ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

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Archivio per la categoria ‘GLI EFFETTI DELLA BOMBA ATOMICA’

Usa persero un’atomica sotto il ghiaccio a nord della Groenlandia nel 1968

Pubblicato da milionidieuro su 11 novembre 2008

Un documentario della Bbc: gli Usa persero un’atomica sotto il ghiaccio a nord della Groenlandia nel 1968
LONDRA 11-11-2008
Gli Stati Uniti nel 1968 hanno perso una bomba atomica sotto il ghiaccio del nord della Groenlandia, a seguito di un incidente a un bombardiere B-52. Lo ha rivelato la Bbc, sulla base di documenti declassificati grazie alla legge americana sulla libertà di informazione, il Freedom of Information Act.

Il 21 gennaio del 1968, un B-52 si schiantò sul ghiaccio a pochi chilometri dalla base militare di Thule, sulla costa nord-occidentale della Groenlandia (territorio danese), la base più settentrionale delle forze armate americane, centro nevralgico del sistema di radar che proteggevano il paese durante la guerra fredda.

A bordo del bombardiere c’erano quattro bombe atomiche. Tre vennero recuperate, una non venne mai trovata, nonostante le ricerche anche sottomarine. L’incidente fu tenuto segreto per 40 anni. Secondo la Bbc, gli americani ritengono che la radioattività si sia dissolta nella massa d’acqua e che non ci sia più pericolo.

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Usa persero un'atomica sotto il ghiaccio a nord della Groenlandia nel 1968

Pubblicato da milionidieuro su 11 novembre 2008

Un documentario della Bbc: gli Usa persero un’atomica sotto il ghiaccio a nord della Groenlandia nel 1968
LONDRA 11-11-2008
Gli Stati Uniti nel 1968 hanno perso una bomba atomica sotto il ghiaccio del nord della Groenlandia, a seguito di un incidente a un bombardiere B-52. Lo ha rivelato la Bbc, sulla base di documenti declassificati grazie alla legge americana sulla libertà di informazione, il Freedom of Information Act.

Il 21 gennaio del 1968, un B-52 si schiantò sul ghiaccio a pochi chilometri dalla base militare di Thule, sulla costa nord-occidentale della Groenlandia (territorio danese), la base più settentrionale delle forze armate americane, centro nevralgico del sistema di radar che proteggevano il paese durante la guerra fredda.

A bordo del bombardiere c’erano quattro bombe atomiche. Tre vennero recuperate, una non venne mai trovata, nonostante le ricerche anche sottomarine. L’incidente fu tenuto segreto per 40 anni. Secondo la Bbc, gli americani ritengono che la radioattività si sia dissolta nella massa d’acqua e che non ci sia più pericolo.

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GLI EFFETTI DELLA BOMBA ATOMICA

Pubblicato da milionidieuro su 4 giugno 2008

  • Si possono raggruppare in tre categorie: meccanici, termici, radioattivi.I danni prodotti dall’onda d’urto sulle persone si possono distinguere in due gruppi: quelli diretti e quelli indiretti.Gli effetti indiretti sono causati dalla caduta di fabbricati, dal trasporto ad alte velocità di materiali contundenti (schegge di vetro, di legno, ecc.). Quelli diretti sono provocati dalla pressione dell’onda d’urto. La sovrapressione sufficiente a uccidere un uomo è pari a 2.104 Kg/cm. Questa sovrapressione, nel caso di una bomba atomica da 20 kiloton, si manifesta a circa 600 m dall’epicentro. A Hiroshima, alcune persone, che si trovavano entro un raggio di 2000 metri, hanno avuto la rottura del timpano; in altri casi sono state riscontrate rotture del tessuto polmonare o viscerale.I danni prodotti dagli effetti meccanici delle bombe atomiche sulle strutture si possono così riassumere:
    distruzione praticamente completa entro un raggio di 800 m
    danni gravi alle strutture di edifici con armature di ferro, crepe in pareti di mattoni dello spessore di 22.5 cm; edifici a più piani di mattoni distrutti o in procinto di crollare, entro un raggio di 1700 m
    edifici con notevoli danni alle strutture, non abitabili ma riparabili; gravi danni alle intelaiature delle finestre o delle porte, entro un raggio di 2500 m
    danni da urto alla maggior parte degli edifici entro un raggio di 3000 m;
    deformazioni delle intelaiature delle finestre o delle porte, rottura completa dei vetri, entro un raggio di 12000m. L’onda termica arrivata dopo l’onda d’urto, ciò perché i fotoni pur viaggiando con la velocità della luce hanno un cammino medio piccolo: di conseguenza essi vengono continuamente assorbiti dagli atomi che compongono l’atmosfera e quindi riemessi.Il processo di diffusione dei fotoni è, quindi, realizzato secondo un percorso a tappe con andamento zig-zag e, per quanto il tempo di percorrenza delle singole e tappe sia brevissimo, il tempo di diffusione è relativamente grande, in quanto l’assorbimento e la relativa emissione dei fotoni da parte degli atomi che compongono l’atmosfera richiede un certo tempo.A causa di questa lentezza nella diffusione, la durata di emissione dell’energia termica, nel caso di una bomba atomica di 20 kiloton è di 3 secondi.Questa circostanza è favorevole per la difesa della radiazione termica, in quanto si viene ad avere un maggior tempo a disposizione, per adottare uno dei provvedimenti atti a sottrarsi agli effetti della radiazione stessa.Quando l’aria è limpida, la diffusione del calore avviene con maggior facilità; la presenza di nubi, nebbia, pulviscolo, fumi, ecc. ostacola la penetrazione dei raggi calorifici e riduce il loro campo d’azione in modo più o meno grande, a seconda del grado di maggiore o minore visibilità.Gli effetti sull’uomo della radiazione termica si possono classificare nel modo seguente:per quantità di calore ricevuto pari a 2-3 cal/cm, si hanno scottature di 1°grado; per quantità di calore pari a 3-4 cal/cm, scottature del 2°grado; per quantità di calore pari a 8-10 cal/cm si hanno scottature di 3°grado.I dati sulla gravità delle ustioni provocate dalle bombe atomiche usate in Giappone sono i seguenti: a 0-1000 m: 95% carbonizzati; a 1400-2000 m: carbonizzati e ustionati di 2°grado; a 2000 m: eritema bolloso, depigmentazione;a 2000-4000 m: pigmentazione bruna. Gli effetti della radiazione termica dipendono molto dal tipo di vestito indossato; i tessuti di color bianco assorbono meno calore; il contrario accade per stoffe nere o di colore.In una esplosione atomica si calcola che, in genere, la radiazione termica provoca il 20-30% delle perdite.Gli effetti termici sui materiali si manifestano con lo sviluppo di incendi; a seconda della natura dei materiali, varia la quantità di calore che deve essere ricevuta perché il materiale bruci.La radioattività emessa dall’esplosione di una bomba atomica si suddivide in due categorie: la radioattività iniziale e quella residua.La separazione convenzionale di queste due forme di radioattività è fondata sul fatto che la radioattività iniziale viene emessa nel giro di un minuto primo. Tutte le radiazioni, emesse dopo che sono trascorsi 60 secondi dall’esplosione, formano la radioattività residua.La misura della radioattività è fondata sull’effetto ionizzante, l’unità di misura è il roentgen ( simbolo r) che corrisponde all’ammontare di raggi gamma o di raggi X che produce in centimetro cubico d’aria secca alla temperatura di 0°C e alla pressione di 1 atm, un numero di ioni tali da equivalere all’unità di carica elettrostatica, vale a dire 2.08×109 ioni dell’uno e dell’altro segno.Per quanto riguarda l’effetto globale che le radiazioni possono avere sull’uomo, occorre fare alcune precisazioni.Prima di tutto è necessario stabilire il tempo entro cui si riceve una certa dose; per esempio 100 roentgen in molti anni non producono effetti dannosi; ma la stessa quantità somministrata in un giorno o in un minuto provoca già notevoli alterazioni del sangue. La seconda precisazione da fare è che, mentre si possono tollerare anche migliaia di roentgen di radioattività se questa viene assorbita da un tratto limitato del corpo, è sufficiente un’esposizione a 600 roentgen di tutta la superficie corporea perché l’individuo muoia.Se si considera il caso di esposizione di tutto il carpo a una radiazione, in modo che la dose sia assorbita in poche ore, si ha un aumento dell’effetto patologico proporzionato al tempo di esposizione. Le principali manifestazioni patologiche, che si possono osservare nelle popolazioni sottoposte al bombardamento atomico, sono:
    1 sterilità e impotenza
    2 cataratte e cecità
    3 danni al sangue
    4 produzione di tumori maligni
    5 danni sullo sviluppo infantile
    6 danni sul feto
    danno genetico A Hiroshima 1 abitante su 10 entro un raggio di 1200 metri dall’epicentro ha presentato vari gradi di lesione oculare: le cataratte si formano in seguito al bombardamento del cristallino da parte dei neutroni emessi dalla bomba. Le alterazioni sanguinee hanno avuto un carattere di persistenza; a Hiroshima su 924 soggetti esaminati si è potuta stabilire una riduzione dei globuli rossi dell’1.6%. Fatto ancora più importante è l’aumento delle leucemie. A Hiroshima e a Nagasaki l’aumento delle leucemie si è verificato fra coloro che, al momento dello scoppio si trovavano a non più di 2000 m dall’epicentro.

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EFFETTI DI ESPLOSIONI NUCLEARI

Pubblicato da milionidieuro su 3 marzo 2008

L?ESPLOSIONE DI UN ORDIGNO NUCLEARE
L’esplosione di un ordigno nucleare, sviluppando temperature di decine di milioni di gradi, produce nell’aria una sfera di fuoco che, come un piccolo Sole, emette radiazioni luminose e termiche che viaggiano alla velocità della luce. La sfera di fuoco della bomba di 1 megatone (1 Mton), alla quale mi riferirò, che esplodesse in aria, apparirebbe a 100 Km molte volta più luminosa del sole medesimo.
L’enorme aumento di pressione prodotto dall’esplosione genera un’onda d’urto che viaggia a velocità un poco superiore a quella del suono (circa 500 m/s).
Se l’esplosione avviene in aria a piccola quota (ad esempio: 600 m), l’onda d’urto viene riflessa dal suolo dopo aver provocato un cratere profondo 80 m e largo 700 m.
Qualche secondo dopo l’esplosione, il gas caldissimo contenuto nella sfera o palla di fuoco acquista una velocità ascensionale risucchiando violentemente verso l’alto l’aria ed i detriti circostanti (provocati dall’esplosione appena avvenuta) assumendo la caratteristica forma a fungo.
La differenza con un esplosivo tradizionale è presto detta:
ESPLOSIVO CONVENZIONALE, dopo la deflagrazione:
si ha a che fare solo con l’onda d’urto o onda di pressione e, in misura ridotta, con l’onda di calore
ESPLOSIVO NUCLEARE, dopo la deflagrazione:
si ha a che fare con l’onda d’urto o onda di pressione che impiega circa il 50% dell’energia
si ha a che fare con la radiazione termica o onda di calore che impiega circa il 35% dell’energia
si ha a che fare con la radioattività o onda radioattiva (fall out) che impiega circa il 15% dell’energia
si ha a che fare con il fall out, la ricaduta dopo tempi differenti di materiale radioattivo sollevato in quota
ONDA DI PRESSIONE
Gli effetti distruttivi di quest’onda sono strategicamente importanti soprattutto per il cratere che producono. Questa onda può essere utilmente usata, ad esempio, per distruggere istallazioni e/o basi missilistiche situate in silos sotterranei. La distruzione di edifici dipende dalla loro struttura costruttiva, dalla distanza a cui si trovano e dall’altezza a cui avviene l’esplosione. In definitiva un’onda di pressione origina una sovrapressione che si aggiunge alla ordinaria che è di 1Kg su ogni cm2 di superficie. Una sovrapressione di 0,35 Kg/cm2 è considerata sufficiente a distruggere la maggior parte degli edifici e gli ordigni nucleari generano una sovrapressione di 0,35 Kg/cm2 ad una distanza in Km proporzionale alla radice cubica della loro potenza esplosiva in chilotoni (1 chilotone = 1000 tonnellate equivalenti di tritolo). Vediamo degli esempi:
se la bomba è da 1 chilotone (1 Kton) segue che la radice cubica di 1 è 1 e cioè la distanza di distruzione è di 1 Km.
se la bomba è da 8 Kton segue che la radice cubica di 8 è 2 e cioè la distanza di distruzione è di 2 Km
se la bomba è da 27 Kton segue che la radice cubica di 27 è 3 e cioè la distanza di distruzione è di 3 Km
Si può da questi facili conti trarre subito una importante conclusione: le bombe più grandi distribuiscono la loro potenza distruttiva in modo molto meno efficace delle più piccole.
L’uomo sopporta sovrapressioni maggiori. Hiroshima e Nagasaki, i due laboratori da cui si sono apprese molte cose (oltre a quelli in cui gli USA e l’URSS sperimentavano sulle loro popolazioni), indicano che per una bomba di circa 20 Kton l’area letale per l’uomo si estende grosso modo alla zona in cui vi è una sovrapressione di 1 Kg/cm2 . Si deve comunque tener grandissimo conto che le morti da sovrapressione sono da addebitarsi all’effetto indiretto: le persone sono scagliate contro ostacoli fissi oppure sono investite da oggetti in volo.
ONDA DI CALORE
Riferendoci sempre ad un ordigno da 1 Mton nell’atmosfera, l’onda di calore provoca ustioni di primo grado (eritemi) a distanze di 20 ÷ 25 Km, e di secondo grado (bolle con siero e flittene) a 15 ÷ 20 Km (ciò nel caso in cui non vi siano schermi tra la sfera di fuoco ed il corpo). Se la bomba fosse da 20 Mton le ustioni di primo grado si avrebbero fino a 100 Km e quelle di secondo grado fino a 50 Km. Si deve dire che ustioni di secondo grado estese a circa il 50% del corpo umano, nelle circostanze associate ad una esplosione nucleare (che vedremo), sono mortali. La radiazione termica (nel caso di 1 Mton) è in grado di provocare incendi per un raggio di 15 Km che diventano 30 se la bomba è da 20 Mton. Possono quindi scoppiare incendi in una zona compresa tra 700 e 2800 Km2 e questi incendi scoppierebbero simultaneamente. Si salverebbero solo coloro che avessero rifugi profondi sottoterra ed una scorta di ossigeno per parecchi giorni poiché la combustione lo consumerebbe praticamente tutto.
Ma vi sono anche effetti indiretti. Ad Hiroshima il 70% delle attrezzature antincendio andò distrutto nel crollo delle caserme dei pompieri e l’80% di questi ultimi non si presentò all’appello. Gli incendi quindi si propagherebbero indisturbati anche perché le strade, piene di macerie, non sarebbero percorribili. Ad Hiroshima la tempesta di fuoco durò 6 ore. Si raggiunsero temperature superiori ai 1 000 °C, in grado di fondere vetri e metalli e di incendiare materiali normalmente indistruttibili.
La tempesta di fuoco, oltre ad incendiare tutto, a scaldare violentemente tutto e a consumare ossigeno, libera anche gas nocivi. A Dresda, nel 1945, il bombardamento di tipo convenzionale (altro crimine contro l’umanità) uccise, per effetto dei gas nocivi dovuti alla tempesta di fuoco, più di 100.000 persone; si salvarono solo coloro che avevano lasciato i loro rifugi prima della tempesta di fuoco.
ONDA RADIOATTIVA
La radiazione nucleare a, b, g, che si libera immediatamente uccide in tempi brevi proprorzionalmente all’esposizione alla radiazione. La morte avviene per tumori e leucemie.
I primi sintomi di irradiazione nucleare sono nausea, vomito e diarrea. Insorgono poi, nei casi più gravi: emorragie, febbre e stato generale di collasso. Inoltre, le persone irradiate sono soggette ad infezioni nel caso di ferite (circostanza molto importante perché, nel caso di esplosioni nucleari, molte persone sono simultaneamente irradiate e ferite).
Una dose di radiazione sufficiente ad uccidere fino al 95% della popolazione si ha in un raggio di poco più di 3 Km se la bomba è da 1 Mton (10 Km per bomba da 20 Mton). A 5 Km (bomba da 1 Mton) e a 15 Km (bomba da 20 Mton) si hanno scarsi effetti radioattivi somatici ma c’è possibilità che insorgano effetti genetici.
IL FALL OUT
Questo particolare fenomeno radioattivo si fa sentire vario tempo dopo l’esplosione.
Supponiamo che la bomba esploda al suolo. Una gran massa di terreno e detriti viene risucchiata dall’esplosione e portata in quota (all’incirca a 10 Km). I pezzi più grossi ricadono a terra nelle ore o giorni successivi, l’estensione della zona interessata dipendendo dalle condizioni meteorologiche. La polvere più minuta sale nella stratosfera ricadendo solo dopo mesi od anni ed interessando tutta la Terra.
Tutte queste particelle di terreno e detriti sono mescolati a materiali fortemente radioattivi (gli svariati isotopi) prodotti dall’esplosione. Inoltre il terreno stesso è diventato radioattivo a seguito della radiazione neutronica prodotta dall’esplosione.
Se l’esplosione avviene ad alta quota, non si ha praticamente fall out locale ma solo mondiale. La quantità di fall out locale e mondiale dipende dalla quota a cui avviene l’esplosione e dalle condizioni meteorologiche. L’esplosione di 20 Mton, dovuti per metà a fissione, al suolo potrebbe contaminare una zona di 10.000 Km2, provocando la morte di ogni umano che non disponga di rifugio schermato.
EFFETTI DELLE RADIAZIONI
Le morti a seguito di esposizione a radiazione dipendono dal tipo di sorgente radioattiva, dall’intensità della sorgente e dal tempo di esposizione. Una delle unità in uso è il rem (vedi A scadenza di poche settimane una dose di 600 rem subita durante 6 ÷ 7 giorni, porta nel 90% dei casi alla morte. Una dose di 450 rem produce lo stesso effetto nel 50% dei casi. Una dose di 300 rem nel 10% dei casi. Sempre alla scadenza suddetta, dosi inferiori a 300 rem producono nausea e vomito oltre ad una forte debilitazione del sistema immunitario. Alla scadenza di alcuni anni, invece, anche dosi di soli 50 rem sono in grado di produrre tumori tra lo 0,5% ed il 2,5% della popolazione esposta.
Per quel che riguarda gli effetti biologici delle radiazioni, occorre subito dire che la radiologia non è una scienza molto sviluppata e molte cose ancora non si conoscono bene e, di conseguenza, sono solo possibili conclusioni di ordine generale. Tali effetti si distinguono in somatici e genetici. Gli effetti somatici si osservano nell’individuo esposto e si esauriscono con lui. Gli effetti genetici si osservano nelle generazioni future a seguito di alterazioni delle cellule germinali (o genetiche).
Il danno somatico sembra dovuto ad una rottura del cromosoma che si trova vicino alla zona d’impatto della radiazione. Una volta divisi i due monconi del cromosoma, essi hanno le seguenti possibilità: saldarsi insieme nuovamente (restituzione); attaccarsi a monconi di altri cromosomi (aberrazione a due rotture); rimanere separati (aberrazione ad una rottura). Quest’ultima possibilità fa perdere al nucleo cellulare tutte le informazioni in esso contenute. Gli effetti possono essere immediati o ritardati. Altro possibile effetto è il rallentamento o l’arresto della crescita della cellula ad un particolare stadio del suo ciclo.
Sul danno genetico si sa molto poco. Esso è conseguente ad alterazioni delle cellule germinali e consiste nella produzione di mutanti, cioè di individui con alcune informazioni genetiche variate rispetto a quelle dei genitori. In caso di esplosione tali effetti si farebbero sentire per svariate generazioni.

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