stato accusato di “procurato allarme” e di conseguenza denunciato. «Le scosse di terremoto che continuano a scuotere l’Abruzzo non sono tali da preoccupare – aveva spiegato Bertolaso – ma Purtroppo a causa di imbecilli che si divertono a diffondere notizie false siamo costretti a mobilitare la comunità scientifica per rassicurare i cittadini». L’attacco era rivolto a Giampaolo Giuliani , ricercatore dei laboratori del Gran Sasso, che aveva previsto un terremoto di proporzioni disastrose: «È stato tutto proditoriamente architettato perché io potessi essere messo a tacere, addirittura con un avviso di garanzia. E ho le prove che è falso». Così il ricercatore intervistato da Affaritaliani.it. E ancora: «Dal presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia Boschi e da Bertolaso vorrò le scuse per tutti i morti che ci sono stati oggi a l’Aquila: hanno dichiarato il falso domenica scorsa e ho i testimoni. La mia previsione purtroppo era giusta». «Figuriamoci se questi (Boschi e Bertolaso, ndr) ascoltano qualcuno. Figuriamoci. Non mi faccia dire di più, già ho un avviso di garanzia in corso». «Stanotte mi sono andate distrutti almeno tre rivelatori che avevo in funzione e non riesco ancora a collegarmi con la macchina principale perché l’Aquila non può essere attraversata spiega ancora Giuliani – Credo che una sia in funzione. Quello che posso dire è che abbiamo previsto tantissime scosse anche per la giornata di domani, scosse di assestamento che vanno tra il terzo e il quarto grado della scala Richter».

Oggi però ancora una scossa, appena un po’ più violenta di quelle degli ultimi giorni, ma quanto basta per mettere in allarme la Regione Abruzzo. Questa volta non basta rassicurare i cittadini: a centinaia si riversano nelle strutture sanitarie per chiedere soccorso. La Protezione civile e i carabinieri parlano di decine di morti, centinaia di feriti e migliaia di sfollati. Bertolaso la definisce la «peggiore tragedia di questo millenio» e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi annuncia che firmerà lo stato d’emergenza. A questo punto in Abruzzo e nel resto d’Italia sono in molti a chiedersi se veramente non si potesse fare nulla per scongiurare questo dramma. E’ vero, forse non è possibile prevedere in alcun modo il verificarsi di un terremoto, ma qualcuno questa volta aveva provato a farlo.
Fonte:la stampa

E’ salito a 27, secondo fonti non ufficiali, il numero dei morti in seguito alla forte scossa di terremoto che questa notte alle 3,30 ha colpito l’Abruzzo.
Migliaia gli sfollati e i crolli segnalati, soprattutto in alcune frazioni. Il sisma, di magnitudo 6,3 Richter (8-9 Mercalli), ha causato il crollo di molti edifici, fra cui l’albergo Duca degli Abruzzi de l’Aquila, lesionato anche l’ospedale e gravemente danneggiata la Casa dello Studente.
Sempre all’Aquila e’ crollato un condominio di cinque piani sotto il quale e’ molto probabile che siano intrappolate intere famiglie. Si continua a scavare sotto le macerie ma la situazione e’ grave. Manca l’acqua potabile mentre si lavora febbrilmente per riattivare le linee di energia elettrica. Si cerca di allestire ospedali da campo perche’ molti feriti vengono medicati direttamente in strada, ma lo sciame sismico continua e alle 9,40 e’ stata avvertita un’altra forte scossa.
La macchina della Protezione Civile si e’ messa in moto istantaneamente e la prima colonna di aiuti e’ partita da Roma gia’ questa notte alle 4,02. Aiuti stanno giungendo da tutta Italia: Croce Rossa, Misericordie, Protezione Civile, Forestale, l’esercito. Impossibile sapere quanta gente c’e’ ancora sotto le macerie. Restano chiuse le auTostrade A24 Roma-L’Aquila, nel tratto compreso tra Tornimparte e Assergi, in entrambe le direzioni, e l’A25 Roma-Pescara.
Mentre proseguono le verifiche sulle linee ferroviarie regionali.
Berlusconi, in arrivo sul luogo della tragedia, ha firmato stamane il decereto sullo stato di emergemnza nazionale.
ORE 19:30 E’ di 150 morti e oltre 1500 feriti accertati il nuovo bilancio del terremoto in Abruzzo
, 100 mila gli sfollati

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