ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

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Archivio per la categoria ‘PROTOCOLLO DI KYOTO’

EFFETTO SERRA :ITALIA IN RITARDO nell’applicazione degli obiettivi fissati a Kyoto

Pubblicato da milionidieuro su 12 giugno 2009


Accelerazione dei processi di desertificazione e abbandono delle colture, mancanza di acqua, aumento dei fenomeni climatici estremi: i cambiamenti climatici sono ormai gia’ da qualche anno una realta’ con la quale dobbiamo confrontarci e un accordo su base globale per cercare di contrastarli non e’ piu’ prorogabile.

Sul banco degli imputati l’impatto ambientale di ogni singolo uomo che vive sul pianeta: le emissioni di gas serra, la deforestazione, l’uso scriteriato delle acque, una politica energetica basata sul petrolio e sul carbone. Uno dei dati piu’ preoccupanti riguarda i paesi industrializzati, che secondo quanto stabilito dal protocollo di Kyoto avrebbero dovuto ridurre del 5 per cento entro il 2012 le proprie emissioni rispetto ai livelli del 1990. Nonostante l’obiettivo di riduzione, nel 2005 le economie ricche, ad esclusione dei paesi dell’ex blocco sovietico, hanno fatto registrare un aumento dell’11 per cento dei gas climalteranti rispetto ai livelli del 1990.

E il pianeta risponde: sempre nel 2005, secondo uno studio della Nasa, la quantita’ di ghiaccio della Groenlandia che si e’ fusa con l’oceano e’ stata superiore di ben due volte e mezzo rispetto a quella del 1996. Risultato: entro i prossimi cinquanta anni il mar Artico potrebbe essere completamente libero dai ghiacci durante i mesi estivi. La temperatura media globale combinata (superficie terrestre e oceani) del mese di Aprile 2009, secondo i dati preliminari del NOAA, e’ stata la quinta piu’ calda per questo mese in base ai dati finora registrati (+0.59*C sopra la media).

Ridurre le emissioni di anidride carbonica e realizzare gli obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto – secondo gli esperti – rappresenta un primo ma indispensabile passo per invertire la tendenza rispetto all’effetto serra. Perche’ il processo di riscaldamento globale, provocato soprattutto dai consumi crescenti di petrolio e di altre fonti fossili, non e’ piu’ soltanto una minaccia ma sta gia’ producendo effetti drammatici: alluvioni e uragani si stanno ripetendo con una forza e una cadenza senza precedenti e determinano modifiche sempre piu’ consistenti negli ecosistemi e nei territori, anche per l’intreccio con la pressione esercitata dall’uomo.

Senza interventi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica, gli effetti dei cambiamenti climatici andranno aumentando nel tempo. Il protocollo di Kyoto e’ stato solo un primo piccolo passo nella lotta ai cambiamenti climatici. I negoziati per un nuovo accordo sul clima, che dovra’ entrare in vigore alla scadenza del protocollo nel 2012, sono stati avviati gia’ alla conferenza sul clima di Montreal, in Canada, nel 2005.

Sin da allora e’ stato evidente l’assoluta urgenza di raggiungere un accordo nel minor tempo possibile in modo da far entrare in vigore il nuovo negoziato entro il 2012 ed evitare cosi’ un vuoto normativo dopo la prima fase. Come accaduto per il protocollo di Kyoto infatti, anche il nuovo accordo sara’ probabilmente da sottoporre alla ratifica da parte dei singoli stati firmatari. Come accaduto per il protocollo di Kyoto anche in questo caso il processo potrebbe richiedere diversi anni.

Proprio oggi si chiude a Bonn la Conferenza delle sessioni degli Organi sussidiari dell’UNFCCC e del Protocollo di Kyoto che ha fatto entrare nel vivo i negoziati in vista della Conferenza di Copenhagen, a dicembre, che dovra’ vedere la sigla di un accordo globale.

Sul piatto, non solo le politiche di riduzione dei Paesi occidentali, ma anche le istanze dei Paesi in via di Sviluppo (fra i quali colossi come la Cina e l’India) che non intendono vedere nell’Accordo un freno alla loro crescita. E anche le esigenze, ribadite di recente dall’Italia, di coniugare ambiente e sviluppo.

L’Unione Europea ha sottoscritto un impegno unilaterale di riduzione delle emissioni del 20 per cento entro il 2020 dichiarandosi pronta ad arrivare al 30 per cento entro la stessa data in caso l’obiettivo venga condiviso anche dagli altri paesi industrializzati.

L’Italia paga un pesante ritardo nell’applicazione degli obiettivi fissati a Kyoto e sta accumulando un debito di 3,6 milioni di euro al giorno per lo sforamento delle emissioni di CO2 rispetto all’obiettivo previsto dal Protocollo.

Anche se per il quarto anno consecutivo le emissioni climalteranti italiane si sono ridotte, dopo essere arrivate nel 2004 ad un livello dell’11% superiore ai livelli del 1990. Nel 2008, in base alle stime del Kyoto Club, sono state del 6% piu’ alte rispetto al 1990. Il recupero degli ultimi anni deriva dall’aumentato prezzo dell’energia, da inverni poco rigidi, dall’arrivo della recessione e per finire dai primi risultati delle politiche di efficienza energetica e di incentivazione delle rinnovabili. E tutto fa pensare che anche il 2009, a seguito della crisi, vedra’ un’ulteriore riduzione delle emissioni.

Pubblicato in: acqua, ambiente, anidride carbonica, co2, combustibili fossili, deforestazione, desertificazione, effetto serra, gas serra, PROTOCOLLO DI KYOTO, riscaldamento globale, scioglimento ghiacci | Lascia un commento »

PROTOCOLLO DI KYOTO

Pubblicato da milionidieuro su 24 giugno 2008

Quali gas a effetto serra dovrebbero essere controllati in un programma nazionale contro il cambiamento climatico?Nel tentativo di comprendere e di affrontare il problema del cambiamento climatico globale, la maggior parte delle analisi si sono concentrate sulla rapida crescita delle emissioni di anidride carbonica (CO2) e sulle possibili soluzioni per ridurle. In effetti, la CO2, un prodotto derivato dalla combustione di carburanti fossili, è il principale gas a effetto serra che contribuisce al surriscaldamento globale. Tuttavia, altri gas tra cui il metano (CH4), l’ossido nitroso (N2O) e quelli chiamati “gas sintetici”, cioè gli idrofluorocarburi (HFC), i perfluorocarburi (PFC) e l’esafluoruro di zolfo (SF6), contribuiscono altresì al cambiamento climatico. Sia da un punto di vista ambientale che economico, occorrerebbe indirizzare strategie efficienti contro il cambiamento climatico sia verso l’anidride carbonica che verso questi altri gas a effetto serra.
Che cos’è il Protocollo di Kyoto?Il Protocollo di Kyoto è un’appendice alla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico (UNFCCC o la convenzione) che fu adottata nel dicembre 1997. Il Protocollo di Kyoto rappresenta un trattato internazionale potenzialmente vincolante che prevede azioni che dovranno essere intraprese dai paesi coinvolti per combattere il cambiamento climatico globale. Nel Protocollo vengono citati in particolare sei gas a effetto serra da tenere sotto controllo.
I paesi più industrializzati (Annex B) si sono impegnati a ridurre in media le loro emissioni complessive di gas a effetto serra del 5,2% nel Periodo di Impegno compreso tra il 2008 e il 2012, mentre i paesi in via di sviluppo (non Annex B) non sono soggetti a soglie di riduzione delle emissioni. La scadenza per la ratifica del Protocollo di Kyoto era marzo 1999 e in quell’occasione aveva ricevuto 84 firme. Il Protocollo di Kyoto dovrebbe entrare in vigore quando sarà stato accettato da un minimo di 55 paesi che rappresenterebbero il 55% delle emissioni di biossido di carbonio degli Annex I nel 1990.
Gli obiettivi di riduzione delle emissioni (rispetto ai livelli del 1990) previsti dal Protocollo di Kyoto e assunti dai paesi sviluppati sono riportati qui di seguito:- Svizzera, stati dell’Europa centrale e orientale >> OBIETTIVO – 8%- Unione Europea >> OBIETTIVO – 8%- Stati Uniti >> OBIETTIVO- 7%- Canada, Ungheria, Giappone, Polonia >> OBIETTIVO- 6%- Nuova Zelanda, Russia, Ucraina >> OBIETTIVO 0%- Norvegia >> OBIETTIVO + 1%- Australia >> OBIETTIVO + 8%- Islanda >> OBIETTIVO + 10%
Occorre notare che l’Unione Europea ha accettato un accordo interno di condivisione del peso delle emissioni che consente la distribuzione dei singoli impegni previsti dal Protocollo di Kyoto tra i suoi quindici stati membri.
Qual è il legame tra il Protocollo di Kyoto e crediti di carbonio?Secondo il Protocollo di Kyoto, i paesi facenti parte dell’accordo hanno fissato obiettivi che determinano la quantità massima di gas a effetto serra che potranno rilasciare nell’atmosfera ogni anno del Periodo di Impegno (2008-2012). Al fine di raggiungere questi obiettivi, i paesi dovranno apportare alcune modifiche al proprio livello di emissioni. Se necessario, potranno integrare questa azione con altre due attività. Potranno intraprendere progetti in altri paesi per ridurre le emissioni di gas a effetto serra e utilizzare queste riduzioni per compensare il proprio obiettivo e/o potranno acquistare quote di riduzione delle emissioni da altri paesi. Le riduzioni delle emissioni vengono misurate in termini di tonnellate di anidride carbonica e sono spesso chiamate “crediti di carbonio”.
Che cos’è il traffico di quote?Il traffico di quote delle emissioni riguarda un’industria che sia in grado di ridurre le emissioni dei gas a effetto serra con un costo relativamente basso vendendo i diritti a tali riduzioni, o crediti di carbonio, ad un’organizzazione che troverebbe più costoso raggiungere lo stesso livello di riduzione mediante attività interne.
Quali sono le differenze tra i progetti JI e CDM?Esistono due grandi differenze tra i progetti JI e CDM e si riferiscono al paese in cui viene svolto il progetto e la procedura di concessione del credito. Entrambi gli investimenti forniranno crediti per la riduzione delle emissioni che potranno essere accettati nell’ambito del commercio internazionale e fornire un supporto nel raggiungimento degli obiettivi nazionali previsti dal Protocollo di Kyoto. Un progetto JI viene intrapreso in un paese sviluppato con un obiettivo di riduzione delle emissioni, cioè un paese Annex I. I crediti di carbonio previsti da un progetto JI sono chiamati Unità di Riduzione delle Emissioni (ERU) e vengono rilasciati dal governo della nazione ospitante. Un progetto CDM viene intrapreso in un paese in via di sviluppo che non ha un obiettivo di riduzione delle emissioni, cioè un paese non Annex I. Oltre a portare ad una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, il progetto deve contribuire allo sviluppo sostenibile della nazione ospitante. I crediti di carbonio previsti da un progetto CDM sono chiamati Riduzioni Certificate delle Emissioni (CER) e vengono rilasciati da un ente internazionale chiamato il Consiglio Direttivo del CDM.

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