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Pubblicato da milionidieuro su 17 giugno 2009

Danimarca, infatti, vuole ottenere una quota per la Groenlandia, per uccidere 50 megattere al largo della Groenlandia occidentale, sotto la categoria della ‘caccia di sussistenza per le popolazioni indigene’. Essa sostiene che sono necessarie maggiori quantita’ di carne di balena per soddisfare i bisogni nutrizionali della popolazione della Groenlandia, un territorio dal governo autonomo che fa parte del regno danese”. Lo rivela la WDCS, Whale and Dolphin Conservation Society, sottolineando ”la la pericolosita’ di queste rivendicazioni, del resto non comprovate”.
”L’argomentazione della Groenlandia secondo la quale le sue comunita’ indigene avrebbero bisogno di maggiori quantita’ di carne rispetto a quelle fornite dalle loro attuali quote non e’ convincente – denuncia WDCS – . Negli ultimi 10 anni, non hanno mai catturato tutte le balene rese disponibili dalla loro quota di ‘‘caccia di sussistenza” e grosse quantita’ di carne vengono sprecate o stoccate o vendute nei supermercati – disponibili anche per i turisti.
Cio’ contrasta con la natura non commerciale della caccia di ‘sussistenza’. Inoltre, ogni anno, in Groenlandia vengono uccise circa 4000 tra piccole balene e focene.
La richiesta della Danimarca per espandere la caccia alle balene in Groenlandia non ha nulla a che vedere con ‘i bisogni di sussistenza’ ma rappresenta piuttosto un tentativo di ‘condonare’ la caccia per fini commerciali nelle regioni artiche”.
‘Semplicemente, la Danimarca non dice tutta la verita”’ dichiara Nicolas Entrup, portavoce della WDCS a Madeira.
secondo il quale la Groenlandia puo’ sfruttare ambiguita’ e lacune presenti nei regolamenti dell’IWC perche’ non esistono norme internazionali vincolanti che regolino la caccia per fini di sussistenza.
”Fino a quando tale riforma non verra’ completata, la Groenlandia potra’ continuare la sua politica di interessi personali all’IWC – continua Entrup – . La WDCS non e’ contraria alla caccia per fini di sussistenza da parte delle comunita’ indigene, incluse quelle della Groenlandia, che sono state riconosciute dall’IWC come comunita’ la cui legittima sussistenza dipende dalle balene.
Tuttavia, la quota di 10 megattere l’anno richiesta dalla Groenlandia fornirebbe quantita’ di carne di balena ben superiori a quelle necessarie per soddisfare i suoi bisogni”.

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Pubblicato da milionidieuro su 13 giugno 2009

Tigri, pinguini, lama, falchi e tanti altri animali diventano blogger. Zoom Torino, il primo bioparco immersivo d’Italia, e l’agenzia di comunicazione Connexia presenta www.zoomondoanimali.it, il blog in cui gli animali parlano di se stessi e raccontano della propria vita nel bioparco. Zoom Torino (www.zoomtorino.it) sorge a Cumiana, a una trentina di chilometri dalla città piemontese, è un parco di nuova concezione in cui gli animali si vedono, ma soprattutto si ‘vivono’, e da vicino, senza reti, gabbie o cancelli, ma solo barriere naturali come cespugli e vasche d’acqua.
Zoom Torino è uno ‘parco work in progress’, composto di habitat diversi, alcuni già visitabili e altri in costruzione, ma soprattutto è il luogo in cui è possibile: imparare a conoscere e proteggere gli animali, conservare e difendere le specie a rischio, sostenere la ricerca, e approfondire tematiche ambientali. “Abbiamo voluto ricreare a pochi chilometri dal capoluogo piemontese gli habitat naturali di diversi continenti per far sentire i nostri animali ‘a casa’ – ha detto Gianluigi Casetta, amministratore delegato di Zoom Torino -. Il nostro non è solo uno parco in cui vedere animali che diversamente si potrebbero conoscere solo dalla televisione o sulle riviste, ma anche il luogo in cui studiamo e proteggiamo specie minacciate dall’estinzione. Zoom è un nuovo modo di fare ‘cultura ambientale’”.
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Pubblicato da milionidieuro su 12 giugno 2009

Piu’ intelligenti e quindi piu’ a rischio cancro? I bassi tassi di incidenza di tumore negli scimpanze’ hanno portato i ricercatori del Georgia Tech’s School of Biology e dell’Ovarian Cancer Institute coordinati da John McDonald a sospettare che la maggiore capacita’ cerebrale degli uomini sia responsabile della maggiore diffusione della malattia. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Medical Hypothesis: ”I test suggeriscono che una delle ragioni di questa differenza tra esseri umani e scimpanze’ – spiega McDonald – potrebbe risiedere nell’apoptosi, uno dei piu’ importanti meccanismi tramite cui il nostro corpo elimina le cellule tumorali. Gli uomini sono piu’ intelligenti degli scimpanze’ e quindi geneticamente piu’ restii ad auto-distruggere le proprie cellule”.
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Pubblicato da milionidieuro su 10 giugno 2009

Il governo deve fare chiarezza: lo hanno chiesto i rappresentanti di cinque organizzazioni locali a difesa dei diritti umani, sollecitando l’esecutivo a indagare sulle denunce di violazioni e abusi da parte della polizia contro le popolazioni indigene amazzoniche dopo gli scontri dello scorso fine-settimana lungo la strada Fernando Belaunde Terry che unisce i centri di Tarapoto e Yurimaguas.
Secondo cifre ufficiali – riferisce l’agenzia missionaria Misna – sarebbero 24 gli agenti rimasti uccisi e nove i civili; testimonianze locali, non ancora verificabili, parlano invece di decine di morti tra i nativi che da giorni occupavano la strada per protesta contro le politiche di sfruttamento delle risorse naturali e accusano la polizia di aver occultato i loro cadaveri gettandoli in un fiume.
”Ci sono indizi da verificare, dobbiamo sapere la verita”’, ha detto Ernesto de la Jara dell’Instituto de Defensa Legal (Idl). La Commissione interamericana dei diritti umani (Cidh) ha condannato ”energicamente” le violenze sottolineando che ”la criminalizzazione della legittima mobilitazione e protesta sociale, sia attraverso la repressione diretta dei manifestanti o attraverso inchieste o processi penali, e’ incompatibile con una societa’ democratica”; un richiamo che Lima ha seccamente respinto.
La ”Defensori’a del Pueblo’, l’ufficio per i diritti civili, trasformatosi in primo mediatore tra indigeni e governo – scrive ancora Misna – ha per il momento smentito l’esistenza di fosse comuni segnalate nella zona di Bagua, dove si sono concentrati gli scontri; a Bagua, presidiata dall’esercito, resta in vigore il coprifuoco dalle 18:00 alle 06:00, mentre i circa 1000 indigeni rifugiatisi presso le strutture della parrocchia di Bagua Grande stanno facendo ritorno ai loro villaggi, scortati da centinaia di soldati.
Il clima resta tuttavia teso e si teme il rischio di nuove violenze. Intanto l’ambasciata del Nicaragua a Lima ha riferito di aver accolto la richiesta di asilo politico rivolta da Alberto Pizango, presidente dell’Associazione interetnica della selva peruviana (Aidesep), accusato dalla magistratura di ”sedizione” e ”ribellione”. L’Aidesep e’ la sigla che riunisce oltre un migliaio di comunita’ indigene amazzoniche protagoniste da due mesi della piu’ imponente mobilitazione contro il governo del presidente Alan Garci’a a cui viene chiesta la deroga di un pacchetto di decreti approvati lo scorso dicembre nel piano di adeguamento della legislazione previsto dal Trattato di libero commercio con gli Stati Uniti, ritenuti lesivi dei diritti dei popoli originari sulle loro terre..
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Pubblicato da milionidieuro su 5 giugno 2009

Solo un frutto su due che arrivano sulla nostra tavola e’ privo di pesticidi. Mele e agrumi tra i frutti piu’ contaminati. Aumentano i campioni con tracce di uno o piu’ residui leggero aumento anche dei campioni irregolari, diminuisce invece il numero dei controlli. Lo evidenzia ”Pesticidi nel Piatto”, il Rapporto annuale di Legambiente sui residui di fitofarmaci nei prodotti ortofrutticoli e derivati commercializzati in Italia, presentato oggi.
Il lieve ma costante miglioramento dei dati sulla presenza dei pesticidi sui prodotti ortofrutticoli e derivati, osservato negli ultimi anni sembra essersi arrestato.
L’edizione 2009 del rapporto elaborato da Legambiente sulla base dei dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e laboratori zooprofilattici, mostra risultati stabili se non peggiori del 2008.
A fronte di una evidente diminuzione dei campioni analizzati (quasi 1300 in meno rispetto all’anno scorso), si riscontra un seppur lieve incremento dei campioni irregolari per concentrazioni troppo elevate di residui di agrofarmaci rispetto ai limiti stabili dalla legge. Complessivamente le analisi svolte dai laboratori pubblici provinciali e regionali hanno preso in considerazione 8764 campioni, di cui 109 sono risultati irregolari, pari all’1,2% del totale, in leggero aumento rispetto al 2008 (1%), mentre su 2410 (il 27,5%) e’ stata rilevata la presenza di uno o piu’ residui.
Su 3474 campioni di verdure analizzati lo 0,8% e’ addirittura irregolare (residui oltre i limiti di legge), un valore piu’ o meno stabile rispetto all’anno precedente quando si attestava sullo 0,7%, mentre 565 campioni (il 16,3%) sono regolari ma con residui, in aumento dell’1,6% rispetto all’anno scorso (14,7%). Stesso aumento per i campioni contaminati da uno o piu’ residui tra i prodotti derivati (19,5% rispetto al 18% dello scorso anno).
La frutta si riconferma quale categoria ”piu’ inquinata”, con un aumento, rispetto all’anno scorso, delle irregolarita’. Infatti, su 3507 campioni di frutta, 81 (il 2,3%) sono irregolari con residui al di sopra dei limiti di legge (+ 0,7% rispetto al 2008). Invece, i campioni di frutta regolari con uno o piu’ di un residui chimici risultano pari al 43,9%. Quindi solo un frutto su due (il 53,8% per la precisione) che arriva sulle nostre tavole e’ privo di residui chimici.
”Gli ultimi dati Istat – ha dichiarato Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente – ci dicono che gia’ nel 2007 la quantita’ totale dei fitosanitari distribuiti per uso agricolo in Italia era aumentata del 3% rispetto al 2006, passando da 148,9 a 153,4 mila tonnellate.
Un dato questo, abbastanza preoccupante, perche’ sembra indicare che lo sforzo sinora sostenuto dall’agricoltura italiana per offrire ai consumatori prodotti sempre piu’ sani e per ridurre l’inquinamento abbia subito uno stop”.
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Pubblicato da milionidieuro su 5 giugno 2009
YouTube trasmette dal 5 giugno in anteprima il film «Home», prodotto dal regista Luc Besson in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente. Lo ha reso noto Google, aggiungendo che il film, della durata di un’ora e mezzo, è disponibile in inglese, francese, spagnolo e tedesco.. Il film, dicono le note di produzione, «è un’ode alla bellezza del pianeta e alla sua delicata armonia. Attraverso i panorami di 54 paesi catturati dall’alto, Yann-Arthus-Bertrand ci porta a compiere un viaggio unico attorno al pianeta, per contemplarlo e per capirlo».
PER 10 GIORNI – Co-prodotto da EuropaCorp e Elzévir Films, Home intende focalizzare l’attenzione sull’attuale stato del pianeta mostrando immagini riprese dal cielo. Su YouTube, il documentario sarà disponibile per 10 giorni, mentre soltanto durante il 5 giugno sarà mostrato sia in TV sia al cinema in circa 180 paesi e 80 canali TV, nonché su schermi giganti collocati in 80 piazze da Time Square a New York al Campo di Marte sotto la torre Eiffel a Parigi a Trafalgar Square a Londra. Si tratta della prima iniziativa di questo tipo mai realizzata in sinergia tra il canale online YouTube, la TV e il cinema.
Sono stati inoltre creati 5 livelli di Google Maps che mostrano informazioni quali le sale e il luoghi pubblici dove il film viene proiettato oggi, documentazione generale sui temi del documentario.
GUARDA IL FILM
http://www.youtube.com/homeproject
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Pubblicato da milionidieuro su 30 maggio 2009

Nel mondo ci sono 37,4 milioni di profughi, di cui oltre la meta’ in fuga da catastrofi naturali. Presto, secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, 6 milioni di persone ogni anno saranno costrette a fuggire dai danni provocati dai cambiamenti climatici, ma per loro non varra’ lo status di ‘rifugiato’. Lo denuncia Legambiente, nel dossier ‘Profughi ambientali’, presentato nell’ambito di ‘Terra Futura’, la mostra sulle buone pratiche di sostenibilita’ in corso alla Fortezza da Basso di Firenze. Leggendo il dossier si apprende che l’Unicef tra il 2005 e il 2007 ha risposto a 276 emergenze in 92 Paesi, oltre la meta’ delle quali causate da calamita’, il 30% da conflitti e il 19% da problemi sanitari. Inoltre, secondo i dati del programma Onu per lo sviluppo umano, oggi sono 344 milioni le persone a rischio di cicloni tropicali e 521 quelle a rischio di inondazioni. Le previsioni presentano un quadro drammatico: per l’Unicef nel 2010 50 milioni di persone soffriranno la fame a causa di emergenze umanitarie e climatiche e per l’Alto commissariato Onu per i rifugiati i cambiamenti climatici potrebbero costringere 6 milioni di persone all’anno a lasciare le loro case. Un dato che per il 2050 potrebbe arrivare all’astronomica cifra di 200/250 milioni di persone. ”Il fenomeno dei migranti e rifugiati per cause ambientali e’ gia’ oggi di notevole entita’ e aumentera’ in modo drastico – spiega Mautizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria di Legambiente -. Eppure non si riesce a dare un numero preciso di quanti siano al momento o a dare loro assistenza adeguata, perche’ giuridicamente i rifugiati ambientali non esistono”. Le conseguenze dei cambiamenti climatici, rileva ancora il dossier di Legambiente, toccano anche l’Italia che negli ultimi 20 anni ha visto triplicare l’inaridimento del suolo. L’associazione stima che il 27% del territorio nazionale sia a rischio desertificazione con sette regioni particolarmente esposte: Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
La metà sarà costretta a raccogliere in fretta i pochi oggetti sottratti alla furia del cielo e del mare, tallonata nella sua fuga da inondazioni e tempeste, cicloni e uragani. L’altra metà avrà più tempo per arrendersi ai deserti che avanzano, divorando i campi e affamando le bestie, o agli oceani che si alzano, erodendo le coste e distruggendo gli atolli. Tutti, inesorabilmente, se ne dovranno andare.
Questione di settimane, mesi, forse qualche anno. Sono 6 milioni, secondo le stime elaborate da Legambiente. Un dossier, quello dedicato al riscaldamento globale come fattore scatenante delle migrazioni, che sarà presentato oggi a Terra Futura ( www.terrafutura.it), la mostra-convegno internazionale sulla sostenibilità ambientale, economica e sociale; la sesta edizione si chiuderà domani alla Fortezza da Basso di Firenze.
Li chiamano ecoprofughi, e sono l’ultimo tassello in ordine di tempo che si unisce al complicato mosaico dei mutamenti climatici. Secondo l’Unhcr, l’agenzia Onu per i rifugiati, il fenomeno è destinato a subire un aumento esponenziale: nel 2050, il mondo potrebbe ritrovarsi a gestire la migrazione forzata di 200-250 milioni di persone da terre inaridite o completamente sott’acqua, devastate dal surriscaldamento o dalla deforestazione. È per questo che Legambiente ha scelto di lanciare, proprio a Firenze, la proposta per il riconoscimento di uno status giuridico ai profughi ambientali. E non è un caso, forse, che questo avvenga in una Regione che si appresta a introdurre — secondo il presidente del Consiglio toscano Riccardo Nencini, «l’assemblea la varerà lunedì» — la «sua» legge sull’immigrazione, in aperta sfida al ddl sulla sicurezza e alla linea politica del governo. Così come non può essere una coincidenza che proprio nei prossimi giorni — come scriveva ieri il New York Times — l’Assemblea generale delle Nazioni Unite si prepari ad adottare la prima risoluzione che colleghi ufficialmente il cambiamento del clima al mantenimento della pace e della sicurezza internazionali.
Sono 18 milioni le persone che ogni anno, nel mondo, vengono colpite da disastri naturali; la quasi totalità (98%) si concentra nei Paesi in via di sviluppo. Basta un grande fiume che, gonfiato da un monsone anomalo, esca dal suo alveo per distruggere case, campi, fonti di sostentamento di intere nazioni. Le piogge torrenziali che hanno flagellato la Namibia dal gennaio di quest’anno sono le dirette responsabili dell’esodo forzato di 350.000 contadini e allevatori: il 50% delle strade sono danneggiate, a rischio il 63% dei raccolti. Tra il 1997 e il 2020, nella sola Africa subsahariana le stime parlano di 60 milioni di migranti per la desertificazione. «Ma il problema è anche l’Italia che, negli ultimi 20 anni, ha visto il 27% del territorio — Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia… — inaridirsi fino al punto limite, con il 10% della Sardegna già desertificato ». Maurizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente, traccia un quadro italiano che è l’esatto rispecchiamento di un dramma mondiale. «Kyoto ci chiedeva di ridurre del 6,5% le emissioni; noi le abbiamo aumentate del 13, a livello globale sono cresciute del 37%. Gli scienziati dicono che siamo vicini al punto di non ritorno, quando il pianeta non avrà più capacità di adattamento». Nessuno, dunque, può ritirarsi dalla partita.
«Le crisi ambientali sono ovunque, quasi tutte provocate dall’uomo. E se fino a qualche anno fa il grosso dei rifugiati scappava dalle persecuzioni, dai conflitti, da due anni in qua il numero dei profughi ambientali ha superato quello dei profughi di guerra — fa il punto Gubbiotti —. All’inizio è un passaggio interno, o tra Paesi confinanti; poi diventa la fuga verso Paesi che possono dare più fortuna».
«Sappiamo benissimo che d’ora in poi ci saranno sempre più rifugiati — commenta l’economista americana Susan George, presidente del Transnational Institute di Amsterdam —. Per un semplice motivo: anche volendo, non saranno in grado di restare dove sono. Prendiamo l’Africa, dove l’agricoltura ha già subito un tracollo pari al 60%, dove tutto ciò che è asciutto diventerà ancora più secco e tutto ciò che è bagnato diventerà fradicio… Le condizioni di vita saranno insostenibili».
Gli eco-profughi bussano alle nostre frontiere, «ed è necessario — afferma Gubbiotti — che la politica generale non sia più soltanto il negoziato per ridurre le emissioni di gas inquinanti, ma anche, appunto, la ridefinizione dello status di rifugiati». La proposta può sembrare una provocazione, ma ha i piedi ben piantati sulla terra; già il 31 ottobre scorso, un documento di lavoro dell’Iasc, il comitato inter- agenzia per il coordinamento umanitario Onu, aveva sottolineato come «né la Convenzione sui cambi climatici né il Protocollo di Kyoto includano misure per l’assistenza o la protezione di coloro che saranno direttamente colpiti dagli effetti dei mutamenti nel clima»; e i criteri della Convenzione sullo status dei rifugiati, adottata nel 1951, non paiono abbastanza flessibili per gestire le nuove emergenze. Pochi giorni fa, l’Organizzazione mondiale per le migrazioni ha diffuso un rapporto in cui si riconosce che «i migranti per ragioni ambientali non cadono direttamente in nessuna delle categorie offerte dal quadro giuridico internazionale». E se è vero, ammette Gubbiotti, che «la proposta può sembrare improbabile dal punto di vista della praticabilità», lo è altrettanto che «sul fronte Onu sono già stati fatti passi avanti. E potremmo arrivare a dei risultati concreti».
Nel frattempo, in assenza di una griglia giuridica «aggiornata», è necessario agire. Per spezzare questo circolo perverso, che intreccia indissolubilmente crisi ambientale e crisi sociale. «E la mia proposta — interloquisce la George — è relativamente semplice: l’Europa cancelli subito il debito ai Paesi più poveri. Iniziando dall’Africa subsahariana, che continua a pagare una somma pari a 19 miliardi all’anno. A una condizione: che quel denaro venga investito in riforestazione, conservazione delle riserve idriche, sviluppo di programmi a tutela della biodiversità». Con un monitoraggio costante, «perché è inutile far finta che la corruzione non sia un problema »; ma anche in stretta collaborazione «con associazioni ed esperti locali, mettendo a disposizione un patrimonio di conoscenze tutto europeo — nella silvicoltura, nell’agricoltura sostenibile… ». E poi, dopo l’Africa, «gli altri Paesi più colpiti dall’emergenza ambientale: solo per le deforestazioni, Indonesia, Brasile, Paraguay… il modello, una volta perfezionato, potrebbe essere esportato ovunque».
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Pubblicato da milionidieuro su 30 maggio 2009

”Quasi tutti i Paesi del G8 iniziano a ragionare sul ‘green new deal’, ma in Italia questo non avviene: da noi al contrario si sente riparlare di nucleare, di chiusura delle frontiere, di incentivi alle auto. Non si tratta di questioni di destra o di sinistra: c’e’ Obama, ma ci sono anche Sarkozy e la Merkel che fanno cose molto interessanti da questo punto di vista”.
A dirlo e’ Ugo Biggeri, presidente della Fondazione responsabilita’ etica tracciando un bilancio di ‘Terra Futura’ a meta’ della manifestazione.
”Siamo molto contenti – dice – gli stand sono pieni, nonostante il ponte, e molto vivaci. E’ molto positivo l’esperimento della Borsa delle economie responsabili, con molte aziende che hanno chiesto di fare incontri bilaterali sui temi della responsabilita’ di impresa”.
Il mondo di associazioni che da’ vita a ‘Terra Futura’, intanto, e’ gia’ proiettato verso il G8 de L’Aquila. ”Tante realta’ – ricorda Biggeri – hanno organizzato un ‘Gsott8′ nel Sulcis, in Sardegna. Inoltre a Terra Futura, gia’ a partire dall’anno scorso, abbiamo elaborato un manifesto che presenteremo come contributo ai ‘grandi’ della terra”.
Quanto alla prossima edizione di ‘Terra Futura’, Biggeri spiega che non e’ stato ancora definito un tema. ”Lo decideremo – conclude – anche tenendo conto degli spunti e dei messaggi che ci arrivano dalle tante persone che partecipano”.
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Pubblicato da milionidieuro su 29 maggio 2009

E’ stato identificato un nuovo virus letale in Africa che ha gia’ fatto registrare 5 casi di infezione di cui 4 deceduti. Battezzato Lujo, e’ simile, per i sintomi, all’Ebola, ma e’ un patogeno dei roditori e non e’ chiaro come si sia trasmesso all’uomo. Lo rivela un’equipe della Columbia University sulla rivista PLoS Pathogens. Il virus, suppongono gli scienziati, si trasmette per contatto con liquidi corporei ed ha cominciato a circolare in autunno tra Zambia e Sud Africa.
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Pubblicato da milionidieuro su 29 maggio 2009

E’ stato identificato un nuovo virus letale in Africa che ha gia’ fatto registrare 5 casi di infezione di cui 4 deceduti. Battezzato Lujo, e’ simile, per i sintomi, all’Ebola, ma e’ un patogeno dei roditori e non e’ chiaro come si sia trasmesso all’uomo. Lo rivela un’equipe della Columbia University sulla rivista PLoS Pathogens. Il virus, suppongono gli scienziati, si trasmette per contatto con liquidi corporei ed ha cominciato a circolare in autunno tra Zambia e Sud Africa.
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Pubblicato da milionidieuro su 29 maggio 2009

Se lo stato di salute del mondo e’ da codice rosso, anche l’Italia e’ messa male e si differenzia da molti Paesi dell’UE per la totale assenza di una qualsiasi politica di governo delle emissioni. Lo evidenzia il Rapporto sui Diritti Globali che aggiunge: ”Abbiamo anche il poco onorevole primato di aver visto votare in Senato, presentata da una folta schiera di parlamentari del PdL il 1* aprile 2009, una mozione che non solo nega i cambiamenti climatici, ma anche le loro cause e conseguenze, nonche’ le responsabilita’ dell’uomo nel global warming. Non a caso il Belpaese e’ il terzo nella classifica europea dei maggiori emettitori (era il quinto nel 1990), si attesta su un consistente +17,5% sopra l’obiettivo di riduzione che dovra’ essere raggiunto al 2012 e in fatto di rinnovabili e’ il fanalino di coda dell’Unione. L’unico provvedimento, per altro di dubbia efficacia, preso dal governo sul fronte energetico e’ l’accordo siglato con la Francia per riportare il nucleare nel Paese”.
Insieme al sistema energetico dominato dagli idrocarburi – evidenzia il Rapporto – il punto dolente dello Stivale rimane la mobilita’: gli spostamenti delle merci si svolgono in larga parte su strada (74% del totale per il trasporto delle merci) cosi’ come quelli personali, non a caso la mobilita’ motorizzata pro capite, attestata a oltre 13.500 chilometri l’anno, e’ superiore del 30% rispetto alla media europea. Non c’e’ da stupirsi, dunque, se nel 2007 il 65% di tutte le stazioni di monitoraggio dell’aria ha registrato il superamento del valore limite giornaliero del PM10 (50microgrammi/metro cubo per non oltre 35 giorni all’anno), con una situazione eccezionalmente critica nelle regioni padane e a Roma (oltre l’80% dei casi in Emilia, Lombardia, Piemonte e Lazio).
Un’altra questione irrisolta e’ quella dei rifiuti, che non solo aumentano in quantita’, ma vengono smaltiti al 54% in discarica (Legambiente, 2009 a).
Tra i primati negativi dell’Italia – afferma ancora il Rapporto - c’e’ anche quello di essere il quarto maggiore consumatore di acqua potabile al mondo. E restando in tema di consumo di risorse naturali, nei cinque lustri che vanno dal 1980 al 2005 sono stati edificati quasi sei milioni di ettari di suolo agricolo.
Passando dal lecito all’illecito, nel Belpaese continuano ad aumentare gli ecoreati, che nel 2007 si attestavano sulla considerevole cifra di 30.300 casi.
Per il Belpaese il 2009 sara’ ricordato anche come l’anno del terremoto in Abruzzo. Un sisma che nella sua punta massima del 6 aprile ha toccato la magnitudo 5,8 sulla scala Richter, ma che e’ stato preceduto da numerosi fenomeni sismici e al quale hanno seguito migliaia di repliche. Ma soprattutto un sisma che in rapporto alla sua forza e a quanto avviene nel resto del mondo ha fatto un enorme numero di morti: 297 vittime sepolte sotto le macerie di edifici antisismici e in cemento armato, che avrebbero dovuto tenere. Ma che, complici il cemento allungato con sabbia di mare, i materiali scadenti utilizzati per le costruzioni, i collaudi e i certificati di agibilita’ a dir poco compiacenti, si sono sgretolati come castelli di carta. Una strage a cavallo tra il ”naturale” e il ”criminale”.
E proprio gli eccessivi danni del terremoto hanno fatto scattare le indagini della magistratura.
Per avere qualche segnale positivo bisogna volgere lo sguardo verso gli stili di vita e di consumo responsabili.
L’Italia, infatti, e’ diventata leader europeo per numero di licenze di prodotti con marchio ecolabel (31% sul totale europeo) e grande e’ stato anche il successo dei sistemi di gestione ambientale (13.132 siti certificati ISO 14001 nel 2008). In crescita anche l’agricoltura biologica (1.150.253 ettari nel 2007 contro i 70.674 del 1994), dove si registra anche un forte sviluppo nel settore degli allevamenti biologici, e il settore della ricettivita’ diffusa (dal 19% del 2000 al 23% del 2007), dai bed & breakfast agli agriturismo, legata alle risorse naturali e fatta del recupero degli insediamenti esistenti.
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Pubblicato da milionidieuro su 29 maggio 2009

Ozono, anidride carbonica, particelle inquinanti e perfino raggi cosmici. E’ Nano Share a misurare per la prima volta questi preziosi dati atmosferici nella valle del Khumbu. Si tratta di un sofisticato prototipo scientifico testato dalla squadra EvK2Cnr nella valle del Khumbu, e le cui caratteristiche sono state presentate al convegno internazionale ”Mountains, energy, water and food.
The Share project:understanding the impacts of climate change”, che si e’ chiuso ieri a Milano.
Il prototipo, destinato a monitorare clima e inquinanti negli ambienti piu’ estremi, ha dato ottimi risultati sia nel test a a Syangboche, un promontorio a 3.800 metri di quota incorniciato dalle vette di Everest, Lhotse e Amadablam, sia nel test condotto presso il Laboratorio Piramide, ad oltre 5000 metri di quota. ”Questo box nasce dall’idea – spiega Paolo Bonasoni, ricercatore Isac Cnr ed EvK2Cnr, responsabile del progetto Share – di avere una valigia portatile da trasportare in alta montagna per misurare parametri interessanti e particolari dal punto di vista dell’inquinamento e del clima. Misura infatti gas inquinanti come l’ozono, e ha un contatore ottico per misurare particelle ultrafini, da 0,3 a 15 micron. E’ quindi in grado di individuare polveri trasportate qui da molto lontano, per esempio dai deserti dell’Asia o dell’Africa. C’e’ poi anche un sensore di CO2 e un dosimetro di radiazione cosmica”.
L’apparecchio, che ha iniziato nei giorni scorsi con successo la prima fase di test in alta montagna, e’ gia’ stato testato nella camera baroclimatica di Pratica di Mare dell’Aeronautica Militare. Nasce da un’idea Evk2cnr, ed e’ stato realizzato a Bologna in ambito Cnr e in collaborazione con il Cnrs.
Il box, in fase di test, ha rilevato per una decina giorni l’atmosfera del Khumbu a 3.800 metri di quota e poi e’ stato trasferito al Laboratorio Piramide, dove e’ stato reinstallato ad oltre cinquemila metri.
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Pubblicato da milionidieuro su 28 maggio 2009
Per la realizzazione delle centrali nucleari di quarta generazione ”non c’e’ tempo da perdere”.
Lo ha affermato il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel suo intervento all’assemblea di Confesercenti.
”Prenderemo decisioni assennate suffragate da organismi democratici. Ma una volta che le decisioni saranno prese – ha detto il premier – se necessario useremo ancora l’esercito” qualora dovessero esserci tensioni, come gia’ avvenuto per la gestione dei rifiuti in Campania.
”Abbiamo usato l’autorita’ dello Stato e lo faremo in tutte le occasioni necessarie – ha aggiunto Berlusconi – compresa quella del Frejus”.
Nessun leader occidentale minaccerebbe di costruire una centrale nucleare usando la forza, contro il volere del territorio, cosi’ come ha fatto oggi Berlusconi. Non e’ con l’uso dell’esercito che il Presidente del Consiglio convincera’ gli italiani di una scelta sbagliata e che non conviene al nostro Paese”. Lo afferma Ermete Realacci, responsabile ambiente del PD commentando le dichiarazioni del Premier a proposito del nucleare durante il suo intervento all’assemblea di Confesercenti. ”Certo”, aggiunge Realacci, ”c’e’ da chiedersi se bisogna dar retta al Berlusconi che mostra i muscoli o a quello che in ogni regione che visita in campagna elettorale, come ad esempio ha recentemente fatto in Sardegna, rassicura che non sara’ quello il luogo in cui impiantera’ le centrali nucleari”. ”Cosi’ com’e’ oggi”, conclude Realacci, ”il nucleare e’ una scelta che sottrae risorse, sia pubbliche che private, a obiettivi quanto mai urgenti, come investire in efficienza energetica, sviluppo delle fonti rinnovabili a cominciare dal solare, promuovere l’innovazione tecnologica, che in tempi enormemente piu’ brevi consentirebbero di abbattere le emissioni che alimentano i mutamenti climatici, di ridurre sensibilmente la nostra dipendenza energetica dall’importazione di petrolio, di accrescere la competitivita’ delle nostre imprese, di alleggerire le bollette a carico delle famiglie. Questa e’ la vera frontiera dell’innovazione in campo energetico, una frontiera che rappresenta un’opportunita’ tanto piu’ grande in questa fase di crisi economica”.
QUALCHE GIORNO FA :Il Financial Times: «Berlusconi non è Mussolini ma è un pericolo per l’Italia»
Il fascismo non è un probabile futuro per l’Italia. Vale la pena dirlo, perché cosí é stato previsto. Molti ritengono che la crisi finanziaria sommata a Silvio Berlusconi dia come risultato un ritorno al fascismo. Dopo tutto, era iniziato cosí.
Ma questo è un risultato improbabile, attualmente. L’Italia dei primi anni ‘20, quando Benito Mussolini salí al potere, era in ginocchio per la rovinosa vittoria pirrica del 1918 sugli austriaci, per il degrado della classe politica e per la crescente minaccia del totalitarismo di sinistra. Berlusconi non è sicuramente Mussolini: ha squadre di showgirls, non di camicie nere.
I veri pericoli si trovano altrove. Nel corso dei 15 anni della sua carriera politica – sempre come Presidente del Consiglio o come capo del partito di opposizione – ha avuto carta bianca per spostare il sentimento nazionale a destra. Non lo ha fatto tramite propaganda diretta, bensí concentrandosi costantemente su ostentazione, lustrini e ragazze e su una retorica esagerata, gestita dai mezzi di comunicazione, che considera comunista l’opposizione e vede se stesso come una vittima.
Ora che gli vengono poste domande spinose – inizialmente, dalla moglie – sul suo rapporto con un’adolescente aspirante showgirl, se l’è presa con la fonte più ostinata di domande, il quotidiano di centro-sinistra La Repubblica, ha rilasciato una velata minaccia tramite un collega e ha cercato di far apparire illegittime le domande perché politicamente di parte.
Ha mostrato una pari belligeranza nei confronti dei magistrati che lo avevano giudicato corruttore dell’avvocato britannico David Mills (per evitare accuse di corruzione) – chiamandoli “attivisti di sinistra” – anche se il Parlamento lo ha reso immune da procedimenti penali.
Ancora insoddisfatto, pur avendo un Parlamento cosí servizievole, lo ha definito “inutile” e ha dichiarato che dovrebbe essere drasticamente ridotto a 100 membri, mentre i suoi poteri dovrebbero aumentare. Ha cercato di smuovere le masse in suo favore, sostenendo una “iniziativa popolare” per raccogliere le 500.000 firme necessarie per il provvedimento.
Ma il pericolo di Berlusconi è diverso da quello di Mussolini. Si tratta dello svuotamento attraverso i media dei contenuti seri della politica, rimpiazzandoli con l’intrattenimento. Si tratta di una spietata demonizzazione dei nemici e del rifiuto di concedere basi indipendenti ai poteri concorrenti. Si tratta di mettere la ricchezza a servizio della creazione di una immagine potente, composta di continue affermazioni di successo e di sostegno popolare.
Che egli sia così potente è in parte colpa di una sinistra incerta, di istituzioni deboli e talvolta politicizzate, e del giornalismo, che ha troppo spesso accettato un ruolo subalterno. Ma sopratutto è colpa di un uomo molto ricco, molto potente e sempre più spietato. Non fascista, ma pericoloso, in primo luogo in Italia, e un esempio negativo per tutti.
E ANCHE IN MESSICO…
Campione moderno del “populismo mediatico”, il primo ministro italiano Silvio Berlusconi gode di un ampio consenso nonostante la difficile fase attuale della sua avventura politica, un fenomeno attribuito dagli esperti al suo controllo dei mezzi di comunicazione.
Giudicato colpevole per avere corrotto l’avvocato inglese David Mills, ma senza condanna grazie all’immunità; accusato da sua moglie, Veronica Lario, di “frequentare minorenni” e con un paese in profonda recessione, Berlusconi mantiene un consenso superiore al 70%.
“Gli italiani stanno dalla mia parte nonostante le polemiche”, ha dichiarato il Cavaliere lo scorso 19 maggio e ha mostrato un sondaggio secondo il quale gode di una popolarità del 74,8%.
Questa situazione è spiegata da diversi punti di vista che giungono sempre alla stessa conclusione: Berlusconi ha il controllo della televisione, è proprietario di giornali e della principale casa editrice del paese, la Mondadori, tra gli altri affari.
Un nuovo libro sul personaggio, intitolato “La sindrome di Arcore” del giornalista Giovanni Valentini, ritiene che tale popolarità corrisponde al fatto che il popolo dei teledipendenti italiani si è innamorato del proprio carceriere, come succede alle vittime della cosiddetta “sindrome di Stoccolma”.
“L’anomalia italiana, impersonificata da un capo di governo che di fatto dispone di sei reti televisive nazionali, non ha eguali nel mondo civilizzato”, ha detto l’autore, che nel titolo del libro fa riferimento ad Arcore, la località milanese dove il Cavaliere ha il suo quartier generale.
Ha ricordato che Berlusconi è proprietario della principale azienda televisiva privata, Mediaset, che dispone di tre canali e che, come capo del governo, controlla indirettamente altri tre canali della televisione pubblica, la RAI.
“Non esiste nessun altro paese al mondo in cui succeda una cosa simile, per cui si può legittimamente dire che si tratta di una tele-dittatura, fondata sul controllo della televisione e, pertanto, del consenso popolare”, ha segnalato.
Anche il sociologo ed esperto di mezzi di comunicazione, Domenico De Masi, sostiene che in Italia si sta creando un primo esempio di dittatura mediatica al mondo.
Sostiene che, nonostante all’estero Berlusconi venga solitamente sottostimato e considerato un personaggio “ridicolo e kitsch”, sta portando a termine, forse senza esserne cosciente, il primo esperimento mondiale di dittatura mediatica.
Una dittatura dolce che, attraverso la televisione, “rende cieche le proprie vittime”, ha detto De Masi in una recente conferenza stampa. Secondo il politologo Giovanni Sartori, una delle caratteristiche delle dittature è il monopolio dell’informazione e, in questo senso, l’Italia di Berlusconi si avvicina al paradigma.
Nel documentario “Citizen Berlusconi”, della televisione statunitense PBS (Public Broadcasting Service) censurato in Italia, Sartori ha sottolineato che il primo ministro “è presente in tutte le attività importanti”, controlla l’informazione, la pubblicità e influenza la maggior parte della stampa.
Ma gli esperti considerano anche che Berlusconi incarni lo stereotipo di Italiano, ossia, concentra i vizi e le virtù dei suoi compatrioti, oltre a possedere una grande capacità comunicativa.
“Berlusconi è un formidabile piazzista, un professionista che riuscirebbe a vendere un frigorifero a un eschimese”, ha ironizzato Valentini, secondo il quale l’icona pubblica del magnate si fonda sull’adorazione dell’apparenza e sulla fede nell’immagine.
Tuttavia ha detto che, prima che sulla televisione, la sua popolarità si basa sulla mitologia del calcio, lo sport più amato dagli italiani e che proprio la squadra del Milan, di cui è proprietario, è stata quella che ha conquistato più medaglie, coppe e trofei al mondo.
“Il controllo dittatoriale dei mezzi di comunicazione italiani da parte di Berlusconi rappresenta una reale e funesta minaccia per la democrazia”, avverte a sua volta il giornalista britannico David Lane nel libro “L’ombra del potere”.
[Articolo originale "Controla Berlusconi el poder en Italia mediante "dictadura mediática" " di Mario Osorio Beristáin]
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Pubblicato da milionidieuro su 26 maggio 2009

E’ il mix formato da energia solare più eolica quello che sta nel cuore degli italiani: l’80% di un campione rappresentativo della popolazione nazionale vorrebbe che fosse la fonte principale con cui produrre l’elettricità. Solo il 14% opta per il nucleare, di cui tanto si parla in questi mesi a causa del progettato rilancio da parte del governo. Questi dati, presentati al Forum Qual Energia, promosso a Roma da Legambiente e dal Kyoto Club, sono il frutto di una ricerca condotta da Lorien Consulting, un gruppo specializzato in indagini socio-economiche e del mensile La Nuova Ecologia. Dal nuovo sondaggio emerge una fotografia dell’Italia molto consapevole e informata sulle questioni energetico-ambientali che, per il 68,7% degli intervistati, rappresentano i problemi più rilevanti rispetto ad altri, come il rischio del terrorismo (22,1%) o la casa (4,9%). Sul nucleare in particolare emerge che più del 60% degli intervistati lo considera pericoloso e costoso e preferirebbe evitarlo.
DISPOSTI A PAGARE DI PIÙ - Ma il dato forse più significato emerso dall’indagine è quello relativo ai sacrifici che gli italiani sono disposti ad affrontare pur di garantirsi in futuro ambientale e dei sistemi di produzione energetici puliti. «Anche in tempi in cui si tende a diminuire il budget quotidiano (37,7% degli intervistati), gli italiani dichiarano un’aperta disponibilità a pagare di più per garantirsi energie pulite e sostenibili», ha riferito Antonio Valente, amministratore delegato di Lorien Consulting . Anche secondo il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza lo scarso indice di gradimento del nucleare dovrebbe fare riflettere: «Nonostante la recente pressione mediatica, la stragrande maggioranza del campione intervistato, a prescindere da fattori anagrafici, socio-economici e di appartenenza politica, definisce l’energia nucleare cara e pericolosa, e privilegia le fonti rinnovabili. Solo una minoranza (14%) indica il nucleare come fonte da preferire; una minoranza che, di fronte all’ipotesi di abitare vicino a una centrale o a un deposito di scorie radioattive, avrebbe comunque seri dubbi».
LE PERCENTUALI – Il Forum QualEnergia, giunto quest’anno al secondo appuntamento, propone tra i temi la crisi economica e gli stili di vita sostenibili e, nei propositi degli organizzatori, vuole essere un’occasione per dare una risposta ai problemi energetici: dai cambiamenti climatici ai limiti delle risorse. La crescente attenzione degli italiani per le energie rinnovabili è anche il tema di un rapporto presentato dalla Fondazione Sviluppo sostenibile presieduta dall’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi, secondo cui, entro il 2020, un kilowattora su tre (pari al 33%) dell’ energia elettrica può essere prodotto utilizzando fonti energetiche rinnovabili. «L’attuale obiettivo di produrre entro il 2020 solo un kilowattora su quattro, pari al 25%, di energia elettrica utilizzando fonti energetiche rinnovabili –sostiene Ronchi – sarebbe infatti un freno alla crescita del solare, dell’eolico e delle biomasse: si può fare di più». Il 33% di rinnovabili, che corrisponde a 108 terawattora (Twh) di produzione nazionale al 2020 (partendo dai 58 prodotti nel 2008) comporta l’obiettivo di 50 nuovi TWh rinnovabili da produrre entro il 2020. Tale obiettivo è impegnativo ma, secondo la Fondazione Sviluppo Sostenibile, raggiungibile nel modo seguente: 22 Twh di nuovo eolico, 11 Twh di nuove biomasse e biogas, 7 Twh di nuovo solare, 5 Twh di nuovo idroelettrico.
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Pubblicato da milionidieuro su 20 maggio 2009

Nel Mediterraneo, a 3.5000 metri di profondità alcuni batteri vivono in condizioni «extraterrestri»
Scoperte forme di vita nel lago sottomarino Urania, uno dei luoghi più inaccessibili della Terra, a oltre 3.500 metri di profondità nel Mediterraneo, dove non c’è luce nè ossigeno.
Le condizioni a quel livello sono paragonabili a quelli della Terra primordiale e ad ambienti extraterrestri, come quello di Europa, uno dei satelliti del pianeta Giove, o di Marte.
SCOPERTA ITALIANA – La scoperta arriva da un gruppo di ricercatori guidato dall’Università degli Studi di Milano ed è in pubblicazione questa settimana su Pnas, la rivista scientifica americana Proceedings of the National Academy of Sciences of the Usa. La ricerca, pubblicata con il titolo «Sulfur cycling and methanogenesis primarily drive microbial colonization of the highly sulfidic Urania deep hypersaline basin», rivela infatti i processi metabolici che sostengono una stupefacente oasi di vita microbica nel lago Urania, uno degli ambienti più estremi e inospitali del pianeta Terra. Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Milano, guidati da Daniele Daffonchio e Sara Borin del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche della Facoltà di Agraria, in collaborazione con nove altri gruppi di ricerca italiani ed europei.
IPERSALINITÀ – «Urania -spiegano i ricercatori- è uno dei bacini anossici ipersalini situati nel Mar Mediterraneo orientale ad una profondità superiore ai 3.500 metri. Questi laghi hanno concentrazione saline fino a dieci volte più alta di quelle dell’acqua marina sovrastante. Profondità e ipersalinità sono, però, solo due dei fattori che concorrono a rendere Urania uno degli ambienti più estremi del pianeta». «Altri fattori di stress – continuano i ricercatori – sono l’assenza di luce ed ossigeno, e in particolare per il Lago Urania, dato che lo differenzia dagli altri laghi sottomarini, la presenza di elevate concentrazioni di metano e idrogeno solforato. Il bacino Urania è tra gli ambienti marini noti più ricchi in quest’ultimo composto, che qui supera abbondantemente la soglia di tossicità per molti organismi, incluso l’uomo.
COMUNITÀ DI MICROORGANISMI – Nel loro studio, i ricercatori hanno descritto l’esistenza di una complessa comunità di microrganismi lungo la colonna d’acqua del lago Urania, particolarmente concentrati e stratificati nel sottile strato che separa le zone ipersaline dalla normale acqua marina sovrastante. «In questo strato, di soli 2 metri rispetto ad una colonna d’acqua di più di 3.500 metri, -sottolineano gli scienziati- si genera una differenza di salinità e di nutrienti in grado di sostenere particolari attività metaboliche». «I fattori che regolano la produttività di questo ecosistema estremo -aggiungono- sono risultati legati a metabolismi energetici tipicamente microbici, basati su reazioni di riduzione ed ossidazione delle specie chimiche dello zolfo e sulla produzione di metano, unitamente allo sfruttamento della “dark energy”, una forma di energia chimica indipendente dalla luce e dai processi fotosintetici». Secondo i ricercatori, infine, «la scoperta dei processi metabolici e dei microrganismi che sostengono i cicli degli elementi e della vita nel lago sottomarino Urania fornisce un solido punto di partenza per formulare ipotesi sulla vita primordiale sul nostro pianeta o su altri corpi celesti. Inoltre, le capacità metaboliche dei microrganismi adattati a vivere nel lago Urania costituiscono una risorsa biotecnologica con potenziali applicazioni in molte attivitá antropiche»
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Pubblicato da milionidieuro su 20 maggio 2009

Nel Mediterraneo, a 3.5000 metri di profondità alcuni batteri vivono in condizioni «extraterrestri»
Scoperte forme di vita nel lago sottomarino Urania, uno dei luoghi più inaccessibili della Terra, a oltre 3.500 metri di profondità nel Mediterraneo, dove non c’è luce nè ossigeno.
Le condizioni a quel livello sono paragonabili a quelli della Terra primordiale e ad ambienti extraterrestri, come quello di Europa, uno dei satelliti del pianeta Giove, o di Marte.
SCOPERTA ITALIANA – La scoperta arriva da un gruppo di ricercatori guidato dall’Università degli Studi di Milano ed è in pubblicazione questa settimana su Pnas, la rivista scientifica americana Proceedings of the National Academy of Sciences of the Usa. La ricerca, pubblicata con il titolo «Sulfur cycling and methanogenesis primarily drive microbial colonization of the highly sulfidic Urania deep hypersaline basin», rivela infatti i processi metabolici che sostengono una stupefacente oasi di vita microbica nel lago Urania, uno degli ambienti più estremi e inospitali del pianeta Terra. Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Milano, guidati da Daniele Daffonchio e Sara Borin del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche della Facoltà di Agraria, in collaborazione con nove altri gruppi di ricerca italiani ed europei.
IPERSALINITÀ – «Urania -spiegano i ricercatori- è uno dei bacini anossici ipersalini situati nel Mar Mediterraneo orientale ad una profondità superiore ai 3.500 metri. Questi laghi hanno concentrazione saline fino a dieci volte più alta di quelle dell’acqua marina sovrastante. Profondità e ipersalinità sono, però, solo due dei fattori che concorrono a rendere Urania uno degli ambienti più estremi del pianeta». «Altri fattori di stress – continuano i ricercatori – sono l’assenza di luce ed ossigeno, e in particolare per il Lago Urania, dato che lo differenzia dagli altri laghi sottomarini, la presenza di elevate concentrazioni di metano e idrogeno solforato. Il bacino Urania è tra gli ambienti marini noti più ricchi in quest’ultimo composto, che qui supera abbondantemente la soglia di tossicità per molti organismi, incluso l’uomo.
COMUNITÀ DI MICROORGANISMI – Nel loro studio, i ricercatori hanno descritto l’esistenza di una complessa comunità di microrganismi lungo la colonna d’acqua del lago Urania, particolarmente concentrati e stratificati nel sottile strato che separa le zone ipersaline dalla normale acqua marina sovrastante. «In questo strato, di soli 2 metri rispetto ad una colonna d’acqua di più di 3.500 metri, -sottolineano gli scienziati- si genera una differenza di salinità e di nutrienti in grado di sostenere particolari attività metaboliche». «I fattori che regolano la produttività di questo ecosistema estremo -aggiungono- sono risultati legati a metabolismi energetici tipicamente microbici, basati su reazioni di riduzione ed ossidazione delle specie chimiche dello zolfo e sulla produzione di metano, unitamente allo sfruttamento della “dark energy”, una forma di energia chimica indipendente dalla luce e dai processi fotosintetici». Secondo i ricercatori, infine, «la scoperta dei processi metabolici e dei microrganismi che sostengono i cicli degli elementi e della vita nel lago sottomarino Urania fornisce un solido punto di partenza per formulare ipotesi sulla vita primordiale sul nostro pianeta o su altri corpi celesti. Inoltre, le capacità metaboliche dei microrganismi adattati a vivere nel lago Urania costituiscono una risorsa biotecnologica con potenziali applicazioni in molte attivitá antropiche»
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Pubblicato da milionidieuro su 19 maggio 2009
Presentato all’American Museum of Natural History: ha 50 milioni di anni e somiglia al lemure del Madagascar
Il fossile, soprannominato ”Ida”.
L’animale, una femmina, e’ vissuto nell’Eocene, un’epoca del periodo Paleogene che va dai 55 ai 34 milioni di anni fa circa e gli scienziati lo hanno battezzato ”Darwinius masillae”, in omaggio a Charles Darwin. Fra le caratteristiche che lo rendevano simile ai primati piu’ evoluti, il pollice opponibile, la mano prensile e le unghie al posto degli artigli.
Atmosfera da grandi eventi all’American Museum of Natural History di New York. Philip Gingerich, presidente della Paleontological Society presenta il fossile di un animale che potrebbe essere il progenitore comune delle scimmie e dell’uomo. Accanto a Gingerich, il sindaco Michael Bloomberg e tutti componenti del team di scienziati che hanno lavorato per la scoperta. Tanta solennità è stata organizzata per mostrare un reperto giudicato molto importante nella ricerca delle nostre origini.
Il «completo e spettacolare fossile del possibile antenato», come l’ha definito Gingerich, mostra una giovane femmina di Adapide vissuta 47 milioni di anni fa ed è stato scoperto un paio d’anni fa a Messel Shale Pit, una cava abbandonata vicino a Francoforte. Il luogo tedesco è noto per i suoi ritrovamenti di fossili ben conservati appartenenti all’Eocene (circa 50 milioni di anni fa). Ma questo ha destato subito sorpresa e interesse tanto da essere conservato e studiato segretamente per un così lungo periodo senza far trapelare notizia.
Gli antropologi si chiedono da tempo da quale dei due gruppi di proscimmie esistenti circa 50 milioni di anni fa, i tarsidi che vivevano in Asia e gli adapidi presenti nell’America settentrionale e in Europa allora unite, l’evoluzione abbia poi portato verso l’uomo. Ora le caratteristiche del reperto tedesco farebbero pensare che proprio gli Adapidi, ritenuti anche i precursori degli attuali lemuri del Madagascar, siano gli «antenati giusti » o almeno più probabili. Negli ultimi due anni il prezioso fossile è stato analizzato da numerosi scienziati, incluso Jorn Hurun del National History Museum norvegese, facendo ricorso alla tomografia computerizzata la quale ha consentito di sezionare lo scheletro pietrificato cogliendone i dettagli più minuti.
Uno degli aspetti a favore delle conclusioni pubblicate su Public Library of Science, una rivista online, è la mancanza dei denti a pettine. «L’epoca di appartenenza, la regione del ritrovamento e la presenza di qualche carattere evolutivo diverso dalle proscimmie mi sembrano gli elementi di maggiore interesse », commenta Fiorenzo Facchini, antropologo dell’Università di Bologna. «E’ infatti possibile — aggiunge — che questi particolari elementi si ritrovino specializzati, molto tempo dopo, in linee evolutive diverse. Bisogna comunque tener conto che passeranno milioni di anni per vedere tra le scimmie i progenitori degli ominidi come il Proconsul o il Kenyapiteco. Infatti la separazione fra le antropomorfe e quella degli ominidi è avvenuta soltanto 6 milioni di anni fa».
LEGGI ANCHE:
Adapide: SCOPERTO L’ANELLO DI CONGIUNZIONE SCIMMIA-UOMO
Pubblicato in: Adapide, ambiente, Darwinius masillae, evoluzione, Ida, natura, news, notizie, PALEONTOLOGIA, primati, scimmia, uomo | Lascia un commento »
Pubblicato da milionidieuro su 19 maggio 2009
Presentato all’American Museum of Natural History: ha 50 milioni di anni e somiglia al lemure del Madagascar
Il fossile, soprannominato ”Ida”.
L’animale, una femmina, e’ vissuto nell’Eocene, un’epoca del periodo Paleogene che va dai 55 ai 34 milioni di anni fa circa e gli scienziati lo hanno battezzato ”Darwinius masillae”, in omaggio a Charles Darwin. Fra le caratteristiche che lo rendevano simile ai primati piu’ evoluti, il pollice opponibile, la mano prensile e le unghie al posto degli artigli.
Atmosfera da grandi eventi all’American Museum of Natural History di New York. Philip Gingerich, presidente della Paleontological Society presenta il fossile di un animale che potrebbe essere il progenitore comune delle scimmie e dell’uomo. Accanto a Gingerich, il sindaco Michael Bloomberg e tutti componenti del team di scienziati che hanno lavorato per la scoperta. Tanta solennità è stata organizzata per mostrare un reperto giudicato molto importante nella ricerca delle nostre origini.
Il «completo e spettacolare fossile del possibile antenato», come l’ha definito Gingerich, mostra una giovane femmina di Adapide vissuta 47 milioni di anni fa ed è stato scoperto un paio d’anni fa a Messel Shale Pit, una cava abbandonata vicino a Francoforte. Il luogo tedesco è noto per i suoi ritrovamenti di fossili ben conservati appartenenti all’Eocene (circa 50 milioni di anni fa). Ma questo ha destato subito sorpresa e interesse tanto da essere conservato e studiato segretamente per un così lungo periodo senza far trapelare notizia.
Gli antropologi si chiedono da tempo da quale dei due gruppi di proscimmie esistenti circa 50 milioni di anni fa, i tarsidi che vivevano in Asia e gli adapidi presenti nell’America settentrionale e in Europa allora unite, l’evoluzione abbia poi portato verso l’uomo. Ora le caratteristiche del reperto tedesco farebbero pensare che proprio gli Adapidi, ritenuti anche i precursori degli attuali lemuri del Madagascar, siano gli «antenati giusti » o almeno più probabili. Negli ultimi due anni il prezioso fossile è stato analizzato da numerosi scienziati, incluso Jorn Hurun del National History Museum norvegese, facendo ricorso alla tomografia computerizzata la quale ha consentito di sezionare lo scheletro pietrificato cogliendone i dettagli più minuti.
Uno degli aspetti a favore delle conclusioni pubblicate su Public Library of Science, una rivista online, è la mancanza dei denti a pettine. «L’epoca di appartenenza, la regione del ritrovamento e la presenza di qualche carattere evolutivo diverso dalle proscimmie mi sembrano gli elementi di maggiore interesse », commenta Fiorenzo Facchini, antropologo dell’Università di Bologna. «E’ infatti possibile — aggiunge — che questi particolari elementi si ritrovino specializzati, molto tempo dopo, in linee evolutive diverse. Bisogna comunque tener conto che passeranno milioni di anni per vedere tra le scimmie i progenitori degli ominidi come il Proconsul o il Kenyapiteco. Infatti la separazione fra le antropomorfe e quella degli ominidi è avvenuta soltanto 6 milioni di anni fa».
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Adapide: SCOPERTO L’ANELLO DI CONGIUNZIONE SCIMMIA-UOMO
Pubblicato in: Adapide, ambiente, Darwinius masillae, evoluzione, Ida, natura, news, notizie, PALEONTOLOGIA, primati, scimmia, uomo | Lascia un commento »
Pubblicato da milionidieuro su 19 maggio 2009

Una cittadina italiana di circa 40 anni e’ ricoverata in Tibet perche’ sospettata di aver contratto il virus della nuova influenza A/H1N1. Sale intanto il numero dei casi di nuova influenza in Giappone, toccando quota 173. Sono stati confermati altri 10 episodi, gli ultimi, tra i quali uno che coinvolge una bimba di un anno. Appena sabato scorso, il Giappone ha avuto il primo caso di nuova influenza contratta direttamente nel Paese asiatico.
Sono 40 i Paesi colpiti dalla nuova influenza nel mondo, 8829 i contagiati dal virus A(H1N1), 74 i morti.
Negli Stati Uniti il maggior numero di contagi, 4714 con 4 casi di decesso, seguiti dal Messico, 2895 casi e 66 decessi, e dal Canada con 496 casi e 1 decesso.
Negli altri Paesi coinvolti non sono state registrate vittime: Argentina (1 caso di contagio), Australia (1), Austria (1), Belgio (4), Brasile (8), Cina (5), Colombia (11), Cuba (3), Danimarca (1), Ecuador (1), El Salvador (4), Finlandia (2), Francia (14), Germania (14),Giappone (7), Guatemala (3), India (1), Irlanda (1), Israele (7), Italia (9), Giappone (7), Malesia (2), Olanda (3), Nuova Zelanda (9), Norvegia (2), Panama (54), Peru (1), Polonia (1), Portogallo (1), Republic di Corea (3), Spagna (103), Svezia (3), Svizzera (1), Tailandia (2), Turchia (1), Regno Unito(82).
Pubblicato in: A H1N1, A/H1N1, Center of Desease Control, contagi, febbre suina, influenza, influenza suina, italia, notizie, Nuova influenza, Oms, Organizzazione Mondiale della Sanità, pandemia, SALUTE, virus | Lascia un commento »
Pubblicato da milionidieuro su 18 maggio 2009

Una pandemia influenzale “alle porte” e le conseguenze di possibili e imprevedibili mix di virus suini, aviari e umani tengono svegli gli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità. Lo ha detto il direttore generale dell’Oms, Margaret Chan, intervenendo a Ginevra all’Assemblea generale. Insomma, non è il momento di abbassare la guardia, anche se la Chan ha deciso di non passare alla fase 6 di allerta pandemica, mantenendo l’attuale livello 5. “Abbiamo tutte le ragioni – ha detto – di essere preoccupati per le interazioni del nuovo H1N1 con altri virus che attualmente circolano nell’uomo”.
“E, ancor di più, non dobbiamo dimenticare che il virus dell’influenza aviaria”, molto più letale della febbre suina, “è stabilmente presente nel pollame in diversi Paesi”, ha ricordato la Chan. “Nessuno puo’ dire come questo virus aviario si comporterà, quando sarà messo sotto pressione” dalla presenza “di un largo numero di persone infettate dall’H1N1″. Inutile illudersi. “Sulla porta di casa – ha sottolineato – abbiamo un contagio globale: la prospettiva della prima pandemia influenzale di questo secolo. Per cinque lunghi anni le epidemie di influenza aviaria H5N1 altamente patogena nel pollame, e sporadici casi nell’uomo spesso fatali, hanno condizionato il mondo, spingendolo ad aspettarsi una pandemia di influenza. Una altamente letale”.
Il risultato di questi anni? “Oggi – ha detto l’esperta – il mondo è meglio preparato e molto spaventato. Come sappiamo, un nuovo virus influenzale con un grande potenziale pandemico e’ emerso da un’altra fonte e in un’altro lato del mondo”. Si tratta dei suini, in Messico.
A differenza dell’aviaria, il nuovo virus H1N1 “si diffonde facilmente da persona a persona, dilaga rapidamente all’interno di un Paese e altrettanto rapidamente passa a nuovi Paesi. Ci aspettiamo che questo trend continui” ha detto la Chan. Ma a differenza dell’aviaria, “l’H1N1 attualmente causa una malattia di media gravità, con poche morti al di fuori dell’epidemia in Messico. E speriamo che continui così”. Il virus “è ancora recente” e dunque gli esperti non l’hanno compreso appieno, “il suo comportamento è notoriamente imprevedibile – ha sottolineato la responsabile dell’Oms – e nessuno puo’ dire come evolverà la situazione”.
L’emergenza legata alla nuova influenza “crea grande pressione sui Governi, sui ministri della Salute e l’Oms vuole prendere le decisioni giuste e stabilire le azioni giuste in un momento di grande incertezza scientifica. Il 24 aprile ho innalzato il livello di allerta pandemico dalla fase 4 alla 5, ma oggi – ha ribadito – restiamo in fase 5″. Uno stop dell’escalation che non equivale a un cessato allarme. “Il virus puo’ averci concesso un periodo di grazia, ma non sappiamo quanto durerà. Nessuno puo’ dire se questa e’ solo la quiete prima della tempesta. La presenza del patogeno è stata confermata in diversi Paesi dell’emisfero meridionale, dove l’epidemia di influenza stagionale presto inizierà. Abbiamo tutte le ragioni di essere preoccupati per le interazioni tra virus”.
Intanto sono ormai quasi 9.000 nel mondo i casi di nuova influenza A/H1N1. L’ultimo bollettino diffuso dall’Oms, parla infatti di 8.829 casi di infezione confermati in 40 Paesi, con 74 morti. Nel caso di una pandemia influenzale “non tutte le persone saranno infettate, ma tutte sono a rischio. Il mondo oggi è più vulnerabile di quanto lo era nel 1968, in occasione dell’ultima pandemia del Novecento”, ha dichiarato Margaret Chan, direttrice generale dell’Organizzazione mondiale delle sanita’, nel corso dell’Assemblea generale a Ginevra. “Come vediamo con l’H1N1 – ha sottolineato – ogni citta’ con un aeroporto internazionale è a rischio di casi importati”. Non solo. “L’interdipendenza economica globale rischi di amplificare i danni”.
E proprio mentre si apre a Ginevra l’assemblea generale, l’Oms monitora attentamente la situazione del Giappone, dove in un solo giorno si sono registrati ben 118 casi in più di nuova influenza. Nel frattempo Gran Bretagna, Svizzera, Nuova Zelanda e lo stesso Giappone invitano l’Oms a modificare gli step richiesti per dichiarare lo stato di pandemia. L’agenzia infatti, ha detto il segretario di Stato britannico alla Salute, Alan Johnson, non dovrebbe ‘precipitarsi’ a dichiarare una pandemia influenzale seguendo un ‘piano meccanicistico’.
In Italia sono sempre 9 i casi accertati di nuova influenza causata dal virus A/H1N1. Lo comunica il bollettino aggiornato del Ministero della Salute specificando che il 2 maggio e’ stato registrato un caso confermato in Toscana (Ospedale di Massa); il 3 maggio, un caso confermato nel Lazio (Ospedale Spallanzani di Roma); il 4 maggio, un caso confermato nel Lazio (Ospedale Spallanzani di Roma); il 4 maggio, un caso confermato nel Lazio (Ospedale Bambino Gesu’ di Roma); il 5 maggio, un caso confermato in Toscana (Ospedale Careggi di Firenze); l’8 maggio, due casi confermati in Lombardia (Ospedale Sacco di Milano e Ospedale San Matteo di Pavia); l’8 maggio, un caso confermato nel Lazio (Ospedale Spallanzani di Roma) e il 9 maggio, un caso confermato nel Lazio (Ospedale Bambino Gesu’).
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Pubblicato da milionidieuro su 18 maggio 2009

Un insegnante, vice preside di una scuola media del Queens a New York, e’ morto ieri a causa del virus A/H1N1 dopo essere stato ricoverato in condizioni critiche pochi giorni fa. E’ quanto riporta il New York Times sul suo sito web.
Si tratta del primo decesso nella Grande Mela, dove il virus si e’ diffuso in alcune scuole da qualche settimana.
Per prevenire il contagio oggi non riapriranno undici scuole della citta’, mentre cinque sono gia’ state messe in quarantena.
Mitchell Wiener soffriva di ”problemi di salute precedenti”, aveva ricordato il sindaco Michael Bloomberg nel corso di una conferenza stampa lo scorso venerdi’, chiedendo di ”pregare e rispettare la vita privata della famiglia”.
In Giappone intanto, il numero di casi accertati di influenza A/H1N1 e’ salito a 129 dopo che un responsabile del comune di Kobe ha fatto sapere che 25 nuovi contagi sono stati registrati ieri nella citta’.
La situazione e’ peggiorata rapidamente da sabato nelle due prefetture vicine di Osaka e Hyogo, dove si trova Kobe, con numerosi liceali dichiarati malati nonostante non fossero tornati dall’estero.
Le autorita’ della prefettura di Osaka hanno ordinato la chiusura di tutti i college e licei per sette giorni, e quelle della prefettura di Hyogo hanno consigliato alle strutture scolastiche di chiudere.
Un gruppo di turisti stranieri che comprende italiani, americani, francesi, britannici e giapponesi, e’ trattenuto in un hotel del Tibet nel timore che alcuni suoi membri siano portatori del virus dell’influenza A/H1N1. Lo ha reso noto uno dei viaggiatori, la francese Anna Husarka.
Il gruppo di 24 turisti e’ stato portato in un albergo di Zhangmu, localita’ nei pressi della frontiera nepalese, dopo che una di loro, un’italiana, ha accusato sintomi influenzali all’arrivo in Tibet.
”La maniera in cui sta venendo gestita la situazione e’ totalmente inefficace”, ha accusato la turista in una telefonata all’Afp.
”Prima abbiamo dovuto attendere mezza giornata perche’ l’ambulanza venisse a cercarci, poi ci hanno messo in questo albergo e abbiamo dovuto aspettare un giorno e mezzo l’arrivo di un medico”, ha spiegato.
”E l’unica cosa che ha fatto il medico e’ stata prelevare il sangue all’italiana che aveva la febbre, per poi tornarsene a Lhasa”, la capitale del Tibet, ha aggiunto.
Il gruppo, venuto per una visita di otto giorni in Tibet, e’ trattato bene, ha assicurato, e non ha mostrato alcun sintomo dell’influenza A/H1N1.
”Non rappresentiamo alcun pericolo, non abbiamo febbre”, ha detto, aggiungendo che ”le persone che ci tengono sotto controllo hanno tute bianche con maschere sulla bocca”.
”Fanno un grande show sulla maniera in cui si preoccupano delle frontiere, ma a nostre spese”, ha osservato, riferendosi alle autorita’ cinesi, gia’ accusate di eccessivo zelo nelle misure di prevenzione della malattia.
Husarka ha spiegato di non sapere per quanto tempo il suo gruppo dovra’ restare nell’albergo.
Non accenna a diminuire l’espansione dei contagi da nuova influenza nel mondo. Ad oggi, secondo le ultime cifre dell’OMS, i paesi colpiti dal virus A(H1N1) sono 39 con 8480 casi di contagio. Il maggior numero negli Stati Uniti, 4714 con 4 decessi. Segue il messico con 2895 casi di infezione e 66 decessi. Il Canada ha riportao 496 casi di contagio e un decesso, in Costa Rica 9 contagi e 1 decesso. Negli altri Paesi coinvolti non sono state registrate vittime: Argentina (1 caso di contagio), Australia (1), Austria (1), Belgio (4), Brasile (8), Cina (5), Colombia (11), Cuba (3), Danimarca (1), Ecuador (1), El Salvador (4), Finlandia (2), Francia (14), Germania (14), Guatemala (3), India (1), Irlanda (1), Israele (7), Italia (9), Giappone (7), Malesia (2), Olanda (3), Nuova Zelanda (9), Norvegia (2), Panama (54), Peru (1), Polonia (1), Portogallo (1), Republic di Corea (3), Spagna (103), Svezia (3), Svizzera (1), Tailandia (2), Turchia (1), Regno Unito(82).
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Pubblicato da milionidieuro su 17 maggio 2009

E’ salito a 8.480 il numero complessivo di casi umani di nuova influenza A/H1N1 ufficialmente confermati all’Oms. Secondo l’ultimo aggiornamento quotidiano, i Paesi coinvolti sono saliti a 39 con l’ingresso di Turchia, India e Malaysia. I decessi sono 72. Ieri il totale era di 8.451 casi in 36 Paesi. Il Messico, dove sono stati segnalati i primi casi, ha confermato 2.895 infezioni, inclusi 66 decessi. Gli Usa sono il Paese piu’ colpito con 4.714, di cui quattro letali.
Kobe (Giappone), 18 mag, – Sono ottanta i casi confermati di febbre suina in Giappone, la gran parte di studenti e insegnanti (lcuni dei quali non sono stati all’estero); ma il timore delle autorita sanitarie locali e’ che siano centinaia le persone gia’ contagiate. Di fronte al diffondersi del virus A/H1N1, le autorita’ nipponiche hanno deciso di chiudere circa un migliaia di scuole e asili. La misura riguarda l’area piu’ colpita, quella di Osaka e Kobe, dove gli istituti rimarranno chiusi fino a nuova ordinanza; anche ai teatri e’ stato chiesto di non alzare il sipario, mentre molte aziende hanno sollecitatoi dipendenti a rimanersene a casa. Di fronte al gran numero di casi di persone che si sono ammalate senza esser stati in Paesi dove era presente il virus, l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (Oms) ha detto sabato che sta seguendo molto da vicino la situazione; se dovesse essere confermato che il virus si sta diffondendo anche in zone al di fuori del Nord-America, dove si e’ originato, l’Oms potrebbe decidere di innalzare il livello di allerta a 6, a indicare che la pandemia e’ imminente. Attualmente il nuovo virus si sta comportando come un normale virus stagionale, rapido nel diffondersi e con lievi sintomi.
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Pubblicato da milionidieuro su 16 maggio 2009

Si allarga l’epidemia di influenza da virus A/H1N1 nel mondo. L’ultimo bollettino diffuso oggi dall’Organizzazione mondiale della sanità fa salire a 8.451 i casi di infezione confermati in 36 Paesi, 931 in più rispetto ai 7.520 di ieri. Il conteggio non include ancora il quinto decesso da nuova influenza annunciato in queste ore negli Usa dove un ragazzo di 30 anni che soffriva di altri problemi di salute è morto in Texas la settimana scorsa, ma soltanto ieri sera i test di laboratorio hanno confermato che era stato colpito dal virus.
Sono così diventati tre i morti per febbre suina nel Texas, Stato al confine con il Messico. Gli altri due decessi si sono verificati in Arizona, sempre al confine con il Messico, e a Seattle, nello stato settentrionale di Washington.
In Messico – riferisce l’agenzia ginevrina – si registrano in tutto 2.895 casi confermati, con 66 morti. In Canada 496 con una morte, e in Costa Rica 9 casi con un decesso.
Casi confermati, senza morti, sono segnalati inoltre in Argentina (1), Australia (1), Austria (1), Belgio (2), Brasile (8), Cina (4), Colombia (11), Cuba (3), Danimarca (1), Ecuador (1), El Salvador (4), Finlandia (2), Francia (14), Germania (14), Guatemala (3), Irlanda (1), Israele (7), Italia (9), Giappone (4), Paesi Bassi (3), Nuova Zelanda (9), Norvegia (2), Panama (43), Peru’ (1), Polonia (1), Portogallo (1), Repubblica di Corea (3), Spagna (100), Svezia (2), Svizzera (1), Thailandia (2) e Regno Unito (78)
Un primo caso di influenza A/H1N1 e’ stato confermato in Turchia. Lo ha reso noto l’agenzia Anadolu citando fonti sanitarie turche.Ad essere colpito dal morbo e’ un uomo che proveniva dagli Usa. Intanto e’ stato segnalato il primo caso di nuova influenza contratta direttamente in Giappone. Lo annuncia la tv Nhk.Uno studente di Kobe e’ risultato positivo agli esami, afferma il ministero della Sanita.
Il vaccino contro la nuova influenza, che potrebbe di nuovo colpire nei prossimi mesi sotto forma di pandemia,potrebbe arrivare troppo tardi. L’Oms non ha ancora deciso infatti se suggerire alle aziende produttrici di convertire o meno la produzione del normale vaccino anti-influenzale in quello per il virus H1N1. E anche se l’Oms desse l’ok, il vaccino non arriverebbe in tempo e non prima di settembre, come spiega la rivista ‘New Scientist’.
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Pubblicato da milionidieuro su 15 maggio 2009

Un nuovo incidente si e’ verificato mercoledi’ scorso nella centrale nucleare di Tricastin, nel sud della Francia. Due grandi pezzi metallici di due tonnellate ciascuno sono caduti da un’altezza di circa 15 metri durante lavori di manutenzione nella centrale. Dell’incidente – che non ha coinvolto persone – e’ stata informata l’Authority sulla sicurezza nucleare.
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Pubblicato da milionidieuro su 15 maggio 2009

Nel giorno in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (Oms) ha annunciato 1.000 nuovi casi di febbre suina nel mondo, le autorita’ di New York hanno chiuso tre scuole; e un dipendente di una di esse, e’ in condizione critiche (un cinquantenne, ricoverato in ospedale e sottoposto a ventilazione meccanica). Secondo l’Oms, attualmente sono 7.520 i casi confermati di influenza suina (il bollettino precedente parlava di 6.497 contagi); e gli esperti sono convinti che il virus sia cosi’ contagioso da esser destinato a diffondersi ad altre aree, finora non interessate. Intanto il sindaco di New York, Michael Bloomberg ha annunciato la chiusura temporanea di tre scuole nel Queens, frequentata da 4.500 alunni, dove e’ stato accertato “un livello insolitamente alto di malati di tipo influenzale”. Bloomberg ha spiegato che in una scuola sono stati contagiati quattro studenti e un membro dello staff, che e’ “in stato critico”; mentre una cinquantina di alunni erano stati rispediti a casa la scorsa settimana perche’ con sintomi preoccupanti. In una seconda scuola mancano dalle lezioni 241 alunni; mentre nella terza, 29 studenti mostrano i sintomi dell’influenza. Secondo il ‘New York Times”, l’educatore che si e’ ammalato, e’ ricoverato in stato critico e ora si teme per la sua vita. Giovedi’ le autorita’ sanitarie nazionale avevano reso noto che i casi confermati di contagio erano passati da 3.352 a 4.298. Intanto le autorita’ dell’Arizona hanno confermato la morte di una donna a causa del virus, il che porta a 4 le persone decedute per la febbre suina negli Usa. La donna, di circa 40 anni, e’ deceduta la scorsa settimana per complicazioni, ma gia’ soffriva di una malattia polmonare. Il decesso e’ il primo che si registra in Arizona a causa del virus.
Sono 2.446 i casi in Messico, con 60 decessi, e 449 in Canada, con una vittima. Otto i pazienti in Costa Rica, dove si è verificato anche un decesso. E ancora: 100 casi si sono registrati in Spagna, 71 in Gran Bretagna, 1 in Argentina, 1 in Australia, 1 in Austria, 1 in Belgio, 8 in Brasile, 4 in Cina, 10 in Colombia, 3 a Cuba, 1 in Danimarca, 4 a El Salvador, 2 in Finlandia, 14 in Francia, 12 in Germania, 3 in Guatemala, 1 in Irlanda, 7 in Israele, 9 in Italia, 4 in Giappone, 3 in Olanda, 7 in Nuova Zelanda, 2 in Norvegia, 40 a Panama, 1 in Polonia, 1 in Portogallo, 3 in Corea, 2 in Svezia, 1 in Svizzera, 2 in Tailandia. A fronte di questi dati, “è troppo presto per abbassare la guardia”, è il monito del direttore generale dell’Oms, Margaret Chan, che considera l’influenza A/H1N1 “una crisi con possibili implicazioni mondiali”. Secondo la Chan, i segnali che l’epidemia sta scemando nel suo epicentro in Nord America non significano che il peggio è passato. E c’è “grande incertezza” sul fatto che l’attuale quadro “parzialmente confortante” non muti, ha sottolineato durante un meeting intergovernativo sulla preparazione alla pandemia nel quartier generale dell’Oms a Ginevra.
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Pubblicato da milionidieuro su 15 maggio 2009

A livello internazionale i casi confermati di nuova influenza A/H1N1 secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (OMS) e il Center of Desease Control (CDC) di Atlanta sono complessivamente 7.520, i decessi sono 65. Il maggior numero di contagiati e’ stato registrato negli Stati Uniti: 3352, con 4 decessi; segue il Messico con 2446 contagiati e 60 decessi. Il Canada ha registrato 389 contagiati e 1 vittima. Costa Rica, 8 contagiati e 1 vittima. Nessun decesso invece negli altri paesi che hanno registrato contagi: Argentina (1), Australia (1), Austria (1), Brasile (8), Cina (4), Colombia (7), Cuba (1), Danimarca (1), El Salvador (4), Finlandia (2), Francia (14), Germania (12), Guatemala (3), Irlanda (1), Israele (7), Italia (9), Giappone (4), Olanza (3), Nuova Zelandia (7), Norvegia (2), Panama (29), Polonia (1), Portogallo (1), Repubblica di Corea (3), Spagna (100), Svezia (2), Svizzera (1), Tailandia (2), Regno Unito (71).
Un caso sospetto di nuova influenza ad Arezzo. Positivi i primi esami fatti a Siena, in serata ci saranno i risultati degli accertamenti sul campione inviato, come prevede la prassi, all’Istituto Superiore di Sanita’. Ad oggi in Toscana sono 36 i casi sospetti, due dei quali sono risultati positivi al virus. Si tratta di un uomo di 32 anni, tornato il 4 maggio da New York, e che dopo tre giorni ha accusato una lieve sintomatologia influenzale (mal di gola, raffreddore). Nei giorni successivi, a seguito di un rialzo febbrile e disturbi di natura gastroenterica, si e’ presentato all’ospedale aretino, dove sono stati eseguiti i primi accertamenti. Dai primi esami, eseguiti dall’azienda ospedaliera di Siena, il tampone e’ risultato positivo per influenza di tipo A, ma questo non significa che ci troviamo di fronte a un caso conclamato. Spettera’ ora all’Istituto Superiore di Sanita’ – unica struttura deputata all’accertamento finale – chiarire se si tratta di comune influenza stagionale (che e’ ancora in circolazione) o di nuova influenza A/H1N1. I risultati degli esami dell’ISS sono attesi in serata. Il giovane aretino, ricoverato in osservazione nel reparto di malattie infettive dell’ospedale San Donato di Arezzo, ha gia’ iniziato una terapia specifica e le sue condizioni generali di salute sono buone. Anche i familiari conviventi con lui hanno iniziato, sempre a scopo precauzionale, la profilassi; anche loro stanno tutti bene. Ad oggi, in seguito alla sorveglianza effettuata dai servizi territoriali delle Asl, sono stati segnalati in Toscana 36 casi sospetti di nuova influenza. Di questi, 32 sono risultati negativi, 2 positivi al nuovo virus A/H1N1 (segnalati da Massa e Firenze), 1 aveva contratto un’influenza di tipo stagionale (con un ceppo virale di vecchio tipo) ed 1 – quello appunto segnalato dalla Asl 8 di Arezzo – e’ ancora in corso di accertamento.
Citta’ del Messico, 15 mag – Il bilancio dell’influenza A/H1N1 in Messico e’ salito a 66 morti ”accertati”, due piu’ di ieri, e 2.829 malati. Lo ha annunciato il ministro della Salute, Jose’ Angel Cordova, precisando che la tendenza dell’epidemia resta ”discendente”.
L’ultimo decesso, ha spiegato, risale al 10 maggio e 61 dei casi mortali riguardano pazienti che hanno cominciato ad avvertire dei sintomi prima del 23 aprile.
Le autorita’ sanitarie dell’Arizona hanno confermato che una donna e’ morta a causa del virus H1N1. Si tratta della quarta vittima negli Stati Uniti dell’epidemia di influenza di tipo A. La donna, che era ultraquarantenne ed aveva avuto precedenti problemi polmonari, e’ deceduta la scorsa settimana ma solo ora i test hanno confermato solo ora che la morte e’ da collegarsi al virus della febbre suina. Le altre vittime statunitensi del virus si sono registrate in Texas – che come l’Arizona confina con il Messico, epicentro dell’epidemia – e nello stato di Washington. Sono intanto oltre 4mila i casi di influenza di tipo A confermati in tutti gli Stati Uniti.
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Pubblicato da milionidieuro su 14 maggio 2009

In Italia sono 9 i casi accertati di nuova influenza causata dal virus A/H1N1. Lo comunica il bollettino aggiornato del Ministero della Salute specificando che il 2 maggio e’ stato registrato un caso confermato in Toscana (Ospedale di Massa); il 3 maggio, un caso confermato nel Lazio (Ospedale Spallanzani di Roma); il 4 maggio, un caso confermato nel Lazio (Ospedale Spallanzani di Roma); il 4 maggio, un caso confermato nel Lazio (Ospedale Bambino Gesu’ di Roma); il 5 maggio, un caso confermato in Toscana (Ospedale Careggi di Firenze); l’8 maggio, due casi confermati in Lombardia (Ospedale Sacco di Milano e Ospedale San Matteo di Pavia); l’8 maggio, un caso confermato nel Lazio (Ospedale Spallanzani di Roma) e il 9 maggio, un caso confermato nel Lazio (Ospedale Bambino Gesu’).
A livello internazionale i casi confermati di nuova influenza A/H1N1 secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (OMS) e il Center of Desease Control (CDC) di Atlanta sono complessivamente 6.497, con 65 decessi.
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Pubblicato da milionidieuro su 13 maggio 2009

Il virus della nuova influenza potrebbe essere nato in un laboratorio per errore umano. Lo sostiene il ricercatore australiano Adrian Gibbs. In un articolo che ha inviato all’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (Oms) e ai Centri statunitensi per il controllo delle malattie (Cdc),uno dei ‘padri’ dell’antivirale oseltamivir,sostiene che le caratteristiche genetiche del virus A/H1N1 sono tali da far supporre che sia stato coltivato nelle uova. Un’ipotesi sulla quale l’Oms sta indagando.
Il virus della nuova influenza A/H1N1 potrebbe essere nato in un laboratorio per un errore umano. Lo sostiene il ricercatore australiano Adrian Gibbs, uno dei “padri” dell’antivirale oseltamivir, in un articolo che ha inviato all’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e ai Centri statunitensi per il controllo delle malattie (Cdc), e del quale ha annunciato l’imminente pubblicazione.
Un’ipotesi, a quanto si apprende, sulla quale l’Oms sta indagando e si sta confrontando in questi giorni con gli esperti internazionali di virologia umana e animale. Hanno ricevuto copia dell’articolo anche gli esperti internazionali della Fao e dell’Organizzazione internazionale per la salute animale (Oie).
Secondo Gibbs, che studia l’evoluzione dei virus, il microrganismo non sarebbe un prodotto della natura. I geni del nuovo H1N1, sostiene, mostrano di essersi evoluti troppo rapidamente di quanto ci si aspetterebbe trattandosi di un virus ‘cresciuto’ nei maiali. Potrebbe aver trascorso del tempo in un ospite intermedio, prima di passare all’uomo, come volatili o mammiferi marini, ma potrebbe anche essere stato coltivato in uova di laboratorio – è la tesi dello scienziato australiano – e questo spiegherebbe l’insolita rapidità della sua evoluzione. Per sopravvivere in questo ambiente nuovo, spiega, il virus deve adattarsi rapidamente, cosa che invece non farebbe a tale velocità crescendo in un ‘ospite’ che già ben conosce. Il risultato sono le mutazioni genetiche identificate dagli scienziati nel nuovo H1N1. Le uova sono usate nei laboratori e nei siti di produzione di vaccini, per far crescere i virus influenzali.
In passato, nel 1977, un virus influenzale del tipo H1N1 era stato prodotto per errore per la cattiva gestione di un laboratorio in Russia.
Gibbs, che ha presentato le sue conclusioni a una rivista scientifica per la pubblicazione, ha informato della sua teoria l’Oms nel week end appena trascorso. “Non c’era alcun segnale – ha affermato il virologo, secondo quanto si legge sul ‘Canadian Press’ – che le autorità stessero seriamente prendendo in considerazione la possibilità che il virus fosse un prodotto di laboratorio. Mi è sembrata una buona idea venire allo scoperto e dire ‘i dati mi fanno pensare questo. Sarebbe ora di indagare’”. L’Oms ha chiamato a raccolta i ricercatori dei principali laboratori di virologia per verificare se quest’ipotesi ha fondamento. Gli esperti stanno ancora lavorando, ma le prime analisi non supporterebbero la teoria di un’origine del virus in laboratorio.
E intanto di fronte alla debacle turistica causata dall’epidemia di influenza gli albergatori messicani tentano di salvare il salvabile. Mentre ieri il ministro della sanità, Josè Angel Cordova ha sostenuto che i cinque più importanti centri turistici del Paese (Puerto Vallarta, Los Cabos, Cozumel, Mazatlan e Zihuatanejo) non hanno registrato alcun caso di persone colpite dal virus N1H1, i proprietari degli hotel di Cancun e della Riviera Maya hanno fatto un annuncio a dir poco originale: «i turisti che presentassero i sintomi dell’influenza negli otto giorni successivi al loro ritorno a casa, saranno risarciti con tre anni di viaggi gratuiti».
Lo ha reso noto Fernando Garcia, il direttore di uno dei gruppi alberghieri che hanno lanciato tale promozione, precisando che gli hotel che hanno aderito all’iniziativa hanno almeno 5.000 stanze disponibili. «Siamo sicuri che nei prossimi giorni si aggiungeranno altri alberghi», ha sottolineato Garcia, facendo anche sapere che saranno inviate lettere al governo degli Stati Uniti e pubblicate inserzioni nei media del vicino Paese affinchè venga derogato lo stato d’allerta che raccomanda di non recarsi in Messico.
Ieri, il governatorato di Quintana Roo ha ammesso in proposito che, a partire dall’insorgere dell’epidemia, a causa della mancanza di turisti almeno 25 hotel di Cancun e della Riviera Maya (nella zona est del Paese) hanno dovuto chiudere temporaneamente i battenti. Intanto, il ministro Cordova ha precisato che i casi di morte da H1N1 sono saliti da 56 a 58 e che i contagiati sono 2.224.
Per il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie sono 217 i casi di nuova influenza in Ue (con Norvegia e Svizzera). Nel mondo sono almeno 5.718. Per quanto riguarda i dati europei, al momento questo e’ il quadro epidemiologico: 100 casi in Spagna, 68 nel Regno Unito, 13 in Francia, 12 in Germania, nove in Italia, tre in Olanda, due in Norvegia, due in Svezia, e uno rispettivamente in Austria, Danimarca, Irlanda, Polonia, Portogallo e Svizzera.
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Pubblicato da milionidieuro su 12 maggio 2009

In Italia sono 9 i casi confermati di nuova influenza umana A/H1N1secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero della Salute. A livello internazionale i casi confermati di nuova influenza A/H1N1 secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (OMS) e il Center of Desease Control (CDC) di Atlanta sono complessivamente 5.251, i decessi sono 61. Messico e Stati Uniti, rispettivamente con 2.059 casi confermati e 56 decessi e 2.600 casi confermati e 3 decessi sono i paesi dove maggiore e’ stato il contagio.
”Non si può accettare che la psicosi ingiustificata che ha provocato un calo del 10% nei consumi di carne di maiale e derivati dia il colpo di grazia agli allevamenti italiani che si trovano in una situazione drammatica per colpa della mancanza di trasparenza e delle distorsioni che si verificano nel passaggio dalla stalla alla tavola”. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini in occasione della giornata nazionale degli allevamenti italiani che ha visto scendere decine di migliaia di allevatori in piazza e di fronte ai centri commerciali in tutte le principali regioni di produzione per salvare le stalle italiane e i primati qualitativi e di sicurezza del made in Italy, con una capillare ”operazione verità”. Al centro dell’iniziativa della Coldiretti, la mancanza di trasparenza nella vendita dei prodotti e i troppi passaggi dal produttore al consumatore. ”Sui banchi della grande distribuzione – ha denunciato Marini – due prosciutti su tre sono venduti come italiani, ma provengono da maiali allevati all’estero, due cartoni di latte a lunga conservazione su tre sono stranieri senza indicazione in etichetta e la metà delle mozzarelle non a denominazione di origine sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere”. ”Chiediamo che la grande distribuzione – ha proseguito Marini – divida sugli scaffali gli spazi dedicati al vero prodotto italiano da quelli del finto made in Italy, ottenuto con prodotti importati, perché la mancanza di trasparenza alimenta l’incertezza soprattutto di fronte alle emergenze sanitarie che si stanno verificando ed alimentano inefficienze e distorsioni che fanno chiudere le stalle”. ”E’ necessario – ha chiesto Marini – rendere obbligatorio indicare in etichetta la provenienza dei prodotti alimentari venduti sugli scaffali già in vigore per la carne bovina e per quella di pollo, ma che manca ancora per la carne di maiale, il latte a lunga conservazione i salumi e i formaggi non a denominazione di origine, come previsto dalle iniziative di legge del Parlamento e del Governo”. Intanto il virus H1N1 è arrivato anche in Finlandia. A confermare i primi due casi di febbre suina nel Paese nordico è stato il ministero della Salute, senza tuttavia precisare come si ritenga che le due persone malate abbiano contratto il virus. Continuano dunque ad aumentare i casi di febbre suina. Secondo l’aggiornamento fornito stamattina dall’Organizzazione mondiale della sanità, siamo ormai a quota 5.251 infezioni confermate in 30 Paesi, con 61 decessi. In particolare, il Messico riferisce 2.059 casi confermati con 56 morti, gli Usa riportano 2.600 casi e tre decessi, il Canada 330 casi e un morto, e il Costa Rica 8 casi con un morto. Nel resto del mondo, finora, non si sono invece registrate vittime. In Europa sono 14 i nuovi di casi di influenza: il totale dei contagi è così salito a 210. Secondo l’aggiornamento del Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc), i casi di trasmissione secondaria nel Vecchio continente sono arrivati a 46: 34 in Gran Bretagna, dove ieri se ne sono registrati altri 4; 9 in Spagna, 2 in Germania e uno in Italia. In Argentina l’Oms segnala 1 caso di nuova influenza A, in Australia 1 caso, in Austria 1 caso, in Brasile 8 casi, in Cina 2 casi, in Colombia 3 casi, in Danimarca 1 caso, a El Salvador 4 casi, in Francia 13 casi, in Germania 12 casi, in Guatemala 1 caso, in Irlanda 1 caso, in Israele 7 casi, in Italia 9 casi, in Giappone 4 casi, in Olanda 3 casi, in Nuova Zelanda 7 casi, in Norvegia 2 casi, a Panama 16 casi, in Polonia 1 caso, in Portogallo 1 caso, nella Repubblica di Corea 3 casi, in Spagna 88 casi, in Svezia 2 casi, in Svizzera 1 caso e in Gb 55 casi.
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Pubblicato da milionidieuro su 12 maggio 2009

Il totale dei casi di nuova influenza A/H1N1, notificati all’Organizzazione mondiale della sanita’(Oms) ha superato le 5mila infezioni. Secondo l’Oms, 30 Paesi hanno notificato 5.251 casi. I decessi sono saliti a 61. Il Messico ha segnalato 2.059 casi, 56 dei quali mortali. Gli Usa 2.600, di cui 3 letali. Nell’Unione Europea, piu’ la Norvegia e la Svizzera, sono stati confermati almeno 210 casi a cui si sono intanto aggiunti, per la prima volta, due casi in Finlandia.
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