ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

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Archivio per la categoria ‘riscaldamento mari’

RISCALDAMENTO GLOBALE:aumenta livelli dei mari

Pubblicato da milionidieuro su 14 giugno 2009


Lo scioglimento dei ghiacciai in Groenlandia avrebbe portato, dal 1995, ad un aumento di 0,7 millimetri l’anno del livello del mare. Lo dimostra uno studio condotto da un gruppo di ricercatori americani e danesi. Lo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia potrebbe essere stato responsabile del 25% dell’innalzamento globale del livello del mare.Il fenomeno, con una media di tre millimetri l’anno, ‘viaggerebbe’ ad una velocita’ piu’ che doppia rispetto alla media del ventesimo secolo.

Milioni di persone in tutto il mondo saranno costrette ad abbandonare le proprie case nelle prossime decadi a causa dell’innalzamento dei mari e della siccita’ provocati dal cambiamento climatico. E’ quanto emerge da uno studio presentato oggi alla conferenza mondiale sul clima in corso a Bonn. Il rapporto, realizzato dall’Universita’ delle Nazioni Unite, dall’organizzazione umanitaria Care International e dall’ Universita’ di Columbia (New York), spiega che e’ troppo presto per fare previsioni esatte, ma cita una stima dell’ Organizzazione internazionale per la migrazione, secondo cui questi fenomeni potrebbero spingere 200 milioni di persone a lasciare le proprie terre entro il 2050. ”La migrazione e gli spostamenti indotti da fenomeni ambientali hanno il potenziale di diventare fenomeni senza precedenti, sia in termini di estensione, sia di entita”’, sottolinea lo studio, dal titolo ‘In cerca di riparo: una mappa degli effetti del cambiamento climatico sulla migrazione e gli spostamenti umani’. ”Nelle prossime decadi – proseguono gli esperti -, i cambiamenti climatici indurranno o costringeranno milioni di persone a lasciare le proprie case alla ricerca di sicurezza e di una vita sostenibile”. Il rapporto sottolinea quindi che servono fondi per aiutare queste popolazioni a fuggire dalle zone piu’ a rischio. Fra queste, lo studio cita gli stati-isole come le Maldive e Tuvalu, le regioni secche come la zona sud-sahariana del Sahel e il Messico, oltre ai paesi dei delta fluviali come il Bangladesh, il Vietnam e l’Egitto. ”Nelle aree densamente popolate dei delta del Gange, del Mekong e del Nilo, un innalzamento dei mari di un metro potrebbe interessare 23,5 milioni di persone e ridurre la superficie dei terreni oggi destinata all’agricoltura di almeno 1,5 milioni di ettari”, spiega il rapporto. Secondo gli scienziati, entro questo secolo, i livelli dei mari potrebbero crescere di almeno un metro. Il mondo, conclude lo studio, deve investire per preparare le comunita’ ed i paesi piu’ poveri ai cambiamenti climatici. Fondi, questi, che ”devono essere in aggiunta agli impegni esistenti”.

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Maldive: Un muro intorno alle isole delle Maldive per attenuare mareggiate e innalzamento del livello del mare.

Pubblicato da milionidieuro su 8 giugno 2009


Un muro intorno alle isole delle Maldive per attenuare mareggiate e innalzamento del livello del mare. È una delle ipotesi prese in considerazione dal ministro dell’Ambiente maldiviano, Abdulla Shahid, in un’intervista rilasciata domenica 7 giugno a Vienna. L’operazione avrebbe un costo tra i 25 e i 30 miliardi di dollari.

Le Maldive sono una delle nazioni più minacciato dal riscaldamento globale e dall’aumento del livello del mare. «L’erosione della spiaggia è il problema numero 1 per il nostro paese – spiega Shadid – che al massimo si trova tre metri sopra il livello del mare. A causa dell’erosione delle spiagge la popolazione di due delle 200 isole abitate sono state trasferire. Negli ultimi due weekend un isola ha perso 366 metri di lunghezza e la sua spiaggia ha perso sei metri di profondità.

Il governo ha già istituito un fondo sovrano nel caso in cui abbia bisogno di acquistare terreni all’estero per il reinsediamento dei suoi civili, ha detto il presidente maldiviano Mohamed Nasheed lo scorso 7 aprile. Le Nazioni Unite in settimana decideranno le modalità per aiutare le nazioni più povere ad avere accesso via satellite alle immagini che potranno aiutare i loro piani contro i disastri ambientali e il cambiamento climatico. Foto che normalmente costano 4mila dollari ciascuna, potranno essere ottenute gratis attraverso le Nazioni Unite.

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i ghiacciai della Groenlandia stanno per sciogliersi

Pubblicato da milionidieuro su 26 maggio 2009


I principi ereditari dei tre Paesi scandinavi corrono in soccorso dei ghiacciai della Groenlandia, che si stanno sciogliendo.Da domani all’1 giugno, il principe Frederik di Danimarca, il principe Haakon di Norvegia e la principessa Vittoria di Svezia si recheranno in Groenlandia, accompagnati da un pool internazionale di scienziati,per richiamare l’attenzione sui danni causati dal riscaldamento globale ai ghiacciai dell’isola. Si tratta di un allarme gia’ lanciato dai climatologi.
GIà NEL 2005...

Un nuovo grido d’allarme. I ghiacci della Groenlandia si stanno rapidamente sciogliendo e precipitano verso il mare: un fenomeno ormai quasi irreversibile che provocherà un disastro globale destinato a cancellare le zone costiere di molti paesi e cambiare l’assetto termico dell’Oceano Atlantico. È il risultato di uno studio americano di imminente pubblicazione, anticipato dal britannico Independent, per il quale «si tratta della più allarmante manifestazione dei cambiamenti climatici finora registrata».

GIACCHIAI A RISCHIO – Per secoli i ghiacciai della grande isola prossima al polo nord sono rimasti praticamente immutati. Ma l’innalzamento delle temperature dovuto all’effetto serra ha fatto sì che la zona ghiacciata si sia drasticamente ristretta. Durante la scorsa estate è stato osservato uno scioglimento record, con enormi masse glaciali trasformate in acqua, che è finita poi nell’Oceano, e masse di ghiaccio finite in acqua sempre a causa del riscaldamento. Se la calotta che copre gran parte della Groenlandia si scioglierà tutta, il livello degli oceani salirà di sei metri: questo vuol dire la scomparsa di vaste zone costiere – in particolare in paesi al livello del mare o sotto come il Bangladesh – e inondazioni in tutte le città costiere del mondo.

LO STUDIO – Lo studio, coordinato dal professor Slawek Tulaczyk dell’Universita della California, sta per essere pubblicato nella rivista scientifica Geophysical Research Letters e viene anticipato dal giornale alla vigilia di una nuova riunione, questa settimana a Montreal, in cui rappresentanti di governi e organizzazioni internazionali discuteranno cosa fare dopo la scadenza di Kyoto, tra sette anni. Nessuno si aspetta grandi progressi, a causa dell’ostruzionismo degli Usa, che si oppongono a ogni limitazione di emissioni dannose e mettono in dubbio persino dell’esistenza dell’effetto serra, e di diversi paesi in via di sviluppo. La Gran Bretagna, che ha la presidenza del G8, sta valutando la proposta di tagli volontari alle emissioni, ma questa strada è già stata bocciata da tutte le grandi organizzazioni ambientaliste, che la giudicano impraticabile e «suicida», mentre il problema si aggrava costantemente. Tulaczyk ha registrato un rapido restringimento del ghiacciaio Helheim, un fiume ghiacciato che va dai ghiacci perenni dell’isola fino al mare, sulla costa est dell’isola. Lo spessore del ghiacciaio, dice, si è assottigliato di 30 metri solo quest’estate, mentre negli ultimi quattro anni il fronte del ghiacciaio è indietreggiato di sei chilometri.

A RISCHIO LA CORRENTE DEL GOLFO – La prima, grave conseguenza è data dal fatto che nell’Oceano sono finite grandi quantità d’acqua dolce che minacciano di rallentare la corrente del Golfo che rende miti le temperature sulle zone costiere dell’Europa occidentale. Senza, città come Londra avrebbero le stesse temperature del Labrador. L’ultima volta che questo è successo, 12.700 anni fa, le isole britanniche sono state coperte di ghiaccio per 1.300 anni. Sul lato occidentale della Groenlandia, intanto, si sta osservando una corsa del ghiacciaio Jakobshavn in scioglimento verso il mare: la sua velocità normale di discesa è di 30 cm l’anno. Nell’ultimo anno è stata di 34 metri. Questo avviene perchè l’acqua che si scioglie dalla superficie filtra sotto lo strato ghiacciato e forma una piattaforma sulla quale la massa ghiacciata scivola verso il mare, dove si scioglie. «Siamo forse molto vicini al momento in cui la calotta glaciale della Groenlandia sarà sciolta irreversibilmente», dice Tavi Murray, esperto di ghiacciai all’Università del Galles. E Tulaczyk aggiunge: «Quello che stiamo osservando punta in quella direzione». Uno dei suoi assistenti, Ian Howat, dice che finora gli scienziati prevedevano uno scioglimento entro 1.000 anni: ma i nuovi dati lasciano prevedere una brusca accelerazione del processo.

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surriscaldamento globale E Cambiamento climatico

Pubblicato da milionidieuro su 26 maggio 2009


Gli oceani e gli abitanti dell’oceano saranno inevitabilmente esposti agli impatti del surriscaldamento globale e del cambiamento climatico. Secondo gli scienziati, il surriscaldamento globale determinerà un innalzamento della temperatura delle acque e del livello del mare e il cambiamento delle correnti.

Correnti oceaniche
L’acqua negli oceani è in continuo movimento per effetto delle maree, del moto ondoso e delle correnti che sospingono le gelide acque polari verso l’equatore e le calde acque subtropicali verso i poli [ circolazione termoalina ]. Il fenomeno della circolazione termoalina è attivato dalle differenze di temperatura e di salinità dei mari, e una della sue componenti è la corrente del Golfo, che regala all’Europa il suo clima relativamente mite. Queste grandi correnti, oltre a mitigare l’Europa e a giocare un ruolo fondamentale nel clima, incrementano la capacità dell’oceano di assorbire anidride carbonica.
Cosa potrebbe succedere
Gli studi più recenti denunciano purtroppo un rallentamento della circolazione termoalina tra la Scozia e la Groenlandia. Anche se queste correnti hanno funzionato in modo affidabile per molte migliaia di anni, un’analisi dei campioni di ghiaccio estratti sia al polo Nord che al polo Sud mostra come, in realtà, le cose non siano sempre andate in questo modo: tutto lascia pensare che in un passato ancora più remoto ci siano state alterazioni della circolazione termoalina, associate a repentini e radicali cambiamenti del clima.
La diminuzione del livello di salinità degli oceani, dovuta sia allo scioglimento dei ghiacciai che all’aumento delle precipitazioni, potrebbe interrompere, rallentare o comunque alterare le grandi correnti transoceaniche, con disastrose conseguenze sul clima e sull’agricoltura in Europa e con impatti su tutti i mari e sulle temperature in tutto il mondo.

Innalzamento del livello del mare
Nei prossimi cento anni si prevede un aumento del livello medio del mare compreso tra i 9 e gli 88 centimetri, a causa delle immissioni in atmosfera di gas serra. Questo innalzamento dipenderà sia dal progressivo scioglimento dei ghiacciai, sia dalla naturale espansione degli oceani, dovuta al fatto che l’acqua aumenta di volume quando aumenta di temperatura. Per quanto possa sembrare modesto, anche un innalzamento di pochi centimetri provocherebbe il caos: inondazioni nelle zone costiere, contaminazione delle falde acquifere potabili, aumento del grado di salinità degli estuari sono solo alcuni degli elementi di questo scenario allarmante. Molte delle città sulla costa avrebbero problemi. Risorse strategiche per le popolazioni costiere, come le spiagge, l’acqua potabile, la pesca, la barriera corallina e gli atolli sarebbero a rischio.

La banchisa polare antartica
Solo quattro anni fa c’era accordo nella comunità scientifica sul fatto che la banchisa polare nella regione occidentale dell’Antartide fosse stabile, ma un inatteso fenomeno di scioglimento ha costretto gli scienziati a mettere in discussione questo assunto. Nel 2002 il Larson B, una piattaforma di ghiaccio da 500 miliardi di tonnellate con un’estensione pari al doppio di quella di Londra, si è disintegrato in meno di un mese: pur non avendo avuto ricadute immediate sul livello del mare, questo episodio è emblematico degli effetti del surriscaldamento globale.
Nel 2005, il British Antarctic Survey ha rilevato che l’87 per cento dei ghiacciai della penisola antartica si sono ritirati negli ultimi cinquant’anni e negli ultimi cinque anni i ghiacciai hanno perso in media 50 metri all’anno. L’intera banchisa antartica contiene acqua a sufficienza per innalzare il livello dei mari di 62 metri. Anche se il terzo rapporto dell’IPCC considera assai improbabile questo scenario, nuove ricerche indicano uno sgretolamento massiccio della banchisa.

I ghiacciai in Groenlandia
Nel luglio del 2005, alcuni scienziati a bordo di una delle navi di Greenpeace, la Arctic Sunrise, hanno fatto un’incredibile scoperta: i ghiacciai della Groenlandia si stanno sciogliendo ad una velocità che non ha precedenti. Questo significa che il cambiamento climatico non è solo un concetto astratto, uno scenario futuribile da fantascienza, ma è una realtà concreta, che bussa alle nostre porte.
I rilevamenti fatti indicano inoltre che il ghiacciaio di Kangerdlugssuaq, sulla costa orientale della Groenlandia, è uno dei ghiacciai più veloci al mondo, perché si muove verso il mare ad una velocità di quasi 14 chilometri all’anno. Le misurazioni sono state effettuate usando un sistema GPS ad alta precisione. Il ghiacciaio, inoltre, si è ritirato di 5 chilometri dal 2001, dopo aver mantenuto condizioni stabili per almeno quarant’anni.
I ghiacci del Polo Nord contengono più del 6 per cento dell’acqua potabile del mondo. E si stanno sciogliendo ad un ritmo molto più elevato di quanto non si pensasse. Lo scioglimento dell’intera Groenlandia determinerebbe un innalzamento dei mari di 6 metri, ma anche un incremento di un solo metro significherebbe l’inondazione di New York, Amsterdam, Venezia e di tutto il Bangladesh.
Il ritirarsi allarmante del ghiacciaio Kangerdkugssuaq lascia dedurre che l’intera calotta polare artica si stia sciogliendo molto più velocemente del previsto. Tutti gli scenari sul surriscaldamento globale ipotizzati finora dagli scienziati postulano un ritmo di scioglimento più lento. I nuovi dati, invece, ci dicono che il cambiamento climatico è una minaccia più grande e più vicina di quanto prima non si pensasse.

Perdita degli habitat
Un innalzamento delle temperature medie dei mari avrebbe ricadute importanti sull’intera catena alimentare marina: il fitoplancton, ad esempio, del quale si nutrono alcuni piccoli crostacei come il krill, cresce sotto il ghiaccio polare. Una diminuzione dei ghiacci implica una diminuzione del krill, che è fondamentale per l’alimentazione di molte specie di cetacei e di grandi balene. Molte specie di animali rischiano la sopravvivenza per il semplice fatto che sono inadeguate a vivere temperature superiori: a causa delle alterazioni del loro habitat, alcune popolazioni di pinguini in Antartide sono diminuite del 33 per cento. Anche un aumento dell’incidenza di malattie negli animali marini è collegato all’aumento delle temperature degli oceani.
FONTE: http://oceans.greenpeace.org

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Riscaldamento globale: le capacità di adattamento dell’uomo e della natura ai cambiamenti climatici si stanno esaurendo

Pubblicato da milionidieuro su 14 maggio 2009


La colonnina del termometro in dieci delle ultime dodici estati è salita ben al di sopra della media registrata nell’arco di cento anni. Quali sono le conseguenze del surriscaldamento del globo? E in particolare quali quelle sulla salute? Un gruppo di scienziati dell’University College di Londra, in collaborazione con la prestigiosa rivista The Lancet, ha effettuato uno studio arrivando alla conclusione che le capacità di adattamento dell’uomo e della natura ai cambiamenti climatici si stanno esaurendo. Ciò significa che, nonostante i progressi della medicina, le barriere contro infezioni, epidemie e malattie appaiono insufficienti.

LA CATENA – L’innalzamento della temperatura determinato dalle emissioni di CO2 ha ricadute allarmanti sull’ecosistema e sulla vita dell’uomo. Nel 2003, ad esempio, nel Nord Europa 30 mila persone sono morte a causa dell’ondata di caldo. Una dato che sembra eccessivamente allarmistico e al limite del catastrofismo ma che i ricercatori di Londra spiegano in modo semplice: la calura mette a rischio il sistema cardiovascolare e respiratorio e i dati confermano che, in modo particolare nelle aree meno abituate all’eccessiva irradiazione, le difese dell’organismo non reggono. Così i decessi, proprio nei periodi di maggiore e più pesante insolazione, aumentano. Il surricaldamento determina una catena di effetti a vari livello: stress, collassi, incidenti.

INONDAZIONI E CIBO – L’instabilità è la causa di inondazioni e uragani o all’opposto di siccità. Ne soffrono l’agricoltura e i raccolti. Il 17 per cento della colture di soia, di riso e di cereali va in fumo per ogni grado in più delle temperature. Già oggi, stimano gli studiosi, dieci milioni di bambini muoiono ogni anno a causa della pessima o insufficiente nutrizione. Le riserve d’acqua potabile si esauriscono (250 milioni di africani sono a rischio entro il 2020, ma il prosciugamento riguarda anche le grandi città del Centro America e persino dell’Europa, a cominciare dalla Catalogna). I numeri sono perciò destinati a modificarsi in maniera drammatica: la metà della popolazione mondiale, entro la fine del secolo, potrebbe essere costretta a fronteggiare «severe carenze di cibo» e gravi problemi di salute. Non solo per il collasso idrico-alimentare nelle zone già povere, ma anche per la progressiva diffusione di virus e di malattie (malaria, salmonella, infezioni intestinali). È un processo naturale, quello delle migrazioni, che, anche a causa dei cambiamenti climatici, si intensificherà. E se non saranno adottate misure sanitarie efficaci provocherà nuove epidemie.

LE SPECIE – Il caldo sta alterando l’ecosistema. Negli ultimi 30 anni il 25 per cento dei vertebrati che vivono sulla terra è stato cancellato. E così pure il 28 per cento delle specie marine. L’estinzione è un pericolo per numerosi animali. E’ un’altra minaccia alla catena alimentare.

NO AGLI ALLARMISMI – Il quadro della situazione è pessimo, ma lo scandalismo e il catastrofismo non servono. È vero che l’uomo sta esaurendo le sue capacità di adattamento alle nuove condizioni, ma non serve cadere nella disperazione. Gli scienziati dell’University College di Londra ritengono che vi siano i margini «per riparare» il disastro ambientale. E la prima sfida da vincere è quella della consapevolezza: dai governi ai semplici cittadini, nei Paesi sviluppati e nei Paesi poveri, tutti devono essere responsabilmente coinvolti in una campagna per la limitazione delle emissioni di CO2 e dunque per la difesa della salute. «È la sfida del ventunesimo secolo».

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Riscaldamento globale: le capacità di adattamento dell’uomo e della natura ai cambiamenti climatici si stanno esaurendo

Pubblicato da milionidieuro su 14 maggio 2009


La colonnina del termometro in dieci delle ultime dodici estati è salita ben al di sopra della media registrata nell’arco di cento anni. Quali sono le conseguenze del surriscaldamento del globo? E in particolare quali quelle sulla salute? Un gruppo di scienziati dell’University College di Londra, in collaborazione con la prestigiosa rivista The Lancet, ha effettuato uno studio arrivando alla conclusione che le capacità di adattamento dell’uomo e della natura ai cambiamenti climatici si stanno esaurendo. Ciò significa che, nonostante i progressi della medicina, le barriere contro infezioni, epidemie e malattie appaiono insufficienti.

LA CATENA – L’innalzamento della temperatura determinato dalle emissioni di CO2 ha ricadute allarmanti sull’ecosistema e sulla vita dell’uomo. Nel 2003, ad esempio, nel Nord Europa 30 mila persone sono morte a causa dell’ondata di caldo. Una dato che sembra eccessivamente allarmistico e al limite del catastrofismo ma che i ricercatori di Londra spiegano in modo semplice: la calura mette a rischio il sistema cardiovascolare e respiratorio e i dati confermano che, in modo particolare nelle aree meno abituate all’eccessiva irradiazione, le difese dell’organismo non reggono. Così i decessi, proprio nei periodi di maggiore e più pesante insolazione, aumentano. Il surricaldamento determina una catena di effetti a vari livello: stress, collassi, incidenti.

INONDAZIONI E CIBO – L’instabilità è la causa di inondazioni e uragani o all’opposto di siccità. Ne soffrono l’agricoltura e i raccolti. Il 17 per cento della colture di soia, di riso e di cereali va in fumo per ogni grado in più delle temperature. Già oggi, stimano gli studiosi, dieci milioni di bambini muoiono ogni anno a causa della pessima o insufficiente nutrizione. Le riserve d’acqua potabile si esauriscono (250 milioni di africani sono a rischio entro il 2020, ma il prosciugamento riguarda anche le grandi città del Centro America e persino dell’Europa, a cominciare dalla Catalogna). I numeri sono perciò destinati a modificarsi in maniera drammatica: la metà della popolazione mondiale, entro la fine del secolo, potrebbe essere costretta a fronteggiare «severe carenze di cibo» e gravi problemi di salute. Non solo per il collasso idrico-alimentare nelle zone già povere, ma anche per la progressiva diffusione di virus e di malattie (malaria, salmonella, infezioni intestinali). È un processo naturale, quello delle migrazioni, che, anche a causa dei cambiamenti climatici, si intensificherà. E se non saranno adottate misure sanitarie efficaci provocherà nuove epidemie.

LE SPECIE – Il caldo sta alterando l’ecosistema. Negli ultimi 30 anni il 25 per cento dei vertebrati che vivono sulla terra è stato cancellato. E così pure il 28 per cento delle specie marine. L’estinzione è un pericolo per numerosi animali. E’ un’altra minaccia alla catena alimentare.

NO AGLI ALLARMISMI – Il quadro della situazione è pessimo, ma lo scandalismo e il catastrofismo non servono. È vero che l’uomo sta esaurendo le sue capacità di adattamento alle nuove condizioni, ma non serve cadere nella disperazione. Gli scienziati dell’University College di Londra ritengono che vi siano i margini «per riparare» il disastro ambientale. E la prima sfida da vincere è quella della consapevolezza: dai governi ai semplici cittadini, nei Paesi sviluppati e nei Paesi poveri, tutti devono essere responsabilmente coinvolti in una campagna per la limitazione delle emissioni di CO2 e dunque per la difesa della salute. «È la sfida del ventunesimo secolo».

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AMBIENTE: CORALLI potrebbero sparire entro la fine del secolo

Pubblicato da milionidieuro su 13 maggio 2009


”Le barriere coralline potrebbero sparire dal cosiddetto Triangolo dei Coralli entro la fine del secolo a causa dei cambiamenti climatici, vale a dire rapido aumento della temperatura degli oceani, del livello dell’acqua e della sua acidita’, siccita’ e burrasche”. Lo rivela lo studio ”Il Triangolo dei coralli e i cambiamenti climatici: ecosistemi, persone e societa’ a rischio di estinzione” – che si avvale di oltre 300 analisi scientifiche gia’ pubblicate, includendo il lavoro di piu’ di 20 esperti nei campi della biologia, economia e scienza della pesca – presentato dal WWF alla Conferenza Mondiale degli Oceani, che si e’ aperta ieri a Manado (Indonesia).

Il Triangolo dei Coralli, che si estende tra le coste, le barriere coralline e i mari di sei paesi indonesiani, Filippine, Malesia, Papua Nuova Guinea, Isole Salomone e Timor Leste, pur essendo appena l’1 % della superficie della Terra comprende il 30% delle barriere coralline mondiali. In quest’ area e’ racchiuso il 76% delle specie dei coralli presenti in tutto il mondo che ospitano oltre il 35% delle specie di pesci presenti nelle barriere coralline compreso il tonno che ha un’indiscutibile rilevanza economica. Ma e’ soprattutto un territorio che, grazie ai numerosi ‘servizi naturali che offre’, da’ da vivere a piu’ di 100 milioni di persone.

L’analisi del WWF mostra chiaramente come le barriere coralline potrebbero sparire dal cosiddetto Triangolo dei Coralli entro la fine del secolo a causa dei cambiamenti climatici, vale a dire rapido aumento della temperatura degli oceani, del livello dell’acqua e della sua acidita’, siccita’ e burrasche.

Se la comunita’ internazionale non corre ai ripari nella lotta ai cambiamenti climatici, potrebbe non esistere piu’ l’ambiente marino piu’ ricco di biodiversita’ al mondo e le conseguenze ricadrebbero sulle stesse popolazioni della regione: circa 100 milioni di persone di fatto non avrebbero piu’ fonti di sostentamento.

Una perdita di cosi’ vaste proporzioni potrebbe essere evitata se da subito si intraprendesse un’azione globale sul riscaldamento del pianeta, con un’ attenzione maggiore all’eccesso di pesca e alla prevenzione dell’ inquinamento.

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CLIMA: WWF, BIODIVERSITA’ IN SERIO PERICOLO NEL MEDITERRANEO

Pubblicato da milionidieuro su 17 marzo 2009

Il Mediterraneo profondo si sta riscaldando piu’ velocemente degli altri mari ed il fenomeno piu’ preoccupante e’ forse l’alterazione dello scambio di nutrienti che avviene tra masse d’acqua profonde e superficiali. La perdita di biodiversita’ che ne deriva e’ preoccupante dato che gli oceani forniscono globalmente il 16% di proteine utilizzate in alimentazione umana e ”rendono’ il 63% del valore finanziario dei servizi forniti dagli ecosistemi.

Lo evidenzia il WWF che oggi ha presentato un dossier contenente le linee guida ”per una strategia nazionale di mitigazione e adattamento” ai cambiamenti climiatici.

Il riscaldamento del Mediterraneo – denuncia l’associazione del Panda – ha gia’ comportato cambiamenti in termini di biodiversita’: specie migrate a nord, ingresso di specie esotiche legate anche ai fenomeni di bloom tossici di alghe, , etc. 2-3 gradi C* come aumento anomalo e prolungato delle temperature estive hanno indotto nei fondali una mortalita’ massiva su 28 specie di invertebrati, principalmente quelle cosiddette bentoniche (spugne, gorgonie).

E’ necessario, dunque, ”creare un network di aree marine protette, estendere la protezione dei sistemi costieri a quelli profondi del Mediterraneo (es. i coralli di profondita’), sostenere pratiche di pesca sostenibile.

Infine, intervenire sui sistemi di acqua dolce, a rischio perenne di esondazioni calamitose e con livelli scadenti di qualita’ delle acque e prelievi esorbitanti di risorsa idrica per usi spesso sconsiderati. Sicurezza idraulica e rinaturalizzazione non sono in conflitto”. ”Investire risorse, ad esempio, per ricostruire gli spazi naturali di esondazione dei fiumi, o conservare quei tratti naturali ancora integri” sono solo alcune delle azioni proposte dal Comitato di scienziati che ha curato il Dossier, che sottolinea l’urgenza di gestire i nostri fiumi come ”sistemi piu’ complessi, ovvero, su scala di bacino idrografico.

Il caso del Po e’ esemplare: le prolungate siccita’ le modificazioni delle precipitazioni e dei tassi di evaporazione, l’erosione delle risorse idriche, l’intensificazione della piena catastrofica che si stanno verificando sono da ricondursi, secondo studi recenti, all’elevata artificializzazione del nostro fiume piu’ importante”.

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CLIMA: WWF, BIODIVERSITA' IN SERIO PERICOLO NEL MEDITERRANEO

Pubblicato da milionidieuro su 17 marzo 2009

Il Mediterraneo profondo si sta riscaldando piu’ velocemente degli altri mari ed il fenomeno piu’ preoccupante e’ forse l’alterazione dello scambio di nutrienti che avviene tra masse d’acqua profonde e superficiali. La perdita di biodiversita’ che ne deriva e’ preoccupante dato che gli oceani forniscono globalmente il 16% di proteine utilizzate in alimentazione umana e ”rendono’ il 63% del valore finanziario dei servizi forniti dagli ecosistemi.

Lo evidenzia il WWF che oggi ha presentato un dossier contenente le linee guida ”per una strategia nazionale di mitigazione e adattamento” ai cambiamenti climiatici.

Il riscaldamento del Mediterraneo – denuncia l’associazione del Panda – ha gia’ comportato cambiamenti in termini di biodiversita’: specie migrate a nord, ingresso di specie esotiche legate anche ai fenomeni di bloom tossici di alghe, , etc. 2-3 gradi C* come aumento anomalo e prolungato delle temperature estive hanno indotto nei fondali una mortalita’ massiva su 28 specie di invertebrati, principalmente quelle cosiddette bentoniche (spugne, gorgonie).

E’ necessario, dunque, ”creare un network di aree marine protette, estendere la protezione dei sistemi costieri a quelli profondi del Mediterraneo (es. i coralli di profondita’), sostenere pratiche di pesca sostenibile.

Infine, intervenire sui sistemi di acqua dolce, a rischio perenne di esondazioni calamitose e con livelli scadenti di qualita’ delle acque e prelievi esorbitanti di risorsa idrica per usi spesso sconsiderati. Sicurezza idraulica e rinaturalizzazione non sono in conflitto”. ”Investire risorse, ad esempio, per ricostruire gli spazi naturali di esondazione dei fiumi, o conservare quei tratti naturali ancora integri” sono solo alcune delle azioni proposte dal Comitato di scienziati che ha curato il Dossier, che sottolinea l’urgenza di gestire i nostri fiumi come ”sistemi piu’ complessi, ovvero, su scala di bacino idrografico.

Il caso del Po e’ esemplare: le prolungate siccita’ le modificazioni delle precipitazioni e dei tassi di evaporazione, l’erosione delle risorse idriche, l’intensificazione della piena catastrofica che si stanno verificando sono da ricondursi, secondo studi recenti, all’elevata artificializzazione del nostro fiume piu’ importante”.

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riscaldamento globale:Maldive pronte al trasloco

Pubblicato da milionidieuro su 10 novembre 2008


L’allarme c’è, ed è verissimo: il riscaldamento globale, con conseguente innalzamento del livello dei mari, rischia di far sparire un gran numero di arcipelaghi e isole.
Insomma, anche un paradiso come le Maldive, un metro e mezzo in media sopra il livello del mare, rischia grosso.

Da quelle parti del resto ne sono perfettamente consapevoli, al punto che il nuovo presidente Mohamed Nasheed ha rivelato in un’intervista al Guardian che il suo Paese è seriamente intenzionato a creare un fondo per potersi comprare una nuova patria nel caso in cui l’oceano Indiano dovesse per davvero sommergere l’arcipelago.

“Non vogliamo lasciare le Maldive – ha detto il neo-presidente Nasheed – ma non vogliamo nemmeno diventare profughi e vivere per decenni nelle tende”. Quindi, via alla raccolta di fondi per comprarsi una nuova patria. Dove non si sa ancora, ma l’importante è che da qualche parte esistano ancora le Maldive.

GIA’ NEL 2005…
Entro il prossimo secolo, se il livello del mare continuerà a salire a causa del riscaldamento globale, le isole Maldive verranno sommerse dall’acqua

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista “Global and Planetary Change“, entro il prossimo secolo le Maldive – una catena di oltre mille piccole isole che si estende dalla punta meridionale dell’India fino all’equatore – potrebbero scomparire sott’acqua. La scoperta riaccende il dibattito sugli effetti dei cambiamenti globali del livello del mare. Nel 2001 l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) aveva ipotizzato una crescita dei livelli del mare fra i 9 e gli 85 centimetri entro il 2100. La previsione si basava su modellizzazioni al computer di studi già pubblicati sugli effetti del riscaldamento degli oceani del pianeta. In uno scenario simile, isolette come le Maldive (la maggior parte delle quali si innalza per non più di un metro sul livello del mare) sarebbero destinate a scomparire. Ma non tutti condividono queste previsioni. Il geologo Nils-Axel Mörner dell’Università di Stoccolma, in Svezia, è convinto che i modelli dell’IPCC siano errati. In uno studio pubblicato l’anno scorso, Mörner sosteneva addirittura che l’aumento dell’evaporazione dell’Oceano Indiano causato dal riscaldamento globale avrebbe fatto calare il livello del mare di 30 centimetri negli ultimi decenni. Ora l’oceanografo Philip Woodworth del Proudman Oceanographic Laboratory, in Gran Bretagna, contesta le teorie di Mörner sostenendo che un calo del livello del mare è implausibile dal punto di vista meteorologico e oceanografico. Woodworth ha esaminato una serie di dati storici climatici e oceanografici sulle Maldive e le zone circostanti: ha studiato le temperature dell’aria e della superficie del mare, la velocità dei venti, le precipitazioni e i movimenti tellurici, senza trovare alcuna prova a sostegno delle affermazioni di Mörner e concludendo dunque che la previsione dell’IPCC resta lo scenario più probabile per il futuro delle Maldive.

Pubblicato in: ambiente, co2, effetto serra, INNALZAMENTO DEL MARE, MALDIVE., riscaldamento del pianeta, riscaldamento globale, riscaldamento mari | Lascia un commento »

 
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