ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

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Archivio per la categoria ‘IL NUCLEARE NON SERVE’

NUCLEARE IN ITALIA: Nucleare fermo in commissione

Pubblicato da milionidieuro su 10 giugno 2009


Alt dal ministero dell’Economia alle novità introdotte al Senato al disegno di legge sviluppo, uno dei collegati alla finanziaria e che apre al ritorno del nucleare in Italia: le modifiche pesano sulle spalle dei cittadini e molte coperture non sono legittime. Sotto la lente di ingrandimento del Tesoro finiscono 34 norme, tra cui l’incremento della Robin tax e quello delle bollette energetiche. «Risponderemo con ulteriori controdeduzioni», è la replica del sottosegretario allo Sviluppo Economico Stefano Saglia che assicura che i dubbi saranno fugati. “Sono ottimista”, dice infatti. Il provvedimento ha una storia parlamentare difficile: approvato a fine ottobre dalla Camera, incassa l’ok del Senato solo a fine maggio.

Dopo un così lungo cammino, si attendeva un terzo passaggio esclusivamente formale. Ed è infatti “sorpresa” in commissione quando IERI mattina il ministero dell’Economia annuncia di non essere disposto a dare il proprio consenso ad una serie di novità introdotte a Palazzo Madama.

«Il provvedimento non si doveva toccare, siamo meravigliati”, si lascia sfuggire il relatore al ddl Enzo Raisi. L’obiettivo, spiega anche il sottosegretario Saglia, era in effetti»quello di approvare il testo così come costruito in Senato ma – dice – se ci saranno problemi, faremo il nostro dovere di legislatori”. Un intervento “tardivo” e che altro non è che “un dispetto fra ministri”, accusa il Pd Andrea Lulli che chiede il ripristino dei fondi per l’editoria.

Non è certo la prima volta che Giulio Tremonti e Claudio Scajola incrociano le armi. Le perplessità di Via XX Settembre sono motivate nel dettaglio ed elencate in una lunga relazione datata 5 giugno ed inviata alle commissioni parlamentari competenti e per conoscenza anche al ministero dello Sviluppo Economico.

Le parole sono affilate e lasciano pochi spazi di manovra: le novità approvate dal Senato “introducono contrariamente all’azione del governo, misure che in quanto suscettibili di determinare incrementi delle tariffe a carico dei consumatori, direttamente e/o indirettamente riversano i discendenti effetti pregiudizievoli a carico degli utenti finali” e “presentano gravi profili di legittimità sotto l’aspetto contabile”. Ergo, il Tesoro presenta 18 proposte di modifica, di cui 4 soppressive, necessarie per il via libera.

La prima misura a incappare in una secca bocciatura è l’incremento, dal 5,5% al 6,5%, dell’aliquota ordinaria Ires a carico delle grandi aziende petrolifere e dell’energia elettrica (la Robin Tax). Con questi soldi si coprivano i fondi per l’editoria, che dunque saltano: “Le aliquote non possono essere – spiegano i tecnici – eccessivamente aggressive”, altrimenti si producono “effetti contrari” a quelli desiderati.

Sotto la lente di ingrandimento finisce anche l’incremento delle tariffe per le bollette (in particolare la parte che copre i costi per lo smantellamento delle centrali nucleari): “Tale iniziativa – è il rimprovero del ministero guidato da Tremonti – non solo si pone in contrasto con l’orientamento del governo in tema di contenimento delle tariffe in funzione anticrisi, ma determina oneri privi di copertura finanziaria”. No poi anche alle consulenze previste dal ministero dello Sviluppo Economico: la “possibilità di avvalersi di professionisti esterni non è in linea con l’attuale orientamento del governo diretto a un generale contenimento della spesa di personale”. Non sono inoltre, è l’ultima stoccata, offerte “adeguate garanzie in relazione ai necessari requisiti di onorabilità che i soggetti debbono possedere”.

Esultano Verdi e ambientalisti. Per Grazia Francescato, portavoce dei Verdi ed esponente di Sinistra e Libertà, “meglio farebbe il governo a seguire la strada indicata da Obama e dagli altri paesi europei come Francia e Germania e a puntare sulle energie del futuro che sono le rinnovabili e l’efficienza energetica. Tornare al nucleare è una vera e propria follia. Con il nucleare il governo non solo non affronta il problema della sicurezza energetica ma rischia di far crescere le bollette dei cittadini, senza considerare gli enormi problemi ambientali per lo smaltimento delle scorie radioattive”.

La bocciatura, rincara la dose Paolo Cento, “è un atto di serietà perché smaschera il tentativo di introdurre norme dannose sia per i consumatori che per l’ambiente”, ha detto .

“In particolare la scelta di far tornare l’Italia al nucleare, contenuta nelle norme del ddl sviluppo, sono insostenibili dal punto di vista economico, oltre ad essere pericolosissime per l’ambiente. Ora non ci sia nessun pataracchio su una vicenda che il ministero dell’Economia ha reso chiara e trasparente”.

E sul nucleare un chiaro monito giunge anche da Legambiente: “Le disavventure della centrale finlandese di Olkiluoto, cha ha accumulato tre anni di ritardo nei lavori del primo reattore Epr (proprio il modello che si vorrebbe realizzare in Italia) e un extracosto di 1,5 miliardi euro, dimostrano i costi elevati del nucleare”, dice Stefano Ciafani.

Inoltre, ”secondo il Dipartimento per l’Energia statunitense il costo industriale dell’elettricita’ da nucleare da nuovi impianti e’ piu’ alto rispetto alle fonti tradizionali, e secondo la previsione dell’agenzia di rating Moody’s nonostante i generosi incentivi e sussidi negli Usa, solo uno o due centrali verranno costruite sulla trentina attese, per la fonte energetica piu’ vetusta e pericolosa che ci sia”.

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NUCLEARE IN ITALIA: BERLUSCONI: " VOGLIO, POSSO E COMANDO"

Pubblicato da milionidieuro su 28 maggio 2009

Per la realizzazione delle centrali nucleari di quarta generazione ”non c’e’ tempo da perdere”.
Lo ha affermato il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel suo intervento all’assemblea di Confesercenti.
”Prenderemo decisioni assennate suffragate da organismi democratici. Ma una volta che le decisioni saranno prese – ha detto il premier – se necessario useremo ancora l’esercito” qualora dovessero esserci tensioni, come gia’ avvenuto per la gestione dei rifiuti in Campania.
”Abbiamo usato l’autorita’ dello Stato e lo faremo in tutte le occasioni necessarie – ha aggiunto Berlusconi – compresa quella del Frejus”.

Nessun leader occidentale minaccerebbe di costruire una centrale nucleare usando la forza, contro il volere del territorio, cosi’ come ha fatto oggi Berlusconi. Non e’ con l’uso dell’esercito che il Presidente del Consiglio convincera’ gli italiani di una scelta sbagliata e che non conviene al nostro Paese”. Lo afferma Ermete Realacci, responsabile ambiente del PD commentando le dichiarazioni del Premier a proposito del nucleare durante il suo intervento all’assemblea di Confesercenti. ”Certo”, aggiunge Realacci, ”c’e’ da chiedersi se bisogna dar retta al Berlusconi che mostra i muscoli o a quello che in ogni regione che visita in campagna elettorale, come ad esempio ha recentemente fatto in Sardegna, rassicura che non sara’ quello il luogo in cui impiantera’ le centrali nucleari”. ”Cosi’ com’e’ oggi”, conclude Realacci, ”il nucleare e’ una scelta che sottrae risorse, sia pubbliche che private, a obiettivi quanto mai urgenti, come investire in efficienza energetica, sviluppo delle fonti rinnovabili a cominciare dal solare, promuovere l’innovazione tecnologica, che in tempi enormemente piu’ brevi consentirebbero di abbattere le emissioni che alimentano i mutamenti climatici, di ridurre sensibilmente la nostra dipendenza energetica dall’importazione di petrolio, di accrescere la competitivita’ delle nostre imprese, di alleggerire le bollette a carico delle famiglie. Questa e’ la vera frontiera dell’innovazione in campo energetico, una frontiera che rappresenta un’opportunita’ tanto piu’ grande in questa fase di crisi economica”.

QUALCHE GIORNO FA :Il Financial Times: «Berlusconi non è Mussolini ma è un pericolo per l’Italia»

Il fascismo non è un probabile futuro per l’Italia. Vale la pena dirlo, perché cosí é stato previsto. Molti ritengono che la crisi finanziaria sommata a Silvio Berlusconi dia come risultato un ritorno al fascismo. Dopo tutto, era iniziato cosí.

Ma questo è un risultato improbabile, attualmente. L’Italia dei primi anni ‘20, quando Benito Mussolini salí al potere, era in ginocchio per la rovinosa vittoria pirrica del 1918 sugli austriaci, per il degrado della classe politica e per la crescente minaccia del totalitarismo di sinistra. Berlusconi non è sicuramente Mussolini: ha squadre di showgirls, non di camicie nere.

I veri pericoli si trovano altrove. Nel corso dei 15 anni della sua carriera politica – sempre come Presidente del Consiglio o come capo del partito di opposizione – ha avuto carta bianca per spostare il sentimento nazionale a destra. Non lo ha fatto tramite propaganda diretta, bensí concentrandosi costantemente su ostentazione, lustrini e ragazze e su una retorica esagerata, gestita dai mezzi di comunicazione, che considera comunista l’opposizione e vede se stesso come una vittima.

Ora che gli vengono poste domande spinose – inizialmente, dalla moglie – sul suo rapporto con un’adolescente aspirante showgirl, se l’è presa con la fonte più ostinata di domande, il quotidiano di centro-sinistra La Repubblica, ha rilasciato una velata minaccia tramite un collega e ha cercato di far apparire illegittime le domande perché politicamente di parte.

Ha mostrato una pari belligeranza nei confronti dei magistrati che lo avevano giudicato corruttore dell’avvocato britannico David Mills (per evitare accuse di corruzione) – chiamandoli “attivisti di sinistra” – anche se il Parlamento lo ha reso immune da procedimenti penali.

Ancora insoddisfatto, pur avendo un Parlamento cosí servizievole, lo ha definito “inutile” e ha dichiarato che dovrebbe essere drasticamente ridotto a 100 membri, mentre i suoi poteri dovrebbero aumentare. Ha cercato di smuovere le masse in suo favore, sostenendo una “iniziativa popolare” per raccogliere le 500.000 firme necessarie per il provvedimento.

Ma il pericolo di Berlusconi è diverso da quello di Mussolini. Si tratta dello svuotamento attraverso i media dei contenuti seri della politica, rimpiazzandoli con l’intrattenimento. Si tratta di una spietata demonizzazione dei nemici e del rifiuto di concedere basi indipendenti ai poteri concorrenti. Si tratta di mettere la ricchezza a servizio della creazione di una immagine potente, composta di continue affermazioni di successo e di sostegno popolare.

Che egli sia così potente è in parte colpa di una sinistra incerta, di istituzioni deboli e talvolta politicizzate, e del giornalismo, che ha troppo spesso accettato un ruolo subalterno. Ma sopratutto è colpa di un uomo molto ricco, molto potente e sempre più spietato. Non fascista, ma pericoloso, in primo luogo in Italia, e un esempio negativo per tutti.

E ANCHE IN MESSICO…

Campione moderno del “populismo mediatico”, il primo ministro italiano Silvio Berlusconi gode di un ampio consenso nonostante la difficile fase attuale della sua avventura politica, un fenomeno attribuito dagli esperti al suo controllo dei mezzi di comunicazione.

Giudicato colpevole per avere corrotto l’avvocato inglese David Mills, ma senza condanna grazie all’immunità; accusato da sua moglie, Veronica Lario, di “frequentare minorenni” e con un paese in profonda recessione, Berlusconi mantiene un consenso superiore al 70%.

“Gli italiani stanno dalla mia parte nonostante le polemiche”, ha dichiarato il Cavaliere lo scorso 19 maggio e ha mostrato un sondaggio secondo il quale gode di una popolarità del 74,8%.

Questa situazione è spiegata da diversi punti di vista che giungono sempre alla stessa conclusione: Berlusconi ha il controllo della televisione, è proprietario di giornali e della principale casa editrice del paese, la Mondadori, tra gli altri affari.

Un nuovo libro sul personaggio, intitolato “La sindrome di Arcore” del giornalista Giovanni Valentini, ritiene che tale popolarità corrisponde al fatto che il popolo dei teledipendenti italiani si è innamorato del proprio carceriere, come succede alle vittime della cosiddetta “sindrome di Stoccolma”.

“L’anomalia italiana, impersonificata da un capo di governo che di fatto dispone di sei reti televisive nazionali, non ha eguali nel mondo civilizzato”, ha detto l’autore, che nel titolo del libro fa riferimento ad Arcore, la località milanese dove il Cavaliere ha il suo quartier generale.

Ha ricordato che Berlusconi è proprietario della principale azienda televisiva privata, Mediaset, che dispone di tre canali e che, come capo del governo, controlla indirettamente altri tre canali della televisione pubblica, la RAI.

“Non esiste nessun altro paese al mondo in cui succeda una cosa simile, per cui si può legittimamente dire che si tratta di una tele-dittatura, fondata sul controllo della televisione e, pertanto, del consenso popolare”, ha segnalato.

Anche il sociologo ed esperto di mezzi di comunicazione, Domenico De Masi, sostiene che in Italia si sta creando un primo esempio di dittatura mediatica al mondo.

Sostiene che, nonostante all’estero Berlusconi venga solitamente sottostimato e considerato un personaggio “ridicolo e kitsch”
, sta portando a termine, forse senza esserne cosciente, il primo esperimento mondiale di dittatura mediatica.

Una dittatura dolce che, attraverso la televisione, “rende cieche le proprie vittime”, ha detto De Masi in una recente conferenza stampa. Secondo il politologo Giovanni Sartori, una delle caratteristiche delle dittature è il monopolio dell’informazione e, in questo senso, l’Italia di Berlusconi si avvicina al paradigma.

Nel documentario “Citizen Berlusconi”, della televisione statunitense PBS (Public Broadcasting Service) censurato in Italia, Sartori ha sottolineato che il primo ministro “è presente in tutte le attività importanti”, controlla l’informazione, la pubblicità e influenza la maggior parte della stampa.

Ma gli esperti considerano anche che Berlusconi incarni lo stereotipo di Italiano, ossia, concentra i vizi e le virtù dei suoi compatrioti, oltre a possedere una grande capacità comunicativa.

“Berlusconi è un formidabile piazzista, un professionista che riuscirebbe a vendere un frigorifero a un eschimese”, ha ironizzato Valentini, secondo il quale l’icona pubblica del magnate si fonda sull’adorazione dell’apparenza e sulla fede nell’immagine.

Tuttavia ha detto che, prima che sulla televisione, la sua popolarità si basa sulla mitologia del calcio, lo sport più amato dagli italiani e che proprio la squadra del Milan, di cui è proprietario, è stata quella che ha conquistato più medaglie, coppe e trofei al mondo.

“Il controllo dittatoriale dei mezzi di comunicazione italiani da parte di Berlusconi rappresenta una reale e funesta minaccia per la democrazia”, avverte a sua volta il giornalista britannico David Lane nel libro “L’ombra del potere”.

[Articolo originale "Controla Berlusconi el poder en Italia mediante "dictadura mediática" " di Mario Osorio Beristáin]

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ENERGIA RINNOVABILE: Secondo un sondaggio presentato al Forum «QualEnergia» agli italiani piace rinnovabile

Pubblicato da milionidieuro su 26 maggio 2009


E’ il mix formato da energia solare più eolica quello che sta nel cuore degli italiani: l’80% di un campione rappresentativo della popolazione nazionale vorrebbe che fosse la fonte principale con cui produrre l’elettricità. Solo il 14% opta per il nucleare, di cui tanto si parla in questi mesi a causa del progettato rilancio da parte del governo. Questi dati, presentati al Forum Qual Energia, promosso a Roma da Legambiente e dal Kyoto Club, sono il frutto di una ricerca condotta da Lorien Consulting, un gruppo specializzato in indagini socio-economiche e del mensile La Nuova Ecologia. Dal nuovo sondaggio emerge una fotografia dell’Italia molto consapevole e informata sulle questioni energetico-ambientali che, per il 68,7% degli intervistati, rappresentano i problemi più rilevanti rispetto ad altri, come il rischio del terrorismo (22,1%) o la casa (4,9%). Sul nucleare in particolare emerge che più del 60% degli intervistati lo considera pericoloso e costoso e preferirebbe evitarlo.

DISPOSTI A PAGARE DI PIÙ - Ma il dato forse più significato emerso dall’indagine è quello relativo ai sacrifici che gli italiani sono disposti ad affrontare pur di garantirsi in futuro ambientale e dei sistemi di produzione energetici puliti. «Anche in tempi in cui si tende a diminuire il budget quotidiano (37,7% degli intervistati), gli italiani dichiarano un’aperta disponibilità a pagare di più per garantirsi energie pulite e sostenibili», ha riferito Antonio Valente, amministratore delegato di Lorien Consulting . Anche secondo il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza lo scarso indice di gradimento del nucleare dovrebbe fare riflettere: «Nonostante la recente pressione mediatica, la stragrande maggioranza del campione intervistato, a prescindere da fattori anagrafici, socio-economici e di appartenenza politica, definisce l’energia nucleare cara e pericolosa, e privilegia le fonti rinnovabili. Solo una minoranza (14%) indica il nucleare come fonte da preferire; una minoranza che, di fronte all’ipotesi di abitare vicino a una centrale o a un deposito di scorie radioattive, avrebbe comunque seri dubbi».

LE PERCENTUALI – Il Forum QualEnergia, giunto quest’anno al secondo appuntamento, propone tra i temi la crisi economica e gli stili di vita sostenibili e, nei propositi degli organizzatori, vuole essere un’occasione per dare una risposta ai problemi energetici: dai cambiamenti climatici ai limiti delle risorse. La crescente attenzione degli italiani per le energie rinnovabili è anche il tema di un rapporto presentato dalla Fondazione Sviluppo sostenibile presieduta dall’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi, secondo cui, entro il 2020, un kilowattora su tre (pari al 33%) dell’ energia elettrica può essere prodotto utilizzando fonti energetiche rinnovabili. «L’attuale obiettivo di produrre entro il 2020 solo un kilowattora su quattro, pari al 25%, di energia elettrica utilizzando fonti energetiche rinnovabili –sostiene Ronchi – sarebbe infatti un freno alla crescita del solare, dell’eolico e delle biomasse: si può fare di più». Il 33% di rinnovabili, che corrisponde a 108 terawattora (Twh) di produzione nazionale al 2020 (partendo dai 58 prodotti nel 2008) comporta l’obiettivo di 50 nuovi TWh rinnovabili da produrre entro il 2020. Tale obiettivo è impegnativo ma, secondo la Fondazione Sviluppo Sostenibile, raggiungibile nel modo seguente: 22 Twh di nuovo eolico, 11 Twh di nuove biomasse e biogas, 7 Twh di nuovo solare, 5 Twh di nuovo idroelettrico.

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NUCLEARE: CENTRALI NUCLEARI IN ITALIA ? I futuri impianti atomici italiani sorgeranno accanto a quelli storici?

Pubblicato da milionidieuro su 23 aprile 2009


In Italia il cammino del nucleare sembra procedere a rilento. Eppure, mentre il dibattito pubblico periodicamente si accende e si spegne, l’iter per l’apertura di quattro centrali nel paese prosegue sottotraccia. Con grande soddisfazione dell’Enel e del suo partner francese Edf. La joint venture al 50 per cento costituita pochi mesi fa a Roma tra i due colossi europei dell’energia per eseguire gli studi di fattibilità per le centrali da costruire in Italia ha già prodotto i primi risultati. E, dopo aver stilato una lista di possibili siti, Enel e Edf hanno iniziato i sopralluoghi congiunti in quelli più interessanti. Come Montalto di Castro, dove si è recato il presidente di Edf Pierre Gadonneix in persona. L’accordo tra le due società prevede che in Italia deterranno insieme il 51 per cento delle nuove centrali, mentre già in Francia Enel (dopo aver acquisito il 12,5 della centrale nucleare di Flamanville in costruzione), ha opzionato un altro 12,5 della futura centrale di Penly e già dal 2008 ottiene anticipatamente l’energia che le spetta per il suo investimento, con la quale sta costituendo oltralpe un suo portafoglio di clienti. Dal canto suo, la società guidata da Fulvio Conti (che oggi produce il quadruplo dell’energia nucleare che produceva prima del referendum del 1987) si è impegnata a fornire analogo accesso in proprie centrali nucleari in costruzione in Europa. Le due società, insomma, si intendono benissimo a fare affari insieme, nell’attesa che si apra il mercato italiano del nucleare.

I futuri impianti atomici italiani sorgeranno accanto a quelli storici, come Montalto. Parla Pierre Gadonneix, capo di Edf, partner dell’Enel
INTERVISTA DI Alessandra Viola DA espresso.repubblica.it

Presidente, come sta procedendo il ritorno al nucleare dell’Italia?
“L’Italia, che è stato il primo paese europeo a sviluppare il nucleare, ha dovuto rinunciarvi per l’incidente di Chernobyl e il successivo referendum. In questi anni il Paese ha costruito la sua forza sul gas e sul carbone, ma come tutti i paesi del mondo in questo periodo sta prendendo coscienza di due grandi problemi: la sicurezza degli approvvigionamenti di materie prime e la necessità di ridurre le emissioni di CO2. Entrambi conducono alla riconsiderazione del nucleare”.

Che cosa prevedono gli accordi di Edf con il governo italiano?
“I negoziati sono iniziati 4-5 anni fa. Il governo ci propose un partenariato con l’Enel per preparare un eventuale ritorno del nucleare in Italia. Nel 2007 l’accordo è stato confermato da Prodi e un mese fa è stato ulteriormente rilanciato in un summit franco-italiano che ha definito le condizioni di questa collaborazione”.

Quali sono queste condizioni?
“Enel detiene il 12,5 per cento della centrale di Flamanville, in costruzione nel Nord della Francia. E l’accordo prevede che possa mantenere questa quota non per questa sola centrale, ma per cinque. Per le prossime, Enel potrà avere accesso alla governance, se lo vorrà, e ha già opzionato la centrale di Penly, sulla Manica. È previsto che per la sua partecipazione Enel possa disporre di una quantità di energia pari al 12,5 per cento della produzione della centrale, che dovrebbe entrare in funzione nel 2017. Ma intanto stiamo anticipando alla società la fornitura elettrica, per permetterle di costituirsi un portafoglio di clienti in Francia. In cambio Enel dovrà consentire a noi di entrare in progetti europei o italiani di pari livello. Che vuol dire progetti nucleari, ma non solo. Anche perché sappiamo che il rilancio del nucleare in Italia non sarà veloce”.
Ma secondo lei ci sarà?
“Diciamo che sarebbe logico che ci fosse, e che noi ce lo auguriamo. Ma è una decisione esclusivamente politica nella quale non possiamo entrare”.

E se alla fine il nucleare in Italia non si dovesse fare? Che fine farà l’accordo con Enel?
“Attualmente il nucleare in Italia non c’è, ma la nostra partnership procede in modo molto soddisfacente. Enel ha inviato 50 ingegneri a lavorare a Flamanville, tutti di altissimo livello. Siamo estremamente soddisfatti. Per noi l’Italia è un mercato potenziale estremamente interessante, nel quale operiamo del resto già da tre anni attraverso la nostra partecipazione in Edison. Se non si aprirà, potremo comunque collaborare con Enel in altri paesi”.

In ogni caso, gli ingegneri dell’Enel intanto fanno esperienza.
“Direi che si formano, è più preciso. Non necessariamente e non solo per lavorare in Italia. Il vostro Paese aveva un enorme patrimonio di competenze sul nucleare, ma l’ha parzialmente perso e ora è costretto a imparare di nuovo da chi invece è andato avanti”.

Che altro prevede l’accordo per l’Italia?
“Abbiamo costituito una joint venture con Enel al 50 per cento, con la missione di studiare i progetti per la costruzione di quattro centrali nelle quali noi avremmo una partecipazione e anzi saremmo insieme ad Enel i due principali partner dell’operazione, che sarebbe comunque aperta anche ad altri investitori”.

Anche allo Stato?
“Non ho sentito parlare dell’ipotesi che lo Stato italiano sia partner economico della costruzione delle centrali”.
Chi le costruirà?
“Nella prima centrale, sarà Edf il leader delle operazioni di costruzione. Per le seguenti, trasferiremo tutta la competenza a Enel. Il nostro partenariato prevede che noi apporteremo le competenze per la costruzione, ma Enel ne apporterà altre, per esempio quella per la scelta dei siti”.

In Italia abbiamo diverse centrali nucleari chiuse, da Trino a Caorso, fino a Montalto di Castro. Le nuove centrali si faranno dove già esistono quelle vecchie?
“Probabilmente. Il sito nucleare deve avere solo due caratteristiche: essere vicino a una fonte d’acqua, che può essere un fiume o anche il mare (ne abbiamo fatte diverse sul mare ultimamente) ed essere allacciato alle linee di alta tensione. Quindi è perfettamente possibile che una nuova centrale sia costruita a fianco di altre esistenti, anche termiche. Ma meglio ancora e più veloce sarebbe mettere le nuove centrali a fianco di quelle vecchie, per le quali i siti erano già stati scelti con cura molti anni fa”.
Come per esempio Montalto di Castro?
“L’Enel non ha ancora scelto i siti, ma ha al vaglio un elenco e stiamo visitando alcuni tra quelli ritenuti più interessanti”.

Siete stati anche a Montalto?
“Sì. Mi ha molto colpito vedere una centrale pronta per essere accesa, e mai messa in funzione”.
Si potrebbe rimetterla in funzione?
“No, andrà completamente smantellata, e ci vorrà del tempo. Il nucleare è comunque sempre una scelta di lungo periodo. Dovranno trascorrere ancora dei mesi per capire che piega prenderà il tutto e quali saranno le scelte definitive del governo, perché prima si dovranno creare un sistema legislativo e una regolamentazione in proposito”.
Alcuni dicono che non servirà una legge ad hoc.
“In ogni caso ci sarà bisogno di un quadro di regolamentazione che istituisca un’Autorità di sicurezza, indipendente e capace di definire le condizioni per l’approvazione dei diversi progetti”.
Sembra una pratica lunga.
“Il governo ha detto che per guadagnare tempo l’Italia si potrebbe ispirare al modello francese. Da noi l’Autorità per la sicurezza del nucleare funziona da anni, si potrebbe semplicemente copiarne la struttura legislativa e regolamentare. È solo un’idea, perché questa chiaramente è una competenza del governo, in cui noi non possiamo entrare. Certo, alcune cose andrebbero modificate in funzione della legislazione nazionale, ma la parte principale della regolamentazione potrebbe rimanere quella, perché l’Autorità italiana sarebbe chiamata a valutare la sicurezza del reattore Epr, che è lo stesso che l’Autorità francese ha già autorizzato in Francia. Questo farebbe risparmiare tempo. Ma anche questa è una scelta politica, in cui noi non possiamo entrare. Da voi il nucleare è un argomento molto sensibile e il governo ne è ben consapevole. Sarà necessario in prima istanza ottenere il parere favorevole dell’opinione pubblica, poi avviare il dialogo con le collettività locali quando si tratterà della scelta dei siti. Ma nucleare vuol dire energia elettrica più a buon mercato, e questo è un buon argomento”.

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ENERGIA SOLARE: A MONTALTO SPLENDERA' IL SOLE PIU'GRANDE D'ITALIA

Pubblicato da milionidieuro su 27 febbraio 2009


26 FEB – Sorgera’ a Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, la piu’ grande centrale solare d’Italia. Li’ dove era prevista una centrale atomica la Regione Lazio ha deciso di far partire un cantiere per un impianto fotovoltaico da 24 MWp. ” la risposta – ha dichiarato Filiberto Zaratti, Assessore all’Ambiente della Regione Lazio – agli accordi italo-francesi voluti del Governo per la ripresa del nucleare nel nostro Paese. L’impianto che avviamo – spiega Zaratti – sara’ in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di oltre 15.000 famiglie, evitando l’emissione di 22.000 tonnellate di CO2 l’anno e sara’ operativo gia’ a novembre, producendo energia pulita senza alcun costo aggiuntivo per i cittadini. L’esatto contrario delle centrali nucleari annunciate dal Governo Berlusconi, la cui realizzazione ha tempi lunghissimi e costi indeterminati, come dimostrano le esperienze in Finlandia e in Francia. con extracosti tra 20% e il 50%. Tutto il quadro finanziario dell’energia atomica e’ dominato dall’incertezza: non si conoscono i costi dell’uranio, la cui disponibilita’ nei prossimi anni e’ destinata a diminuire; sono ignoti i costi di smantellamento delle centrali e nessuno e’ in grado di determinare quelli di gestione delle scorie radioattive”. Oggi nel Lazio sono in costruzione impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili per 150 MW e contiamo di arrivare entro il 2010 a 600 MW. Un’importante ricaduta occupazionale per la Regione e un decisivo impulso per le piccole e medie imprese.

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ENERGIA SOLARE: A MONTALTO SPLENDERA’ IL SOLE PIU’GRANDE D’ITALIA

Pubblicato da milionidieuro su 27 febbraio 2009


26 FEB – Sorgera’ a Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, la piu’ grande centrale solare d’Italia. Li’ dove era prevista una centrale atomica la Regione Lazio ha deciso di far partire un cantiere per un impianto fotovoltaico da 24 MWp. ” la risposta – ha dichiarato Filiberto Zaratti, Assessore all’Ambiente della Regione Lazio – agli accordi italo-francesi voluti del Governo per la ripresa del nucleare nel nostro Paese. L’impianto che avviamo – spiega Zaratti – sara’ in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di oltre 15.000 famiglie, evitando l’emissione di 22.000 tonnellate di CO2 l’anno e sara’ operativo gia’ a novembre, producendo energia pulita senza alcun costo aggiuntivo per i cittadini. L’esatto contrario delle centrali nucleari annunciate dal Governo Berlusconi, la cui realizzazione ha tempi lunghissimi e costi indeterminati, come dimostrano le esperienze in Finlandia e in Francia. con extracosti tra 20% e il 50%. Tutto il quadro finanziario dell’energia atomica e’ dominato dall’incertezza: non si conoscono i costi dell’uranio, la cui disponibilita’ nei prossimi anni e’ destinata a diminuire; sono ignoti i costi di smantellamento delle centrali e nessuno e’ in grado di determinare quelli di gestione delle scorie radioattive”. Oggi nel Lazio sono in costruzione impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili per 150 MW e contiamo di arrivare entro il 2010 a 600 MW. Un’importante ricaduta occupazionale per la Regione e un decisivo impulso per le piccole e medie imprese.

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L’ENERGIA OSMOTICA detta anche energia a gradiente salino

Pubblicato da milionidieuro su 27 febbraio 2009


Una nuova tecnologia per la produzione di energia pulita basata sulla differenza di salinità alla foce dei fiumi, tra l’acqua marina e quella proveniente dall’estuario


Le fonti di energia pulita sono presenti in varie forme, ovunque intorno a noi, anche se spesso non ce ne accorgiamo nemmeno. Una tra quelle più facili e vantaggiose da sfruttare, ma ancora praticamente inutilizzata, è la differenza di salinità presente alla foce dei fiumi, là dove l’acqua dolce si incontra con l’acqua marina salata. I Paesi Bassi sono all’avanguardia nello sviluppo delle nuove tecnologie in questo campo, anche grazie alle caratteristiche del loro territorio, dove sono numerosi i fiumi che sfociano in mare. Ma è un’azienda norvegese ad applicare le ultime scoperte su larga scala, attraverso la costruzione di una vera e propria centrale elettrica.

L’ENERGIA OSMOTICA – Questo tipo di energia è detta energia a gradiente salino (o energia osmotica) e sfrutta il flusso spontaneo dell’acqua da una soluzione a concentrazione minore (acqua dolce) verso una più concentrata (acqua salata).
Come riporta il New Scientist, il progetto di un nuovo tipo di di batteria in grado di incanalare quest’energia è nato dagli ingegneri del Wetsus, centro olandese per le tecnologie idriche sostenibili. Per dare un’idea delle potenzialità di questa risorsa, nel caso specifico del Reno, che sfocia poco a sud di Rotterdam nel Mare del Nord, il processo chiamato «Blue Energy» sarebbe in grado di produrre 1 gigawatt di elettricità, sufficiente per alimentare 650 mila abitazioni. Un sistema del genere può essere applicato alla foce dei fiumi di tutto il mondo, dal Gange al Mississippi, senza causare danni all’ambiente nè all’ecosistema, e in futuro – a pieno regime – potrebbe arrivare a fornire fino al 7 per cento del fabbisogno energetico globale.

LA PRIMA CENTRALE – L’energia osmotica è nota da tempo. Nonostante ciò, sono stati necessari anni di studi per creare un sistema in grado di produrre elettricità sfruttando la differenza di concentrazione alla foce dei fiumi. Le difficoltà principali sono legate alla membrana di separazione tra acqua salata e dolce: alla fine degli anni ’90 sono nati i primi prototipi efficaci e solo ora i modelli più avanzati sono abbastanza efficienti da permettere la produzione di energia in modo redditizio. Dopo aver sperimentato in laboratorio il funzionamento dell’impianto e delle membrane, nei prossimi mesi l’azienda norvegese Statkraft attiverà il primo prototipo di centrale a energia osmotica su larga scala. Sarà situata a Tofte, una cittadina costiera vicino a Oslo (Norvegia), e avrà dimensioni relativamente piccole: in un’area grande come un campo da tennis, verranno installati 2 mila metri quadri di membrane che genereranno circa 4 kilowatt (una quantità di energia molto modesta). Sfruttando l’esperienza di Tofte, entro il 2015 l’azienda spera di riuscire a costruire una centrale più grande, in grado di produrre almeno 25 megawatt (il fabbisogno di circa 15 mila famiglie).

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NUCLEARE: FARA’ AUMENTARE LE BOLLETTE

Pubblicato da milionidieuro su 26 febbraio 2009


Roma, 26 feb – ”Imbarcarsi nel nucleare ora significa fare un regalo ai francesi, con ricadute limitate per le nostre industrie e con un aggravio per le bollette”, lo denuncia Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club.

”Rispetto all’impatto economico – avverte – risulta istruttiva l’esperienza degli Usa dove alcune compagnie elettriche, allettate da importanti aiuti pubblici, vorrebbero ritentare l’avventura atomica 30 anni dopo il piu’ grande disastro industriale della storia, che ha visto aziende elettriche sull’orlo della bancarotta, centrali nucleari mai completate, tariffe alle stelle…

Le utilities americane che stanno ora ritentando la carta atomica, incontrano pero’ non pochi ostacoli, a iniziare dal reperimento delle risorse. Significativo il caso della Progress Energy Florida che aveva ottenuto tre anni fa l’autorizzazione a ritoccare le tariffe per finanziare una nuova centrale atomica, da completare nel 2017, vicino a Tampa. Sennonche’ nei mesi scorsi i clienti si sono trovati aumenti dell’11% nelle bollette. Sono seguite proteste generalizzate che hanno costretto la compagnia a fare marcia indietro”. E in Europa Silvestrini cita il caso del reattore in costruzione in Finlandia a Olkiluoto, ”con 1,5 miliardi di extracosti e un contenzioso aperto tra committenti e costruttori su chi dovra’ farsi carico di questo onere, e’ altrettanto significativo”.

Quanto al possibile contributo del nucleare alla battaglia contro il riscaldamento del Pianeta, secondo Sivestrini ”anche qui occorre sgomberare il campo dalle illusioni, come ci ricordano i dati dell’ultimo studio dell’Agenzia internazionale dell’energia sul ruolo che potrebbe giocare il nucleare in uno scenario spinto volto a dimezzare le emissioni entro il 2050 . Il contributo principale verrebbe, secondo queste elaborazioni, dagli interventi sull’efficienza energetica (36%), seguiti da quelli sulle rinnovabili (21%).

Il nucleare potrebbe contribuire a un 6% della riduzione alla meta’ del secolo su scala mondiale. Un contributo importante, ma decisamente inferiore ad altre soluzioni”.

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nucleare : SARDEGNA NIENTE CENTRALI

NUCLEARE : LA TOSCANA DICE NO

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NUCLEARE: FARA' AUMENTARE LE BOLLETTE

Pubblicato da milionidieuro su 26 febbraio 2009


Roma, 26 feb – ”Imbarcarsi nel nucleare ora significa fare un regalo ai francesi, con ricadute limitate per le nostre industrie e con un aggravio per le bollette”, lo denuncia Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club.

”Rispetto all’impatto economico – avverte – risulta istruttiva l’esperienza degli Usa dove alcune compagnie elettriche, allettate da importanti aiuti pubblici, vorrebbero ritentare l’avventura atomica 30 anni dopo il piu’ grande disastro industriale della storia, che ha visto aziende elettriche sull’orlo della bancarotta, centrali nucleari mai completate, tariffe alle stelle…

Le utilities americane che stanno ora ritentando la carta atomica, incontrano pero’ non pochi ostacoli, a iniziare dal reperimento delle risorse. Significativo il caso della Progress Energy Florida che aveva ottenuto tre anni fa l’autorizzazione a ritoccare le tariffe per finanziare una nuova centrale atomica, da completare nel 2017, vicino a Tampa. Sennonche’ nei mesi scorsi i clienti si sono trovati aumenti dell’11% nelle bollette. Sono seguite proteste generalizzate che hanno costretto la compagnia a fare marcia indietro”. E in Europa Silvestrini cita il caso del reattore in costruzione in Finlandia a Olkiluoto, ”con 1,5 miliardi di extracosti e un contenzioso aperto tra committenti e costruttori su chi dovra’ farsi carico di questo onere, e’ altrettanto significativo”.

Quanto al possibile contributo del nucleare alla battaglia contro il riscaldamento del Pianeta, secondo Sivestrini ”anche qui occorre sgomberare il campo dalle illusioni, come ci ricordano i dati dell’ultimo studio dell’Agenzia internazionale dell’energia sul ruolo che potrebbe giocare il nucleare in uno scenario spinto volto a dimezzare le emissioni entro il 2050 . Il contributo principale verrebbe, secondo queste elaborazioni, dagli interventi sull’efficienza energetica (36%), seguiti da quelli sulle rinnovabili (21%).

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nucleare : SARDEGNA NIENTE CENTRALI

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NUCLEARE : LA TOSCANA DICE NO

Pubblicato da milionidieuro su 26 febbraio 2009


Firenze, 24 feb – ”Il Governo sappia che la Toscana non prevede l’installazione di centrali sul territorio regionale che sfruttino l’energia atomica”. Lo afferma Erasmo D’Angelis (Pd), presidente della Commissione territorio e ambiente del Consiglio regionale, dopo l’annuncio di oggi di Silvio Berlusconi. ”Il nostro futuro energetico – afferma ancora D’Angelis – non si costruisce riportando in vita i piu’ pericolosi dinosauri, ma con una politica industriale e per l’occupazione centrata sul ricorso massiccio alle rinnovabili e con la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, che vede nel metano un carburante di transizione. Per questo la Toscana, con il suo Piano Energetico, ha pronunciato un No chiaro a eventuali localizzazioni sul nostro territorio”. Il presidente della Commissione ambiente dice ”basta con l’illusionismo e la miopia di Berlusconi che ha fatto dell’Italia l’unico Paese industrializzato a non puntare sulle energie del futuro”, perche’ tutti sanno che il nucleare che c’e’ oggi e’ la fonte energetica piu’ costosa e rischiosa perche’ resta aperta la questione delle scorie e della sicurezza. Ma il Governo nazionale fa solo spettacolari annunci seguiti da zero realizzazioni. Non riesce nemmeno a finanziare la ricerca italiana del cosiddetto ‘nucleare pulito’ o di ‘quarta generazione’, che tra l’altro prevede un prototipo industriale di centrale nucleare non prima del 2025 per una commercializzazione al 2030”.

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nucleare : SARDEGNA NIENTE CENTRALI

Pubblicato da milionidieuro su 26 febbraio 2009

CagliariDopo la firma dell’accordo sul nucleare tra il premier Silvio Berlusconi e il presidente francese Nicolas Sarkozy, le Regioni si dividono sulla possibilità di ospitare o meno le centrali nucleari sul proprio territorio. Un “no” pesante arriva dalla nuova giunta sarda con il governatore Cappellacci che assicura: “Dovranno passare sul mio corpo prima di fare una cosa simile”. Ma il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ha assicurato: “I siti non li decide unministro”.

Il no di Cappellacci “State certi che dovrebbero passare sul mio corpo prima di fare una cosa simile. E comunque nessuna centrale in Sardegna: il Presidente Berlusconi manterrà la promessa fatta. Ricordo anche che l’accordo programmatico da me firmato con il Partito Sardo d’Azione recita: riconoscimento della esigenza che tutto il territorio della Sardegna sia denuclearizzato”. E’ quanto assicura il neo-presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, dalla sua pagina Facebook rispondendo alla domanda di un internauta sull’eventualità che in Sardegna vengano realizzate centrali nucleari. Ieri alcuni quotidiani nazionali avevano scritto che anche l’Isola, e in particolare la piana di Arborea, nell’Oristanese, erano inseriti nell’elenco dei territori “candidati” ad ospitare una centrale nucleare dopo l”accordo fra Italia e Francia.

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NUCLEARE: PIEMONTE :”INVESTIAMO SU ENERGIE RINNOVABILI”

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NUCLEARE: PIEMONTE :"INVESTIAMO SU ENERGIE RINNOVABILI"

Pubblicato da milionidieuro su 25 febbraio 2009


Torino, 25 feb – ”Non vogliamo nucleare in Piemonte. In un quadro nazionale preoccupante sulle culture energetiche, il Governo dichiara di voler costruire 4 centrali nucleari di quarta generazione con la Francia in progettazione paritetica.

Il Piemonte non ci sta e mantiene ferma la sua proposta: investire nelle energie da fonti rinnovabili per sostenere lo sviluppo, rilanciare l’economia, ridurre i consumi, proteggere l’ambiente”. Lo hanno dichiarato Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte e Andrea Bairati, assessore regionale all’Energia in merito alle dichiarazioni del Governo sulla questione nucleare. ”Oggi infatti – proseguono BairaTi e Bresso in una nota comune -, come dimostrano le scelte fatte da tutti i Paesi avanzati nel mondo, che riducono il nucleare e potenziano ricerca ed energie rinnovabili, le soluzioni sono altre. Il nostro no, lo sottolineiamo, riguarda anche lo scenario economico, non solo quello ambientale. Il Piemonte ha iniziato questo cammino un anno fa, producendo cosi’ opportunita’ di lavoro e miglioramento della qualita’ del nostro territorio”.

”Quanto ai presunti risparmi del nucleare – osserva la presidente Bresso – c’e’ qualcuno che fa male i conti. Se ai costi di produzione si aggiungono quelli per lo smantellamento, che equivalgono almeno a quelli di costruzione e alle spese per i controlli che andranno garantiti per un certo numero di secoli, si vede subito che la convenienza non c’e’ proprio. Anzi: si trasferiscono alle generazioni future costi enormi e rischi gravi, mentre le energie da fonti rinnovabili assicurano sviluppo per oggi e per domani, contribuendo al tempo stesso a sanare le ferite del passato”.

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NUCLEARE: REATTORI MOLTO PIU’ SICURI ???

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NUCLEARE: REATTORI MOLTO PIU' SICURI ???

Pubblicato da milionidieuro su 25 febbraio 2009


Roma, 25 feb – La decisione di riavviare il Paese sulla strada dell’atomo infiamma gli animi e risveglia antiche paure fomentate anche dalla recente inchiesta pubblicata sul quotidiano britannico Independent, secondo il quale documenti industriali, recuperati fra le carte dell’azienda francese EDF che ha appena sottoscritto un accordo con l’Enel, dimostrano che i nuovi nuovi Epr (European pressurised reactors), i reattori che verranno costruiti in Gran Bretagna, ma anche in Italia, dopo l’accordo siglato da Berlusconi e Sarkozy, in caso di incidente sarebbero molto piu’ pericolosi, emettendo una maggiore quantita’ di sostanze radioattive .

Paure che non vengono condivise dagli esperti: secondo Giorgio Rostagni, dell’IGI-CNR, l’Istituto che si occupa di ricerche di ingegneria e fisica sulla fusione termonucleare controllata. infatti, ”i reattori nucleari di nuova generazione sono molto piu’ sicuri dei loro predecessori, migliorati sotto il profilo della sicurezza, offrono maggiori garanzie, persino in caso di attacchi terroristici”. E spiega all’Asca che i nuovi impianti ”sono l’evoluzione di quelli precedenti, introducono miglioramenti sotto il profilo della sicurezza e maggiori garanzie con minori probabilita’ del verificarsi di incidenti”.

Quanto alle scorie che i reattori nucleari producono, secondo Rostagni, ”il metodo di gestione francese e’ molto produttivo e prevede la separazione degli elementi a lunga vita dagli altri e il riutilizzo, in parte, ad esempio del combustibile, il plutonio, ancora disponibile. Un metodo certamente migliore di quello di sotterrare tutto”.

Il problema delle scorie, infatti, in Italia e’ ancora irrisolto persino per quanto riguarda quelle degli impianti nucleari mai partiti, una parte delle quali sono stoccate a Saluggia, in Piemonte, in attesa dell’individuazione di un sito piu’ adatto. Ma gia’ si susseguono le dichiarazioni di presidenti di Regione e amministratori locali che rifiutano l ‘ipotesi della costruzione di centrali nucleari sul proprio territorio.

Intanto, nelle librerie, il volume ”Energia per l’Astronave Terra” (Zanichelli) di Nicola Armaroli e Vincenzo Balzani , si chiede se il ritorno all’energia nucleare davvero convenga.

”I Paesi europei, Italia compresa – scrivono gli autori – non possiedono riserve significative di uranio. Quanto ci costerebbe, considerando anche che impianti di quarta generazione potranno essere costruiti solo tra 25 anni? ”, inoltre, ”oltre 3/4 dei nostri consumi attuali sono costituiti da combustibili che non possono essere prodotti con le centrali nucleari”. E la Francia che produce il 78 % dell’elettricita’ per via nucleare consuma molto piu’ petrolio dell’Italia”. Infine: ”Non e’ vero che importiamo energia elettrica dalla Francia a prezzi elevati. Le centrali nucleari francesi sono a ciclo continuo e non possono essere spente. Quindi, di notte, il sistema elettrico smista energia ai paesi confinanti a basso costo, Italia compresa”.

Un ritorno al nucleare in Italia e’ improponibile per l’Italia dei Valori, il solo partito che in maniera compatta ed univoca ha presentato una serie di emendamenti per sopprimere tutte le norme pro-nucleare del collegato alla Finanziaria all’esame del Senato”. E’ quanto ribadisce il Presidente del Gruppo Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario, criticando le decisioni del Governo in materia.

”Per l’IdV il ricorso al nucleare e’ inutile e pericoloso – spiega Belisario – non soddisfa il nostro fabbisogno energetico, costera’ molto caro senza alcun risparmio per i cittadini ed infine moltiplica i rischi ambientali anche per quel che riguarda il problema delle scorie”.

”Meglio sarebbe – conclude il presidente dei senatori IdV – puntare su un serio progetto di sviluppo delle energie rinnovabili, come hanno fatto in Spagna, dove gia’ l’anno scorso la potenza complessiva prodotta dal vento ha superato in qualche caso quella generata da tutte e sei le centrali nucleari esistenti nel Paese. Berlusconi farebbe bene a prendere esempio dal presidente Usa Obama, che ha proposto al Congresso un progetto con un fondo da 15 miliardi di dollari per finanziare investimenti in energia solare ed eolica, biocarburanti e veicoli verdi”.


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Pubblicato da milionidieuro su 25 febbraio 2009


Roma, 25 feb – La decisione di riavviare il Paese sulla strada dell’atomo infiamma gli animi e risveglia antiche paure fomentate anche dalla recente inchiesta pubblicata sul quotidiano britannico Independent, secondo il quale documenti industriali, recuperati fra le carte dell’azienda francese EDF che ha appena sottoscritto un accordo con l’Enel, dimostrano che i nuovi nuovi Epr (European pressurised reactors), i reattori che verranno costruiti in Gran Bretagna, ma anche in Italia, dopo l’accordo siglato da Berlusconi e Sarkozy, in caso di incidente sarebbero molto piu’ pericolosi, emettendo una maggiore quantita’ di sostanze radioattive .

Paure che non vengono condivise dagli esperti: secondo Giorgio Rostagni, dell’IGI-CNR, l’Istituto che si occupa di ricerche di ingegneria e fisica sulla fusione termonucleare controllata. infatti, ”i reattori nucleari di nuova generazione sono molto piu’ sicuri dei loro predecessori, migliorati sotto il profilo della sicurezza, offrono maggiori garanzie, persino in caso di attacchi terroristici”. E spiega all’Asca che i nuovi impianti ”sono l’evoluzione di quelli precedenti, introducono miglioramenti sotto il profilo della sicurezza e maggiori garanzie con minori probabilita’ del verificarsi di incidenti”.

Quanto alle scorie che i reattori nucleari producono, secondo Rostagni, ”il metodo di gestione francese e’ molto produttivo e prevede la separazione degli elementi a lunga vita dagli altri e il riutilizzo, in parte, ad esempio del combustibile, il plutonio, ancora disponibile. Un metodo certamente migliore di quello di sotterrare tutto”.

Il problema delle scorie, infatti, in Italia e’ ancora irrisolto persino per quanto riguarda quelle degli impianti nucleari mai partiti, una parte delle quali sono stoccate a Saluggia, in Piemonte, in attesa dell’individuazione di un sito piu’ adatto. Ma gia’ si susseguono le dichiarazioni di presidenti di Regione e amministratori locali che rifiutano l ‘ipotesi della costruzione di centrali nucleari sul proprio territorio.

Intanto, nelle librerie, il volume ”Energia per l’Astronave Terra” (Zanichelli) di Nicola Armaroli e Vincenzo Balzani , si chiede se il ritorno all’energia nucleare davvero convenga.

”I Paesi europei, Italia compresa – scrivono gli autori – non possiedono riserve significative di uranio. Quanto ci costerebbe, considerando anche che impianti di quarta generazione potranno essere costruiti solo tra 25 anni? ”, inoltre, ”oltre 3/4 dei nostri consumi attuali sono costituiti da combustibili che non possono essere prodotti con le centrali nucleari”. E la Francia che produce il 78 % dell’elettricita’ per via nucleare consuma molto piu’ petrolio dell’Italia”. Infine: ”Non e’ vero che importiamo energia elettrica dalla Francia a prezzi elevati. Le centrali nucleari francesi sono a ciclo continuo e non possono essere spente. Quindi, di notte, il sistema elettrico smista energia ai paesi confinanti a basso costo, Italia compresa”.

Un ritorno al nucleare in Italia e’ improponibile per l’Italia dei Valori, il solo partito che in maniera compatta ed univoca ha presentato una serie di emendamenti per sopprimere tutte le norme pro-nucleare del collegato alla Finanziaria all’esame del Senato”. E’ quanto ribadisce il Presidente del Gruppo Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario, criticando le decisioni del Governo in materia.

”Per l’IdV il ricorso al nucleare e’ inutile e pericoloso – spiega Belisario – non soddisfa il nostro fabbisogno energetico, costera’ molto caro senza alcun risparmio per i cittadini ed infine moltiplica i rischi ambientali anche per quel che riguarda il problema delle scorie”.

”Meglio sarebbe – conclude il presidente dei senatori IdV – puntare su un serio progetto di sviluppo delle energie rinnovabili, come hanno fatto in Spagna, dove gia’ l’anno scorso la potenza complessiva prodotta dal vento ha superato in qualche caso quella generata da tutte e sei le centrali nucleari esistenti nel Paese. Berlusconi farebbe bene a prendere esempio dal presidente Usa Obama, che ha proposto al Congresso un progetto con un fondo da 15 miliardi di dollari per finanziare investimenti in energia solare ed eolica, biocarburanti e veicoli verdi”.


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NUCLEARE: REALACCI, CON DENARO ITALIANI BERLUSCONI FA REGALO A FRANCIA

Pubblicato da milionidieuro su 25 febbraio 2009


Roma, 25 feb – ”L’accordo firmato ieri da Sarkozy e Berlusconi e’ un regalo alla Francia e un danno per l’Italia.

Come e’ sua abitudine, il nostro premier fa molta propaganda e poco di utile per il Paese. E se e’ comprensibile la soddisfazione del presidente francese, che con questo accordo garantisce un sostegno economico all’industria nucleare attiva nel suo paese, tutt’altro si puo’ dire per l’Italia, che nel ritorno all’atomo trovera’ l’ennesimo spreco di denaro pubblico”.
Lo afferma Ermete Realacci (Pd) aggiungendo che ”il nucleare viene presentato da Berlusconi come una fonte di energia sicura, pulita, illimitata e di basso prezzo. Ma non e’ affatto cosi’. Anche tralasciando le questioni irrisolte di sicurezza e scorie, il nucleare ha segnato il passo in questi anni in Occidente proprio per i costi elevati. E’ per questo che negli USA, dove il settore energetico e’ tutto privato, non si fanno nuove centrali nucleari dal ’78, ben prima di Chernobyl”.

”Come se non bastasse, a fronte di enormi investimenti pubblici, l’Italia non vedra’ un solo Kilowatt di energia elettrica prodotta con il nucleare prima di quindici anni. A maggior ragione -afferma ancora Realacci- in un momento di crisi, e’ meglio puntare su misure che danno risultati a breve termine, sostengono e rendono piu’ competitiva l’economia e l’aumento occupazionale. Per il nostro Paese questo vuol dire puntare sul risparmio energetico, sulle fonti rinnovabili, sul recupero energetico del patrimonio edilizio esistente, sul ricambio dei beni durevoli orientato su base ambientale”.

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NUCLEARE: INTESA BERLUSCONI SARKOZY ……. a nome di chi???

Pubblicato da milionidieuro su 24 febbraio 2009


Roma, 24 feb.2009Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, al termine dei colloqui bilaterali Italia-Francia svolti a Villa Madama, hanno firmato l’accordo di cooperazione nel campo dell’energia nucleare con il coinvolgimento di Enel e Edf. L’intesa prevede tra l’altro la collaborazione tra le due aziende (aperta alla partecipazione di altri operatori) per la realizzazione di quattro centrali nucleari in Italia a partire dal 2020.
Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente:”Un accordo pericoloso e miope. Perche’ tutti gli studi internazionali mostrano che il nucleare e’ la fonte energetica piu’ costosa e perche’ rimane aperta la questione delle scorie e della sicurezza”. Cosi’ Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, valuta il protocollo intergovernativo firmato oggi a Roma da Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy e i due memorandum siglati da Enel e Edf che coprono tutta la filiera del nucleare e prevedono la costruzione di 4 centrali nucleari di terza generazione in Italia, la prima operativa dal 2020. ”Il governo procede come un caterpillar per spianare la strada ai suoi progetti, nonostante il disegno di legge del ministro dello Sviluppo economico sia ancora in fase di discussione e vengano continuamente prorogati i tempi per definire i criteri di localizzazione degli impianti – dice Cogliati Dezza -. Ma lo ‘scenario nucleare’ e’ una prospettiva che l’Italia, in piena crisi economica, non puo’ verosimilmente permettersi”. ”Tanto per fare un esempio – prosegue il presidente di Legambiente -, i costi della centrale finlandese di Olkiluoto, l’unico reattore di terza generazione evoluta in costruzione nel mondo insieme a Flamanville in Francia, sono lievitati quasi del 50%: dai 3,2 miliardi di euro previsti ai 4,5 attuali. Autorizzato nel 2002, il cantiere e’ partito nel 2005 e dovrebbe chiudersi nel 2012 con tre anni di ritardo rispetto alle previsioni, se questo termine non slittera’ ancora in avanti”.

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NUCLEARE: INTESA BERLUSCONI SARKOZY ……. a nome di chi???

Pubblicato da milionidieuro su 24 febbraio 2009


Roma, 24 feb.2009Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, al termine dei colloqui bilaterali Italia-Francia svolti a Villa Madama, hanno firmato l’accordo di cooperazione nel campo dell’energia nucleare con il coinvolgimento di Enel e Edf. L’intesa prevede tra l’altro la collaborazione tra le due aziende (aperta alla partecipazione di altri operatori) per la realizzazione di quattro centrali nucleari in Italia a partire dal 2020.
Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente:”Un accordo pericoloso e miope. Perche’ tutti gli studi internazionali mostrano che il nucleare e’ la fonte energetica piu’ costosa e perche’ rimane aperta la questione delle scorie e della sicurezza”. Cosi’ Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, valuta il protocollo intergovernativo firmato oggi a Roma da Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy e i due memorandum siglati da Enel e Edf che coprono tutta la filiera del nucleare e prevedono la costruzione di 4 centrali nucleari di terza generazione in Italia, la prima operativa dal 2020. ”Il governo procede come un caterpillar per spianare la strada ai suoi progetti, nonostante il disegno di legge del ministro dello Sviluppo economico sia ancora in fase di discussione e vengano continuamente prorogati i tempi per definire i criteri di localizzazione degli impianti – dice Cogliati Dezza -. Ma lo ‘scenario nucleare’ e’ una prospettiva che l’Italia, in piena crisi economica, non puo’ verosimilmente permettersi”. ”Tanto per fare un esempio – prosegue il presidente di Legambiente -, i costi della centrale finlandese di Olkiluoto, l’unico reattore di terza generazione evoluta in costruzione nel mondo insieme a Flamanville in Francia, sono lievitati quasi del 50%: dai 3,2 miliardi di euro previsti ai 4,5 attuali. Autorizzato nel 2002, il cantiere e’ partito nel 2005 e dovrebbe chiudersi nel 2012 con tre anni di ritardo rispetto alle previsioni, se questo termine non slittera’ ancora in avanti”.

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ENERGIA: MONDO SCEGLIE RINNOVABILI 02-07-2008

Pubblicato da milionidieuro su 2 luglio 2008

ENERGIA: MONDO SCEGLIE RINNOVABILI, +60% INVESTIMENTI

(ANSA) – ROMA – Un po’ per le preoccupazioni per il riscaldamento globale, un po’ per la crescita impetuosa del prezzo del petrolio, il mondo, e in maniera particolare quello economico, sta scegliendo sempre di piu’ l’energia verde. Lo afferma il rapporto annuale dell’Unep, l’agenzia Onu per l’ ambiente, secondo cui gli investimenti pubblici e privati in rinnovabili sono cresciuti del 60% nel 2007 rispetto al 2006, raggiungendo la cifra di 148 miliardi di dollari. Secondo il rapporto, il 23% di tutta la nuova energia installata lo scorso anno viene da fonti ‘verdi’, dieci volte di piu’ di quella nuova ottenuta dal nucleare, e ormai le rinnovabili sono il 5,4% della produzione energetica mondiale.”Queste cifre sono molto interessanti – commenta Carlo Manna, responsabile del centro studi dell’Enea – e conferma che l’industria nel mondo ha sempre maggior interesse verso l’eco-energia, mentre da noi si parla ancora troppo dei costi e troppo poco delle opportunita’ da questo tipo di investimenti”. Ecco i principali numeri del rapporto: – CRESCONO EOLICO E SOLARE: la maggior parte dei nuovi investimenti riguarda l’eolico, con 50,2 miliardi di dollari, ma anche il solare sta crescendo impetuosamente, al ritmo medio del 254% all’anno dal 2004, e ha raggiunto i 28,6 miliardi di dollari. In particolare viene dal vento il 40% della nuova energia europea e il 30% di quella statunitense. In marzo e’ stata superata la soglia dei 100 gigawatt totali ottenuti dal vento. Al terzo posto nella classifica dei nuovi investimenti, dietro a vento con il 43% e sole con il 20 ci sono i biocarburanti con il 17%, mentre al quarto le biomasse e l’energia dai rifiuti, con il 9% ma con un ritmo di crescita del 400% all’anno; – L’EUROPA SPENDE DI PIU’: la fetta maggiore degli investimenti viene dall’Unione Europea, con quasi 50 miliardi di dollari, seguiti dagli Stati Uniti. In rapida ascesa India, Cina e Brasile, che insieme raggiungono il 22%. Ancora molto indietro l’Africa: pur avendo aumentato considerevolmente gli investimenti questi sono fermi a 1,3 miliardi di dollari. ”’Lo sforzo dell’Europa e’ necessario – spiega Manna – per recuperare rispetto a Usa e Giappone che investono da molto piu’ tempo”; – ITALIA FANALINO DI CODA EUROPEO: il rapporto non presenta dati specifici sull’Italia: ”Abbiamo incluso nel rapporto solo le prime dieci nazioni per ogni tecnologia e per investimenti – spiega Eric Usher, uno degli autori del rapporto – e l’Italia non ne fa parte”. Il nostro paese e’ ultimo nella Ue per investimenti: ”Da un rapporto che abbiamo stilato e che presenteremo a meta’ mese emerge che siamo ultimi insieme alla Finlandia – spiega Manna – basti pensare che da noi si spende in ricerca e sviluppo qualche centinaio di euro, mentre la Germania ne spende quattromila. Da noi scontiamo il fatto di non avere ancora una ‘road map’ precisa di cosa fare, al contrario degli altri, e anche una certa farraginosita’ nelle procedure burocratiche”; – PROSPETTIVE FUTURE: il trend positivo, secondo il rapporto, e’ destinato a continuare: ”Dopo un rallentamento nei primi tre mesi del 2008 – si legge – nei secondi tre si e’ avuto un aumento del 34%”. Tutti questi investimenti sono in gran parte privati, mnentre il pubblico contribuisce per circa il 20%: nel 2007 si sono raggiunti i 23,4 miliardi di dollari, una cifra raddoppiata rispetto all’anno prima. (ANSA). KYK

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SCIENZIATI CONTRO CENTRALI IN ITALIA

Pubblicato da milionidieuro su 18 giugno 2008

NUCLEARE: 1.200 SCIENZIATI CONTRO CENTRALI IN ITALIA 16/06/2008
(ANSA) – ROMA – Sono gia’ milleduecento gli scienziati e quattromila i cittadini italiani che hanno firmato l’appello lanciato oggi contro il ritorno del nucleare nel nostro paese da un comitato presideuto da Vincenzo Balzani, docente di chimica dell’universita’ di Bologna. ”A nostro parere l’opzione nucleare non puo’ essere considerata la soluzione del problema energetico per molti motivi – si legge nell’appello – necessita’ di enormi finanziamenti pubblici, insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, difficolta’ a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive, stretta connessione tra nucleare civile e militare, possibile bersaglio per attacchi terroristici, aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologicamente avanzati e paesi poveri, scarsita’ di combustibili nucleari”. Secondo gli scienziati, il cui appello puo’ essere firmato sul sito www.energiaperilfuturo.it, bisogna puntare sull’energia solare: ”La piu’ grande risorsa energetica del nostro pianeta e’ il Sole – affermano – una fonte che durera’ per 4 miliardi di anni, una stazione di servizio sempre aperta che invia su tutti i luoghi della Terra un’immensa quantita’ di energia, 10.000 volte quella che l’umanita’ intera consuma. Sviluppare l’uso dell’energia solare e delle altre energie rinnovabili significa guardare lontano, che e’ la qualita’ distintiva dei veri statisti”. (ANSA). KYK 16/06/2008 13:20

L’appello on-line partito dall’Università di Bologna è già stato firmato da 4000 cittadini. Il sole, secondo gli scienziati, offre una quantità di energia 10.000 volte superiore a quella che oggi si consuma
Sono già milleduecento gli scienziati e quattromila i cittadini italiani ad aver firmato l’appello contro il ritorno del nucleare nel nostro Paese, lanciato da un comitato presideuto da Vincenzo Balzani, docente di chimica dell’universita’ di Bologna. ”A nostro parere l’opzione nucleare non può essere considerata la soluzione del problema energetico per molti motivi – si legge nell’appello – necessità di enormi finanziamenti pubblici, insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, difficolta’ a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive, stretta connessione tra nucleare civile e militare, possibile bersaglio per attacchi terroristici, aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologicamente avanzati e paesi poveri, scarsita’ di combustibili nucleari”. Secondo gli scienziati, il cui appello può essere firmato sul sito www.energiaperilfuturo.it, bisogna puntare sull’energia solare: ”La più grande risorsa energetica del nostro pianeta e’ il Sole – affermano – una fonte che durerà per 4 miliardi di anni, una stazione di servizio sempre aperta che invia su tutti i luoghi della Terra un’immensa quantita’ di energia, 10.000 volte quella che l’umanità intera consuma. Sviluppare l’uso dell’energia solare e delle altre energie rinnovabili significa guardare lontano, che e’ la qualità distintiva dei veri statisti”.

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IL NUCLEARE NON SERVE…………

Pubblicato da milionidieuro su 29 maggio 2008

IL NUCLEARE NON SERVE…………
(ANSA) – ROMA, 19 MAR – Sono sempre di piu’ i comuni italiani, specie piccoli centri, che puntano sulle fonti verdi, dal sole al vento, per soddisfare il proprio fabbisogno energetico. Nel giro di un anno sono infatti raddoppiate le amministrazioni che si sono date da fare in questo senso, toccando quota 3.190 comuni sugli oltre 8.000 del Belpaese che hanno investito su almeno un impianto fra solare fotovoltaico e termico, eolico, geotermia, biomasse e piccoli impianti idroelettrici, arrivando quindi al 39% del totale, cioe’ 1.928 comuni in piu’ rispetto al 2007. Questo il principale dato emerso dal rapporto Comuni rinnovabili 2008 di Legambiente, presentato questa mattina a Roma, dove a fare la parte del leone sono i piccoli centri, ben 1.664 comuni con meno di 5.000 abitanti. Tanti gli impianti installati, con un autentico boom del solare fotovoltaico per oltre 90 MW di pannelli. In cima alla classifica dei piu’ virtuosi, i cosiddetti ’100% rinnovabili’ si piazza Dobbiaco (Bz), seguito da Rio di Pusteria (Bz) e Cavalese (Tn). Dobbiaco, con i suoi 3.248 abitanti, e’ l’unica amministrazione a soddisfare completamente con energie pulite sia il suo fabbisogno termico sia quello elettrico. ”Ora il futuro e’ il sole, vogliamo puntare sul fotovoltaico” spiega Bernhard Mair, il sindaco di Dobbiaco, il primo comune autosufficiente grazie ad una centrale termica, impianti fotovoltaici e mini-idroelettrico. Il caso di Dobbiaco non e’ isolato, secondo i dati del dossier le rinnovabili sono un’alternativa concreta al fabbisogno energetico in 188 Comuni, dove il riscaldamento, l’acqua calda per usi sanitari, l’ elettricita’ vengono prodotti interamente da fonti pulite: 172 sono quelli autosufficienti nella produzione di energia elettrica, grazie a eolico e mini idroelettrico; 16 quelli che riescono a soddisfare completamente il fabbisogno termico delle famiglie grazie al teleriscaldamento da rinnovabile. Al primo posto per il solare termico si piazza Selva di Val Gardena (Bz), mentre Prato allo Stelvio (Bz) e’ al top per il solare fotovoltaico, mentre Catania, Roma e Siena sono i comuni che hanno installato rispettivamente piu’ pannelli solari termici sugli edifici pubblici, mentre Prato, San Germano Chisone (To) e Foggia quelli ad avere piu’ pannelli fotovoltaici nell’edilizia comunale. ”Gia’ oggi sono centinaia i comuni che producono piu’ energia elettrica di quella che consumano” afferma Edoardo Zanchini, responsabile energia di Legambiente, che ricorda come le fonti rinnovabili convengano anche ai cittadini che ”pagano bollette meno salate e respirano un’aria piu’ pulita”. Anche in vista degli obiettivi fissati dall’Unione europea, secondo Zanchini ”occorre semplificare le procedure per l’approvazione e la realizzazione degli impianti” e ”bisogna inoltre avere il coraggio di introdurre l’obbligo di un contributo minimo delle fonti energetiche rinnovabili, per il fabbisogno termico ed elettrico, in tutti i nuovi interventi edilizi”. (ANSA). Y62-GU
L’esempio di Varese Ligure potrebbe essere un valido insegnamento per molte realtà locali italiane, soprattutto quelle del centro-sud che per caratteristiche possono essere assimilate alla realtà economica e sociale del borgo spezzino. Un paese sconosciuto ligure è oggi diventato uno dei principali modelli di sviluppo rurale in Europa. Un piccolo comune italiano che ha saputo coniugare insieme ambiente, occupazione ed impresa.
Negli ultimi dieci anni Varese Ligure ha raggiunto i seguenti risultati:
ha fermato lo spopolamento (2.400 abitanti) e l’invecchiamento
è diventato autosufficiente tramite le energie rinnovabili ed ha attuato un piano diffuso di risparmio energetico
ha raggiunto il 95% di agricoltura biologica (1.600 ettari e 2.000 capi tra bovini e caprini)
ha triplicato il turismo
ha creato 140 nuovi posti di lavoro
ha ridotto la produzione di rifiuti a 350 kg procapite (rispetto ai 530 medi sul territorio provinciale)
ha incrementato la raccolta differenziata fino al 25% del totale (per un confronto si vedano le medie nazionali della raccoltà differenziata in Italia)
le attività produttive sono ampiamente certificate Iso
Varese Ligure è diventato quindi un “simbolo pulito” per l’intera Europa ed è stato recentemente premiato dalla UE a Berlino come “Comune rurale più virtuoso d’Europa”. Il premio della UE ‘Promote 100′ è infatti riservato al comune rurale europeo che meglio ha saputo applicare un concreto modello di sviluppo sostenibile locale. E’ quindi un esempio che valorizza l’Italia e che ci rende orgogliosi. Varese Ligure ha gia’ ottenuto altri riconoscimenti in campo ambientale: e’ stato il primo Comune in Europa ad ottenere la certificazione ambientale 14001 e l’EMAS. Con Varese Ligure si dimostra con i fatti che lo sviluppo sostenibile è economicamente e socialmente conveniente per tutti.
TURISMO SOSTENIBILEUno dei punti di forza del piccolo comune è soprattutto quello di aver investito per tempo nel “turismo sostenibile” ripudiando il tradizionale modello di sviluppo basato su una crescita disordinata del turismo e dell’urbanistica. Oggi visitare Varese Ligure è un piacere unico in quanto si distingue dal resto della costa e dal degrado dei luoghi. Il modello del turismo trainato dalla costruzione degli insediamenti turistici e dal cemento ha infatti comportato su gran parte della costa italiana il degrado dei luoghi e quindi anche un minore “benessere” per il turista. Gli amministratori di Varese Ligure lo hanno compreso da decenni ed ora mietono il meritato raccolto del loro lavoro. Il turismo è attivo 6 mesi su 12.
RIPOPOLAMENTO, ENERGIA E LAVOROOggi Varese Ligure ha conosciuto una nuova vita. La popolazione è stabile con 2400 abitanti e 15 nascite all’anno. Il lavoro è garantito dai settori dell’agricoltura biologica e dalla produzione di energia alternativa. La produzione di energia è pari a 4 milioni Kw tramite due generatori eolici (vedi foto in alto) e 23.000 Kw per mezzo dei sistemi fotovoltaici. Un sistema che rende autosufficiente il comune dal punto di vista energetico.
CONCLUSIONEL’esempio di Varese Ligure è da studiare e da ammirare. E’ la concretizzazione di come la via dello sviluppo sostenibile sia perseguibile e “possibile” quando gli amministratori locali e la cittadinanza riescono ad avviare una sinergia ed una collaborazione a 360°. E’ quindi “il gioco di squadra” a dimostrarsi premiante. Tutta la popolazione è coinvolta nel portare avanti il progetto di sviluppo sostenibile insieme al tessuto produttivo fatto di negozi, aziende e cooperative ed insieme alle amministrazioni pubbliche. Non esiste alcun sconvolgimento sostanziale ma solo la “reale” volontà di costruire insieme uno sviluppo alternativo e vincente. Varese Ligure ce l’ha fatta ed oggi il suo modello tende ad essere imitato anche altrove. Oggi tutta la regione Liguria investe nell’ambiente, come dimostrano i 120 certificati Iso di Comuni e aziende e l’ultimo finanziamento di 14 milioni di euro per energie rinnovabili.
Siccome ci vogliono dare a bere che il nucleare è indispensabile ho pensato di copiare ed incollare alcuni articoli che provano come il governo ci vuole prendere per i fondelli ….. Di sicuro il nostro governo vuole far partire opere che servono solo e unicamente ad ingrassare i loro guadagnI, con 4 centrali nucleari si soddisferebbe infatti solo il 10% del fabbisogno energetico……E QUESTA LA DICE TUTTA……
Al termine della sua vita una centrale nucleare dovrà essere smontata (decommissioning) ed i rifiuti posti in sicurezza per 100.000 anni, il tempo necessario per il decadimento radioattivo. Trovare un luogo isolato( ARCORE ) in cui depositare le scorie intacca spesso il diritto delle popolazioni locali. Il vecchio nucleare è quindi diventato un “paradiso perduto” come gran parte delle certezze della scienza.
MA NE VALE LA PENA???!!!!!!!!!

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