ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

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Archivio per la categoria ‘RADIAZIONI’

Cesio137: in ITALIA pellet per stufe radioattivo

Pubblicato da milionidieuro su 15 giugno 2009

AOSTA – Pensava di aver acquistato dell’eco-combustibile di qualità, ma ha scoperto di avere utilizzato nella stufa di casa una sostanza radioattiva. È accaduto a un abitante di Aosta, città da dove oggi – su disposizione della Procura della Repubblica – è partito un maxi sequestro in 29 province italiane (11 le regioni coinvolte) di 10 mila tonnellate di pellet, un prodotto, proveniente in questo caso dalla Lituania, derivante dalla pressatura della segatura del legno e utilizzato in speciali stufe domestiche.

NON BRUCIAVA BENE – Sono stati i vigili del fuoco di Aosta ad avvertire ieri la squadra mobile della questura, dopo che l’aostano aveva fatto analizzare il pellet perché non bruciava bene. La strumentazione del gruppo Nucleare biologico chimico (Nbc) ha rilevato la presenza di Cesio137: sostanza radioattiva prodotta dalla detonazione di armi nucleari e dai reattori delle centrali nucleari. Subito è scattata l’operazione. Prima è stato individuato il rivenditore valdostano, poi l’importatore, un grossista di Varese, successivamente è stata ricostruita la rete di distribuzione in Italia. Nelle prime ore di oggi, in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso dal procuratore della Repubblica di Aosta, Marilinda Mineccia, agenti delle 29 questure coinvolte hanno messo i sigilli sui sacchi contenenti pellet con marca «Natur Kraft», conservati in 60 diversi depositi. Non tutti risultano comunque contaminati.

IN TUTTA ITALIA – La merce – un totale di 251 tir – era arrivata dal Baltico lo scorso autunno e poi venduta in tutta Italia, dal nord al sud. Oltre la Valle d’Aosta, le regioni coinvolte sono la Lombardia (Varese, Milano, Como, Lecco, Cremona, Bergamo, Pavia, Lodi, Sondrio e Brescia), il Piemonte (Torino e Cuneo), la Liguria (Savona e La Spezia), il Veneto (Vicenza), l’Emilia Romagna (Forlì, Ravenna Ferrara e Bologna), il Lazio (Frosinone e Viterbo), l’Abruzzo (L’Aquila), la Puglia (Bari, Brindisi e Taranto), la Calabria (Cosenza) e la Sardegna (Sassari e Cagliari). Ora l’attenzione è rivolta alle eventuali minacce alla salute a cui possono essersi esposti coloro che sono entrati in contatto con l’eco-combustibile contaminato.

I PERICOLI – Il Cesio 137, infatti, è un materiale radioattivo estremamente tossico. Il soggetto può subire danni cellulari dovuti alle radiazioni che possono persino provocare perdita di conoscenza, coma o morte. Dipende dalla resistenza delle singole persone, dalla durata dell’esposizione e dalla concentrazione a cui il soggetto è esposto. «I pellet contaminati – ha rassicurato oggi il questore di Aosta, Salvatore Aprile, nel corso di una conferenza stampa – non sono pericolosi per la salute dell’uomo quando sono inerti, mentre lo possono essere i fumi prodotti dalla loro combustione, così come le ceneri». E poi ha aggiunto: «Sono ancora in corso esami e accertamenti per testare quali sono i pericoli per la salute derivanti da questo materiale».

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Chernobyl :Due esplosioni, una dietro l’altra, la notte del 26 aprile 1986

Pubblicato da milionidieuro su 26 aprile 2009

Legambiente: “Scorie, costi e sicurezza problemi tuttora irrisolti”. Le iniziative dell’associazione in occasione del Chernobyl Day europeo

Due esplosioni, una dietro l’altra, la notte del 26 aprile 1986 al reattore della quarta unità di CHERNOBYL. 11 miliardi di miliardi di Bequerel la radioattività rilasciata dalle esplosioni, un valore 30 miliardi di volte superiore alla dose massima utilizzata per terapie radiologiche di tumori, con 6 pompieri, 24 dipendenti e 31 liquidatori morti quasi subito per effetto delle radiazioni immediate e un numero difficilmente quantificabile di vittime per gli effetti a lungo termine di quelle assorbite. Dieci i giorni impiegati per spegnere gli incendi, 130 mila gli abitanti dei 76 villaggi evacuati nel raggio di 30 km dalla centrale. La centrale di CHernobyl ha cessato la sua attività il 15 dicembre del 2000, ma ancora oggi le conseguenze sono gravissime. Il fall-out radioattivo, infatti, ha interessato oltre 150mila chilometri quadrati di territorio tra Bielorussia, Ucraina e Russia, coinvolgendo più di 3 milioni di persone.

Sono alcuni numeri del più grande disastro nella storia del nucleare civile che Legambiente ricorda in occasione del ventitreesimo anniversario dell’incidente per non perdere la memoria e ribadire il suo NO ad un ritorno a produrre energia nucleare in Italia.

“A 23 anni dall’incidente di Chernobyl, il nucleare pone ancora gravi problemi di sicurezza – ha spiegato il responsabile scientifico di Legambiente Stefano Ciafani – non abbasserà affatto la bolletta energetica nazionale, non ridurrà la dipendenza italiana dall’estero e non ci permetterà di rispettare la scadenza europea del 2020 per la riduzione delle emissioni di gas serra prevista dall’accordo europeo 20-20-20. Se l’Italia decidesse di puntare, come intende fare il governo, sul nucleare, visto il costo ingentissimo dell’operazione, abbandonerebbe di fatto qualsiasi investimento alternativo sullo sviluppo di rinnovabili, tecnologie pulite ed efficienza energetica e rinuncerebbe alla costruzione di quel sistema imprenditoriale innovativo e diffuso in grado di competere sul mercato globale, che ad esempio in Germania occupa 250 mila lavoratori e su cui vuole puntare la nuova amministrazione USA”. Contro il piano del governo che prevede la costruzione delle prime nuove centrali entro il 2020, con l’obiettivo di produrre a regime il 25% dell’energia elettrica dal nucleare, Legambiente ha lanciato nell’ottobre scorso la campagna “Per il clima contro il nucleare” proponendo, tra le altre cose, alle amministrazioni locali di dichiarare il proprio territorio “sito denuclearizzato”, una raccolta firme “per un sistema energetico moderno, pulito, sicuro” e l’organizzazione di spettacoli, concerti e dibattiti sul tema.

“Perché non è del nucleare che l’Italia ha bisogno per rilanciare l’economia e risolvere la sua dipendenza dalle fossili – conclude Ciafani – ma di un mix di efficienza, risparmio energetico e fonti rinnovabili”.

“La situazione in Bielorussia è ancora oggi molto preoccupante – aggiunge Angelo Gentili, responsabile del Progetto Legambiente Solidarietà – mentre l’interesse della comunità internazionale viene meno ogni anno di più. Le popolazioni sono abbandonate a se stesse e non è sufficiente il lavoro di cooperazione che centinaia di associazioni e Ong, come la nostra, portano avanti da anni. Per questo continueremo nella nostra azione di solidarietà con azioni concrete ma anche iniziative che richiamino l’attenzione dell’opinione pubblica sul problema della sicurezza nucleare e sul dramma che stanno vivendo alcuni milioni di persone che vivono nelle zone contaminate di Bielorussia, Russia e Ucraina”.

TUtti i numeri di CHernobyl

2 esplosioni consequenziali la notte del 26 aprile 1986 al reattore della quarta unità di Cernobyl

11 miliardi di miliardi di Bequerel la radioattività rilasciata nelle esplosioni, 30 miliardi di volte superiore alla dose massima utilizzata per terapie radiologiche di tumori

10 giorni necessari per spegnere gli incendi

5.000 tonnellate di materiali vari(sabbia,boro, piombo, fosfati) versati sopra le macerie

dai 300mila a 800mila i liquidatori impiegati nel dopo incidente

50.000 gli abitanti della cittadina di Pripjat che vennero allontanati dalle loro case, dove non sono mai rientrati

130.000 gli abitanti dei 76 villaggi evacuati nel raggio di 30 km dalla centrale

6 i pompieri che intervennero subito per spegnere l’incendio e che morirono pochi giorni dopo per l’effetto delle radiazioni

24 i dipendenti morti tra il 26 aprile ed il 31 luglio per effetto delle radiazioni

31 i liquidatori morti poco tempo dopo per le dosi di radiazioni assorbite

4 i piloti di elicottero che morirono in volo sopra la centrale

1800 i casi di cancro alla tiroide censite dall’Aiea in bambini che all’epoca dell’incidente avevano un’età compresa tra i 0 e 14 anni

1,5 milioni di persone che vivono ancora oggi in aree con livelli di contaminazione superiori a 1 curie per chilometro quadrato

150mila i chilometri quadrati di territorio ancora contaminato

1.000 mq è l’estensione delle crepe sul sarcofago che racchiude i resti del reattore esploso

180 le tonnellate di combustibile che si stima siano ancora all’interno del reattore

100 metri in altezza e 260 metri di lunghezza la dimensione della nuova struttura che andrà a ricoprire l’attuale sarcofago e che avrà un costo stimato di oltre un miliardo di dollari.
Dal sito di Legambiente

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TEST NUCLEARI : Cina, i sopravvissuti ai test nucleari presentano il conto al governo

Pubblicato da milionidieuro su 20 aprile 2009

Quasi un milione e mezzo di persone è stato esposto alle radiazioni dei test nucleari cinesi nel deserto del Gobi ( Xinjiang ) dal 1964 al 1996 (190mila morti). Ora i sopravvissuti chiedono i risarcimenti.

Quasi un milione e mezzo di persone è stato esposto alle radiazioni dei test nucleari effettuati dal governo cinese nel deserto del Gobi dal 1964 al 1996. Di questi, oltre 190 mila sono morti per malattie legate alle radiazioni, ma i sopravvissuti, scrive The Times, dopo anni di silenzio e di malattie che si trascinano ormai di generazione in generazione hanno chiesto risarcimenti a Pechino. Sono soprattutto gli uomini e le donne dell’Unità 8023, che si occupavano dei sopralluoghi nelle zone in cui avvenivano le esplosioni – subito dopo i test – protetti solo da una mascherina, che galoppavano a dorso di cavallo nei ’funghì di fumo atomici o erano addetti alla pulizia degli aerei usati per gli esperimenti a chiedere ora di essere risarciti. In parte, il governo cinese ha già risposto alle richieste di questo gruppo di veterani: l’anno scorso Li Xueju, ministro degli affari civili, aveva annunciato che lo Stato aveva iniziato a pagare dei sussidi alle persone coinvolte nei test nucleari ma non aveva dato dettagli sulle cifre. Nel sito di Lop Nur, oltre duemila chilometri a ovest di Pechino, sono stati condotti fino a 46 test. Di questi, 23 sono stati effettuati nell’atmosfera, 22 sottoterra e uno è fallito. Una bomba, sganciata da un aereo il 17 novembre del 1976 ha prodotto un’esplosione che è stata 320 volet più potente di quella della bomba che ha distrutto Hiroshima. L’ultima esplosione nell’atmosfera risale al 1980, mentre l’ultimo test sotterraneo è del 1996. Alla fine dello stesso anno la Cina firmò il Trattato di Non-Proliferazione. www.timesonline.co.uk/

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NUCLEARE: Chernobyl PARCO NATURALE DEGLI ORRORI PER ANIMALI ED INSETTI

Pubblicato da milionidieuro su 23 marzo 2009

Forse non porterà nuova acqua al mulino di quanti si oppongono al ritorno al nucleare, ai quali le argomentazioni non mancano, come a coloro che nella comunità scientifica e politica vi ravvisano invece la soluzione al rebus energetico, ma dopo più di vent’anni continua un duello tra studiosi sulle dimensioni, sicuramente rilevanti, dell’incidente nucleare di Chernobyl. Sulla rivista Biology Letters, una delle pubblicazioni dell’Accademia britannica delle scienze, è stato infatti pubblicato l’ultimo studio di Timothy A. Mousseau, biologo della University of South Carolina, condotto in collaborazione con il collega dell’università di Parigi-Sud Anders Pape Møller. Circa un anno e mezzo fa, Mousseau documentò sulla stessa rivista come nell’area compresa nel raggio di 30 chilometri dalla centrale, la “zona di esclusione” interdetta agli esseri umani, le rondini presentino una serie di anomalie causate dall’esposizione alle radiazioni nucleari, come tumori e variazioni nel colore del piumaggio. Il lavoro del biologo americano, impegnato da almeno un decennio nelle pericolosa zona, è infatti finalizzato ad accertare l’impatto della catastrofe anche sulla vita animale, al quale ha aggiunto ora un tassello che pare proprio accentuarne la gravità. Il suo gruppo di ricercatori, servendosi di dispositivi Gps portatili e di apparecchi per la misurazione della radioattività, ha verificato, grazie al confronto con aree non contaminate, che nella zona di esclusione è tuttora in diminuzione perfino il numero di insetti, dai ragni alle libellule, passando per farfalle, cavallette e calabroni. Mousseau continua dunque a smentire, come ha già fatto in un passato molto recente, la tesi sostenuta da Sergey Gaschak, radioecologo del Chernobyl Center, ente scientifico istituito in Ucraina per studiare le conseguenze delle emissioni radioattive, secondo il quale la zona di esclusione si starebbe in realtà ripopolando di vita animale. Anche in questa occasione, Gaschak non si dà per vinto, e ribatte con una dichiarazione alla Bbc: nella zona di esclusione la vita animale prospera, per via del ridotto contatto con quella umana. Probabilmente un’abile mossa per controbattere il possibile invito di Mousseau a trasferirvisi.

GIA NEL 2007 UNA RICERCA EVIDENZIAVA QUANTO SEGUE

Trascorsi vent’anni dall’incidente nucleare di Chernobyl, Sergey Gaschak, radioecologo del Chernobyl Center, ente scientifico istituito in Ucraina per studiare le conseguenze delle emissioni radioattive, dichiarò l’anno scorso che l’area situata in un raggio di 30 chilometri dalla centrale nucleare, la cosiddetta “zona di esclusione” interdetta agli esseri umani, stava diventando una specie di oasi per la vita animale, che vi ritornava con specie che non si erano viste per decenni, dalla lince al gufo reale, a suo dire insensibili alla radioattività, mentre molti uccelli stavano nidificando perfino nel sarcofago di cemento che avvolge il reattore esploso. Trascorso un anno da quelle ottimistiche dichiarazioni, Timothy A. Mousseau, biologo della University of South Carolina, con un articolo pubblicato sul numero di agosto della rivista Biology Letters, sferra ora un duro colpo all’illusione di ridimensionare il disastro del 1986. Uno studio di lungo periodo condotto dal 1991 al 2006 sulle rondini comuni, ha infatti confrontato le caratteristiche morfologiche degli esemplari presenti nella zona di esclusione con quelle riscontrate sulla stessa specie in un’area dell’Ucraina situata a 220 chilometri di distanza, oltre che in altre aree di controllo in Spagna, in Italia e in Danimarca utilizzate come termine di paragone. Analizzando complessivamente più di 7700 esemplari, sono state così individuate 11 anomalie che affliggono le rondini nella zona di esclusione molto più che altrove, dalle variazioni nel colore del piumaggio agli occhi deformi, passando per i tumori. Nella stessa zona, la loro presenza è inferiore di circa due terzi rispetto alle altre aree esaminate, dai livelli di radioattività nella norma. Come ha dichiarato Mousseau al New York Times, si tratta di una grossa sorpresa, perché non si aveva idea del reale impatto del disastro sulla vita animale, al contrario di quanto lasciavano intendere alcune affermazioni.

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NUCLEARE: Chernobyl PARCO NATURALE DEGLI ORRORI PER ANIMALI ED INSETTI

Pubblicato da milionidieuro su 23 marzo 2009

Forse non porterà nuova acqua al mulino di quanti si oppongono al ritorno al nucleare, ai quali le argomentazioni non mancano, come a coloro che nella comunità scientifica e politica vi ravvisano invece la soluzione al rebus energetico, ma dopo più di vent’anni continua un duello tra studiosi sulle dimensioni, sicuramente rilevanti, dell’incidente nucleare di Chernobyl. Sulla rivista Biology Letters, una delle pubblicazioni dell’Accademia britannica delle scienze, è stato infatti pubblicato l’ultimo studio di Timothy A. Mousseau, biologo della University of South Carolina, condotto in collaborazione con il collega dell’università di Parigi-Sud Anders Pape Møller. Circa un anno e mezzo fa, Mousseau documentò sulla stessa rivista come nell’area compresa nel raggio di 30 chilometri dalla centrale, la “zona di esclusione” interdetta agli esseri umani, le rondini presentino una serie di anomalie causate dall’esposizione alle radiazioni nucleari, come tumori e variazioni nel colore del piumaggio. Il lavoro del biologo americano, impegnato da almeno un decennio nelle pericolosa zona, è infatti finalizzato ad accertare l’impatto della catastrofe anche sulla vita animale, al quale ha aggiunto ora un tassello che pare proprio accentuarne la gravità. Il suo gruppo di ricercatori, servendosi di dispositivi Gps portatili e di apparecchi per la misurazione della radioattività, ha verificato, grazie al confronto con aree non contaminate, che nella zona di esclusione è tuttora in diminuzione perfino il numero di insetti, dai ragni alle libellule, passando per farfalle, cavallette e calabroni. Mousseau continua dunque a smentire, come ha già fatto in un passato molto recente, la tesi sostenuta da Sergey Gaschak, radioecologo del Chernobyl Center, ente scientifico istituito in Ucraina per studiare le conseguenze delle emissioni radioattive, secondo il quale la zona di esclusione si starebbe in realtà ripopolando di vita animale. Anche in questa occasione, Gaschak non si dà per vinto, e ribatte con una dichiarazione alla Bbc: nella zona di esclusione la vita animale prospera, per via del ridotto contatto con quella umana. Probabilmente un’abile mossa per controbattere il possibile invito di Mousseau a trasferirvisi.

GIA NEL 2007 UNA RICERCA EVIDENZIAVA QUANTO SEGUE

Trascorsi vent’anni dall’incidente nucleare di Chernobyl, Sergey Gaschak, radioecologo del Chernobyl Center, ente scientifico istituito in Ucraina per studiare le conseguenze delle emissioni radioattive, dichiarò l’anno scorso che l’area situata in un raggio di 30 chilometri dalla centrale nucleare, la cosiddetta “zona di esclusione” interdetta agli esseri umani, stava diventando una specie di oasi per la vita animale, che vi ritornava con specie che non si erano viste per decenni, dalla lince al gufo reale, a suo dire insensibili alla radioattività, mentre molti uccelli stavano nidificando perfino nel sarcofago di cemento che avvolge il reattore esploso. Trascorso un anno da quelle ottimistiche dichiarazioni, Timothy A. Mousseau, biologo della University of South Carolina, con un articolo pubblicato sul numero di agosto della rivista Biology Letters, sferra ora un duro colpo all’illusione di ridimensionare il disastro del 1986. Uno studio di lungo periodo condotto dal 1991 al 2006 sulle rondini comuni, ha infatti confrontato le caratteristiche morfologiche degli esemplari presenti nella zona di esclusione con quelle riscontrate sulla stessa specie in un’area dell’Ucraina situata a 220 chilometri di distanza, oltre che in altre aree di controllo in Spagna, in Italia e in Danimarca utilizzate come termine di paragone. Analizzando complessivamente più di 7700 esemplari, sono state così individuate 11 anomalie che affliggono le rondini nella zona di esclusione molto più che altrove, dalle variazioni nel colore del piumaggio agli occhi deformi, passando per i tumori. Nella stessa zona, la loro presenza è inferiore di circa due terzi rispetto alle altre aree esaminate, dai livelli di radioattività nella norma. Come ha dichiarato Mousseau al New York Times, si tratta di una grossa sorpresa, perché non si aveva idea del reale impatto del disastro sulla vita animale, al contrario di quanto lasciavano intendere alcune affermazioni.

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FUGA RADIOTTIVA, INCIDENTE IN BELGIO A Fleurus …..INCIDENTE NUCLEARE

Pubblicato da milionidieuro su 29 agosto 2008

BRUXELLES – Allarme in Belgio per la fuga radioattiva verificatasi in un istituto che produce radioisotopi per uso medico a Fleurus, località ad una cinquantina di chilometri a sud di Bruxelles, nella zona di Charleroi. L’incidente risale allo scorso fine settimana, ma solo ora le autorità competenti hanno deciso di avvertire la popolazione. Per le vie della cittadina di Fleurus – circa 20 mila abitanti -, per iniziativa del sindaco, auto della polizia con altoparlanti hanno diffuso appelli alla prudenza, raccomandando agli abitanti, che vivono entro un raggio di cinque chilometri dal luogo dove è avvenuta la fuga, di non consumare la frutta e la verdura dei loro giardini, né di bere l’acqua piovana o il latte delle loro fattorie fino ad un nuovo ordine. Mentre gli ambientalisti hanno criticato l’intervento tardivo del governo, le autorità del Belgio si sono affrettate a spiegare che le misure sono state prese soprattutto a scopo precauzionale.

INFORMATA L’UE – Insieme agli avvisi ai cittadini che vivono nell’area, l’Agenzia belga per il controllo nucleare già nella tarda serata di giovedì aveva informato la Commissione europea delle misure prese, così come previsto a livello Ue dal sistema di allerta rapida Ecurie. La fuga radioattiva, avvenuta nel laboratorio dell’Istituto di radio-elementi (Ire) di cui è presidente l’ex commissario europeo Philippe Busquin, era stata segnalata nella notte tra domenica e lunedì. In un primo momento, il 26 agosto scorso, l’incidente era stato classificato al livello 3 (guasto grave) della scala internazionale Ines, che comprende 7 livelli. Solo giovedì sera l’Agenzia belga per il controllo nucleare ha optato però per misure di protezione più stringenti, dopo aver analizzato alcuni campioni di erba. A questo punto è partita la comunicazione anche all’esecutivo Ue e di conseguenza a tutti gli altri Stati membri

GREENPEACE – Ad avviso di Greenpeace, le autorità avrebbero però sottostimato il rischio che lo iodio radioattivo può provocare nei bambini che «sono 22 volte superiori rispetto a quelli a cui sono sottoposti gli adulti in caso di ingestione». Critiche sono arrivate all’indirizzo delle autorità nazionali anche da altri sindaci dei comuni vicini a Flueurus che non sarebbero stati ufficialmente avvertiti, provocando così sorpresa e preoccupazione. L’istituto dove si è verificata la fuga radioattiva è il secondo produttore mondiale di radioisotopi usati anche nella terapia per il trattamento dei tumori.

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contaminazione centrale nucleare di Pierrelatte, fuoriuscita di uranio

Pubblicato da milionidieuro su 23 agosto 2008

PARIGI, 23 AGO – Una piccola fuoriuscita di uranio e’ stata scoperta due giorni fa nei pressi della centrale nucleare di Pierrelatte, nel sud della Francia. La fuoriuscita e’ stata rilevata da alcuni operai a lavoro su una canalizzazione interrata delle reti di acque della societa’ Comurhex che non era piu’ utilizzata. La prefettura del dipartimento Drome ha parlato di ”un impatto ambientale marginale”, dopo una ispezione dei tecnici dell’ authority per la sicurezza nucleare

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incidente in francia a tricastin 06-08-2008

Pubblicato da milionidieuro su 6 agosto 2008

(ANSA) – PARIGI, 6 AGO 2008 - Ancora la centrale nucleare del Tricastin, nel
sud della Francia, fa parlare di sé quest’estate per un incidente, anzi
un’anomalia: a luglio – ma si è saputo solo oggi – ci sarebbero state
troppe emissioni di scorie di carbonio 14 alla fabbrica Socatri (Areva)
sul sito in cui già quattro volte è scattato l’allarme. Lo ha
annunciato l’ASN, Autorità di sicurezza nucleare. Si tratterebbe, in
realtà, della prima anomalia in ordine temporale, essendo stata
appurata il 4 luglio, durante il trattamento delle scorie. In quella
fase, stando all’ASN, ci sarebbe stato “un superamento, per il mese di
giugno, del limite di rifiuti gassosi mensili di carbonio 14″.

L’ASN,
pur classificando l’incidente all’ormai solito livello 1, il più basso
della scala che ne conta 8, ha “vietato alla Socatri qualsiasi attività
che generi scorie di carbonio 14 fino alla fine del 2008″. Infatti, il
limite consentito per l’anno intero è già stato superato del 5%.

L’impatto
sull’ambiente e sulla popolazione sarebbe peraltro “molto debole”.
Nella stessa fabbrica Socatri, la notte fra il 7 e l’8 luglio, c’era
stata una fuga di 74 chili di sostanze contenenti uranio. L’incidente
rivelato oggi è il quinto in un mese, dopo la lieve contaminazione del
23 luglio di cui hanno fatto le spese un centinaio di dipendenti della
centrale del Tricastin, le fughe radioattive del 7 luglio e quelle di
un’altra fabbrica di combustibili a Romans-sur-Isere, poco lontano ma
più a nord, il 18 luglio. Infine, il 21 luglio, 15 dipendenti su un
cantiere di manutenzione della centrale erano rimasti lievemente
contaminati.

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GLI EFFETTI DELLA BOMBA ATOMICA

Pubblicato da milionidieuro su 4 giugno 2008

  • Si possono raggruppare in tre categorie: meccanici, termici, radioattivi.I danni prodotti dall’onda d’urto sulle persone si possono distinguere in due gruppi: quelli diretti e quelli indiretti.Gli effetti indiretti sono causati dalla caduta di fabbricati, dal trasporto ad alte velocità di materiali contundenti (schegge di vetro, di legno, ecc.). Quelli diretti sono provocati dalla pressione dell’onda d’urto. La sovrapressione sufficiente a uccidere un uomo è pari a 2.104 Kg/cm. Questa sovrapressione, nel caso di una bomba atomica da 20 kiloton, si manifesta a circa 600 m dall’epicentro. A Hiroshima, alcune persone, che si trovavano entro un raggio di 2000 metri, hanno avuto la rottura del timpano; in altri casi sono state riscontrate rotture del tessuto polmonare o viscerale.I danni prodotti dagli effetti meccanici delle bombe atomiche sulle strutture si possono così riassumere:
    distruzione praticamente completa entro un raggio di 800 m
    danni gravi alle strutture di edifici con armature di ferro, crepe in pareti di mattoni dello spessore di 22.5 cm; edifici a più piani di mattoni distrutti o in procinto di crollare, entro un raggio di 1700 m
    edifici con notevoli danni alle strutture, non abitabili ma riparabili; gravi danni alle intelaiature delle finestre o delle porte, entro un raggio di 2500 m
    danni da urto alla maggior parte degli edifici entro un raggio di 3000 m;
    deformazioni delle intelaiature delle finestre o delle porte, rottura completa dei vetri, entro un raggio di 12000m. L’onda termica arrivata dopo l’onda d’urto, ciò perché i fotoni pur viaggiando con la velocità della luce hanno un cammino medio piccolo: di conseguenza essi vengono continuamente assorbiti dagli atomi che compongono l’atmosfera e quindi riemessi.Il processo di diffusione dei fotoni è, quindi, realizzato secondo un percorso a tappe con andamento zig-zag e, per quanto il tempo di percorrenza delle singole e tappe sia brevissimo, il tempo di diffusione è relativamente grande, in quanto l’assorbimento e la relativa emissione dei fotoni da parte degli atomi che compongono l’atmosfera richiede un certo tempo.A causa di questa lentezza nella diffusione, la durata di emissione dell’energia termica, nel caso di una bomba atomica di 20 kiloton è di 3 secondi.Questa circostanza è favorevole per la difesa della radiazione termica, in quanto si viene ad avere un maggior tempo a disposizione, per adottare uno dei provvedimenti atti a sottrarsi agli effetti della radiazione stessa.Quando l’aria è limpida, la diffusione del calore avviene con maggior facilità; la presenza di nubi, nebbia, pulviscolo, fumi, ecc. ostacola la penetrazione dei raggi calorifici e riduce il loro campo d’azione in modo più o meno grande, a seconda del grado di maggiore o minore visibilità.Gli effetti sull’uomo della radiazione termica si possono classificare nel modo seguente:per quantità di calore ricevuto pari a 2-3 cal/cm, si hanno scottature di 1°grado; per quantità di calore pari a 3-4 cal/cm, scottature del 2°grado; per quantità di calore pari a 8-10 cal/cm si hanno scottature di 3°grado.I dati sulla gravità delle ustioni provocate dalle bombe atomiche usate in Giappone sono i seguenti: a 0-1000 m: 95% carbonizzati; a 1400-2000 m: carbonizzati e ustionati di 2°grado; a 2000 m: eritema bolloso, depigmentazione;a 2000-4000 m: pigmentazione bruna. Gli effetti della radiazione termica dipendono molto dal tipo di vestito indossato; i tessuti di color bianco assorbono meno calore; il contrario accade per stoffe nere o di colore.In una esplosione atomica si calcola che, in genere, la radiazione termica provoca il 20-30% delle perdite.Gli effetti termici sui materiali si manifestano con lo sviluppo di incendi; a seconda della natura dei materiali, varia la quantità di calore che deve essere ricevuta perché il materiale bruci.La radioattività emessa dall’esplosione di una bomba atomica si suddivide in due categorie: la radioattività iniziale e quella residua.La separazione convenzionale di queste due forme di radioattività è fondata sul fatto che la radioattività iniziale viene emessa nel giro di un minuto primo. Tutte le radiazioni, emesse dopo che sono trascorsi 60 secondi dall’esplosione, formano la radioattività residua.La misura della radioattività è fondata sull’effetto ionizzante, l’unità di misura è il roentgen ( simbolo r) che corrisponde all’ammontare di raggi gamma o di raggi X che produce in centimetro cubico d’aria secca alla temperatura di 0°C e alla pressione di 1 atm, un numero di ioni tali da equivalere all’unità di carica elettrostatica, vale a dire 2.08×109 ioni dell’uno e dell’altro segno.Per quanto riguarda l’effetto globale che le radiazioni possono avere sull’uomo, occorre fare alcune precisazioni.Prima di tutto è necessario stabilire il tempo entro cui si riceve una certa dose; per esempio 100 roentgen in molti anni non producono effetti dannosi; ma la stessa quantità somministrata in un giorno o in un minuto provoca già notevoli alterazioni del sangue. La seconda precisazione da fare è che, mentre si possono tollerare anche migliaia di roentgen di radioattività se questa viene assorbita da un tratto limitato del corpo, è sufficiente un’esposizione a 600 roentgen di tutta la superficie corporea perché l’individuo muoia.Se si considera il caso di esposizione di tutto il carpo a una radiazione, in modo che la dose sia assorbita in poche ore, si ha un aumento dell’effetto patologico proporzionato al tempo di esposizione. Le principali manifestazioni patologiche, che si possono osservare nelle popolazioni sottoposte al bombardamento atomico, sono:
    1 sterilità e impotenza
    2 cataratte e cecità
    3 danni al sangue
    4 produzione di tumori maligni
    5 danni sullo sviluppo infantile
    6 danni sul feto
    danno genetico A Hiroshima 1 abitante su 10 entro un raggio di 1200 metri dall’epicentro ha presentato vari gradi di lesione oculare: le cataratte si formano in seguito al bombardamento del cristallino da parte dei neutroni emessi dalla bomba. Le alterazioni sanguinee hanno avuto un carattere di persistenza; a Hiroshima su 924 soggetti esaminati si è potuta stabilire una riduzione dei globuli rossi dell’1.6%. Fatto ancora più importante è l’aumento delle leucemie. A Hiroshima e a Nagasaki l’aumento delle leucemie si è verificato fra coloro che, al momento dello scoppio si trovavano a non più di 2000 m dall’epicentro.

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EFFETTI DI ESPLOSIONI NUCLEARI

Pubblicato da milionidieuro su 3 marzo 2008

L?ESPLOSIONE DI UN ORDIGNO NUCLEARE
L’esplosione di un ordigno nucleare, sviluppando temperature di decine di milioni di gradi, produce nell’aria una sfera di fuoco che, come un piccolo Sole, emette radiazioni luminose e termiche che viaggiano alla velocità della luce. La sfera di fuoco della bomba di 1 megatone (1 Mton), alla quale mi riferirò, che esplodesse in aria, apparirebbe a 100 Km molte volta più luminosa del sole medesimo.
L’enorme aumento di pressione prodotto dall’esplosione genera un’onda d’urto che viaggia a velocità un poco superiore a quella del suono (circa 500 m/s).
Se l’esplosione avviene in aria a piccola quota (ad esempio: 600 m), l’onda d’urto viene riflessa dal suolo dopo aver provocato un cratere profondo 80 m e largo 700 m.
Qualche secondo dopo l’esplosione, il gas caldissimo contenuto nella sfera o palla di fuoco acquista una velocità ascensionale risucchiando violentemente verso l’alto l’aria ed i detriti circostanti (provocati dall’esplosione appena avvenuta) assumendo la caratteristica forma a fungo.
La differenza con un esplosivo tradizionale è presto detta:
ESPLOSIVO CONVENZIONALE, dopo la deflagrazione:
si ha a che fare solo con l’onda d’urto o onda di pressione e, in misura ridotta, con l’onda di calore
ESPLOSIVO NUCLEARE, dopo la deflagrazione:
si ha a che fare con l’onda d’urto o onda di pressione che impiega circa il 50% dell’energia
si ha a che fare con la radiazione termica o onda di calore che impiega circa il 35% dell’energia
si ha a che fare con la radioattività o onda radioattiva (fall out) che impiega circa il 15% dell’energia
si ha a che fare con il fall out, la ricaduta dopo tempi differenti di materiale radioattivo sollevato in quota
ONDA DI PRESSIONE
Gli effetti distruttivi di quest’onda sono strategicamente importanti soprattutto per il cratere che producono. Questa onda può essere utilmente usata, ad esempio, per distruggere istallazioni e/o basi missilistiche situate in silos sotterranei. La distruzione di edifici dipende dalla loro struttura costruttiva, dalla distanza a cui si trovano e dall’altezza a cui avviene l’esplosione. In definitiva un’onda di pressione origina una sovrapressione che si aggiunge alla ordinaria che è di 1Kg su ogni cm2 di superficie. Una sovrapressione di 0,35 Kg/cm2 è considerata sufficiente a distruggere la maggior parte degli edifici e gli ordigni nucleari generano una sovrapressione di 0,35 Kg/cm2 ad una distanza in Km proporzionale alla radice cubica della loro potenza esplosiva in chilotoni (1 chilotone = 1000 tonnellate equivalenti di tritolo). Vediamo degli esempi:
se la bomba è da 1 chilotone (1 Kton) segue che la radice cubica di 1 è 1 e cioè la distanza di distruzione è di 1 Km.
se la bomba è da 8 Kton segue che la radice cubica di 8 è 2 e cioè la distanza di distruzione è di 2 Km
se la bomba è da 27 Kton segue che la radice cubica di 27 è 3 e cioè la distanza di distruzione è di 3 Km
Si può da questi facili conti trarre subito una importante conclusione: le bombe più grandi distribuiscono la loro potenza distruttiva in modo molto meno efficace delle più piccole.
L’uomo sopporta sovrapressioni maggiori. Hiroshima e Nagasaki, i due laboratori da cui si sono apprese molte cose (oltre a quelli in cui gli USA e l’URSS sperimentavano sulle loro popolazioni), indicano che per una bomba di circa 20 Kton l’area letale per l’uomo si estende grosso modo alla zona in cui vi è una sovrapressione di 1 Kg/cm2 . Si deve comunque tener grandissimo conto che le morti da sovrapressione sono da addebitarsi all’effetto indiretto: le persone sono scagliate contro ostacoli fissi oppure sono investite da oggetti in volo.
ONDA DI CALORE
Riferendoci sempre ad un ordigno da 1 Mton nell’atmosfera, l’onda di calore provoca ustioni di primo grado (eritemi) a distanze di 20 ÷ 25 Km, e di secondo grado (bolle con siero e flittene) a 15 ÷ 20 Km (ciò nel caso in cui non vi siano schermi tra la sfera di fuoco ed il corpo). Se la bomba fosse da 20 Mton le ustioni di primo grado si avrebbero fino a 100 Km e quelle di secondo grado fino a 50 Km. Si deve dire che ustioni di secondo grado estese a circa il 50% del corpo umano, nelle circostanze associate ad una esplosione nucleare (che vedremo), sono mortali. La radiazione termica (nel caso di 1 Mton) è in grado di provocare incendi per un raggio di 15 Km che diventano 30 se la bomba è da 20 Mton. Possono quindi scoppiare incendi in una zona compresa tra 700 e 2800 Km2 e questi incendi scoppierebbero simultaneamente. Si salverebbero solo coloro che avessero rifugi profondi sottoterra ed una scorta di ossigeno per parecchi giorni poiché la combustione lo consumerebbe praticamente tutto.
Ma vi sono anche effetti indiretti. Ad Hiroshima il 70% delle attrezzature antincendio andò distrutto nel crollo delle caserme dei pompieri e l’80% di questi ultimi non si presentò all’appello. Gli incendi quindi si propagherebbero indisturbati anche perché le strade, piene di macerie, non sarebbero percorribili. Ad Hiroshima la tempesta di fuoco durò 6 ore. Si raggiunsero temperature superiori ai 1 000 °C, in grado di fondere vetri e metalli e di incendiare materiali normalmente indistruttibili.
La tempesta di fuoco, oltre ad incendiare tutto, a scaldare violentemente tutto e a consumare ossigeno, libera anche gas nocivi. A Dresda, nel 1945, il bombardamento di tipo convenzionale (altro crimine contro l’umanità) uccise, per effetto dei gas nocivi dovuti alla tempesta di fuoco, più di 100.000 persone; si salvarono solo coloro che avevano lasciato i loro rifugi prima della tempesta di fuoco.
ONDA RADIOATTIVA
La radiazione nucleare a, b, g, che si libera immediatamente uccide in tempi brevi proprorzionalmente all’esposizione alla radiazione. La morte avviene per tumori e leucemie.
I primi sintomi di irradiazione nucleare sono nausea, vomito e diarrea. Insorgono poi, nei casi più gravi: emorragie, febbre e stato generale di collasso. Inoltre, le persone irradiate sono soggette ad infezioni nel caso di ferite (circostanza molto importante perché, nel caso di esplosioni nucleari, molte persone sono simultaneamente irradiate e ferite).
Una dose di radiazione sufficiente ad uccidere fino al 95% della popolazione si ha in un raggio di poco più di 3 Km se la bomba è da 1 Mton (10 Km per bomba da 20 Mton). A 5 Km (bomba da 1 Mton) e a 15 Km (bomba da 20 Mton) si hanno scarsi effetti radioattivi somatici ma c’è possibilità che insorgano effetti genetici.
IL FALL OUT
Questo particolare fenomeno radioattivo si fa sentire vario tempo dopo l’esplosione.
Supponiamo che la bomba esploda al suolo. Una gran massa di terreno e detriti viene risucchiata dall’esplosione e portata in quota (all’incirca a 10 Km). I pezzi più grossi ricadono a terra nelle ore o giorni successivi, l’estensione della zona interessata dipendendo dalle condizioni meteorologiche. La polvere più minuta sale nella stratosfera ricadendo solo dopo mesi od anni ed interessando tutta la Terra.
Tutte queste particelle di terreno e detriti sono mescolati a materiali fortemente radioattivi (gli svariati isotopi) prodotti dall’esplosione. Inoltre il terreno stesso è diventato radioattivo a seguito della radiazione neutronica prodotta dall’esplosione.
Se l’esplosione avviene ad alta quota, non si ha praticamente fall out locale ma solo mondiale. La quantità di fall out locale e mondiale dipende dalla quota a cui avviene l’esplosione e dalle condizioni meteorologiche. L’esplosione di 20 Mton, dovuti per metà a fissione, al suolo potrebbe contaminare una zona di 10.000 Km2, provocando la morte di ogni umano che non disponga di rifugio schermato.
EFFETTI DELLE RADIAZIONI
Le morti a seguito di esposizione a radiazione dipendono dal tipo di sorgente radioattiva, dall’intensità della sorgente e dal tempo di esposizione. Una delle unità in uso è il rem (vedi A scadenza di poche settimane una dose di 600 rem subita durante 6 ÷ 7 giorni, porta nel 90% dei casi alla morte. Una dose di 450 rem produce lo stesso effetto nel 50% dei casi. Una dose di 300 rem nel 10% dei casi. Sempre alla scadenza suddetta, dosi inferiori a 300 rem producono nausea e vomito oltre ad una forte debilitazione del sistema immunitario. Alla scadenza di alcuni anni, invece, anche dosi di soli 50 rem sono in grado di produrre tumori tra lo 0,5% ed il 2,5% della popolazione esposta.
Per quel che riguarda gli effetti biologici delle radiazioni, occorre subito dire che la radiologia non è una scienza molto sviluppata e molte cose ancora non si conoscono bene e, di conseguenza, sono solo possibili conclusioni di ordine generale. Tali effetti si distinguono in somatici e genetici. Gli effetti somatici si osservano nell’individuo esposto e si esauriscono con lui. Gli effetti genetici si osservano nelle generazioni future a seguito di alterazioni delle cellule germinali (o genetiche).
Il danno somatico sembra dovuto ad una rottura del cromosoma che si trova vicino alla zona d’impatto della radiazione. Una volta divisi i due monconi del cromosoma, essi hanno le seguenti possibilità: saldarsi insieme nuovamente (restituzione); attaccarsi a monconi di altri cromosomi (aberrazione a due rotture); rimanere separati (aberrazione ad una rottura). Quest’ultima possibilità fa perdere al nucleo cellulare tutte le informazioni in esso contenute. Gli effetti possono essere immediati o ritardati. Altro possibile effetto è il rallentamento o l’arresto della crescita della cellula ad un particolare stadio del suo ciclo.
Sul danno genetico si sa molto poco. Esso è conseguente ad alterazioni delle cellule germinali e consiste nella produzione di mutanti, cioè di individui con alcune informazioni genetiche variate rispetto a quelle dei genitori. In caso di esplosione tali effetti si farebbero sentire per svariate generazioni.

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ESPOSIONE NUCLEARE

Pubblicato da milionidieuro su 3 marzo 2008

Che cos’è un’esplosione nucleare?
Un ordigno nucleare è un dispositivo che sfrutta i processi di fissione o viceversa di fusione atomica per produrre un’enorme quantità di energia che viene rilasciata esplosivamente (un’onda intensa di calore, luce, pressione dell’aria) accompagnata da intensa produzione di radiazioni. Le bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki in Giappone alla fine della Seconda Guerra Mondiale, hanno prodotto esplosioni nucleari.
Quando esplode un dispositivo nucleare, si produce una grossa sfera di fuoco. Tutto quanto si trova all’interno di questa sfera di fuoco, compresi suolo e acqua, evapora e viene spinto verso l’alto. In tal modo si crea la nube con la caratteristica forma a fungo. Le sostanze radioattive prodotte dall’esplosione dell’ordigno nucleare si mescolano nella nube a fungo alle sostanze evaporate: quando queste si raffreddano, si condensano in particelle sotto forma di polvere. Le sostanze radioattive condensate ricadono sulla terra e questo fenomeno è conosciuto con il nome di pioggia radioattiva. Le particelle radioattive possono essere trasportate anche molto lontano (centinaia o migliaia di chilometri di distanza dal sito dell’esplosione) dalle correnti presenti negli strati alti dell’atmosfera. La pioggia radioattiva determina lo spargimento della contaminazione su vaste superfici di territorio.
Quali sono gli effetti di un’esplosione nucleare?
Gli effetti di un’esplosione nucleare su una persona dipendono dalla potenza dell’ordigno e soprattutto dalla distanza a cui si trovava la persona dall’esplosione. Si possono avere lesioni meccaniche anche molto gravi a causa dei detriti proiettati dall’esplosione stessa (traumi gravi anche mortali).
Le persone possono sperimentare ustioni cutanee sia di natura termica a causa dello sviluppo di elevatissime temperature (sfera di fuoco), che di natura radiologica: la loro gravità sarà tanto maggiore quanto minore la distanza delle vittime rispetto al luogo dell’esplosione.
Si possono avere danni oculari (da una cecità temporanea a gravi ustioni della retina con possibilità di danni permanenti) in coloro che guardino direttamente l’esplosione. Gli individui nelle vicinanze dell’esplosione sono esposti ad elevatissimi livelli di radiazioni con il conseguente sviluppo dei sintomi della malattia da radiazioni (chiamata sindrome acuta da radiazioni o SAR).
Mentre le ustioni gravi appariranno entro pochi minuti, gli altri effetti sulla salute potrebbero richiedere giorni o settimane prima di apparire. Questi effetti possono essere lievi, come l’arrossamento cutaneo, oppure gravi fino alla morte, a seconda della quantità di radiazioni assorbite (la dose), del tipo di radiazioni, della via di esposizione e della durata della stessa.
In conseguenza di un’esplosione nucleare si possono considerare due tipi di esposizione alle radiazioni: esposizione esterna e contaminazione radioattiva che a sua volta può essere distinta in contaminazione superficiale o esterna e contaminazione interna.
L’esposizione esterna ha luogo quando le vittime sono esposte alle radiazioni generate direttamente dall’esplosione o indirettamente dalla ricaduta (pioggia radioattiva), la sorgente di radiazioni rimane comunque esterna al corpo.
La contaminazione radioattiva si ha sostanze radioattive generate dall’esplosione direttamente o indirettamente in tempi successivi vengono a diretto contatto con l’organismo: si parla di contaminazione radioattiva superficiale (contaminazione esterna) quando vi sia la deposizione di sostanze radioattive in forma di polveri, liquidi, ecc.) sugli indumenti e/o sulla cute della persona; mentre si parla di contaminazione interna quando le vittime incorporano sostanze radioattive nel loro organismo attraverso l’introduzione delle stesse per via inalatoria o per ingestione di cibi contaminati ovvero per penetrazione dall’esterno attraverso ferite. Sia l’esposizione esterna che quella interna possono avvenire anche a molti chilometri di distanza dal luogo dell’esplosione.
L’esposizione esterna ad altissime dosi di radiazioni può causare la morte entro pochi giorni o mesi.
L’esposizione esterna a dosi inferiori di radiazioni e quella interna dovuta all’inalazione o al fatto di aver mangiato cibo contaminato con la pioggia radioattiva può portare ad avere un aumento del rischio di sviluppare neoplasie o altri effetti nocivi per la salute.
Come proteggere la famiglia e se stessi da un’esplosione nucleare?
Nel caso di un’esplosione nucleare, sarà attivato un piano di risposta alle emergenze a livello locale e nazionale.
Seguono alcune misure consigliate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in caso di esplosione nucleare:
Se ci si trova vicino all’esplosione quando questa avviene:
Coprirsi gli occhi per evitare di danneggiare la vista.
Stendersi a terra con la faccia rivolta verso il terreno, mettendo le mani sotto il corpo.
Restare sdraiati fino a quando non siano passati il calore e le onde d’urto.
Se ci si trova all’esterno quando avviene l’esplosione:
Trovare qualcosa con cui coprirsi bocca e naso, come una sciarpa, un fazzoletto o altri oggetti di tessuto.
Togliere tutta la polvere dagli indumenti spazzolandoli, agitandoli e sfregandoli in un’area ventilata; coprirsi bocca e naso mentre si fanno queste cose.
Trasferirsi in un rifugio, nel seminterrato o in altre aree sotterranee, preferibilmente lontane dalla direzione in cui soffia il vento.
Togliersi gli indumenti che possono essere contaminati; se possibile, fare una doccia, lavarsi i capelli e cambiare indumenti.
Se ci si trova di già nel rifugio o nel seminterrato:
Coprirsi bocca e naso con una maschera facciale o altro (come una sciarpa o un fazzoletto) fino a quando non sia cessata la ricaduta di sostanze radioattive.
Spegnere gli impianti di aerazione e sigillare porte e finestre fino a quando non sia cessata la ricaduta di sostanze radioattive. Dopo che la nube radioattiva sarà passata togliere i sigilli a porte e finestre per permettere di far circolare l’aria.
Restare all’interno fino a quando le autorità non informino che è sicuro uscire.
Ascoltare la radio o la televisione per avere informazioni e consigli. Le autorità potranno dare indicazioni di restare nel rifugio o di evacuare in direzione di un luogo più sicuro lontano dall’area.
Se bisogna uscire, coprirsi bocca e naso con un fazzoletto inumidito.
Consumare solo acqua e alimenti conservati. Non mangiare cibi freschi locali né bere acqua della rete idrica locale.
Pulire e coprire tutte le ferite aperte sul corpo.
Se viene consigliato di evacuare:
Ascoltare la radio o la televisione per avere informazioni sulle vie di evacuazione, i rifugi temporanei e le procedure a cui attenersi.
Prima di andarsene, chiudere a chiave porte e finestre e spegnere i sistemi di condizionamento dell’aria, chiudere le prese di aria, i ventilatori e i forni.
Portarsi dietro rifornimenti da calamità, come una torcia elettrica con batterie di scorta, una radio a batterie, un kit di pronto soccorso, acqua e alimenti di emergenza, apri-scatole non elettrico, medicinali essenziali, contante e carte di credito, nonché scarpe pesanti.
Ricordarsi che i vicini potrebbero aver bisogno di aiuto, soprattutto i bambini, le persone anziane e i disabili.
Una bomba nucleare è la stessa cosa di una “suitcase bomb”?
Con il termine di “suitcase bomb” (bombe portatili, da valigetta) si intendono ordigni nucleari di piccole dimensioni che possono comunque produrre un’esplosione nucleare molto distruttiva anche se di dimensioni inferiori a quelle di un’arma nucleare sviluppata a scopi di strategia militare.
Una bomba nucleare è la stessa cosa di una “bomba sporca”?
Un’esplosione nucleare è diversa da quella di una “bomba sporca”. Una “bomba sporca”, detta anche dispositivo a dispersione radiologica, è una bomba che impiega esplosivo tradizionale, come per esempio la dinamite, per disperdere sostanze radioattive sotto forma di polvere. Essa non prevede l’innesco di meccanismi di fissione o fusione atomica per produrre la tremenda forza distruttiva di un’esplosione nucleare, ma provoca la dispersione di limitate quantità di sostanze radioattive nei dintorni della sede dell’esplosione. Lo scopo principale di una “bomba sporca” è di impaurire le persone e di contaminare edifici o terreni con sostanze radioattive.
Se un aeroplano precipitasse su una centrale nucleare, si avrebbe lo stesso effetto di un’esplosione nucleare?
Anche se un incidente grave come quello di un aeroplano che precipiti su una centrale nucleare potrebbe causare il rilascio di sostanze radioattive nell’aria, una centrale nucleare non esplode come un’arma nucleare. Ci può essere il pericolo di una contaminazione radioattiva dell’ambiente circostante, più o meno intensa a seconda del tipo di incidente, della quantità di radiazioni rilasciate e delle condizioni atmosferiche del momento.
Nel caso di esplosione nucleare, bisogna assumere ioduro di potassio (KI)?
Sarà cura delle autorità competenti stabilire la necessità della somministrazione di iodio radioattivo alla popolazione e provvedere alla sua distribuzione attraverso i canali di emergenza (forze dell’ordine, protezione civile). Il KI protegge solo la ghiandola tiroide e non offre alcuna protezione verso gli effetti delle radiazioni su altri organi o tessuti. Il fatto di assumere KI non protegge le persone da altre sostanze radioattive che possano essere presenti insieme allo iodio radioattivo.

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Chernobyl

Pubblicato da milionidieuro su 1 marzo 2008

Vittime a lungo termine
Non è possibile stimare con precisione il numero di vittime dovute alle radiazioni, le stime più recenti e neutrali provengono dal Chernobyl Forum e contemplano effetti sulla popolazione delle aree limitrofe al reattore e delle aree maggiormente colpite dalla ricaduta di scorie, quest’ultime per lo più in Bielorussia e Ucraina. La popolazione è stata anche divisa in individui che erano adulti all’epoca dei fatti e individui che erano in età infantile.
Gli studi citati per 20 anni come neutrali e effettuati dall’OMS e poi dal Chernobyl Forum, sono discordanti da un altro studio commissionato da gruppi e personalità contrarie al nucleare: gruppi del parlamento europeo, Greenpeace e fondazioni mediche in Gran Bretagna, Germania, Ucraina e Scandinavia.Vittime secondo istituzioni contrarie al nucleare
Nel rapporto promosso da gruppi e personalità contrari al nucleare e presente nel sito di Greenpeace[2], si citano valori delle sole forme tumorali pari a 270 mila casi fra Ukraina, Bielorussia e Russia collegabili a Chernobyl. 93 mila riguardano persone destinate al decesso.
Il rapporto è molto ampio ma offre spesso solo valutazioni grossolane a percentuali di problemi come la sterilità, aborti, danni al sistema immunologico, al sistema endocrino, difetti cromosomici, invecchiamento precoce, malattie psichiatriche, malattie cardiovascolari e del sangue e malattie generiche riconducibili alle radiazioni. Da cui verranno presumibilmente altre vittime da imputare alla radioattività[3].Vittime secondo il rapporto del Chernobyl Forum
È stato riscontrato che molti individui hanno sviluppato tumori alla tiroide dovuti all’accumulo di iodio radioattivo all’interno dell’organo, fortunatamente le probabilità di guarigione da questo tipo di tumori è molto alta (fino al 99% per i casi legati a Chernobyl, il 90% nei paesi occidentali) e di conseguenza le vittime sono state relativamente poche secondo il rapporto dell’OMS. Inoltre l’assorbimento di iodio radioattivo sembra abbia un effetto considerevole solo sugli individui che erano ancora bambini nel 1986.
Anche studi epidemiologici sulle 600 mila persone, per la maggior parte militari, che parteciparono alla costruzione del rivestimento di cemento hanno evidenziato un aumento dell’incidenza di vari tipi di tumori, per lo più leucemie.
In questo modo è stato stimato che il numero di vittime dal 2006 in poi sarà di 4000 tra gli abitanti dei dintorni e i militari per salire a più 9000 persone considerando anche i dati sugli effetti a lungo raggio.
Per fare un paragone durante il disastro di Bhopal in India morirono 4000 persone in una sola notte e, si stima, circa 30 mila nel giro di qualche mese, ed un totale di 500 mila intossicati. È da tenere in considerazione che i dintorni di Chernobyl erano (e tuttora sono) molto meno popolati dei dintorni di Bhopal.
Critica ai dati dell’OMS
Alcuni giornali hanno riportato le lamentele di operatori sanitari ucraini che inviavano i propri dossier con elevati numeri di casi di cancro all’OMS ma tali documenti non venivano presi in considerazione e per l’OMS le vittime continuavano e continuano ad essere 4000 fino ad oggi. La giustificazione per il dato di 4000 morti è formulata da alcuni esperti che ritengono che all’epoca dell’incidente non vi era interesse nell’indagare e nel mettere in discussione quel numero offerto da istituzioni russe in quanto si era in era post URSS. Altri ritengono che l’industria nucleare abbia intenzionalmente nascosto la verità tramite l’OMS.
Una ricercatrice afferma “Siamo pieni di casi di cancro alla tiroide, leucemie e mutazioni genetiche non registrati nei dati dell’Oms e che erano praticamente sconosciuti 20 anni fa”, ha detto Eugenia Stepanova, del centro scientifico del governo ucraino.
“Studi mostrano che 34.499 persone che presero parte alla ripulitura di Chernobyl sono morte di cancro dopo la catastrofe”, afferma Nikolai Omelyanetes, vice capo della commissione nazionale per la protezione dalle radiazioni ucraina, inoltre secondo Nikolai il tasso di mortalità infantile è aumentato fra il 20 e il 30%.
Nikolai afferma inoltre che “Tutte queste informazioni sono state ignorate dall’Aiea e dall’Oms: gliele abbiamo mandate a marzo dello scorso anno (2005 ndr) e poi nuovamente a giugno. Non hanno detto perché non le hanno accettate”[4].Necessità di future riparazioni
Il sarcofago non è un contenitore permanente e duraturo per il reattore distrutto a causa della sua affrettata costruzione, spesso eseguita a distanza con l’impiego di robot industriali; Inoltre il progetto originiario aveva considerato una durata massima del sarcofago di 30 anni, in quanto esso era stato previsto solo come misura di emergenza temporanea per dare il tempo di realizzare una struttura permanente, e ci stiamo avvicinando pericolosamente a quel limite.
L’edificio sta invecchiando male e c’è il rischio concreto che un piccolo terremoto o il peso di una forte nevicata possa distruggerlo. Se il sarcofago collassasse potrebbe esserci il rilascio di un’altra nube di polvere radioattiva. Sono stati discussi molti piani per la costruzione di un contenitore più duraturo ma, finora, si sono rivelati tutti troppo costosi e pericolosi da mettere in atto. L’invecchiamento precoce del sarcofago è da imputare al forte livello di radioattività che indebolisce i materiali usati per la sua costruzione.
Il costo previsto per la nuova copertura si aggira attorno al miliardo di euro e forse anche di più, la difficoltà nel reperire i fondi è evidente e fino ad oggi sembra siano stati promessi soltanto i due terzi della somma necessaria.
I costi dovuti a questo genere di incidenti vengono assorbiti dalla collettività, in particolare il governo ucraino aspetta che arrivino fondi dall’Europa. L’eperienza di Three Mile Island e altre esperienze come questa di Chernobyl insegna che l’energia da nucleare ha questo genere di sovrapprezzo di solito pagato tramite le tasse anche dei cittadini italiani.
Testo tratto da Wikipedia, licenza FDL.

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Il costo per la conservazione e lo smaltimento definitivo del materiale radioattivo (la "messa in sicurezza")

Pubblicato da milionidieuro su 1 marzo 2008

Il costo per la conservazione delle scorie nucleari è enorme: secondo stime fatte nella seconda metà degli anni Novanta, solo per incapsulare e disporre in condizioni di sicurezza le scorie ad alto livello di radioattività, si dovranno spendere negli Stati uniti oltre 110 miliardi di dollari (al valore del 1996); in Canada, 9,7 miliardi; in Francia e Germania, rispettivamente oltre 7 e 5 miliardi.
La soluzione del problema non è facile, data l’opposizione delle popolazioni allo stoccaggio delle scorie radioattive sul proprio territorio. C’è chi propone un unico sito in cui stoccare tutte le scorie e chi, invece, propone di ripartirle in più siti. C’è anche chi propone di inviare le scorie più pericolose in qualche paese disponibile a tenerle, naturalmente dietro forte compenso. Tale ipotesi viene però respinta da altri, in base alla considerazione che ciò significherebbe esporre a rischio le popolazioni di questi paesi.
C’è inoltre da tener conto del fatto che lo “smaltimento” delle scorie radioattive è divenuto un lucroso affare per società senza scrupoli, che si occupano di esportare le scorie nei paesi più poveri senza le necessarie misure di sicurezza o di collocarle in contenitori che vengono gettati sul fondo del mare, con gravi conseguenze ambientali e sanitarie.
Il problema, ancora irrisolto ed economicamente molto oneroso, è dove conservare in condizioni di sicurezza la crescente quantità di scorie radioattive prodotte dagli impianti nucleari, che restano altamente pericolose per secoli e millenni.

Negli Stati uniti, è stato deciso nel febbraio 2002 di concentrare le scorie radioattive in un unico deposito sotterraneo, che sarà costruito sotto il Monte Yucca (Nevada meridionale, 160 km a nord-ovest di Las Vegas). Nei suoi tunnel saranno conservate, in oltre 11000 contenitori, 70000 tonnellate di scorie radioattive (63000 provenienti da centrali elettronucleari e 7000 da impianti nucleari militari).
Il costo e la complessità dell’operazione sono enormi. Solo per gli studi preliminari del terreno e il progetto sono stati spesi circa 7 miliardi di dollari; per la costruzione del deposito, si prevede una spesa di almeno 58 miliardi di dollari.
Si tratta poi di trasferirvi il materiale radioattivo, attualmente conservato in 131 depositi sotterranei distribuiti in 39 stati: per il trasporto occorreranno 4600 treni e autocarri che dovranno attraversare 44 stati.

I critici del progetto, soprattutto rappresentanti dello stato del Nevada e ambientalisti, sostengono che, quando il deposito sarà ultimato (con tutta probabilità dopo il 2010), si sarà accumulata, al ritmo di circa 2300 tonnellate all’anno, una quantità tale di scorie radioattive da richiedere la costruzione di un altro deposito. Sostengono inoltre che, in base a studi scientifici effettuati da commissioni non-governative, sarà impossibile impedire a lungo termine infiltrazioni di acque sotterranee nel deposito. [1]

La spesa per costruire [eventualmente] il bunker nucleare di Scanzano Jonico peserà sulla bolletta degli italiani per i prossimi 18 anni: si tratta di circa 100-110 euro per ogni utente, da pagare fino al 2021 attraverso un mini-prelievo sulle tariffe che servirà per finanziare la costruzione del deposito delle scorie ma anche i costi per il decommissioning e della messa in sicurezza delle quattro centrali chiuse nel 1987. In tutto sono pochi centesimi di euro (lo scorso anno [cioè nel 2002] erano 0,06 centesimi per kilowattora, ma la voce viene aggiornata periodicamente) al capitolo “Oneri generali di sistema”.
Tradotto in cifre, significa circa 5-6 euro per ogni utente, che diventano oltre 100 euro al termine del periodo previsto dalla legge.

In realtà, questa sorta di “nuclear tax”, gli italiani la stanno già pagando da due anni e precisamente dal maggio del 2001, quando un decreto del governo Amato ha previsto questo prelievo, quantificando in oltre 3,3 miliardi di euro al 2021 i costi per mettere in sicurezza gli 80 mila metri cubi di scorie frutto dell’attività nucleare: smantellamento delle centrali, combustibile irraggiato, rifiuti da industrie e ospedali. Fra il 2001 e il 2021, dunque alla voce “uscita dal nucleare” andranno oltre 3,3 miliardi di euro. La stima potrebbe però lievitare, per effetto di lavori aggiuntivi in corso d’opera, costringendo l’Autorità dell’Energia -che decide le tariffe elettriche- ad aumentare il prelievo per la messa in sicurezza del nucleare. Secondo le prime stime, il deposito da realizzare nella miniera di sale di Scanzano, dovrebbe costare sui 500 milioni di euro. Ma alcuni esperti paventano un costo fino a 1-2 miliardi per eseguire i lavori, il trasporto di materiali pericolosi ma anche i test e gli studi per valutare l’idoneità del sito.

La “nuclear tax” versata attraverso le bollette, viene dalla Cassa Depositi e Prestiti “girata” alla Sogin, – la società ex Enel, oggi detenuta al 100% dal ministero dell’Economia – che deve gestire le operazioni di uscita dal nucleare. Sogin investe questi proventi in buoni del Tesoro, pronta a utilizzarli quanto serve. Secondo fonti del settore, oggi sarebbero già disponibili circa 700 milioni di euro. Fondi che servono anche per il trasporto delle scorie più pericolose in Gran Bretagna, a Sellafield, dove si trova uno dei pochissimi impianti al mondo in grado di eseguire le delicatissime operazioni di trattamento del combustibile irraggiato. In aprile ha preso il via una maxi-operazione di trasferimento che durerà più di un anno e costa, per il solo trasporto Oltremanica, 15 milioni di euro cui si aggiunge quello del riprocessamento del materiale radioattivo.

In realtà, il “conto” per l’addio al nucleare sulle tasche degli italiani è già pesato per una cifra colossale, più del doppio dei 3,3 miliardi previsti nel 2001 che verranno pagati fino al 2021. Dal 1989, infatti, sempre sulle bollette elettriche, sono stati prelevati oltre 7,6 milioni di euro (in cifre rivalutate al 2003 si tratta di circa 9 miliardi e 523 milioni di euro) come rimborso all’ Enel ma anche ad altre società fra cui l’Ansaldo, per il danno subito con la decisione di abbandonare il nucleare dopo il referendum del 1987. Si tratta dei cosiddetti “oneri nucleari” per compensare gli investimenti fatti, le infrastrutture, le commesse, il costo del combustibile, le turbine, inutilizzati dopo la “defenestrazione” dell’atomo. Come dire che la breve stagione del nucleare made in Italy e’ costata al paese -oltre a roventi e infinite polemiche- la cifra colossale di 11 miliardi di euro, poco meno della Finanziaria 2004.

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