ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

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Archivio per la categoria ‘INCIDENTI’

TERREMOTO: Allarmi ignorati

Pubblicato da milionidieuro su 9 aprile 2009

Negli ultimi mesi decine di scosse Qualcuno aveva provato a mettere in guardia sull’imminenza di una tragedia come quella di questa notte ma era stato accusato di procurato allarme e di conseguenza denunciato

Quella di oggi è stata solo la scossa più forte di uno sciame sismico che si perpetua da mesi. La magnitudo registrata alle 3.32 di questa notte dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia è di 5,8 gradi della scala Richter, a cui sono seguite diverse repliche, la prima di 4,7 gradi alle 4.37. Numerose le avvisaglie nelle ultime settimane. Una scossa violenta il 16 gennaio, poi quella di magnitudo 4.0 che aveva fatto tremare l’Abruzzo già il 30 marzo: molte persone si erano già riversate in strada allora. Dall’inizio dello sciame sismico, qualche mese fa, sono decine gli eventi di magnitudo superiore a 2.0 registrati dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) nel distretto aquilano e nel bacino di Sulmona.

A parte qualche malore dovuto allo spavento, non c’erano però mai stati feriti gravi. Nè erano stati rilevati danni importanti. Su richiesta del capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, si era tenuta nella sede della Regione Abruzzo all’Aquila, una riunione degli esperti della Commissione nazionale per la previsione e la prevenzione dei grandi rischi. Obiettivo, dicono al Dipartimento della Protezione civile, era quello di «fornire ai cittadini abruzzesi tutte le informazioni disponibili alla comunità scientifica sull’attività sismica delle ultime settimane». «È utile precisare che non è possibile prevedere in alcun modo il verificarsi di un terremoto e che non c’è nessun allarme in corso da parte del Dipartimento della Protezione Civile, ma una continua attività di monitoraggio», si leggeva appena quindici giorni fa in una nota dello stesso Dipartimento. Secondo l’Ingv, che è l’ente preposto alla sorveglianza della sismicità sul territorio nazionale, «le scosse avvertite nei mesi scorsi dalla popolazione facevano parte di una tipica sequenza di terremoti, del tutto normale in aree sismiche come quella dell’aquilano che, negli ultimi mesi, ha registrato quasi 200 eventi, la maggior parte dei quali non avvertiti dalla popolazione».

Qualcuno nei giorni scorsi aveva però messo in allarme sulla possibilità del sopraggiungere di scosse più forti e pericolose per la popolazione abruzzese, ma era stato accusato di “procurato allarme” e di conseguenza denunciato. «Le scosse di terremoto che continuano a scuotere l’Abruzzo non sono tali da preoccupare – aveva spiegato Bertolaso – ma Purtroppo a causa di imbecilli che si divertono a diffondere notizie false siamo costretti a mobilitare la comunità scientifica per rassicurare i cittadini». L’attacco era rivolto a Giampaolo Giuliani , ricercatore dei laboratori del Gran Sasso, che aveva previsto un terremoto di proporzioni disastrose: «È stato tutto proditoriamente architettato perché io potessi essere messo a tacere, addirittura con un avviso di garanzia. E ho le prove che è falso». Così il ricercatore intervistato da Affaritaliani.it. E ancora: «Dal presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia Boschi e da Bertolaso vorrò le scuse per tutti i morti che ci sono stati oggi a l’Aquila: hanno dichiarato il falso domenica scorsa e ho i testimoni. La mia previsione purtroppo era giusta». «Figuriamoci se questi (Boschi e Bertolaso, ndr) ascoltano qualcuno. Figuriamoci. Non mi faccia dire di più, già ho un avviso di garanzia in corso». «Stanotte mi sono andate distrutti almeno tre rivelatori che avevo in funzione e non riesco ancora a collegarmi con la macchina principale perché l’Aquila non può essere attraversata spiega ancora Giuliani – Credo che una sia in funzione. Quello che posso dire è che abbiamo previsto tantissime scosse anche per la giornata di domani, scosse di assestamento che vanno tra il terzo e il quarto grado della scala Richter».

Oggi però ancora una scossa, appena un po’ più violenta di quelle degli ultimi giorni, ma quanto basta per mettere in allarme la Regione Abruzzo. Questa volta non basta rassicurare i cittadini: a centinaia si riversano nelle strutture sanitarie per chiedere soccorso. La Protezione civile e i carabinieri parlano di decine di morti, centinaia di feriti e migliaia di sfollati. Bertolaso la definisce la «peggiore tragedia di questo millenio» e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi annuncia che firmerà lo stato d’emergenza. A questo punto in Abruzzo e nel resto d’Italia sono in molti a chiedersi se veramente non si potesse fare nulla per scongiurare questo dramma. E’ vero, forse non è possibile prevedere in alcun modo il verificarsi di un terremoto, ma qualcuno questa volta aveva provato a farlo.
Fonte:la stampa

E’ salito a 27, secondo fonti non ufficiali, il numero dei morti in seguito alla forte scossa di terremoto che questa notte alle 3,30 ha colpito l’Abruzzo.
Migliaia gli sfollati e i crolli segnalati, soprattutto in alcune frazioni. Il sisma, di magnitudo 6,3 Richter (8-9 Mercalli), ha causato il crollo di molti edifici, fra cui l’albergo Duca degli Abruzzi de l’Aquila, lesionato anche l’ospedale e gravemente danneggiata la Casa dello Studente.
Sempre all’Aquila e’ crollato un condominio di cinque piani sotto il quale e’ molto probabile che siano intrappolate intere famiglie. Si continua a scavare sotto le macerie ma la situazione e’ grave. Manca l’acqua potabile mentre si lavora febbrilmente per riattivare le linee di energia elettrica. Si cerca di allestire ospedali da campo perche’ molti feriti vengono medicati direttamente in strada, ma lo sciame sismico continua e alle 9,40 e’ stata avvertita un’altra forte scossa.
La macchina della Protezione Civile si e’ messa in moto istantaneamente e la prima colonna di aiuti e’ partita da Roma gia’ questa notte alle 4,02. Aiuti stanno giungendo da tutta Italia: Croce Rossa, Misericordie, Protezione Civile, Forestale, l’esercito. Impossibile sapere quanta gente c’e’ ancora sotto le macerie. Restano chiuse le auTostrade A24 Roma-L’Aquila, nel tratto compreso tra Tornimparte e Assergi, in entrambe le direzioni, e l’A25 Roma-Pescara.
Mentre proseguono le verifiche sulle linee ferroviarie regionali.
Berlusconi, in arrivo sul luogo della tragedia, ha firmato stamane il decereto sullo stato di emergemnza nazionale.
ORE 19:30 E’ di 150 morti e oltre 1500 feriti accertati il nuovo bilancio del terremoto in Abruzzo
, 100 mila gli sfollati

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NUCLEARE : Scontro tra due sottomarini nucleari in pieno Atlantico, tragedia sfiorata

Pubblicato da milionidieuro su 16 febbraio 2009


Tamponamento tra il britannico Vanguard e il francese Le Triomphant entrambi carichi di testate atomiche nella notte tra il 3 e il 4 febbraio
LONDRA (GRAN BRETAGNA) – Tragedia sfiorata nel curore dell’Atlantico. Un incidente tra due sottomarini nucleari (un francese e un britannico), avvenuto all’inizio di febbraio nel mezzo dell’oceano, è l’imbarazzante e inquietante allarme che arriva da oltremanica: perchè la collisione – rivela il quotidiano britannico «Sun»- avrebbe potuto far sprofondare nei fondali o rilasciare radioattività nucleare. LO SCONTRO – I due sottomarini (l’HMS Vanguard e il francese Le Triomphant) – che trasportavano entrambi missili nucleari e avevano, in tutto, circa 250 marinai a bordo – navigavano a fior d’acqua ed erano impegnati in due distinte missioni. In realtà, pur essendo stati entrambi danneggiati, i due sottomarini – ha tenuto a rassicurare il Ministero della Difesa britannico – non hanno riportato avarie all’attrezzatura nucleare. Ma rimane lo sconcerto per l’accaduto: «Le conseguenze potenziali sono impensabili», ha detto una fonte della Royal Navy al tabloid britannico. «L’esplosione nucleare era improbabile, ma una fuga radioattiva era possibile. Non solo: avremmo potuto perdere l’equipaggio e le testate nucleari. Sarebbe stato un disastro nazionale». L’inchiesta è già partita, anche per capire come sia possibile che ci fossero due sottomarini nello stesso specchio d’acqua, considerati i sofisticati dispositivi radar a bordo. E intanto il Vanguard, che è armato con 16 missili balistici, è già stato trainato a Faslane, in Scozia, per riparare i danni. Una tragedia sfiorata Secondo fonti della Marina francese, Le Triomphant – uno dei quatto sottomarini strategici nucleari della cosiddetta Force de frappe – stava rientrando in patria dopo 70 giorni di missione quando è avvenuto l’incidente, nella notte tra il 3 e il 4 febbraio. L’episodio non è invece stata confermato dal ministero della Difesa britannico. “La nostra politica – ha ricordato un portavoce – è di non commentare le questioni che riguardano i sottomarini, ma possiamo confermare che la capacità di deterrenza britannica è intatta e non ci sono problemi per la sicurezza nucleare”. Entrambi i sottomarini pesano circa 35 tonnellate, possono portare sei testate nucleari e 16 missili balistici M45.

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NUCLEARE : Scontro tra due sottomarini nucleari in pieno Atlantico, tragedia sfiorata

Pubblicato da milionidieuro su 16 febbraio 2009


Tamponamento tra il britannico Vanguard e il francese Le Triomphant entrambi carichi di testate atomiche nella notte tra il 3 e il 4 febbraio
LONDRA (GRAN BRETAGNA) – Tragedia sfiorata nel curore dell’Atlantico. Un incidente tra due sottomarini nucleari (un francese e un britannico), avvenuto all’inizio di febbraio nel mezzo dell’oceano, è l’imbarazzante e inquietante allarme che arriva da oltremanica: perchè la collisione – rivela il quotidiano britannico «Sun»- avrebbe potuto far sprofondare nei fondali o rilasciare radioattività nucleare. LO SCONTRO – I due sottomarini (l’HMS Vanguard e il francese Le Triomphant) – che trasportavano entrambi missili nucleari e avevano, in tutto, circa 250 marinai a bordo – navigavano a fior d’acqua ed erano impegnati in due distinte missioni. In realtà, pur essendo stati entrambi danneggiati, i due sottomarini – ha tenuto a rassicurare il Ministero della Difesa britannico – non hanno riportato avarie all’attrezzatura nucleare. Ma rimane lo sconcerto per l’accaduto: «Le conseguenze potenziali sono impensabili», ha detto una fonte della Royal Navy al tabloid britannico. «L’esplosione nucleare era improbabile, ma una fuga radioattiva era possibile. Non solo: avremmo potuto perdere l’equipaggio e le testate nucleari. Sarebbe stato un disastro nazionale». L’inchiesta è già partita, anche per capire come sia possibile che ci fossero due sottomarini nello stesso specchio d’acqua, considerati i sofisticati dispositivi radar a bordo. E intanto il Vanguard, che è armato con 16 missili balistici, è già stato trainato a Faslane, in Scozia, per riparare i danni. Una tragedia sfiorata Secondo fonti della Marina francese, Le Triomphant – uno dei quatto sottomarini strategici nucleari della cosiddetta Force de frappe – stava rientrando in patria dopo 70 giorni di missione quando è avvenuto l’incidente, nella notte tra il 3 e il 4 febbraio. L’episodio non è invece stata confermato dal ministero della Difesa britannico. “La nostra politica – ha ricordato un portavoce – è di non commentare le questioni che riguardano i sottomarini, ma possiamo confermare che la capacità di deterrenza britannica è intatta e non ci sono problemi per la sicurezza nucleare”. Entrambi i sottomarini pesano circa 35 tonnellate, possono portare sei testate nucleari e 16 missili balistici M45.

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ELENCO INCIDENTI NUCLEARI DI CUI SI HA NOTIZIA

Pubblicato da milionidieuro su 20 novembre 2008

1952 Chalk River (Canada). L’errore di un tecnico provocò una reazione che portò alla semidistruzione del nocciolo del reattore.
1952 Usa. Un incidente con reattore Argon. 4 morti accertati.
1955, febbraio, Atlantico. La nave appoggio Fori-Rosalie della Royal Navy affonda nell’Atlantico 1500 recipienti contenenti ciascuno una tonnellata di residui atomici a 1.600 Km dalle coste inglesi e a 2.000 metri di profondità.

10 marzo 1956 – Mar Mediterraneo. Un bombardiere B-47 precipita nel Mediterraneo con a bordo due capsule di materiale fissile per la realizzazione di bombe nucleari.

27 luglio 1956 – Gran Bretagna. Un bombardiere B-47 in Gran Bretagna slitta sulla pista e va a colpire un deposito contenente sei bombe nucleari.

1957, ottobre. Windscale (GB). Fusione del nocciolo (l’incidente più grave che possa accadere in una centrale). Il reattore viene inondato. Fuga di radioattività pari al 1/10 della bomba atomica di Hiroshima. La nube radioattiva arriva fino in Danimarca. La radioattività su Londra si eleva 20 volte oltre il valore naturale (Londra dista da Windscale 500 km). Il consumo di latte è vietato in un raggio di 50 km (ogni giorno vengono gettati 600.000 litri di latte).
7 ottobre 1957 -Sellafield (Gran Bretagna) (scala Ines 5). Nel complesso nucleare di Windscale in Gran Bretagna, dove si produce plutonio per scopi militari, un incendio nel nocciolo di un reattore a gas-grafite (GCR) genera una nube radioattiva imponente. I principali materiali rilasciati sono gli isotopi radioattivi di xenon, iodio, cesio e polonio.La nube attraversa l’Europa intera. Sono stati ufficializzati soltanto 300 morti per cause ricondotte all’incidente (malattie, leucemie, tumori) ma il dato potrebbe essere sottostimato.
Settembre 1957 – Kyshtym (Unione Sovietica) (scala Ines 6). In una fabbrica di armi nucleari negli Urali, una cisterna contenente scorie radioattive prende fuoco ed esplode, contaminando migliaia di chilometri quadrati di terreno con una nube di 20 milioni di curie. Il rilascio esterno di radioattività avviene a seguito di un malfunzionamento del sistema di refrigerazione di una vasca di immagazzinamento di prodotti di fissione ad alta attività. Vengono esposte alle radiazioni circa 270mila persone. Si stimano per le conseguenze dell’incidente oltre 100 morti.
1958 Usa. Un incidente a Oak Ridge: 12 persone investite dalle radiazioni.
1958 zona Urali (Urss). Catastrofe nucleare a causa dell’esplosione di un deposito di scorie radioattive. Centinaia di morti. Decine di migliaia di contaminati. Migliaia di km ancora oggi recintati.
3 gennaio 1961 – Idaho Falls (USA). A seguito di un incidente in un reattore sperimentale di Idaho Falls negli Stati Uniti, muoiono tre tecnici.4 luglio 1961 – URSS. La fuoriuscita di radiazioni per un guasto al sistema di controllo di uno dei due reattori di un sommergibile atomico sovietico provoca la morte del capitano e di sette membri dell’equipaggio.

1961, 4 luglio. URSS. La fuoriuscita di radiazioni per un guasto al sistema di controllo di uno dei due reattori di un sommergibile atomico sovietico provoca la morte del capitano e di sette membri dell’equipaggio.
1964 Usa. Incidente al reattore Wood River: un morto.
1964 Garigliano (Italia). Guasto al sistema di spegnimento di emergenza del reattore. Si è andati vicino alla catastrofe.
5 dicembre 1965 – Isole Ryukyu (Giappone). Un jet militare americano A-4E con a bordo una bomba all’idrogeno B-43 scivola in mare da una portaerei statunitense vicino alle isole giapponesi Ryukyu.
17 gennaio 1966 – Palomares (Spagna). Un B-52 statunitense con quattro bombe all’idrogeno B-28 entra in collisione con un aereo cisterna durante il rifornimento in volo. I due aerei precipitano e tre bombe a idrogeno (bombe H) cadono nei pressi di Palomares, mentre la quarta cade in mare. L’esplosivo di due delle tre bombe, a contatto col suolo, detona spargendo su una vasta area plutonio e altro materiale radioattivo. In tre mesi vengono raccolte 1.400 tonnellate di terra e vegetazione radioattiva che vengono portate negli Stati Uniti. Mentre i militari statunitensi sono forniti di tute protettive, gli spagnoli continuano a vivere tranquillamente e a coltivare i terreni. Un monitoraggio effettuato nel 1988 su 714 abitanti ha rivelato in 124 di loro una concentrazione di plutonio nelle urine di gran lunga superiore ai livelli normali.

5 ottobre 1966 – Detroit (USA). Il nucleo di un reattore sperimentale situato in un impianto vicino a Detroit si surriscalda a causa di un guasto al sistema di raffreddamento

1966 Ottobre, Lagoona Beach (Usa). Alcune piastre di protezione si staccano e bloccano il circuito di raffreddamento del reattore autofertilizzante Enrico Fermi (61 Mw) per cui si ha surriscaldamento; il dispositivo di arresto automatico non funziona; il reattore riprende la sua attività soltanto nel 1970; e nel 1972 viene fermato definitivamente.
1967 Trino Vercellese (Italia). Fessurazione di una guaina d’acciaio di una barra di combustibile con conseguente chiusura della centrale per 3 anni. Per buona parte di questo tempo la centrale ha scaricato nelle acque del Po trizio radioattivo.
1967 Francia. Fusione di elementi combustibili nel cuore del reattore di Siloe (Grenoble). Ciò provoca la liberazione di Iodio 131 e Cesio 137 nell’acqua di raffreddamento del reattore. Si liberano gas radioattivi nell’aria.
21-01-68 Groenlandia un B-52 si schiantò sul ghiaccio a pochi chilometri dalla base militare di Thule, sulla costa nord-occidentale della Groenlandia (territorio danese), la base più settentrionale delle forze armate americane, centro nevralgico del sistema di radar che proteggevano il paese durante la guerra fredda.
A bordo del bombardiere c’erano quattro bombe atomiche. Tre vennero recuperate, una non venne mai trovata, nonostante le ricerche anche sottomarine. L’incidente fu tenuto segreto per 40 anni.
1968 Den Haag (Olanda). Per un «errore tecnico» si libera nella centrale Up 2 del materiale radioattivo. La radioattività nell’aria della città supera di 100 volte i limiti «accettabili».
1968 Gennaio, Chooz (Belgio). Grave incidente nel reattore ad acqua leggera. La riparazione è durata 2 anni e 2 mesi. Nel 1970 il reattore è guasto di nuovo.
10 marzo 1968 – Oceano Pacifico. Il sottomarino K-219 affonda nel Pacifico. A bordo ha tre missili nucleari e due siluri a testata nucleare.
27 maggio 1968 – Oceano Atlantico. Un sottomarino statunitense con a bordo due siluri a testata nucleare affonda nell’Atlantico.
21 agosto 1968 – Groenlandia. Un B-52 statunitense precipita in Groenlandia. Tre bombe all’idrogeno che si trovavano a bordo esplodono e 400 grammi di plutonio-239 si disperdono nell’ambiente. L’area viene successivamente bonificata da oltre 500 uomini inviati dalla Danimarca e da 200 militari statunitensi. Nei venti anni successivi, 100 dei danesi che avevano partecipato all’intervento si ammalano di cancro, altri di gravi malattie tra cui la sterilità.

1968 Agosto, Brenìllis (Spagna). La centrale si blocca completamente. La riparazione è durata 3 anni.
1968 Francia. Il reattore di Monts Arreé si arresta per un incidente. Periodo di riparazione: 3 mesi.

1969 Garigliano (Italia). Sette arresti alla centrale per guasti.
1969, febbraio. Latina (Italia). Arresto alla centrale di Latina per mancanza di alimentazione alla strumentazione (a marzo si avrà ancora un grosso guasto alla stessa centrale).

1969, gennaio. Lucens (Svizzera). Dopo sole 7 ore di funzionamento si ha surriscaldamento con rottura di guaine ed infiltrazione di acqua contaminata nel sotterraneo. La grotta contenente la centrale è stata murata definitivamente.
1969 Germania. Per fessurazioni molteplici delle turbine il reattore Gundremmingen sul Danubio viene chiuso per 3 anni.
1969 Usa. Incendio nel reattore di Rocky-Flats. Durante l’incendio si perde plutonio.17 ottobre 1969 – San Laurent (Francia). Un errore nelle procedure adottate per la gestione del combustibile provoca una fusione parziale a un reattore nucleare raffreddato a gas.

1970 Belgio. Altro incidente nel cuore del reattore di Chooz.
1970 Chicago (Usa). L’impianto Edison perde 200.000 litri di acqua contaminata.
1970 Usa. Il reattore da 600 Mw Dresden 2 sfugge completamente al controllo per 2 ore per un guasto ad una apparecchiatura di controllo.
12 aprile 1970 – Oceano Atlantico. Il sottomarino sovietico K-8 affonda nell’Atlantico con a bordo due reattori e due siluri a testata nucleare.

1971 Den Haag (Olanda). Rottura di un tubo per il convoglia-mento di acqua radioattiva.
1971 Kansas. Si scopre che la miniera di sale scelta per lo stoccaggio delle scorie radioattive, al riparo dell’acqua, è piena di buchi e l’Aec (Ente americano per l’energia nucleare) è costretto a improvvisare dei piani di stoccaggio in superficie.
1971 Francia. Fournier rivela in «Charlie Hebdo» n. 14 che un tecnico del centro nucleare di Saclay ha tentato, due anni prima, di suicidarsi dando fuoco al laboratorio in cui lavorava.
1972 Francia. Due militanti del gruppo ecologico «Survivre et vivre» scoprono che più di 500 fusti di residui radioattivi su 18.000 conservati all’aperto al centro di ricerche nucleari di Saclay, hanno larghe fenditure che lasciano così sfuggire la radioattività.
1972 Francia. Un operaio portoghese che non conosce i segnali di pericolo lavora parecchie ore in una sala irradiata del centro di Saclay.
1972 Francia. Ancora al centro di Saclay sfuggono dieci metri cubi di liquidi radioattivi.
1972 USA. Due lavoratori nell’impianto di Surry muoiono per l’esplosione dei tubi di un sistema di sicurezza mentre ispezionano tubi già difettosi.
1973 Hanford (Usa). La Aec ammette che nei 15 anni precedenti si sono verificati 15 incidenti in cui si sono liberati liquidi radioattivi per un totale di 1.600.000 litri.
1973 Marzo, Chinon (Francia). Arresto definitivo della centrale nucleare di Chinon I, dopo soli 11 anni di funzionamento. Di fatto la centrale ha mosso le turbine per 43.000 ore, ossia per 5 anni.
Aprile 1973Isole Hawaii (USA). Fuga radioattiva nel sottomarino statunitense Guardfish alle Hawaii. Cinque marinai dell’equipaggio vengono contaminati dalle radiazioni.
1973 Settembre, La Hague (Francia). Fuga di gas radioattivo. 35 lavoratori sono contaminati di cui 7 gravemente.
1973 Settembre, Windscale (GB). Nell’officina di ritrattamento si ha un rigetto di radioattività. 40 lavoratori sono contaminati.
1973 Novembre, Hanford (Usa). Si ha la diciassettesima fuga di liquidi radioattivi. Gli accumuli di plutonio in una fossa vicino alla città sono così grandi da rendere possibile una reazione a catena.
1973 Dicembre, Usa. Di 39 reattori, negli Usa, 13 sono fuori servizio. Brown’s Ferry lavora al 10%, Peach Botton al 2%, Connec 2 al 20%.
1973 Den Haag (Olanda). 35 addetti agli impianti sono intossicati (7 in modo molto grave). Nubi di gas radioattivo si diffondono per 15 minuti sulla campagna.
1974 – Mar Caspio. Fonti di stampa segnalano un’esplosione in un impianto atomico sovietico a Shevchenko, nel Mar Caspio.

1974 Aprile, Austria. Qualcuno contamina volontariamente il treno Vienna-Linz con Iodio 131 e Iodio 113. Dodici persone vengono ricoverate. Gli autori dell’attentato non sono mai scoperti.

1974 Maggio, Casaccia (Italia). Si spacca un recipiente contenente plutonio. Non si sa altro.

1974 Maggio, Usa. L’Usaec comunica che 861 anomalie si sono prodotte nel 1973 nei 42 reattori in funzione; che 371 avrebbero potuto essere serie e che 18 lo furono realmente (di cui 12 con fuga di radioattività).

1974 Usa. Una nube radioattiva di trizio si forma per una fuga di gas da un condotto della centrale di Savannah Mirex, in Carolina. La nube va lentamente alla deriva ad una altezza di 70 metri.

1974 Francia. A 60 anni dall’avvio di una fabbrica di radio, nonostante il suo smantellamento, si libera ancora una radioattività significativa. L’acquirente del terreno di Gyf-sur-Yvette sul quale la fabbrica è situata scopre in vari punti fonti radioattive che superano 50 volte la dose massima consentita.

1974 Usa. Da un’inchiesta risulta che più di 3.700 persone che avevano accesso ad armi atomiche hanno dovuto essere licenziate. Motivi: demenza, decadimento intellettuale, alcolismo.

1974 Belgio. L’acqua della condotta Visé, captata nel Pletron, contiene da 2 a 3 volte più radon 22 (gas radioattivo) del massimo ammesso per una popolazione adulta vicina ad una centrale.

1975 Gennaio, Usa. Viene ordinata la chiusura di 23 reattori per guasti nel sistema di raffreddamento, vibrazioni anormali e piccole fughe di gas radioattivo.

Inverno 1974/75 – Leningrado (URSS). Una serie di incidenti viene segnalata nell’inverno tra il 1974 e il 1975 presso la centrale nucleare di Leningrado, in Unione Sovietica. Tre morti accertati.

1975 Marzo, Brown’s Ferry (Usa). Per cercare correnti d’aria nella cabina di comando della centrale viene usata una candela che appicca il fuoco a tutti i cavi elettrici bloccando tutti i sistemi di sicurezza. Si riesce a rimediare fortunosamente (per un resoconto più dettagliato di questo grave incidente vedi il «Corriere della sera» del 2/7/1977, p. 3.). Secondo il calcolo delle probabilità questo incidente può verifi-carsi in un caso su mille miliardi!

1975, 19 novembre. Germania. Muoiono 2 operai nel reattore di Gundremmingen. I due dovevano riparare una valvola. Escono 4 litri di vapore radioattivo ad una pressione di 60 atmosfere e ad una temperatura di 270°C.
22 novembre 1975 – Mare Mediterraneo. Una portaerei e un incrociatore americani entrano in collisione nel Mediterraneo a causa del mare agitato. Come in altri casi non è accertata, ma probabile, la fuoriuscita di materiale nucleare in seguito all’incidente.
7 dicembre 1975 – Lubmin (Repubblica Democratica Tedesca). Un cortocircuito nell’impianto della Centrale di Lubmin, sul litorale baltico nella Germania Orientale, provoca una parziale fusione del nucleo del reattore.

1976 Gennaio, Germania. Sempre a Gundremmingen la neve caduta in abbondanza spezza le linee elettriche che convogliano l’energia prodotta nel reattore. Questo, spento con la procedura d’emergenza, fu soggetto ad una tale pressione interna che le valvole di sicurezza si aprirono e liberarono vapore radioattivo.
1976 Windscale (GB). Il reattore contamina di Iodio 131 centinaia di miglia di territorio.
1976 Ottobre Tallin (Urss). Salta in aria una centrale atomica sotterranea: almeno cento persone sono morte. Le autorità sovietiche negano ma dopo il 25 ottobre, e per una settimana almeno, il quotidiano russo ha pubblicato una decina di necrologi ogni numero (Per un resoconto più dettagliato di questo incidente vedi «Panorama» de 30/11/1976, p. 145.).
1977 Bulgaria. Nella centrale di Klozodiy, a causa di un terremoto, salta la strumentazione di controllo del reattore. Grazie ai tecnici che sono riusciti a fermare la reazione, l’Europa ha evitato conseguenze gravissime.
1977 Aprile, El Ferrol (Spagna). Fuga radioattiva. Più di 100 persone contaminate.
1978 Maggio, Caorso (Italia). Il giorno del collegamento della centrale con la rete elettrica (26 maggio ’78) si sono avute fughe limitate nel reparto turbine. Ci sono valvole che non tengono, strutture portanti, come i tiranti che sostengono i tubi del gas radioattivo, mal progettati con calcoli sbagliati.
28 marzo 1979 – Three Mile Island (Harrisburgh, Usa) (scala Ines 5). Il surriscaldamento di un reattore, a seguito della rottura di una pompa nell’impianto di raffreddamento, provoca la parziale fusione del nucleo rilasciando nell’atmosfera gas radioattivi pari a 15mila terabequerel (TBq). Vengono evacuate 3.500 persone.
7 agosto 1979 – Tennessee (USA). La fuoriuscita di uranio arricchito da una installazione nucleare segreta provoca la contaminazione di oltre 1.000 persone. Vengono registrati nella popolazione valori di radioattività fino a cinque volte superiori alla norma.
Agosto 1979 – Erwin (USA). Oltre 1.000 persone vengono contaminate a seguito di una fuga radioattiva in un centro di ricerca nucleare, fino ad allora rimasto segreto, a Erwin, negli Stati Uniti.
Marzo 1981 – Tsuruga (Giappone). 280 persone vengono contaminate a causa di una fuga di residui radioattivi nella centrale di Tsuruga, in Giappone. Un mese dopo le autorità comunicano che 45 operai sono stati esposti a radioattività nel corso delle operazioni per la riparazione della centrale.

1982 USA. Nella centrale di Giuna, uno dei tubi del sistema refrigerante sì fessura e scarica acqua bollente radioattiva.
1982 USA. Dopo l’incidente di Giuna si scoprono in altre sette centrali oggetti di metallo dimenticati nelle condotti. Molti impianti sono così fermati perché ritenuti poco sicuri.
Novembre 1983 – Sellafield (Gran Bretagna). Lo scarico di liquidi radioattivi nel Mare d’Irlanda provoca la reazione di cittadini ed ecologisti, che sollecitano la chiusura della centrale nucleare di Sellafield, in Gran Bretagna.
10 agosto 1985 – URSS. Un’esplosione devasta il sottomarino atomico sovietico Shkotovo-22: muoiono dieci membri dell’equipaggio esposti alle radiazioni.
6 gennaio 1986 – Oklahoma (USA). Un operaio muore e altri 100 restano contaminati a seguito di un incidente che si sviluppa in una centrale atomica in Oklahoma, negli Stati Uniti.
26 aprile 1986 – Cernobyl (Ucraina) (scala Ines 7). L’incidente nucleare in assoluto più grave di cui si abbia notizia. Il surriscaldamento provoca la fusione del nucleo del reattore e l’esplosione del vapore radioattivo, che sotto forma di una nube pari a un miliardo di miliardi di Bequerel si disperde nell’aria. Centinaia di migliaia di persone, soprattutto nella vicina Bielorussia, sono costrette a lasciare i territori contaminati. L’intera Europa viene esposta alla nube radioattiva e per milioni di cittadini europei aumenta il rischio di contrarre tumori e leucemia. Non esistono ancora oggi dati ufficialie definitivi sui decessi ricollegabili alla tragedia.

1986, 4 maggio (una settimana dopo il disastro di Chernobyl). Hamm-Uentrop, Germania Ovest. Un esperimento in un impianto da 300 megawatt THRT-300 PBMR (reattore a letto di sfere) nella Germania Ovest ha causato la fuoriuscita di materiale radioattivo dopo che uno dei letti di sfere è stato immesso nel condotto utilizzato per portare carburante al reattore. Il tentativo di rimuovere l’ostruzione creatasi ha danneggiato il condotto e causato il rilascio di radionuclidi. Radiazioni sono state misurate per circa due kilometri intorno al reattore.
6 ottobre 1986 – Oceano Atlantico. Il sottomarino K-219 affonda nell’Atlantico con 34 testate nucleari a bordo.

1989 Finlandia. Avaria nel sistema di controllo nella stazione di Olkiluoto.
1990 Germania. Infiltrazione di tritio nella stazione nucleare di Kruemmel.1991 Finlandia. Spegnimento manuale dovuto ad un incendio nella stazione di Olkiluoto.
1991 Germania. Incidente durante il rifornimento di carburante nella stazione di Wuergassen.
Febbraio 1991 – Mihama (Giappone). La centrale riversa in mare 20 tonnellate di acqua altamente radioattiva
24 marzo 1992 – San Pietroburgo (Russia). A seguito della perdita di pressione nell’impianto di Sosnovy Bor nei pressi di San Pietroburgo, fuoriescono e si disperdono in atmosfera iodio e gas radioattivi.
Novembre 1992 – Forbach (Francia). Un grave incidente nucleare causa la contaminazione radioattiva di tre operai. I dirigenti dell’impianto vengono accusati l’anno successivo di non aver approntato le misure di sicurezza previste.

1992 Germania. Avaria nel sistema di raffreddamento nella centrale di Brunsbuttel.
13 febbraio 1993 – Sellafield (Gran Bretagna). Fuga radioattiva nell’impianto di riprocessamento di Sellafield. La densità massima di radionuclidi dello iodio consentita viene superata di oltre tre volte.
17 febbraio 1993 – Barsebaeck (Danimarca). Uno dei reattori della centrale di Barsebaeck viene temporaneamente fermato a causa della fuoriuscita accidentale di vapore radioattivo.
Aprile 1993 – Siberia (Russia). Un incendio nel complesso chimico di Tomsk-7 colpisce un serbatoio di uranio. Risultano contaminati circa 1.000 ettari di terreno. La nube radioattiva si dirige verso zone disabitate.
23 marzo 1994 – Biblis (Germania). Centrale nucleare di Biblis: una falla nel circuito primario di un reattore fa uscire liquido altamente contaminato.
28 giugno 1994 – Petropavlosk (Russia). Fuga di materiale radioattivo nella baia di Seldevaia a causa della rottura di un deposito a Petropavlosk.

1995 Germania. L’Alta Corte tedesca decide che la licenza di attività concessa alla stazione di Mülheim-Kärlich è illegale, a causa della mancata considerazione, in fase di concessione, del rischio di terremoto nella zona.
Settembre 1995 – Kola (Mare di Barents). L’energia elettrica della centrale di Kola viene staccata per morosità e vanno fuori uso i sistemi di raffreddamento. Incidente solo sfiorato, grazie all’intervento del comandante della base.
Novembre 1995 – Cernobyl (Ucraina) (scala Ines 3). Un’avaria al sistema di raffreddamento del reattore n.1 di Cernobyl causa un incidente nel quale la radioattività si disperde e contamina gli operai impegnati nella manutenzione.
8 dicembre 1995 – Monju (Giappone). Due tonnellate di sodio liquido e altro materiale radioattivo fuoriescono dal reattore nucleare prototipo di Monju nella prefettura di Fukui a causa di un malfunzionamento al sistema di raffreddamento. L’impianto è costituito da un reattore autofertilizzante a neutroni veloci FBR.
Febbraio 1996 – Dimitrovgrad (Federazione Russa). Un addetto causa la rottura della valvola di sicurezza di uno dei reattori del centro di ricerche atomiche di Dimitrovgrad. Fuoriesce una nube radioattiva contenente soprattutto radionuclidi di manganese.

1997 Germania. Un treno trasportante liquido nucleare deraglia di fronte alla stazione di Kruemmel.
Marzo 1997 – Tokaimura (Giappone). Un incendio e un’esplosione nel reattore nucleare nell’impianto di ritrattamento nucleare di Tokaimura contamina almeno 35 operai.
Giugno 1997 – Arzamas (Russia). Un incidente nel centro ricerche di Arzamas porta i materiali radioattivi sull’orlo di una reazione a catena. Si sviluppa una nube radioattiva a seguito della quale muore il responsabile dell’esperimento.
Luglio 1997 – La Hague (Francia). Il comune di Amburgo denuncia presenza di radioattività nell’acqua scaricata nella Manica dall’impianto di trattamento francese di La Hague. La Francia smentisce, ma il presidente della Commissione di controllo si dimette.
Settembre 1997 – Urali (Russia). Sugli Urali si scontrano un trattore e un camion che trasporta isotopi radioattivi. Da due container fuoriesce liquido pericoloso contenente iridio 192 e cobalto 60. Nell’area la radioattività sviluppata è 25 volte superiore al limite consentito.
1 maggio 1998 – Catena delle Alpi. Le autorità di controllo francesi scoprono elevati livelli di contaminazione da cesio 137 sulle Alpi, causati dal passaggio di rottami ferrosi provenienti dall’Europa dell’Est.

1999, 8 Gennaio, Francia. Centrale di Cruas Meysse, 65 persone evacuate dopo che si sono accese le luci d’allarme radioattivo.
1999, 11 Marzo, Francia. Centrale del Tricastin, un contaminato.
1999, 16 Giugno, Russia. Centrale di Seversk, 2 contaminati per fuga radioattiva.
1999, 23 Giugno, Ucraina. Centrale di Rivno, principio incendio.
1999, 4 Luglio, Ucraina. Centrale di Zaporozhie (Ucraina), bloccato un reattore per precauzione.
1999, 12 Luglio, Giappone. Centrale Tsuruga, bloccato reattore per una perdita acqua.
1999, 17 Luglio, Ucraina. Centrale di Cernobyl, 3 operai contaminati.
30 settembre 1999 – Tokaimura (Giappone) (scala Ines 4). Un incidente in una fabbrica di combustibile nucleare attiva una reazione a catena incontrollata. Viene accertato che si tratta di un errore umano: due operai hanno trattato materiali radioattivi in contenitori non idonei. Tre persone muoiono all’istante, mentre altre 439, di cui 119 in modo grave, vengono esposte alle radiazioni. Vengono ricoverati in 600 ed evacuati 320mila abitanti della zona.

1999, 2 Ottobre, Ucraina. Centrale di Khmelitskaya, blocco del reattore per malfunzionamento.
4 ottobre 1999 – Wolsong (Corea del Sud). Una fuoriuscita di acqua pesante durante lavori di manutenzione della Centrale di Wolsong causa l’esposizione alle radiazioni di 22 operai impiegati presso l’impianto.
5 ottobre 1999 – Centrale di Loviisa (Finlandia). Viene segnalata una perdita di idrogeno nell’impianto di Loviisa, sulla costa Finlandese. Secondo i tecnici della centrale c’è stato un pericolo di incendio e perdite. La situazione, secondo gli addetti, è rimasta comunque sotto controllo.
8 ottobre 1999 – Rokkasho (Giappone). Una piccola quantità di materiale radioattivo fuoriesce da un deposito di scorie a Rokkasho, nella prefettura giapponese di Aomori. Le radiazioni provengono da due fusti arrivati dalla centrale nucleare di Ekushima.
20 ottobre 1999 – Superphenix (Francia). Un incidente tecnico ritarda lo smantellamento del reattore a neutroni rapidi Superphenix di Creys-Malville (Isere), nel Sud-Ovest della Francia. Nell’operazione di scarico del reattore un inconveniente tecnico a una puleggia per l’estrazione delle cartucce di combustibile arresta la fase di scarico del materiale radioattivo.
18 novembre 1999 – Torness (Scozia). Un Tornado della Raf in esercitazione precipita in mare di fronte alla centrale nucleare di Torness in Scozia a meno di ottocento metri dall’impianto. Un grave incidente è sfiorato per un soffio.

1999, 27 ottobre, USA. “I bambini statunitensi residenti vicino le centrali nucleari di New York, New Jersey e Florida hanno nei denti un “radioisotopo” (lo stronzio 90) che li espone ad un rischio tumore molto alto”. Così Ernest Sternglass, professore di radiologia all’università di Pittsburgh ha esordito nell’ultima conferenza stampa del progetto no-profit di “radioprotezione e salute pubblica”. Lo sconcertante risultato è stato ottenuto dai ricercatori statunitensi che hanno analizzato 515 bambini residenti negli Stati di New York, New Jersey e Florida. I livelli di radioattività rilevata nei campioni, raccolti dal 1979 al 1992, erano molto vicini a quelli osservati a metà degli anni ’50 quando Stati Uniti e Unione Sovietica, in piena guerra fredda, si dilettavano negli esperimenti con le armi invisibili. Secondo i responsabili del progetto i livelli di radioattività dovevano invece essere scesi intorno allo zero. “Se gli esperimenti nucleari sia di superficie, sia sotterranei sono effettivamente terminati, i primi sospetti cadono sui reattori nucleari e sui relativi incidenti”, ha detto Sternglass, che ha aggiunto: “II mondo è troppo piccolo per gli incidenti nucleari”. I responsabili del progetto attribuiscono parte di questa radioattività al disastro avvenuto nel 1979 a Three Mile Island e a quello di Chernobyl nel 1986. Ci sono documenti federali che testimoniano la fuga nucleare dal reattore di Suffolk (New York) nei primi anni ’80.
13 dicembre 1999 – Zaporozhe (Ucraina). Il primo dei sei reattori nucleari della centrale ucraina di Zaporozhe viene fermato per il malfunzionamento dei uno dei segnalatori di eccessiva pressione.
5 gennaio 2000 – Blayais (Francia) (scala Ines 2). Una tempesta provoca un incidente alla centrale di Blayais, nella Gironda, dove due dei quattro reattori vengono fermati. L’acqua invade alcuni locali della centrale: danneggiati pompe e circuiti importanti
27 gennaio 2000 – Giappone. Un incidente a una installazione per il riprocessamento dell’uranio in Giappone provoca livelli di radiazione 15 volte superiori alla norma in un raggio di circa 1,2 miglia. Funzionari locali segnalano che almeno 21 persone sono state esposte alle radiazioni.
15 febbraio 2000 – Indian Point (USA). Una piccola quantità di vapore radioattivo fuoriesce dal reattore Indian Point 2 vicino alla cittadina di Buchanan sul fiume Hudson, località a circa 70 chilometri da New York. La perdita di gas radioattivo costringe la società che gestisce l’impianto a chiudere la centrale e a dichiarare lo stato di allerta. La perdita è di circa mezzo metro cubo di vapori radioattivi.

2000, 16 giugno. Germania. Gradualmente, ma senza esitazioni, la Germania metterà al bando l’energia nucleare. Una dopo l’altra, nell’arco di 32 anni, le 19 centrali nucleari tuttora attive sul suolo tedesco saranno chiuse. Sui tempi dello smantellamento si è raggiunto un compromesso: il governo chiedeva 30 anni, gli industriali 35, se ne impiegheranno 32 per ogni stabilimento. Il primo che chiuderà sarà il più vecchio: la centrale di Obrigheim, aperta nel 1968, si spegnerà nel 2001. L’ultima, invece, nel 2021, sarà quella di Neckarwestheim-II, nel Baden-Wuerttemberg, che produce 1.269 Megawatt. Inoltre entro il luglio 2005 sarà proibito il trattamento delle scorie nucleari. Al momento le centrali nucleari tedesche producono il 33,5 per cento del fabbisogno energetico nazionale.
2001 Germania. Esplosione di una parte dell’impianto di Brunsbuettel.
10 aprile 2003 – Paks (Ungheria) (scala Ines 3). L’unità numero 2 del sito nucleare di Paks (costituito da quattro reattori è l’unico in Ungheria a 115 chilometri da Budapest) subisce il surriscaldamento e la distruzione di trenta barre di combustibile altamente radioattive. Solo un complesso intervento di raffreddamento scongiura il pericolo diun’esplosione nucleare, limitata ma incontrollata con gravi conseguenze per l’area intorno a Paks.
17 ottobre 2003 – Arcipelago de La Maddalena (Italia). Sfiorato incidente nucleare: il sottomarino americano Hartford s’incaglia nella Secca dei Monaci a poche miglia dalla base di La Maddalena dove solo l’abilità del comandante riesce a portare in porto il mezzo avariato. Il licenziamento di alcuni militari induce a pensare che il rischio corso non sia stato risibile.
9 agosto 2004 – Mihama (Giappone). Nel reattore numero 3 nell’impianto di Mihama, 350 chilometri a ovest di Tokyo, una falla provoca la fuoriuscita di vapore ad alta pressione che raggiunge i 270 gradi provoca quattro morti tra gli operai. Altri sette lavoratori vengono ricoverati in fin di vita. E’ l’incidente più tragico nella storia nucleare del Giappone. La centrale viene chiusa.
9 agosto 2004 – Shimane (Giappone). Scoppia un incendio nel settore di smaltimento delle scorie in una centrale nella prefettura di Shimane.
9 agosto 2004 – Ekushima-Daini (Giappone). L’impianto viene fermato per una perdita d’acqua dal generatore.
Aprile 2005 – Sellafield (Gran Bretagna). Viene denunciata la fuoriuscita di oltre 83mila litri di liquido radioattivo in 10 mesi a causa di una crepatura nelle condotte e di una serie di errori tecnici.
Maggio 2006Laboratori Enea di Casaccia (Italia). Fuoriuscita di plutonio, ammessa solo quattro mesi dopo, che ha contaminato sei persone addette allo smantellamento degli impianti.
Maggio 2006 – Mihama (Giappone). Ennesimo incidente con fuga di 400 litri di acqua radioattiva nella ex centrale nucleare di Mihama.
26 luglio 2006 – Oskarshamn (Svezia) (scala Ines 2). Corto circuito nell’impianto elettrico della centrale a 250 chilometri a sud di Stoccolma per cui due dei quattro generatori di riserva non sono stati in grado di accendersi. Vengono testate tutte le centrali nucleari del Paese e quella di Forsmark viene spenta.
7 ottobre 2006 – Kozlodui (Bulgaria). Viene intercettato un livello di radioattività venti volte superiore ai limiti consentiti e le verifiche portano a scoprire una falla in una tubazione ad alta pressione. La centrale, che sorge nei pressi del Danubio, scampa a una gravissima avaria. Secondo la stampa locale la direzione cerca di nascondere l’accaduto e di minimizzarlo nel rapporto all’Agenzia nazionale dell’Energia Atomica
28 giugno 2007 – Kruemmel (Germania). Scoppia un incendio nella centrale nucleare di Krummel, nel nord della Germania vicino ad Amburgo. Le fiamme raggiungono la struttura che ospita il reattore e si rende necessario fermare l’attività dell’impianto. In pochi mesi si verificano avarie anche nelle centrali di Forsmark, Ringhals e Brunsbuttel.Secondo il rapporto 2006 del ministero federale dell’Ambiente, l’impianto di Kruemmel è il più soggetto a piccoli incidenti tra le 17 centrali. Stando ai piani di uscita dal nucleare, fissati in una legge del 2002, il reattore dovrebbe essere spento al più tardi nel 2015.
16 luglio 2007 – Kashiwazaki (Giappone). La centrale nucleare di Kashiwazaki-Kariwa, la più grande del mondo che fornisce elettricità a 20 milioni di abitanti, viene chiusa in seguito ai danneggiamenti provocati dal terremoto. L’Agenzia di controllo delle attività nucleari giapponesi ammette una serie di fughe radioattive dall’impianto, ma precisa che si tratta di iodio fuoriuscito dal una valvola di scarico. Il direttore generale dell’AIEA, Mohammed El Baradei, dice che il sisma: “è stato più forte di quello per cui la centrale era stata progettata”. Il terremoto provoca un grosso incendio in un trasformatore elettrico, la fuoriuscita di 1.200 litri di acqua radioattiva che si riversano nel Mar del Giappone e una cinquantina di altri incidenti. Si teme che la faglia sismica attiva passi proprio sotto la centrale.
4 GIUGNO 2008 – Krsko ( Slovenia) Alle ore 17.38 ora italiana il sistema d’allerta dell’Ecurie (European Community Urgent Radiological Information Exchange) ha ricevuto un’informativa dalla Slovenia su un incidente alla centrale nucleare di Krsko, 130 km in linea d’aria da Trieste. La comunicazione è stata trasmessa a tutti i 27 Stati membri dell’Unione
Le prime notizie sembrano relativamente rassicuranti: pare non via sia stata una fuoriuscita di sostanze radioattive dalla centrale. Sono state attivate le procedure di spegnimento del reattore, dopodiché sarà possibile, secondo un portavoce della Nek, la società che gestisce la centrale, verificare le cause dell’incidente.Quello che non è rassicurante è il silenzio informativo delle tv: praticamente su tutte le principali testate sul web la notizia campeggiava giustamente in prima pagina, ma in tv niente, niente alla lettera. Nessun programma è stato interrotto, nessuno ha pensato di aprire una finestra informativa. Neppure Emilio Fede che, quando non fa il propagandista, come giornalista sa il fatto suo e di solito su avvenimenti del genere ci si butta a pesce, bruciando spesso la concorrenza con ottime dirette. Eppure la notizia era ghiotta, ghiottissima, senonaltro in termini di ascolti. Ma in tv sono rimasti tutti zitti. Sarà forse perché il governo Berlusconi ha deciso di rilanciare il nucleare in grande stile, e questa notizia sarebbe stata una grandissima “seccatura”?
Del resto non è la prima volta che la centrale slovena di Krsko è al centro di polemiche per la sua pericolosità: già nel 2005 la parlamentare dei verdi Luana Zanella aveva presentato una interrogazione piuttosto inquietante. Le conseguenze in caso di fall-out radioattivo alla centrale di Krsko sarebbero drammatiche: la nube radioattiva potrebbe raggiungere Trieste in sole due ore e, complessivamente, sarebbero colpite circa 30 milioni di persone di cui circa 5 milioni a rischio di vita immediato (dati forniti dall’associazione “Amici della Terra”).
07-07-2008 PARIGI – L’Autorità per la sicurezza nucleare francese ha chiesto in mattinata a Socatri, società satellite del colosso energetico Areva, di sospendere l’attività del suo sito di trattamento nella centrale nucleare di Tricastin, nel sud della Francia, e di prendere “misure
immediate di messa in sicurezza”. Dagli impianti di Socatri, a Tricastin, si era verificata lunedì scorso una fuoriuscita di acque contenenti uranio, con parziale riversamento nei fiumi circostanti.
TIMORI ECOLOGISTI MA AUTORITA’ RASSICURANO – DOPO INCIDENTE AREVA SOTTO ACCUSA
Mentre l’Autorità per la sicurezza nucleare (Asn) diffondeva messaggi rassicuranti, gia’ nei giorni scorsi le associazioni ambientaliste francesi erano sul piede di guerra dopo la fuoriuscita accidentale di acque di scarico contenenti uranio dalla centrale nucleare di Tricastin
in due fiumi vicini. L’ associazione ecologista ‘Uscire dal nucleare’ accusa Areva, azienda proprietaria del sito, “di aver trattenuto deliberatamente informazioni e di fatto, aver messo volontariamente in pericolo la popolazione”, e ha annunciato una manifestazione sabato
prossimo a Parigi. Parla invece di “dimostrazione che il nucleare non è un’energia pulita” Greenpeace, che aggiunge: “Nicolas Sarkozy chiaramente omette di precisare questo genere di ‘dettagli’ quando annuncia in pompa magna il lancio di una nuova centrale Epr, per cui
Tricastin è uno dei siti possibili”. Reazioni negative anche dalla Commissione di ricerca e d’informazione indipendente sulla radioattività, che ha annunciato che sporgerà denuncia contro le due società filiali di Areva responsabili del sito di Tricastin, Areva Cn e Socatri, rispettivametne per “la sepoltura di più di 700 tonnellate di scorie” e per “scarichi radioattivi nell’ambiente”. Da parte loro, i responsabili istituzionali mandano invece messaggi rassicuranti. L’Asn ha fatto sapere che i rilievi effettuati nella falda acquifera, in tre pozzi di pompaggio appartenenti a privati e nei corsi d’acqua in cui si sono riversate le acque all’uranio non hanno riscontrato “alcun elemento anormale”. Anche i tassi di radioattività rilevati nella zona,
afferma sempre l’Asn, risultano da una serie di verifiche “in costante diminuzione da ieri sera”.
L’INCIDENTE
Sono state mantenute per tutta la notte di martedi’ le misure di sicurezza precauzionali nei comuni intorno alla centrale nucleare di Tricastin dopo che, durante il lavaggio di una cisterna, parte di 30 metri cubi d’acqua usata, contenente 12 grammi di uranio per litro, era accidentalmente finita in due fiumi vicini. Divieto di attività nautiche, bagno e pesca lungo il Gauffiere e l’Auzon, blocco della distribuzione di acqua potabile e dei prelievi privati dai due fiumi, oltre che dell’irrigazione dei campi nelle aree interessate dalla fuoriuscita. La Commissione di ricerca e d’informazione indipendente sulla radioattività (Criirad) aveva denunciato la “mancanza di affidabilità” della centrale di Tricastin, spiegando che “il rischio sanitario è effettivamente lieve, ma questo incidente, non trascurabile, giunge in seguito a un numero crescente di altri incidenti, che mostrano un degrado della gestione delle scorie su un sito destinato invece a svilupparsi”. Criticato anche il modo di dare informazioni sull’accaduto: “l’utilizzo dell’unità di misura della massa (il grammo) – ha aggiunto il Criirad – invece di quella della radioattività (il becquerel) non rende conto dell’ampiezza della fuga”. La perdita, conclude la commissione, avrebbe riversato nei fiumi “uno scarico più di 100 volte superiore al limite annuale”. Si è fatta sentire anche l’organizzazione ‘Uscire dal nucleare’, secondo la quale “é impossibile che una tale fuga, contenente uranio, non abbia conseguenze importanti sull’ambiente e sulla salute delle persone”.
11-07-2008 INCENDIO NELLA CENTRALE NUCLEARE RINGHALS 11-07-2008
STOCCOLMA- Un incendio si è verificato oggi sul tetto di una turbina nella centrale nucleare di Ringhals, situata a 60 chilometri da Goteborg, nella Svezia occidentale. Secondo i responsabili dell’impianto, l’incendio è stato rapidamente spento senza che il reattore potesse costituire in alcun momento una vera minaccia.”La nostra equipe di pompieri è riuscita a spegnere le fiamme in pochi minuti” ha dichiarato Gosta Larsen, portavoce della centrale. L’incendio è stato provocato dagli operai che lavoravano con alcune torce sul tetto dell’edificio e che hanno involontariamente dato fuoco allo stesso. “Non c’é stato niente di drammatico”, ha aggiunto Larsen, riconoscendo però che una fitta nube di fumo ha invaso il sistema di ventilazione della turbina, facendo scattare gli allarmi anti-incendioesterni che hanno provocato l’arrivo immediato di altre squadre di pompieri locali.La centrale nucleare di Ringhals possiede quattro reattori e produce il 20% circa dell’elettricità consumata in Svezia.

16-07-2008 FALDA CONTAMINATA NEI PRESSI DELLA CENTRALE DI TRICASTIN
10 giorni dopo la fuoriuscita da un impianto di acque usate contenenti 8,2 grammi al litro di uranio naturale. Il problema stavolta non sono però le acque auperficiali dei fiumi Gaffiere e Lauzon, in cui secondo i dati dell’Istituto di radioprotezione e sicurezza nucleare (Irsn) c’é una “diminuzione regolare del livello di uranio”, ma 4 punti di prelievo d’acqua in
profondità, falde freatiche e pozzi privati, in cui la concentrazione di uranio supera la soglia massima fissata dall’Organizzazione mondiale della sanità di 15 microgrammi per litro.
18/07/2008Fuoriuscite di acque contaminate 18-07-2008 Fuoriuscite di acque contaminate da elementi radioattivi, “senza impatto sull’ambiente”, sono state registrate in un impianto della Areva a Romans-sur-Isere, nel dipartimento della Drome, nel sud-est della Francia. Lo ha reso noto stamane l’Autorithy francese per la sicurezza nucleare.
21/07/2008 Francia, nuova fuga radioattiva: 15 operai contaminati 21-07-2008Quindici operai dell’impianto nucleare di Saint Alban, nella regione dell’Isere (sud della Francia), sono stati contaminati dalla fuoriuscita di liquido radioattivo. Lo riferisce Electricité de France (Edf), l’azienda elettrica francese. «Gli operai sono stati leggermente contaminati nel corso di un intervento di manutenzione su un cantiere dell’unità produttiva numero due», ha indicato un responsabile della direzione. L’incidente non è stato classificato dall’Agenzia di sicurezza nucleare.
23/07/2008NUCLEARE: FRANCIA, 100 OPERAI LEGGERMENTE CONTAMINATI 23-07-2008 PARIGI – Cento operai della centrale nucleare del Tricastin, dove alcuni giorni fa c’era stata una fuga di materiale radioattivo, sono stati contaminati ”leggermente” oggi da elementi fuorusciti da una
tubatura nel reattore numero 4, fermo per manutenzione. Lo ha reso noto la direzione di EDF.
29/07/2008 allarme a Tricastin 29-07-2008 GRENOBLE Nuovo allarme alla centrale
nucleare di Tricastin a 40 chilometri da Avignone, nel sud della Francia. Un centinaio di impiegati sono stati sgomberati dall’impianto a causa dell’allarme lanciato dopo una nuova fuoruscita di polvere radioattiva dal reattore No4.
02/08/2008 Nucleare: forse fuga da nave Usa 02-08-2008Acqua potenzialmente radioattiva puo’ essere fuoriuscita da un sommergibile nucleare americano in navigazione nel Pacifico per mesi.Lo ha reso noto in serata la CNN, riportando fondi ufficiali della Marina. La perdita e’ stata scoperta mentre il sommergibile nucleare, il Houston (che aveva navigato tra Guam, le Hawaii ed il Giappone), era in un porto delle Hawaii per la manutenzione.
06/08/2008 incidente in francia a tricastin 06-08-2008 Tricastin, nel sud della Francia, fa parlare di sé quest’estate per un incidente, anzi un’anomalia: a luglio – ma si è saputo solo oggi – ci sarebbero state troppe emissioni di scorie di carbonio 14 alla fabbrica Socatri (Areva)
sul sito in cui già quattro volte è scattato l’allarme. Lo ha annunciato l’ASN, Autorità di sicurezza nucleare. Si tratterebbe, in realtà, della prima anomalia in ordine temporale, essendo stata
appurata il 4 luglio, durante il trattamento delle scorie. In quella fase, stando all’ASN, ci sarebbe stato “un superamento, per il mese di giugno, del limite di rifiuti gassosi mensili di carbonio 14″.
21/08/2008 Pierrelatte, fuoriuscita di uranio PARIGI, 23 AGO – Una piccola fuoriuscita di uranio e’ stata scoperta due giorni fa nei pressi della centrale nucleare di Pierrelatte, nel sud della Francia. La fuoriuscita e’ stata rilevata da alcuni operai a lavoro su una canalizzazione interrata delle reti di acque della societa’ Comurhex che non era piu’ utilizzata. La prefettura del dipartimento Drome ha parlato di ”un impatto ambientale marginale”, dopo una ispezione dei tecnici dell’ authority per la sicurezza nucleare. 24/08/2008incidente nucleare a Vandellos SpagnaMADRID, 24 AGO – L’impianto nucleare Vandellos II in Catalogna, nel nord-est della Spagna, e’ stato fermato per un incendio, che e’ stato domato. Secondo le autorita’ spagnole ‘alle 08:49 un incendio e’ divampato nel generatore elettrico, e alle 10:30 e’ stato completamente spento. Tutti i sistemi di sicurezza dell’impianto hanno funzionato come previsto, e ora la centrale e’ ferma e in condizioni stabili’. L’impianto e’ stato costruito nel 1980, la sua autorizzazione scade nel 2010. 26/08/2008 Fleurus, Fuga radioattiva verificatasi in un istituto che produce radioisotopi per uso medico a Fleurus, località ad una cinquantina di chilometri a sud di Bruxelles, nella zona di Charleroi. L’incidente risale allo scorso fine settimana, ma solo ora le autorità competenti hanno deciso di avvertire la popolazione. Per le vie della cittadina di Fleurus – circa 20 mila abitanti -, per iniziativa del sindaco, auto della polizia con altoparlanti hanno diffuso appelli alla prudenza, raccomandando agli abitanti, che vivono entro un raggio di cinque chilometri dal luogo dove è avvenuta la fuga, di non consumare la frutta e la verdura dei loro giardini, né di bere l’acqua piovana o il latte delle loro fattorie fino ad un nuovo ordine. , l’incidente era stato classificato al livello 3 (guasto grave) della scala internazionale Ines, che comprende 7 livelli
24/09/2008 CHERBOURG (F) – Un incidente nucleare di “livello 1″ su una scala internazionale da 0 a 7, con un “versamento di materiale”, è avvenuto all’interno di un impianto per il riprocessamento del combustibile atomico a La Hague, nella regione della Normandia, nel nord-ovest della Francia. Lo rende noto il gruppo nucleare Areva che gestisce l’impianto, aggiungendo che l’incidente “non ha avuto alcuna conseguenza sul personale né sull’ambiente”.
L’incidente, fa sapere l’Areva, è avvenuto il 24 settembre scorso. comunicato il 10/10/2008
La società in un comunicato scrive che l’incidente è “accaduto durante il riempimento di un contenitore di plutonio” ed è consistito nello “straripamento del contenitore”. “Il materiale (fuoriuscito) è rimasto confinato all’interno del perimetro all’interno del quale si svolgeva l’operazione. I lavori di riempimento è stata interrotta e il materiale (fuoriuscito) è stato recuperato”, scrive Areva.
Si tratta del quarto incidente di livello 1 registrato nello stesso stabilimento dall’inizio del 2008.

AGGIORNATO A 11/11/2008 PER EVENTUALI COMUNICAZIONI CONTATTAMI

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incidente nucleare CHERBOURG La Hague

Pubblicato da milionidieuro su 10 ottobre 2008

CHERBOURG (F) - Un incidente nucleare di “livello 1″ su una scala internazionale da 0 a 7, con un “versamento di materiale”, è avvenuto all’interno di un impianto per il riprocessamento del combustibile atomico a La Hague, nella regione della Normandia, nel nord-ovest della Francia. Lo rende noto il gruppo nucleare Areva che gestisce l’impianto, aggiungendo che l’incidente “non ha avuto alcuna conseguenza sul personale né sull’ambiente”.
L’incidente, fa sapere l’Areva, è avvenuto il 24 settembre scorso.
La società in un comunicato scrive che l’incidente è “accaduto durante il riempimento di un contenitore di plutonio” ed è consistito nello “straripamento del contenitore”. “Il materiale (fuoriuscito) è rimasto confinato all’interno del perimetro all’interno del quale si svolgeva l’operazione. I lavori di riempimento è stata interrotta e il materiale (fuoriuscito) è stato recuperato”, scrive Areva.
Si tratta del quarto incidente di livello 1 registrato nello stesso stabilimento dall’inizio del 2008.

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FUGA RADIOTTIVA, INCIDENTE IN BELGIO A Fleurus …..INCIDENTE NUCLEARE

Pubblicato da milionidieuro su 29 agosto 2008

BRUXELLES – Allarme in Belgio per la fuga radioattiva verificatasi in un istituto che produce radioisotopi per uso medico a Fleurus, località ad una cinquantina di chilometri a sud di Bruxelles, nella zona di Charleroi. L’incidente risale allo scorso fine settimana, ma solo ora le autorità competenti hanno deciso di avvertire la popolazione. Per le vie della cittadina di Fleurus – circa 20 mila abitanti -, per iniziativa del sindaco, auto della polizia con altoparlanti hanno diffuso appelli alla prudenza, raccomandando agli abitanti, che vivono entro un raggio di cinque chilometri dal luogo dove è avvenuta la fuga, di non consumare la frutta e la verdura dei loro giardini, né di bere l’acqua piovana o il latte delle loro fattorie fino ad un nuovo ordine. Mentre gli ambientalisti hanno criticato l’intervento tardivo del governo, le autorità del Belgio si sono affrettate a spiegare che le misure sono state prese soprattutto a scopo precauzionale.

INFORMATA L’UE – Insieme agli avvisi ai cittadini che vivono nell’area, l’Agenzia belga per il controllo nucleare già nella tarda serata di giovedì aveva informato la Commissione europea delle misure prese, così come previsto a livello Ue dal sistema di allerta rapida Ecurie. La fuga radioattiva, avvenuta nel laboratorio dell’Istituto di radio-elementi (Ire) di cui è presidente l’ex commissario europeo Philippe Busquin, era stata segnalata nella notte tra domenica e lunedì. In un primo momento, il 26 agosto scorso, l’incidente era stato classificato al livello 3 (guasto grave) della scala internazionale Ines, che comprende 7 livelli. Solo giovedì sera l’Agenzia belga per il controllo nucleare ha optato però per misure di protezione più stringenti, dopo aver analizzato alcuni campioni di erba. A questo punto è partita la comunicazione anche all’esecutivo Ue e di conseguenza a tutti gli altri Stati membri

GREENPEACE – Ad avviso di Greenpeace, le autorità avrebbero però sottostimato il rischio che lo iodio radioattivo può provocare nei bambini che «sono 22 volte superiori rispetto a quelli a cui sono sottoposti gli adulti in caso di ingestione». Critiche sono arrivate all’indirizzo delle autorità nazionali anche da altri sindaci dei comuni vicini a Flueurus che non sarebbero stati ufficialmente avvertiti, provocando così sorpresa e preoccupazione. L’istituto dove si è verificata la fuga radioattiva è il secondo produttore mondiale di radioisotopi usati anche nella terapia per il trattamento dei tumori.

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incidente nucleare a Vandellos Spagna

Pubblicato da milionidieuro su 24 agosto 2008

Madrid – Un incendio si è sviluppato stamattina nei locali di una centrale nucleare in Catalogna, nel nord est della Spagna, e l’impianto è stato fermato. L’incendio é stato domato. Lo ha detto oggi il Csn, l’autorità spagnola per la sicurezza nazionale. “Il responsabile della centrale nucleare di Vandellos II ha informato il Consiglio di sicurezza nazionale… che alle 08:49 di oggi un incendio è divampato nel generatore elettrico”, ha detto il Csn. “Alle 10:30 l’incendio è stato completamente spento”, ha aggiunto il Csn nel suo sito, precisando che “tutti i sistemi di sicurezza dell’impianto hanno funzionato come previsto” e “attualmente, la centrale è ferma e in condizioni stabili”. “L’incendio non ha avuto alcun impatto sui lavoratori o sull’ambiente”, ha detto l’organismo. Secondo l’organizzazione Greenpeace, verso le 10:00 era visibile una grande colonna di fumo che usciva dalla sala delle turbine.

“Non toccato il reattore” L’incendio ha interessato un generatore in un edificio convenzionale separato dal reattore, che non è stato quindi toccato, e il fermo del reattore è scattato automaticamente. “L’incendio ha avuto luogo nel generatore, un edificio convenzionale separato dal reattore”, ha detto Rafael Cid, vicedirettore generale del Consiglio per la sicurezza nazionale (Csn) spagnolo. Il generatore è dove le turbine trasformano in elettricità l’energia prodotta dal reattore atomico. “Dal punto di vista della sicurezza siamo relativamente tranquilli”, ha detto Cid, aggiungendo che la centrale è ancora ferma e che la parte danneggiata dall’incendio deve essere sostituita. Costruita nel 1980 e autorizzata a funzionare fino al 2010, la centrale Vandellos II è una delle sei attive in Spagna ed è sfruttata congiuntamente dai gruppi energetici Endesa e Iberdrola. Il suo impianto è gestito dall’Anav (Associazione nucleare Ascò Vandellos), finita sotto i riflettori lo scorso aprile con l’accusa di non aver informato correttamente le autorità su un incidente senza conseguenze verificatosi nel novembre 2007 nella centrale di Ascò.

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NUCLEARE: FRANCIA, 100 OPERAI LEGGERMENTE CONTAMINATI 23-07-2008

Pubblicato da milionidieuro su 23 luglio 2008

PARIGI – Cento operai della centrale nucleare del Tricastin, dove
alcuni giorni fa c’era stata una fuga di materiale radioattivo, sono
stati contaminati ”leggermente” oggi da elementi fuorusciti da una
tubatura nel reattore numero 4, fermo per manutenzione. Lo ha reso noto
la direzione di EDF.

Secondo quanto si apprende, gli operai
irradiati nella centrale di Tricastin, che si trova a oltre 200
chilometri dall’Italia, sono stati contaminati dal cobalto 58.
L’incidente, secondo EDF, e’ avvenuto questa mattina e avrebbe
provocato contaminazioni ”leggere, 40 volte inferiori al limite
regolamentare”. I 97 dipendenti sono stati evacuati d’urgenza dalla
centrale quando l’allarme della contaminazione si e’ messo a suonare
per una fuga nel reattore numero 4. Fra i 97, sarebbero 91 ad aver
presentato segni di contaminazione al cobalto 58, un ”metallo bianco”
che entra nella composizione di leghe speciali, pneumatici e coloranti
ma che, attivato a livello radio, e’ presente nei reattori e, da solo,
possiede il 39% di tutta l’attivita’ irradiante. Gli impiegati
contaminati sono stati visitati e rimandati a casa, per loro non
esisterebbero pericoli immediati. Si tratta del terzo incidente
nucleare nella regione in meno di 16 giorni.

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Fuoriuscite di acque contaminate 18-07-2008

Pubblicato da milionidieuro su 19 luglio 2008

PARIGI- Fuoriuscite di acque contaminate da elementi radioattivi,
“senza impatto sull’ambiente”, sono state registrate in un impianto
della Areva a Romans-sur-Isere, nel dipartimento della Drome, nel
sud-est della Francia. Lo ha reso noto stamane l’Autorithy francese per
la sicurezza nucleare.

Il
nuovo incidente, mentre non si placano le polemiche intorno alla
centrale nucleare di Tricastin, la seconda più grande di Francia dopo
quella di Le Hague, teatro 10 giorni fa di un riversamento accidentale
di acque usate contenenti uranio nei fiumi vicini, affluenti del
Rodano. Sull’impianto e sulle società che lo gestiscono, Socatri e
Areva Nc (entrambe filiali del colosso energetico Areva), da giorni
piovono critiche da associazioni ambientaliste e autorità di vigilanza.
Innanzitutto per la gestione approssimativa dell’incidente, una piccola
perdita che a causa di “una catena di disfunzioni ed errori umani”,
come la definisce l’Autorità di sicurezza nucleare (Asn), si è
trasformata in una contaminazioni ambientale. Tutto è cominciato,
secondo la ricostruzione degli ispettori Asn ripresa dal sito
d’informazione Mediapart.fr, alle 19 del 7 luglio, quando un allarme ha
segnalato un livello di liquido troppo alto in una cisterna di raccolta
delle acque usate per la pulitura degli impianti. Secondo gli
indicatori, però, tutte le paratie di accesso alla cisterna erano
chiuse, quindi i tecnici hanno concluso che l’allarme fosse difettoso e
se ne sono disinteressati, senza notare che una paratia difettosa
lasciava in realtà filtrare parte dell’acqua. La cisterna ha così
continuato a riempirsi fino alle 23, quando una ronda notturna ha
notato che traboccava, versando acqua in un bacino di raccolta
sottostante.

Niente di grave, se non fosse che il bacino era a
sua volta fallato, e il liquido filtrava in un cantiere vicino e da lì
nel terreno. Solo alle 4 di mattina, oltre 8 ore dopo il primo allarme,
i responsabili hanno realizzato che l’acqua, contenente 12 grammi di
uranio per litro, si era riversata nei fiumi circostanti. E solo
un’altra ora e mezza dopo l’hanno comunicato alle autorità. Un
comportamento che ha spinto l’Asn a chiedere a Socatri, società
responsabile dell’impianto, di interromperne subito le attività, e a
inviare un verbale d’infrazione alla procura di Carpentras per
l’eventuale apertura di un’indagine giudiziaria. Non è però la prima
volta che l’Autorità se la prende con Socatri per la gestione delle
stazioni di Tricastin. Nel rapporto, datato maggio 2007, sullo stato
della sicurezza nucleare e della radioprotezione nella regione
Rhone-Alpes, infatti, l’Asn rilevava una serie di “scarti”, ovvero
piccoli errori, nel trattamento dei residui di lavorazione, in
particolare per quanto riguarda le emissioni di carbonio 14 e tritium
(idrogeno radioattivo), superiori ai limiti di legge. “Si trattava di
disfunzioni serie, ma non è stato fatto niente – ha commentato Corinne
Castanier, presidente della Commissione di ricerca e d’informazione
indipendente sulla radioattività (Criirad) – l’Asn è troppo permissiva,
sanziona molto raramente i gestori”. E poi c’é il mistero della falda
acquifera ‘AEP4′. Secondo i prelievi effettuati negli scorsi giorni
dall’Istituto di radioprotezione e sicurezza nucleare (Irsn), contiene
livelli troppo elevati di uranio, ma data la sua posizione, oltre 2 km
a sud dell’impianto di Socatri, la causa non può essere il recente
incidente. “Una presenza naturale”, ha sentenziato il direttore
aggiunto dell’Irsn Jean-Christophe Gariel, o una “marcatura precedente”
delle fonti radioattive. Ma secondo la Criirad, la colpa sarebbe invece
di un deposito interrato di scorie provenienti da un vecchio impianto
di arricchimento dell’uranio per scopi militari. Una fossa profonda
alcuni metri, priva di protezioni stagne, in cui tra il 1966 e il 1976
sono state sepolte 760 tonnellate di barriere usate per separare
l’uranio fissile usato nelle armi da quello naturale, contenenti 2 o 3
tonnellate di materiale radioattivo. Un’anomalia segnalata già nel 1998
in un rapporto dell’Alto commissariato all’energia atomica, secondo cui
circa 900 kg di uranio erano filtrati dal deposito nel terreno fino
alla vicina falda acquifera, di cui era quindi stato disposto il
prosciugamento

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INCENDIO NELLA CENTRALE NUCLEARE RINGHALS 11-07-2008

Pubblicato da milionidieuro su 11 luglio 2008

STOCCOLMA- Un incendio si è verificato oggi sul tetto di una turbina
nella centrale nucleare di Ringhals, situata a 60 chilometri da
Goteborg, nella Svezia occidentale. Secondo i responsabili
dell’impianto, l’incendio è stato rapidamente spento senza che il
reattore potesse costituire in alcun momento una vera minaccia.

“La
nostra equipe di pompieri è riuscita a spegnere le fiamme in pochi
minuti” ha dichiarato Gosta Larsen, portavoce della centrale.
L’incendio è stato provocato dagli operai che lavoravano con alcune
torce sul tetto dell’edificio e che hanno involontariamente dato fuoco
allo stesso. “Non c’é stato niente di drammatico”, ha aggiunto Larsen,
riconoscendo però che una fitta nube di fumo ha invaso il sistema di
ventilazione della turbina, facendo scattare gli allarmi anti-incendio
esterni che hanno provocato l’arrivo immediato di altre squadre di
pompieri locali.

La centrale nucleare di Ringhals possiede quattro reattori e produce il 20% circa dell’elettricità consumata in Svezia.

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Tricastin incidente nella centrale nucleare 11-07-2008

Pubblicato da milionidieuro su 11 luglio 2008

PARIGI – L’Autorità per la sicurezza nucleare francese ha chiesto in mattinata a Socatri, società satellite del colosso energetico Areva, di sospendere l’attività del suo sito di trattamento nella centrale nucleare di Tricastin, nel sud della Francia, e di prendere “misure immediate di messa in sicurezza”. Dagli impianti di Socatri, a Tricastin, si era verificata lunedì scorso una fuoriuscita di acque contenenti uranio, con parziale riversamento nei fiumi circostanti.

TIMORI ECOLOGISTI MA AUTORITA’ RASSICURANO – DOPO INCIDENTE AREVA SOTTO ACCUSA
Mentre l’Autorità per la sicurezza nucleare (Asn) diffondeva messaggi rassicuranti, gia’ nei giorni scorsi le associazioni ambientaliste francesi erano sul piede di guerra dopo la fuoriuscita accidentale di acque di scarico contenenti uranio dalla centrale nucleare di Tricastin in due fiumi vicini. L’ associazione ecologista ‘Uscire dal nucleare’ accusa Areva, azienda proprietaria del sito, “di aver trattenuto deliberatamente informazioni e di fatto, aver messo volontariamente in pericolo la popolazione”, e ha annunciato una manifestazione sabato prossimo a Parigi. Parla invece di “dimostrazione che il nucleare non è un’energia pulita” Greenpeace, che aggiunge: “Nicolas Sarkozy chiaramente omette di precisare questo genere di ‘dettagli’ quando annuncia in pompa magna il lancio di una nuova centrale Epr, per cui Tricastin è uno dei siti possibili”. Reazioni negative anche dalla Commissione di ricerca e d’informazione indipendente sulla radioattività, che ha annunciato che sporgerà denuncia contro le due società filiali di Areva responsabili del sito di Tricastin, Areva Cn e Socatri, rispettivametne per “la sepoltura di più di 700 tonnellate di scorie” e per “scarichi radioattivi nell’ambiente”. Da parte loro, i responsabili istituzionali mandano invece messaggi rassicuranti. L’Asn ha fatto sapere che i rilievi effettuati nella falda acquifera, in tre pozzi di pompaggio appartenenti a privati e nei corsi d’acqua in cui si sono riversate le acque all’uranio non hanno riscontrato “alcun elemento anormale”. Anche i tassi di radioattività rilevati nella zona, afferma sempre l’Asn, risultano da una serie di verifiche “in costante diminuzione da ieri sera”.

L’INCIDENTE

Sono state mantenute per tutta la notte di martedi’ le misure di sicurezza precauzionali nei comuni intorno alla centrale nucleare di Tricastin dopo che, durante il lavaggio di una cisterna, parte di 30 metri cubi d’acqua usata, contenente 12 grammi di uranio per litro, era accidentalmente finita in due fiumi vicini. Divieto di attività nautiche, bagno e pesca lungo il Gauffiere e l’Auzon, blocco della distribuzione di acqua potabile e dei prelievi privati dai due fiumi, oltre che dell’irrigazione dei campi nelle aree interessate dalla fuoriuscita. La Commissione di ricerca e d’informazione indipendente sulla radioattività (Criirad) aveva denunciato la “mancanza di affidabilità” della centrale di Tricastin, spiegando che “il rischio sanitario è effettivamente lieve, ma questo incidente, non trascurabile, giunge in seguito a un numero crescente di altri incidenti, che mostrano un degrado della gestione delle scorie su un sito destinato invece a svilupparsi”. Criticato anche il modo di dare informazioni sull’accaduto: “l’utilizzo dell’unità di misura della massa (il grammo) – ha aggiunto il Criirad – invece di quella della radioattività (il becquerel) non rende conto dell’ampiezza della fuga”. La perdita, conclude la commissione, avrebbe riversato nei fiumi “uno scarico più di 100 volte superiore al limite annuale”. Si è fatta sentire anche l’organizzazione ‘Uscire dal nucleare’, secondo la quale “é impossibile che una tale fuga, contenente uranio, non abbia conseguenze importanti sull’ambiente e sulla salute delle persone”.

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SLOVENIA/ NUCLEARE, GREENPEACE CHIEDE VERIFICHE INDIPENDENTI 04-06-2008

Pubblicato da milionidieuro su 4 giugno 2008

Bruxelles, 4 giu. (Apcom) – Greepeace non accetta le dichiarazioni tranquillizzanti delle autorità slovene ed europee, che minimizzano la portata dell’incidente avvenuto oggi nella centrale nucleare slovena di Krsko, e chiede che vengano effettuate delle “verifiche indipendenti del fatto che la situazione è davvero sotto controllo e che non c’è stata contaminazione all’esterno dell’installazione”.
“Qualunque situazione in cui la Commissione europea attiva (come ha fatto in questo caso, ndr) il sistema di allerta rapido europeo sulle possibili conseguenze di un incidente nucleare non può essere minimizzata come qualcosa di cui non c’è da preoccuparsi”, osserva in una nota diramata stasera a Bruxelles Jan Beranek, della campagna contro il nucleare di Greenpeace international. E aggiunge: “Questo è un avvertimento sulla minaccia che tutte le installazioni nucleari fanno pesare sulle popolazioni circostanti e anche oltre. Lo intendano coloro che stanno progettando di costruire altri reattori”.
Greenpeace ricorda che l’impianto di Krsko è stato costruito dall’americana Westinghouse e messo in servizio nel 1981. C’è un solo reattore ad acqua pressurizzata da 600 Megawatt di capacità installata, ed è situato a 75 km dal confine austriaco e a 130 da quello italiano.

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Giappone, altre fughe radioattive chiusa la centrale nucleare 18-07-2007

Pubblicato da milionidieuro su 4 giugno 2008

Cinquanta guasti a catena, polemica sulla sicurezza
(la Repubblica, MERCOLEDÌ, 18 LUGLIO 2007, Pagina 14 – Esteri)

Il premier Abe all´azienda elettrica: “Irresponsabili”

Ancora perdite di acqua sospetta: fuoriusciti 1200 litri

Sulla natura della radioattività è ancora mistero. E gli sfollati sono 12.000

Nell´aria si sono diffuse particelle di cobalto-60 e di chromio-51

E´ ancora più grave di quel che si era creduto nelle prime 24 ore l´incidente alla centrale nucleare di Kashiwazaki provocato dal terremoto di lunedì. Cinquanta guasti meccanici a catena, ben due fughe radioattive distinte, la fuoruscita di migliaia di litri di acqua e petrolio contaminati, cento fusti di scorie scoperchiati dal sisma e privi di protezione, pronti a disperdere i veleni nell´atmosfera e nel mare. Quanto è serio il pericolo per la loro salute e per l´ambiente, però, i giapponesi non lo sanno ancora e vivono nell´angoscia. Non sono bastate le dure accuse del premier Shinzo Abe all´azienda elettrica che gestisce il più grande impianto atomico del mondo, riassunte in una parola: «Irresponsabile».

La gente non sa più cosa pensare, a chi credere. Ritardi, bugie, reticenze, errori hanno creato un´atmosfera di sospetti e di tensione. Le dimensioni reali delle fughe radioattive sono ancora avvolte nel mistero. Per l´unico popolo al mondo che 60 anni fa fu martoriato da due bombe atomiche, il tabù del nucleare ha provocato una beffa crudele: il business dell´energia sfugge a ogni controllo, l´establishment che gestisce le centrali è impenetrabile. Per i 12.000 sfollati accolti nei rifugi della protezione civile a Kashiwazaki l´incubo atomico sovrasta perfino la paura di nuove scosse di assestamento, dopo i due choc da 6,8 gradi della scala Richter. In 24 ore i tentativi iniziali di minimizzare l´emergenza nucleare sono stati vanificati. Lo stesso management dell´azienda elettrica è superato dagli eventi, rincorre i segnali di nuovi guasti che si accendono uno dopo l´altro, non riesce ad avere un quadro completo della situazione. Ieri dalla centrale è partito un secondo allarme radioattivo che ne ha imposto l´immediata chiusura con l´arresto dei sette reattori. Col passare delle ore si scoprono nuovi problemi, danni che erano stati ignorati o nascosti il primo giorno: incendi, condutture rotte e sconnesse, impianti fuori controllo, perdite a ripetizione. «Adesso i casi di fuoriuscite radioattive a nostra conoscenza sono due», ha annunciato ieri Hiroshi Itagaki, portavoce della società Tokyo Electric Power che gestisce l´impianto. «Abbiamo individuato almeno 50 guasti e disfunzioni delle apparecchiature». Poi è venuta la rivelazione dei cento fusti cilindrici che la scossa tellurica ha fatto cadere a terra, scoperchiandoli e esponendo le scorie. Anche questo bilancio per il momento è del tutto parziale: le squadre speciali di emergenza al lavoro nella centrale fino a ieri sera avevano ispezionato solo la metà dei 22.000 fusti di scorie. E sulla natura della radioattività le notizie peggiorano di ora in ora.

Lunedì si era parlato di un litro e mezzo di acqua contaminata, finita in mare. Ieri la quantità è salita a 1.200 litri. Ma non c´è solo la radioattività dispersa dai liquidi. Solo ieri la Tokyo Electric ha rivelato che particelle di cobalto-60 e chromio-51 sono state rilasciate nell´atmosfera. I dirigenti del gruppo elettrico hanno dovuto ammettere un errore fatale nel primo intervento dopo il terremoto: quando è scoppiato l´incendio in un generatore elettrico i tecnici hanno tentato di spegnerlo con l´acqua; solo in un secondo tempo sono arrivate squadre di vigili del fuoco con gli estintori chimici adeguati.

«Le informazioni fornite dall´azienda alle autorità sono state troppo lente – ha denunciato Abe – ; ho intimato alla Tokyo Electric di rivelare gli incidenti in modo completo, rigoroso e rapido. Deve comportarsi in maniera responsabile. Gli impianti nucleari possono essere gestiti solo con la fiducia della gente. Invito l´azienda a riflettere seriamente su questo incidente».

Dello stesso tono la signora Sanae Takaichi, ministro per la ricerca scientifica: «L´intervento per spegnere il primo incendio è stato lento. L´informazione sulle fughe di radioattività è stata ancora più lenta». Ma le autorità politiche fanno la loro parte per minimizzare. Prima ancora di avere informazioni precise e attendibili dagli esperti sanitari giunti sul luogo del sisma, i dirigenti del ministero dell´Industria già dichiaravano che «le radiazioni sono in quantità troppo modesta per avere un impatto ambientale». E´ una reazione tipica dell´atmosfera di protezione che da anni circonda il business dell´energia atomica. «Di falsità sulle radiazioni ne abbiamo già sentite in passato», ha dichiarato ieri sera alla televisione Koichi Ibe, 83 anni, uno degli sfollati di Kashiwazaki.

L´inaudita escalation di disastri all´interno del megaimpianto da 8,2 milioni di kilowatt ha messo a nudo problemi che superano la singola centrale. I dirigenti della Tokyo Electric hanno dovuto ammettere che i reattori erano stati costruiti secondo regole antisismiche non tali da prevedere l´impatto di una scossa di 6,8 gradi. Eppure Kashiwazaki è notoriamente in una zona a rischio e i terremoti di quella potenza non sono rari in Giappone. «E´ impensabile – ha detto lo scienziato di ingegneria antisismica all´università Waseda di Tokyo, Masanori Hamada – che incendi e fughe di acqua possano essere scatenati così facilmente. Il governo deve rivedere d´urgenza gli standard antisismici per tutte le centrali del Giappone». E´ la rivelazione di una fragilità drammatica perché ci sono 55 reattori atomici in attività, e forniscono il 35% di tutta l´energia elettrica del Giappone, paese secondo solo alla Francia in questo campo. 17 centrali fanno capo alla stessa Tokyo Electric, che già nel 2003 fu al centro di uno scandalo per avere falsificato sistematicamente i dati sulla sicurezza degli impianti. In quel caso il gigante elettrico fu costretto a chiudere temporaneamente tutti i 17 impianti per sottoporli a ispezioni. E non è un caso isolato. L´anno scorso una centrale atomica a Kanazawa, di proprietà del gruppo concorrente Hokuriku Electric Power, è stata chiusa d´autorità dalla magistratura dopo la scoperta che era fuorilegge sugli standard di sicurezza e altamente vulnerabile in caso di terremoto. Tutto il settore nucleare nipponico ha collezionato incidenti, poi tentativi di nascondere e insabbiare le indagini. Lo scandalo del 2003 costrinse il governo a congelare la costruzione di nuove centrali di fronte all´ondata di allarme nella popolazione. Ma si sa che fino a ieri Abe aveva in cassetto le autorizzazioni per rilanciare la costruzione di nuovi reattori. Per un paese privo di petrolio e di altre risorse energetiche, che deve alimentare il secondo apparato industriale del pianeta, il nucleare è stato considerato come una scelta strategica obbligata. E´ lo stesso paese dove sopravvivono ancora alcune decine di hibakusha, letteralmente «persone affette dall´esplosione», poveri relitti umani tormentati da 60 anni dalle orribili patologie della radioattività di Hiroshima e Nagasaki: le uniche persone al mondo che hanno subìto la bomba atomica e possono raccontarlo. Il peso della memoria storica è ancora forte, il terrore della radioattività è più forte che in qualsiasi altra parte del mondo.

Nei sondaggi d´opinione la maggioranza dei giapponesi è contraria all´energia nucleare da sempre. La conseguenza è paradossale: proprio per mettersi al riparo dai sospetti e dall´ostilità della popolazione, in nome dell´interesse nazionale e dell´autosufficienza energetica l´industria nucleare si è circondata di una cortina di segretezza. In un paese dove le tradizioni della politica e del capitalismo sono impregnate di cultura mafiosa, il business dell´atomo è campione assoluto nel non rendere conti a nessuno. Lo choc di Kashiwazaki ha allargato ancora il fossato di diffidenza tra l´opinione pubblica e i signori dell´atomo made in Japan

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Allarme in Europa

Pubblicato da milionidieuro su 4 giugno 2008

Perdita dal sistema di raffreddamento dell’impianto di Krsko, spento il reattore

KRSKO (SLOVENIA) – La Commissione europea ha annunciato di aver ricevuto una segnalazione di un incidente alla centrale nucleare di Krsko, spiegando che era già stata attivata la procedura di sicurezza per lo spegnimento dell’impianto. Cosa che è avvenuta qualche ora dopo.
La centrale nucleare di Krsko (Afp)Il messaggio d’allerta, spiega un comunicato, è arrivato alle 17.38 e al momento di diffondere la nota (ore 18.27) la potenza del reattore è stata ridotta al 22%. Secondo il comunicato della Commissione europea al momento non è stata rilevata alcuna fuga radioattiva. L’Unione europea successivamente hanno riferito che le autorità slovene hanno comunicato che le procedure di spegnimento del reattore della centrale nucleare di Krsko sono state completate e la situazione è sotto controllo.
LA NOTA – Secondo quanto riferito sempre dalla Commissione, si è verificata una perdita di liquido dal sistema di raffreddamento principale della centrale nucleare. Krsko è situata nel sud-ovest della Slovenia a 130 chilometri da Trieste. L’incidente è stato segnalato a Bruxelles attraverso il sistema di allarme nucleare rapido «Ecurie», con il quale l’esecutivo Ue ha successivamente informato tutti gli Stati membri. La Commissione ha assicurato che «il team d’emergenza della Direzione generale trasporti ed energia (Tren) rimane all’erta fino a quando non arriveranno ulteriori informazioni e la situazione sarà pienamente sotto controllo».
«NESSUNA FUGA DI MATERIALE RADIOATTIVO» – Non c’è stata alcuna perdita nell’ambiente» ha detto invece un portavoce della Nek, la società che gestisce la centrale nucleare di Krsko, «la fuoriuscita si è verificata all’interno della struttura del reattore. È stato avviato il processo di spegnimento che avviene per fasi e sarà ultimato entro questa sera. Allora sarà possibile ispezionare il sito per verificare la situazione». La centrale nucleare è stata fermata «per qualche ora» per determinare le cause di una fuga che non dovrebbe avere impatto sull’ambiente. Lo ha assicurato la direzione del sito a seguito dell’allerta della Commissione europea. «La centrale è stata fermata a titolo preventivo per qualche ora al fine di permettere al personale di stabilire le cause del guasto e di ripararla», ha detto la direzione dell’impianto in un comunicato. «Un arresto d’emergenza non è stato necessario e il guasto non dovrebbe avere impatto sull’ambiente», ha aggiunto la direzione.
RASSICURAZIONI DALLA SLOVENIA – «Non era necessaria una chiusura di emergenza dell’impianto e la perdita non ha avuto e non ci si aspetta avere conseguenze per ambiente». Così si espimono le autorità slovene in una nota. La nota precisa che l’impianto di Krsko, è stato «chiuso a scopo cautelativo» dopo che si era verificata una perdita nell’impianto di refrigerazione. Anche la presidenza di turno dell’Ue, nelle mani proprio della Slovenia, si prodiga in rassicurazioni e definisce l’incidente che si è verificato nella centrale di Krsko un «incidente locale». «La situazione è sotto controllo. Non ci sono rischi per l’ambiente e per le persone», ha detto Maja Kocijancic, portavoce della presidenza a Bruxelles.
PROTEZIONE CIVILE – Nessuna richiesta di allertare la Protezione civile del Friuli Venezia Giulia è giunta alla direzione regionale circa il guasto della centrale nucleare. Lo ha riferito il direttore regionale della Protezione civile del Friuli Venezia Giulia, Guglielmo Berlasso. «Non è stata allertata neppure la Protezione civile slovena – ha detto Berlasso – con la quale stiamo in costante collegamento. A quanto ne sappiamo deve esserci stata una perdita di potenza di un reattore della centrale di Krsko. Non sappiamo nulla di più. Quando succedono simili incidenti – ha detto ancora Berlasso – c’è l’obbligo di comunicarlo ai Paesi della Comunità internazionale. Penso – ha concluso – che non si debba creare inutili allarmismi». Al momento la Protezione civile regionale non ha quindi attivato alcuna misura, anche se la sala operativa resta attiva 24 ore su 24.
CENTRALE CONSIDERATA A RISCHIO – La centrale nucleare di Krsko era considerata da tempo a rischio tanto che erano state fatte in Italia diverse interrogazioni parlamentari a proposito. Secondo l’associazione ambientalista Greenaction transnational: «Una Commissione Internazionale nominata, su pressioni di Austria ed Italia, per verificare gli standard di sicurezza della centrale già nel 1993 espresse 74 raccomandazioni sui cambiamenti tecnici e procedurali necessari per adeguare l’impianto alle più severe normative dell’UE. Uno dei principali problemi dell’impianto è costituito dalle incrinature dei generatori di vapore che determinano perdite (con fuoriuscita di radionuclidi che vengono dispersi nell’atmosfera); questo problema è d’altronde noto presentandosi in tutte le centrali che utilizzano il reattore Westinghouse. Per cercare di tamponare questo grave inconveniente, nella primavera del 2000 vennero installati due nuovi generatori dalla NEK in seguito ad un’accordo sottoscritto con il consorzio Siemens/Framatome. Il costo di tale intervento fu di 205 milioni di marchi. Dopo questo intervento venne approvato un aumento della produzione del 6% (45 MW) con i conseguenti rischi di sovrasfruttamento del reattore e senza che i problemi dei generatori fossero stati definitivamente risolti».
MA GLI ESPERTI RASSICURANO – Secondo però due esperti dell’Enea le misure di sicurezza della centrale di Krsko sono paragonabili a quelle delle centrali occidentali ed eventuali perdite nel circuito di raffreddamento non sono pericolose. «Le centrali di questo tipo – spiega uno dei due esperti, Stefano Monti – hanno un contenitore primario di sicurezza che contiene eventuali perdite nei circuiti di raffreddamento. È presto per fare valutazioni precise ma in linea generale si può dire che questi impianti sono sicuri quanto quelli occidentali». «Se l’incidente è stato nel circuito primario non ci sono motivi di allarme – ribadisce Francesco Troiani, fisico nucleare dell’Enea – gli incidenti gravi sono quelli del nocciolo. Le centrali hanno diversi contenitori che racchiudono il nocciolo e le altre strutture che ad esempio quella di Chernobyl non aveva. Non ci sono molti elementi ancora, ma si può ipotizzare una rottura nel tubo che porta il liquido che raffredda le turbine. Anche in casi di incidenti lievi – spiega Troiani – le autorità della centrale sono obbligate ad avvertire quelle nazionali, che a loro volta allertano Euratom e Aiea».

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NUCLEARE: INCIDENTE IN SLOVENIA, 04-06-2008

Pubblicato da milionidieuro su 4 giugno 2008

NUCLEARE: INCIDENTE IN SLOVENIA, SCATTA L’ALLARME MA NESSUNA FUGA RADIOATTIVA 04-06-2008
NUCLEARE: INCIDENTE IN SLOVENIA, SCATTA L’ALLARME MA NESSUNA FUGA RADIOATTIVA 04-06-2008 LUBIANA – La centrale nucleare di Krsko in Slovenia è stata fermata “per qualche ora” per determinare le cause di una fuga che non dovrebbe avere impatto sull’ambiente. Lo ha assicurato la direzione del sito a seguito dell’allerta dell’Unione europea. La Commissione europea ha lanciato un’allerta.Il sistema d’allerta è scattato dopo che dalla Slovenia è stato comunicato che si era verificata una perdita nel circuito di raffreddamento della centrale di Krsko, che si trova a circa 130 km da Trieste. Al momento – si legge in un comunicato diffuso a Bruxelles – non è stata rilevata alcuna fuga radioattiva. In Slovenia sono scattate le procedure per lo spegnimento della centrale, procedure che sono state completate. Un portavoce della Commissione europea ha poi confermato che non ci sono state fughe di radioattività e che le procedure messe in atto dalla Slovenia sono state corrette. Bruxelles, ha aggiunto, attende ora ulteriori informazioni sulla situazione. La centrale nucleare di Krsko si trova nella regione sud-occidentale della Slovenia. Il messaggio d’allerta – si legge nella nota della Commissione Ue – è stato ricevuto a Bruxelles alle 17.38. In base agli accordi Euratom, la comunità europea per l’energia atomica, il sistema di risposta rapida d’emergenza ‘Ecurie’ prevede che i Paesi membri informino la Commissione europea e tutti gli altri Paesi partner potenzialmente interessati quando si possa presentare l’esigenza, se necessario, di adottare misure di protezione della popolazione in seguito a incidenti a carattere radiologico o nucleare. Le strutture della Commissione europea preposte a gestire l’emergenza, si legge ancora nella nota di Bruxelles, resteranno in attività fino a quando non avrà ricevuto informazioni che assicurino che la situazione è completamente sotto controllo”.

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NUCLEARE: INCIDENTE IN SLOVENIA, SCATTA L'ALLARME MA NESSUNA FUGA RADIOATTIVA 04-06-2008

Pubblicato da milionidieuro su 4 giugno 2008

NUCLEARE: INCIDENTE IN SLOVENIA, SCATTA L’ALLARME MA NESSUNA FUGA RADIOATTIVA 04-06-2008

LUBIANA – La centrale nucleare di Krsko in Slovenia è stata fermata “per qualche ora” per determinare le cause di una fuga che non dovrebbe avere impatto sull’ambiente. Lo ha assicurato la direzione del sito a seguito dell’allerta dell’Unione europea. La Commissione europea ha lanciato un’allerta.
Il sistema d’allerta è scattato dopo che dalla Slovenia è stato comunicato che si era verificata una perdita nel circuito di raffreddamento della centrale di Krsko, che si trova a circa 130 km da Trieste. Al momento – si legge in un comunicato diffuso a Bruxelles – non è stata rilevata alcuna fuga radioattiva. In Slovenia sono scattate le procedure per lo spegnimento della centrale, procedure che sono state completate. Un portavoce della Commissione europea ha poi confermato che non ci sono state fughe di radioattività e che le procedure messe in atto dalla Slovenia sono state corrette. Bruxelles, ha aggiunto, attende ora ulteriori informazioni sulla situazione. La centrale nucleare di Krsko si trova nella regione sud-occidentale della Slovenia. Il messaggio d’allerta – si legge nella nota della Commissione Ue – è stato ricevuto a Bruxelles alle 17.38. In base agli accordi Euratom, la comunità europea per l’energia atomica, il sistema di risposta rapida d’emergenza ‘Ecurie’ prevede che i Paesi membri informino la Commissione europea e tutti gli altri Paesi partner potenzialmente interessati quando si possa presentare l’esigenza, se necessario, di adottare misure di protezione della popolazione in seguito a incidenti a carattere radiologico o nucleare. Le strutture della Commissione europea preposte a gestire l’emergenza, si legge ancora nella nota di Bruxelles, resteranno in attività fino a quando non avrà ricevuto informazioni che assicurino che la situazione è completamente sotto controllo”.

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NUCLEARE: INCIDENTE IN SLOVENIA, SCATTA L’ALLARME MA NESSUNA FUGA RADIOATTIVA 04-06-2008

Pubblicato da milionidieuro su 4 giugno 2008

NUCLEARE: INCIDENTE IN SLOVENIA, SCATTA L’ALLARME MA NESSUNA FUGA RADIOATTIVA 04-06-2008

LUBIANA – La centrale nucleare di Krsko in Slovenia è stata fermata “per qualche ora” per determinare le cause di una fuga che non dovrebbe avere impatto sull’ambiente. Lo ha assicurato la direzione del sito a seguito dell’allerta dell’Unione europea. La Commissione europea ha lanciato un’allerta.
Il sistema d’allerta è scattato dopo che dalla Slovenia è stato comunicato che si era verificata una perdita nel circuito di raffreddamento della centrale di Krsko, che si trova a circa 130 km da Trieste. Al momento – si legge in un comunicato diffuso a Bruxelles – non è stata rilevata alcuna fuga radioattiva. In Slovenia sono scattate le procedure per lo spegnimento della centrale, procedure che sono state completate. Un portavoce della Commissione europea ha poi confermato che non ci sono state fughe di radioattività e che le procedure messe in atto dalla Slovenia sono state corrette. Bruxelles, ha aggiunto, attende ora ulteriori informazioni sulla situazione. La centrale nucleare di Krsko si trova nella regione sud-occidentale della Slovenia. Il messaggio d’allerta – si legge nella nota della Commissione Ue – è stato ricevuto a Bruxelles alle 17.38. In base agli accordi Euratom, la comunità europea per l’energia atomica, il sistema di risposta rapida d’emergenza ‘Ecurie’ prevede che i Paesi membri informino la Commissione europea e tutti gli altri Paesi partner potenzialmente interessati quando si possa presentare l’esigenza, se necessario, di adottare misure di protezione della popolazione in seguito a incidenti a carattere radiologico o nucleare. Le strutture della Commissione europea preposte a gestire l’emergenza, si legge ancora nella nota di Bruxelles, resteranno in attività fino a quando non avrà ricevuto informazioni che assicurino che la situazione è completamente sotto controllo”.

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EFFETTI DI ESPLOSIONI NUCLEARI

Pubblicato da milionidieuro su 3 marzo 2008

L?ESPLOSIONE DI UN ORDIGNO NUCLEARE
L’esplosione di un ordigno nucleare, sviluppando temperature di decine di milioni di gradi, produce nell’aria una sfera di fuoco che, come un piccolo Sole, emette radiazioni luminose e termiche che viaggiano alla velocità della luce. La sfera di fuoco della bomba di 1 megatone (1 Mton), alla quale mi riferirò, che esplodesse in aria, apparirebbe a 100 Km molte volta più luminosa del sole medesimo.
L’enorme aumento di pressione prodotto dall’esplosione genera un’onda d’urto che viaggia a velocità un poco superiore a quella del suono (circa 500 m/s).
Se l’esplosione avviene in aria a piccola quota (ad esempio: 600 m), l’onda d’urto viene riflessa dal suolo dopo aver provocato un cratere profondo 80 m e largo 700 m.
Qualche secondo dopo l’esplosione, il gas caldissimo contenuto nella sfera o palla di fuoco acquista una velocità ascensionale risucchiando violentemente verso l’alto l’aria ed i detriti circostanti (provocati dall’esplosione appena avvenuta) assumendo la caratteristica forma a fungo.
La differenza con un esplosivo tradizionale è presto detta:
ESPLOSIVO CONVENZIONALE, dopo la deflagrazione:
si ha a che fare solo con l’onda d’urto o onda di pressione e, in misura ridotta, con l’onda di calore
ESPLOSIVO NUCLEARE, dopo la deflagrazione:
si ha a che fare con l’onda d’urto o onda di pressione che impiega circa il 50% dell’energia
si ha a che fare con la radiazione termica o onda di calore che impiega circa il 35% dell’energia
si ha a che fare con la radioattività o onda radioattiva (fall out) che impiega circa il 15% dell’energia
si ha a che fare con il fall out, la ricaduta dopo tempi differenti di materiale radioattivo sollevato in quota
ONDA DI PRESSIONE
Gli effetti distruttivi di quest’onda sono strategicamente importanti soprattutto per il cratere che producono. Questa onda può essere utilmente usata, ad esempio, per distruggere istallazioni e/o basi missilistiche situate in silos sotterranei. La distruzione di edifici dipende dalla loro struttura costruttiva, dalla distanza a cui si trovano e dall’altezza a cui avviene l’esplosione. In definitiva un’onda di pressione origina una sovrapressione che si aggiunge alla ordinaria che è di 1Kg su ogni cm2 di superficie. Una sovrapressione di 0,35 Kg/cm2 è considerata sufficiente a distruggere la maggior parte degli edifici e gli ordigni nucleari generano una sovrapressione di 0,35 Kg/cm2 ad una distanza in Km proporzionale alla radice cubica della loro potenza esplosiva in chilotoni (1 chilotone = 1000 tonnellate equivalenti di tritolo). Vediamo degli esempi:
se la bomba è da 1 chilotone (1 Kton) segue che la radice cubica di 1 è 1 e cioè la distanza di distruzione è di 1 Km.
se la bomba è da 8 Kton segue che la radice cubica di 8 è 2 e cioè la distanza di distruzione è di 2 Km
se la bomba è da 27 Kton segue che la radice cubica di 27 è 3 e cioè la distanza di distruzione è di 3 Km
Si può da questi facili conti trarre subito una importante conclusione: le bombe più grandi distribuiscono la loro potenza distruttiva in modo molto meno efficace delle più piccole.
L’uomo sopporta sovrapressioni maggiori. Hiroshima e Nagasaki, i due laboratori da cui si sono apprese molte cose (oltre a quelli in cui gli USA e l’URSS sperimentavano sulle loro popolazioni), indicano che per una bomba di circa 20 Kton l’area letale per l’uomo si estende grosso modo alla zona in cui vi è una sovrapressione di 1 Kg/cm2 . Si deve comunque tener grandissimo conto che le morti da sovrapressione sono da addebitarsi all’effetto indiretto: le persone sono scagliate contro ostacoli fissi oppure sono investite da oggetti in volo.
ONDA DI CALORE
Riferendoci sempre ad un ordigno da 1 Mton nell’atmosfera, l’onda di calore provoca ustioni di primo grado (eritemi) a distanze di 20 ÷ 25 Km, e di secondo grado (bolle con siero e flittene) a 15 ÷ 20 Km (ciò nel caso in cui non vi siano schermi tra la sfera di fuoco ed il corpo). Se la bomba fosse da 20 Mton le ustioni di primo grado si avrebbero fino a 100 Km e quelle di secondo grado fino a 50 Km. Si deve dire che ustioni di secondo grado estese a circa il 50% del corpo umano, nelle circostanze associate ad una esplosione nucleare (che vedremo), sono mortali. La radiazione termica (nel caso di 1 Mton) è in grado di provocare incendi per un raggio di 15 Km che diventano 30 se la bomba è da 20 Mton. Possono quindi scoppiare incendi in una zona compresa tra 700 e 2800 Km2 e questi incendi scoppierebbero simultaneamente. Si salverebbero solo coloro che avessero rifugi profondi sottoterra ed una scorta di ossigeno per parecchi giorni poiché la combustione lo consumerebbe praticamente tutto.
Ma vi sono anche effetti indiretti. Ad Hiroshima il 70% delle attrezzature antincendio andò distrutto nel crollo delle caserme dei pompieri e l’80% di questi ultimi non si presentò all’appello. Gli incendi quindi si propagherebbero indisturbati anche perché le strade, piene di macerie, non sarebbero percorribili. Ad Hiroshima la tempesta di fuoco durò 6 ore. Si raggiunsero temperature superiori ai 1 000 °C, in grado di fondere vetri e metalli e di incendiare materiali normalmente indistruttibili.
La tempesta di fuoco, oltre ad incendiare tutto, a scaldare violentemente tutto e a consumare ossigeno, libera anche gas nocivi. A Dresda, nel 1945, il bombardamento di tipo convenzionale (altro crimine contro l’umanità) uccise, per effetto dei gas nocivi dovuti alla tempesta di fuoco, più di 100.000 persone; si salvarono solo coloro che avevano lasciato i loro rifugi prima della tempesta di fuoco.
ONDA RADIOATTIVA
La radiazione nucleare a, b, g, che si libera immediatamente uccide in tempi brevi proprorzionalmente all’esposizione alla radiazione. La morte avviene per tumori e leucemie.
I primi sintomi di irradiazione nucleare sono nausea, vomito e diarrea. Insorgono poi, nei casi più gravi: emorragie, febbre e stato generale di collasso. Inoltre, le persone irradiate sono soggette ad infezioni nel caso di ferite (circostanza molto importante perché, nel caso di esplosioni nucleari, molte persone sono simultaneamente irradiate e ferite).
Una dose di radiazione sufficiente ad uccidere fino al 95% della popolazione si ha in un raggio di poco più di 3 Km se la bomba è da 1 Mton (10 Km per bomba da 20 Mton). A 5 Km (bomba da 1 Mton) e a 15 Km (bomba da 20 Mton) si hanno scarsi effetti radioattivi somatici ma c’è possibilità che insorgano effetti genetici.
IL FALL OUT
Questo particolare fenomeno radioattivo si fa sentire vario tempo dopo l’esplosione.
Supponiamo che la bomba esploda al suolo. Una gran massa di terreno e detriti viene risucchiata dall’esplosione e portata in quota (all’incirca a 10 Km). I pezzi più grossi ricadono a terra nelle ore o giorni successivi, l’estensione della zona interessata dipendendo dalle condizioni meteorologiche. La polvere più minuta sale nella stratosfera ricadendo solo dopo mesi od anni ed interessando tutta la Terra.
Tutte queste particelle di terreno e detriti sono mescolati a materiali fortemente radioattivi (gli svariati isotopi) prodotti dall’esplosione. Inoltre il terreno stesso è diventato radioattivo a seguito della radiazione neutronica prodotta dall’esplosione.
Se l’esplosione avviene ad alta quota, non si ha praticamente fall out locale ma solo mondiale. La quantità di fall out locale e mondiale dipende dalla quota a cui avviene l’esplosione e dalle condizioni meteorologiche. L’esplosione di 20 Mton, dovuti per metà a fissione, al suolo potrebbe contaminare una zona di 10.000 Km2, provocando la morte di ogni umano che non disponga di rifugio schermato.
EFFETTI DELLE RADIAZIONI
Le morti a seguito di esposizione a radiazione dipendono dal tipo di sorgente radioattiva, dall’intensità della sorgente e dal tempo di esposizione. Una delle unità in uso è il rem (vedi A scadenza di poche settimane una dose di 600 rem subita durante 6 ÷ 7 giorni, porta nel 90% dei casi alla morte. Una dose di 450 rem produce lo stesso effetto nel 50% dei casi. Una dose di 300 rem nel 10% dei casi. Sempre alla scadenza suddetta, dosi inferiori a 300 rem producono nausea e vomito oltre ad una forte debilitazione del sistema immunitario. Alla scadenza di alcuni anni, invece, anche dosi di soli 50 rem sono in grado di produrre tumori tra lo 0,5% ed il 2,5% della popolazione esposta.
Per quel che riguarda gli effetti biologici delle radiazioni, occorre subito dire che la radiologia non è una scienza molto sviluppata e molte cose ancora non si conoscono bene e, di conseguenza, sono solo possibili conclusioni di ordine generale. Tali effetti si distinguono in somatici e genetici. Gli effetti somatici si osservano nell’individuo esposto e si esauriscono con lui. Gli effetti genetici si osservano nelle generazioni future a seguito di alterazioni delle cellule germinali (o genetiche).
Il danno somatico sembra dovuto ad una rottura del cromosoma che si trova vicino alla zona d’impatto della radiazione. Una volta divisi i due monconi del cromosoma, essi hanno le seguenti possibilità: saldarsi insieme nuovamente (restituzione); attaccarsi a monconi di altri cromosomi (aberrazione a due rotture); rimanere separati (aberrazione ad una rottura). Quest’ultima possibilità fa perdere al nucleo cellulare tutte le informazioni in esso contenute. Gli effetti possono essere immediati o ritardati. Altro possibile effetto è il rallentamento o l’arresto della crescita della cellula ad un particolare stadio del suo ciclo.
Sul danno genetico si sa molto poco. Esso è conseguente ad alterazioni delle cellule germinali e consiste nella produzione di mutanti, cioè di individui con alcune informazioni genetiche variate rispetto a quelle dei genitori. In caso di esplosione tali effetti si farebbero sentire per svariate generazioni.

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ESPOSIONE NUCLEARE

Pubblicato da milionidieuro su 3 marzo 2008

Che cos’è un’esplosione nucleare?
Un ordigno nucleare è un dispositivo che sfrutta i processi di fissione o viceversa di fusione atomica per produrre un’enorme quantità di energia che viene rilasciata esplosivamente (un’onda intensa di calore, luce, pressione dell’aria) accompagnata da intensa produzione di radiazioni. Le bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki in Giappone alla fine della Seconda Guerra Mondiale, hanno prodotto esplosioni nucleari.
Quando esplode un dispositivo nucleare, si produce una grossa sfera di fuoco. Tutto quanto si trova all’interno di questa sfera di fuoco, compresi suolo e acqua, evapora e viene spinto verso l’alto. In tal modo si crea la nube con la caratteristica forma a fungo. Le sostanze radioattive prodotte dall’esplosione dell’ordigno nucleare si mescolano nella nube a fungo alle sostanze evaporate: quando queste si raffreddano, si condensano in particelle sotto forma di polvere. Le sostanze radioattive condensate ricadono sulla terra e questo fenomeno è conosciuto con il nome di pioggia radioattiva. Le particelle radioattive possono essere trasportate anche molto lontano (centinaia o migliaia di chilometri di distanza dal sito dell’esplosione) dalle correnti presenti negli strati alti dell’atmosfera. La pioggia radioattiva determina lo spargimento della contaminazione su vaste superfici di territorio.
Quali sono gli effetti di un’esplosione nucleare?
Gli effetti di un’esplosione nucleare su una persona dipendono dalla potenza dell’ordigno e soprattutto dalla distanza a cui si trovava la persona dall’esplosione. Si possono avere lesioni meccaniche anche molto gravi a causa dei detriti proiettati dall’esplosione stessa (traumi gravi anche mortali).
Le persone possono sperimentare ustioni cutanee sia di natura termica a causa dello sviluppo di elevatissime temperature (sfera di fuoco), che di natura radiologica: la loro gravità sarà tanto maggiore quanto minore la distanza delle vittime rispetto al luogo dell’esplosione.
Si possono avere danni oculari (da una cecità temporanea a gravi ustioni della retina con possibilità di danni permanenti) in coloro che guardino direttamente l’esplosione. Gli individui nelle vicinanze dell’esplosione sono esposti ad elevatissimi livelli di radiazioni con il conseguente sviluppo dei sintomi della malattia da radiazioni (chiamata sindrome acuta da radiazioni o SAR).
Mentre le ustioni gravi appariranno entro pochi minuti, gli altri effetti sulla salute potrebbero richiedere giorni o settimane prima di apparire. Questi effetti possono essere lievi, come l’arrossamento cutaneo, oppure gravi fino alla morte, a seconda della quantità di radiazioni assorbite (la dose), del tipo di radiazioni, della via di esposizione e della durata della stessa.
In conseguenza di un’esplosione nucleare si possono considerare due tipi di esposizione alle radiazioni: esposizione esterna e contaminazione radioattiva che a sua volta può essere distinta in contaminazione superficiale o esterna e contaminazione interna.
L’esposizione esterna ha luogo quando le vittime sono esposte alle radiazioni generate direttamente dall’esplosione o indirettamente dalla ricaduta (pioggia radioattiva), la sorgente di radiazioni rimane comunque esterna al corpo.
La contaminazione radioattiva si ha sostanze radioattive generate dall’esplosione direttamente o indirettamente in tempi successivi vengono a diretto contatto con l’organismo: si parla di contaminazione radioattiva superficiale (contaminazione esterna) quando vi sia la deposizione di sostanze radioattive in forma di polveri, liquidi, ecc.) sugli indumenti e/o sulla cute della persona; mentre si parla di contaminazione interna quando le vittime incorporano sostanze radioattive nel loro organismo attraverso l’introduzione delle stesse per via inalatoria o per ingestione di cibi contaminati ovvero per penetrazione dall’esterno attraverso ferite. Sia l’esposizione esterna che quella interna possono avvenire anche a molti chilometri di distanza dal luogo dell’esplosione.
L’esposizione esterna ad altissime dosi di radiazioni può causare la morte entro pochi giorni o mesi.
L’esposizione esterna a dosi inferiori di radiazioni e quella interna dovuta all’inalazione o al fatto di aver mangiato cibo contaminato con la pioggia radioattiva può portare ad avere un aumento del rischio di sviluppare neoplasie o altri effetti nocivi per la salute.
Come proteggere la famiglia e se stessi da un’esplosione nucleare?
Nel caso di un’esplosione nucleare, sarà attivato un piano di risposta alle emergenze a livello locale e nazionale.
Seguono alcune misure consigliate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in caso di esplosione nucleare:
Se ci si trova vicino all’esplosione quando questa avviene:
Coprirsi gli occhi per evitare di danneggiare la vista.
Stendersi a terra con la faccia rivolta verso il terreno, mettendo le mani sotto il corpo.
Restare sdraiati fino a quando non siano passati il calore e le onde d’urto.
Se ci si trova all’esterno quando avviene l’esplosione:
Trovare qualcosa con cui coprirsi bocca e naso, come una sciarpa, un fazzoletto o altri oggetti di tessuto.
Togliere tutta la polvere dagli indumenti spazzolandoli, agitandoli e sfregandoli in un’area ventilata; coprirsi bocca e naso mentre si fanno queste cose.
Trasferirsi in un rifugio, nel seminterrato o in altre aree sotterranee, preferibilmente lontane dalla direzione in cui soffia il vento.
Togliersi gli indumenti che possono essere contaminati; se possibile, fare una doccia, lavarsi i capelli e cambiare indumenti.
Se ci si trova di già nel rifugio o nel seminterrato:
Coprirsi bocca e naso con una maschera facciale o altro (come una sciarpa o un fazzoletto) fino a quando non sia cessata la ricaduta di sostanze radioattive.
Spegnere gli impianti di aerazione e sigillare porte e finestre fino a quando non sia cessata la ricaduta di sostanze radioattive. Dopo che la nube radioattiva sarà passata togliere i sigilli a porte e finestre per permettere di far circolare l’aria.
Restare all’interno fino a quando le autorità non informino che è sicuro uscire.
Ascoltare la radio o la televisione per avere informazioni e consigli. Le autorità potranno dare indicazioni di restare nel rifugio o di evacuare in direzione di un luogo più sicuro lontano dall’area.
Se bisogna uscire, coprirsi bocca e naso con un fazzoletto inumidito.
Consumare solo acqua e alimenti conservati. Non mangiare cibi freschi locali né bere acqua della rete idrica locale.
Pulire e coprire tutte le ferite aperte sul corpo.
Se viene consigliato di evacuare:
Ascoltare la radio o la televisione per avere informazioni sulle vie di evacuazione, i rifugi temporanei e le procedure a cui attenersi.
Prima di andarsene, chiudere a chiave porte e finestre e spegnere i sistemi di condizionamento dell’aria, chiudere le prese di aria, i ventilatori e i forni.
Portarsi dietro rifornimenti da calamità, come una torcia elettrica con batterie di scorta, una radio a batterie, un kit di pronto soccorso, acqua e alimenti di emergenza, apri-scatole non elettrico, medicinali essenziali, contante e carte di credito, nonché scarpe pesanti.
Ricordarsi che i vicini potrebbero aver bisogno di aiuto, soprattutto i bambini, le persone anziane e i disabili.
Una bomba nucleare è la stessa cosa di una “suitcase bomb”?
Con il termine di “suitcase bomb” (bombe portatili, da valigetta) si intendono ordigni nucleari di piccole dimensioni che possono comunque produrre un’esplosione nucleare molto distruttiva anche se di dimensioni inferiori a quelle di un’arma nucleare sviluppata a scopi di strategia militare.
Una bomba nucleare è la stessa cosa di una “bomba sporca”?
Un’esplosione nucleare è diversa da quella di una “bomba sporca”. Una “bomba sporca”, detta anche dispositivo a dispersione radiologica, è una bomba che impiega esplosivo tradizionale, come per esempio la dinamite, per disperdere sostanze radioattive sotto forma di polvere. Essa non prevede l’innesco di meccanismi di fissione o fusione atomica per produrre la tremenda forza distruttiva di un’esplosione nucleare, ma provoca la dispersione di limitate quantità di sostanze radioattive nei dintorni della sede dell’esplosione. Lo scopo principale di una “bomba sporca” è di impaurire le persone e di contaminare edifici o terreni con sostanze radioattive.
Se un aeroplano precipitasse su una centrale nucleare, si avrebbe lo stesso effetto di un’esplosione nucleare?
Anche se un incidente grave come quello di un aeroplano che precipiti su una centrale nucleare potrebbe causare il rilascio di sostanze radioattive nell’aria, una centrale nucleare non esplode come un’arma nucleare. Ci può essere il pericolo di una contaminazione radioattiva dell’ambiente circostante, più o meno intensa a seconda del tipo di incidente, della quantità di radiazioni rilasciate e delle condizioni atmosferiche del momento.
Nel caso di esplosione nucleare, bisogna assumere ioduro di potassio (KI)?
Sarà cura delle autorità competenti stabilire la necessità della somministrazione di iodio radioattivo alla popolazione e provvedere alla sua distribuzione attraverso i canali di emergenza (forze dell’ordine, protezione civile). Il KI protegge solo la ghiandola tiroide e non offre alcuna protezione verso gli effetti delle radiazioni su altri organi o tessuti. Il fatto di assumere KI non protegge le persone da altre sostanze radioattive che possano essere presenti insieme allo iodio radioattivo.

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Chernobyl

Pubblicato da milionidieuro su 1 marzo 2008

Vittime a lungo termine
Non è possibile stimare con precisione il numero di vittime dovute alle radiazioni, le stime più recenti e neutrali provengono dal Chernobyl Forum e contemplano effetti sulla popolazione delle aree limitrofe al reattore e delle aree maggiormente colpite dalla ricaduta di scorie, quest’ultime per lo più in Bielorussia e Ucraina. La popolazione è stata anche divisa in individui che erano adulti all’epoca dei fatti e individui che erano in età infantile.
Gli studi citati per 20 anni come neutrali e effettuati dall’OMS e poi dal Chernobyl Forum, sono discordanti da un altro studio commissionato da gruppi e personalità contrarie al nucleare: gruppi del parlamento europeo, Greenpeace e fondazioni mediche in Gran Bretagna, Germania, Ucraina e Scandinavia.Vittime secondo istituzioni contrarie al nucleare
Nel rapporto promosso da gruppi e personalità contrari al nucleare e presente nel sito di Greenpeace[2], si citano valori delle sole forme tumorali pari a 270 mila casi fra Ukraina, Bielorussia e Russia collegabili a Chernobyl. 93 mila riguardano persone destinate al decesso.
Il rapporto è molto ampio ma offre spesso solo valutazioni grossolane a percentuali di problemi come la sterilità, aborti, danni al sistema immunologico, al sistema endocrino, difetti cromosomici, invecchiamento precoce, malattie psichiatriche, malattie cardiovascolari e del sangue e malattie generiche riconducibili alle radiazioni. Da cui verranno presumibilmente altre vittime da imputare alla radioattività[3].Vittime secondo il rapporto del Chernobyl Forum
È stato riscontrato che molti individui hanno sviluppato tumori alla tiroide dovuti all’accumulo di iodio radioattivo all’interno dell’organo, fortunatamente le probabilità di guarigione da questo tipo di tumori è molto alta (fino al 99% per i casi legati a Chernobyl, il 90% nei paesi occidentali) e di conseguenza le vittime sono state relativamente poche secondo il rapporto dell’OMS. Inoltre l’assorbimento di iodio radioattivo sembra abbia un effetto considerevole solo sugli individui che erano ancora bambini nel 1986.
Anche studi epidemiologici sulle 600 mila persone, per la maggior parte militari, che parteciparono alla costruzione del rivestimento di cemento hanno evidenziato un aumento dell’incidenza di vari tipi di tumori, per lo più leucemie.
In questo modo è stato stimato che il numero di vittime dal 2006 in poi sarà di 4000 tra gli abitanti dei dintorni e i militari per salire a più 9000 persone considerando anche i dati sugli effetti a lungo raggio.
Per fare un paragone durante il disastro di Bhopal in India morirono 4000 persone in una sola notte e, si stima, circa 30 mila nel giro di qualche mese, ed un totale di 500 mila intossicati. È da tenere in considerazione che i dintorni di Chernobyl erano (e tuttora sono) molto meno popolati dei dintorni di Bhopal.
Critica ai dati dell’OMS
Alcuni giornali hanno riportato le lamentele di operatori sanitari ucraini che inviavano i propri dossier con elevati numeri di casi di cancro all’OMS ma tali documenti non venivano presi in considerazione e per l’OMS le vittime continuavano e continuano ad essere 4000 fino ad oggi. La giustificazione per il dato di 4000 morti è formulata da alcuni esperti che ritengono che all’epoca dell’incidente non vi era interesse nell’indagare e nel mettere in discussione quel numero offerto da istituzioni russe in quanto si era in era post URSS. Altri ritengono che l’industria nucleare abbia intenzionalmente nascosto la verità tramite l’OMS.
Una ricercatrice afferma “Siamo pieni di casi di cancro alla tiroide, leucemie e mutazioni genetiche non registrati nei dati dell’Oms e che erano praticamente sconosciuti 20 anni fa”, ha detto Eugenia Stepanova, del centro scientifico del governo ucraino.
“Studi mostrano che 34.499 persone che presero parte alla ripulitura di Chernobyl sono morte di cancro dopo la catastrofe”, afferma Nikolai Omelyanetes, vice capo della commissione nazionale per la protezione dalle radiazioni ucraina, inoltre secondo Nikolai il tasso di mortalità infantile è aumentato fra il 20 e il 30%.
Nikolai afferma inoltre che “Tutte queste informazioni sono state ignorate dall’Aiea e dall’Oms: gliele abbiamo mandate a marzo dello scorso anno (2005 ndr) e poi nuovamente a giugno. Non hanno detto perché non le hanno accettate”[4].Necessità di future riparazioni
Il sarcofago non è un contenitore permanente e duraturo per il reattore distrutto a causa della sua affrettata costruzione, spesso eseguita a distanza con l’impiego di robot industriali; Inoltre il progetto originiario aveva considerato una durata massima del sarcofago di 30 anni, in quanto esso era stato previsto solo come misura di emergenza temporanea per dare il tempo di realizzare una struttura permanente, e ci stiamo avvicinando pericolosamente a quel limite.
L’edificio sta invecchiando male e c’è il rischio concreto che un piccolo terremoto o il peso di una forte nevicata possa distruggerlo. Se il sarcofago collassasse potrebbe esserci il rilascio di un’altra nube di polvere radioattiva. Sono stati discussi molti piani per la costruzione di un contenitore più duraturo ma, finora, si sono rivelati tutti troppo costosi e pericolosi da mettere in atto. L’invecchiamento precoce del sarcofago è da imputare al forte livello di radioattività che indebolisce i materiali usati per la sua costruzione.
Il costo previsto per la nuova copertura si aggira attorno al miliardo di euro e forse anche di più, la difficoltà nel reperire i fondi è evidente e fino ad oggi sembra siano stati promessi soltanto i due terzi della somma necessaria.
I costi dovuti a questo genere di incidenti vengono assorbiti dalla collettività, in particolare il governo ucraino aspetta che arrivino fondi dall’Europa. L’eperienza di Three Mile Island e altre esperienze come questa di Chernobyl insegna che l’energia da nucleare ha questo genere di sovrapprezzo di solito pagato tramite le tasse anche dei cittadini italiani.
Testo tratto da Wikipedia, licenza FDL.

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