ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

ENERGIA NUCLEARE ENERGIE RINNOVABILI

Archivio per la categoria ‘energia pulita’

ENERGIA NUCLEARE :Nucleare, cala il consenso tra gli italiani: il 43% è favorevole contro il 51% dello scorso anno

Pubblicato da milionidieuro su 12 maggio 2009

I risultati dell’indagine Ipsos sono stati aggiornati in occasione del Festival dell’Energia che si svolgerà a Lecce, dal 14 al 17 maggio. Per il futuro, solo l’8% degli intervistati rietiene che “avranno successo” i Paesi che avranno investito nella tecnologia dell’atomo .

Si raffredda il consenso degli italiani verso il ritorno al nucleare, un consenso che passa oggi al 43% rispetto al 51% registrato a giugno 2008. A riferirlo è l’ultima rilevazione demoscopica effettuata da Ipsos, l’istituto di ricerca guidato da Nando Pagnoncelli, che presenterà l’intero sondaggio in occasione del Festival dell’Energia al via giovedì a Lecce, dove si svolgerà fino a domenica 17.

Le elaborazioni Ipsos, aggiornate specificamente in occasione del Festival dell’Energia con un’indagine campione su tutto il territorio nazionale, condotta mediante interviste telefoniche, “presenta – sottolineano gli organizzatori del Festival dell’Energia – interessanti scostamenti rispetto alle stesse rilevazioni condotte nel giugno del 2008″. Dai dati si registra, dunque, un calo considerevole del consenso verso il nucleare: i favorevoli al nucleare sono il 43% degli intervistati, contro il 51% del giugno 2008.

L’istituto di ricerca ha posto al campione anche un’altra domanda che riprende il tema dominante del Festival dell’Energia: “Quale energia tra 20 anni?”. La domanda, proposta richiedendo una previsione rispetto a quali Paesi potrebbero avere maggior “successo” rispetto alle proprie scelte energetiche, metteva gli intervistati nelle condizioni di considerare la politica energetica futura dei singoli Stati. A questo quesito, certamente impegnativo, solo l’8% ha risposto che “avranno successo” i Paesi che hanno investito sul nucleare, contro il 25% della precedente indagine del 2008.

Inoltre, il campione ritiene invece che i Paesi che investiranno sulle fonti rinnovabili potranno meglio contemperare sviluppo e protezione dell’ambiente, e quindi “avranno successo”.

“Si tratta di dati che fanno riflettere – commenta Alessandro Beulcke, Presidente di Aris, l’agenzia che organizza il Festival dell’Energia – e che certamente sono influenzati sia dalle nettissime scelte di politica energetica di Barack Obama sia dal consistente calo del prezzo del petrolio”. “Sarà stimolante discuterne a Lecce con i maggiori esperti nazionali e internazionali di energia, oltre che – conclude Beulcke – con gli ambientalisti e le imprese”.

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Energie rinnovabili, posti di lavoro "verdi". Le opportunità in Italia

Pubblicato da milionidieuro su 6 maggio 2009


Da un installatore dell’elettronica se ne farà uno di pannelli fotovoltaici, da uno della meccanica se ne farà uno di impianti eolici. La riconversione che un tempo riguardava soprattutto i siti industriali oggi è diventato un tema che interessa anche, o forse soprattutto, i lavoratori. Per trovare un’occupazione il cartello da seguire, secondo gli intermediari privati, è quello che porta alle energie rinnovabili e così Adecco per quest’anno ha già lanciato un’iniziativa «per formare tecnici per l’industria fotovoltaica e per l’eolico – spiega Diego Biolo, direttore sviluppo specializzazioni industriali dell’agenzia in Italia –. I corsi finanziati attraverso i fondi interprofessionali saranno orientati a fornire delle competenze molto pratiche ai partecipanti, per esempio come si monta un pannello fotovoltaico per gli installatori o la legge italiana in materia per gli esperti normativi, in modo tale che possano poi essere candidati a lavorare nelle aziende da cui nelle ultime settimane stanno arrivando centinaia di richieste. Così, chi fino a ieri si occupava di cablaggio nella metalmeccanica o di assemblaggio di componenti elettronici diventerà un operaio che installa pannelli fotovoltaici».

La gemmazione di nuove imprese a cui si sta assistendo ha generato soprattutto la richiesta di tecnici commerciali di energie rinnovabili, ossia i professionisti che devono andare alla ricerca di nuove opportunità sul territorio per la costruzione di impianti solari, eolici o biomasse. È a loro che è affidato lo sviluppo e il mantenimento delle relazioni commerciali con tutte le istituzioni e gli enti locali per consolidare le opportunità esistenti e le potenzialità. A loro si affiancano gli esperti che monitorano e analizzano l’evoluzione normativa e la regolazione del settore, seguendo le dinamiche del mercato e le prospettive future per individuare i corretti strumenti di investimento e le fonti di finanziamento. «In questo caso serve un laureato in giurisprudenza che però abbia una conoscenza specifica della normativa esistente in Italia nel settore delle rinnovabili – aggiunge Biolo – ed è per questo che stiamo pensando anche a corsi di formazione sulle norme». Senza tralasciare l’energy manger ossia la figura che «in azienda si occupa della gestione e pianificazione dei consumi energetici, applicando strategie di efficienza energetica e limitando gli sprechi in una logica di tutela dell’inquinamento – continua Biolo –. A lui spetta la responsabiltià di progettare impianti di energia alternativa che consentano un effettivo risparmio energetico e pianifica le azioni necessarie a promuovere un uso razionale dell’energia all’interno dell’azienda».

Per orientare meglio chi cerca lavoro l’agenzia ha anche istituito un servizio di candidate caring attraverso cui orienta le persone in cerca di lavoro verso le professioni più richieste e imposta la loro formazione in modo da aiutarle a riconvertirsi nel settore delle rinnovabili, nel solare o nell’eolico. Del resto «gli incentivi hanno trascinato la produzione delle aziende delle nuove energie che oggi stanno vivendo un momento di grande dinamismo – spiega Arturo Lorenzoni che insegna Economia dell’energia all’Università di Padova –. Non è un caso che stiano fiorendo molti corsi universitari specializzati in questo settore». A Padova dalla collaborazione tra università e studenti «è stato fatto uno spin off per creare una società di consulenza che oggi dà supporto alle decisioni in campo energetico», continua Lorenzoni. Del resto una delle maggiori difficoltà delle imprese, degli enti, ma anche dei privati che vogliono fare un investimento verde riguarda «l’effettiva redditività – spiega Sara Quotti Tubi, direttore di SolarExpo, la mostra convegno internazionale sulle energie rinnovabili che inizia domani alla fiera di Verona –. Servono profili con competenze giuridiche ed economiche in grado di capire quanto siano vantaggiosi i progetti presentati e per avviare l’iter autorizzativo per accedere agli incentivi e ai finanziamenti».

La vivacità del settore è testimoniata anche dalla crescita di Solarexpo che «in soli quattro anni è più che decuplicato. Questa edizione saranno oltre mille le imprese che parteciperanno. Sono la quasi totalità dei grandi player del mercato italiano, ma c’è anche una buona presenza internazionale con industrie tedesche, spagnole, cinesi, coreane, in tutto sono 31 i paesi rappresentati». Oltre ad essere una vetrina per le imprese, Solarexpo ha anche «un approccio molto formativo – sottolinea Quotti Tubi –. Nei tre giorni dell’evento vengono organizzati oltre 50 convegni dalle associazioni che rappresentano i diversi settori e quindi è un momento di aggiornamento in cui è possibile cogliere tutte le ultime novità normative e tecnologiche».
Proprio dagli operatori è arrivata la richiesta di sfruttare questo momento di incontro per creare una piattaforma in grado di fare incontrare domanda e offerta di lavoro nelle rinnovabili, vista la difficoltà nel reperire risorse umane adeguate. «Il progetto è stato avviato lo scorso anno e ha portato alla creazione del job center Solarexpo-Adecco – spiega Quotti Tubi –. In un momento in cui il mercato del lavoro non brilla le rinnovabili costituiscono una grande opportunità e Solarexpo per i giovani interessati a lavorare in questo settore è un’occasione molto ricca per poter avere una mappa completa delle attività che svolgono». Dato il grande successo delle fiere del lavoro virtuali, per dare continuità all’iniziativa è stata creata anche una piattaforma online che si può consultare sul sito www.solarexpo.com e che sarà attiva sia prima che dopo la fiera.

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BIOCARBUARANTE: BIOMETANO derivato dai rifiuti solidi umani

Pubblicato da milionidieuro su 20 aprile 2009


Un nuovo tipo di biocombustibile inesauribile, a basso costo e basso impatto ambientale sta per essere adottato in Norvegia: deriva dai rifiuti solidi umani. E non puzza!
Un nuovo progetto sviluppato in Norvegia rivoluzionerà il mondo dei biocarburanti: dal 2010 inizieranno a circolare per le strade di Oslo degli autobus alimentati a biometano di produzione… umana. Ole Jakob Johansen, responsabile del progetto ha recentemente messo a punto un procedimento grazie al quale è possibile ottenere metano dalla fermentazione dei detriti solidi recuperati dalle fognature.
Giacimenti umani. Ciascuno di noi, andando in bagno, produce ogni anno l’equivalente di otto litri di diesel. Per una città come Milano, che ospita 1.300.000 abitanti, significa una produzione annua di 10,4 milioni di litri di carburante, sufficienti a far lavorare 300 autobus per 100.000 km l’uno, ma con un impatto ambientale molto più contenuto: il biometano infatti è neutrale dal punto di vista delle emissioni di CO2, rilascia il 78% in meno di nitrati e il 98% in meno di polveri sottili rispetto al gasolio fossile. Per non parlare del prezzo, che compresi i costi di produzione potrebbe essere del 30-40% più basso rispetto a quello del diesel.
Mangiare per fare il pieno. A differenza dei comuni biocarburanti ottenuti dalla fermentazione dei cereali, il biometano non impatta sulla produzione mondiale di cibo, risolvendo non pochi problemi di natura economica ed etica. La città di Oslo conta di mettere in servizio circa 350 autobus alimentati a biometano entro la fine del 2010. E per la puzza? Gli esperti affermano che non si sente assolutamente niente. Sarà vero? Non resta che attendere… naso al vento.

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ENERGIA PULITA DAI MOTI ONDOSI NEL GALLES

Pubblicato da milionidieuro su 20 aprile 2009


Si potra’ produrre energia pulita dallo sfruttamento dei moti ondosi con lo sbarramento del fiume Severn, in Galles. Il progetto di sbarramento del Severn e’ supportato da uno Studio di Fattibilita’, lanciato nel 2008 e tutt’ora in corso, che analizza il progetto dell’opera non solo dal punto di vista ingegneristico ma, soprattutto, dal punto di vista dell’impatto ambientale. Le consultazioni, lanciate da Ed Miliband, Segretario di Stato inglese per l’Energia e la prevenzione dei Cambiamenti Climatici, sono finalizzate alla raccolta di pareri sul progetto di sbarramento del fiume Severn. Le consultazioni su questa prima fase del progetto termineranno il prossimo 23 aprile. Nel 2010, al termine dello studio di fattibilita’, e’ prevista una seconda tornata di consultazioni pubbliche per decidere in merito alla costruzione dello sbarramento, una volta che saranno state raccolte tutte le valutazioni sui costi effettivi dell’opera, i benefici e gli effetti che la produzione di energia dallo sfruttamento dei moti ondosi del Severn avranno sull’ambiente. Miliband ha, inoltre, annunciato un ulteriore finanziamento governativo di 500.000 sterline per accelerare lo sviluppo di possibili tecnologie innovative e alternative allo sbarramento. Il progetto di sbarramento del fiume Severn, il fiume piu’ lungo del Regno Unito, si inserisce in un piu’ ampio contesto di iniziative nel settore delle tecnologie sostenibili che hanno reso il Galles una location d’eccellenza per lo sviluppo di progetti all’avanguardia per il sostegno dell’ambiente. Grazie al suo progresso nel comparto, infatti, la Regione e’ pronta a raggiungere gli obiettivi fissati dall’Unione Europea con il protocollo Energy 2020 per lo sviluppo della produzione di energie rinnovabili e a diventarne esportatore su scala internazionale entro il 2025. Recenti stime indicano che la Regione del Regno Unito sara’ in grado di produrre il 15% del suo fabbisogno energetico complessivo da fonti interamente rinnovabili con un investimento totale di 100 milioni di sterline entro il 2020 e di generare l’intero fabbisogno energetico da fonti pulite diventandone esportatore su scala mondiale entro il 2025. In Galles, infine, il settore delle tecnologie sostenibili ed energie rinnovabili occupa 150.000 persone e rappresenta il 3% dell’intero prodotto interno lordo del Regno Unito e il 9% delle esportazioni totali del Paese.

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le case a «bolletta zero»

Pubblicato da milionidieuro su 28 marzo 2009


In Toscana realizzate 20 abitazioni riscaldate e raffreddate con l’energia della terra

FOLLONICA (Grosseto) – Venti appartamenti di 85 metri quadrati con giardino e box auto. Saranno inaugurati martedì 31 marzo a Follonica, in provincia di Grosseto, e avranno un record: saranno i primi in Italia a funzionare con l’energia della terra e chi li abiterà non pagherà neppure una lira di bolletta e avrà il riscaldamento gratuito durante tutta la stagione fredda e l’aria condizionata, anch’essa a costo zero, in estate. Le case «a bolletta zero» utilizzano infatti la così detta «geotermia a bassa entalpia», ovvero l’energia che viene sprigionata naturalmente dalla terra e può essere canalizzata nel riscaldamento della casa utilizzando particolari sonde. Il progetto è stato realizzato dallo studio Ecogeo di Siena e dalla Cooperativa edile l’Avvenire di Follonica. Gli appartamenti sono costati 255 mila euro l’uno, un prezzo perfettamente in linea con il mercato.

LA TECNOLOGIA – Il calore naturale della terra viene catturato grazie a una tecnica particolare. «Si trivella il terreno per un centinaio di metri – spiega Giacomo Biserni, geologo dello studio Ecogeo – e poi si utilizzano sonde dal diametro massimo di 15 centimetri collegate alla centrale termica. Infine il calore viene spinto nelle serpentine collocate sotto il pavimento. Queste ultime riscaldano l’ambiente senza spendere una lira di bolletta energetica». La cosa più interessante dell’impianto è la doppia funzione. In estate, infatti, si trasforma in un ottimo refrigeratore per raffreddare la temperatura di ogni stanza. Insieme all’uso della geotermia a bassa entropia, i tecnici hanno utilizzato anche impianti fotovoltaici. Per rendere però fattibile una totale autarchia energetica i costruttori hanno impiegato materiali particolari. Come speciali mattoni ad alta efficienza energetica, isolanti naturali per il tetto e le pareti. Costi elevati, dunque? Macché, l’appartamento è stato venduto a un prezzo assolutamente in linea a quello del tradizionale mercato. La costruzione di appartamenti «a bolletta zero» non è solo una scommessa ecologica, ma puree un modo per rilanciare il mercato edilizio contratto anch’esso dalla crisi internazionale.

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Collasso energetico entro il 2050

Pubblicato da milionidieuro su 17 marzo 2009


Gli ambientalisti: per non soccombere entro il 2030 si dovrebbe fare a meno del 50% dei combustibili fossili

Il bilancio energetico globale non lascia speranze: per alimentare l’economia mondiale fino al 2050, mantenendo i parametri attuali, con i combustibili fossili che coprono l’80,9% dell’energia primaria, servono 856 mila miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio. Ma, tra carbone, petrolio, gas naturale e uranio, il mondo ne ha a disposizione 800 mila. Amara conclusione: se si continua con la crescita dei consumi degli ultimi 30 anni, prima del 2050 tutte le risorse energetiche non rinnovabili attualmente accertate saranno esaurite. Queste le disarmanti premesse del dossier «Cambiamenti climatici, ambiente ed energia: linee guida per una strategia nazionale di mitigazione e adattamento», presentato oggi a Roma dal comitato scientifico del WWF Italia. Un’analisi globale che rappresenta un punto partenza per fare riflettere sull’estrema vulnerabilità del caso Italia e sulla necessità di costruire una efficace strategia energetica nazionale.

BUONE POTENZIALITÀ IN ITALIA – «Nell’anno in cui il mondo si appresta ad approvare un nuovo patto globale per il clima, è più che mai urgente che il governo doti il Paese di un Piano nazionale per l’energia e di un altro per l’adattamento ai cambiamenti climatici che sono già in atto», ha dichiarato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia. L’Italia basa le proprie forniture di energia quasi esclusivamente su fonti fossili, hanno ricordato gli esperti del WWF. Proseguendo su questa strada, i consumi energetici cresceranno e, tranne che per una modesta quota di rinnovabili, continueranno a basarsi su fonti importate che, per il progressivo esaurimento e il costante aumento della domanda, saranno sempre più costose. «Al contrario, siamo particolarmente avvantaggiati quanto a fonti rinnovabili, che sono invece sempre più economiche: abbiamo un buon potenziale idroelettrico, foreste e produttività agricola che garantirebbero biomasse di scarto, e siamo tra i Paesi europei più soleggiati».

IL TRICOLORE ENERGETICODi qui la ricetta del WWF da attuare entro il 2030: – 50% dei consumi e -50% delle fonti fossili. In compenso, triplicare le fonti rinnovabili, con investimenti iniziali ampiamente ricompensati dalla convenienza a medio termine, per uno scenario complessivo in cui il fabbisogno energetico nazionale sia assicurato per metà da fonti rinnovabili e per l’altra metà dai combustibili fossili. Scenario definito dagli esperti del WWF: «Un vero e proprio “tricolore” energetico per l’Italia: rosso per le fonti convenzionali, verde per le rinnovabili e bianco per l’efficienza da sviluppare». Particolarmente rischiosa, anche sul piano economico, viene giudicata dal WWF la scelta di un ritorno all’energia nucleare: «Fonte che, se si comprendessero anche i futuri costi di smantellamento delle centrali e di gestione finale delle scorie, nonché gli elevati investimenti pubblici già ricevuti (per la ricerca, la gestione della sicurezza esterna e lo sviluppo di infrastrutture), sarebbe già oggi non competitiva. Gli analisti internazionali, per esempio Moody’s, prevedono, infatti, che il costo del kWh prodotto sia destinato a raddoppiare entro il 2022, data in cui dovrebbero entrare in funzione le prime centrali italiane ipotizzate dal governo».

CAMBIAMENTO CLIMATICOSul fronte del cambiamento climatico gli esperti del WWF hanno ricordato che il 90% dei disastri naturali in Europa dal 1980 sono attribuibili a eventi metereologici o climatici, i cui costi di riparazione hanno raggiunto circa 15 miliardi di euro l’anno. Mentre la Commissione Europea ha ormai definito un libro bianco per le strategie di adattamento, in Italia il tema è ancora agli albori, lamentano gli esperti del WWF, i quali chiedono al governo di attuare con urgenza il monitoraggio degli ambienti più delicati: foreste, sistemi agricoli, ecosistemi marini e di acqua dolce; e di avviare le opere di ripristino del territorio per renderlo meno vulnerabile ai cambiamenti climatici. «Purtroppo oggi si continuano a proporre infrastrutture considerando poco i conseguenti effetti negativi sui sistemi naturali». Alla stesura del dossier WWF hanno collaborato i professori Vincenzo Balzani, chimico dell’università di Bologna; Sergio Castellari, Focal Point IPCC Italia e ricercatore dell’Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia; Marino Gatto, ecologo del Politecnico di Milano; Sergio Ulgiati, del dipartimento di Scienze per l’Ambiente dell’università Parthenope di Napoli.

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Energie alternative e pareti multimediali: ecco il nuovo simbolo della finanza cinese

Pubblicato da milionidieuro su 3 marzo 2009


Il progetto del palazzo che, a Shenzhen, ospiterà gli uffici del China Insurance Group

Duecento metri per 49 piani, 1.600 metri quadrati di area calpestabile, alimentazione ad energia solare e una parete in grado di proiettare immagini multimediali: sono queste le peculiarità del nuovo palazzo che, a Shenzhen, ospiterà il China Insurance Group. Presentato dagli austriaci di Coop Himmelb(l)au (letteralmente, cielo blu: anche questo un buon auspicio per una delle megalopoli più inquinate della Repubblica popolare cinese), il progetto è stato votato all’unanimità dalla giuria del concorso “4 torri in 1″. Bandito dall’autorità urbanistica di Shenzhen, il piano “4 torri in 1″ ha selezionato quattro progetti per il nuovo distretto finanziario cittadino cui sono stati destinati gli uffici di Shenzhen Media Group, China Construction Bank, China Insurance Group, e Southern & Bosera Funds.

Il palazzo degli austriaci è stato studiato in maniera tale da ridurre gli effetti della pressione del vento, garantire una ventilazione naturale nei corridoi all’interno oltre che ripari d’ombra nelle stanze particolarmente esposte alla luce del sole. L’energia solare è invece garantita dal posizionamento di cellule fotovoltaiche sulle pareti esterne dell’edificio, e, nonostante al momento sia difficile stimare quanta energia sarà possibile produrre grazie a questo sistema, è evidente che il consumo complessivo della struttura sarà nettamente più basso rispetto ai palazzi meno ecologici circostanti. Ancora, sulle pareti esterne potranno essere riprodotte insegne multimediali controllando con dei computer dei grandi led luminosi distribuiti in maniera irregolare su muri e vetrate.

All’interno, l’edificio è suddiviso in strati. Ai piani alti gli uffici, a quelli bassi le aree accessibili al pubblico. Quelli centrali verranno invece sfruttati per coltivare giardini o per allestire sale riunioni e conferenze.

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ENERGIA PULITA DALLE ONDE E DALLE MAREE

Pubblicato da milionidieuro su 1 marzo 2009


I mari della Terra sono in perenne movimento: onde, maree, correnti oceaniche… se si riuscisse a rubare un po’ di energia a questi fluidi in movimento, si potrebbero alimentare molte città. Nelle isole Orkney, a nord della Scozia, l’Emec (European Marine Energy Centre) sta sperimentando nuove tecnologie di questo tipo, con l’obiettivo di arrivare nei prossimi anni a coprire il 20% del fabbisogno energetico.

ONDE E MAREE
Finora sono stati sperimentati due sistemi innovativi: Pelamis, un serpentone metallico capace di trarre energia dai movimenti delle onde (vedi Focus 187) in superficie, e una turbina istallata nel fondo del mare dalla società dublinese OpenHydro per sfruttare i flussi d’acqua generati dalle maree.
Collegata in rete. Quest’ultima è stata inaugurata nel maggio 2007, dopo 18 mesi di test, e produce 250 KW, che immette nella rete elettrica britannica. OpenHydro sta ora preparando turbine da 1 MW da installare nella baia di Fundy (Canada) e nel canale della Manica.

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corrente elettrica a bassissimo costo dalle onde del mare

Pubblicato da milionidieuro su 1 marzo 2009


Un fisico americano ha ideato un curioso e originale sistema per ottenere corrente elettrica a bassissimo costo dalle onde del mare.
La geniale trovata di un fisico in pensione potrebbe contribuire, almeno in parte, a risolvere i problemi energetici, producendo quantità non trascurabili di corrente elettrica dalle onde del mare. Francis Farley e il suo ex collega Rod Rainey hanno riempito un lungo cilindro di gomma con acqua di mare e hanno chiuso le due estremità così da formare un enorme salsiccione. Hanno poi legato il cilindro a circa 100 metri di profondità e lo hanno lasciato il balia delle correnti. Il moto ondoso e la forza delle acque hanno inziato ad agitare Anaconda, questo il nome del serpentone , comprimendo l’acqua contenuta al suo interno e mettendo in moto, grazie all’aumento di pressione, le turbine installate a una delle estremità del cilindro. Anaconda è lungo circa 200 metri e ha un diametro di 7: secondo gli esperti, dimensionandolo opportunamente e ottimizzando l’elasticità dell’involucro, è possibile realizzare impianti della potenza di circa un megawatt, sufficienti a dare corrente a 2.000 abitazioni. L’idea di Farley e Rainey è ora quella di perfezionare il progetto e commercializzarlo entro 5 anni.

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Le polveri metalliche sono usate come combustibile per razzi.

Pubblicato da milionidieuro su 1 marzo 2009

Lo sapevate che la lana di ferro è infiammabile? Accade perché tutti i metalli reagiscono con l’aria e si ossidano. Spesso non ce ne accorgiamo, perché l’ossidazione avviene solo sulla superficie. Se, però, la superficie aumenta – perché il metallo è trasformato in una lana sottile o in una polvere – allora il fenomeno diventa più energetico e perfino esplosivo.
Infiammabili. Le polveri metalliche, infatti, sono usate come combustibile per razzi. Dave Beach, ricercatore all’Oak Ridge National Laboratory, ha spinto quest’idea all’estremo: propone di utilizzare motori che brucino, invece della benzina, polveri di ferro, alluminio o boro. Se le polveri sono 10 mila volte più sottili di un capello, dice Beach, possono bruciare in un motore simile al diesel. E senza inquinare: la combustione avverrebbe a soli 500 °C, quindi senza produrre ossidi d’azoto o altri inquinanti, mentre le polveri di scarto potrebbero essere raccolte e, successivamente, riattivate con un processo chimico.
Meglio le batterie. L’idea è affascinate, ma è difficile metterla in pratica. «Un’idea più realistica sono le batterie metallo-aria», spiega Ugo Bardi, «per esempio zinco-aria o alluminio-aria. Quest’ultimo tipo è stato sperimentato con successo dai militari negli Usa». E si possono ricaricare con un processo elettrochimico o rifondendo i metalli.

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ENERGIA DEI PASSI: 1 passo produce 10 W, una folla può illuminare uno stadio

Pubblicato da milionidieuro su 1 marzo 2009

Lampioni, semafori, insegne: in futuro potrebbero essere alimentati dall’energia “rubata” ai pedoni che camminano, secondo l’ingegnere britannico David Webb. Funziona grazie a un sistema di cuscinetti nascosti sotto il pavimento o le scale: ogni volta che se ne calpesta uno, si fa pressione su un fluido che va ad azionare una serie di microturbine, generando elettricità. E lo stesso principio potrebbe essere applicato al passaggio di autoveicoli e di treni.
Nel metrò. Di certo questa invenzione non può essere la soluzione dei problemi energetici mondiali, ma potrebbe dare il suo contributo: secondo le stime, le 34 mila persone che transitano ogni ora nella stazione Vittoria della metropolitana di Londra, in pieno centro, riuscirebbero a tenere accese 6.500 lampadine.

GIà A LONDRA
Londra, l’idea di un milionario cipriota: Nei locali, una pista che aziona dei generatori grazie al movimento dei piedi. E presto le batterie dei telefonini. Voi danzate, e la pista da ballo trasforma l’energia cinetica dei passi in energia elettrica pulita. La pista da ballo, sostenuta da una serie di molle, oscillando aziona dei generatori a cristalli capaci di produrre una piccola quantità di energia elettrica.

SEMPRE A LONDRA una lunga serie di stazioni delle metropolitane di Londra è stata dotata di un sistema di produzione energetica che sfrutta i passi delle persone che le attraversano a piedi, attraverso un pavimento costituito da attuatori idraulici, che forniranno ben 7 watt (!!!) ogni volta che saranno calpestati. Sembra inoltre che questa sia solo la prima di una serie di idee nate per cercare di “rubare” energia agli spostamenti dei londinesi: successivamente sarannò prese di mira le vibrazioni di treni e auto, che verranno utilizzate per l’illuminazione pubblica della città.
Ebbene quel progetto non solo è stato, ed è, un successo ma viene ora esteso. Questa volta le mini-turbine che catturano la pressione dei passi sul pavimento saranno installate sulla Spinnaker Tower a Portsmouth, dove sarà utilizzata l’energia cinetica, prodotta dai turisti che salgono e scendono le scale di questa torre alta 170 metri. In aggiunta ai percorsi pedonali, le mini-turbine saranno installate anche sotto le linee ferroviarie o sotto i ponti per sfruttare l’energia dei treni e dei veicoli e proprio sotto una galleria ad alto traffico nelle Midlands è avvenuta la sperimentazione del sistema “underfloor” dove i generatori di energia hanno usato quella prodotta dal passaggio dei treni.

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L’ENERGIA OSMOTICA detta anche energia a gradiente salino

Pubblicato da milionidieuro su 27 febbraio 2009


Una nuova tecnologia per la produzione di energia pulita basata sulla differenza di salinità alla foce dei fiumi, tra l’acqua marina e quella proveniente dall’estuario


Le fonti di energia pulita sono presenti in varie forme, ovunque intorno a noi, anche se spesso non ce ne accorgiamo nemmeno. Una tra quelle più facili e vantaggiose da sfruttare, ma ancora praticamente inutilizzata, è la differenza di salinità presente alla foce dei fiumi, là dove l’acqua dolce si incontra con l’acqua marina salata. I Paesi Bassi sono all’avanguardia nello sviluppo delle nuove tecnologie in questo campo, anche grazie alle caratteristiche del loro territorio, dove sono numerosi i fiumi che sfociano in mare. Ma è un’azienda norvegese ad applicare le ultime scoperte su larga scala, attraverso la costruzione di una vera e propria centrale elettrica.

L’ENERGIA OSMOTICA – Questo tipo di energia è detta energia a gradiente salino (o energia osmotica) e sfrutta il flusso spontaneo dell’acqua da una soluzione a concentrazione minore (acqua dolce) verso una più concentrata (acqua salata).
Come riporta il New Scientist, il progetto di un nuovo tipo di di batteria in grado di incanalare quest’energia è nato dagli ingegneri del Wetsus, centro olandese per le tecnologie idriche sostenibili. Per dare un’idea delle potenzialità di questa risorsa, nel caso specifico del Reno, che sfocia poco a sud di Rotterdam nel Mare del Nord, il processo chiamato «Blue Energy» sarebbe in grado di produrre 1 gigawatt di elettricità, sufficiente per alimentare 650 mila abitazioni. Un sistema del genere può essere applicato alla foce dei fiumi di tutto il mondo, dal Gange al Mississippi, senza causare danni all’ambiente nè all’ecosistema, e in futuro – a pieno regime – potrebbe arrivare a fornire fino al 7 per cento del fabbisogno energetico globale.

LA PRIMA CENTRALE – L’energia osmotica è nota da tempo. Nonostante ciò, sono stati necessari anni di studi per creare un sistema in grado di produrre elettricità sfruttando la differenza di concentrazione alla foce dei fiumi. Le difficoltà principali sono legate alla membrana di separazione tra acqua salata e dolce: alla fine degli anni ’90 sono nati i primi prototipi efficaci e solo ora i modelli più avanzati sono abbastanza efficienti da permettere la produzione di energia in modo redditizio. Dopo aver sperimentato in laboratorio il funzionamento dell’impianto e delle membrane, nei prossimi mesi l’azienda norvegese Statkraft attiverà il primo prototipo di centrale a energia osmotica su larga scala. Sarà situata a Tofte, una cittadina costiera vicino a Oslo (Norvegia), e avrà dimensioni relativamente piccole: in un’area grande come un campo da tennis, verranno installati 2 mila metri quadri di membrane che genereranno circa 4 kilowatt (una quantità di energia molto modesta). Sfruttando l’esperienza di Tofte, entro il 2015 l’azienda spera di riuscire a costruire una centrale più grande, in grado di produrre almeno 25 megawatt (il fabbisogno di circa 15 mila famiglie).

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L’ENERGIA OSMOTICA detta anche energia a gradiente salino

Pubblicato da milionidieuro su 26 febbraio 2009


Una nuova tecnologia per la produzione di energia pulita basata sulla differenza di salinità alla foce dei fiumi, tra l’acqua marina e quella proveniente dall’estuario


Le fonti di energia pulita sono presenti in varie forme, ovunque intorno a noi, anche se spesso non ce ne accorgiamo nemmeno. Una tra quelle più facili e vantaggiose da sfruttare, ma ancora praticamente inutilizzata, è la differenza di salinità presente alla foce dei fiumi, là dove l’acqua dolce si incontra con l’acqua marina salata. I Paesi Bassi sono all’avanguardia nello sviluppo delle nuove tecnologie in questo campo, anche grazie alle caratteristiche del loro territorio, dove sono numerosi i fiumi che sfociano in mare. Ma è un’azienda norvegese ad applicare le ultime scoperte su larga scala, attraverso la costruzione di una vera e propria centrale elettrica.

L’ENERGIA OSMOTICA – Questo tipo di energia è detta energia a gradiente salino (o energia osmotica) e sfrutta il flusso spontaneo dell’acqua da una soluzione a concentrazione minore (acqua dolce) verso una più concentrata (acqua salata).
Come riporta il New Scientist, il progetto di un nuovo tipo di di batteria in grado di incanalare quest’energia è nato dagli ingegneri del Wetsus, centro olandese per le tecnologie idriche sostenibili. Per dare un’idea delle potenzialità di questa risorsa, nel caso specifico del Reno, che sfocia poco a sud di Rotterdam nel Mare del Nord, il processo chiamato «Blue Energy» sarebbe in grado di produrre 1 gigawatt di elettricità, sufficiente per alimentare 650 mila abitazioni. Un sistema del genere può essere applicato alla foce dei fiumi di tutto il mondo, dal Gange al Mississippi, senza causare danni all’ambiente nè all’ecosistema, e in futuro – a pieno regime – potrebbe arrivare a fornire fino al 7 per cento del fabbisogno energetico globale.

LA PRIMA CENTRALE – L’energia osmotica è nota da tempo. Nonostante ciò, sono stati necessari anni di studi per creare un sistema in grado di produrre elettricità sfruttando la differenza di concentrazione alla foce dei fiumi. Le difficoltà principali sono legate alla membrana di separazione tra acqua salata e dolce: alla fine degli anni ’90 sono nati i primi prototipi efficaci e solo ora i modelli più avanzati sono abbastanza efficienti da permettere la produzione di energia in modo redditizio. Dopo aver sperimentato in laboratorio il funzionamento dell’impianto e delle membrane, nei prossimi mesi l’azienda norvegese Statkraft attiverà il primo prototipo di centrale a energia osmotica su larga scala. Sarà situata a Tofte, una cittadina costiera vicino a Oslo (Norvegia), e avrà dimensioni relativamente piccole: in un’area grande come un campo da tennis, verranno installati 2 mila metri quadri di membrane che genereranno circa 4 kilowatt (una quantità di energia molto modesta). Sfruttando l’esperienza di Tofte, entro il 2015 l’azienda spera di riuscire a costruire una centrale più grande, in grado di produrre almeno 25 megawatt (il fabbisogno di circa 15 mila famiglie).

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energia pulita dal moto dell'acqua

Pubblicato da milionidieuro su 10 novembre 2008

ROMA, 10 NOV – A Villa San Giovanni partira’ una nuova sperimentazione italiana per la produzione di energia pulita dal moto dell’acqua. Il progetto e’ sviluppato da Friel e dal dipartimento di ingegneria aerospaziale dell’Universita’ di Napoli ”Federico II. La societa’ Fri-El Green Power ha sede a Bolzano ed e’ attiva nel campo dell’energia pulita. La societa’ progetta, realizza e gestisce impianti per la produzione e l’impiego di energia elettrica rinnovabile. Il progetto, denominato Fri-El Sea Power, e’ composto da una struttura galleggiante (portone o nave) e da varie turbine ad asse orizzontale posizionate ad intervalli regolari lungo un tubo orizzontale snodabile e modulare (denominato ”filare”). Il tubo (che e’ in grado di allinearsi alla corrente marina, seguendone l’eventuale variazione) funge anche da albero di trasmissione del moto che trasferisce la potenza catturata dal moto dell’acqua al generatore elettrico. L’energia elettrica prodotta viene immessa direttamente nella rete elettrica attraverso un cavo sottomarino che collega le singole strutture galleggianti alla terra ferma. Le strutture galleggianti, ovvero i pontoni e le navi, possono essere disposte in gruppi di diverse decine, formando delle vere e proprie flotte impiegate nella produzione energetica. Grazie ai buoni risultati ottenuti dai primi test si sta lavorando a un prototipo da 500 kW, che sara’ testato nel 2009 e messo in mare nello Stretto di Messina, dove la corrente raggiunge punte di 2.5 metri al secondo. Sara’ costituito da una nave e da 4 filari allineati, ognuno dei quali avra’ 5 turbine dal diametro di 4 metri per un totale di 20 turbine. Il progetto Fri-El Sea Power prevede, poi, un ulteriore livello di sviluppo. Quando la tecnologia della produzione energetica da idrogeno avra’ raggiunto il suo grado di maturita’, Fri-El Sea Power potra’ essere utilizzato per la produzione di idrogeno. Per sfruttare anche l’energia delle maree di acqua dotate di bassissima velocita’, sara’ ancorata sotto la nave un’ulteriore ed innovativa turbina, che avra’ efficienza piu’ che doppia grazie al diffusore ad anelli che la circondano. L’efficacia di questo sistema, gia’ verificato in galleria del vento, sara’ verificata in condizioni reali. Quando questa tecnologia sara’ matura, tutte le turbine lungo i filari saranno dotate del diffusore e quindi si potra’ estrarre il massimo di energia con le minime dimensioni possibili della turbina e con velocita’ della corrente molto basse.

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energia pulita dal moto dell’acqua

Pubblicato da milionidieuro su 10 novembre 2008

ROMA, 10 NOV – A Villa San Giovanni partira’ una nuova sperimentazione italiana per la produzione di energia pulita dal moto dell’acqua. Il progetto e’ sviluppato da Friel e dal dipartimento di ingegneria aerospaziale dell’Universita’ di Napoli ”Federico II. La societa’ Fri-El Green Power ha sede a Bolzano ed e’ attiva nel campo dell’energia pulita. La societa’ progetta, realizza e gestisce impianti per la produzione e l’impiego di energia elettrica rinnovabile. Il progetto, denominato Fri-El Sea Power, e’ composto da una struttura galleggiante (portone o nave) e da varie turbine ad asse orizzontale posizionate ad intervalli regolari lungo un tubo orizzontale snodabile e modulare (denominato ”filare”). Il tubo (che e’ in grado di allinearsi alla corrente marina, seguendone l’eventuale variazione) funge anche da albero di trasmissione del moto che trasferisce la potenza catturata dal moto dell’acqua al generatore elettrico. L’energia elettrica prodotta viene immessa direttamente nella rete elettrica attraverso un cavo sottomarino che collega le singole strutture galleggianti alla terra ferma. Le strutture galleggianti, ovvero i pontoni e le navi, possono essere disposte in gruppi di diverse decine, formando delle vere e proprie flotte impiegate nella produzione energetica. Grazie ai buoni risultati ottenuti dai primi test si sta lavorando a un prototipo da 500 kW, che sara’ testato nel 2009 e messo in mare nello Stretto di Messina, dove la corrente raggiunge punte di 2.5 metri al secondo. Sara’ costituito da una nave e da 4 filari allineati, ognuno dei quali avra’ 5 turbine dal diametro di 4 metri per un totale di 20 turbine. Il progetto Fri-El Sea Power prevede, poi, un ulteriore livello di sviluppo. Quando la tecnologia della produzione energetica da idrogeno avra’ raggiunto il suo grado di maturita’, Fri-El Sea Power potra’ essere utilizzato per la produzione di idrogeno. Per sfruttare anche l’energia delle maree di acqua dotate di bassissima velocita’, sara’ ancorata sotto la nave un’ulteriore ed innovativa turbina, che avra’ efficienza piu’ che doppia grazie al diffusore ad anelli che la circondano. L’efficacia di questo sistema, gia’ verificato in galleria del vento, sara’ verificata in condizioni reali. Quando questa tecnologia sara’ matura, tutte le turbine lungo i filari saranno dotate del diffusore e quindi si potra’ estrarre il massimo di energia con le minime dimensioni possibili della turbina e con velocita’ della corrente molto basse.

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pannello solare per elettricità e acqua

Pubblicato da milionidieuro su 29 settembre 2008

PANNELLI SOLARI PRODUCONO ELETTRICITA’ E ACQUA
(ANSA) – SYDNEY – Scienziati australiani hanno creato una nuova generazione di pannelli solari, che producono elettricita’ e acqua calda allo stesso tempo, con il potenziale di dimezzare il costo di conversione di un edificio all’energia solare. I pannelli, sviluppati da ricercatori dell’Universita’ nazionale di Canberra, consistono di sottilissimi canali con superficie a specchio. Gli specchi, spiega il responsabile del progetto Igor Skryabin del Collegio di ingegneria dell’ateneo, concentrano i raggi del sole su una striscia che percorre i canaletti e produce elettricita’. La striscia contiene anche acqua trattata, che sotto il sole si riscalda. Il calore viene poi incanalato nel sistema di scalda-acqua dell’abitazione.

Un’installazione di media grandezza, precisa Skryabin, puo’ fornire acqua calda sufficiente per un’unita’ familiare, e se l’abitazione e’ efficiente in termini di energia, puo’ alimentarla per una proporzione che va da meta’ a due terzi del fabbisogno. Al progetto detto ”due in uno” partecipano, insieme al governo australiano che ha finanziato la prima fase di ricerca, l’universita’ di Tianjin in Cina e la compagnia della Silicon Valley Chromasum.

Finora le famiglie di tendenze ambientaliste in Australia dovevano installare separatamente scalda acqua solari e pannelli solari per l’elettricita’, per un costo medio pari a circa 9600 euro, una spesa eccessiva per molti. Con il nuovo sistema due in uno’, il costo sarebbe dimezzato, dato che l’elettricita’ e l’acqua calda vengono generate simultaneamente. I ricercatori hanno installato un sistema sperimentale di larga scala sul tetto di un edificio dell’universita’, e hanno sviluppato un prototipo di dimensioni adatte per un’abitazione media. Il prossimo passo sara’ di commercializzare il progetto, ha detto Skryabine, e di trovare la maniera meno costosa per la produzione di massa.

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biocarburanti, scorie agricole per la produzione di etanolo cellulosico

Pubblicato da milionidieuro su 10 settembre 2008

Usare gli scarti agricoli e la cellulosa di piante che non siano il mais e gli altri cereali. Da Israele arriva una nuova tecnologia per produrre biocarburanti senza affamare il mondo

Mangiare o guidare? L’ultimo rapporto della Banca Mondiale, anticipato dal quotidiano britannico «The Guardian», ha messo una pesante ipoteca sui biocarburanti, che fino a pochi mesi fa sembravano l’alternativa più ragionevole al caro-petrolio. Il 75% dell’aumento dei prezzi degli alimenti nell’ultimo anno è attribuibile proprio all’esplosione delle coltivazioni per produrre biofuel, a scapito delle derrate alimentari. Il problema dell’energia si scontra, inevitabilmente, con quello ben più grave della fame nel mondo.

Lester Brown, autorevole ambientalista dell’Earth Policy Institute, avverte che «la competizione tra gli 800 milioni di automobilisti del mondo che vogliono mantenere la loro mobilità e i due miliardi di poveri che vogliono semplicemente cercare di sopravvivere sta diventando un problema sempre più drammatico».

Resta il fatto che i vantaggi di sostituire la benzina con i carburanti a base di etanolo sono molteplici: riduzione dell’inquinamento dell’aria, diminuzione nella produzione di gas serra, vantaggi geopolitici e di sicurezza energetica. Il problema è come ottenere l’etanolo necessario senza depauperare la produzione agricola. La soluzione potrebbe arrivare dalla valle di Arava, in Israele, dove Elaine Solowey, una ricercatrice all’«Arava Institute for Environmental Studies» vicino ad Eilat ha sviluppato una nuova tecnologia per produrre carburante dalle scorie agricole invece che dai prodotti alimentari. Il problema principale delle scorie è che contengono molta cellulosa e non solo amidi e zuccheri. Solowey ha sviluppato un metodo chimico per trasformare la cellulosa in zuccheri semplici, da cui si distilla l’etanolo. Questo metodo permette anche di sfruttare sia il legno sia le fronde di palma.

Formati sostenibili
Le scorie agricole per la produzione di etanolo cellulosico sono abbondanti. Si possono coltivare piante selvatiche in formati sostenibili, sfruttando risorse idriche sottoutilizzate, come l’acqua di scolo o l’acqua grigia non di fogna. La valle dell’Arava si presta a questo tipo di coltivazioni. Con 350 giorni di sole pieno all’anno, un inverno mite, acqua salmastra sotterranea e un team di agricoltori e ricercatori specializzati ben addestrati, la valle è un laboratorio ideale. Il clima arido e tropicale permette alle piante tolleranti all’acqua salmastra e ricche di cellulosa di crescere con estrema rapidità.

Ma l’Arava potrebbe anche facilmente adattarsi al biodiesel, principale alternativa all’etanolo. Il biodiesel può essere ricavato da molte piante che producono olio. Non ha bisogno di fermentare, a differenza dell’etanolo proveniente da amido o zucchero, e non necessita nemmeno del lungo e complicato processo di idrolisi acida o di decostruzione enzimatica prima della fermentazione per la produzione di etanolo cellulosico.

Quantità commerciali
Il valore aggiunto derivato dalla coltivazione di quantità commerciali di colture per l’energia nell’Arava potrebbe essere enorme, facendo della regione addirittura una nuova Silicon Valley. La produzione di etanolo su larga scala basata sulle colture agricole può avere un forte impatto sull’intera economia della regione, mentre le informazioni ottenute in questo progetto potrebbero portare all’obiettivo definitivo: trasformare l’intera regione in un’economia energetica autonoma, economica ed ecologica. Non soltanto: i risultati della ricerca e della sperimentazione, ovviamente, saranno utili per la produzione sostenibile di colture per l’energia in altre regioni marginali ed aride in tutto il mondo.

L’Arava Institute è situato nel Kibbutz Ketura, a mezz’ora da Eilat, e ha una sede anche in Pennsylvania, negli Usa. È stato costituito nel 1996 dai membri del kibbutz sotto la direzione di Alon Tal, fondatore di Adam Teva V’Din, l’Unione israeliana per la difesa ambientale. «È stato costituito per creare una leadership ambientalistica nel Medio Oriente e per insegnare che la natura non ha limiti», spiega David Lehrer, direttore esecutivo dell’istituto.

Se il progetto di Elaine Solowey andrà a buon fine, davanti all’Istituto ci sarà la fila.

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SCOPERTO METODO PER IMMAGAZZINARE ENERGIA SOLARE

Pubblicato da milionidieuro su 2 agosto 2008

(ANSA) – ROMA – Promette una vera e propria ‘rivoluzione del solare’ la scoperta fatta dagli ingegneri del Massachussets institute of technology (Mit): in uno studio pubblicato da Science hanno infatti descritto per la prima volta un modo per immagazzinare l’energia prodotta dai pannelli solari. La scoperta e’ stata ispirata da uno dei passaggi della fotosintesi, in cui l’acqua viene scissa in idrogeno e ossigeno. Per riuscire a ripetere lo stesso procedimento i ricercatori hanno disegnato un nuovo catalizzatore, cioe’ una sostanza che favorisce una reazione ma che alla fine puo’ essere recuperata intatta, poco costoso e che funziona a temperatura ambiente. Il sistema progettato prevede che l’elettricita’ prodotta ad esempio da un pannello fotovoltaico venga utilizzata, insieme al catalizzatore nuovo e a uno tradizionale, per scindere l’acqua in idrogeno e ossigeno gassosi. Questi possono essere immagazzinati e utilizzati per alimentare delle celle a combustibile. ”Questo e’ quello che cercavamo di fare da anni – spiega Daniel Nocera, che ha coordinato lo studio – l’energia solare e’ sempre stata limitata dal fatto che si interrompeva in assenza di sole. Adesso possiamo considerarla praticamente illimitata”. Secondo i ricercatori, l’applicazione su larga scala del processo e’ molto facile e richiedera’ non piu’ di dieci anni. (ANSA).


La critica che viene mossa più frequentemente alle energie rinnovabili è che non sono continue. Il sole è utilizzabile solo di giorno, il vento non c’è ogni giorno, le maree non hanno la stessa intensità su tutti i mari, eccetera. Dai laboratori del Mit (Massachusetts institute of technology) di Boston arriva una scoperta che potrebbe risolvere questo limite, in particolare per l’energia solare, permettendo la memorizzazione dell’energia e l’utilizzo successivo, quando ce n’è bisogno.

Entro 10 anni nelle case. Esistono già delle soluzioni, ma sono eccessivamente costose e quindi inutilizzate. Il nuovo metodo, assicurano invece i ricercatori dell’Mit, è semplice, poco costoso, ed estremamente efficiente. Non impiega materiali tossici, anzi. Daniel Nocera, professore di Energia del Mit e il borsista post-dottorato Matteo Kanan, si sono ispirati al processo di fotosintesi tipico delle piante. Il sistema permette all’energia del sole di essere utilizzata per dividere le molecole di acqua in atomi di idrogeno e ossigeno. Questi vengono poi ricombinati all’interno di una cella a combustibile, creando senza emissioni di carbonio energia elettrica utilizzabile in casa o per alimentare un’auto elettrica. Sia di giorno che di notte. Nocera auspica che entro 10 anni il sistema venga adottato nelle case. I pannelli fotovoltaici forniranno energia durante il giorno. Di notte, verranno utilizzate le celle a combustibile.
Il funzionamento. La scoperta chiave è rappresentata da un nuovo catalizzatore che produce l’ossigeno dall’acqua, e un altro catalizzatore che produce idrogeno utilizzabile. E’ fatto di metallo di cobalto, fosfato e un elettrodo posto in acqua. Quando l’energia elettrica – prodotta da una cella fotovoltaica, una turbina eolica o da qualsiasi altra fonte – scorre attraverso l’elettrodo, il cobalto e il fosfato formano un film sottile sull’elettrodo, producendo ossigeno. Combinato con un altro catalizzatore, come il platino, in grado di produrre idrogeno dall’ acqua, il sistema è in grado di duplicare la scissione delle molecole d’acqua che si verifica durante la fotosintesi.
Il Nirvana del Sole. Secondo Nocera «la luce del sole ha un potenziale maggiore di qualsiasi altra fonte per risolvere il problema energetico mondiale. In un’ora, la luce del sole che colpisce la Terra potrebbe fornire energia a tutto il Pianeta per un anno». La realizzazione dei catalizzatori, spiega il professore, non è complicata. E tra dieci anni quello che Nocera definisce il «Nirvana» dell’energia solare, potrebbe diventare realtà.


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BIOENERGIE, SI SFRUTTA ANCHE LETAME MAIALE

Pubblicato da milionidieuro su 25 luglio 2008

(ANSA) – ROMA – Nel campo delle bioenergie una fonte da non sottovalutare e’ quella del letame, anche quello che arriva dall’allevamento di maiali. Impiegato negli impianti di biogas, produce energia per la rete elettrica nazionale, il teleriscaldamento o il riuso nelle stesse aziende agricole. Inoltre i resti della trasformazione diventano un sottoprodotto che puo’ essere impiegato come compost per concimare o come fertilizzante agricolo, grazie all’azoto contenuto. Questi ed altri sono stati temi al centro di un convegno che si e’ tenuto a Legnano (Pd), organizzato da Veneto Agricoltura e dall’Universita’ di Padova in collaborazione con il Crpa (Centro ricerca produzioni animali), dell’Aiel (associazione italiana per le energie agro-forestali). Un esempio di impiego di queste fonti arriva proprio dal Veneto, dove sono gia’ presenti 20 impianti a biogas (8 nel veronese e nel padovano, 6 nel vicentino, 3 nel trevigiano, 2 nella provincia di Venezia, 1 in quella di Rovigo) e dai dati relativi alla qualita’ e quantita’ di biomassa veneta, per un totale di 23 milioni di tonnellate all’anno di biomassa di cui 6,5 milioni solo di liquame, che producono quasi 45 milioni di metri cubi di biogas e una potenzialita’ degli impianti che supera i 15,5 MegaWatt elettrici. Il tutto usando appunto gli scarti e non materie prime destinate al consumo alimentare. ”C’e’ purtroppo una certa confusione quando si parla di impianti biogas – conferma il direttore del settore Ricerca e Sperimentazione di Veneto Agricoltura, Giustino Mezzalira – in quanto si tende a ricomprendere nel termine ”biomassa” anche prodotti agricoli dalla destinazione piu’ pregiata. Qui invece si vuole sfruttare fino in fondo una risorsa di scarto da riutilizzare per creare nuova energia. Veneto Agricoltura – continua Mezzalira – ha attivato una specifica azione strategica sulle bioenergie, istituendo un nuovo settore all’interno della propria struttura proprio per dare delle risposte al territorio e agli operatori del settore”. Secondo l’esperto di Veneto agricoltura ”sono necessari investimenti e leggi che consentano una semplificazione burocratica finalizzata a incrementare questo approccio alternativo all’approvvigionamento energetico, anche per le piccole aziende agricole”.(ANSA).

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GERMANIA MAXI IMPIANTO SOLARE 21-07-2008

Pubblicato da milionidieuro su 21 luglio 2008

(ANSA) – ROMA 21-07-2008 – Germania sempre piu’ lanciata nel settore delle rinnovabili. Di recente e’ stato inaugurato il piu’ grande ”campo solare” del mondo: e’ il Waldpolenz Solar Park, realizzato su un vecchio aeroporto di Leipzig, nella Germania dell’Est, che si estende per 110 ettari. La centrale che sta per produrre 24 megawatt di elettricita’, entro il 2009 arrivera’ a 40 megawatt, alimentando almeno 10.000 case e consentendo di risparmiare ogni anno almeno 25.000 tonnellate di carbonio. E il fenomeno non si limita a Waldpolenz. Anche Leipzig ospita 3 dei 50 campi solari piu’ grandi del mondo. E l’economia della zona – solo fino a pochi anni fa depressa – sta decollando. Perche’ i tedeschi non si limitano a istallare pannelli fotovoltaci, ma sviluppano in proprio le tecnologie innovative, che poi esportano. Nell’anno 2007 l’economia tedesca e’ cresciuta del 2,5% mentre i consumi di energia da combustibili fossili in Germania sono diminuiti del 5,6% a dimostrazione del fatto che sviluppo economico e sostenibilita’ ambientale non sono necessariamente incompatibili. Il governo tedesco dichiara di voler tagliare del 40% le emissioni di carbonio entro il 2020. Un obiettivo che e’ il doppio di quello che si e’ data l’Unione Europea. L’innovazione tedesca, infatti, si e’ sviluppata in due diversi settori: da un lato le tecnologie che consentono una maggiore efficienza energetica e, quindi, un minor consumo assoluto di energia. Dall’altro nuove tecnologie nel campo delle energie rinnovabili, in particolare dell’energia solare dove la Germania risulta essere leader mondiale e il maggiore esportatore di tecnologia del settore.

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PANNELLI 'A COLORI' 10 VOLTE PIU' EFFICIENTI

Pubblicato da milionidieuro su 15 luglio 2008

(ANSA) – ROMA – Forse non ci voleva un ingegnere del Massachussets Institute of Technology per arrivarci: per creare pannelli fotovoltaici piu’ economici basta farli piu’ piccoli. Questo semplice principio e’ alla base della scoperta che potrebbe rivoluzionare l’energia verde del futuro: gli ingegneri americani hanno trovato il modo di concentrare la luce solare che colpisce una superficie alle sue estremita’, dove viene convertita in elettricita’, ottenendo almeno dieci volte piu’ energia. Il ‘trucco’ messo in campo dai ricercatori, che hanno descritto i pannelli innovativi sull’ultimo numero della rivista Science, e’ di colorare opportunamente una lastra sottile di materiale plastico con due o tre tinte diverse.

I colori assorbono la luce in ingresso e la riemettono con una diversa lunghezza d’onda, adatta a trasportarla fino alle estremita’ del pannello. Qui i semiconduttori normalmente usati per le cellule fotovoltaiche possono trasformare la luce in elettricita’. Questa soluzione era gia’ stata tentata negli anni ’70, ma abbandonata perche’ gran parte della luce veniva dispersa. Per la versione moderna i ricercatori hanno pero’ usato una tecnologia studiata per guidare la luce laser. ”Il vantaggio e’ che si usano molte meno celle fotovoltaiche rispetto a un pannello tradizionale – spiega Marc Baldo, che ha guidato il progetto – il concentratore e’ infatti spalmato su tutta la superficie, ma la cella solare e’ solo alle estremita’. Questo permette di risparmiare molto economicamente, e di avere una maggiore efficienza, perche’ alle estremita’ e’ necessario solo un centesimo dei pannelli”.

Il prototipo messo a punto dai ricercatori americani puo’ essere anche applicato ai pannelli gia’ esistenti per aumentarne l’efficienza, e dovrebbe essere commercialmente sfruttabile, anche direttamente applicato a finestre e a tetti, entro tre anni. L’idea di concentrare la luce solare non e’ nuova, e anzi viene fatta risalire agli specchi ustori di Archimede. In chiave piu’ moderna, impianti solari a concentrazione esistono gia’, ma utilizzano specchi mobili per indirizzare i raggi solari verso un ricevitore: ”Questa tecnica pero’ e’ costosa e meno efficiente della nostra – sottolinea Baldo – e richiede molta piu’ manutenzione”. Uno degli effetti positivi del caro-petrolio e’ l’aver aumentato gli investimenti mondiali nel campo delle rinnovabili, che hanno raggiunto secondo un rapporto dell’Onu i 148 miliardi nel 2007 di dollari, con un aumento del 60% rispetto all’anno precedente. Di questi 16,9 sono destinati a ricerca e sviluppo, con l’Asia prima per i finanziamenti pubblici e l’Europa per quelli privati. Nel solare si sono investiti 28,6 miliardi di dollari con una crescita media del 254% dal 2004. (ANSA).

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PANNELLI ‘A COLORI’ 10 VOLTE PIU’ EFFICIENTI

Pubblicato da milionidieuro su 15 luglio 2008

(ANSA) – ROMA – Forse non ci voleva un ingegnere del Massachussets Institute of Technology per arrivarci: per creare pannelli fotovoltaici piu’ economici basta farli piu’ piccoli. Questo semplice principio e’ alla base della scoperta che potrebbe rivoluzionare l’energia verde del futuro: gli ingegneri americani hanno trovato il modo di concentrare la luce solare che colpisce una superficie alle sue estremita’, dove viene convertita in elettricita’, ottenendo almeno dieci volte piu’ energia. Il ‘trucco’ messo in campo dai ricercatori, che hanno descritto i pannelli innovativi sull’ultimo numero della rivista Science, e’ di colorare opportunamente una lastra sottile di materiale plastico con due o tre tinte diverse.

I colori assorbono la luce in ingresso e la riemettono con una diversa lunghezza d’onda, adatta a trasportarla fino alle estremita’ del pannello. Qui i semiconduttori normalmente usati per le cellule fotovoltaiche possono trasformare la luce in elettricita’. Questa soluzione era gia’ stata tentata negli anni ’70, ma abbandonata perche’ gran parte della luce veniva dispersa. Per la versione moderna i ricercatori hanno pero’ usato una tecnologia studiata per guidare la luce laser. ”Il vantaggio e’ che si usano molte meno celle fotovoltaiche rispetto a un pannello tradizionale – spiega Marc Baldo, che ha guidato il progetto – il concentratore e’ infatti spalmato su tutta la superficie, ma la cella solare e’ solo alle estremita’. Questo permette di risparmiare molto economicamente, e di avere una maggiore efficienza, perche’ alle estremita’ e’ necessario solo un centesimo dei pannelli”.

Il prototipo messo a punto dai ricercatori americani puo’ essere anche applicato ai pannelli gia’ esistenti per aumentarne l’efficienza, e dovrebbe essere commercialmente sfruttabile, anche direttamente applicato a finestre e a tetti, entro tre anni. L’idea di concentrare la luce solare non e’ nuova, e anzi viene fatta risalire agli specchi ustori di Archimede. In chiave piu’ moderna, impianti solari a concentrazione esistono gia’, ma utilizzano specchi mobili per indirizzare i raggi solari verso un ricevitore: ”Questa tecnica pero’ e’ costosa e meno efficiente della nostra – sottolinea Baldo – e richiede molta piu’ manutenzione”. Uno degli effetti positivi del caro-petrolio e’ l’aver aumentato gli investimenti mondiali nel campo delle rinnovabili, che hanno raggiunto secondo un rapporto dell’Onu i 148 miliardi nel 2007 di dollari, con un aumento del 60% rispetto all’anno precedente. Di questi 16,9 sono destinati a ricerca e sviluppo, con l’Asia prima per i finanziamenti pubblici e l’Europa per quelli privati. Nel solare si sono investiti 28,6 miliardi di dollari con una crescita media del 254% dal 2004. (ANSA).

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ELETTRICITA’ DA ONDE MARE 08-07-2008

Pubblicato da milionidieuro su 9 luglio 2008

(ANSAmed) – MADRID, 9 LUG – Sono grossi cilindri e alcuni sembrano enormi vermi, altri polpi giganti che allungano i tentacoli sotto la superficie dell’Oceano. Sono i prototipi di generatori di elettricita’ dalle onde marine, una nuova fonte di energie rinnovabili sulla quale punta la Spagna, sull’esempio della Scozia e del Portogallo, che hanno fatto da apripista. La Cantabria, la Galizia e i Paesi Baschi, tutte affacciate sull’Oceano e sul mar Cantabrico, guidano la ricerca scientifica nel settore, con la realizzazione di impianti marini che mirano a sfruttare l’alto potenziale di energia delle onde. Un’energia che ha ancora prezzi non competitivi, ma che il governo spagnolo ha inserito, al pari di quella solare o eolica, nel Programma di Energie Rinnovabili 2011-2020. In un arco di cinque anni, secondo le previsioni piu’ ottimistiche, l’energia marina potrebbe rifornire una popolazione di 300.000 persone in Spagna, pari agli abitanti della regione La Rioja.

”Siamo ancora nella fase pre-commerciale, studiando i diversi prototipi” ha spiegato a El Pais il direttore dell’Istituto per la Diversificazione e il Risparmio dell’energia (Idae) del ministero dell’Industria, Enrique Jimenez Larrea. Fra le varie forme di sfruttamento, delle maree e delle correnti, dell’energia termica dell’oceano, o del movimento delle onde, i ricercatori spagnoli hanno optato per quest’ultima possibilita’. A settembre, a un miglio dalla costa di Santona, in Cantabria, sara’ installata da Iberdrola in via sperimentale una boa di 12 metri di diametro, appena visibile sulla superficie del mare. Il movimento delle onde agira’ sul galleggiante interno in modo che salga e scenda con violenza, provocando un’ energia meccanica che sara’ inviata a una pompa idraulica e, attraverso una condotta, a un alternatore. La corrente uscira’ all’esterno attraverso un cavo.

Altri prototipi saranno installati nel porto di Mutriku, in Guipuzcoa, e in Galizia, dove sara’ utilizzato un modello gia’ impiegato in Portogallo: Pelamis, in greco cobra marino, che e’ un grande verme articolato, ancorato sul fondo marino, che produce energia grazie al movimento dei vari componenti assemblati in superficie. I tre impianti, secondo i calcoli dell’Idae, dovrebbero produrre energia per la potenza di 10 kilowatt entro i prossimi cinque anni, per raggiungere fra i 300 e i 500 megawatt entro il 2020, anno in cui, secondo l’impegno assunto con la Ue, la Spagna dovra’ produrre il 20% della sua energia con fonti pulite o alternative. Le prime centrali di sfruttamento delle onde marine sono state realizzate in via sperimentale nel 2000 in Scozia e alle Azzorre, ed attualmente esistono decine di progetti di prototipo. La centrale portoghese di Aguacadoura e’ stata la prima fra tutte ad entrare in funzione in via non sperimentale, inizialmente con una potenza di 2,25 megawatt, ma con l’obiettivo di raggiungere i 500 megawatt in 15 anni, per provvedere al 20% del fabbisogno nazionale di energia.

Fra i limiti attuali dell”energia blu’, quello dei costi, ancora piu’ che doppi rispetto all’energia solare e dieci volte superiori a quelli dell’energia eolica. Ed anche l’eventuale impatto sulla flora e la fauna marina che, secondo le organizzazioni ecologiste, non e’ ancora stato del tutto valutato, anche se, come spiegano a Greenpeace, ”e’ sicuramente fra i sistemi meno dannosi per la produzione energetica”. Da parte sua, il governo spagnolo e’ convinto che l’investimento nella ricerca nel campo valga la spesa. Esperti del settore calcolano infatti che in futuro il mercato globale dell’energia delle onde marine varra’ 325 miliardi di euro. E le grandi compagnie elettriche spagnole vogliono esserci. (ANSAmed).

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ELETTRICITA' DA ONDE MARE 08-07-2008

Pubblicato da milionidieuro su 9 luglio 2008

(ANSAmed) – MADRID, 9 LUG – Sono grossi cilindri e alcuni sembrano enormi vermi, altri polpi giganti che allungano i tentacoli sotto la superficie dell’Oceano. Sono i prototipi di generatori di elettricita’ dalle onde marine, una nuova fonte di energie rinnovabili sulla quale punta la Spagna, sull’esempio della Scozia e del Portogallo, che hanno fatto da apripista. La Cantabria, la Galizia e i Paesi Baschi, tutte affacciate sull’Oceano e sul mar Cantabrico, guidano la ricerca scientifica nel settore, con la realizzazione di impianti marini che mirano a sfruttare l’alto potenziale di energia delle onde. Un’energia che ha ancora prezzi non competitivi, ma che il governo spagnolo ha inserito, al pari di quella solare o eolica, nel Programma di Energie Rinnovabili 2011-2020. In un arco di cinque anni, secondo le previsioni piu’ ottimistiche, l’energia marina potrebbe rifornire una popolazione di 300.000 persone in Spagna, pari agli abitanti della regione La Rioja.

”Siamo ancora nella fase pre-commerciale, studiando i diversi prototipi” ha spiegato a El Pais il direttore dell’Istituto per la Diversificazione e il Risparmio dell’energia (Idae) del ministero dell’Industria, Enrique Jimenez Larrea. Fra le varie forme di sfruttamento, delle maree e delle correnti, dell’energia termica dell’oceano, o del movimento delle onde, i ricercatori spagnoli hanno optato per quest’ultima possibilita’. A settembre, a un miglio dalla costa di Santona, in Cantabria, sara’ installata da Iberdrola in via sperimentale una boa di 12 metri di diametro, appena visibile sulla superficie del mare. Il movimento delle onde agira’ sul galleggiante interno in modo che salga e scenda con violenza, provocando un’ energia meccanica che sara’ inviata a una pompa idraulica e, attraverso una condotta, a un alternatore. La corrente uscira’ all’esterno attraverso un cavo.

Altri prototipi saranno installati nel porto di Mutriku, in Guipuzcoa, e in Galizia, dove sara’ utilizzato un modello gia’ impiegato in Portogallo: Pelamis, in greco cobra marino, che e’ un grande verme articolato, ancorato sul fondo marino, che produce energia grazie al movimento dei vari componenti assemblati in superficie. I tre impianti, secondo i calcoli dell’Idae, dovrebbero produrre energia per la potenza di 10 kilowatt entro i prossimi cinque anni, per raggiungere fra i 300 e i 500 megawatt entro il 2020, anno in cui, secondo l’impegno assunto con la Ue, la Spagna dovra’ produrre il 20% della sua energia con fonti pulite o alternative. Le prime centrali di sfruttamento delle onde marine sono state realizzate in via sperimentale nel 2000 in Scozia e alle Azzorre, ed attualmente esistono decine di progetti di prototipo. La centrale portoghese di Aguacadoura e’ stata la prima fra tutte ad entrare in funzione in via non sperimentale, inizialmente con una potenza di 2,25 megawatt, ma con l’obiettivo di raggiungere i 500 megawatt in 15 anni, per provvedere al 20% del fabbisogno nazionale di energia.

Fra i limiti attuali dell”energia blu’, quello dei costi, ancora piu’ che doppi rispetto all’energia solare e dieci volte superiori a quelli dell’energia eolica. Ed anche l’eventuale impatto sulla flora e la fauna marina che, secondo le organizzazioni ecologiste, non e’ ancora stato del tutto valutato, anche se, come spiegano a Greenpeace, ”e’ sicuramente fra i sistemi meno dannosi per la produzione energetica”. Da parte sua, il governo spagnolo e’ convinto che l’investimento nella ricerca nel campo valga la spesa. Esperti del settore calcolano infatti che in futuro il mercato globale dell’energia delle onde marine varra’ 325 miliardi di euro. E le grandi compagnie elettriche spagnole vogliono esserci. (ANSAmed).

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ENERGIA: MONDO SCEGLIE RINNOVABILI 02-07-2008

Pubblicato da milionidieuro su 2 luglio 2008

ENERGIA: MONDO SCEGLIE RINNOVABILI, +60% INVESTIMENTI

(ANSA) – ROMA – Un po’ per le preoccupazioni per il riscaldamento globale, un po’ per la crescita impetuosa del prezzo del petrolio, il mondo, e in maniera particolare quello economico, sta scegliendo sempre di piu’ l’energia verde. Lo afferma il rapporto annuale dell’Unep, l’agenzia Onu per l’ ambiente, secondo cui gli investimenti pubblici e privati in rinnovabili sono cresciuti del 60% nel 2007 rispetto al 2006, raggiungendo la cifra di 148 miliardi di dollari. Secondo il rapporto, il 23% di tutta la nuova energia installata lo scorso anno viene da fonti ‘verdi’, dieci volte di piu’ di quella nuova ottenuta dal nucleare, e ormai le rinnovabili sono il 5,4% della produzione energetica mondiale.”Queste cifre sono molto interessanti – commenta Carlo Manna, responsabile del centro studi dell’Enea – e conferma che l’industria nel mondo ha sempre maggior interesse verso l’eco-energia, mentre da noi si parla ancora troppo dei costi e troppo poco delle opportunita’ da questo tipo di investimenti”. Ecco i principali numeri del rapporto: – CRESCONO EOLICO E SOLARE: la maggior parte dei nuovi investimenti riguarda l’eolico, con 50,2 miliardi di dollari, ma anche il solare sta crescendo impetuosamente, al ritmo medio del 254% all’anno dal 2004, e ha raggiunto i 28,6 miliardi di dollari. In particolare viene dal vento il 40% della nuova energia europea e il 30% di quella statunitense. In marzo e’ stata superata la soglia dei 100 gigawatt totali ottenuti dal vento. Al terzo posto nella classifica dei nuovi investimenti, dietro a vento con il 43% e sole con il 20 ci sono i biocarburanti con il 17%, mentre al quarto le biomasse e l’energia dai rifiuti, con il 9% ma con un ritmo di crescita del 400% all’anno; – L’EUROPA SPENDE DI PIU’: la fetta maggiore degli investimenti viene dall’Unione Europea, con quasi 50 miliardi di dollari, seguiti dagli Stati Uniti. In rapida ascesa India, Cina e Brasile, che insieme raggiungono il 22%. Ancora molto indietro l’Africa: pur avendo aumentato considerevolmente gli investimenti questi sono fermi a 1,3 miliardi di dollari. ”’Lo sforzo dell’Europa e’ necessario – spiega Manna – per recuperare rispetto a Usa e Giappone che investono da molto piu’ tempo”; – ITALIA FANALINO DI CODA EUROPEO: il rapporto non presenta dati specifici sull’Italia: ”Abbiamo incluso nel rapporto solo le prime dieci nazioni per ogni tecnologia e per investimenti – spiega Eric Usher, uno degli autori del rapporto – e l’Italia non ne fa parte”. Il nostro paese e’ ultimo nella Ue per investimenti: ”Da un rapporto che abbiamo stilato e che presenteremo a meta’ mese emerge che siamo ultimi insieme alla Finlandia – spiega Manna – basti pensare che da noi si spende in ricerca e sviluppo qualche centinaio di euro, mentre la Germania ne spende quattromila. Da noi scontiamo il fatto di non avere ancora una ‘road map’ precisa di cosa fare, al contrario degli altri, e anche una certa farraginosita’ nelle procedure burocratiche”; – PROSPETTIVE FUTURE: il trend positivo, secondo il rapporto, e’ destinato a continuare: ”Dopo un rallentamento nei primi tre mesi del 2008 – si legge – nei secondi tre si e’ avuto un aumento del 34%”. Tutti questi investimenti sono in gran parte privati, mnentre il pubblico contribuisce per circa il 20%: nel 2007 si sono raggiunti i 23,4 miliardi di dollari, una cifra raddoppiata rispetto all’anno prima. (ANSA). KYK

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IMPRESA IDROGENO

Pubblicato da milionidieuro su 24 giugno 2008

ECO-ENERGIA: CELLE ‘VERDI’, PARTE IMPRESA IDROGENO EUROPEA 23-06-2008
(ANSA) – ROMA – Via libera all’FCH, l’impresa comune ”celle a combustibile e idrogeno”. Reso ufficiale il regolamento che l’istituisce con la pubblicazione in Gazzetta, nasce dunque l’ITC, l’impresa comune che ha lo scopo di sostenere la ricerca volta a promuovere lo sviluppo commerciale di convertitori di energia praticamente non inquinanti. Le celle a combustibile sono convertitori d’energia, molto silenziosi ed estremamente efficaci, che permettono di ridurre sensibilmente la produzione di gas a effetto serra e di sostanze inquinanti. Permettono una maggiore flessibilita’ del mix energetico, in quanto possono funzionare sulla base dell’idrogeno e di altri combustibili, quali il gas naturale, l’etanolo e il metanolo. Le celle a combustibile alimentate con idrogeno sono convertitori d’energia intrinsecamente non inquinanti, poiche’ il loro funzionamento genera soltanto vapore come prodotto di scarico. L’idrogeno puo’ alimentare celle a combustibile o essere bruciato per produrre calore o azionare turbine o motori a combustione interna per il trasporto e la produzione di energia elettrica. E puo’ inoltre anche servire per accumulare energia. L’impresa comune ha sede a Bruxelles, i suoi membri fondatori sono la Comunita’ rappresentata dalla Commissione e il gruppo industriale europeo per l’iniziative tecnologica congiunta ”celle a combustibile e idrogeno”. Se ne prevede l’immediata entrata in esercizio per un periodo che terminera’ il 31 dicembre 2017, con un budget comunitario stanziato di 470 milioni di euro come importo iniziale destinato a coprire i costi correnti. L’iniziativa si colloca all’interno della Piattaforma tecnologica europea ”Idrogeno e celle a combustibile” che ha a disposizione un bilancio per il periodo 2007-2015 pari a 7,4 miliardi di euro un terzo del quale destinato alla ricerca e sviluppo. L’FCH ha l’ambizione di collocare l’Unione europea in prima linea nelle tecnologie delle celle a combustibile e dell’ idrogeno e di permetterne la penetrazione commerciale sul mercato mondiale. Ha anche l’intento di sostenere la ricerca negli Stati membri in modo coordinato per superare le carenze del mercato e concentrarsi sullo sviluppo di applicazioni commerciali, di sovvenzionare l’attuazione delle priorita’ di ricerca del settore e di incoraggiare l’aumento degli investimenti pubblici e privati destinati alla ricerca in questo campo.

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