”Siamo ancora nella fase pre-commerciale, studiando i diversi prototipi” ha spiegato a El Pais il direttore dell’Istituto per la Diversificazione e il Risparmio dell’energia (Idae) del ministero dell’Industria, Enrique Jimenez Larrea. Fra le varie forme di sfruttamento, delle maree e delle correnti, dell’energia termica dell’oceano, o del movimento delle onde, i ricercatori spagnoli hanno optato per quest’ultima possibilita’. A settembre, a un miglio dalla costa di Santona, in Cantabria, sara’ installata da Iberdrola in via sperimentale una boa di 12 metri di diametro, appena visibile sulla superficie del mare. Il movimento delle onde agira’ sul galleggiante interno in modo che salga e scenda con violenza, provocando un’ energia meccanica che sara’ inviata a una pompa idraulica e, attraverso una condotta, a un alternatore. La corrente uscira’ all’esterno attraverso un cavo.
Altri prototipi saranno installati nel porto di Mutriku, in Guipuzcoa, e in Galizia, dove sara’ utilizzato un modello gia’ impiegato in Portogallo: Pelamis, in greco cobra marino, che e’ un grande verme articolato, ancorato sul fondo marino, che produce energia grazie al movimento dei vari componenti assemblati in superficie. I tre impianti, secondo i calcoli dell’Idae, dovrebbero produrre energia per la potenza di 10 kilowatt entro i prossimi cinque anni, per raggiungere fra i 300 e i 500 megawatt entro il 2020, anno in cui, secondo l’impegno assunto con la Ue, la Spagna dovra’ produrre il 20% della sua energia con fonti pulite o alternative. Le prime centrali di sfruttamento delle onde marine sono state realizzate in via sperimentale nel 2000 in Scozia e alle Azzorre, ed attualmente esistono decine di progetti di prototipo. La centrale portoghese di Aguacadoura e’ stata la prima fra tutte ad entrare in funzione in via non sperimentale, inizialmente con una potenza di 2,25 megawatt, ma con l’obiettivo di raggiungere i 500 megawatt in 15 anni, per provvedere al 20% del fabbisogno nazionale di energia.
Fra i limiti attuali dell”energia blu’, quello dei costi, ancora piu’ che doppi rispetto all’energia solare e dieci volte superiori a quelli dell’energia eolica. Ed anche l’eventuale impatto sulla flora e la fauna marina che, secondo le organizzazioni ecologiste, non e’ ancora stato del tutto valutato, anche se, come spiegano a Greenpeace, ”e’ sicuramente fra i sistemi meno dannosi per la produzione energetica”. Da parte sua, il governo spagnolo e’ convinto che l’investimento nella ricerca nel campo valga la spesa. Esperti del settore calcolano infatti che in futuro il mercato globale dell’energia delle onde marine varra’ 325 miliardi di euro. E le grandi compagnie elettriche spagnole vogliono esserci. (ANSAmed).