ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

Archivio per la categoria ‘fonti rinnovabili’

ENERGIA RINNOVABILE: EDIFICI DIVENTINO CENTRALI ENERGETICHE AUTONOME

Pubblicato da milionidieuro su 16 giugno 2009


L’uomo deve impegnarsi concretamente al recupero dell’ambiente partendo dalle proprie abitazioni, dalle citta’ dove e’ concentrato gran parte del problema energetico del pianeta.
Una vera e propria ”rivoluzione” in architettura come previsto dalla ”dichiarazione di Venezia” firmata da arhitetti di fama internazionale sul tema della sostenibilita’.

L’obiettivo e’ di consentire a milioni di persone di produrre energia pulita e rinnovabile propria tramite le loro attivita’ commerciali, istituzioni pubbliche e abitazioni e di condividere le eccedenze energetiche con altri tramite reti intelligenti di servizi pubblici, avviando di fatto la Terza Rivoluzione industriale e una nuova era post- anidride carbonica.

E’ quanto emerge dal workshop, promosso dal centro di ricerca Citera, svoltosi oggi alla facolta’ di architettura Valle Giulia dell’universita’ la Sapienza di Roma a cui ha partecipato con una ”lectio magistralis” l’economista di fama internazionale Jeremy Rifkin , presidente della foundation on economic trends, firmatario della ”Dichiarazione”. Hanno offerto il loro contributo al seminario gli architetti Mario Cucinella, Stefano Boeri e Franco Purini.

”Partire dalle citta’ – ha detto Livio de Santoli, direttore del centro i ricerca Citera – significa affrontare il problema energetico degli edifici e della mobilita’.

No, quindi, alla logica consumistica che ha condotto l’uomo all’isolamento ma egli deve trasformarsi da consumatore di energia (passivo) a produttore di energia (attivo) in una rete globlale, condivfidendo l’energia prodotta con gli altri”.

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BIOFUEL DA ALGHE : in Francia il primo sito pilota di taglia industriale per biocarburanti di terza generazione

Pubblicato da milionidieuro su 4 giugno 2009


E’ stato inaugurato da pochi giorni in Francia il primo sito pilota di taglia industriale per biocarburanti di terza generazione. Verra’ prodotto biofuel da alghe a Vigeant, nella Regione Poitou-Charentes guidata dall’ex candidata alle presidenziali francesi Se’gole’ne Royal. L’impianto e’ frutto della collaborazione tra Se’che’ Environnement, societa’ specializzata nel trattamento e stoccaggio di rifiuti pericolosi e non pericolosi, la societa’ partecipata dalla regione Valagro Carbone Renouvelable e il Centro Studi e Valorizzazione delle Alghe (Ceva). La coltivazione delle alghe avviene in bacini d’acqua lunghi dai 3 ai 10 metri e profondi 50 centimetri. Attualmente sono sei e occupano una superficie di 100 metri quadrati. Ma a breve dovrebbero essere creati nuovi bacini fino a raggiungere una superficie di coltivazione di circa un ettaro. L’investimento fin qui realizzato e’ pari a 200 mila euro, di cui 50 mila sono stati stanziati dal Poitou-Charentes, ma la regione ha annunciato il lancio a breve di un’altra unita’ pilota per la produzione di etanolo da rifiuti tessili, un sistema brevettato da Valagro il cui avvio e’ previsto l’anno prossimo a Melle. Le alghe sono nutrite tramite la fermentazione dei rifiuti domestici. ”Con 100 chili di alghe – ha assicurato Patrice Sarrazin, coordinatore del progetto – produciamo soltanto 15 litri di biocombustibile, ma contiamo di aumentare, in breve tempo, la capacita’ produttiva del sito. Siamo solo all’inizio del nostro lavoro”. Secondo i calcoli, il sito produrra’ inizialmente 4.500 litri per ettaro all’anno fino ad arrivare, una volta a regime, a 20 mila litri di etanolo per ettaro.

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BIOFUEL DA ALGHE : in Francia il primo sito pilota di taglia industriale per biocarburanti di terza generazione

Pubblicato da milionidieuro su 4 giugno 2009


E’ stato inaugurato da pochi giorni in Francia il primo sito pilota di taglia industriale per biocarburanti di terza generazione. Verra’ prodotto biofuel da alghe a Vigeant, nella Regione Poitou-Charentes guidata dall’ex candidata alle presidenziali francesi Se’gole’ne Royal. L’impianto e’ frutto della collaborazione tra Se’che’ Environnement, societa’ specializzata nel trattamento e stoccaggio di rifiuti pericolosi e non pericolosi, la societa’ partecipata dalla regione Valagro Carbone Renouvelable e il Centro Studi e Valorizzazione delle Alghe (Ceva). La coltivazione delle alghe avviene in bacini d’acqua lunghi dai 3 ai 10 metri e profondi 50 centimetri. Attualmente sono sei e occupano una superficie di 100 metri quadrati. Ma a breve dovrebbero essere creati nuovi bacini fino a raggiungere una superficie di coltivazione di circa un ettaro. L’investimento fin qui realizzato e’ pari a 200 mila euro, di cui 50 mila sono stati stanziati dal Poitou-Charentes, ma la regione ha annunciato il lancio a breve di un’altra unita’ pilota per la produzione di etanolo da rifiuti tessili, un sistema brevettato da Valagro il cui avvio e’ previsto l’anno prossimo a Melle. Le alghe sono nutrite tramite la fermentazione dei rifiuti domestici. ”Con 100 chili di alghe – ha assicurato Patrice Sarrazin, coordinatore del progetto – produciamo soltanto 15 litri di biocombustibile, ma contiamo di aumentare, in breve tempo, la capacita’ produttiva del sito. Siamo solo all’inizio del nostro lavoro”. Secondo i calcoli, il sito produrra’ inizialmente 4.500 litri per ettaro all’anno fino ad arrivare, una volta a regime, a 20 mila litri di etanolo per ettaro.

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Grassohol: DALL’ERBA ALLA BENZINA VERDE

Pubblicato da milionidieuro su 4 giugno 2009


Un progetto di ricerca, del valore di un milione di sterline, denominato ‘Grassohol’ e’ nato nel Galles col fine di sviluppare una serie di processi commercialmente ed economicamente attuabili per ricavare etanolo dal loglio perenne o loietto – l’erba da semina piu’ comunemente utilizzata nel Regno Unito per i pascoli e il foraggio. Il loglio perenne, con i suoi alti contenuti di zuccheri estraibili, sara’ utilizzato come base nel progetto volto a valutare i migliori metodi di estrazione e di fermentazione dello zucchero e l’ottimizzazione del rendimento della produzione di etanolo. Il residuo secco derivante dalla fermentazione e dalla distillazione e’ ricco di proteine ed e’ potenzialmente trasformabile in mangime animale, sottolineano in un comunicato i responsabili dell’iniziativa. Un ettaro di terreno coltivato a erba potrebbe produrre fino a 4500 litri di etanolo e si ritiene che impianti di raffineria locali potrebbero essere collocati presso le fattorie con le stesse modalita’ delle cooperative per la produzione del vino. Il progetto Grasshol e’ stato realizzato grazie al network fra istituzioni pubbliche gallesi, aziende private e universita’ che e’ alla base del ‘Sistema Galles’ per lo sviluppo delle tecnologie pulite le energie alternative e si inserisce in un piu’ ampio contesto di iniziative sulla produzione di biocarburanti che il Regno Unito sta sviluppando per raggiungere gli obiettivi europei della direttiva Energy 20-20-20: entro il 2020, infatti, il 20% di tutti i carburanti utilizzati nei Paesi UE dovra’ provenire da Grasshol .

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Grassohol: DALL’ERBA ALLA BENZINA VERDE

Pubblicato da milionidieuro su 4 giugno 2009


Un progetto di ricerca, del valore di un milione di sterline, denominato ‘Grassohol’ e’ nato nel Galles col fine di sviluppare una serie di processi commercialmente ed economicamente attuabili per ricavare etanolo dal loglio perenne o loietto – l’erba da semina piu’ comunemente utilizzata nel Regno Unito per i pascoli e il foraggio. Il loglio perenne, con i suoi alti contenuti di zuccheri estraibili, sara’ utilizzato come base nel progetto volto a valutare i migliori metodi di estrazione e di fermentazione dello zucchero e l’ottimizzazione del rendimento della produzione di etanolo. Il residuo secco derivante dalla fermentazione e dalla distillazione e’ ricco di proteine ed e’ potenzialmente trasformabile in mangime animale, sottolineano in un comunicato i responsabili dell’iniziativa. Un ettaro di terreno coltivato a erba potrebbe produrre fino a 4500 litri di etanolo e si ritiene che impianti di raffineria locali potrebbero essere collocati presso le fattorie con le stesse modalita’ delle cooperative per la produzione del vino. Il progetto Grasshol e’ stato realizzato grazie al network fra istituzioni pubbliche gallesi, aziende private e universita’ che e’ alla base del ‘Sistema Galles’ per lo sviluppo delle tecnologie pulite le energie alternative e si inserisce in un piu’ ampio contesto di iniziative sulla produzione di biocarburanti che il Regno Unito sta sviluppando per raggiungere gli obiettivi europei della direttiva Energy 20-20-20: entro il 2020, infatti, il 20% di tutti i carburanti utilizzati nei Paesi UE dovra’ provenire da Grasshol .

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ECO SOSTENIBILE: Samso l’isola a impatto zero

Pubblicato da milionidieuro su 3 giugno 2009


L’isola che c’è. Verde, sostenibile al 100%, indipendente dal punto di vista energetico, a emissioni zero. Samso, un lembo di terra a due ore di traghetto da Copenhagen, è diventata in dieci anni un esempio di rivoluzione ecologica. Nelle case immerse nel verde il frigorifero, la tv e tutti gli elettrodomestici sono alimentati con l’energia del vento e il riscaldamento va con il sole o con caldaie a trucioli di legno o paglia. Un bel cambiamento per questa minuscola isola bagnata dal Kattegat (il tratto di mare che separa la penisola danese dalla Svezia) che fino a dieci anni fa si riscaldava a nafta e importava il 100% dell’elettricità dalla terra ferma. Oggi i suoi 4400 abitanti producono più energia di quella che consumano. E grazie alle fonti rinnovabili che coprono la totalità dei loro bisogni elettrici e il 70% di quelli termici hanno ridotto del 140% le emissioni di CO2 a un costo di 15 mila euro per abitante. Tutto comincia nel 1997 quando il governo del Regno di Danimarca si dà un obiettivo ambizioso: aumentare la produzione di energie rinnovabili fino a coprire il 35% del fabbisogno energetico del Paese entro il 2030. E cerca un luogo dove sperimentare, un laboratorio in miniatura di sostenibilità. La scelta cade su Samso, un’isola dedicata all’agricoltura e all’allevamento, probabilmente destinata al declino: i giovani in cerca di futuro sono costretti ad abbandonare famiglia e isola solo per andare alle superiori e poi nella maggior parte dei casi non rientrano più. In quelle condizioni la sfida del governo di fare di Samso la «prima isola danese dell’energia rinnovabile» non è scontata. La municipalità è presa alla sprovvista, gli abitanti sono scettici. Ma c’è qualcuno che ci crede, Soren Hermansen. Nato da una famiglia di agricoltori Hermansen, abbandona l’isola a 16 anni per andare a studiare. Dopo diverse esperienze all’estero (fino in Nuova Zelanda) all’insegna dell’agricoltura bio rientra a Samso con una laurea in ecologia e la volontà di promuovere i temi ambientali. Allora quarantenne si candida subito ed è il primo impiegato del progetto del governo. E gli altri? «Scuotevano la testa, erano scettici — spiega Hermansen, intervenuto a Milano all’assemblea di Assocasa, associazione detergenti e specialità per l’industria e la casa —. Non riusciremo mai, dicevano i miei conterranei, siamo troppo pochi». Lui non si dà per vinto, organizza riunioni su riunioni, non si scoraggia davanti al conservatorismo delle persone che alle sue sollecitazioni rispondono: «Non siamo hippy». L’ex agricoltore sa come convincere i suoi conterranei, con l’arma del risparmio. L’utilizzo dell’energia rinnovabile, spiega a tutti, cifre alla mano, è più conveniente (grazie anche a un piccolo sussidio governativo). E a poco a poco anche i più riottosi cambiano idea. Tanto che oltre oltre a un impianto offshore di 10 pale eoliche (a cui se ne aggiungono altri sulla terra ferma) e a un sistema di 2500 metri quadrati di pannelli solari nel Nord dell’isola (oltre a tre altre centrali) molti proprietari, di loro iniziativa, hanno sostituito le caldaie a olio combustibile con pompe di calore geotermiche, pannelli solari e stufe alimentate con segatura e pellet. «Siamo riusciti a coinvolgere tutti, imprenditori e contadini, persino le banche» dice Hermansen, oggi direttore della Energy Academy, una struttura (sostenibile al 100%), inaugurata nel 2006, come punto di riferimento per aziende, università e politici interessati all’esperienza dell’isola. E fonte di informazione e consulenza per gli abitanti «e i turisti, sempre più numerosi» (la Sardegna ha in corso una collaborazione con l’Accademia e qualche richiesta è arrivata anche da Puglia e Sicilia). Hermansen che passa almeno quattro mesi all’anno in giro per il mondo a raccontare di Samso (il settimanale Time l’ha inserito nella sua classifica 2008 degli «eroi per l’ambiente») non siede sugli allori. «Avevamo come target anche un risparmio di energia del 20% ma siamo arrivati solo al 10%». La sua spina sul fianco poi, sono i trasporti. «Io ho una macchina elettrica, ma solo per i piccoli spostamenti. Sarà la sfida dei prossimi anni: camion e auto alimentati dall’idrogeno generato dalle turbine eoliche» dice orgoglioso confidando nei progressi dell’industria dell’auto.

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ENERGIA RINNOVABILE: Secondo un sondaggio presentato al Forum «QualEnergia» agli italiani piace rinnovabile

Pubblicato da milionidieuro su 26 maggio 2009


E’ il mix formato da energia solare più eolica quello che sta nel cuore degli italiani: l’80% di un campione rappresentativo della popolazione nazionale vorrebbe che fosse la fonte principale con cui produrre l’elettricità. Solo il 14% opta per il nucleare, di cui tanto si parla in questi mesi a causa del progettato rilancio da parte del governo. Questi dati, presentati al Forum Qual Energia, promosso a Roma da Legambiente e dal Kyoto Club, sono il frutto di una ricerca condotta da Lorien Consulting, un gruppo specializzato in indagini socio-economiche e del mensile La Nuova Ecologia. Dal nuovo sondaggio emerge una fotografia dell’Italia molto consapevole e informata sulle questioni energetico-ambientali che, per il 68,7% degli intervistati, rappresentano i problemi più rilevanti rispetto ad altri, come il rischio del terrorismo (22,1%) o la casa (4,9%). Sul nucleare in particolare emerge che più del 60% degli intervistati lo considera pericoloso e costoso e preferirebbe evitarlo.

DISPOSTI A PAGARE DI PIÙ - Ma il dato forse più significato emerso dall’indagine è quello relativo ai sacrifici che gli italiani sono disposti ad affrontare pur di garantirsi in futuro ambientale e dei sistemi di produzione energetici puliti. «Anche in tempi in cui si tende a diminuire il budget quotidiano (37,7% degli intervistati), gli italiani dichiarano un’aperta disponibilità a pagare di più per garantirsi energie pulite e sostenibili», ha riferito Antonio Valente, amministratore delegato di Lorien Consulting . Anche secondo il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza lo scarso indice di gradimento del nucleare dovrebbe fare riflettere: «Nonostante la recente pressione mediatica, la stragrande maggioranza del campione intervistato, a prescindere da fattori anagrafici, socio-economici e di appartenenza politica, definisce l’energia nucleare cara e pericolosa, e privilegia le fonti rinnovabili. Solo una minoranza (14%) indica il nucleare come fonte da preferire; una minoranza che, di fronte all’ipotesi di abitare vicino a una centrale o a un deposito di scorie radioattive, avrebbe comunque seri dubbi».

LE PERCENTUALI – Il Forum QualEnergia, giunto quest’anno al secondo appuntamento, propone tra i temi la crisi economica e gli stili di vita sostenibili e, nei propositi degli organizzatori, vuole essere un’occasione per dare una risposta ai problemi energetici: dai cambiamenti climatici ai limiti delle risorse. La crescente attenzione degli italiani per le energie rinnovabili è anche il tema di un rapporto presentato dalla Fondazione Sviluppo sostenibile presieduta dall’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi, secondo cui, entro il 2020, un kilowattora su tre (pari al 33%) dell’ energia elettrica può essere prodotto utilizzando fonti energetiche rinnovabili. «L’attuale obiettivo di produrre entro il 2020 solo un kilowattora su quattro, pari al 25%, di energia elettrica utilizzando fonti energetiche rinnovabili –sostiene Ronchi – sarebbe infatti un freno alla crescita del solare, dell’eolico e delle biomasse: si può fare di più». Il 33% di rinnovabili, che corrisponde a 108 terawattora (Twh) di produzione nazionale al 2020 (partendo dai 58 prodotti nel 2008) comporta l’obiettivo di 50 nuovi TWh rinnovabili da produrre entro il 2020. Tale obiettivo è impegnativo ma, secondo la Fondazione Sviluppo Sostenibile, raggiungibile nel modo seguente: 22 Twh di nuovo eolico, 11 Twh di nuove biomasse e biogas, 7 Twh di nuovo solare, 5 Twh di nuovo idroelettrico.

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Energie rinnovabili, posti di lavoro "verdi". Le opportunità in Italia

Pubblicato da milionidieuro su 6 maggio 2009


Da un installatore dell’elettronica se ne farà uno di pannelli fotovoltaici, da uno della meccanica se ne farà uno di impianti eolici. La riconversione che un tempo riguardava soprattutto i siti industriali oggi è diventato un tema che interessa anche, o forse soprattutto, i lavoratori. Per trovare un’occupazione il cartello da seguire, secondo gli intermediari privati, è quello che porta alle energie rinnovabili e così Adecco per quest’anno ha già lanciato un’iniziativa «per formare tecnici per l’industria fotovoltaica e per l’eolico – spiega Diego Biolo, direttore sviluppo specializzazioni industriali dell’agenzia in Italia –. I corsi finanziati attraverso i fondi interprofessionali saranno orientati a fornire delle competenze molto pratiche ai partecipanti, per esempio come si monta un pannello fotovoltaico per gli installatori o la legge italiana in materia per gli esperti normativi, in modo tale che possano poi essere candidati a lavorare nelle aziende da cui nelle ultime settimane stanno arrivando centinaia di richieste. Così, chi fino a ieri si occupava di cablaggio nella metalmeccanica o di assemblaggio di componenti elettronici diventerà un operaio che installa pannelli fotovoltaici».

La gemmazione di nuove imprese a cui si sta assistendo ha generato soprattutto la richiesta di tecnici commerciali di energie rinnovabili, ossia i professionisti che devono andare alla ricerca di nuove opportunità sul territorio per la costruzione di impianti solari, eolici o biomasse. È a loro che è affidato lo sviluppo e il mantenimento delle relazioni commerciali con tutte le istituzioni e gli enti locali per consolidare le opportunità esistenti e le potenzialità. A loro si affiancano gli esperti che monitorano e analizzano l’evoluzione normativa e la regolazione del settore, seguendo le dinamiche del mercato e le prospettive future per individuare i corretti strumenti di investimento e le fonti di finanziamento. «In questo caso serve un laureato in giurisprudenza che però abbia una conoscenza specifica della normativa esistente in Italia nel settore delle rinnovabili – aggiunge Biolo – ed è per questo che stiamo pensando anche a corsi di formazione sulle norme». Senza tralasciare l’energy manger ossia la figura che «in azienda si occupa della gestione e pianificazione dei consumi energetici, applicando strategie di efficienza energetica e limitando gli sprechi in una logica di tutela dell’inquinamento – continua Biolo –. A lui spetta la responsabiltià di progettare impianti di energia alternativa che consentano un effettivo risparmio energetico e pianifica le azioni necessarie a promuovere un uso razionale dell’energia all’interno dell’azienda».

Per orientare meglio chi cerca lavoro l’agenzia ha anche istituito un servizio di candidate caring attraverso cui orienta le persone in cerca di lavoro verso le professioni più richieste e imposta la loro formazione in modo da aiutarle a riconvertirsi nel settore delle rinnovabili, nel solare o nell’eolico. Del resto «gli incentivi hanno trascinato la produzione delle aziende delle nuove energie che oggi stanno vivendo un momento di grande dinamismo – spiega Arturo Lorenzoni che insegna Economia dell’energia all’Università di Padova –. Non è un caso che stiano fiorendo molti corsi universitari specializzati in questo settore». A Padova dalla collaborazione tra università e studenti «è stato fatto uno spin off per creare una società di consulenza che oggi dà supporto alle decisioni in campo energetico», continua Lorenzoni. Del resto una delle maggiori difficoltà delle imprese, degli enti, ma anche dei privati che vogliono fare un investimento verde riguarda «l’effettiva redditività – spiega Sara Quotti Tubi, direttore di SolarExpo, la mostra convegno internazionale sulle energie rinnovabili che inizia domani alla fiera di Verona –. Servono profili con competenze giuridiche ed economiche in grado di capire quanto siano vantaggiosi i progetti presentati e per avviare l’iter autorizzativo per accedere agli incentivi e ai finanziamenti».

La vivacità del settore è testimoniata anche dalla crescita di Solarexpo che «in soli quattro anni è più che decuplicato. Questa edizione saranno oltre mille le imprese che parteciperanno. Sono la quasi totalità dei grandi player del mercato italiano, ma c’è anche una buona presenza internazionale con industrie tedesche, spagnole, cinesi, coreane, in tutto sono 31 i paesi rappresentati». Oltre ad essere una vetrina per le imprese, Solarexpo ha anche «un approccio molto formativo – sottolinea Quotti Tubi –. Nei tre giorni dell’evento vengono organizzati oltre 50 convegni dalle associazioni che rappresentano i diversi settori e quindi è un momento di aggiornamento in cui è possibile cogliere tutte le ultime novità normative e tecnologiche».
Proprio dagli operatori è arrivata la richiesta di sfruttare questo momento di incontro per creare una piattaforma in grado di fare incontrare domanda e offerta di lavoro nelle rinnovabili, vista la difficoltà nel reperire risorse umane adeguate. «Il progetto è stato avviato lo scorso anno e ha portato alla creazione del job center Solarexpo-Adecco – spiega Quotti Tubi –. In un momento in cui il mercato del lavoro non brilla le rinnovabili costituiscono una grande opportunità e Solarexpo per i giovani interessati a lavorare in questo settore è un’occasione molto ricca per poter avere una mappa completa delle attività che svolgono». Dato il grande successo delle fiere del lavoro virtuali, per dare continuità all’iniziativa è stata creata anche una piattaforma online che si può consultare sul sito www.solarexpo.com e che sarà attiva sia prima che dopo la fiera.

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hot dry rock, ENERGIA TERMICA,

Pubblicato da milionidieuro su 1 marzo 2009


Già scavando di pochi metri, si possono creare pompe di calore utili per gli impianti di condizionamento condominiali che in linea di principio possono anche produrre energia: se ogni italiano producesse 1 kW (quel che serve a far funzionare un phon) in questo modo, in totale si arriverebbe a 50 GW, come 50 centrali nucleari.
Rocce calde. Scavando più in profondità, si possono costruire grandi impianti con elevati rendimenti energetici. Per questo in molti sono interessati alle rocce calde (150-250 °C) che si trovano a circa 5 km di profondità. Questa tecnica, chiamata “hot dry rock” (“rocce calde e secche”), funziona così: si inietta acqua in profondità, con un pozzo; l’acqua si vaporizza, passa attrave
rso le fessure nella roccia (che si possono creare artificialmente, per mezzo dello shock termico che si ottiene iniettando acqua fredda ad alta pressione) e risale da un pozzo adiacente, per azionare una turbina quando arriva in superficie. Poi il ciclo ricomincia.

INCONVENIENTI
Questa tecnologia è sotto studio in Australia, negli Usa e in Svizzera. Proprio in Svizzera, tra l’altro, il pompaggio dell’acqua ha causato un terremoto di 3,4 gradi della scala Richter (leggero ma ben percepibile).
Fortunati. In Italia la situazione è diversa, perché da noi si trovano rocce calde e acqua a profondità minori, quindi conviene sfruttare quelle. «Gli impianti geotermici in funzione sono a Larderello-Monte Amiata, con una potenza istallata di 800 MW, pari all’1,8% del fabbisogno nazionale e al 25% di quello della Toscana», spiega Giuseppe De Natale, dirigente di ricerca all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. «Ma tutta la zona tra la Toscana e la Campania potrebbe essere sfruttata con impianti a basso impatto ambientale: tecnicamente si potrebbe arrivare al 20% del fabbisogno nazionale in 15 anni».

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turbine eoliche verticali 09-07-2008

Pubblicato da milionidieuro su 9 luglio 2008

Al Windpower 2008, l’annuale conferenza sull’industria eolica tenutasi recentemente a Houston, sono state presentate le turbine eoliche verticali che potrebbero risolvere i tanti problemi e contestazioni, soprattutto italiane, che da sempre si sono mosse alle installazioni eoliche. Le contestazioni estetiche, la necessita’ di grandi spazi, i livelli sonori e la pericolosita’ per gli uccelli e i pipistrelli potrebbero trovare cosi’ una risposta. I designer provengono, soprattutto, dalla Corea, dalla Thailandia e dagli Usa. Utilizzando, poi, questi modelli di pale verticali i vantaggi potrebbero essere: una produzione maggiore fino al 50% rispetto alle turbine convenzionali; la possibilita’ di generare elettricita’ sia con basse velocita’ del vento, pari a 1.5 metri al secondo, che con forte vento fino a 60 m/s; maggiore efficienza di trasferimento dell’energia

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ENERGIA: MONDO SCEGLIE RINNOVABILI 02-07-2008

Pubblicato da milionidieuro su 2 luglio 2008

ENERGIA: MONDO SCEGLIE RINNOVABILI, +60% INVESTIMENTI

(ANSA) – ROMA – Un po’ per le preoccupazioni per il riscaldamento globale, un po’ per la crescita impetuosa del prezzo del petrolio, il mondo, e in maniera particolare quello economico, sta scegliendo sempre di piu’ l’energia verde. Lo afferma il rapporto annuale dell’Unep, l’agenzia Onu per l’ ambiente, secondo cui gli investimenti pubblici e privati in rinnovabili sono cresciuti del 60% nel 2007 rispetto al 2006, raggiungendo la cifra di 148 miliardi di dollari. Secondo il rapporto, il 23% di tutta la nuova energia installata lo scorso anno viene da fonti ‘verdi’, dieci volte di piu’ di quella nuova ottenuta dal nucleare, e ormai le rinnovabili sono il 5,4% della produzione energetica mondiale.”Queste cifre sono molto interessanti – commenta Carlo Manna, responsabile del centro studi dell’Enea – e conferma che l’industria nel mondo ha sempre maggior interesse verso l’eco-energia, mentre da noi si parla ancora troppo dei costi e troppo poco delle opportunita’ da questo tipo di investimenti”. Ecco i principali numeri del rapporto: – CRESCONO EOLICO E SOLARE: la maggior parte dei nuovi investimenti riguarda l’eolico, con 50,2 miliardi di dollari, ma anche il solare sta crescendo impetuosamente, al ritmo medio del 254% all’anno dal 2004, e ha raggiunto i 28,6 miliardi di dollari. In particolare viene dal vento il 40% della nuova energia europea e il 30% di quella statunitense. In marzo e’ stata superata la soglia dei 100 gigawatt totali ottenuti dal vento. Al terzo posto nella classifica dei nuovi investimenti, dietro a vento con il 43% e sole con il 20 ci sono i biocarburanti con il 17%, mentre al quarto le biomasse e l’energia dai rifiuti, con il 9% ma con un ritmo di crescita del 400% all’anno; – L’EUROPA SPENDE DI PIU’: la fetta maggiore degli investimenti viene dall’Unione Europea, con quasi 50 miliardi di dollari, seguiti dagli Stati Uniti. In rapida ascesa India, Cina e Brasile, che insieme raggiungono il 22%. Ancora molto indietro l’Africa: pur avendo aumentato considerevolmente gli investimenti questi sono fermi a 1,3 miliardi di dollari. ”’Lo sforzo dell’Europa e’ necessario – spiega Manna – per recuperare rispetto a Usa e Giappone che investono da molto piu’ tempo”; – ITALIA FANALINO DI CODA EUROPEO: il rapporto non presenta dati specifici sull’Italia: ”Abbiamo incluso nel rapporto solo le prime dieci nazioni per ogni tecnologia e per investimenti – spiega Eric Usher, uno degli autori del rapporto – e l’Italia non ne fa parte”. Il nostro paese e’ ultimo nella Ue per investimenti: ”Da un rapporto che abbiamo stilato e che presenteremo a meta’ mese emerge che siamo ultimi insieme alla Finlandia – spiega Manna – basti pensare che da noi si spende in ricerca e sviluppo qualche centinaio di euro, mentre la Germania ne spende quattromila. Da noi scontiamo il fatto di non avere ancora una ‘road map’ precisa di cosa fare, al contrario degli altri, e anche una certa farraginosita’ nelle procedure burocratiche”; – PROSPETTIVE FUTURE: il trend positivo, secondo il rapporto, e’ destinato a continuare: ”Dopo un rallentamento nei primi tre mesi del 2008 – si legge – nei secondi tre si e’ avuto un aumento del 34%”. Tutti questi investimenti sono in gran parte privati, mnentre il pubblico contribuisce per circa il 20%: nel 2007 si sono raggiunti i 23,4 miliardi di dollari, una cifra raddoppiata rispetto all’anno prima. (ANSA). KYK

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IMPRESA IDROGENO

Pubblicato da milionidieuro su 24 giugno 2008

ECO-ENERGIA: CELLE ‘VERDI’, PARTE IMPRESA IDROGENO EUROPEA 23-06-2008
(ANSA) – ROMA – Via libera all’FCH, l’impresa comune ”celle a combustibile e idrogeno”. Reso ufficiale il regolamento che l’istituisce con la pubblicazione in Gazzetta, nasce dunque l’ITC, l’impresa comune che ha lo scopo di sostenere la ricerca volta a promuovere lo sviluppo commerciale di convertitori di energia praticamente non inquinanti. Le celle a combustibile sono convertitori d’energia, molto silenziosi ed estremamente efficaci, che permettono di ridurre sensibilmente la produzione di gas a effetto serra e di sostanze inquinanti. Permettono una maggiore flessibilita’ del mix energetico, in quanto possono funzionare sulla base dell’idrogeno e di altri combustibili, quali il gas naturale, l’etanolo e il metanolo. Le celle a combustibile alimentate con idrogeno sono convertitori d’energia intrinsecamente non inquinanti, poiche’ il loro funzionamento genera soltanto vapore come prodotto di scarico. L’idrogeno puo’ alimentare celle a combustibile o essere bruciato per produrre calore o azionare turbine o motori a combustione interna per il trasporto e la produzione di energia elettrica. E puo’ inoltre anche servire per accumulare energia. L’impresa comune ha sede a Bruxelles, i suoi membri fondatori sono la Comunita’ rappresentata dalla Commissione e il gruppo industriale europeo per l’iniziative tecnologica congiunta ”celle a combustibile e idrogeno”. Se ne prevede l’immediata entrata in esercizio per un periodo che terminera’ il 31 dicembre 2017, con un budget comunitario stanziato di 470 milioni di euro come importo iniziale destinato a coprire i costi correnti. L’iniziativa si colloca all’interno della Piattaforma tecnologica europea ”Idrogeno e celle a combustibile” che ha a disposizione un bilancio per il periodo 2007-2015 pari a 7,4 miliardi di euro un terzo del quale destinato alla ricerca e sviluppo. L’FCH ha l’ambizione di collocare l’Unione europea in prima linea nelle tecnologie delle celle a combustibile e dell’ idrogeno e di permetterne la penetrazione commerciale sul mercato mondiale. Ha anche l’intento di sostenere la ricerca negli Stati membri in modo coordinato per superare le carenze del mercato e concentrarsi sullo sviluppo di applicazioni commerciali, di sovvenzionare l’attuazione delle priorita’ di ricerca del settore e di incoraggiare l’aumento degli investimenti pubblici e privati destinati alla ricerca in questo campo.

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IL NUCLEARE NON SERVE

Pubblicato da milionidieuro su 18 giugno 2008

Le rinnovabili battono il nucleare 4 a 0
Con il trend di crescita attuale vento e sole supereranno presto il nucleare nella produzione di energia. Il futuro è tutto nelle rinnovabili, anche il mercato non crede più nel nucleare…
“Nel periodo 2008-12 la produzione addizionale di elettricità solare ed eolica mondiale, e quindi il contributo alla riduzione delle emissioni di gas climalteranti di queste tecnologie verdi, dovrebbe essere almeno 4 volte superiore rispetto al contributo aggiuntivo netto del nucleare, considerando anche la chiusure delle vecchie centrali”.Il dato lo ha elaborato il direttore scientifico del Kyoto Club, Gianni Silvestrini, e pubblicato nel suo editoriale sulla newsletter mensile dell’associazione KyotoClubNews uscita il 9 aprile.Secondo Silvestrini questi dati ci dovrebbero spingere ad analizzare in maniera più razionale l’attuale dibattito sull’opportunità dell’opzione nucleare, valutando tutte le implicazioni connesse con il rilancio di questa filiera tecnologica.Negli ultimi anni la potenza nucleare si è sostanzialmente stabilizzata, mentre le fonti rinnovabili, solare ed eolico in testa, hanno registrato tassi di crescita elevatissimi. “Considerando le tendenze dei prossimi anni – afferma Silvestrini – si evidenzia come, in valori assoluti, vento e sole supereranno la nuova potenza nucleare installata” (vedi grafico). Questo calcolo, tra l’altro, non prende in considerazione la potenza nucleare obsoleta progressivamente abbandonata.Il Direttore scientifico del Kyoto Club analizza i dati anche dal punto di vista della produzione di elettricità. “Nel periodo 2008-12, il ‘nuovo eolico’ dovrebbe generare una quantità di energia elettrica pari a due volte e mezzo quella del nuovo nucleare, mentre l’elettricità del fotovoltaico dovrebbe raggiungere un quarto di quella prodotta dalle nuove centrali atomiche”.Ma c’è un altro elemento che viene preso in considerazione e cioè la chiusura di 11 centrali nucleari per una potenza di 7.229 MW nel periodo 2008-2009 (i dati per gli anni successivi non sono ancora disponibili). “Alla luce di questi dati, conclude Silvestrini, il contributo del fotovoltaico potrebbe crescere considerevolmente e sfiorare nel quinquennio di Kyoto (2008-12) una quota pari al 40% del contributo netto nucleare. Conteggiando anche il solare termodinamico il valore della produzione solare risulterà anche maggiore”.
FONTE :www.kyotoclub.org

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SCIENZIATI CONTRO CENTRALI IN ITALIA

Pubblicato da milionidieuro su 18 giugno 2008

NUCLEARE: 1.200 SCIENZIATI CONTRO CENTRALI IN ITALIA 16/06/2008
(ANSA) – ROMA – Sono gia’ milleduecento gli scienziati e quattromila i cittadini italiani che hanno firmato l’appello lanciato oggi contro il ritorno del nucleare nel nostro paese da un comitato presideuto da Vincenzo Balzani, docente di chimica dell’universita’ di Bologna. ”A nostro parere l’opzione nucleare non puo’ essere considerata la soluzione del problema energetico per molti motivi – si legge nell’appello – necessita’ di enormi finanziamenti pubblici, insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, difficolta’ a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive, stretta connessione tra nucleare civile e militare, possibile bersaglio per attacchi terroristici, aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologicamente avanzati e paesi poveri, scarsita’ di combustibili nucleari”. Secondo gli scienziati, il cui appello puo’ essere firmato sul sito www.energiaperilfuturo.it, bisogna puntare sull’energia solare: ”La piu’ grande risorsa energetica del nostro pianeta e’ il Sole – affermano – una fonte che durera’ per 4 miliardi di anni, una stazione di servizio sempre aperta che invia su tutti i luoghi della Terra un’immensa quantita’ di energia, 10.000 volte quella che l’umanita’ intera consuma. Sviluppare l’uso dell’energia solare e delle altre energie rinnovabili significa guardare lontano, che e’ la qualita’ distintiva dei veri statisti”. (ANSA). KYK 16/06/2008 13:20

L’appello on-line partito dall’Università di Bologna è già stato firmato da 4000 cittadini. Il sole, secondo gli scienziati, offre una quantità di energia 10.000 volte superiore a quella che oggi si consuma
Sono già milleduecento gli scienziati e quattromila i cittadini italiani ad aver firmato l’appello contro il ritorno del nucleare nel nostro Paese, lanciato da un comitato presideuto da Vincenzo Balzani, docente di chimica dell’universita’ di Bologna. ”A nostro parere l’opzione nucleare non può essere considerata la soluzione del problema energetico per molti motivi – si legge nell’appello – necessità di enormi finanziamenti pubblici, insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, difficolta’ a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive, stretta connessione tra nucleare civile e militare, possibile bersaglio per attacchi terroristici, aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologicamente avanzati e paesi poveri, scarsita’ di combustibili nucleari”. Secondo gli scienziati, il cui appello può essere firmato sul sito www.energiaperilfuturo.it, bisogna puntare sull’energia solare: ”La più grande risorsa energetica del nostro pianeta e’ il Sole – affermano – una fonte che durerà per 4 miliardi di anni, una stazione di servizio sempre aperta che invia su tutti i luoghi della Terra un’immensa quantita’ di energia, 10.000 volte quella che l’umanità intera consuma. Sviluppare l’uso dell’energia solare e delle altre energie rinnovabili significa guardare lontano, che e’ la qualità distintiva dei veri statisti”.

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Le fonti rinnovabili O NUCLEARE

Pubblicato da milionidieuro su 30 maggio 2008

La vita ha bisogno di “energia”, energia che arriva a noi dal Sole sotto forma di radiazione elettromagnetica (calore+luce): la grande macchina della natura è alimentata dall’energia. La “macchina” della società umana, al pari della macchina della natura, necessità di energia per funzionare, cioè per la produzione di beni, servizi, attività domestiche, riscaldamento, illuminazione etc… La creazione da parte dell’uomo di un habitat tecnologico artificiale più confortevole e mirato a obiettivi di incremento della qualità della propria vita ha cominciato ad alterare l’equilibrio delle risorse e della qualità del pianeta.Questo però non vuole dire che per non sconvolgere l’equilibrio vitale del pianeta si debba necessariamente rinunciare al confort tecnologico o allo sviluppo umano che ha in così larga misura contribuito a migliorare i nostri standard di vita. Dobbiamo solo cercare di adottare opportune strategie di sviluppo della società umana compatibili con le risorse e con l’equilibrio vitale del pianeta.Una “ricetta” potrebbe essere quella di intraprendere la via delle fonti rinnovabili. Questa scelta non sottintende soltanto un bisogno “ambientale”, di salvaguardare il pianeta abbandonando quelle fonti ad alta pericolosità ambientale come i cosiddetti combustibili fossili (quali il petrolio ed il carbone, ma anche il gas metano ed altri derivati), ma anche l’unica vera scelta strategica energetica per assicurare lo sviluppo della società umana.Quanto dureranno le riserve di petrolio? Secondo la ExxonMobil, la maggiore compagnia petrolifera, i giacimenti petroliferi sono sufficienti, ai ritmi attuali, per la fornitura di petrolio fino al 2050.Secondo la BP Amoco, la seconda compagnia petrolifera, i giacimenti accertati sono, sempre ai ritmi di consumo attuali, sufficienti fino al 2044.
Le correnti di pensiero sono due: gli ottimisti e i pessimisti. Tra i primi vi è una task force scientifica dell’U.S. Geological Survey che, dopo uno studio durato cinque anni, ha concluso che il mondo ha riserve sufficienti per circa 80 anni ai ritmi di consumi attuali, circa due mila e trecento miliardi di barili, (313 miliardi di tonnellate) anche se gran parte di esse devono essere ancora scoperte. Tra i secondi, invece, ci sono i geologi del King Hubbert Center della Colorado School of Mines che ritengono che la produzione dell’oro nero toccherà il suo picco in questo decennio con 85 milioni di barili al giorno per poi scendere drammaticamente a 35 milioni nel 2020. Una previsione che molti altri esperti ritengono errata. Un consulente governativo americano, Daniel Yergin, ha dichiarato al Los Angeles Times «ormai da oltre un secolo ci sono predizioni catastrofiche sull’esaurimento delle riserve petrolifere, ma in realtà l’unica cosa sicura è che il petrolio è una risorsa finita. Non sappiamo, però, quanto ce ne sia ancora nelle viscere del pianeta».Secondo Thomas S. Ahlbrandt della Geological Survey sono stati consumati circa 710 miliardi di barili di petrolio. «Le analisi», dice Ahlbrandt, «dimostrano che ce ne sono ancora 891 miliardi sicuri più altri 688 probabili. Senza contare che ulteriori ricerche potranno portare a scoprire altri 731 miliardi di barili». Altri, però, sottolineano alcuni segnali negativi. Innanzi tutto le riserve dei paesi arabi sarebbero state sovrastimate. Poi molti giacimenti sarebbero troppo costosi da sfruttare perché situati in zone proibitive. Colin J. Campbell, un esperto che vive in Irlanda, ritiene ad esempio che le nuove scoperte daranno un massimo di 100 miliardi di barili sufficienti solo per tre o quattro anni. Infine, altri rilevano che se le multinazionali stanno iniziando prospezioni in aree come i bacini oceanici, l’Artico e l’Antartico, qualche motivo ci sarà: cioè le famose riserve delle zone temperate non esisterebbero affatto.Senza schierarsi con l’una o con l’altra corrente si possono, comunque, fare alcune considerazioni: è vero che negli anni ’70 i catastrofisti davano per imminente l’esaurimento dei giacimenti petroliferi collocando l’esaurimento dei giacimenti per il primo decennio del nuovo secolo ed invece nel 2003 la domanda è ancora inferiore all’offerta di petrolio, rimane però il fatto che il petrolio è una fonte esauribile e calcolare quando finirà è un esercizio fondamentalmente sbagliato nel concetto: anche se per assurdo fosse sufficiente per soddisfare la domanda a costi contenuti per altri 100 o 200 anni non giustifica il fatto che si possa farlo con leggerezza considerando che in meno di 200-300 anni avremmo comunque esaurito una preziosa risorsa che non sarà più riproducibile.E le altre fonti non rinnovabili?Al di là dei combustibili fossili che hanno garantito lo sviluppo fino ad ora, l’altra fonte energetica che garantirebbe nell’immediato la copertura del fabbisogno energetico mondiale è il nucleare da fissione. Ma -come è noto- tale nucleare, pur se non inquina molto, ha dei problemi seri da affrontare: scorie radioattive a grande vita media, problemi relativi al sempre possibile errore umano, sicurezza dei siti da attacchi terroristici e -da ultimo- un aspetto ancora non molto noto: le riserve di Uranio (il materiale utilizzato per produrre l’energia nucleare) non sono infinite ed anzi hanno una scadenza..Secondo un rapporto elaborato dall’agenzia dell’OCSE per l’energia nucleare (AEN) e dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), pubblicato nel 1999, si stima che la quantità di uranio disponibile sul pianeta ammonti a 4 milioni di tonnellate (www.nea.fr, www.francenuc.org). Nel 1998, nel mondo, il consumo annuale d’uranio delle centrali nucleari è stato valutato pari a circa 60.000 tonnellate. A questo ritmo l’uranio sarà esaurito prima della conclusione di questo secolo. L’unica alternativa, che rimarrebbe a questa soluzione, è quella della fusione termonucleare che è ancora molto al di là da venire e tale rimarrà -presumibilmente- per molti anni.Ecco quindi che si pone una domanda: quale energia per un futuro sostenibile e che cioè si preoccupi dell’ambiente ma anche dello sviluppo della società?Per il momento l’unica risposta concreta, pratica e programmatica è: le fonti rinnovabili.Ecco quindi che le rinnovabili non saranno più solo energie pulite, “verdi”, ma rappresenteranno l’unica scelta energetica a lungo periodo praticabile in tempi brevi quando le altre fonti non rinnovabili saranno esaurite.È inutile quindi porre in essere politiche energetiche che spostandosi da un combustibile fossile all’altro cerchino di rimanere a galla quanto più possibile, bisognerebbe investire subito nella ricerca nel settore delle fonti rinnovabili, che rappresentano l’unica strada percorribile a lungo termine e che dovrebbero in breve tempo acquisire competitività ed efficienza, solo così, infatti, le fonti rinnovabili diventeranno fonti a basso costo capaci di giocare un ruolo di primo piano nello sviluppo. Va ricordato, infatti, che la chiave per lo sviluppo è, piaccia oppure no, la disponibilità d’energia a basso costo e che tale disponibilità oggi è resa possibile solo ricorrendo alle fonti tradizionali. Questo non esclude che in futuro le cose possano e come abbiamo detto dovrebbero necessariamente cambiare tenendo conto che se consideriamo appunto l’efficienza energetica come energia a basso costo, anche i combustibili fossili a breve non saranno più competitivi. Ad esempio, anche se non volessimo sapere quando finiranno le scorte del petrolio convenzionale (quello a buon mercato) dovremmo chiederci, però, quando la produzione comincerà ad assottigliarsi, perché l’ultimo barile di petrolio è molto più difficile da estrarre e più costoso del primo, quindi o diminuisce la domanda o salgono i prezzi, come a dire che termina il petrolio a buon mercato.E poi va anche considerato che in realtà il prezzo delle energie rinnovabili è più alto perché integra in se l’efficienza ambientale quel costo sociale cioè (l’inquinamento ambientale produce una diminuzione di benessere per gli agenti che involontariamente sono esposti ad esso; l’inquinamento genera cioè quella che viene chiamata “esternalità” che a sua volta genera un costo sociale come ad esempio la bonifica a seguito dell’inquinamento di un sito) che dovrebbe essere aggiunto al costo dei combustibili fossili e che invece non viene considerato. In tutti i casi, nei costi dell’energia ottenuta dai combustibili fossili, manca il computo dell’impatto ambientale della combustione, cioè il prezzo di questo tipo di energia è più basso del suo costo sociale (ecco perché si è arrivati alla carbon tax che consente di consumare meno: il carbone raggiunge il suo picco di produzione nel 1996 e poi cala, visto che comincia a costare troppo). L’elettricità ottenuta per via eolica comprende il costo delle turbine e della distribuzione e non ci sono costi sociali, mentre il costo di quella ottenuta con il carbone comprende solo l’estrazione, la distribuzione, senza i costi sociali che ne derivano.L’importante è comunque iniziare seriamente ad investire in ricerca e sviluppo nel campo delle rinnovabili perché se veramente le previsioni più recenti si rivelassero valide ci troveremmo di fronte a una sostanziale scarsità di petrolio e combustibili fossili in assenza di alternative «mature» per sostituirli. Se invece possedessimo alternative mature ed efficienti rispetto alle fonti non rinnovabili non ci sarebbe tanta preoccupazione sui dati allarmanti riguardo all’esaurimento dei combustibili fossili.Passare dai combustibili fossili al nucleare o alle fonti rinnovabili non rappresenterebbe un salto nel buio; non sarebbe la prima volta, infatti, che l’umanità si troverebbe a passare da una sorgente energetica ad un’altra. È avvenuto per la legna che ha lasciato il passo al carbone, è avvenuto per il carbone che ha lasciato il passo al petrolio, sta tuttora avvenendo per il petrolio che sta progressivamente lasciando il passo al gas naturale. L’età della pietra non è finita perché si esaurirono le pietre.In effetti, quando siamo passati dal legno al carbone, non è stato perché il legno era esaurito. Quando siamo passati dal carbone al petrolio, non è stato perché il carbone era esaurito. In entrambi i casi, il passaggio è avvenuto perché si erano rese disponibili soluzioni tecnologiche piú pratiche e meno costose di quelle esistenti. Investire in fonti rinnovabili ha un vantaggio rispetto ad investire in petrolio, non si esauriscono. Senza percorrere ipotesi fantascientifiche, (1) è possibile un futuro incentrato su rinnovabili, risparmio e migliore efficienza energetica. In effetti, a breve termine non si può ipotizzare che l’intero fabbisogno energetico di un paese sviluppato come ad esempio l’Italia possa essere coperto dalle fonti rinnovabili ma si potrebbe adottare una politica basata su un decentramento energetico:eolico (Danimarca al 15%), celle a combustibile, fotovoltaico (specie per le utenze isolate), geotermia (Italia al 2%, Nicaragua e Filippine a oltre il 26%).

da: Le fonti rinnovabili: da alternativa verde a necessità energetica
Dario Giardi

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