ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

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Archivio per la categoria ‘SCORIE NUCLEARI’

Cesio137: in ITALIA pellet per stufe radioattivo

Pubblicato da milionidieuro su 15 giugno 2009

AOSTA – Pensava di aver acquistato dell’eco-combustibile di qualità, ma ha scoperto di avere utilizzato nella stufa di casa una sostanza radioattiva. È accaduto a un abitante di Aosta, città da dove oggi – su disposizione della Procura della Repubblica – è partito un maxi sequestro in 29 province italiane (11 le regioni coinvolte) di 10 mila tonnellate di pellet, un prodotto, proveniente in questo caso dalla Lituania, derivante dalla pressatura della segatura del legno e utilizzato in speciali stufe domestiche.

NON BRUCIAVA BENE – Sono stati i vigili del fuoco di Aosta ad avvertire ieri la squadra mobile della questura, dopo che l’aostano aveva fatto analizzare il pellet perché non bruciava bene. La strumentazione del gruppo Nucleare biologico chimico (Nbc) ha rilevato la presenza di Cesio137: sostanza radioattiva prodotta dalla detonazione di armi nucleari e dai reattori delle centrali nucleari. Subito è scattata l’operazione. Prima è stato individuato il rivenditore valdostano, poi l’importatore, un grossista di Varese, successivamente è stata ricostruita la rete di distribuzione in Italia. Nelle prime ore di oggi, in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso dal procuratore della Repubblica di Aosta, Marilinda Mineccia, agenti delle 29 questure coinvolte hanno messo i sigilli sui sacchi contenenti pellet con marca «Natur Kraft», conservati in 60 diversi depositi. Non tutti risultano comunque contaminati.

IN TUTTA ITALIA – La merce – un totale di 251 tir – era arrivata dal Baltico lo scorso autunno e poi venduta in tutta Italia, dal nord al sud. Oltre la Valle d’Aosta, le regioni coinvolte sono la Lombardia (Varese, Milano, Como, Lecco, Cremona, Bergamo, Pavia, Lodi, Sondrio e Brescia), il Piemonte (Torino e Cuneo), la Liguria (Savona e La Spezia), il Veneto (Vicenza), l’Emilia Romagna (Forlì, Ravenna Ferrara e Bologna), il Lazio (Frosinone e Viterbo), l’Abruzzo (L’Aquila), la Puglia (Bari, Brindisi e Taranto), la Calabria (Cosenza) e la Sardegna (Sassari e Cagliari). Ora l’attenzione è rivolta alle eventuali minacce alla salute a cui possono essersi esposti coloro che sono entrati in contatto con l’eco-combustibile contaminato.

I PERICOLI – Il Cesio 137, infatti, è un materiale radioattivo estremamente tossico. Il soggetto può subire danni cellulari dovuti alle radiazioni che possono persino provocare perdita di conoscenza, coma o morte. Dipende dalla resistenza delle singole persone, dalla durata dell’esposizione e dalla concentrazione a cui il soggetto è esposto. «I pellet contaminati – ha rassicurato oggi il questore di Aosta, Salvatore Aprile, nel corso di una conferenza stampa – non sono pericolosi per la salute dell’uomo quando sono inerti, mentre lo possono essere i fumi prodotti dalla loro combustione, così come le ceneri». E poi ha aggiunto: «Sono ancora in corso esami e accertamenti per testare quali sono i pericoli per la salute derivanti da questo materiale».

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CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA ECCO I SITI PIù PROBABILI

Pubblicato da milionidieuro su 15 maggio 2009

Ecco l’elenco dei siti meno vulnerabili dal punto di vista di eventi naturali e dunque probabile sede di una centrale nucleare, così come individuati da Greenpeace:

Piemonte: Provincia di Vercelli: tutta la zona intorno al Po, da Trino Vercellese fino alla zona a nord di Chivasso.
Provincia di Biella: la zona intorno alla Dora Baltea a sud di Ivrea.
Lombardia: Provincia di Pavia: la zona dell’Oltrepò Pavese a nord di Voghera.
Provincia di Mantova: l’intera zona a sud di Mantova in corrispondenza del Po
Provincia di Cremona:zona a sud di Cremona in corrispondenza del Po (vicino a Caorso)
Veneto: Provincia di Rovigo: la zona compresa tra l’Adige e il Po (a sud di Legnago)
Friuli: Provincia di Udine e provincia di Pordenone: tutta la zona interna, intorno al fiume Tagliamento, da Latisana fino a Spilimbergo
Emilia Romagna : Provincia di Parma: la zona a nord di Fidenza, compresa tra il Po e il Taro
Toscana: L’isola di Pianosa
Lazio: Provincia di Viterbo: la zona interna a sud del Tevere, nella zona di affluenza della
Nera, tra Magliano Sabina e Orte.
Calabria: Provincia di Catanzaro: la zona costiera ionica in corrispondenza di Sellia Marina, tra il fiume Simeri e il fiume Alli (Principali località: Belladonna, Marindi, Simeri Mare, Sellia
Marina).
Provincia di Crotone: la zona costiera ionica in corrispondenza della foce del fiume Neto, a nord di Crotone (Marina di Strongoli, Torre Melissa, Contrada Cangemi, Tronca).
Provincia di Cosenza: la zona costiera tra il fiume Nicà e la città di Cariati
Puglia: Provincia di Taranto: la zona costiera ionica, in corrispondenza della località di Manduria.
Provincia di Lecce: la zona costiera ionica a nord di Porto Cesareo e quella a sud di Gallipoli; la zona costiera adriatica a nord di Otranto e quella a sud di Brindisi (esistono su
queste ultime dei vincoli naturalistici).
Provincia di Brindisi: la zona costiera in corrispondenza di Ostuni.
Sicilia: Provincia di Ragusa: la zona costiera tra Marina di Ragusa e Torre di Mezzo.
Provincia di Caltanissetta: la zona costiera intorno a Gela.
Provincia di Agrigento: la zona costiera intorno Licata.
Provincia di Trapani: la zona costiera a sud di Mazzara del Vallo, in corrispondenza della località Tre Fontane.
Sardegna. Ogliastra: la zona costiera in corrispondenza del fiume Riu Mannu e della località di Torre di Bari.
Provincia di Nuoro, la zona costiera a sud della località di Santa Lucia e in corrispondenza dell’isola Ruja.
Provincia di Cagliari: la zona costiera tra Pula e Santa Margherita di Pula.





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CENTRALI NUCLEARi: GREENPEACE DIFFONDE MAPPE. POCHI TERRITORI ADATTI A CENTRALI intanto infuria la polemica anche sulle scorie

Pubblicato da milionidieuro su 15 maggio 2009

Se dovesse tornare il nucleare in Italia, sarebbero pochissimi i territori che potrebbero ospitare una centrale, considerando zone le sismiche, quelle a rischio alluvioni, quelle a rischio siccita’, le coste in erosione e le citta’ densamente popolate. Greenpeace, grazie all’analisi di tre importanti carte tematiche, svela perche’ lo stivale e’ assolutamente inadatto alle centrali nucleari. Dopo l’approvazione del DDL 1195 che da’ sei mesi al governo per definire i criteri per la localizzazione dei siti nucleari, Greenpeace diffonde due ”carte nucleari” ormai dimenticate: la carta del CNEN, che era la risultante di varie carte tematiche elaborate negli anni settanta e l’elaborazione GIS per la localizzazione del deposito nazionale per le scorie nucleari, elaborata dalla ”task force” ad hoc del 1999-2000. ”Per capire dove potrebbero finire le nuove centrali nucleari – spiega Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace – bisogna partire da queste carte e vedere con quali criteri verranno aggiornate. Un criterio e’ quello sismico, un altro criterio e’ quello della vulnerabilita’ delle coste per i cambiamenti climatici”. ”Ma anche se la pericolosita’ sismica non e’ quella minima, Montalto di Castro, dove recentemente c’e’ stata una visita di tecnici dell’azienda francese EDF, rimane un forte indiziato – aggiunge Onufrio – sia per la vicinanza al mare in una zona costiera a minor rischio climatico che per le condizioni della rete. Ci aspettiamo che la regione Lazio nel suo piano energetico escluda chiaramente questa possibilita”’. ”Continueremo ad opporci a questa sciagurata scelta del governo – conclude Onufrio – e a chiedere ai candidati alle prossime elezioni europee cosa pensano del ritorno al nucleare in Italia.

Intanto…
NUCLEARE: BELISARIO (IDV), GOVERNO RENDA NOTI SITI PRIMA DI EUROPEE
‘Gli italiani hanno il sacrosanto diritto di sapere dal governo, prima delle elezioni del 6 e 7 giugno, se vicino la loro casa sara’ costruita o meno una centrale nucleare”. Lo dichiara il senatore Felice Belisario, presidente del gruppo Italia dei Valori di palazzo Madama che aggiunge ”per questo chiediamo all’Esecutivo di abbandonare la politica degli annunci e venire a riferire immediatamente in Aula sulla localizzazione degli impianti di produzione elettrica nucleare e dei sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi”. ”Il governo scegliendo il nucleare di terza generazione anziche’ le energie pulite, come il solare e l’eolico, ha fatto assumere al nostro Paese una posizione ormai superata dalla scienza e insensibile alle indicazioni che arrivano dall’Europa. Per questo – conclude Belisario – gli elettori presenteranno presto il conto”.

NUCLEARE: SCILIPOTI(IDV), DEPOSITO SCORIE PROBLEMA SENZA SOLUZIONE
”Tutte le perplessita’ motivate al nucleare trovano empirica conferma negli ostacoli insormontabili allo stoccaggio rifiuti in America”.
Cosi’ Domenico Scilipoti dell’Italia dei Valori sul ritorno alla politica energetica nucleare. ”L’attuale governo – prosegue il deputato IDV – sta propinando agli italiani la velenosa pillola del nucleare, vendendo una favola che se portata a termine lascera’ in eredita’ perpetui frutti nocivi . Tant’e’ che mentre da noi si votano le ignobili misure del caso, per una strana ma significativa coincidenza, in America trova conferma l’impossibilita’ di gestire le ingenti scorie radioattive. Esse, infatti, non potranno essere messe in sicurezza nemmeno nel sito Yucca Mountain del Nevada, che appariva, prima facie, sicuro”.
”La conservazione di lunga durata delle scorie – conclude Scilipoti – non e’ un aspetto marginale della questione, rimane uno dei nodi piu’ irrisolti a cui nessuno al momento e’ in grado di porre rimedio, esponendo la collettivita’ a danni alla salute ed al territorio. Considerazioni queste che evidentemente non trovano riscontro nella mente di chi e’ gia’ affaccendato a tirare le somme del nuovo business e dei nuovi profitti”.

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scorie nucleari :Yucca Mountain a rischio deposito nucleare Usa

Pubblicato da milionidieuro su 13 maggio 2009


I rilievi montuosi di Yucca Mountain nel Nevada, che fanno da cappello al mai ultimato e contestato deposito nazionale di rifiuti radioattivi degli Stati Uniti, non sono così geologicamente stabili come si pensava e potrebbero essere spianati fra mezzo milione di anni, forse anche prima, a causa dell’effetto erosivo delle acque. Lo afferma uno studio sviluppato da geologi austriaci dell’Università di Graz, pubblicato sull’ultimo numero della rivista Geomorphology e ripreso anche da Nature.

MODELLI EVOLUTIVIGli studiosi austriaci sono arrivati a questa ipotesi, che contraddice molte delle indagini effettuate dai colleghi americani, applicando alla Yucca Mountain Crest un sofisticato modello evolutivo numerico del paesaggio in grado di calcolare il tasso di erosione di formazioni montuose. E’ la prima volta che un simile strumento previsionale viene utilizzato per verificare la stabilità della Yucca Mountain Crest che, sulla base di precedenti studi, sembrava poter garantire i tempi di conservazione di milioni di anni richiesti dalla frazione più longeva e radio tossica dei rifiuti nucleari. «Conosco i modelli numerici di evoluzione del paesaggio usati dai colleghi austriaci –commenta il geologo Roberto Basili dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia- e li giudico attendibili grazie alla loro capacità di descrivere i processi erosivi con equazioni semplici. In pratica, partendo da una configurazione nota, e simulando l’azione erosiva delle acque per tempi di centinaia di migliaia di anni, si possono generare paesaggi sintetici e valutare con buona approssimazione le variazioni altimetriche nel tempo». Da questa operazione, spiega Basili, emerge il fatto che in tempi dell’ordine di mezzo milione di anni, le creste di Yucca Mountain si abbasseranno di alcune centinaia di metri, cioè a livelli tali da raggiungere il deposito sotterraneo di scorie nucleari.

FINANZIAMENTI TAGLIATI – La ricerca dei geologi austriaci pone un’ulteriore ipoteca sul futuro di questo sito che da vent’anni divide esperti e politici americani fra favorevoli e contrari. Infatti, un colpo quasi mortale per Yucca Mountain è arrivato alcuni giorni fa, quando l’amministrazione Obama ha fatto sapere di avere tagliato i fondi per l’avanzamento dei lavori del deposito e di voler destinare la somma alla ricerca di più valide alternative. Yucca Mountain, nel deserto del Nevada, a circa 160 km a nordovest di Las Vegas, era stato indicato già venti anni fa come un possibile sito nazionale di raccolta dei rifiuti nucleari, sia civili sia militari, che oggi sono sparsi in oltre 130 depositi provvisori di superficie, esposti anche a pericoli di natura terroristica. Trattandosi di un’antica caldera, cioè di una formazione vulcanica collassata, caratterizzata da potenti stratificazioni tufacee, sembrava il sito ideale per accogliere il plutonio e materiale radioattivo di più lunga vita. Ma la svolta politica di Obama e le perplessità scientifiche sembrano averlo messo fuori gioco, confermando il fatto che la conservazione di lunga durata delle scorie rimane uno dei nodi più costosi e irrisolti dell’energia da fissione nucleare.

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Chernobyl :Due esplosioni, una dietro l’altra, la notte del 26 aprile 1986

Pubblicato da milionidieuro su 26 aprile 2009

Legambiente: “Scorie, costi e sicurezza problemi tuttora irrisolti”. Le iniziative dell’associazione in occasione del Chernobyl Day europeo

Due esplosioni, una dietro l’altra, la notte del 26 aprile 1986 al reattore della quarta unità di CHERNOBYL. 11 miliardi di miliardi di Bequerel la radioattività rilasciata dalle esplosioni, un valore 30 miliardi di volte superiore alla dose massima utilizzata per terapie radiologiche di tumori, con 6 pompieri, 24 dipendenti e 31 liquidatori morti quasi subito per effetto delle radiazioni immediate e un numero difficilmente quantificabile di vittime per gli effetti a lungo termine di quelle assorbite. Dieci i giorni impiegati per spegnere gli incendi, 130 mila gli abitanti dei 76 villaggi evacuati nel raggio di 30 km dalla centrale. La centrale di CHernobyl ha cessato la sua attività il 15 dicembre del 2000, ma ancora oggi le conseguenze sono gravissime. Il fall-out radioattivo, infatti, ha interessato oltre 150mila chilometri quadrati di territorio tra Bielorussia, Ucraina e Russia, coinvolgendo più di 3 milioni di persone.

Sono alcuni numeri del più grande disastro nella storia del nucleare civile che Legambiente ricorda in occasione del ventitreesimo anniversario dell’incidente per non perdere la memoria e ribadire il suo NO ad un ritorno a produrre energia nucleare in Italia.

“A 23 anni dall’incidente di Chernobyl, il nucleare pone ancora gravi problemi di sicurezza – ha spiegato il responsabile scientifico di Legambiente Stefano Ciafani – non abbasserà affatto la bolletta energetica nazionale, non ridurrà la dipendenza italiana dall’estero e non ci permetterà di rispettare la scadenza europea del 2020 per la riduzione delle emissioni di gas serra prevista dall’accordo europeo 20-20-20. Se l’Italia decidesse di puntare, come intende fare il governo, sul nucleare, visto il costo ingentissimo dell’operazione, abbandonerebbe di fatto qualsiasi investimento alternativo sullo sviluppo di rinnovabili, tecnologie pulite ed efficienza energetica e rinuncerebbe alla costruzione di quel sistema imprenditoriale innovativo e diffuso in grado di competere sul mercato globale, che ad esempio in Germania occupa 250 mila lavoratori e su cui vuole puntare la nuova amministrazione USA”. Contro il piano del governo che prevede la costruzione delle prime nuove centrali entro il 2020, con l’obiettivo di produrre a regime il 25% dell’energia elettrica dal nucleare, Legambiente ha lanciato nell’ottobre scorso la campagna “Per il clima contro il nucleare” proponendo, tra le altre cose, alle amministrazioni locali di dichiarare il proprio territorio “sito denuclearizzato”, una raccolta firme “per un sistema energetico moderno, pulito, sicuro” e l’organizzazione di spettacoli, concerti e dibattiti sul tema.

“Perché non è del nucleare che l’Italia ha bisogno per rilanciare l’economia e risolvere la sua dipendenza dalle fossili – conclude Ciafani – ma di un mix di efficienza, risparmio energetico e fonti rinnovabili”.

“La situazione in Bielorussia è ancora oggi molto preoccupante – aggiunge Angelo Gentili, responsabile del Progetto Legambiente Solidarietà – mentre l’interesse della comunità internazionale viene meno ogni anno di più. Le popolazioni sono abbandonate a se stesse e non è sufficiente il lavoro di cooperazione che centinaia di associazioni e Ong, come la nostra, portano avanti da anni. Per questo continueremo nella nostra azione di solidarietà con azioni concrete ma anche iniziative che richiamino l’attenzione dell’opinione pubblica sul problema della sicurezza nucleare e sul dramma che stanno vivendo alcuni milioni di persone che vivono nelle zone contaminate di Bielorussia, Russia e Ucraina”.

TUtti i numeri di CHernobyl

2 esplosioni consequenziali la notte del 26 aprile 1986 al reattore della quarta unità di Cernobyl

11 miliardi di miliardi di Bequerel la radioattività rilasciata nelle esplosioni, 30 miliardi di volte superiore alla dose massima utilizzata per terapie radiologiche di tumori

10 giorni necessari per spegnere gli incendi

5.000 tonnellate di materiali vari(sabbia,boro, piombo, fosfati) versati sopra le macerie

dai 300mila a 800mila i liquidatori impiegati nel dopo incidente

50.000 gli abitanti della cittadina di Pripjat che vennero allontanati dalle loro case, dove non sono mai rientrati

130.000 gli abitanti dei 76 villaggi evacuati nel raggio di 30 km dalla centrale

6 i pompieri che intervennero subito per spegnere l’incendio e che morirono pochi giorni dopo per l’effetto delle radiazioni

24 i dipendenti morti tra il 26 aprile ed il 31 luglio per effetto delle radiazioni

31 i liquidatori morti poco tempo dopo per le dosi di radiazioni assorbite

4 i piloti di elicottero che morirono in volo sopra la centrale

1800 i casi di cancro alla tiroide censite dall’Aiea in bambini che all’epoca dell’incidente avevano un’età compresa tra i 0 e 14 anni

1,5 milioni di persone che vivono ancora oggi in aree con livelli di contaminazione superiori a 1 curie per chilometro quadrato

150mila i chilometri quadrati di territorio ancora contaminato

1.000 mq è l’estensione delle crepe sul sarcofago che racchiude i resti del reattore esploso

180 le tonnellate di combustibile che si stima siano ancora all’interno del reattore

100 metri in altezza e 260 metri di lunghezza la dimensione della nuova struttura che andrà a ricoprire l’attuale sarcofago e che avrà un costo stimato di oltre un miliardo di dollari.
Dal sito di Legambiente

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NUCLEARE : BASILICATA E’ CONTRARIA

Pubblicato da milionidieuro su 23 aprile 2009


Scanzano Jonico, 21 apr – Il vicepresidente e assessore all’ambiente della regione Basilicata Vincenzo Santochirico, si e’ recato a Scanzano Jonico, sul sito in cui e’ ancora in atto il blitz di Greenpeace che ha chiuso i pozzi candidati a diventare deposito per le scorie nucleari, trasformandoli in un parco giochi. ”La nostra posizione contro il nucleare e’ sempre stata netta – sostiene Santochirico – la mia presenza qui oggi lo conferma, il disegno di legge proposto al Parlamento come dice Greenpeace e’ veramente pericoloso, la regione viene completamente espropriata della capacita’ di decidere, la regione non avrebbe piu’ voce in capitolo, la nostra porta sul nucleare e’ chiusa a doppia mandata, nel piano energetico della Basilicata, in approvazione domani in giunta c’e’ un chiaro no al nucleare”. ”Ci sentiamo rassicurati dalle dichiarazioni del vicepresidente della regione Basilicata, – afferma Francesco Tedesco, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace – ma ora anche le altre regioni italiane devono prendere una posizione ferma contro il nucleare, e in particolare sul DDL 1195, in discussione al senato, che propone una via autoritaria e sovietica al nucleare”.

”Non giochiamo con il futuro dei nostri figli”. E’ con questo spot che Greenpeace ha trasformato il sito di Scanzano Ionico, candidato ad accogliere scorie nucleari, in un parco giochi. Alla vigilia dell’apertura del G8 Ambiente di Siracusa, e a pochi giorni dal ventitreesimo anniversario del disastro di Cernobyl, attivisti di Greenpeace hanno trasformato il sito in un parco per bambini, per ”ricordare al ministro Prestigiacomo e al governo che le scelte irresponsabili di questa classe politica stanno ipotecando il futuro dei nostri figli”. Greenpeace denuncia la ”frenesia ideologica” che guida la riapertura del nucleare nel nostro Paese: il Governo Berlusconi, sostiene Greenpeace, propone al Parlamento una strategia di stampo ”sovietico”, basata su ”un approccio autoritario alle scelte di localizzazione, in spregio delle direttive europee e delle prassi internazionali. Tanto le normative gia’ in vigore quanto quelle in discussione (il DDL 1195) introducono elementi di militarizzazione nella gestione delle scorie e nella localizzazione dei siti, minimizzando le garanzie del sistema di controllo di sicurezza”. Greenpeace chiede che ”il sito di Scanzano Jonico venga ripristinato cosi’ com’era prima della proposta di deposito, eliminando ogni minaccia sul futuro ambientale e socioeconomico della Basilicata. La direzione e’ quella tracciata da Barack Obama. Proprio poche settimane fa, infatti, il presidente Usa ha fermato il programma del deposito di Yucca Mountain, in Nevada, unico progetto esistente di deposito geologico, dove in venti anni sono stati spesi 8 miliardi di dollari circa senza aver risolto i numerosi problemi”. Greenpeace chiede inoltre ”la chiusura definitiva dei pozzi di Scanzano Jonico, come richiesto dagli enti locali e dalla Regione Basilicata, e di abbandonare definitivamente la stagione della gestione ‘militare’ del nucleare. E’ necessaria l’apertura di una discussione democratica e partecipata sul futuro energetico dell’Italia”.

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NUCLEARE : BASILICATA E' CONTRARIA

Pubblicato da milionidieuro su 23 aprile 2009


Scanzano Jonico, 21 apr – Il vicepresidente e assessore all’ambiente della regione Basilicata Vincenzo Santochirico, si e’ recato a Scanzano Jonico, sul sito in cui e’ ancora in atto il blitz di Greenpeace che ha chiuso i pozzi candidati a diventare deposito per le scorie nucleari, trasformandoli in un parco giochi. ”La nostra posizione contro il nucleare e’ sempre stata netta – sostiene Santochirico – la mia presenza qui oggi lo conferma, il disegno di legge proposto al Parlamento come dice Greenpeace e’ veramente pericoloso, la regione viene completamente espropriata della capacita’ di decidere, la regione non avrebbe piu’ voce in capitolo, la nostra porta sul nucleare e’ chiusa a doppia mandata, nel piano energetico della Basilicata, in approvazione domani in giunta c’e’ un chiaro no al nucleare”. ”Ci sentiamo rassicurati dalle dichiarazioni del vicepresidente della regione Basilicata, – afferma Francesco Tedesco, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace – ma ora anche le altre regioni italiane devono prendere una posizione ferma contro il nucleare, e in particolare sul DDL 1195, in discussione al senato, che propone una via autoritaria e sovietica al nucleare”.

”Non giochiamo con il futuro dei nostri figli”. E’ con questo spot che Greenpeace ha trasformato il sito di Scanzano Ionico, candidato ad accogliere scorie nucleari, in un parco giochi. Alla vigilia dell’apertura del G8 Ambiente di Siracusa, e a pochi giorni dal ventitreesimo anniversario del disastro di Cernobyl, attivisti di Greenpeace hanno trasformato il sito in un parco per bambini, per ”ricordare al ministro Prestigiacomo e al governo che le scelte irresponsabili di questa classe politica stanno ipotecando il futuro dei nostri figli”. Greenpeace denuncia la ”frenesia ideologica” che guida la riapertura del nucleare nel nostro Paese: il Governo Berlusconi, sostiene Greenpeace, propone al Parlamento una strategia di stampo ”sovietico”, basata su ”un approccio autoritario alle scelte di localizzazione, in spregio delle direttive europee e delle prassi internazionali. Tanto le normative gia’ in vigore quanto quelle in discussione (il DDL 1195) introducono elementi di militarizzazione nella gestione delle scorie e nella localizzazione dei siti, minimizzando le garanzie del sistema di controllo di sicurezza”. Greenpeace chiede che ”il sito di Scanzano Jonico venga ripristinato cosi’ com’era prima della proposta di deposito, eliminando ogni minaccia sul futuro ambientale e socioeconomico della Basilicata. La direzione e’ quella tracciata da Barack Obama. Proprio poche settimane fa, infatti, il presidente Usa ha fermato il programma del deposito di Yucca Mountain, in Nevada, unico progetto esistente di deposito geologico, dove in venti anni sono stati spesi 8 miliardi di dollari circa senza aver risolto i numerosi problemi”. Greenpeace chiede inoltre ”la chiusura definitiva dei pozzi di Scanzano Jonico, come richiesto dagli enti locali e dalla Regione Basilicata, e di abbandonare definitivamente la stagione della gestione ‘militare’ del nucleare. E’ necessaria l’apertura di una discussione democratica e partecipata sul futuro energetico dell’Italia”.

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ENERGIA NUCLEARI: LE RAGIONI DEL SI….

Pubblicato da milionidieuro su 6 marzo 2009


Circa il 15 per cento degli elettori che nel 1987 votarono contro il nucleare sono ormai deceduti, dunque la consultazione va considerata nulla. Con questa motivazione il governo ha sgomberato il campo da un’inutile disputa, dando il via al piano per le nuove centrali nucleari.

Centrali francesi
Berlusconi ha acquistato dalla Francia quattro centrali nucleari di terza generazione, con la formula ‘usato sicuro’. A ogni centrale verrà allegato il libretto di istruzioni in francese. In omaggio un impianto hi-fi, con sirene d’allarme d’autore (Gilbert Becaud e Charles Trenet, prediletto da Berlusconi). Le quattro centrali verranno smontate dagli attuali siti d’Oltralpe: i bulloni arrugginiti verranno trattati con lo Svitol. Tutti i pezzi saranno numerati, trasportati attraverso il Monginevro da un corteo di elefanti nel corso dell’operazione ‘Memorial Annibale’, infine rimontati insieme agli altri pezzi in quattro siti italiani. A Caorso, dato il costo eccessivo dello smantellamento dell’attuale centrale, la nuova centrale verrà sovrapposta alla precedente, ottenendo un suggestivo edificio alto 350 metri. Per gli altri tre siti, forti candidature di Sicilia, Calabria e Campania, dove gli appalti sono prenotati da tre misteriosi consorzi (Lupara spa, Aspromonte Limited e New Gomorra). Particolarmente ambiti gli enormi piloni di calcestruzzo, dentro i quali, secondo gli studi di fattibilità, possono trovare spazio fino a 300 cadaveri per pilone.

Centrali mobili
Per evitare inutili discussioni tra le diverse regioni, verranno costruite anche dieci centrali mobili, trasportabili su ruote. A rotazione, ogni località italiana potrà così avere il suo sito nucleare, il cui festoso arrivo sarà preannunciato dalla banda dei carabinieri e accolto dalla benedizione del parroco.

Centrali domestiche
Sul modello dell’eolico e del fotovoltaico, il governo punta all’installazione di migliaia di centrali nucleari domestiche, con manutenzione a cura delle famiglie. Indossando il pratico scafandro protettivo, il capofamiglia ogni mattina provvederà a lubrificare il reattore e a mettere una pastiglia di uranio arricchito nell’apposito buco. La moglie provvederà ad aggiungere l’ammorbidente. Molto richiesti il modello Harry Potter, che trasforma i vicini di casa in pitoni e piace molto ai bambini, e il modello Suv, molto gradito dai maschi sulla quarantina perché rumoroso e ingombrante: durante la fusione si sposta per casa travolgendo ogni ostacolo. Più ardua del previsto la vendita del modello Chernobyl, voluto dal premier in persona per cementare l’amicizia italo-russa.

Scorie
Basta non ingerirle, spiega il ministro Scajola, per evitare le conseguenze più gravi. L’importante è smaltirle a regola d’arte: accanto ai tradizionali contenitori per vetro, plastica, carta e umido, verrà aggiunto uno speciale cassonetto per le scorie. Si tratta di un tunnel profondo dieci chilometri, che si addentra nelle viscere della terra e sbocca negli speciali caveau ‘Jules Verne’, anche quelli di ideazione francese. La massaia, dopo avere depositato gli altri rifiuti nei relativi cassonetti, si lascerà scivolare lungo il tunnel fino alla profondità richiesta, abbandonerà il suo sacchetto di scorie e risalirà in superficie il giorno successivo, scortata da agenti speciali. In caso di embolia potrà rivolgersi alle autorità sanitarie.

Fonti alternative
Il ritorno del nucleare non impedirà al governo di investire sulle fonti alternative. Da Sarkozy arriva un prezioso suggerimento: il camembert, specie se lasciato al sole, sprigiona vapori oleosi che, raccolti in bottiglioni, sono un eccellente carburante per motorini a due tempi. In progetto anche il mini-eolico, piccole girandole distribuite in ogni casa: soffiandoci sopra almeno 20 ore al giorno producono l’energia necessaria per l’abat-jour.

notizie serie correlate

IL NUCLEARE DI TERZA GENERAZIONE è IL PIù PERICOLOSO

http://energianucleare.blogspot.com/2009/02/il-nucleare-di-terza-generazione-e-il.html


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Nucleare: Rubbia, futuro solo qui in ITALIA …

Pubblicato da milionidieuro su 4 marzo 2009

(ANSA) – VENEZIA, 28 FEB – Il premio Nobel Carlo Rubbia e’ ‘scettico’ sul nucleare. E sulla bioetica invita a non fare una ricerca Frankestein. Grande ‘circospezione’ per il nucleare che ha problemi come scorie, investimenti enormi, l’attesa di ’15 anni prima del primo ritorno’. ‘Il nucleare – ha detto – e’ il passato, appartiene al futuro solo in Italia‘, e non c’e’ ‘sforzo per le energie rinnovabili’. Nella bioetica ‘c’e’ pericolo di deviazioni perniciose, le ‘ricerche alla Frankestein”.

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IL NUCLEARE DI TERZA GENERAZIONE è IL PIù PERICOLOSO

Pubblicato da milionidieuro su 27 febbraio 2009

Berlusconi deve dei soldi a Sarkozy. Non si spiega altrimenti! Nel giro di pochi mesi ha prima svenduto Alitalia ad Air France per 320 milioni, dopo averla risanata a spese degli italiani, evitando di fargliela acquistare per un miliardo e mezzo sull’orlo del fallimento. I francesi, da par loro, non si sono risparmiati a prenderci per il culo. Stavano ancora ridendo, quando ieri gli abbiamo finanziato l’industria nucleare. Il grande ballista delle regionali dice che negli anni ’70 eravamo protagonisti del nucleare, ma poi abbiamo ceduto al fanatismo ideologico. Vediamolo insieme, questo fanatismo ideologico.

Nel 1979 ad Harrisburg (Usa) si è sfiorata la “fusione del nocciolo“, che è avvenuta invece a Chernobyl (Ucraina) il 26 aprile 1986, con decine di migliaia ditumori e leucemie nei 20 anni successivi e più di 1000 morti per tumore tra i soldati intervenuti. Ha contaminato l’acqua di 30 milioni di ucraini e irradiato 9 milioni di persone. Oggi, nelle regioni confinanti, 2/3 degli adulti e metà dei bambini sono ammalati alla tiroide, e c’è il raddoppio delle malformazioni. Nel 2002nell’Ohio (Usa) si è sfiorato lo stesso disastro; nel 2004 a Sellafield (GB) c’è stata una fuga 160 kg di velenosissimo plutonio rivelata solo dopo 8 mesi. Dal 1995 al2005 c’è stata una serie di incidenti gravi (con 7 morti e centinaia di contaminati gravi) nelle centrali del Giappone: tra cui uno gravissimo a TokaiMura nel 1999 (2 lavoratori morti, 3 gravemente contaminati e 119 esposti a forti dosi di radiazioni) e il più grande impianto nucleare al mondo chiuso il 16 luglio 2007 per i danni da terremoto. Incidenti analoghi, poco pubblicizzati, si sono verificati in Francia e in Yugoslavia.
A tutt’oggi non si sa dove
smaltire le scorie
, e l’unica soluzioni è sotterrarle nella speranza che niente e nessuno le tocchi per migliaia di anni. Stiamo ipotecando un futuro talmente lontano che al confronto la storia della civiltà è un raccontino. Si accettano scommesse: quanti terremoti potrebbero verificarsi nei prossimi diecimila anni?

Ma vediamole, queste centrali nucleari di terza generazione sbandierate da Silvio Berlusconi come assolutamente sicure. Si chiamano EPR (European Pressurized water Reactor), e manco a dirlo sono peggio, molto peggio di quelle allaChernobyl. Non lo dico io, lo dice la stessa industria del nucleare, che in un paese dove ci sono ancora giornalisti liberi consegna a The Indipendent una serie di dati impressionanti.
I
reattori nucleari europei ad acqua pressurizzata
in caso di incidente sono più pericolosi, molto più pericolosi di quelli vecchi. Secondo EDF, Électricité de France, la maggiore società produttrice e distributrice di energia in Francia, l’emissione di isotopi radioattivi di bromo, rubidio, iodio e cesio sarebbe quattro volte maggiore rispetto alla fuoriuscita che si verificherebbe in un reattore tradizionale. Secondo la società di smaltimento scorie radioattive finlandese Posiva, l’emissione dell’isotopo iodio 129 sarebbe perfino sette volte maggiore. Non basta, per la cugina svizzera Swiss National Co-operative dor the Disposal of Radioactive Waste, la fuoriuscita di cesio 135 e di cesio 137 sarebbe superiore di 11 volte!

Conti che non fermano il governo. Del resto, il ritorno al nucleare era espressamente previsto dal Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli, e il Discepolo 1816 era e resta, a dire dello stesso maestro venerabile, il migliore allievo e l’unico in grado di portarlo a compimento. Poichè di energie rinnovabili e di fotovoltaico la P2 non sapeva un acca, è comprensibile che dalle nostre parti nessuno ci investa. Senza il bigino di Gelli, Silvio è perduto.

Cittadini di Oristano, Caorso, Latina, Garigliano, Trino Vercellese, Palma, Agrigento, Scanzano Jonico, Mola, Termoli, Ravenna, Chioggia, Monfalcone, San Benedetto (AP), Scarlino e Fossano… siete stati nominati! Tra tutti voi entro aprile Scajolasceglierà, tramite televoto, i fortunati che ospiteranno una fantastica centrale nucleare super-sicura. Garantisce il pignattaro di Arcore.

E delle sue garanzie potete fidarvi, quando dice una cosa, è quella!

byoblu.com

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NUCLEARE: FARA' AUMENTARE LE BOLLETTE

Pubblicato da milionidieuro su 26 febbraio 2009


Roma, 26 feb – ”Imbarcarsi nel nucleare ora significa fare un regalo ai francesi, con ricadute limitate per le nostre industrie e con un aggravio per le bollette”, lo denuncia Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club.

”Rispetto all’impatto economico – avverte – risulta istruttiva l’esperienza degli Usa dove alcune compagnie elettriche, allettate da importanti aiuti pubblici, vorrebbero ritentare l’avventura atomica 30 anni dopo il piu’ grande disastro industriale della storia, che ha visto aziende elettriche sull’orlo della bancarotta, centrali nucleari mai completate, tariffe alle stelle…

Le utilities americane che stanno ora ritentando la carta atomica, incontrano pero’ non pochi ostacoli, a iniziare dal reperimento delle risorse. Significativo il caso della Progress Energy Florida che aveva ottenuto tre anni fa l’autorizzazione a ritoccare le tariffe per finanziare una nuova centrale atomica, da completare nel 2017, vicino a Tampa. Sennonche’ nei mesi scorsi i clienti si sono trovati aumenti dell’11% nelle bollette. Sono seguite proteste generalizzate che hanno costretto la compagnia a fare marcia indietro”. E in Europa Silvestrini cita il caso del reattore in costruzione in Finlandia a Olkiluoto, ”con 1,5 miliardi di extracosti e un contenzioso aperto tra committenti e costruttori su chi dovra’ farsi carico di questo onere, e’ altrettanto significativo”.

Quanto al possibile contributo del nucleare alla battaglia contro il riscaldamento del Pianeta, secondo Sivestrini ”anche qui occorre sgomberare il campo dalle illusioni, come ci ricordano i dati dell’ultimo studio dell’Agenzia internazionale dell’energia sul ruolo che potrebbe giocare il nucleare in uno scenario spinto volto a dimezzare le emissioni entro il 2050 . Il contributo principale verrebbe, secondo queste elaborazioni, dagli interventi sull’efficienza energetica (36%), seguiti da quelli sulle rinnovabili (21%).

Il nucleare potrebbe contribuire a un 6% della riduzione alla meta’ del secolo su scala mondiale. Un contributo importante, ma decisamente inferiore ad altre soluzioni”.

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NUCLEARE: PIEMONTE :”INVESTIAMO SU ENERGIE RINNOVABILI”

nucleare : SARDEGNA NIENTE CENTRALI

NUCLEARE : LA TOSCANA DICE NO

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NUCLEARE: FARA’ AUMENTARE LE BOLLETTE

Pubblicato da milionidieuro su 26 febbraio 2009


Roma, 26 feb – ”Imbarcarsi nel nucleare ora significa fare un regalo ai francesi, con ricadute limitate per le nostre industrie e con un aggravio per le bollette”, lo denuncia Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club.

”Rispetto all’impatto economico – avverte – risulta istruttiva l’esperienza degli Usa dove alcune compagnie elettriche, allettate da importanti aiuti pubblici, vorrebbero ritentare l’avventura atomica 30 anni dopo il piu’ grande disastro industriale della storia, che ha visto aziende elettriche sull’orlo della bancarotta, centrali nucleari mai completate, tariffe alle stelle…

Le utilities americane che stanno ora ritentando la carta atomica, incontrano pero’ non pochi ostacoli, a iniziare dal reperimento delle risorse. Significativo il caso della Progress Energy Florida che aveva ottenuto tre anni fa l’autorizzazione a ritoccare le tariffe per finanziare una nuova centrale atomica, da completare nel 2017, vicino a Tampa. Sennonche’ nei mesi scorsi i clienti si sono trovati aumenti dell’11% nelle bollette. Sono seguite proteste generalizzate che hanno costretto la compagnia a fare marcia indietro”. E in Europa Silvestrini cita il caso del reattore in costruzione in Finlandia a Olkiluoto, ”con 1,5 miliardi di extracosti e un contenzioso aperto tra committenti e costruttori su chi dovra’ farsi carico di questo onere, e’ altrettanto significativo”.

Quanto al possibile contributo del nucleare alla battaglia contro il riscaldamento del Pianeta, secondo Sivestrini ”anche qui occorre sgomberare il campo dalle illusioni, come ci ricordano i dati dell’ultimo studio dell’Agenzia internazionale dell’energia sul ruolo che potrebbe giocare il nucleare in uno scenario spinto volto a dimezzare le emissioni entro il 2050 . Il contributo principale verrebbe, secondo queste elaborazioni, dagli interventi sull’efficienza energetica (36%), seguiti da quelli sulle rinnovabili (21%).

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NUCLEARE: PIEMONTE :"INVESTIAMO SU ENERGIE RINNOVABILI"

Pubblicato da milionidieuro su 25 febbraio 2009


Torino, 25 feb – ”Non vogliamo nucleare in Piemonte. In un quadro nazionale preoccupante sulle culture energetiche, il Governo dichiara di voler costruire 4 centrali nucleari di quarta generazione con la Francia in progettazione paritetica.

Il Piemonte non ci sta e mantiene ferma la sua proposta: investire nelle energie da fonti rinnovabili per sostenere lo sviluppo, rilanciare l’economia, ridurre i consumi, proteggere l’ambiente”. Lo hanno dichiarato Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte e Andrea Bairati, assessore regionale all’Energia in merito alle dichiarazioni del Governo sulla questione nucleare. ”Oggi infatti – proseguono BairaTi e Bresso in una nota comune -, come dimostrano le scelte fatte da tutti i Paesi avanzati nel mondo, che riducono il nucleare e potenziano ricerca ed energie rinnovabili, le soluzioni sono altre. Il nostro no, lo sottolineiamo, riguarda anche lo scenario economico, non solo quello ambientale. Il Piemonte ha iniziato questo cammino un anno fa, producendo cosi’ opportunita’ di lavoro e miglioramento della qualita’ del nostro territorio”.

”Quanto ai presunti risparmi del nucleare – osserva la presidente Bresso – c’e’ qualcuno che fa male i conti. Se ai costi di produzione si aggiungono quelli per lo smantellamento, che equivalgono almeno a quelli di costruzione e alle spese per i controlli che andranno garantiti per un certo numero di secoli, si vede subito che la convenienza non c’e’ proprio. Anzi: si trasferiscono alle generazioni future costi enormi e rischi gravi, mentre le energie da fonti rinnovabili assicurano sviluppo per oggi e per domani, contribuendo al tempo stesso a sanare le ferite del passato”.

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NUCLEARE: REATTORI MOLTO PIU’ SICURI ???

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NUCLEARE: REATTORI MOLTO PIU' SICURI ???

Pubblicato da milionidieuro su 25 febbraio 2009


Roma, 25 feb – La decisione di riavviare il Paese sulla strada dell’atomo infiamma gli animi e risveglia antiche paure fomentate anche dalla recente inchiesta pubblicata sul quotidiano britannico Independent, secondo il quale documenti industriali, recuperati fra le carte dell’azienda francese EDF che ha appena sottoscritto un accordo con l’Enel, dimostrano che i nuovi nuovi Epr (European pressurised reactors), i reattori che verranno costruiti in Gran Bretagna, ma anche in Italia, dopo l’accordo siglato da Berlusconi e Sarkozy, in caso di incidente sarebbero molto piu’ pericolosi, emettendo una maggiore quantita’ di sostanze radioattive .

Paure che non vengono condivise dagli esperti: secondo Giorgio Rostagni, dell’IGI-CNR, l’Istituto che si occupa di ricerche di ingegneria e fisica sulla fusione termonucleare controllata. infatti, ”i reattori nucleari di nuova generazione sono molto piu’ sicuri dei loro predecessori, migliorati sotto il profilo della sicurezza, offrono maggiori garanzie, persino in caso di attacchi terroristici”. E spiega all’Asca che i nuovi impianti ”sono l’evoluzione di quelli precedenti, introducono miglioramenti sotto il profilo della sicurezza e maggiori garanzie con minori probabilita’ del verificarsi di incidenti”.

Quanto alle scorie che i reattori nucleari producono, secondo Rostagni, ”il metodo di gestione francese e’ molto produttivo e prevede la separazione degli elementi a lunga vita dagli altri e il riutilizzo, in parte, ad esempio del combustibile, il plutonio, ancora disponibile. Un metodo certamente migliore di quello di sotterrare tutto”.

Il problema delle scorie, infatti, in Italia e’ ancora irrisolto persino per quanto riguarda quelle degli impianti nucleari mai partiti, una parte delle quali sono stoccate a Saluggia, in Piemonte, in attesa dell’individuazione di un sito piu’ adatto. Ma gia’ si susseguono le dichiarazioni di presidenti di Regione e amministratori locali che rifiutano l ‘ipotesi della costruzione di centrali nucleari sul proprio territorio.

Intanto, nelle librerie, il volume ”Energia per l’Astronave Terra” (Zanichelli) di Nicola Armaroli e Vincenzo Balzani , si chiede se il ritorno all’energia nucleare davvero convenga.

”I Paesi europei, Italia compresa – scrivono gli autori – non possiedono riserve significative di uranio. Quanto ci costerebbe, considerando anche che impianti di quarta generazione potranno essere costruiti solo tra 25 anni? ”, inoltre, ”oltre 3/4 dei nostri consumi attuali sono costituiti da combustibili che non possono essere prodotti con le centrali nucleari”. E la Francia che produce il 78 % dell’elettricita’ per via nucleare consuma molto piu’ petrolio dell’Italia”. Infine: ”Non e’ vero che importiamo energia elettrica dalla Francia a prezzi elevati. Le centrali nucleari francesi sono a ciclo continuo e non possono essere spente. Quindi, di notte, il sistema elettrico smista energia ai paesi confinanti a basso costo, Italia compresa”.

Un ritorno al nucleare in Italia e’ improponibile per l’Italia dei Valori, il solo partito che in maniera compatta ed univoca ha presentato una serie di emendamenti per sopprimere tutte le norme pro-nucleare del collegato alla Finanziaria all’esame del Senato”. E’ quanto ribadisce il Presidente del Gruppo Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario, criticando le decisioni del Governo in materia.

”Per l’IdV il ricorso al nucleare e’ inutile e pericoloso – spiega Belisario – non soddisfa il nostro fabbisogno energetico, costera’ molto caro senza alcun risparmio per i cittadini ed infine moltiplica i rischi ambientali anche per quel che riguarda il problema delle scorie”.

”Meglio sarebbe – conclude il presidente dei senatori IdV – puntare su un serio progetto di sviluppo delle energie rinnovabili, come hanno fatto in Spagna, dove gia’ l’anno scorso la potenza complessiva prodotta dal vento ha superato in qualche caso quella generata da tutte e sei le centrali nucleari esistenti nel Paese. Berlusconi farebbe bene a prendere esempio dal presidente Usa Obama, che ha proposto al Congresso un progetto con un fondo da 15 miliardi di dollari per finanziare investimenti in energia solare ed eolica, biocarburanti e veicoli verdi”.


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NUCLEARE: REATTORI MOLTO PIU’ SICURI ???

Pubblicato da milionidieuro su 25 febbraio 2009


Roma, 25 feb – La decisione di riavviare il Paese sulla strada dell’atomo infiamma gli animi e risveglia antiche paure fomentate anche dalla recente inchiesta pubblicata sul quotidiano britannico Independent, secondo il quale documenti industriali, recuperati fra le carte dell’azienda francese EDF che ha appena sottoscritto un accordo con l’Enel, dimostrano che i nuovi nuovi Epr (European pressurised reactors), i reattori che verranno costruiti in Gran Bretagna, ma anche in Italia, dopo l’accordo siglato da Berlusconi e Sarkozy, in caso di incidente sarebbero molto piu’ pericolosi, emettendo una maggiore quantita’ di sostanze radioattive .

Paure che non vengono condivise dagli esperti: secondo Giorgio Rostagni, dell’IGI-CNR, l’Istituto che si occupa di ricerche di ingegneria e fisica sulla fusione termonucleare controllata. infatti, ”i reattori nucleari di nuova generazione sono molto piu’ sicuri dei loro predecessori, migliorati sotto il profilo della sicurezza, offrono maggiori garanzie, persino in caso di attacchi terroristici”. E spiega all’Asca che i nuovi impianti ”sono l’evoluzione di quelli precedenti, introducono miglioramenti sotto il profilo della sicurezza e maggiori garanzie con minori probabilita’ del verificarsi di incidenti”.

Quanto alle scorie che i reattori nucleari producono, secondo Rostagni, ”il metodo di gestione francese e’ molto produttivo e prevede la separazione degli elementi a lunga vita dagli altri e il riutilizzo, in parte, ad esempio del combustibile, il plutonio, ancora disponibile. Un metodo certamente migliore di quello di sotterrare tutto”.

Il problema delle scorie, infatti, in Italia e’ ancora irrisolto persino per quanto riguarda quelle degli impianti nucleari mai partiti, una parte delle quali sono stoccate a Saluggia, in Piemonte, in attesa dell’individuazione di un sito piu’ adatto. Ma gia’ si susseguono le dichiarazioni di presidenti di Regione e amministratori locali che rifiutano l ‘ipotesi della costruzione di centrali nucleari sul proprio territorio.

Intanto, nelle librerie, il volume ”Energia per l’Astronave Terra” (Zanichelli) di Nicola Armaroli e Vincenzo Balzani , si chiede se il ritorno all’energia nucleare davvero convenga.

”I Paesi europei, Italia compresa – scrivono gli autori – non possiedono riserve significative di uranio. Quanto ci costerebbe, considerando anche che impianti di quarta generazione potranno essere costruiti solo tra 25 anni? ”, inoltre, ”oltre 3/4 dei nostri consumi attuali sono costituiti da combustibili che non possono essere prodotti con le centrali nucleari”. E la Francia che produce il 78 % dell’elettricita’ per via nucleare consuma molto piu’ petrolio dell’Italia”. Infine: ”Non e’ vero che importiamo energia elettrica dalla Francia a prezzi elevati. Le centrali nucleari francesi sono a ciclo continuo e non possono essere spente. Quindi, di notte, il sistema elettrico smista energia ai paesi confinanti a basso costo, Italia compresa”.

Un ritorno al nucleare in Italia e’ improponibile per l’Italia dei Valori, il solo partito che in maniera compatta ed univoca ha presentato una serie di emendamenti per sopprimere tutte le norme pro-nucleare del collegato alla Finanziaria all’esame del Senato”. E’ quanto ribadisce il Presidente del Gruppo Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario, criticando le decisioni del Governo in materia.

”Per l’IdV il ricorso al nucleare e’ inutile e pericoloso – spiega Belisario – non soddisfa il nostro fabbisogno energetico, costera’ molto caro senza alcun risparmio per i cittadini ed infine moltiplica i rischi ambientali anche per quel che riguarda il problema delle scorie”.

”Meglio sarebbe – conclude il presidente dei senatori IdV – puntare su un serio progetto di sviluppo delle energie rinnovabili, come hanno fatto in Spagna, dove gia’ l’anno scorso la potenza complessiva prodotta dal vento ha superato in qualche caso quella generata da tutte e sei le centrali nucleari esistenti nel Paese. Berlusconi farebbe bene a prendere esempio dal presidente Usa Obama, che ha proposto al Congresso un progetto con un fondo da 15 miliardi di dollari per finanziare investimenti in energia solare ed eolica, biocarburanti e veicoli verdi”.


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NUCLEARE: REALACCI, CON DENARO ITALIANI BERLUSCONI FA REGALO A FRANCIA

Pubblicato da milionidieuro su 25 febbraio 2009


Roma, 25 feb – ”L’accordo firmato ieri da Sarkozy e Berlusconi e’ un regalo alla Francia e un danno per l’Italia.

Come e’ sua abitudine, il nostro premier fa molta propaganda e poco di utile per il Paese. E se e’ comprensibile la soddisfazione del presidente francese, che con questo accordo garantisce un sostegno economico all’industria nucleare attiva nel suo paese, tutt’altro si puo’ dire per l’Italia, che nel ritorno all’atomo trovera’ l’ennesimo spreco di denaro pubblico”.
Lo afferma Ermete Realacci (Pd) aggiungendo che ”il nucleare viene presentato da Berlusconi come una fonte di energia sicura, pulita, illimitata e di basso prezzo. Ma non e’ affatto cosi’. Anche tralasciando le questioni irrisolte di sicurezza e scorie, il nucleare ha segnato il passo in questi anni in Occidente proprio per i costi elevati. E’ per questo che negli USA, dove il settore energetico e’ tutto privato, non si fanno nuove centrali nucleari dal ’78, ben prima di Chernobyl”.

”Come se non bastasse, a fronte di enormi investimenti pubblici, l’Italia non vedra’ un solo Kilowatt di energia elettrica prodotta con il nucleare prima di quindici anni. A maggior ragione -afferma ancora Realacci- in un momento di crisi, e’ meglio puntare su misure che danno risultati a breve termine, sostengono e rendono piu’ competitiva l’economia e l’aumento occupazionale. Per il nostro Paese questo vuol dire puntare sul risparmio energetico, sulle fonti rinnovabili, sul recupero energetico del patrimonio edilizio esistente, sul ricambio dei beni durevoli orientato su base ambientale”.

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NUCLEARE: INTESA BERLUSCONI SARKOZY ……. a nome di chi???

Pubblicato da milionidieuro su 24 febbraio 2009


Roma, 24 feb.2009Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, al termine dei colloqui bilaterali Italia-Francia svolti a Villa Madama, hanno firmato l’accordo di cooperazione nel campo dell’energia nucleare con il coinvolgimento di Enel e Edf. L’intesa prevede tra l’altro la collaborazione tra le due aziende (aperta alla partecipazione di altri operatori) per la realizzazione di quattro centrali nucleari in Italia a partire dal 2020.
Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente:”Un accordo pericoloso e miope. Perche’ tutti gli studi internazionali mostrano che il nucleare e’ la fonte energetica piu’ costosa e perche’ rimane aperta la questione delle scorie e della sicurezza”. Cosi’ Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, valuta il protocollo intergovernativo firmato oggi a Roma da Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy e i due memorandum siglati da Enel e Edf che coprono tutta la filiera del nucleare e prevedono la costruzione di 4 centrali nucleari di terza generazione in Italia, la prima operativa dal 2020. ”Il governo procede come un caterpillar per spianare la strada ai suoi progetti, nonostante il disegno di legge del ministro dello Sviluppo economico sia ancora in fase di discussione e vengano continuamente prorogati i tempi per definire i criteri di localizzazione degli impianti – dice Cogliati Dezza -. Ma lo ‘scenario nucleare’ e’ una prospettiva che l’Italia, in piena crisi economica, non puo’ verosimilmente permettersi”. ”Tanto per fare un esempio – prosegue il presidente di Legambiente -, i costi della centrale finlandese di Olkiluoto, l’unico reattore di terza generazione evoluta in costruzione nel mondo insieme a Flamanville in Francia, sono lievitati quasi del 50%: dai 3,2 miliardi di euro previsti ai 4,5 attuali. Autorizzato nel 2002, il cantiere e’ partito nel 2005 e dovrebbe chiudersi nel 2012 con tre anni di ritardo rispetto alle previsioni, se questo termine non slittera’ ancora in avanti”.

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NUCLEARE: INTESA BERLUSCONI SARKOZY ……. a nome di chi???

Pubblicato da milionidieuro su 24 febbraio 2009


Roma, 24 feb.2009Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, al termine dei colloqui bilaterali Italia-Francia svolti a Villa Madama, hanno firmato l’accordo di cooperazione nel campo dell’energia nucleare con il coinvolgimento di Enel e Edf. L’intesa prevede tra l’altro la collaborazione tra le due aziende (aperta alla partecipazione di altri operatori) per la realizzazione di quattro centrali nucleari in Italia a partire dal 2020.
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uranio decafeinato, riciclaggio delle scorie radioattiva

Pubblicato da milionidieuro su 18 settembre 2008

Negli Stati Uniti si appresta a diventare operativo un sistema di riciclaggio delle scorie ispirato a un procedimento impiegato per ottenere il caffè decaffeinato, e finalizzato in questo caso a recuperare uranio arricchito dalle ceneri dei rifiuti radioattivi, per renderlo nuovamente utilizzabile come combustibile nei reattori delle centrali nucleari, contribuendo nello stesso tempo alla tutela dell’ambiente. Necessità che, insieme alle implicazioni economiche dell’opzione nucleare, fa da sfondo anche oltreoceano al dibattito su questa fonte energetica. Messo a punto nel corso di vent’anni da Chien Wai, professore di chimica dell’Università dell’Idaho, il procedimento si serve di un fluido supercritico, nella fattispecie l’anidride carbonica, per dissolvere metalli tossici. La sostanza impiegata a tale scopo viene infatti portata a temperatura e pressione alle quali presenta proprietà tanto di gas quanto di liquido: quando la pressione viene poi riportata a valori normali, l’anidride carbonica diventa un gas ed evapora, lasciando dietro di sé solo il metallo estratto, grazie al fatto che nello stato supercritico la sostanza può muoversi come un gas all’interno delle ceneri, e dissolvere i composti agendo come liquido. Si tratta per l’appunto di una tecnologia impiegata per decenni per rimuovere la caffeina dal caffè senza pregiudicarne l’aroma, dato che non richiede l’uso di solventi. Circa il 10 per cento del peso delle ceneri radioattive è rappresentato da uranio arricchito riutilizzabile, del valore di milioni di dollari, che attende dunque di essere recuperato. Secondo le previsioni, un impianto basato su questa tecnologia entrerà in funzione negli Stati Uniti nel 2009, e Wai è convinto che questo sistema sia solo all’inizio: egli sta infatti lavorando per renderlo ancora più ecocompatibile, trovando il modo di riciclare altri tipi di rifiuto radioattivo.

Se dal punto di vista scientifico si tratta di un processo già noto, la novità consiste piuttosto nell’uso di un fluido supercritico applicato alle ceneri dei rifiuti radioattivi. Esiste una regione, definita di supercriticità, nella quale i fluidi, in determinate condizioni di pressione e temperatura, sono gas che si comportano da liquidi, facendone propria la densità. L’anidride carbonica, in particolare, viene impiegata perché svolge questa funzione a pressioni modeste e facilmente raggiungibili.

I rifiuti radioattivi contaminati, se sono bruciabili, vengono inceneriti per ridurne il volume, ma le ceneri sono ancora un rifiuto, che si può ulteriormente ridurre estraendone l’uranio arricchito, un prodotto pregiato perché si usa nei reattori nucleari, e il cui smaltimento è sempre un problema dato che, essendo materia prima per un possibile uso non pacifico, deve avvenire in condizioni sorvegliate che generano dei costi. Evidentemente, perché l’operazione sia davvero conveniente, l’impianto che si pensa di realizzare negli Stati Uniti dovrà avere un costo minore del valore dell’uranio arricchito che si prevede di recuperare.

I ricercatori statunitensi pensano di poter andare oltre il recupero di uranio arricchito.
Questo sarà possibile perché non è l’anidride carbonica supercritica a dissolvere direttamente l’uranio, ma il legante, una molecola che circonda l’atomo di uranio permettendone l’estrazione. Cambiando opportunamente legante, si possono estrarre selettivamente altri elementi, tra i quali il plutonio, che si ricicla nei reattori ora disponibili.

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Scorie di guerra fredda

Pubblicato da milionidieuro su 21 agosto 2008

L’OMBRA DEL NUCLEARE

Scorie di guerra fredda

homas Carpenter non voleva credere ai suoi occhi. Le analisi di quei campioni di acqua, limpida eppure sporca, gli stavano dicendo non solo che il Tom e il Romashka sono i fiumi di gran lunga più contaminati da radioattività di tutte le Russie e del mondo intero. Non solo che in quei due fiumi l’intensità delle radiazioni raggiunge livelli superiori a quella contenuta negli scarichi di 10.000 centrali nucleari civili. Ma che, finora, nessuno ha provveduto almeno ad avvisare la popolazione e a interdirle l’accesso alle acque di gran lunga più sporche del pianeta.

E’ chiaro che a scaricare nel Tom e nel Romashka, nei pressi della cittadina di Seversk, non sono (solo) i due reattori civili superstiti di quello che è stato il più grande complesso nucleare del mondo: il “Sibkhimkombinat” (Complesso Chimico Siberiano). A scaricare nei due fiumi c’è qualcun altro, con una capacità inquinante infinitamente più grande. Qualcuno che è e vuole rimanere segreto.

Carpenter è il direttore, a Seattle, del Government Accountability Project (GAP), un gruppo di ecologisti statunitensi impegnati nella lotta all’inquinamento nucleare. I campioni prelevati nei fiumi Tom e Romashka, in Siberia, li ha raccolti lo scorso mese di agosto, insieme ad alcuni esponenti degli Scienziati siberiani per la responsabilità globale, nei pressi della città di Tomsk, in luoghi accessibili a tutti, dove la gente va a pescare e gli animali a pascolare. I campioni sono stati analizzati in laboratori specializzati in Russia, in Canada e negli Stati Uniti. E tutti hanno misurato il medesimo livello di inquinamento radioattivo. Mille e più volte superiore del livello massimo consentito nelle acque potabili degli Stati Uniti.

Il complesso nucleare più grande del mondo
Thomas Carpenter ha reso pubblica la sua denuncia lo scorso mese di novembre. La autorità di Tomsk hanno immediatamente e seccamente smentito, definendo “assolutamente assurda” la notizia. Il GAP ha invece ribadito la scoperta, definendo “fuori da ogni razionale controllo” il problema nucleare a Tomsk e ha invocato l’intervento urgente dell’AIEA, l’Agenzia internazionale dell’energia atomica, che da Vienna cerca di regolare, per conto delle Nazioni unite, l’utilizzo delle tecnologie nucleari nel mondo.

La denuncia e l’appello del Government Accountability Project sono stati raccolti e rilanciati dal Bulletin of the Atomic Scientist, la rivista dei fisici nucleari fondata nel 1945, all’indomani di Hiroshima, da Albert Einstein e Leo Szilard. E ripropongono la questione del “controllo razionale” delle scorie nucleari. Delle scorie della guerra fredda. Scorie di origine militare, disseminate nell’ambiente, nel più grande segreto e con la più grande superficialità. Scorie sul cui impatto sanitario ed ecologico si conosce poco, quasi nulla. Per cercare di dare una dimensione alla questione, si deve ripercorrere la storia del “Sibkhimkombinat”. Seversk è una città della Siberia, appollaiata sul fiume Tom, 15 chilometri a Nordest di Tomsk. Oggi conta 107.000 abitanti. Fino al 1992 Seversk non esisteva. Non sulle carte geografiche, almeno. Era una delle città segrete dell’Unione Sovietica. Classificata con una sigla, Tomsk-7, e accessibile al resto dei cittadini sovietici solo attraverso una casella postale. Il motivo è che Seversk era stata scelta, già dal 1949, per ospitare il più grande complesso nucleare del mondo. Quello che ha realizzato la gran parte delle decine di migliaia di testate nucleari montate su missili (45.000 delle quali dispiegate solo nel 1986) che hanno fatto dell’Unione Sovietica, insieme agli Stati Uniti, una superpotenza atomica. Il “Sibkhimkombinat”, collocato 15 chilometri a Ovest della città, era stato inaugurato nel 1954. A regime poteva contare su cinque reattori nucleari militari, un impianto di separazione chimica, uno per il riprocessamento dell’uranio e del plutonio, un impianto di arricchimento dell’uranio e, infine, un sistema di stoccaggio dei rifiuti nucleari. A Seversk oggi funziona un solo reattore militare (è lui il responsabile del carico inquinante equivalente a 10.000 reattori civili che avvelena il Tom e il Romanska?). Nel complesso lavorano ancora 15.000 persone. E, in 50 diversi siti, trovano ospitalità scorie radioattive liquide e solide per un totale stimato in circa 40 milioni di metri cubi. I rifiuti solidi, per un totale di 127.000 metri cubi, sono conservati in un bunker nel sottosuolo, in contenitori con pareti spesse 1,5 metri.

Fino al 1982 i rifiuti liquidi venivano scaricati in due pozzi, B1 e B2, che coprono un’area di 75.000 metri quadrati. I due pozzi non erano – e non sono – chiusi in alcun modo. In una ventina di anni vi sono stati scaricati in totale 280.000 metri cubi di liquidi contenenti isotopi radioattivi a lunga vita per un totale stimato di 4,6 milioni di TBq (miliardi di bequerel). Gli animali che si aggirano nei dintorni, è cosa nota da tempo, sono tutti contaminati. Dal 1982 i rifiuti liquidi radioattivi vengono depositati in pozzi più attrezzati. In particolare i rifiuti a basso livello di radioattività vengono pompati in strati di sabbia posti tra 240 e 290 metri nel sottosuolo; mentre quelli ad alto livello di radioattività vengono depositati in strati di sabbia collocati a una profondità di 310-340 metri. Questi siti ospitano qualcosa come 36 milioni di metri cubi di liquidi radioattivi, per un totale stimato di 40 milioni di TBq. Solo per fare un paragone, l’intero ammontare dei rifiuti radioattivi in Italia non supera i 25.000 metri cubi. Per quello che se ne sa, il “Sibkhimkombinat” ha subìto, nel corso della sua storia, 23 incidenti. Il più grave si è verificato il 6 aprile del 1993: un’esplosione ha rilasciato nell’ambiente 4,3 TBq. Il fall-out della nube radioattiva è giunto a 120 chilometri di distanza.

Tuttavia non sono gli incidenti, il grande problema di Seversk. Sono i 40 milioni di metri cubi di rifiuti nucleari. E’ un dilemma la loro gestione provvisoria. Che, come testimoniano vecchie indagine e i nuovi rilievi del GAP, è piuttosto lacunosa. Ed è un’incognita la loro collocazione definitiva. Nessuno a Seversk sa come contenere la diffusione nell’ambiente delle scorie nucleari. Nessuno sa quale sarà il loro destino futuro. Nessuno sa, in tutta la Russia, qual è la quantità delle scorie nucleari disseminate nell’ambiente in 40 anni di guerra fredda. E nessuno sa come minimizzare i rischi e riparare i danni prodotti dalle scorie della guerra fredda. Ma, anche ammesso che qualcuno sapesse cosa e come fare, nessuno in Russia ha i quattrini per mettere mano a un’opera che ha dimensioni semplicemente enormi.

Rifiuti di là dell’oceano
Per avere un’idea di massima della enormità del “controllo razionale” delle scorie della guerra fredda in Russia si può tentare un paragone con il problema dei rifiuti nucleari nell’altra grande superpotenza nucleare, gli Stati Uniti d’America. Anche qui, come hanno riconosciuto una serie di sentenze in tribunale e, poi, lo stesso governo federale, la gestione dei rifiuti radioattivi prodotti dalla corsa agli armamenti è stata piuttosto allegra. Per decenni nessuno (nessun civile, almeno) ha controllato dove e come questi rifiuti venissero collocati. Tutto è sempre stato in mano ai militari. E nel corso della guerra fredda nessuno, in USA come in URSS, si sognava di chiedere conto ai militari delle loro azioni. Così per decenni milioni di metri cubi di inquinanti radioattivi sono stati semplicemente pompati e sepolti nel sottosuolo, contaminando miliardi di metri cubi di suolo. In USA come in URSS, sono stati questi i campi di battaglia dove si è combattuta la guerra fredda.

Negli USA l’eredità delle scorie della guerra fredda ricade sulle spalle del Dipartimento dell’energia (DOE). Il dipartimento che sovrintende ai settori strategici della superpotenza statunitense: l’energia, la scienza e la produzione di armamenti nucleari. Ebbene, da almeno un decennio il DOE considera la gestione, provvisoria e definitiva, delle scorie nucleari il suo compito più importante. Nel solo anno 2000, infatti, per la gestione provvisoria dei rifiuti nucleari e dei loro effetti, il dipartimento ha speso 6,4 miliardi di dollari (più di 13.000 miliardi di lire): 300 milioni di dollari in più di quanto lo stesso DOE ha speso per la sicurezza nazionale (produzione di armi nucleari). E mezzo miliardo di dollari in più di quanto l’EPA (l’Environment Protection Agency) ha speso per affrontare tutte le altre questioni ambientali degli Stati Uniti.

Ma non basta. Per tentare di dare una collocazione definitiva alle scorie nucleari, che in tutti gli Stati Uniti occupano un volume di 37 milioni di metri cubi (un po’ meno, peraltro, di quelli che in Russia si trovano nella sola Seversk), e per cercare di decontaminare le aree dove in questo momento i rifiuti nucleari di origine militare si trovano, da una decina di anni il DOE ha messo in cantiere il più grande e costoso progetto, probabilmente, mai elaborato dall’uomo. Per risolvere questione delle scorie nucleari il DOE pensa di impiegare da 70 a 100 anni e conta di spendere da 200 a 1.000 miliardi di dollari (da 400.000 a due milioni di miliardi di lire).

Per grandi linee, il programma prevede:
a) decontaminare le aree inquinate (le principali sono dieci);
b) raccogliere il materiale radioattivo più pericoloso, disperso in svariati siti (vedi cartina) e di trasportarlo in due grandi depositi sotterranei per la sistemazione definitiva: uno, probabilmente nel New Mexico, destinato ad accogliere i rifiuti transuranici (contaminati, essenzialmente, da plutonio) a basso e medio livello di radioattività; l’altro, probabilmente nella Yucca Mountain del Nevada, destinato ad accogliere i rifiuti di livello radioattivo più elevato.

Il progetto deve risolvere altre questioni: decontaminare aree vastissime. Solo a Hanford, nello Stato di Washington, l’area infiltrata da decenni di scarichi di materiale radioattivo è vasta (almeno) 1450 chilometri quadrati (la metà della Valle d’Aosta); trovare una collocazione sicura per milioni di metri cubi di rifiuti meno pericolosi e con isotopi radioattivi a vita media relativamente breve; trovare un sistema che consenta il trasporto sicuro delle scorie più pericolose da tutti gli Stati Uniti verso il New Mexico e il Nevada; trovare una sistemazione sicura per isotopi radioattivi con una vita media dell’ordine delle decine di migliaia di anni. Per nessuno di questi obiettivi c’è una soluzione anche solo vagamente definitiva. Attualmente il dibattito sul sito della Yucca Mountain è ancora aperto. Dal 26 marzo del 1999, dieci anni dopo il progetto, è, invece, diventato operativo nel New Mexico il Waste Isolation Pilot Plant, l’impianto pilota per l’isolamento dei rifiuti transuranici a media e bassa intensità radioattiva. L’impianto, capace di accogliere 175.600 metri cubi di rifiuti transuranici, non è certo a regime. Per ora accoglie rifiuti misti. Solo da gennaio del 2002 inizierà ad accogliere carichi regolari di rifiuti transuranici provenienti da 10 diversi siti. E solo nell’ottobre del 2002 andrà a regime e sarà in grado di accogliere 17 carichi a settimana. Se tutto andrà bene, l’intero trasferimento dei transuranici potrà essere completato prima del 2034. La messa in sicurezza del deposito richiederà ancora cinque anni, e sarà completata nel 2039. Solo tra più di un secolo, nel 2134, cesseranno, infine, i controlli attivi e il contribuente cesserà di pagare uno dei tanti conti aperti della guerra fredda. Ancora più complicate e, probabilmente, più lunghe e onerose saranno, infatti, sia la sistemazione dei rifiuti che gli esperti statunitensi classificano a un livello “greater than class C”, superiori alla classe C, nella Yucca Mountain o altrove, sia la decontaminazione delle aree oggi inquinate.

Previsioni incerte e strategie da inventare
Il rischio che non tutto vada liscio e che, malgrado 200 o 1.000 miliardi di investimenti, le scorie nucleari continuino a minacciare il territorio statunitense anche fra cento e più anni non è affatto remoto. Lo dimostra una relazione della maggioranza repubblicana presentata alla competente Commissione commercio del Senato degli Stati Uniti. Secondo il report, la gran parte dei 3,4 miliardi di dollari spesi dal DOE, negli ultimi 11 anni, per mettere a punto circa mille nuove tecnologie di decontaminazione da rifiuti nucleari non hanno prodotto alcun risultato utile. Per esempio, sono state messe a punto 80 diverse tecnologie per ripulire o almeno stabilizzare 177 contenitori di rifiuti radioattivi particolarmente a rischio che si trovano a Hanford e, in pratica, nessuna di queste tecniche si è dimostrata davvero utile.

Il DOE smentisce la catastrofica relazione dei senatori repubblicani. Ma non più di tanto. Carolyn Huntoon, rappresentante del DOE, sostiene che almeno una tecnica su cinque tra quelle finanziate e messe a punto si è dimostrata utile (quattro su cinque sono risultate, dunque, davvero inutili) e che in 180 hanno trovato un’applicazione commerciale.

Resta il fatto che il più grande progetto mai finanziato dall’uomo sta partendo, anzi è partito, con tecnologie che ancora non sono state messe a punto. Gioco forza i tempi di realizzazione, i costi e, in definitiva, l’esito stesso del progetto secolare sono in discussione. E questo in un paese, gli Stati Uniti, che non difettano né di fondi, né di capacità tecnologica, né di organizzazione, né di determinazione. Cosa accadrà in un paese che, come la Russia, difetta di tutte queste componenti? La sensazione è che non sarà facile liberarsi dell’eredità della guerra fredda. E delle sue velenose scorie

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I rifiuti radioattivi

Pubblicato da milionidieuro su 1 marzo 2008

A) Definizione di “Rifiuti Radioattivi”

Definizioni in ambito internazionale

“… qualsiasi materiale che contiene o è contaminato da radionuclidi a concentrazioni o livelli di radioattività superiori alle “quantità esenti” stabilite dalle Autorità Competenti, e per i quali non é previsto alcun uso …”

(Dal Glossario IAEA)

“… materiale radioattivo in forma solida, liquida o gassosa per il quale non è previsto alcun ulteriore uso e che è tenuto sotto controllo come rifiuto radioattivo dall’Organismo Nazionale a ciò preposto secondo le norme e le leggi nazionali”

(Art. 2 punto “h” della Joint Convention on the Safety of Spent Fuel Management and on the Safety of Radioactive Waste Management”)

Definizione secondo la legge italiana

“… qualsiasi materia radioattiva, ancorché contenuta in apparecchiature o dispositivi in genere, di cui non é previsto il riciclo o la riutilizzazione …”

(Decreto Legislativo 17 marzo 95 N° 230 modificato dall’ Art. 4, comma 3/i del Decreto Legislativo 241/00)

B) Modalità di classificazione

Per classificare i rifiuti radioattivi possono essere presi in considerazione vari parametri, quali:

- il contenuto in radionuclidi

- l’origine

- lo stato fisico

- il tipo di radiazione emessa

- il tempo di dimezzamento dei radionuclidi presenti

- la radiotossicità dei radionuclidi presenti

- l’ attività specifica

- l’ intensità di dose

- la modalità di gestione

- la destinazione finale (tipo di smaltimento definitivo)

C) Classificazione in base allo stato fisico

Relativamente allo stato fisico i rifiuti sono classificati in:

- Rifiuti gassosi

- Rifiuti liquidi

- Rifiuti solidi

Rifiuti gassosi

Sono prodotti essenzialmente nel ciclo del combustibile nucleare (reattore, riprocessamento).

Sono costituiti essenzialmente da gas nobili, ad esempio:
Kr-85 (cripto 85), tempo di dimezzamento 10,7 anni
Xe-133, (xeno 133), tempo di dimezzamento 5,2 giorni
Alcuni radioisotopi solidi particolarmente volatili possono accompagnare i rifiuti gassosi. Ad esempio:
I-131 (iodio 131), tempo di dimezzamento 8 giorni
I-129 (iodio 129), tempo di dimezzamento 15 milioni di anni
Cs-137 (cesio 137), tempo di dimezzamento 30 anni.
Anche il tritio(H-3) e il carbonio-14 possono dar luogo a prodotti radioattivi gassosi (idrogeno, vapor d’acqua, anidride carbonica).

Per tutti questi deve essere previsto un efficace sistema di intrappolamento, con conseguente produzione di rifiuti solidi o liquidi, a seconda delle tecniche impiegate.

Rifiuti liquidi

Sono prodotti in tutte le attività che implicano la produzione e l’impiego di radionuclidi.
Sono costituiti essenzialmente da soluzioni acquose, più o meno concentrate in sali.

Per quanto riguarda la quantità e qualità dei radionuclidi in essi contenuti, possono appartenere a tutte le categorie di classificazione.

I volumi più importanti (anche se relativamente a bassa radioattività) sono prodotti nelle operazioni di lavaggio e decontaminazione.

Sono generalmente raccolti e contenuti in serbatoi di caratteristiche adeguate, in attesa di essere sottoposti ai processi di trattamento e condizionamento.

Sono anche prodotte relativamente piccole quantità di rifiuti liquidi non acquosi, come ad esempio i solventi organici usati nel riprocessamento, oli lubrificanti contaminati, miscele di composti organici usati per scopi analitici (scintillazione liquida).

Rifiuti solidi

Sono prodotti in tutte le attività che implicano la produzione e l’impiego di radionuclidi.

Per quanto riguarda la quantità e qualità dei radionuclidi in essi contenuti, possono appartenere a tutte le categorie di classificazione.

I rifiuti solidi possono essere distinti :

Per contenuto in acqua – Solidi umidi
- Solidi asciutti

Per proprietà fisiche – Solidi combustibili
- Solidi non combustibili
- Solidi comprimibili
- Solidi non comprimibili

Per fonte di produzione – Rifiuti tecnologici
- Rifiuti di processo
- Rifiuti da smantellamento di impianti

D) Classificazione italiana -Guida Tecnica n.26 – ANPA

Categoria
Definizione
Esempi
Smaltimento definitivo

Prima Categoria
Rifiuti la cui radioattività decade in tempi dell’ordine di mesi o al massimo di qualche anno
Rifiuti da impieghi medici o di ricerca, con tempi di dimezzamento pari o inferiori a 75 giorni
Come i rifiuti convenzionali

Seconda Categoria
Rifiuti che decadono in tempi dell’ordine delle centinaia di anni a livelli di radioattività di alcune centinaia di Bq/g, e che contengono radionuclidi a lunghissima vita media a livelli di attività inferiori a 3700 Bq/g nel prodotto condizionato
Rifiuti da reattori di ricerca e di potenza, rifiuti da centri di ricerca, rifiuti da disattivazione di impianti
In superficie o a bassa profondità con strutture ingegneristiche

Terza Categoria
Rifiuti che decadono in tempi dell’ordine delle migliaia di anni a livelli di radioattività di alcune centinaia di Bq/g, e che contengono radionuclidi a lunghissima vita media a livelli di attività superiori a 3700 Bq/g nel prodotto condizionato
Rifiuti vetrificati e cementati prodotti dal riprocessamento;
combustibile irraggiato se non riprocessato;
rifiuti contenenti plutonio.
In formazioni geologiche a grande profondità

Guida Tecnica n. 26 – La gestione dei rifiuti radioattivi

E) Origine dei Rifiuti Radioattivi

Tutte le attività in cui sono utilizzati o manipolati materiali radioattivi generano rifiuti radioattivi.
Si illustrano di seguito le principali fonti di produzione dei rifiuti radioattivi, distinte per le diverse concentrazioni di radioattività.

- Rifiuti a bassa attività
- Rifiuti a media attività
- Rifiuti ad alta attività

Rifiuti a bassa attività

Le principali fonti di produzione sono:
· Installazioni nucleari
· Ospedali
· Industria
· Laboratori di ricerca

Essi includono generalmente:
· Carta, stracci, indumenti, guanti, sovrascarpe, filtri
· Liquidi (soluzioni acquose o organiche)

Un tipico reattore nucleare di potenza ne produce circa 200 m3 all’anno.
Un significativo contributo proviene dalla disattivazione delle installazioni nucleari non più in funzione.

Rifiuti a media attività

Le principali fonti di produzione sono:
· Centrali nucleari
· Impianti di fabbricazione del combustibile a ossidi misti (MOX)
· Impianti di riprocessamento
· Centri di ricerca

Includono generalmente:
· Scarti di lavorazione, rottami metallici
· Liquidi, fanghi, resine esaurite

Un tipico reattore nucleare di potenza ne produce circa 100 m3 all’anno.
Un significativo contributo proviene dalla disattivazione delle installazioni nucleari non più in funzione

Rifiuti ad alta attività

Sono le “ceneri” prodotte dal “bruciamento” dell’uranio nei reattori. I principali componenti sono i prodotti di fissione e gli attinidi transuranici.

Essi sono costituiti:
· dal combustibile nucleare irraggiato “tal quale”
· dalle scorie primarie del riprocessamento

Un tipico reattore nucleare di potenza produce circa 30 tonnellate all’anno di combustibile irraggiato.
Nel caso del riprocessamento, questo quantitativo corrisponde a circa 4 m3 di prodotti della vetrificazione dei rifiuti ad alta attività.

fonte: A.N.P.A

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Il costo per la conservazione e lo smaltimento definitivo del materiale radioattivo (la "messa in sicurezza")

Pubblicato da milionidieuro su 1 marzo 2008

Il costo per la conservazione delle scorie nucleari è enorme: secondo stime fatte nella seconda metà degli anni Novanta, solo per incapsulare e disporre in condizioni di sicurezza le scorie ad alto livello di radioattività, si dovranno spendere negli Stati uniti oltre 110 miliardi di dollari (al valore del 1996); in Canada, 9,7 miliardi; in Francia e Germania, rispettivamente oltre 7 e 5 miliardi.
La soluzione del problema non è facile, data l’opposizione delle popolazioni allo stoccaggio delle scorie radioattive sul proprio territorio. C’è chi propone un unico sito in cui stoccare tutte le scorie e chi, invece, propone di ripartirle in più siti. C’è anche chi propone di inviare le scorie più pericolose in qualche paese disponibile a tenerle, naturalmente dietro forte compenso. Tale ipotesi viene però respinta da altri, in base alla considerazione che ciò significherebbe esporre a rischio le popolazioni di questi paesi.
C’è inoltre da tener conto del fatto che lo “smaltimento” delle scorie radioattive è divenuto un lucroso affare per società senza scrupoli, che si occupano di esportare le scorie nei paesi più poveri senza le necessarie misure di sicurezza o di collocarle in contenitori che vengono gettati sul fondo del mare, con gravi conseguenze ambientali e sanitarie.
Il problema, ancora irrisolto ed economicamente molto oneroso, è dove conservare in condizioni di sicurezza la crescente quantità di scorie radioattive prodotte dagli impianti nucleari, che restano altamente pericolose per secoli e millenni.

Negli Stati uniti, è stato deciso nel febbraio 2002 di concentrare le scorie radioattive in un unico deposito sotterraneo, che sarà costruito sotto il Monte Yucca (Nevada meridionale, 160 km a nord-ovest di Las Vegas). Nei suoi tunnel saranno conservate, in oltre 11000 contenitori, 70000 tonnellate di scorie radioattive (63000 provenienti da centrali elettronucleari e 7000 da impianti nucleari militari).
Il costo e la complessità dell’operazione sono enormi. Solo per gli studi preliminari del terreno e il progetto sono stati spesi circa 7 miliardi di dollari; per la costruzione del deposito, si prevede una spesa di almeno 58 miliardi di dollari.
Si tratta poi di trasferirvi il materiale radioattivo, attualmente conservato in 131 depositi sotterranei distribuiti in 39 stati: per il trasporto occorreranno 4600 treni e autocarri che dovranno attraversare 44 stati.

I critici del progetto, soprattutto rappresentanti dello stato del Nevada e ambientalisti, sostengono che, quando il deposito sarà ultimato (con tutta probabilità dopo il 2010), si sarà accumulata, al ritmo di circa 2300 tonnellate all’anno, una quantità tale di scorie radioattive da richiedere la costruzione di un altro deposito. Sostengono inoltre che, in base a studi scientifici effettuati da commissioni non-governative, sarà impossibile impedire a lungo termine infiltrazioni di acque sotterranee nel deposito. [1]

La spesa per costruire [eventualmente] il bunker nucleare di Scanzano Jonico peserà sulla bolletta degli italiani per i prossimi 18 anni: si tratta di circa 100-110 euro per ogni utente, da pagare fino al 2021 attraverso un mini-prelievo sulle tariffe che servirà per finanziare la costruzione del deposito delle scorie ma anche i costi per il decommissioning e della messa in sicurezza delle quattro centrali chiuse nel 1987. In tutto sono pochi centesimi di euro (lo scorso anno [cioè nel 2002] erano 0,06 centesimi per kilowattora, ma la voce viene aggiornata periodicamente) al capitolo “Oneri generali di sistema”.
Tradotto in cifre, significa circa 5-6 euro per ogni utente, che diventano oltre 100 euro al termine del periodo previsto dalla legge.

In realtà, questa sorta di “nuclear tax”, gli italiani la stanno già pagando da due anni e precisamente dal maggio del 2001, quando un decreto del governo Amato ha previsto questo prelievo, quantificando in oltre 3,3 miliardi di euro al 2021 i costi per mettere in sicurezza gli 80 mila metri cubi di scorie frutto dell’attività nucleare: smantellamento delle centrali, combustibile irraggiato, rifiuti da industrie e ospedali. Fra il 2001 e il 2021, dunque alla voce “uscita dal nucleare” andranno oltre 3,3 miliardi di euro. La stima potrebbe però lievitare, per effetto di lavori aggiuntivi in corso d’opera, costringendo l’Autorità dell’Energia -che decide le tariffe elettriche- ad aumentare il prelievo per la messa in sicurezza del nucleare. Secondo le prime stime, il deposito da realizzare nella miniera di sale di Scanzano, dovrebbe costare sui 500 milioni di euro. Ma alcuni esperti paventano un costo fino a 1-2 miliardi per eseguire i lavori, il trasporto di materiali pericolosi ma anche i test e gli studi per valutare l’idoneità del sito.

La “nuclear tax” versata attraverso le bollette, viene dalla Cassa Depositi e Prestiti “girata” alla Sogin, – la società ex Enel, oggi detenuta al 100% dal ministero dell’Economia – che deve gestire le operazioni di uscita dal nucleare. Sogin investe questi proventi in buoni del Tesoro, pronta a utilizzarli quanto serve. Secondo fonti del settore, oggi sarebbero già disponibili circa 700 milioni di euro. Fondi che servono anche per il trasporto delle scorie più pericolose in Gran Bretagna, a Sellafield, dove si trova uno dei pochissimi impianti al mondo in grado di eseguire le delicatissime operazioni di trattamento del combustibile irraggiato. In aprile ha preso il via una maxi-operazione di trasferimento che durerà più di un anno e costa, per il solo trasporto Oltremanica, 15 milioni di euro cui si aggiunge quello del riprocessamento del materiale radioattivo.

In realtà, il “conto” per l’addio al nucleare sulle tasche degli italiani è già pesato per una cifra colossale, più del doppio dei 3,3 miliardi previsti nel 2001 che verranno pagati fino al 2021. Dal 1989, infatti, sempre sulle bollette elettriche, sono stati prelevati oltre 7,6 milioni di euro (in cifre rivalutate al 2003 si tratta di circa 9 miliardi e 523 milioni di euro) come rimborso all’ Enel ma anche ad altre società fra cui l’Ansaldo, per il danno subito con la decisione di abbandonare il nucleare dopo il referendum del 1987. Si tratta dei cosiddetti “oneri nucleari” per compensare gli investimenti fatti, le infrastrutture, le commesse, il costo del combustibile, le turbine, inutilizzati dopo la “defenestrazione” dell’atomo. Come dire che la breve stagione del nucleare made in Italy e’ costata al paese -oltre a roventi e infinite polemiche- la cifra colossale di 11 miliardi di euro, poco meno della Finanziaria 2004.

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LO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI

Pubblicato da milionidieuro su 1 marzo 2008

Lo smaltimento dei rifiuti radioattivi (o rifiuti nucleari) è un’ attività che richiede ingenti finanziamenti economici e un alta abilità tecnica degli addetti ai lavori. I problemi più gravi dello smaltimento dei rifiuti radioattivi (o rifiuti nucleari) sono legati ai prodotti con vita media più lunga e più facilmente metabolizzabili, come137Cs (33 anni) e90Sr (25 anni). I metodi di trattamento sono essenzialmente di separazione e isolamento degli elementi più attivi, inglobando in masse vetrose o bituminose i prodotti concentrati e solidificati, raccogliendoli in contenitori di acciaio e calcestruzzo che vengono infine interrati in aree geologicamente stabili, specialmente in cupole saline ricoperte da un adeguato spessore di rocce impermeabili. La problematica della gestione e dello smaltimento dei rifiuti radioattivi ha richiamato negli ultimi anni una grande e crescente attenzione da parte delle Amministrazioni preposte alla protezione dalle radiazioni ionizzanti ed alla tutela dell’ambiente, portando a un aggiornamento degli aspetti normativi ed a talune importanti iniziative sul piano tecnico operativo.

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