ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

Archivio per la categoria ‘PESTICIDI’

PESTICIDI: SOLO UN FRUTTO SU DUE NE è PRIVO

Pubblicato da milionidieuro su 5 giugno 2009


Solo un frutto su due che arrivano sulla nostra tavola e’ privo di pesticidi. Mele e agrumi tra i frutti piu’ contaminati. Aumentano i campioni con tracce di uno o piu’ residui leggero aumento anche dei campioni irregolari, diminuisce invece il numero dei controlli. Lo evidenzia ”Pesticidi nel Piatto”, il Rapporto annuale di Legambiente sui residui di fitofarmaci nei prodotti ortofrutticoli e derivati commercializzati in Italia, presentato oggi.

Il lieve ma costante miglioramento dei dati sulla presenza dei pesticidi sui prodotti ortofrutticoli e derivati, osservato negli ultimi anni sembra essersi arrestato.

L’edizione 2009 del rapporto elaborato da Legambiente sulla base dei dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e laboratori zooprofilattici, mostra risultati stabili se non peggiori del 2008.

A fronte di una evidente diminuzione dei campioni analizzati (quasi 1300 in meno rispetto all’anno scorso), si riscontra un seppur lieve incremento dei campioni irregolari per concentrazioni troppo elevate di residui di agrofarmaci rispetto ai limiti stabili dalla legge. Complessivamente le analisi svolte dai laboratori pubblici provinciali e regionali hanno preso in considerazione 8764 campioni, di cui 109 sono risultati irregolari, pari all’1,2% del totale, in leggero aumento rispetto al 2008 (1%), mentre su 2410 (il 27,5%) e’ stata rilevata la presenza di uno o piu’ residui.

Su 3474 campioni di verdure analizzati lo 0,8% e’ addirittura irregolare (residui oltre i limiti di legge), un valore piu’ o meno stabile rispetto all’anno precedente quando si attestava sullo 0,7%, mentre 565 campioni (il 16,3%) sono regolari ma con residui, in aumento dell’1,6% rispetto all’anno scorso (14,7%). Stesso aumento per i campioni contaminati da uno o piu’ residui tra i prodotti derivati (19,5% rispetto al 18% dello scorso anno).

La frutta si riconferma quale categoria ”piu’ inquinata”, con un aumento, rispetto all’anno scorso, delle irregolarita’. Infatti, su 3507 campioni di frutta, 81 (il 2,3%) sono irregolari con residui al di sopra dei limiti di legge (+ 0,7% rispetto al 2008). Invece, i campioni di frutta regolari con uno o piu’ di un residui chimici risultano pari al 43,9%. Quindi solo un frutto su due (il 53,8% per la precisione) che arriva sulle nostre tavole e’ privo di residui chimici.

”Gli ultimi dati Istat – ha dichiarato Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente – ci dicono che gia’ nel 2007 la quantita’ totale dei fitosanitari distribuiti per uso agricolo in Italia era aumentata del 3% rispetto al 2006, passando da 148,9 a 153,4 mila tonnellate.

Un dato questo, abbastanza preoccupante, perche’ sembra indicare che lo sforzo sinora sostenuto dall’agricoltura italiana per offrire ai consumatori prodotti sempre piu’ sani e per ridurre l’inquinamento abbia subito uno stop”.

Pubblicato in: ambiente, fitofarmaci, frutta, inquinamento, italia, notizie, PESTICIDI, verdura | Lascia un commento »

SALUTE: Allarme funghi cinesi ‘alla nicotina’

Pubblicato da milionidieuro su 12 maggio 2009


Dopo la richiesta di un parere di Bruxelles :
L’Autorità europea per la sicurezza alimentare mette in allerta sui rischi legati al consumo di questo alimento. Potrebbero provocare “una possibile accelerazione del battito cardiaco, mal di testa e vertigini”

Attenzione ai funghi selvatici alla nicotina provenienti dalla Cina. L’allerta arriva dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che ha esaminato alcuni campioni contaminati, fornendo un parere scientifico alla Commissione europea sui rischi legati al consumo di questo alimento, dopo la scoperta di una contaminazione da nicotina in campioni del raccolto 2008 di funghi essiccati selvatici, provenienti principalmente dalla Cina. Il parere dell’Efsa segue una richiesta urgente arrivata il 27 aprile scorso. L’Autorità ha valutato il rischio, collegato alla presenza di nicotina in funghi freschi selvatici fino a 0,5 mg/Kg, concludendo che “questo livello non è sicuro”. Gli effetti, legati al fatto di aver mangiato funghi contaminati, probabilmente sarebbero “medi e di breve termine – affermano gli esperti dell’Efsa – e includono accelerazione del battito cardiaco, mal di testa e vertigini”. L’Efsa ha avvistato la Commissione sui rischi associati a diversi livelli di contaminazione, per aiutare i risk manager a decidere appropriate azioni di follow-up. “Non e’ chiaro cosa abbia causato la presenza di nicotina” in questo alimento, aggiunge l’Autorita’ in una nota. Il fenomeno “potrebbe essere legato all’uso di pesticidi o altri fattori, come una contaminazione accidentale durante il processo di essiccatura”.
Per aiutare gli esperti a fissare livelli sicuri a tutela dei consumatori, L’Efsa ha usato una metodologia “gia’ esistente e accettata a livello scientifico per stabilire i massimi livelli residui di pesticidi nei cibi”. L’Autorita’ indica in 0,036 mg/kg la concentrazione di nicotina nei funghi freschi che potrebbe essere accettabile e priva di danni per la salute dei cittadini. Dal momento che ci sono “una serie di incertezze sui dati, come ad esempio i livelli di contaminazione” riscontrata nei funghi e il consumo reale di questo alimento in Europa, l’Efsa ha proposto che il valore di sicurezza individuato debba essere considerato solo su base temporanea. Il programma di monitoraggio raccomandato a livello europeo, “sarà utile – conclude l’Autorità – per ottenere anche una base dati più ricca” e stabilire in modo più preciso i limiti dell’esposizione.

Pubblicato in: Autorità europea per la sicurezza alimentare, CINA, contaminazione, Efsa, FUNGHI, funghi cinesi, nicotina, PESTICIDI, SALUTE | Lascia un commento »

SALUTE: Allarme funghi cinesi 'alla nicotina'

Pubblicato da milionidieuro su 12 maggio 2009


Dopo la richiesta di un parere di Bruxelles :
L’Autorità europea per la sicurezza alimentare mette in allerta sui rischi legati al consumo di questo alimento. Potrebbero provocare “una possibile accelerazione del battito cardiaco, mal di testa e vertigini”

Attenzione ai funghi selvatici alla nicotina provenienti dalla Cina. L’allerta arriva dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che ha esaminato alcuni campioni contaminati, fornendo un parere scientifico alla Commissione europea sui rischi legati al consumo di questo alimento, dopo la scoperta di una contaminazione da nicotina in campioni del raccolto 2008 di funghi essiccati selvatici, provenienti principalmente dalla Cina. Il parere dell’Efsa segue una richiesta urgente arrivata il 27 aprile scorso. L’Autorità ha valutato il rischio, collegato alla presenza di nicotina in funghi freschi selvatici fino a 0,5 mg/Kg, concludendo che “questo livello non è sicuro”. Gli effetti, legati al fatto di aver mangiato funghi contaminati, probabilmente sarebbero “medi e di breve termine – affermano gli esperti dell’Efsa – e includono accelerazione del battito cardiaco, mal di testa e vertigini”. L’Efsa ha avvistato la Commissione sui rischi associati a diversi livelli di contaminazione, per aiutare i risk manager a decidere appropriate azioni di follow-up. “Non e’ chiaro cosa abbia causato la presenza di nicotina” in questo alimento, aggiunge l’Autorita’ in una nota. Il fenomeno “potrebbe essere legato all’uso di pesticidi o altri fattori, come una contaminazione accidentale durante il processo di essiccatura”.
Per aiutare gli esperti a fissare livelli sicuri a tutela dei consumatori, L’Efsa ha usato una metodologia “gia’ esistente e accettata a livello scientifico per stabilire i massimi livelli residui di pesticidi nei cibi”. L’Autorita’ indica in 0,036 mg/kg la concentrazione di nicotina nei funghi freschi che potrebbe essere accettabile e priva di danni per la salute dei cittadini. Dal momento che ci sono “una serie di incertezze sui dati, come ad esempio i livelli di contaminazione” riscontrata nei funghi e il consumo reale di questo alimento in Europa, l’Efsa ha proposto che il valore di sicurezza individuato debba essere considerato solo su base temporanea. Il programma di monitoraggio raccomandato a livello europeo, “sarà utile – conclude l’Autorità – per ottenere anche una base dati più ricca” e stabilire in modo più preciso i limiti dell’esposizione.

Pubblicato in: Autorità europea per la sicurezza alimentare, CINA, contaminazione, Efsa, FUNGHI, funghi cinesi, nicotina, PESTICIDI, SALUTE | Lascia un commento »

API E CLIMA: MORIA API CAUSATA DAL RISCALDAMENTO GLOBALE , DAI PESTICIDI E DA AGENTI PATOGENI

Pubblicato da milionidieuro su 7 maggio 2009

La moria delle api è causata principalmente dai pesticidi utilizzati nell’agricoltura. Le api infatti durante la fase di impollinazione da un fiore all’altro rimangono intossicate dalle sostanze presenti nei pesticidi e muoiono in poco tempo. Un altra causa di morte per le api è rappresentata negli ultimi anni dall’inquinamento elettromagnetico provocato dalla diffusione dei telefoni cellulari. Il segnale dei telefonini causa stordimentto nelle api, le quali perdono il senso d’orientamento e smarriscono la strada dell’alveare. L’inquinamento elettromagnetico pare inoltre essere causa di alcune gravi malattie virali che stanno decimando la popolazione di api. Non ultimi i cambiamenti climatici. Negli ultimi anni abbiamo potuto verificare stagioni sempre più instabili, con una forte alternanza di lunghi periodi di siccità ad improvvisi cali della temperatura. Questo tipo di andamento climatico irregolare comporta una presenza discontinua dei nutrienti necessari al corretto sviluppo delle api. A risentirne è l’intero alveare le cui difese calano in modo significativo.

L’analisi dei cambiamenti climatici ed il legame tra questo fenomeno e l’assottigliamento delle popolazioni di api su scala mondiale confermano un preciso collegamento tra il riscaldamento globale e il fenomeno della moria delle api.

Il problema non è che non ci sono più le mezze stagioni. Il problema è che le mezze stagioni non sono più mezze. E, anzi, a causa dei cambiamenti climatici provocati dal riscaldamento globale sono andate via via estendendosi, rosicchiando di decennio in decennio sempre più giorni alla stagione fredda. Rimodulando il vecchio adagio, si potrebbe allora dire che non ci sono più gli inverni di una volta. E ad accorgersene, sulla loro pelle, sono state le api. Le quali, scombussolate da un calendario che non è più lo stesso di un tempo, si ritrovano ora in una condizione di eccessivo stress che sta portando alla decimazione delle colonie.

LO STUDIO – La conferma arriva da una ricerca realizzata dal Centro di ricerche in bioclimatologia medica, biotecnologie e medicine naturali dell’Università degli studi di Milano con la collaborazione di Agrofarma. Lo staff guidato dal prof. Umberto Solimene ha studiato l’evoluzione del clima in un intervallo temporale che va dalla fine del 19esimo secolo ai giorni nostri, soffermandosi sulle osservazioni meteorologiche condotte a partire dal 1880 e poi nel dettaglio sulle osservazioni satellitari disponibili dal 1978 ad oggi. Il risultato è una conferma di quanto già da tempo viene denunciato: il riscaldamento globale c’è, l’aumento in 130 anni è stato di circa un grado e i dodici anni compresi tra il 1995 e il 2006 sono stati in assoluto i più caldi della storia. Ma non solo: «E’ evidente un restringimento della stagione invernale che ha innescato, per riflesso, un probabile allungarsi della finestra di attività delle api, ipotizzabile in 20-30 giorni di lavoro in più all’anno – sottolinea il prof Solimene -. Questo prefigura uno stress aggiuntivo a carico delle api che comprometterebbe la loro salute. Lo stesso sincronismo tra la fase della fioritura e la ripresa dell’attività di volo delle api dopo l’inverno potrebbe avere subito importanti sfasature».
I FATTORI DI RISCHIO – Nelle api lo stress funziona esattamente come nell’uomo: ad una fase di allarme segue quella di adattamento che consente di tirare avanti e che dura fino al momento in cui non si registra un crollo. Crollo che evidentemente ora c’è stato e che si manifesta con il drastico assottigliamento della popolazione apistica su scala mondiale, con un’incidenza maggiore negli Stati Uniti, in Europa e in Australia. Per il team di studiosi che ha condotto la ricerca, le condizioni climatiche sono responsabili per almeno il 50% della decimazione delle colonie di api. Poi entrano in gioco altre concause, come l’inquinamento e l’azione devastante della verroa, un acaro che si infiltra negli alveari e che si rivela sempre più aggressivo, in quanto gli insetti indeboliti dallo stress non riescono ad opporre resistenza.

ALVEARI IN AFFITTO – Il problema delle api non è una questione privata, non riguarda in realtà solamente le api. Questi insetti sono un calzante paradigma di quanto gli effetti delle azioni dell’uomo sull’ambiente possano creare scompensi su vasta scala. La diminuzione delle colonie ha ripercussioni dirette sull’attività legata all’apicoltura. Ma gli effetti si fanno sentire, e pesantemente, anche in forma indiretta in diversi altri settori. Nelle settimane scorse, ad esempio, la rivista americana Time nel suo «Annual special issue» è tornata a puntare i riflettori sulle difficoltà che incontrano i coltivatori della California nella gestione dei loro frutteti: la produzione di mandorle, di cui lo Stato governato da Arnold Schwarzenegger è il principale esportatore al mondo, ha subito un drastico calo per la mancanza di un numero sufficiente di insetti per l’impollinazione, con il risultato che gli agricoltori sono stati costretti ad affittare alveari facendoli arrivare appositamente da altre zone degli States. Che negli Usa il problema sia particolarmente sentito, lo dimostra anche il fatto che della questione sia stato investito anche Gil Grissom, il protagonista di Csi, che nell’ultima serie del fortunato serial poliziesco della Cbs è chiamato, tra i diversi casi, ad occuparsi anche di una misteriosa epidemia che sta colpendo le api in diverse parti del mondo. Quando la realtà entra nella fiction, insomma.

LA PAROLA AI GOVERNI – La moria delle api, che lo scorso anno aveva registrato picchi elevatissimi anche in Italia, è dunque un problema di cui si è iniziato a prendere coscienza e a cui in qualche modo bisognerà porre rimedio. «I nostri dati attribuiscono ai cambiamenti climatici una grossa fetta di responsabilità nella scomparsa delle api – dice ancora il prof. Solimene -. La ricerca è solo un punto di partenza, una fotografia dello stato dell’arte. Agire sui fattori che influenzano il clima è la vera sfida. Il mondo scientifico può solo lanciare l’allarme. Ora tocca ai governi fare la loro parte».

STUDIO CANADESE – Intanto dal Canada arriva un’altra ipotesi sulle cause che stanno portando le api alla distruzione. Secondo alcuni ricercatori guidati da Michel Otterstarter dell’Università di Toronto gli alveari selvatici sarebbero gravemente colpiti da una malattia diffusa dalle api d’allevamento. Secondo i ricercatori sarebbero proprio le api allevate a fini commerciali e poi rilasciate all’interno delle serre per favorire l’impollinazione delle piante a diffondere pericolosi patogeni che mettono a rischio la sopravvivenza delle api in natura. Analizzando una popolazione di bombi selvatici che viveva nei dintorni di un’area coltivata, gli studiosi sono riusciti a determinare questo interscambio di patogeni tra le due popolazioni di api: quelle selvatiche e quelle allevate. L’agente patogeno si chiama ‘Crithidia bombi’, un parasita che tipicamente infetta le api allevate, ma assente in quelle che vivono in natura.

LEGGI ANCHE :

Pubblicato in: ambiente, ambiente inquinamento, api, CAMBIAMENTI CLIMATICI, Cambiamento Climatico, clima, Crithidia bombi, inquinamento, INSETTI, moria api, PESTICIDI | Lascia un commento »

 
Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.