Archivio per la categoria ‘radiottività’
Pubblicato da milionidieuro su 27 maggio 2009
La Corea del Nord non si sente piu’ legata all’armistizio del 1953 e minaccia di rispondere militarmente a Seul. L’annuncio dopo la decisione di Seul di aderire alla Proliferation Security Initiative (Psi).La Corea del Nord ha deciso di replicare all’ adesione di Seul all’iniziativa a guida Usa,per interdire il trasferimento di tecnologie e armi.Il regime comunista rispondera’immediatamente qualora il Sud decida di ispezionare qualsiasi nave nordcoreana.
Continua la sfida della Corea del Nord alla comunita’ internazionale con nuovi lanci di missili ed esplicite minacce di attacchi contro Seul. Pyongyang oggi ha infatti lanciato un altro missile a corta gittata, mentre si ritiene che abbia riattivato uno dei suoi impianti per la produzione di plutonio destinato alla costruzione di armi atomiche. E, per far aumentare ancora la tensione, il regime nordcoreano ha minacciato un attacco militare contro il sud, all’indomani dall’adesione del governo sudcoreano all’iniziativa guidata dagli Stati Uniti per intercettare le navi che trasportano armi illecite nel Nord. Pyongyang ha affermato che non si considera piu’ vincolata dall’armistizio del 1953 che ha chiuso la guerra di Corea e che rispondera’ militarmente ad ogni tentativo di controllare le proprie navi. In una dichiarazione diffusa dall’agenzia stampa ufficiale Kcna, l’esercito nordcoreano accusa il presidente sudcoreano di tradimento. “Come dichiarato al mondo, le nostre forze rivoluzionarie considereranno la piena partecipazione del gruppo di traditori di Lee Myung Bak nella Proliferation Security Initiative (PSI) – si legge nella dichiarazione con un riferimento all’iniziativa guidata dagli Stati Uniti – come una dichiarazione di guerra contro di noi”. Pertanto, la sicurezza delle navi sudcoreane e statunitensi non puo’ essere piu’ garantita nel tratto di mare prospicente al confine intercoreano aggiunge ancora la dichiarazione dettata alla Kcna. Con l’armistizio revocato, la penisola potrebbe tornare presto in uno “stato di guerra”, ha aggiunto la missione militare nordcoreana nell’area comune di sicurezza della Zona demilitarizzata coreana. Dopo aver esitato per diverso tempo, nel timore appunto di aumentare la tensione con Pyongyang, Seul ha deciso ieri di unirsi formalmente alle operazioni della Psi dopo che il Nord ha compiuto il suo secondo test missilistico. Lancio a cui ne e’ seguito un altro oggi, nuova risposta provocatoria alla condanna unanime espressa dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu al test nucleare condotto lunedi’ da Pyongyang.
Ad allarmare la comunita’ internazionale e’ anche la notizia che i satelliti spia americani hanno registrato immagini che mostrano come sia stata ripresa l’attivita all’impianto nucleare di Yongbyon, che era stato messo in disuso dalla Corea del Nord dopo la firma dell’accordo per la denuclearizzazione nel febbraio 2007. Secondo quanto riporta il quotidiano Chosun Ilbo, l’impianto e’ stato riaperto diverse volte in aprile e dall’inizio di maggio le immagini mostrano del fumo che proverebbe la ripresa dell’attivita’ della produzione del plutonio destinato alle armi atomiche, precisa ancora l’agenzia sudcoreana Yonhap.
Pyongyang aveva in effetti annunciato gia’ lo scorso aprile la sua intenzione di riprendere la produzione del plutonio in risposta alle critiche arrivate dal Consiglio di Sicurezza al lancio di missili del cinque aprile.
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Pubblicato da milionidieuro su 25 maggio 2009
I test compiuti dalla Corea del nord rappresentano ”una minaccia per la pace”. Lo ha detto il presidente americano Obama. Il leader della casa Bianca afferma che la ”Corea del nord sta sfidando direttamente e in modo sconsiderato la comunita’ internazionale” e sostiene che i test ”giustificano un’azione da parte della comunita’ internazionale”. Preoccupazione dalla Russia che chiede una riunione della Commissione di sicurezza Onu. Condanna dalla Francia.
Il Premier britannico Gordon Brown ha puntato il dito contro il test nucleare della Corea del Nord definendolo come un ”pericolo per il mondo” che mineranno le prospettive di pace nella penisola coreana. ”Condanno il test nordcoreano nei termini piu’ forti: e’ un errore e un pericolo per il mondo”, ha aggiunto Brown in una nota. ”Questa azione minera’ le prospettive di pace nella penisola coreana e non servira’ a nulla per la sicurezza della Corea del Nord”, ha sottolineato. ”La comunita’ internazionale trattera’ la Corea del Nord come un partner se si comportera’ responsabilmente. Se non lo fara’, allora potra’ aspettarsi solo un nuovo isolamento”, ha precisato.
La Corea del Nord ha effettuato “con successo” un secondo test nucleare, secondo quanto riferito dalla agenzia statale di Pyongyang senza fornire ulteriori dettagli. Stando all’agenzia sudcoreana Yonhap che cita il portavoce della presidenza Lee Dong-kwan, un sisma artificiale che indicava l’avvenuto test nucleare e’ stato registrato alle 9.54 del mattino, ora locale, nei pressi di Poongkye-ri nella provincia settentrionale di Hamkyong. Sempre stando a indicazioni provenienti da Seul, il test e’ stato eseguito a 10-15 chilometri di distanza dal sito del primo test nucleare di Pyoyang nell’ottobre del 2006. Il presidente americano Barack Obama ha condannato la Corea del Nord che “minaccia la pace e la sicurezza internazionale” con l’annuncio del nuovo test nucleare e del lancio di un missile a corto raggio. In una nota emessa dalla Casa Bianca, Obama afferma che le azioni di Pyongyang rappresentano “una seria preoccupazione per tutte le nazioni” e che “simili provocazioni serviranno solo ad aumentare l’isolamento della Corea del Nord”. “Abbiamo continuato e continueremo a lavorare -conclude- con i nostri alleati e partner del Negoziato dei Sei, come anche con gli altri membri del Consiglio di sicurezza nei prossimi giorni”. Il Giappone intende chiedere una riunione d’urgenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu in seguito al secondo test nucleare. “Il Giappone non tollerera’ mai test nucleari della Corea del Nord”, ha affermato il capo gabinetto Takeo Kawamura in conferenza stampa, aggiungendo che “se il test verra’ confermato, e’ in palese violazione della risoluzione del Consiglio di sicurezza e il Giappone prendera’ misure decisive”. Anche la Francia esprime preoccupazione e condanna “con la massima fermezza questo test nucleare”, come afferma il portavoce del governo Luc Chatel. “Si tratta di una violazione del diritto internazionale e degli impegni assunti dalla Corea del Nord con la comunita’ internazionale”, ha aggiunto Chatel, auspicando “severe sanzioni” da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Fonti del ministero della difesa a Mosca citate dalle agenzie russe diffondono le prime valutazioni quantitative sull’entita’ dell’ordigno nucleare nordcoreano. Si tratterebbe di una esplosione ”compresa fra i dieci e i venti chilotoni”, spiegano. Il primo test nucleare nordcoreano nel 2006 era stato valutato dagli esperti americani in meno di un chilotone (dove un chilotone misura l’energia liberata nell’esplosione di mille chili di tritolo). L’entita’ dell’esplosione viene calcolata in funzione delle scosse rilevate dai sismografi in tutto il mondo. Lo Us Geological Survey ha misurato a una profondita’ di dieci chilometri un tremore di intensita’ pari a 4,7 gradi alle 2.54 di questa mattina.
La Corea del Nord ha effettuato il test di altri due missili a breve raggio. Lo riferisce l’agenzia sudcoreana Yonhap. I due nuovi lanci seguono il test nucleare della mattinata (poco prima delle 10 locali) e quello del missile a breve raggio fatto partire intorno a mezzogiorno. Dura la condanna del ministro degli esteri italiano Frattini che parla di una ”provocazione pericolosa” e di ”una minaccia per la pace” augurandosi una ripresa del dialogo.
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Pubblicato da milionidieuro su 20 aprile 2009
Quasi un milione e mezzo di persone è stato esposto alle radiazioni dei test nucleari cinesi nel deserto del Gobi ( Xinjiang ) dal 1964 al 1996 (190mila morti). Ora i sopravvissuti chiedono i risarcimenti.
Quasi un milione e mezzo di persone è stato esposto alle radiazioni dei test nucleari effettuati dal governo cinese nel deserto del Gobi dal 1964 al 1996. Di questi, oltre 190 mila sono morti per malattie legate alle radiazioni, ma i sopravvissuti, scrive The Times, dopo anni di silenzio e di malattie che si trascinano ormai di generazione in generazione hanno chiesto risarcimenti a Pechino. Sono soprattutto gli uomini e le donne dell’Unità 8023, che si occupavano dei sopralluoghi nelle zone in cui avvenivano le esplosioni – subito dopo i test – protetti solo da una mascherina, che galoppavano a dorso di cavallo nei ’funghì di fumo atomici o erano addetti alla pulizia degli aerei usati per gli esperimenti a chiedere ora di essere risarciti. In parte, il governo cinese ha già risposto alle richieste di questo gruppo di veterani: l’anno scorso Li Xueju, ministro degli affari civili, aveva annunciato che lo Stato aveva iniziato a pagare dei sussidi alle persone coinvolte nei test nucleari ma non aveva dato dettagli sulle cifre. Nel sito di Lop Nur, oltre duemila chilometri a ovest di Pechino, sono stati condotti fino a 46 test. Di questi, 23 sono stati effettuati nell’atmosfera, 22 sottoterra e uno è fallito. Una bomba, sganciata da un aereo il 17 novembre del 1976 ha prodotto un’esplosione che è stata 320 volet più potente di quella della bomba che ha distrutto Hiroshima. L’ultima esplosione nell’atmosfera risale al 1980, mentre l’ultimo test sotterraneo è del 1996. Alla fine dello stesso anno la Cina firmò il Trattato di Non-Proliferazione. www.timesonline.co.uk/
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Pubblicato da milionidieuro su 23 marzo 2009
Forse non porterà nuova acqua al mulino di quanti si oppongono al ritorno al nucleare, ai quali le argomentazioni non mancano, come a coloro che nella comunità scientifica e politica vi ravvisano invece la soluzione al rebus energetico, ma dopo più di vent’anni continua un duello tra studiosi sulle dimensioni, sicuramente rilevanti, dell’incidente nucleare di Chernobyl. Sulla rivista Biology Letters, una delle pubblicazioni dell’Accademia britannica delle scienze, è stato infatti pubblicato l’ultimo studio di Timothy A. Mousseau, biologo della University of South Carolina, condotto in collaborazione con il collega dell’università di Parigi-Sud Anders Pape Møller. Circa un anno e mezzo fa, Mousseau documentò sulla stessa rivista come nell’area compresa nel raggio di 30 chilometri dalla centrale, la “zona di esclusione” interdetta agli esseri umani, le rondini presentino una serie di anomalie causate dall’esposizione alle radiazioni nucleari, come tumori e variazioni nel colore del piumaggio. Il lavoro del biologo americano, impegnato da almeno un decennio nelle pericolosa zona, è infatti finalizzato ad accertare l’impatto della catastrofe anche sulla vita animale, al quale ha aggiunto ora un tassello che pare proprio accentuarne la gravità. Il suo gruppo di ricercatori, servendosi di dispositivi Gps portatili e di apparecchi per la misurazione della radioattività, ha verificato, grazie al confronto con aree non contaminate, che nella zona di esclusione è tuttora in diminuzione perfino il numero di insetti, dai ragni alle libellule, passando per farfalle, cavallette e calabroni. Mousseau continua dunque a smentire, come ha già fatto in un passato molto recente, la tesi sostenuta da Sergey Gaschak, radioecologo del Chernobyl Center, ente scientifico istituito in Ucraina per studiare le conseguenze delle emissioni radioattive, secondo il quale la zona di esclusione si starebbe in realtà ripopolando di vita animale. Anche in questa occasione, Gaschak non si dà per vinto, e ribatte con una dichiarazione alla Bbc: nella zona di esclusione la vita animale prospera, per via del ridotto contatto con quella umana. Probabilmente un’abile mossa per controbattere il possibile invito di Mousseau a trasferirvisi.
GIA NEL 2007 UNA RICERCA EVIDENZIAVA QUANTO SEGUE
Trascorsi vent’anni dall’incidente nucleare di Chernobyl, Sergey Gaschak, radioecologo del Chernobyl Center, ente scientifico istituito in Ucraina per studiare le conseguenze delle emissioni radioattive, dichiarò l’anno scorso che l’area situata in un raggio di 30 chilometri dalla centrale nucleare, la cosiddetta “zona di esclusione” interdetta agli esseri umani, stava diventando una specie di oasi per la vita animale, che vi ritornava con specie che non si erano viste per decenni, dalla lince al gufo reale, a suo dire insensibili alla radioattività, mentre molti uccelli stavano nidificando perfino nel sarcofago di cemento che avvolge il reattore esploso. Trascorso un anno da quelle ottimistiche dichiarazioni, Timothy A. Mousseau, biologo della University of South Carolina, con un articolo pubblicato sul numero di agosto della rivista Biology Letters, sferra ora un duro colpo all’illusione di ridimensionare il disastro del 1986. Uno studio di lungo periodo condotto dal 1991 al 2006 sulle rondini comuni, ha infatti confrontato le caratteristiche morfologiche degli esemplari presenti nella zona di esclusione con quelle riscontrate sulla stessa specie in un’area dell’Ucraina situata a 220 chilometri di distanza, oltre che in altre aree di controllo in Spagna, in Italia e in Danimarca utilizzate come termine di paragone. Analizzando complessivamente più di 7700 esemplari, sono state così individuate 11 anomalie che affliggono le rondini nella zona di esclusione molto più che altrove, dalle variazioni nel colore del piumaggio agli occhi deformi, passando per i tumori. Nella stessa zona, la loro presenza è inferiore di circa due terzi rispetto alle altre aree esaminate, dai livelli di radioattività nella norma. Come ha dichiarato Mousseau al New York Times, si tratta di una grossa sorpresa, perché non si aveva idea del reale impatto del disastro sulla vita animale, al contrario di quanto lasciavano intendere alcune affermazioni.
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Pubblicato da milionidieuro su 23 marzo 2009
Forse non porterà nuova acqua al mulino di quanti si oppongono al ritorno al nucleare, ai quali le argomentazioni non mancano, come a coloro che nella comunità scientifica e politica vi ravvisano invece la soluzione al rebus energetico, ma dopo più di vent’anni continua un duello tra studiosi sulle dimensioni, sicuramente rilevanti, dell’incidente nucleare di Chernobyl. Sulla rivista Biology Letters, una delle pubblicazioni dell’Accademia britannica delle scienze, è stato infatti pubblicato l’ultimo studio di Timothy A. Mousseau, biologo della University of South Carolina, condotto in collaborazione con il collega dell’università di Parigi-Sud Anders Pape Møller. Circa un anno e mezzo fa, Mousseau documentò sulla stessa rivista come nell’area compresa nel raggio di 30 chilometri dalla centrale, la “zona di esclusione” interdetta agli esseri umani, le rondini presentino una serie di anomalie causate dall’esposizione alle radiazioni nucleari, come tumori e variazioni nel colore del piumaggio. Il lavoro del biologo americano, impegnato da almeno un decennio nelle pericolosa zona, è infatti finalizzato ad accertare l’impatto della catastrofe anche sulla vita animale, al quale ha aggiunto ora un tassello che pare proprio accentuarne la gravità. Il suo gruppo di ricercatori, servendosi di dispositivi Gps portatili e di apparecchi per la misurazione della radioattività, ha verificato, grazie al confronto con aree non contaminate, che nella zona di esclusione è tuttora in diminuzione perfino il numero di insetti, dai ragni alle libellule, passando per farfalle, cavallette e calabroni. Mousseau continua dunque a smentire, come ha già fatto in un passato molto recente, la tesi sostenuta da Sergey Gaschak, radioecologo del Chernobyl Center, ente scientifico istituito in Ucraina per studiare le conseguenze delle emissioni radioattive, secondo il quale la zona di esclusione si starebbe in realtà ripopolando di vita animale. Anche in questa occasione, Gaschak non si dà per vinto, e ribatte con una dichiarazione alla Bbc: nella zona di esclusione la vita animale prospera, per via del ridotto contatto con quella umana. Probabilmente un’abile mossa per controbattere il possibile invito di Mousseau a trasferirvisi.
GIA NEL 2007 UNA RICERCA EVIDENZIAVA QUANTO SEGUE
Trascorsi vent’anni dall’incidente nucleare di Chernobyl, Sergey Gaschak, radioecologo del Chernobyl Center, ente scientifico istituito in Ucraina per studiare le conseguenze delle emissioni radioattive, dichiarò l’anno scorso che l’area situata in un raggio di 30 chilometri dalla centrale nucleare, la cosiddetta “zona di esclusione” interdetta agli esseri umani, stava diventando una specie di oasi per la vita animale, che vi ritornava con specie che non si erano viste per decenni, dalla lince al gufo reale, a suo dire insensibili alla radioattività, mentre molti uccelli stavano nidificando perfino nel sarcofago di cemento che avvolge il reattore esploso. Trascorso un anno da quelle ottimistiche dichiarazioni, Timothy A. Mousseau, biologo della University of South Carolina, con un articolo pubblicato sul numero di agosto della rivista Biology Letters, sferra ora un duro colpo all’illusione di ridimensionare il disastro del 1986. Uno studio di lungo periodo condotto dal 1991 al 2006 sulle rondini comuni, ha infatti confrontato le caratteristiche morfologiche degli esemplari presenti nella zona di esclusione con quelle riscontrate sulla stessa specie in un’area dell’Ucraina situata a 220 chilometri di distanza, oltre che in altre aree di controllo in Spagna, in Italia e in Danimarca utilizzate come termine di paragone. Analizzando complessivamente più di 7700 esemplari, sono state così individuate 11 anomalie che affliggono le rondini nella zona di esclusione molto più che altrove, dalle variazioni nel colore del piumaggio agli occhi deformi, passando per i tumori. Nella stessa zona, la loro presenza è inferiore di circa due terzi rispetto alle altre aree esaminate, dai livelli di radioattività nella norma. Come ha dichiarato Mousseau al New York Times, si tratta di una grossa sorpresa, perché non si aveva idea del reale impatto del disastro sulla vita animale, al contrario di quanto lasciavano intendere alcune affermazioni.
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Pubblicato da milionidieuro su 10 dicembre 2008
Quando hanno trovato una colonia di batteri in fondo a un barile, gli scienziati del Savannah river site sono rimasti increduli: i microrganismi erano riusciti a sopravvivere accanto a scorie radioattive. Il loro dna è in grado di ripararsi rapidamente: se diviso in più pezzi, si riassembla in poche ore. E allora i ricercatori hanno deciso di indagare a fondo, come rivela uno studio appena pubblicato sulla rivista online Plos. Il materiale genetico analizzato include sequenze di dna batterico e di plasmidi, organismi che vivono in simbiosi con i loro ospiti. Eppure nella doppia elica del Kineococcus Radiotolerans non sono presenti “parti” del codice genetico simili a quelle di un altro batterio ultraresistente, Deinococcus radiodurans: potrebbe, quindi, aver sviluppato meccanismi di sopravvivenza unici.
Perché può riprodursi in un ambiente dove altri organismi sarebbero invece destinati a morire? E ancora: sarebbe utile per bonificare la spazzatura organica dei siti nucleari, come una sorta di depuratore naturale? È l’interrogativo che ha spinto i ricercatori a tracciare una mappatura ad alta risoluzione del batterio. Dai risultati dello studio sembra che il Kineococcus radiotolerans nel tempo sia riuscito ad acquisire e conservare caratteristiche utili per affrontare lunghi periodi di disseccamento, una situazione simile agli effetti delle radiazioni ionizzanti delle scorie (gli ultimi reattori nucleari “naturali” si sarebbero spenti due miliardi di anni fa in Africa, nell’attuale Gabon). E, soprattutto, gli scienziati sostengono che la sua potenzialità di bonifica è legata in particolare a un’elevata efficienza nella “digestione” di sostanze chimiche associate con rifiuti radioattivi utilizzando ossalati e formiati. Tanto che potrebbe facilitare il recupero di luoghi a rischio. Ma ulteriori indagini saranno necessarie.
Pubblicato in: batteri, batteri mangiA radioattività, Deinococcus radiodurans, radiottività, SMALTIMENTO DEI RIFIUTI RADIOATTIVI, smaltimento radioattivo | Lascia un commento »
Pubblicato da milionidieuro su 29 agosto 2008
BRUXELLES – Allarme in Belgio per la fuga radioattiva verificatasi in un istituto che produce radioisotopi per uso medico a Fleurus, località ad una cinquantina di chilometri a sud di Bruxelles, nella zona di Charleroi. L’incidente risale allo scorso fine settimana, ma solo ora le autorità competenti hanno deciso di avvertire la popolazione. Per le vie della cittadina di Fleurus – circa 20 mila abitanti -, per iniziativa del sindaco, auto della polizia con altoparlanti hanno diffuso appelli alla prudenza, raccomandando agli abitanti, che vivono entro un raggio di cinque chilometri dal luogo dove è avvenuta la fuga, di non consumare la frutta e la verdura dei loro giardini, né di bere l’acqua piovana o il latte delle loro fattorie fino ad un nuovo ordine. Mentre gli ambientalisti hanno criticato l’intervento tardivo del governo, le autorità del Belgio si sono affrettate a spiegare che le misure sono state prese soprattutto a scopo precauzionale.
INFORMATA L’UE – Insieme agli avvisi ai cittadini che vivono nell’area, l’Agenzia belga per il controllo nucleare già nella tarda serata di giovedì aveva informato la Commissione europea delle misure prese, così come previsto a livello Ue dal sistema di allerta rapida Ecurie. La fuga radioattiva, avvenuta nel laboratorio dell’Istituto di radio-elementi (Ire) di cui è presidente l’ex commissario europeo Philippe Busquin, era stata segnalata nella notte tra domenica e lunedì. In un primo momento, il 26 agosto scorso, l’incidente era stato classificato al livello 3 (guasto grave) della scala internazionale Ines, che comprende 7 livelli. Solo giovedì sera l’Agenzia belga per il controllo nucleare ha optato però per misure di protezione più stringenti, dopo aver analizzato alcuni campioni di erba. A questo punto è partita la comunicazione anche all’esecutivo Ue e di conseguenza a tutti gli altri Stati membri
GREENPEACE – Ad avviso di Greenpeace, le autorità avrebbero però sottostimato il rischio che lo iodio radioattivo può provocare nei bambini che «sono 22 volte superiori rispetto a quelli a cui sono sottoposti gli adulti in caso di ingestione». Critiche sono arrivate all’indirizzo delle autorità nazionali anche da altri sindaci dei comuni vicini a Flueurus che non sarebbero stati ufficialmente avvertiti, provocando così sorpresa e preoccupazione. L’istituto dove si è verificata la fuga radioattiva è il secondo produttore mondiale di radioisotopi usati anche nella terapia per il trattamento dei tumori.
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Pubblicato da milionidieuro su 24 agosto 2008
Madrid – Un incendio si è sviluppato stamattina nei locali di una centrale nucleare in Catalogna, nel nord est della Spagna, e l’impianto è stato fermato. L’incendio é stato domato. Lo ha detto oggi il Csn, l’autorità spagnola per la sicurezza nazionale. “Il responsabile della centrale nucleare di Vandellos II ha informato il Consiglio di sicurezza nazionale… che alle 08:49 di oggi un incendio è divampato nel generatore elettrico”, ha detto il Csn. “Alle 10:30 l’incendio è stato completamente spento”, ha aggiunto il Csn nel suo sito, precisando che “tutti i sistemi di sicurezza dell’impianto hanno funzionato come previsto” e “attualmente, la centrale è ferma e in condizioni stabili”. “L’incendio non ha avuto alcun impatto sui lavoratori o sull’ambiente”, ha detto l’organismo. Secondo l’organizzazione Greenpeace, verso le 10:00 era visibile una grande colonna di fumo che usciva dalla sala delle turbine.
“Non toccato il reattore” L’incendio ha interessato un generatore in un edificio convenzionale separato dal reattore, che non è stato quindi toccato, e il fermo del reattore è scattato automaticamente. “L’incendio ha avuto luogo nel generatore, un edificio convenzionale separato dal reattore”, ha detto Rafael Cid, vicedirettore generale del Consiglio per la sicurezza nazionale (Csn) spagnolo. Il generatore è dove le turbine trasformano in elettricità l’energia prodotta dal reattore atomico. “Dal punto di vista della sicurezza siamo relativamente tranquilli”, ha detto Cid, aggiungendo che la centrale è ancora ferma e che la parte danneggiata dall’incendio deve essere sostituita. Costruita nel 1980 e autorizzata a funzionare fino al 2010, la centrale Vandellos II è una delle sei attive in Spagna ed è sfruttata congiuntamente dai gruppi energetici Endesa e Iberdrola. Il suo impianto è gestito dall’Anav (Associazione nucleare Ascò Vandellos), finita sotto i riflettori lo scorso aprile con l’accusa di non aver informato correttamente le autorità su un incidente senza conseguenze verificatosi nel novembre 2007 nella centrale di Ascò.
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Pubblicato da milionidieuro su 23 agosto 2008
PARIGI, 23 AGO – Una piccola fuoriuscita di uranio e’ stata scoperta due giorni fa nei pressi della centrale nucleare di Pierrelatte, nel sud della Francia. La fuoriuscita e’ stata rilevata da alcuni operai a lavoro su una canalizzazione interrata delle reti di acque della societa’ Comurhex che non era piu’ utilizzata. La prefettura del dipartimento Drome ha parlato di ”un impatto ambientale marginale”, dopo una ispezione dei tecnici dell’ authority per la sicurezza nucleare
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Pubblicato da milionidieuro su 6 agosto 2008
(ANSA) – PARIGI, 6 AGO 2008 - Ancora la centrale nucleare del Tricastin, nel
sud della Francia, fa parlare di sé quest’estate per un incidente, anzi
un’anomalia: a luglio – ma si è saputo solo oggi – ci sarebbero state
troppe emissioni di scorie di carbonio 14 alla fabbrica Socatri (Areva)
sul sito in cui già quattro volte è scattato l’allarme. Lo ha
annunciato l’ASN, Autorità di sicurezza nucleare. Si tratterebbe, in
realtà, della prima anomalia in ordine temporale, essendo stata
appurata il 4 luglio, durante il trattamento delle scorie. In quella
fase, stando all’ASN, ci sarebbe stato “un superamento, per il mese di
giugno, del limite di rifiuti gassosi mensili di carbonio 14″.
L’ASN,
pur classificando l’incidente all’ormai solito livello 1, il più basso
della scala che ne conta 8, ha “vietato alla Socatri qualsiasi attività
che generi scorie di carbonio 14 fino alla fine del 2008″. Infatti, il
limite consentito per l’anno intero è già stato superato del 5%.
L’impatto
sull’ambiente e sulla popolazione sarebbe peraltro “molto debole”.
Nella stessa fabbrica Socatri, la notte fra il 7 e l’8 luglio, c’era
stata una fuga di 74 chili di sostanze contenenti uranio. L’incidente
rivelato oggi è il quinto in un mese, dopo la lieve contaminazione del
23 luglio di cui hanno fatto le spese un centinaio di dipendenti della
centrale del Tricastin, le fughe radioattive del 7 luglio e quelle di
un’altra fabbrica di combustibili a Romans-sur-Isere, poco lontano ma
più a nord, il 18 luglio. Infine, il 21 luglio, 15 dipendenti su un
cantiere di manutenzione della centrale erano rimasti lievemente
contaminati.
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Pubblicato da milionidieuro su 21 luglio 2008
Quindici operai dell’impianto nucleare di Saint Alban, nella regione dell’Isere (sud della Francia), sono stati contaminati dalla fuoriuscita di liquido radioattivo. Lo riferisce Electricité de France (Edf), l’azienda elettrica francese. «Gli operai sono stati leggermente contaminati nel corso di un intervento di manutenzione su un cantiere dell’unità produttiva numero due», ha indicato un responsabile della direzione. L’incidente non è stato classificato dall’Agenzia di sicurezza nucleare.
In seguito all’incidente, avvenuto venerdì ma di cui ha dato notizia solo questa mattina il quotidiano «Dauphinè Liberè», sono state ritrovate «tracce di elementi radioattivi» nel corso dei monitoraggi e dei controlli di routine dei dipendenti dell’impianto. I lavoratori sono stati sottoposti a un controllo medico ma l’azienda esclude che vi siano conseguenze di alcun tipo per la loro salute. Le cause dell’incidente non sono ancora state chiarite. «I livelli di contaminazione sono inferiori al limite regolamentare e dei nuovi controlli medici, effettuati questa mattina (lunedì), hanno rivelato che non vi è più alcuna traccia di contaminazione». «Questi lavoratori – ha precisato un responsabile di Edf – provenienti da imprese esterne, sono stati contaminati molto leggermente durante un intervento in un cantiere di manutenzione all’unità di produzione 2, attualmente chiuso per le verifiche decennali».
Questo incidente nell’Isere avviene dopo quello del 7 luglio nella centrale nucleare di Tricastin, regione di Vaucluse, e quello del 18 luglio della centrale di Romans-sur-Isere, nella Drome.
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