ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

Archivio per la categoria ‘news’

www.zoomondoanimali.it: il blog del primo bioparco d’Italia

Pubblicato da milionidieuro su 13 giugno 2009


Tigri, pinguini, lama, falchi e tanti altri animali diventano blogger. Zoom Torino, il primo bioparco immersivo d’Italia, e l’agenzia di comunicazione Connexia presenta www.zoomondoanimali.it, il blog in cui gli animali parlano di se stessi e raccontano della propria vita nel bioparco. Zoom Torino (www.zoomtorino.it) sorge a Cumiana, a una trentina di chilometri dalla città piemontese, è un parco di nuova concezione in cui gli animali si vedono, ma soprattutto si ‘vivono’, e da vicino, senza reti, gabbie o cancelli, ma solo barriere naturali come cespugli e vasche d’acqua.

Zoom Torino è uno ‘parco work in progress’, composto di habitat diversi, alcuni già visitabili e altri in costruzione, ma soprattutto è il luogo in cui è possibile: imparare a conoscere e proteggere gli animali, conservare e difendere le specie a rischio, sostenere la ricerca, e approfondire tematiche ambientali. “Abbiamo voluto ricreare a pochi chilometri dal capoluogo piemontese gli habitat naturali di diversi continenti per far sentire i nostri animali ‘a casa’ – ha detto Gianluigi Casetta, amministratore delegato di Zoom Torino -. Il nostro non è solo uno parco in cui vedere animali che diversamente si potrebbero conoscere solo dalla televisione o sulle riviste, ma anche il luogo in cui studiamo e proteggiamo specie minacciate dall’estinzione. Zoom è un nuovo modo di fare ‘cultura ambientale’”.

Pubblicato in: ambiente, ANIMALI, BIOPARCO, blogger, catastrofi naturali, news, notizie, Parco, www.zoomondoanimali.it, www.zoomtorino.it | Lascia un commento »

cancro :Più ‘ intelligenti e quindi più a rischio cancro?

Pubblicato da milionidieuro su 12 giugno 2009


Piu’ intelligenti e quindi piu’ a rischio cancro? I bassi tassi di incidenza di tumore negli scimpanze’ hanno portato i ricercatori del Georgia Tech’s School of Biology e dell’Ovarian Cancer Institute coordinati da John McDonald a sospettare che la maggiore capacita’ cerebrale degli uomini sia responsabile della maggiore diffusione della malattia. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Medical Hypothesis: ”I test suggeriscono che una delle ragioni di questa differenza tra esseri umani e scimpanze’ – spiega McDonald – potrebbe risiedere nell’apoptosi, uno dei piu’ importanti meccanismi tramite cui il nostro corpo elimina le cellule tumorali. Gli uomini sono piu’ intelligenti degli scimpanze’ e quindi geneticamente piu’ restii ad auto-distruggere le proprie cellule”.

Pubblicato in: CANCRO, CELLULE TUMORALI, news, notizie, SALUTE, SCIMPANZè, TUMORE, uomo | Lascia un commento »

Indios contro le esplorazioni petrolifere sulle loro terre amazzoniche.

Pubblicato da milionidieuro su 6 giugno 2009


Lima. Sale il bilancio degli scontri in corso nella zona peruviana della foresta amazzonica tra gli indios e le autorità di polizia. Al momento il totale è di 45 morti, 20 agenti e 25 manifestanti. Gli indios avevano preso in ostaggio almeno 50 persone, fra cui 38 poliziotti; un blitz tentato per liberarli ha portato alla morte di 9 ostaggi e alla liberazione di altri 22, mentre si ignora la sorte degli altri sette. Il bilancio effettivo degli scontri non può comunque essere verificato considerato che in zona, nella provincia di Utcubamba, non vi sono giornalisti indipendenti presenti. Nella zona è stato proclamato il coprifuoco. Gli indios protestano contro le esplorazioni petrolifere sulle loro terre amazzoniche.

Gli scontri sono avvenuti nella zona nota come Curva del Diablo nella provincia di Utcubamba. Il presidente del gruppo di protesta, Alberto Pizango, ha accusato il governo di «genocidio» per aver attaccato dei manifestanti pacifici. Secondo l’attivista, la polizia avrebbe aperto il fuoco e lanciato lacrimogeni contro una protesta non violenta. Il presdiente peruviano Garcia, che ha molto incoraggiato gli investimenti stranieri nel settore petrolifero in questa zona della giungla amazzonica, dal canto suo ha risposto a Pizango accusandolo di essere sceso sul piano «dell’azione criminale, assaltando posti di polizia, rubando armi e uccidendo agenti che stavano solo facendo il loro lavoro». Dall’aprile scorso, gli indios stanno effettuando una serie di blocchi a intermittenza contro strade, oleodotti, condotte idriche chiedendo al governo di rispettare i diritti delle popolazioni autoctone.

GIà AD APRILE 2009 La Rettet den Regenwald, una Ong tedesca, ha lanciato una campagna per proteggere i diritti e la vita di alcune delle tribù di indios “non contattate” che vivono nelle remote foreste nord-occidentali del Perù messe in pericolo dalla società petrolifera anglo-francese, Perenco, che ha avuto dal governo di Lima concessioni che le permetterebbero di invadere i territori ancestrali di questi indios che non hanno praticamente mai avuto contatti con l´uomo bianco e che non sanno di vivere sul più grande giacimento di petrolio scoperto in Perù negli ultimi trenta anni. «Le uncontacted tribù sono i più vulnerabili tra gli esseri umani sul pianeta – dice Rettet – I trattati internazionali garantiscono i loro diritti… ma gli interessi economici del governo peruviano e l´industria petrolifera sono molto più forti». La campagna di Rettet invita tutti a premere sul presidente della Perenco, Francois Perrodo, sul presidente del Perù, Alan Garcia, sul ministro dell´energia e delle miniere e sul presidente della Perupetro, Daniel Saba perché «I diritti delle tribù “non contattate” devono essere rispettati e qualsiasi attività petrolifera, di concessione o agricola sul loro territorio, deve essere proibita». Della vicenda si sta interessando anche “Survival” ed il suo direttore Stephen Corry, dice che «Questa è un´ulteriore prova del fatto che le “non contattate” tribù del Perù stanno diventando un problema sempre più globale. Il governo e le imprese come Perenco devono capire le norme e le regole: è assolutamente inaccettabile che i territori di questi indios possa essere invaso e distrutto, i loro diritti violati, e la loro vita messa in grave pericolo». Il progetto “blocco 67″ si basa sulla costruzione di un oleodotto ed impianti da un miliardo e mezzo di dollari per trasportare il petrolio estratto da 14 pozzi dell´Amazzonia peruviana alla costa, gli unici dubbi vengono dalla Perupetro, la compagnia petrolifera di Stato, che sta valutando se investire subito nel progetto mentre il prezzo del petrolio è così basso e l´Opec chiede di tagliare la produzione. La giungla interessata dai progetti della Perenco è un´area nella quale vivono almeno due delle ultime tribù “non contattate” del pianeta e le richieste dell´impresa anglo-francese sono fortemente osteggiati dalla Asociación interétnica de desarrollo de la Selva Peruana (Aidesep) che chiedono alla Commissione Inter-Americana per diritti umani di mettere il veto sul progetto . Ma il clima non sembra dei migliori: il presidente “socialdemocratico”, Alan Garcia, ha detto che le tribù “non contattate” sono un´invenzione degli ambientalisti contrari alle prospezioni petrolifere e che vogliono impedire al Perù di trasformarsi da importatore di petrolio in esportatore. Le riserve petrolifere scoperte sarebbero di 300 milioni di barili che potrebbero essere raggiunti dalle trivelle della Perenco già nel 2011 e sfruttati ad un ritmo di 100.000 barili al giorno, con un´invasione del territorio indio da parte di 1.500 operai che si porterebbero dietro un discreto indotto e molte malattie come il raffreddore e l´influenza che sterminerebbero i popoli indios. La vicenda si svolge nella zona frontaliera tra Perù ed Equador dove l´isolamento ha permesso a piccoli gruppi di indios di non entrare i contatto con la “civiltà”, decidendo di vivere in modo tradizionale, anche grazie a trattati che garantiscono i loro diritti sui territori. Lo studio di impatto ambientale presentato da Perenco però nega completamente l´esistenza di queste tribù che sfuggono ad ogni contatto dopo aver visto gran parte di loro morire per le malattie portate dai “bianchi” o per i massacri perpetrati dai “coloni”. E´ così che alla fine degli anni ´80 è scomparsa la metà dei Nahuas dell´Amazzonia peruviana. La Perenco richiama una legge peruviana che autorizza lo sfruttamento economico «delle terre appartenenti allo Stato ed alle comunità contadine ed indigene». L´atteggiamento del Perù è ben diverso da quello del vicino Equador che nel 1999 ha dichiarato l´area di frontiera “zona intangibile” per proteggere gli indigeni e vieta qualsiasi attività estrattiva nella selva dove vivono le tribù “non contattate”. Nella nuova Costituzione “ambientalista” dell´Equador i diritti inalienabili degli indios sono uno degli elementi centrali. L´Equador ha anche avviato un´iniziativa unica al mondo che vieta lo sfruttamento petrolifero nella foresta tropicale, nel parco nazionale Yasuní e nell´area Ishpingo-Tambococha- Tiputini, in cambio di una compensazione finanziaria internazionale.

Pubblicato in: Amazzonia, ambiente, clima, crisi umanitarie, DIRITTI UMANI, Energia, indios, influenza, inquinamento, libertà, natura, news, petrolio, POLITICA, raffreddore, SALUTE, SOCIETà, terra, VERGOGNA | Lascia un commento »

giornata mondiale dell’ambiente: Su YouTube il film di Besson

Pubblicato da milionidieuro su 5 giugno 2009

giornata mondiale dell'ambiente.jpgYouTube trasmette dal 5 giugno in anteprima il film «Home», prodotto dal regista Luc Besson in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente. Lo ha reso noto Google, aggiungendo che il film, della durata di un’ora e mezzo, è disponibile in inglese, francese, spagnolo e tedesco.. Il film, dicono le note di produzione, «è un’ode alla bellezza del pianeta e alla sua delicata armonia. Attraverso i panorami di 54 paesi catturati dall’alto, Yann-Arthus-Bertrand ci porta a compiere un viaggio unico attorno al pianeta, per contemplarlo e per capirlo».

PER 10 GIORNI – Co-prodotto da EuropaCorp e Elzévir Films, Home intende focalizzare l’attenzione sull’attuale stato del pianeta mostrando immagini riprese dal cielo. Su YouTube, il documentario sarà disponibile per 10 giorni, mentre soltanto durante il 5 giugno sarà mostrato sia in TV sia al cinema in circa 180 paesi e 80 canali TV, nonché su schermi giganti collocati in 80 piazze da Time Square a New York al Campo di Marte sotto la torre Eiffel a Parigi a Trafalgar Square a Londra. Si tratta della prima iniziativa di questo tipo mai realizzata in sinergia tra il canale online YouTube, la TV e il cinema.
Sono stati inoltre creati 5 livelli di Google Maps che mostrano informazioni quali le sale e il luoghi pubblici dove il film viene proiettato oggi, documentazione generale sui temi del documentario.

GUARDA IL FILM
http://www.youtube.com/homeproject

Pubblicato in: ambiente, film, giornata mondiale dell'ambiente, google, http://www.youtube.com/homeproject, luc besson, news, notizie, youtube | Lascia un commento »

cambiamenti climatici: Disastri ambientali, sei milioni di ecoprofughi in fuga

Pubblicato da milionidieuro su 30 maggio 2009


Nel mondo ci sono 37,4 milioni di profughi, di cui oltre la meta’ in fuga da catastrofi naturali. Presto, secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, 6 milioni di persone ogni anno saranno costrette a fuggire dai danni provocati dai cambiamenti climatici, ma per loro non varra’ lo status di ‘rifugiato’. Lo denuncia Legambiente, nel dossier ‘Profughi ambientali’, presentato nell’ambito di ‘Terra Futura’, la mostra sulle buone pratiche di sostenibilita’ in corso alla Fortezza da Basso di Firenze. Leggendo il dossier si apprende che l’Unicef tra il 2005 e il 2007 ha risposto a 276 emergenze in 92 Paesi, oltre la meta’ delle quali causate da calamita’, il 30% da conflitti e il 19% da problemi sanitari. Inoltre, secondo i dati del programma Onu per lo sviluppo umano, oggi sono 344 milioni le persone a rischio di cicloni tropicali e 521 quelle a rischio di inondazioni. Le previsioni presentano un quadro drammatico: per l’Unicef nel 2010 50 milioni di persone soffriranno la fame a causa di emergenze umanitarie e climatiche e per l’Alto commissariato Onu per i rifugiati i cambiamenti climatici potrebbero costringere 6 milioni di persone all’anno a lasciare le loro case. Un dato che per il 2050 potrebbe arrivare all’astronomica cifra di 200/250 milioni di persone. ”Il fenomeno dei migranti e rifugiati per cause ambientali e’ gia’ oggi di notevole entita’ e aumentera’ in modo drastico – spiega Mautizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria di Legambiente -. Eppure non si riesce a dare un numero preciso di quanti siano al momento o a dare loro assistenza adeguata, perche’ giuridicamente i rifugiati ambientali non esistono”. Le conseguenze dei cambiamenti climatici, rileva ancora il dossier di Legambiente, toccano anche l’Italia che negli ultimi 20 anni ha visto triplicare l’inaridimento del suolo. L’associazione stima che il 27% del territorio nazionale sia a rischio desertificazione con sette regioni particolarmente esposte: Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

La metà sarà costretta a raccoglie­re in fretta i pochi oggetti sottrat­ti alla furia del cielo e del mare, tallonata nella sua fuga da inondazioni e tempeste, cicloni e uragani. L’altra me­tà avrà più tempo per arrendersi ai de­serti che avanzano, divorando i campi e affamando le bestie, o agli oceani che si alzano, erodendo le coste e distruggen­do gli atolli. Tutti, inesorabilmente, se ne dovranno andare.

Questione di settimane, mesi, forse qualche anno. Sono 6 milioni, secondo le stime elaborate da Legambiente. Un dossier, quello dedicato al riscaldamen­to globale come fattore scatenante delle migrazioni, che sarà presentato oggi a Terra Futura ( www.terrafutura.it), la mostra-convegno internazionale sulla sostenibilità ambientale, economica e sociale; la sesta edizione si chiuderà do­mani alla Fortezza da Basso di Firenze.

Li chiamano ecoprofughi, e sono l’ul­timo tassello in ordine di tempo che si unisce al complicato mosaico dei muta­menti climatici. Secondo l’Unhcr, l’agen­zia Onu per i rifugiati, il fenomeno è de­stinato a subire un aumento esponenzia­le: nel 2050, il mondo potrebbe ritrovar­si a gestire la migrazione forzata di 200-250 milioni di persone da terre ina­ridite o completamente sott’acqua, de­vastate dal surriscaldamento o dalla de­forestazione. È per questo che Legam­biente ha scelto di lanciare, proprio a Fi­renze, la proposta per il riconoscimento di uno status giuridico ai profughi am­bientali. E non è un caso, forse, che que­sto avvenga in una Regione che si appre­sta a introdurre — secondo il presiden­te del Consiglio toscano Riccardo Nenci­ni, «l’assemblea la varerà lunedì» — la «sua» legge sull’immigrazione, in aper­ta sfida al ddl sulla sicurezza e alla linea politica del governo. Così come non può essere una coincidenza che proprio nei prossimi giorni — come scriveva ie­ri il New York Times — l’Assemblea ge­nerale delle Nazioni Unite si prepari ad adottare la prima risoluzione che colle­ghi ufficialmente il cambiamento del cli­ma al mantenimento della pace e della sicurezza internazionali.

Sono 18 milioni le persone che ogni anno, nel mondo, vengono colpite da di­sastri naturali; la quasi totalità (98%) si concentra nei Paesi in via di sviluppo. Basta un grande fiume che, gonfiato da un monsone anomalo, esca dal suo al­veo per distruggere case, campi, fonti di sostentamento di intere nazioni. Le piogge torrenziali che hanno flagellato la Namibia dal gennaio di quest’anno so­no le dirette responsabili dell’esodo for­zato di 350.000 contadini e allevatori: il 50% delle strade sono danneggiate, a ri­schio il 63% dei raccolti. Tra il 1997 e il 2020, nella sola Africa subsahariana le stime parlano di 60 milioni di migranti per la desertificazione. «Ma il problema è anche l’Italia che, negli ultimi 20 anni, ha visto il 27% del territorio — Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia… — inaridirsi fino al punto limi­te, con il 10% della Sardegna già deserti­ficato ». Maurizio Gubbiotti, coordinato­re della segreteria nazionale di Legam­biente, traccia un quadro italiano che è l’esatto rispecchiamento di un dramma mondiale. «Kyoto ci chiedeva di ridurre del 6,5% le emissioni; noi le abbiamo au­mentate del 13, a livello globale sono cresciute del 37%. Gli scienziati dicono che siamo vicini al punto di non ritor­no, quando il pianeta non avrà più capa­cità di adattamento». Nessuno, dunque, può ritirarsi dalla partita.

«Le crisi ambientali sono ovunque, quasi tutte provocate dall’uomo. E se fi­no a qualche anno fa il grosso dei rifu­giati scappava dalle persecuzioni, dai conflitti, da due anni in qua il numero dei profughi ambientali ha superato quello dei profughi di guerra — fa il punto Gubbiotti —. All’inizio è un pas­saggio interno, o tra Paesi confinanti; poi diventa la fuga verso Paesi che pos­sono dare più fortuna».

«Sappiamo benissimo che d’ora in poi ci saranno sempre più rifugiati — commenta l’economista americana Su­san George, presidente del Transnatio­nal Institute di Amsterdam —. Per un semplice motivo: anche volendo, non saranno in grado di restare dove sono. Prendiamo l’Africa, dove l’agricoltura ha già subito un tracollo pari al 60%, do­ve tutto ciò che è asciutto diventerà an­cora più secco e tutto ciò che è bagnato diventerà fradicio… Le condizioni di vi­ta saranno insostenibili».

Gli eco-profughi bussano alle nostre frontiere, «ed è necessario — afferma Gubbiotti — che la politica generale non sia più soltanto il negoziato per ri­durre le emissioni di gas inquinanti, ma anche, appunto, la ridefinizione dello status di rifugiati». La proposta può sembrare una provo­cazione, ma ha i piedi ben piantati sulla terra; già il 31 ottobre scorso, un docu­mento di lavoro dell’Iasc, il comitato in­ter- agenzia per il coordinamento uma­nitario Onu, aveva sottolineato come «né la Convenzione sui cambi climatici né il Protocollo di Kyoto includano mi­sure per l’assistenza o la protezione di coloro che saranno direttamente colpiti dagli effetti dei mutamenti nel clima»; e i criteri della Convenzione sullo status dei rifugiati, adottata nel 1951, non paio­no abbastanza flessibili per gestire le nuove emergenze. Pochi giorni fa, l’Or­ganizzazione mondiale per le migrazio­ni ha diffuso un rapporto in cui si rico­nosce che «i migranti per ragioni am­bientali non cadono direttamente in nessuna delle categorie offerte dal qua­dro giuridico internazionale». E se è ve­ro, ammette Gubbiotti, che «la proposta può sembrare improbabile dal punto di vista della praticabilità», lo è altrettanto che «sul fronte Onu sono già stati fatti passi avanti. E potremmo arrivare a dei risultati concreti».

Nel frattempo, in assenza di una gri­glia giuridica «aggiornata», è necessa­rio agire. Per spezzare questo circolo perverso, che intreccia indissolubilmen­te crisi ambientale e crisi sociale. «E la mia proposta — interloquisce la George — è relativamente semplice: l’Europa cancelli subito il debito ai Paesi più po­veri. Iniziando dall’Africa subsahariana, che continua a pagare una somma pari a 19 miliardi all’anno. A una condizio­ne: che quel denaro venga investito in riforestazione, conservazione delle riser­ve idriche, sviluppo di programmi a tu­tela della biodiversità». Con un monito­raggio costante, «perché è inutile far fin­ta che la corruzione non sia un proble­ma »; ma anche in stretta collaborazione «con associazioni ed esperti locali, met­tendo a disposizione un patrimonio di conoscenze tutto europeo — nella sil­vicoltura, nell’agricoltura sostenibi­le… ». E poi, dopo l’Africa, «gli altri Paesi più colpiti dall’emergenza ambientale: solo per le deforestazioni, Indonesia, Brasile, Paraguay… il modello, una volta perfezionato, potrebbe essere esportato ovunque».

Pubblicato in: acqua, ambiente, attualità, CAMBIAMENTI CLIMATICI, catastrofi naturali, desertificazione, ecoprofughi, fame, inquinamento, news, notizie, riscaldamento del pianeta, riscaldamento globale, sete | Lascia un commento »

Lujo: Un nuovo virus letale in Africa

Pubblicato da milionidieuro su 29 maggio 2009


E’ stato identificato un nuovo virus letale in Africa che ha gia’ fatto registrare 5 casi di infezione di cui 4 deceduti. Battezzato Lujo, e’ simile, per i sintomi, all’Ebola, ma e’ un patogeno dei roditori e non e’ chiaro come si sia trasmesso all’uomo. Lo rivela un’equipe della Columbia University sulla rivista PLoS Pathogens. Il virus, suppongono gli scienziati, si trasmette per contatto con liquidi corporei ed ha cominciato a circolare in autunno tra Zambia e Sud Africa.

Pubblicato in: Africa, Lujo, news, notizie, notizie estere, SALUTE, virus | Lascia un commento »

Lujo: Un nuovo virus letale in Africa

Pubblicato da milionidieuro su 29 maggio 2009


E’ stato identificato un nuovo virus letale in Africa che ha gia’ fatto registrare 5 casi di infezione di cui 4 deceduti. Battezzato Lujo, e’ simile, per i sintomi, all’Ebola, ma e’ un patogeno dei roditori e non e’ chiaro come si sia trasmesso all’uomo. Lo rivela un’equipe della Columbia University sulla rivista PLoS Pathogens. Il virus, suppongono gli scienziati, si trasmette per contatto con liquidi corporei ed ha cominciato a circolare in autunno tra Zambia e Sud Africa.

Pubblicato in: Africa, Lujo, news, notizie, notizie estere, SALUTE, virus | Lascia un commento »

DIRITTI GLOBALI: RAPPORTO 2009, CODICE ROSSO PER CLIMA IN ITALIA

Pubblicato da milionidieuro su 29 maggio 2009


Se lo stato di salute del mondo e’ da codice rosso, anche l’Italia e’ messa male e si differenzia da molti Paesi dell’UE per la totale assenza di una qualsiasi politica di governo delle emissioni. Lo evidenzia il Rapporto sui Diritti Globali che aggiunge: ”Abbiamo anche il poco onorevole primato di aver visto votare in Senato, presentata da una folta schiera di parlamentari del PdL il 1* aprile 2009, una mozione che non solo nega i cambiamenti climatici, ma anche le loro cause e conseguenze, nonche’ le responsabilita’ dell’uomo nel global warming. Non a caso il Belpaese e’ il terzo nella classifica europea dei maggiori emettitori (era il quinto nel 1990), si attesta su un consistente +17,5% sopra l’obiettivo di riduzione che dovra’ essere raggiunto al 2012 e in fatto di rinnovabili e’ il fanalino di coda dell’Unione. L’unico provvedimento, per altro di dubbia efficacia, preso dal governo sul fronte energetico e’ l’accordo siglato con la Francia per riportare il nucleare nel Paese”.

Insieme al sistema energetico dominato dagli idrocarburi – evidenzia il Rapporto – il punto dolente dello Stivale rimane la mobilita’: gli spostamenti delle merci si svolgono in larga parte su strada (74% del totale per il trasporto delle merci) cosi’ come quelli personali, non a caso la mobilita’ motorizzata pro capite, attestata a oltre 13.500 chilometri l’anno, e’ superiore del 30% rispetto alla media europea. Non c’e’ da stupirsi, dunque, se nel 2007 il 65% di tutte le stazioni di monitoraggio dell’aria ha registrato il superamento del valore limite giornaliero del PM10 (50microgrammi/metro cubo per non oltre 35 giorni all’anno), con una situazione eccezionalmente critica nelle regioni padane e a Roma (oltre l’80% dei casi in Emilia, Lombardia, Piemonte e Lazio).

Un’altra questione irrisolta e’ quella dei rifiuti, che non solo aumentano in quantita’, ma vengono smaltiti al 54% in discarica (Legambiente, 2009 a).

Tra i primati negativi dell’Italia – afferma ancora il Rapporto - c’e’ anche quello di essere il quarto maggiore consumatore di acqua potabile al mondo. E restando in tema di consumo di risorse naturali, nei cinque lustri che vanno dal 1980 al 2005 sono stati edificati quasi sei milioni di ettari di suolo agricolo.

Passando dal lecito all’illecito, nel Belpaese continuano ad aumentare gli ecoreati, che nel 2007 si attestavano sulla considerevole cifra di 30.300 casi.

Per il Belpaese il 2009 sara’ ricordato anche come l’anno del terremoto in Abruzzo. Un sisma che nella sua punta massima del 6 aprile ha toccato la magnitudo 5,8 sulla scala Richter, ma che e’ stato preceduto da numerosi fenomeni sismici e al quale hanno seguito migliaia di repliche. Ma soprattutto un sisma che in rapporto alla sua forza e a quanto avviene nel resto del mondo ha fatto un enorme numero di morti: 297 vittime sepolte sotto le macerie di edifici antisismici e in cemento armato, che avrebbero dovuto tenere. Ma che, complici il cemento allungato con sabbia di mare, i materiali scadenti utilizzati per le costruzioni, i collaudi e i certificati di agibilita’ a dir poco compiacenti, si sono sgretolati come castelli di carta. Una strage a cavallo tra il ”naturale” e il ”criminale”.

E proprio gli eccessivi danni del terremoto hanno fatto scattare le indagini della magistratura.

Per avere qualche segnale positivo bisogna volgere lo sguardo verso gli stili di vita e di consumo responsabili.

L’Italia, infatti, e’ diventata leader europeo per numero di licenze di prodotti con marchio ecolabel (31% sul totale europeo) e grande e’ stato anche il successo dei sistemi di gestione ambientale (13.132 siti certificati ISO 14001 nel 2008). In crescita anche l’agricoltura biologica (1.150.253 ettari nel 2007 contro i 70.674 del 1994), dove si registra anche un forte sviluppo nel settore degli allevamenti biologici, e il settore della ricettivita’ diffusa (dal 19% del 2000 al 23% del 2007), dai bed & breakfast agli agriturismo, legata alle risorse naturali e fatta del recupero degli insediamenti esistenti.

Pubblicato in: CAMBIAMENTI CLIMATICI, DIRITTI GLOBALI, ecoreati, effetto serra, emissioni co2, emissioni di gas serra, energie rinnovabili, idrocarburi, italia, news, notizie, terremoto abruzzo | Lascia un commento »

Nano Share: MONITORAGGIO ATMOSFERA

Pubblicato da milionidieuro su 29 maggio 2009


Ozono, anidride carbonica, particelle inquinanti e perfino raggi cosmici. E’ Nano Share a misurare per la prima volta questi preziosi dati atmosferici nella valle del Khumbu. Si tratta di un sofisticato prototipo scientifico testato dalla squadra EvK2Cnr nella valle del Khumbu, e le cui caratteristiche sono state presentate al convegno internazionale ”Mountains, energy, water and food.

The Share project:understanding the impacts of climate change”, che si e’ chiuso ieri a Milano.

Il prototipo, destinato a monitorare clima e inquinanti negli ambienti piu’ estremi, ha dato ottimi risultati sia nel test a a Syangboche, un promontorio a 3.800 metri di quota incorniciato dalle vette di Everest, Lhotse e Amadablam, sia nel test condotto presso il Laboratorio Piramide, ad oltre 5000 metri di quota. ”Questo box nasce dall’idea – spiega Paolo Bonasoni, ricercatore Isac Cnr ed EvK2Cnr, responsabile del progetto Share – di avere una valigia portatile da trasportare in alta montagna per misurare parametri interessanti e particolari dal punto di vista dell’inquinamento e del clima. Misura infatti gas inquinanti come l’ozono, e ha un contatore ottico per misurare particelle ultrafini, da 0,3 a 15 micron. E’ quindi in grado di individuare polveri trasportate qui da molto lontano, per esempio dai deserti dell’Asia o dell’Africa. C’e’ poi anche un sensore di CO2 e un dosimetro di radiazione cosmica”.

L’apparecchio, che ha iniziato nei giorni scorsi con successo la prima fase di test in alta montagna, e’ gia’ stato testato nella camera baroclimatica di Pratica di Mare dell’Aeronautica Militare. Nasce da un’idea Evk2cnr, ed e’ stato realizzato a Bologna in ambito Cnr e in collaborazione con il Cnrs.

Il box, in fase di test, ha rilevato per una decina giorni l’atmosfera del Khumbu a 3.800 metri di quota e poi e’ stato trasferito al Laboratorio Piramide, dove e’ stato reinstallato ad oltre cinquemila metri.

Pubblicato in: anidride carbonica, clima, Cnr, co2, MONITORAGGIO ATMOSFERA, Nano Share, news, notizie, ozono, particelle ultrafini, raggi cosmici, tecnologia | Lascia un commento »

URANIA: Scoperta la vita nell'inaccessibile lago sottomarino Urania

Pubblicato da milionidieuro su 20 maggio 2009


Nel Mediterraneo, a 3.5000 metri di profondità alcuni batteri vivono in condizioni «extraterrestri»

Scoperte forme di vita nel lago sottomarino Urania, uno dei luoghi più inaccessibili della Terra, a oltre 3.500 metri di profondità nel Mediterraneo, dove non c’è luce nè ossigeno.
Le condizioni a quel livello sono paragonabili a quelli della Terra primordiale e ad ambienti extraterrestri, come quello di Europa, uno dei satelliti del pianeta Giove, o di Marte.

SCOPERTA ITALIANA – La scoperta arriva da un gruppo di ricercatori guidato dall’Università degli Studi di Milano ed è in pubblicazione questa settimana su Pnas, la rivista scientifica americana Proceedings of the National Academy of Sciences of the Usa. La ricerca, pubblicata con il titolo «Sulfur cycling and methanogenesis primarily drive microbial colonization of the highly sulfidic Urania deep hypersaline basin», rivela infatti i processi metabolici che sostengono una stupefacente oasi di vita microbica nel lago Urania, uno degli ambienti più estremi e inospitali del pianeta Terra. Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Milano, guidati da Daniele Daffonchio e Sara Borin del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche della Facoltà di Agraria, in collaborazione con nove altri gruppi di ricerca italiani ed europei.

IPERSALINITÀ – «Urania -spiegano i ricercatori- è uno dei bacini anossici ipersalini situati nel Mar Mediterraneo orientale ad una profondità superiore ai 3.500 metri. Questi laghi hanno concentrazione saline fino a dieci volte più alta di quelle dell’acqua marina sovrastante. Profondità e ipersalinità sono, però, solo due dei fattori che concorrono a rendere Urania uno degli ambienti più estremi del pianeta». «Altri fattori di stress – continuano i ricercatori – sono l’assenza di luce ed ossigeno, e in particolare per il Lago Urania, dato che lo differenzia dagli altri laghi sottomarini, la presenza di elevate concentrazioni di metano e idrogeno solforato. Il bacino Urania è tra gli ambienti marini noti più ricchi in quest’ultimo composto, che qui supera abbondantemente la soglia di tossicità per molti organismi, incluso l’uomo.

COMUNITÀ DI MICROORGANISMI – Nel loro studio, i ricercatori hanno descritto l’esistenza di una complessa comunità di microrganismi lungo la colonna d’acqua del lago Urania, particolarmente concentrati e stratificati nel sottile strato che separa le zone ipersaline dalla normale acqua marina sovrastante. «In questo strato, di soli 2 metri rispetto ad una colonna d’acqua di più di 3.500 metri, -sottolineano gli scienziati- si genera una differenza di salinità e di nutrienti in grado di sostenere particolari attività metaboliche». «I fattori che regolano la produttività di questo ecosistema estremo -aggiungono- sono risultati legati a metabolismi energetici tipicamente microbici, basati su reazioni di riduzione ed ossidazione delle specie chimiche dello zolfo e sulla produzione di metano, unitamente allo sfruttamento della “dark energy”, una forma di energia chimica indipendente dalla luce e dai processi fotosintetici». Secondo i ricercatori, infine, «la scoperta dei processi metabolici e dei microrganismi che sostengono i cicli degli elementi e della vita nel lago sottomarino Urania fornisce un solido punto di partenza per formulare ipotesi sulla vita primordiale sul nostro pianeta o su altri corpi celesti. Inoltre, le capacità metaboliche dei microrganismi adattati a vivere nel lago Urania costituiscono una risorsa biotecnologica con potenziali applicazioni in molte attivitá antropiche»

Pubblicato in: acqua, biotecnologica, MICROORGANISMI, news, notizie, Urania, vita, vita nel lago sottomarino | Lascia un commento »

URANIA: Scoperta la vita nell’inaccessibile lago sottomarino Urania

Pubblicato da milionidieuro su 20 maggio 2009


Nel Mediterraneo, a 3.5000 metri di profondità alcuni batteri vivono in condizioni «extraterrestri»

Scoperte forme di vita nel lago sottomarino Urania, uno dei luoghi più inaccessibili della Terra, a oltre 3.500 metri di profondità nel Mediterraneo, dove non c’è luce nè ossigeno.
Le condizioni a quel livello sono paragonabili a quelli della Terra primordiale e ad ambienti extraterrestri, come quello di Europa, uno dei satelliti del pianeta Giove, o di Marte.

SCOPERTA ITALIANA – La scoperta arriva da un gruppo di ricercatori guidato dall’Università degli Studi di Milano ed è in pubblicazione questa settimana su Pnas, la rivista scientifica americana Proceedings of the National Academy of Sciences of the Usa. La ricerca, pubblicata con il titolo «Sulfur cycling and methanogenesis primarily drive microbial colonization of the highly sulfidic Urania deep hypersaline basin», rivela infatti i processi metabolici che sostengono una stupefacente oasi di vita microbica nel lago Urania, uno degli ambienti più estremi e inospitali del pianeta Terra. Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Milano, guidati da Daniele Daffonchio e Sara Borin del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche della Facoltà di Agraria, in collaborazione con nove altri gruppi di ricerca italiani ed europei.

IPERSALINITÀ – «Urania -spiegano i ricercatori- è uno dei bacini anossici ipersalini situati nel Mar Mediterraneo orientale ad una profondità superiore ai 3.500 metri. Questi laghi hanno concentrazione saline fino a dieci volte più alta di quelle dell’acqua marina sovrastante. Profondità e ipersalinità sono, però, solo due dei fattori che concorrono a rendere Urania uno degli ambienti più estremi del pianeta». «Altri fattori di stress – continuano i ricercatori – sono l’assenza di luce ed ossigeno, e in particolare per il Lago Urania, dato che lo differenzia dagli altri laghi sottomarini, la presenza di elevate concentrazioni di metano e idrogeno solforato. Il bacino Urania è tra gli ambienti marini noti più ricchi in quest’ultimo composto, che qui supera abbondantemente la soglia di tossicità per molti organismi, incluso l’uomo.

COMUNITÀ DI MICROORGANISMI – Nel loro studio, i ricercatori hanno descritto l’esistenza di una complessa comunità di microrganismi lungo la colonna d’acqua del lago Urania, particolarmente concentrati e stratificati nel sottile strato che separa le zone ipersaline dalla normale acqua marina sovrastante. «In questo strato, di soli 2 metri rispetto ad una colonna d’acqua di più di 3.500 metri, -sottolineano gli scienziati- si genera una differenza di salinità e di nutrienti in grado di sostenere particolari attività metaboliche». «I fattori che regolano la produttività di questo ecosistema estremo -aggiungono- sono risultati legati a metabolismi energetici tipicamente microbici, basati su reazioni di riduzione ed ossidazione delle specie chimiche dello zolfo e sulla produzione di metano, unitamente allo sfruttamento della “dark energy”, una forma di energia chimica indipendente dalla luce e dai processi fotosintetici». Secondo i ricercatori, infine, «la scoperta dei processi metabolici e dei microrganismi che sostengono i cicli degli elementi e della vita nel lago sottomarino Urania fornisce un solido punto di partenza per formulare ipotesi sulla vita primordiale sul nostro pianeta o su altri corpi celesti. Inoltre, le capacità metaboliche dei microrganismi adattati a vivere nel lago Urania costituiscono una risorsa biotecnologica con potenziali applicazioni in molte attivitá antropiche»

Pubblicato in: acqua, biotecnologica, MICROORGANISMI, news, notizie, Urania, vita, vita nel lago sottomarino | Lascia un commento »

Adapide: Uomo e scimmia, ecco l'antenato comune

Pubblicato da milionidieuro su 19 maggio 2009

Presentato all’American Museum of Natural History: ha 50 milioni di anni e somiglia al lemure del Madagascar
Il fossile, soprannominato ”Ida”.
L’animale, una femmina, e’ vissuto nell’Eocene, un’epoca del periodo Paleogene che va dai 55 ai 34 milioni di anni fa circa e gli scienziati lo hanno battezzato ”Darwinius masillae”, in omaggio a Charles Darwin. Fra le caratteristiche che lo rendevano simile ai primati piu’ evoluti, il pollice opponibile, la mano prensile e le unghie al posto degli artigli.

Atmosfera da grandi eventi all’Ameri­can Museum of Natural Hi­story di New York. Philip Gin­gerich, presidente della Pale­ontological Society presenta il fossile di un animale che po­trebbe essere il progenitore comune delle scimmie e del­l’uomo. Accanto a Gingerich, il sindaco Michael Bloom­berg e tutti componenti del team di scienziati che hanno lavorato per la scoperta. Tan­ta solennità è stata organizza­ta per mostrare un reperto giudicato molto importante nella ricerca delle nostre origi­ni.

Il «completo e spettacola­re fossile del possibile antena­to», come l’ha definito Ginge­rich, mostra una giovane fem­mina di Adapide vissuta 47 milioni di anni fa ed è stato scoperto un paio d’anni fa a Messel Shale Pit, una cava ab­bandonata vicino a Francofor­te. Il luogo tedesco è noto per i suoi ritrovamenti di fossili ben conservati appartenenti all’Eocene (circa 50 milioni di anni fa). Ma questo ha desta­to subito sorpresa e interesse tanto da essere conservato e studiato segretamente per un così lungo periodo senza far trapelare notizia.

Gli antropologi si chiedo­no da tempo da quale dei due gruppi di proscimmie esisten­ti circa 50 milioni di anni fa, i tarsidi che vivevano in Asia e gli adapidi presenti nell’Ame­rica settentrionale e in Euro­pa allora unite, l’evoluzione abbia poi portato verso l’uo­mo. Ora le caratteristiche del re­perto tedesco farebbero pen­sare che proprio gli Adapidi, ritenuti anche i precursori de­gli attuali lemuri del Madaga­scar, siano gli «antenati giu­sti » o almeno più probabili. Negli ultimi due anni il pre­zioso fossile è stato analizza­to da numerosi scienziati, in­cluso Jorn Hurun del Natio­nal History Museum norvege­se, facendo ricorso alla tomo­grafia computerizzata la qua­le ha consentito di sezionare lo scheletro pietrificato co­gliendone i dettagli più minu­ti.

Uno degli aspetti a favore delle conclusioni pubblicate su Public Library of Science, una rivista online, è la man­canza dei denti a pettine. «L’epoca di appartenenza, la regione del ritrovamento e la presenza di qualche caratte­re evolutivo diverso dalle pro­scimmie mi sembrano gli ele­menti di maggiore interes­se », commenta Fiorenzo Fac­chini, antropologo dell’Uni­versità di Bologna. «E’ infatti possibile — aggiunge — che questi particolari elementi si ritrovino specializzati, molto tempo dopo, in linee evoluti­ve diverse. Bisogna comun­que tener conto che passeran­no milioni di anni per vedere tra le scimmie i progenitori degli ominidi come il Procon­sul o il Kenyapiteco. Infatti la separazione fra le antropo­morfe e quella degli ominidi è avvenuta soltanto 6 milioni di anni fa».

LEGGI ANCHE:
Adapide: SCOPERTO L’ANELLO DI CONGIUNZIONE SCIMMIA-UOMO

Pubblicato in: Adapide, ambiente, Darwinius masillae, evoluzione, Ida, natura, news, notizie, PALEONTOLOGIA, primati, scimmia, uomo | Lascia un commento »

Adapide: Uomo e scimmia, ecco l’antenato comune

Pubblicato da milionidieuro su 19 maggio 2009

Presentato all’American Museum of Natural History: ha 50 milioni di anni e somiglia al lemure del Madagascar
Il fossile, soprannominato ”Ida”.
L’animale, una femmina, e’ vissuto nell’Eocene, un’epoca del periodo Paleogene che va dai 55 ai 34 milioni di anni fa circa e gli scienziati lo hanno battezzato ”Darwinius masillae”, in omaggio a Charles Darwin. Fra le caratteristiche che lo rendevano simile ai primati piu’ evoluti, il pollice opponibile, la mano prensile e le unghie al posto degli artigli.

Atmosfera da grandi eventi all’Ameri­can Museum of Natural Hi­story di New York. Philip Gin­gerich, presidente della Pale­ontological Society presenta il fossile di un animale che po­trebbe essere il progenitore comune delle scimmie e del­l’uomo. Accanto a Gingerich, il sindaco Michael Bloom­berg e tutti componenti del team di scienziati che hanno lavorato per la scoperta. Tan­ta solennità è stata organizza­ta per mostrare un reperto giudicato molto importante nella ricerca delle nostre origi­ni.

Il «completo e spettacola­re fossile del possibile antena­to», come l’ha definito Ginge­rich, mostra una giovane fem­mina di Adapide vissuta 47 milioni di anni fa ed è stato scoperto un paio d’anni fa a Messel Shale Pit, una cava ab­bandonata vicino a Francofor­te. Il luogo tedesco è noto per i suoi ritrovamenti di fossili ben conservati appartenenti all’Eocene (circa 50 milioni di anni fa). Ma questo ha desta­to subito sorpresa e interesse tanto da essere conservato e studiato segretamente per un così lungo periodo senza far trapelare notizia.

Gli antropologi si chiedo­no da tempo da quale dei due gruppi di proscimmie esisten­ti circa 50 milioni di anni fa, i tarsidi che vivevano in Asia e gli adapidi presenti nell’Ame­rica settentrionale e in Euro­pa allora unite, l’evoluzione abbia poi portato verso l’uo­mo. Ora le caratteristiche del re­perto tedesco farebbero pen­sare che proprio gli Adapidi, ritenuti anche i precursori de­gli attuali lemuri del Madaga­scar, siano gli «antenati giu­sti » o almeno più probabili. Negli ultimi due anni il pre­zioso fossile è stato analizza­to da numerosi scienziati, in­cluso Jorn Hurun del Natio­nal History Museum norvege­se, facendo ricorso alla tomo­grafia computerizzata la qua­le ha consentito di sezionare lo scheletro pietrificato co­gliendone i dettagli più minu­ti.

Uno degli aspetti a favore delle conclusioni pubblicate su Public Library of Science, una rivista online, è la man­canza dei denti a pettine. «L’epoca di appartenenza, la regione del ritrovamento e la presenza di qualche caratte­re evolutivo diverso dalle pro­scimmie mi sembrano gli ele­menti di maggiore interes­se », commenta Fiorenzo Fac­chini, antropologo dell’Uni­versità di Bologna. «E’ infatti possibile — aggiunge — che questi particolari elementi si ritrovino specializzati, molto tempo dopo, in linee evoluti­ve diverse. Bisogna comun­que tener conto che passeran­no milioni di anni per vedere tra le scimmie i progenitori degli ominidi come il Procon­sul o il Kenyapiteco. Infatti la separazione fra le antropo­morfe e quella degli ominidi è avvenuta soltanto 6 milioni di anni fa».

LEGGI ANCHE:
Adapide: SCOPERTO L’ANELLO DI CONGIUNZIONE SCIMMIA-UOMO

Pubblicato in: Adapide, ambiente, Darwinius masillae, evoluzione, Ida, natura, news, notizie, PALEONTOLOGIA, primati, scimmia, uomo | Lascia un commento »

Adapide: SCOPERTO L'ANELLO DI CONGIUNZIONE SCIMMIA-UOMO

Pubblicato da milionidieuro su 11 maggio 2009


La Bbc rivelera’ in un documentaio la scoperta di uno scheletro che rappresenterebbe l’ ”anello mancante” dell’evoluzione umana. Presto a New York sara’ presentato il primo scheletro intero di un Adapide, il Darwinius masillae: le ossa fossilizzate, che hanno dai 37 ai 47 milioni di anni, sono state trovate nella cava Messel in Germania. L’animale, una femmina, somiglia a un lemure, ma farebbe parte di un gruppo di primati evolutisi poi in scimmie ed esseri umani.

Si chiama ‘Adapide’, viveva sulla terra tra 37 e 47 milioni di anni fa e assomigliava a un lemure. Questo l’identikit dell’anello di congiunzione tra l’uomo e la scimmia su cui la Bbc ha preparato un documentario dopo scoperta in Germania vicino Francoforte di uno scheletro fossilizzato che rappresenterebbe l’ ‘anello mancante’ dell’evoluzione umana. Secondo il Mail on Sunday il documentario della durata di 90 minuti sara’ presentato da curato Sir David Attenborough, autore delle piu’ belle trasmissioni naturalistiche della Bbc. Il programma non e’ ancora stato inserito nei palinsesti del servizio pubblico britannico ma il il giornale e’ venuto a sapere che lo studio su cui si basa sara’ reso pubblico il 19 maggio a New York. In quell’occasione verra’ presentato il primo scheletro intero mai trovato dell’Adapide, battezzato ‘Darwinius masillae’ le cui le ossa fossilizzate sono stati trovati nella cava di Messel in Germania. L’esemplare e’ una femmina e Sir David spieghera’ perche’ i ricercatori sono convinti che l’Adapide non e’ semplicemente un antenato dei lemuri ma fa parte di un gruppo collegato di primati che si sarebbero evoluti in scimmie ed esseri umani. Lo studio sara’ pubblicato dalla rivista angloamericana Public Library of Science. Philip Gingerich, presidente della Us Paleontological Society, co-autore dello studio, ha dichiarato al Mail: ”Ho esaminato questo scheletro, e’ incredibilmente completo e datato con precisione. Lo abbiamo tenuto nascosto perche’ non si puo’ parlare di qualcosa finche’ non la capisci a fondo. Ora abbiamo capito, fara’ progredire la nostra conoscenza dell’evoluzione”.

Pubblicato in: Adapide, ambiente, Darwinius masillae, evoluzione, natura, news, notizie, PALEONTOLOGIA, primati, scimmia, uomo | Lascia un commento »

Adapide: SCOPERTO L’ANELLO DI CONGIUNZIONE SCIMMIA-UOMO

Pubblicato da milionidieuro su 11 maggio 2009


La Bbc rivelera’ in un documentaio la scoperta di uno scheletro che rappresenterebbe l’ ”anello mancante” dell’evoluzione umana. Presto a New York sara’ presentato il primo scheletro intero di un Adapide, il Darwinius masillae: le ossa fossilizzate, che hanno dai 37 ai 47 milioni di anni, sono state trovate nella cava Messel in Germania. L’animale, una femmina, somiglia a un lemure, ma farebbe parte di un gruppo di primati evolutisi poi in scimmie ed esseri umani.

Si chiama ‘Adapide’, viveva sulla terra tra 37 e 47 milioni di anni fa e assomigliava a un lemure. Questo l’identikit dell’anello di congiunzione tra l’uomo e la scimmia su cui la Bbc ha preparato un documentario dopo scoperta in Germania vicino Francoforte di uno scheletro fossilizzato che rappresenterebbe l’ ‘anello mancante’ dell’evoluzione umana. Secondo il Mail on Sunday il documentario della durata di 90 minuti sara’ presentato da curato Sir David Attenborough, autore delle piu’ belle trasmissioni naturalistiche della Bbc. Il programma non e’ ancora stato inserito nei palinsesti del servizio pubblico britannico ma il il giornale e’ venuto a sapere che lo studio su cui si basa sara’ reso pubblico il 19 maggio a New York. In quell’occasione verra’ presentato il primo scheletro intero mai trovato dell’Adapide, battezzato ‘Darwinius masillae’ le cui le ossa fossilizzate sono stati trovati nella cava di Messel in Germania. L’esemplare e’ una femmina e Sir David spieghera’ perche’ i ricercatori sono convinti che l’Adapide non e’ semplicemente un antenato dei lemuri ma fa parte di un gruppo collegato di primati che si sarebbero evoluti in scimmie ed esseri umani. Lo studio sara’ pubblicato dalla rivista angloamericana Public Library of Science. Philip Gingerich, presidente della Us Paleontological Society, co-autore dello studio, ha dichiarato al Mail: ”Ho esaminato questo scheletro, e’ incredibilmente completo e datato con precisione. Lo abbiamo tenuto nascosto perche’ non si puo’ parlare di qualcosa finche’ non la capisci a fondo. Ora abbiamo capito, fara’ progredire la nostra conoscenza dell’evoluzione”.

Pubblicato in: Adapide, ambiente, Darwinius masillae, evoluzione, natura, news, notizie, PALEONTOLOGIA, primati, scimmia, uomo | Lascia un commento »

LA CASSANDRA DEI TERREMOTI ??? La denuncia di Giuliani: "Io lo avevo previsto" Bertolaso: "Impossibile"

Pubblicato da milionidieuro su 9 aprile 2009

«Ho vissuto la notte più terribile della mia vita, sono sfollato anch’io. Questi scienziati canonici, loro lo sapevano che i terremoti possono essere previsti. Il sisma di ieri poteva essere “visto” se ci fosse stato qualcuno a lavorare o si fosse preoccupato».
Il ricercatore abruzzese Giampaolo Giuliani è l’uomo del giorno. È lui il «pazzo», il «visionario» che aveva anticipato l’arrivo del «terremoto disastroso», con l’unico risultato di guadagnarsi una denuncia per procurato allarme e l’appellativo di «imbecille». Ieri sul web e via sms lo studioso, rispondendo alle domande di chi non crede al suo «precursore sismico», ha lanciato durissime accuse contro i «professionisti» della scala Richter.

Ma i terremoti si possono prevedere o no?
«Sì, si possono prevedere. Io l’ho fatto e per questo ora rischio di finire in galera».
In galera per aver diffuso «notizie false».
«I fatti hanno dimostrato invece che il mio allarme era fondato. E la gente comune l’ha capito».
Ma lei aveva profetizzato che il terremoto avrebbe scosso la terra il 29 marzo a Sulmona.
«Cosa che puntualmente è accaduta, anche se non con la forza di ieri».
Ma poi lei aveva corretto la sua prima previsione, dicendo: «Mi sento di poter tranquillizzare i miei concittadini…».
«Rispetto alla mia previsione il peggio si è scatenato con una settimana di ritardo».
La riprova che i terremoti non possono essere previsti.
«Non è così, La scossa di ieri poteva essere prevista anche con gli strumenti tecnici usati abitualmente da chi contesta il mio metodo».
E allora come mai l’allarme non è scattato?
«Perché chi è preposto al monitoraggio della situazione non era al suo posto, oppure non ha capito nulla».
Non è vero, l’unità di crisi si è riunita più volte.
«Con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti…».
Facile parlare quando la tragedia è già accaduta.
«Sono 10 anni che noi riusciamo a prevedere eventi di questo tipo in una distanza di 100-150 chilometri da noi».
Qual è il suo metodo?
«La “capacità predittiva” è basata sull’analisi di un gas radioattivo, il radon, che si libera dal sottosuolo quando le faglie vengono attivate e il gas trova una via di fuga giungendo in superficie».
Da giorni lei parlava di «un forte aumento di radon, al di fuori della soglia di sicurezza».
«E forti aumenti di radon segnalano forti terremoti. Due notti fa il mio sismografo denunciava una forte scossa di terremoto e ce l’avevamo online. Tutti potevano osservarlo e tanti l’hanno osservato».
Ma l’Istituto di Geofisica e Vulcanologia ribadisce in un comunicato ufficiale: «Si sottolinea la circostanza secondo la quale, allo stato attuale delle conoscenze, non è possibile realizzare una previsione deterministica dei terremoti».
«Falso. Il mio “precursore sismico” arriva ad anticipare il verificarsi di un terremoto fino a 6-24 ore prima».
In quale occasione ha verificato l’efficacia della sua tecnica?
«Nel 2001 stavamo osservando il misuratore di particelle cosmiche presso l’Istituto quando, in corrispondenza del terremoto in Turchia, rilevammo una quantità straordinaria, rispetto al solito, di radon».
Dal 2001 in poi come è evoluta la sua ricerca?
«Ho impiegato quasi 2 anni per realizzare da solo uno strumento in grado di rilevare il radon, iniziai ad osservarlo ed a studiarlo, e con l’aiuto di un sismografo mi resi conto che la concentrazione di radon aumentava in corrispondenza di un evento sismico».
Poi cos’è accaduto?
«Nel 2002, in corrispondenza del terremoto di S. Giuliano, registrammo valori 100 volte maggiori alla norma, ma disponendo di un solo precursore sismico eravamo in grado di emanare un allarme per un evento sismico che distava più di 50 km da L’Aquila, senza poter fornire altre informazioni circa la collocazione o la direzione dell’evento stesso. Oggi con 5 precursori saremmo in grado di essere molto più precisi, “triangolando” i dati e i segnali di concentrazione del radon».

Intanto l’Italia del volontariato si sta muovendo con ogni mezzo possibile, come il Wwf che per aiutare le famiglie sfollate ha messo a disposizione foresterie e i centri visite sparsi nelle oasi abruzzesi. Ma come aiutare gli sfollati del terremoto d’Abruzzo?
Panoram
a pubblica una lista di associazioni autorizzate dalla Presidenza del Consiglio dei ministri a partecipare agli interventi di soccorso.

Associazione guide e scouts cattolici italiani 06/68166236

Associazione nazionale alpini 0773/1875164 oppure 02/6592364

Associazione nazionale carabinieri 06 /36000804

Associazione nazionale pubbliche assistenze 055 /7874536

Associazione nazionale vigili del fuoco in congedo 06 /76983385

Associazione nazionale vigili del fuoco volontari 02/6692192

Cives – coordinamento infermieri volontari per l’emergenza sanitaria 055/355648

Cisom Corpo italiano di soccorso ordine di malta 06/45440764

Confederazione nazionale delle misericordie d’Italia 055/ 3261261

Corpo nazionale giovani esploratori ed esporatrici italiani 06/83769051 oppure 0761/498041

Federazione italiana ricetrasmissioni 02 /45495688 oppure 02/8057446

Legambiente 06/86218474

Psicologi per i popoli 0465/322071

Prociv – Arci Associazione nazionale volontari per la Protezione civile 06/23328358

Ucis – unità cinofile italiane da soccorso 030/9921827 oppure 0364/45522

Unitalsi 06/6781421

Per donazioni:
Caritas
C/C POSTALE n. 347013
o tramite UNICREDIT BANCA DI ROMA S.P.A.
IBAN IT38 K03002 05206 000401120727
Causale: “TERREMOTO ABRUZZ
Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma – IBAN: IT19 W030 6905 0921 0000 0000 012
Allianz Bank, via San Claudio 82, Roma – IBAN: IT26 F035 8903 2003 0157 0306 097
Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – IBAn: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113

Caritas Ambrosiana
C/C POSTALE n. 13576228 intestato a Caritas Ambrosiana ONLUS
C/C BANCARIO n. 578 – Cin P, ABI 03512, Cab 01602 presso l’ag. 1 di Milano del Credito Artigiano e intestato a Caritas Ambrosiana ONLUS
IBAN: IT16P0351201602000000000578
Causale: “TERREMOTO ABRUZZO 2009″

Croce Rossa Italiana
C/C BANCARIO n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati
Tesoreria – Via San Nicola da Tolentino 67 – Roma
intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 – 00187 Roma.
IBAN: IT66 – C010 0503 3820 0000 0218020
Causale: “PRO TERREMOTO ABRUZZO”

C/C POSTALE n. 300004
intestato a: “Croce Rossa Italiana, via Toscana 12 – 00187 Roma
c/c postale n° 300004
Codice IBAN: IT24 – X076 0103 2000 0000 0300 004
Causale: “PRO TERREMOTO ABRUZZO”
È anche possibile effettuare dei versamenti online attraverso il sito web della CRI.

Pubblicato in: Abruzzo, attualità, Cronaca, Disinformazione, Giampaolo Giuliani, Giustizia, informazione, italia, Marche, news, notizie, radon, SCOSSE, SICUREZZA, SISMA, solidarietà, terremoto, terremoto abruzzo | Lascia un commento »

TERREMOTO: Allarmi ignorati

Pubblicato da milionidieuro su 9 aprile 2009

Negli ultimi mesi decine di scosse Qualcuno aveva provato a mettere in guardia sull’imminenza di una tragedia come quella di questa notte ma era stato accusato di procurato allarme e di conseguenza denunciato

Quella di oggi è stata solo la scossa più forte di uno sciame sismico che si perpetua da mesi. La magnitudo registrata alle 3.32 di questa notte dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia è di 5,8 gradi della scala Richter, a cui sono seguite diverse repliche, la prima di 4,7 gradi alle 4.37. Numerose le avvisaglie nelle ultime settimane. Una scossa violenta il 16 gennaio, poi quella di magnitudo 4.0 che aveva fatto tremare l’Abruzzo già il 30 marzo: molte persone si erano già riversate in strada allora. Dall’inizio dello sciame sismico, qualche mese fa, sono decine gli eventi di magnitudo superiore a 2.0 registrati dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) nel distretto aquilano e nel bacino di Sulmona.

A parte qualche malore dovuto allo spavento, non c’erano però mai stati feriti gravi. Nè erano stati rilevati danni importanti. Su richiesta del capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, si era tenuta nella sede della Regione Abruzzo all’Aquila, una riunione degli esperti della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi. Obiettivo, dicono al Dipartimento della Protezione civile, era quello di «fornire ai cittadini abruzzesi tutte le informazioni disponibili alla comunità scientifica sull’attività sismica delle ultime settimane». «È utile precisare che non è possibile prevedere in alcun modo il verificarsi di un terremoto e che non c’è nessun allarme in corso da parte del Dipartimento della Protezione Civile, ma una continua attività di monitoraggio», si leggeva appena quindici giorni fa in una nota dello stesso Dipartimento. Secondo l’Ingv, che è l’ente preposto alla sorveglianza della sismicità sul territorio nazionale, «le scosse avvertite nei mesi scorsi dalla popolazione facevano parte di una tipica sequenza di terremoti, del tutto normale in aree sismiche come quella dell’aquilano che, negli ultimi mesi, ha registrato quasi 200 eventi, la maggior parte dei quali non avvertiti dalla popolazione».

Qualcuno nei giorni scorsi aveva però messo in allarme sulla possibilità del sopraggiungere di scosse più forti e pericolose per la popolazione abruzzese, ma era stato accusato di “procurato allarme” e di conseguenza denunciato. «Le scosse di terremoto che continuano a scuotere l’Abruzzo non sono tali da preoccupare – aveva spiegato Bertolaso – ma Purtroppo a causa di imbecilli che si divertono a diffondere notizie false siamo costretti a mobilitare la comunità scientifica per rassicurare i cittadini». L’attacco era rivolto a Giampaolo Giuliani , ricercatore dei laboratori del Gran Sasso, che aveva previsto un terremoto di proporzioni disastrose: «È stato tutto proditoriamente architettato perché io potessi essere messo a tacere, addirittura con un avviso di garanzia. E ho le prove che è falso». Così il ricercatore intervistato da Affaritaliani.it. E ancora: «Dal presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia Boschi e da Bertolaso vorrò le scuse per tutti i morti che ci sono stati oggi a l’Aquila: hanno dichiarato il falso domenica scorsa e ho i testimoni. La mia previsione purtroppo era giusta». «Figuriamoci se questi (Boschi e Bertolaso, ndr) ascoltano qualcuno. Figuriamoci. Non mi faccia dire di più, già ho un avviso di garanzia in corso». «Stanotte mi sono andate distrutti almeno tre rivelatori che avevo in funzione e non riesco ancora a collegarmi con la macchina principale perché l’Aquila non può essere attraversata spiega ancora Giuliani – Credo che una sia in funzione. Quello che posso dire è che abbiamo previsto tantissime scosse anche per la giornata di domani, scosse di assestamento che vanno tra il terzo e il quarto grado della scala Richter».

Oggi però ancora una scossa, appena un po’ più violenta di quelle degli ultimi giorni, ma quanto basta per mettere in allarme la Regione Abruzzo. Questa volta non basta rassicurare i cittadini: a centinaia si riversano nelle strutture sanitarie per chiedere soccorso. La Protezione civile e i carabinieri parlano di decine di morti, centinaia di feriti e migliaia di sfollati. Bertolaso la definisce la «peggiore tragedia di questo millenio» e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi annuncia che firmerà lo stato d’emergenza. A questo punto in Abruzzo e nel resto d’Italia sono in molti a chiedersi se veramente non si potesse fare nulla per scongiurare questo dramma. E’ vero, forse non è possibile prevedere in alcun modo il verificarsi di un terremoto, ma qualcuno questa volta aveva provato a farlo.
Fonte:la stampa

E’ salito a 27, secondo fonti non ufficiali, il numero dei morti in seguito alla forte scossa di terremoto che questa notte alle 3,30 ha colpito l’Abruzzo.
Migliaia gli sfollati e i crolli segnalati, soprattutto in alcune frazioni. Il sisma, di magnitudo 6,3 Richter (8-9 Mercalli), ha causato il crollo di molti edifici, fra cui l’albergo Duca degli Abruzzi de l’Aquila, lesionato anche l’ospedale e gravemente danneggiata la Casa dello Studente.
Sempre all’Aquila e’ crollato un condominio di cinque piani sotto il quale e’ molto probabile che siano intrappolate intere famiglie. Si continua a scavare sotto le macerie ma la situazione e’ grave. Manca l’acqua potabile mentre si lavora febbrilmente per riattivare le linee di energia elettrica. Si cerca di allestire ospedali da campo perche’ molti feriti vengono medicati direttamente in strada, ma lo sciame sismico continua e alle 9,40 e’ stata avvertita un’altra forte scossa.
La macchina della Protezione Civile si e’ messa in moto istantaneamente e la prima colonna di aiuti e’ partita da Roma gia’ questa notte alle 4,02. Aiuti stanno giungendo da tutta Italia: Croce Rossa, Misericordie, Protezione Civile, Forestale, l’esercito. Impossibile sapere quanta gente c’e’ ancora sotto le macerie. Restano chiuse le auTostrade A24 Roma-L’Aquila, nel tratto compreso tra Tornimparte e Assergi, in entrambe le direzioni, e l’A25 Roma-Pescara.
Mentre proseguono le verifiche sulle linee ferroviarie regionali.
Berlusconi, in arrivo sul luogo della tragedia, ha firmato stamane il decereto sullo stato di emergemnza nazionale.
ORE 19:30 E’ di 150 morti e oltre 1500 feriti accertati il nuovo bilancio del terremoto in Abruzzo
, 100 mila gli sfollati

Pubblicato in: 21159955, 21160040, 21161675, 21162829, 21163195, 746, Abruzzo, attualità, Civiltà, Cronaca, INCIDENTI, news, notizie, SICUREZZA, SISMA, tecnologia | Lascia un commento »

Tsutomu Yamaguchi: Quella linea sottile tra fortuna e sfortuna

Pubblicato da milionidieuro su 31 marzo 2009

Una storia così mette davvero in crisi i concetti di fortuna e sfortuna, ne sfuma i confini, ne ribalta i significati. Ne hanno parlato i giornali e le tv di mezzo mondo: Tsutomu Yamaguchi, 93 anni

Furono sufficienti pochi istanti per cancellare le città di Nagasaki e Hiroshima: le due potenti onde d’urto e il micidiale vento atomico non lasciarono scampo e si portarono via in un attimo decine di migliaia di vite umane. Lo sa bene Tsutomu Yamaguchi, uno dei pochi sopravvissuti ai due attacchi atomici in Giappone. Sì, a entrambi. Il 6 agosto del 1945, Tsutomu Yamaguchi si trovava ad Hiroshima per lavoro. Proprio quel giorno l’Enola Gay lanciò sulla città Little Boy. Questo signore si trovava a tre chilometri dal luogo preciso dove cadde la bomba: trascorse la notte in città, dove venne curato per le sue gravi ustioni. Dopo due giorni, venne rimandato a casa. E indovinate un po’ qual era la sua città? Proprio Nagasaki, dove il 9 agosto del 1945, poche ore dopo il suo rientro a casa, dovette sopportare lo stesso scenario visto tre giorni prima. La singolare scoperta risale a pochi giorni fa. Che Yamaguchi fosse sopravvissuto all’attacco di Nagasaki era già noto da tempo, ma non si sapeva invece che l’uomo fosse anche sopravvissuto al precedente bombardamento atomico di Hiroshima. La conferma giunge direttamente dall’amministrazione comunale di Nagasaki e fa di Yamaguchi l’unico superstite di entrambi i bombardamenti delle due famose città giapponesi. Stando ai dati statistici, Tsutomu Yamaguchi è una delle 260mila persone che riuscirono a sopravvivere agli attacchi, che causarono la morte di circa 140mila individui a Hiroshima e di almeno 70mila a Nagasaki. Non si conoscono ancora ulteriori dettagli sull’uomo che sopravvisse a entrambi gli attacchi atomici, per ragioni di privacy l’amministrazione comunale ha preferito non fornire ancora notizie aggiuntive sulle sue condizioni di salute a distanza di tanti anni dall’esposizione alle radiazioni. Protagonista, suo malgrado, di una delle pagine più terrificanti nella storia dell’umanità, Yamaguchi può sicuramente ritenersi un uomo fortunato, ammesso che di fortuna si possa parlare in episodi del genere… Questa storia in realtà è abbastanza datata.

E non fu l’unico a vivere due volte quella esperienza. Molti sopravvissuti a Hiroshima si recarono a Nagasaki in treno. La cosa davvero sorprendente è che Nagasaki non era il bersaglio della seconda bomba atomica, bensì Kokura, ma sopra quella città il tempo era troppo coperto e così cambiarono i piani all’ultimo momento. Ad ogni modo non parlerei di fortuna: Tsutomu Yamaguchi dovette subire diversi interventi per riparare i danni degli effetti della bomba, e la sua salute ne risentì comunque, oltre ad aver visto morire amici e parenti. Sinceramente non trovo opportuno parlare di fortuna. Ci sono situazioni in cui i vivi rimpiangono i morti.

Pubblicato in: ambiente, atomica, attualità, Cronaca, giappone, guerra, hiroshima, longevità, nagasaki, news, notizie, NUCLEARE, storia, Tsutomu Yamaguchi | Lascia un commento »

Morto Emilio Nessi, paladino degli animali a rischio

Pubblicato da milionidieuro su 28 marzo 2009

Cordoglio fra gli ambientalisti per la scomparsa del giornalista e scrittore Emilio Nessi, ”da sempre vicino alla causa dell’ambiente – come scrive in una nota il WWF – e instancabile ‘narratore’ delle piu’ toccanti storie di animali”.

”Ha spesso raccontato le nostre battaglie, dall’antibracconaggio a fianco delle Guardie venatorie alla lotta al degrado del territorio, dal sequestro di specie protette alle storie legate ai Centri di recupero animali.

Emilio era una di quei giornalisti di cui l’Italia ha tanto bisogno, impegnata generosamente in prima persona in tante battaglie per un futuro migliore” , ha dichiarato Fulco Pratesi, Presidente onorario del WWF Italia.

”Siamo profondamente colpiti dalla sua morte improvvisa che lascia un vuoto in tutti noi e in particolare a coloro che lo hanno spesso affiancato nei suoi reportage. Con la scomparsa di Emilio se ne va un amico ed un giornalista tenace e unico”, aggiunge Massimiliano Rocco, Responsabile specie del WWF Italia che in questi anni lo ha spesso affiancato per la realizzazione dei suoi servizi.

l giornalista e scrittore Emilio Nessi e’ morto ieri sera, a 59 anni per un malore improvviso, nella sua casa di Milano. Era noto come paladino degli animali e delle specie a rischio e storico collaboratore della Rai, come di altre testate.

Sempre pronto a intervenire dove vi fosse una denuncia per maltrattamenti ad animali, con speciale attenzione a quelli meno noti, come le otarie della Skeleton coast in Namibia o i cigni reali trafitti dalle balestre nel nord Europa, dai cuccioli di animali rari, ma anche di cani di razza, contrabbandati in situazioni estreme.

Famosa la sua battaglia in favore dei beluga, che i russi addestrano per operazioni militari, come quello divenuto celebre col nome di ‘Palla di neve’, che, grazie anche a Nessi, e’ stato liberato nel Mar Nero. A quest’ultimo dedico’ uno dei suoi libri, ‘Palla di neve’ appunto, che nel 1995 divenne anche un film di Maurizio Nichetti con lo stesso titolo. Nel 2004 aveva pubblicato ‘L’Arca di Nessi’, in cui racconta storie di salvataggi di animali, e ne aveva devoluto i diritti d’autore alla Lega Italiana Protezione Uccelli.

Pubblicato in: ambiente, ANIMALI, attualità, Cronaca, Emilio Nessi, news, notizie, pianeta, WWF | 1 Commento »

 
Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.