Archivio per la categoria ‘ECO-ENERGIA’
Pubblicato da milionidieuro su 16 giugno 2009

Con oltre tre milioni di posti di lavoro in tutta Europa, le attivita’ economiche ”verdi” stanno superando le industrie inquinanti in termini di posti di lavoro. E’ quanto rivela il nuovo studio del WWF ”Low carbon jobs for Europe” (Lavori a basso contenuto di carbonio per l’Europa) lanciato oggi a livello internazionale alla vigilia della riunione del Consiglio Europeo prevista per il 18-19 giugno a Bruxelles.
Lo studio mostra che almeno 3,4 milioni di posti di lavoro in Europa sono direttamente legati ai settori delle energie rinnovabili, della mobilita’ sostenibile e dei beni e servizi per l’efficienza energetica, contro i 2,8 milioni di posti di lavoro garantiti da settori inquinanti come attivita’ estrattive, elettricita’, gas, cemento e industrie del ferro e dell’acciaio. E si prevede che l’economia ”low-carbon”, a basso contenuto di carbonio, continuera’ a espandersi in futuro mentre l’impiego nelle industrie estrattive, inquinanti e climalteranti continuera’ a diminuire.
”Questo studio evidenzia chiaramente chi sono i vincitori della sfida e dimostra che le politiche e le tecnologie ‘amiche del clima’ danno un contributo fondamentale allo sviluppo dell’economia – ha dichiarato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia – L’economia pulita e’ pronta a prendere il via, e se la politica continuera’ a supportare le industrie che invece contribuiscono ad aggravare la crisi climatica, l’Europa dovra’ affrontare costi altissimi sia per l’economia che per l’ambiente”.
I dati disponibili evidenziano che in Europa circa 400.000 persone sono impiegate nel settore delle energie rinnovabili, circa 2,1 milioni per la mobilita’ sostenibile e oltre 900.000 in beni e servizi per l’efficienza energetica, in particolare nel settore edilizio. Questi impieghi includono, per esempio, la produzione, installazione e manutenzione di turbine eoliche e pannelli solari, o i lavori per il miglioramento dell’efficienza energetica negli edifici esistenti. E tutti questi settori – in particolare eolico, solare fotovoltaico, biomasse, mobilita’ pubblica e settore edile – stanno registrando una crescita significativa.
Accanto a questi, ci sono circa altri 5 milioni di posti di lavoro in settori e impieghi correlati.
A guidare la classifica europea delle professioni verdi sono Germania, Spagna e Danimarca per l’eolico, Germania e Spagna per l’energia solare, settori che stanno sviluppandosi anche in altri Paesi con un alto potenziale di miglioramento.
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Pubblicato da milionidieuro su 16 giugno 2009

L’uomo deve impegnarsi concretamente al recupero dell’ambiente partendo dalle proprie abitazioni, dalle citta’ dove e’ concentrato gran parte del problema energetico del pianeta.
Una vera e propria ”rivoluzione” in architettura come previsto dalla ”dichiarazione di Venezia” firmata da arhitetti di fama internazionale sul tema della sostenibilita’.
L’obiettivo e’ di consentire a milioni di persone di produrre energia pulita e rinnovabile propria tramite le loro attivita’ commerciali, istituzioni pubbliche e abitazioni e di condividere le eccedenze energetiche con altri tramite reti intelligenti di servizi pubblici, avviando di fatto la Terza Rivoluzione industriale e una nuova era post- anidride carbonica.
E’ quanto emerge dal workshop, promosso dal centro di ricerca Citera, svoltosi oggi alla facolta’ di architettura Valle Giulia dell’universita’ la Sapienza di Roma a cui ha partecipato con una ”lectio magistralis” l’economista di fama internazionale Jeremy Rifkin , presidente della foundation on economic trends, firmatario della ”Dichiarazione”. Hanno offerto il loro contributo al seminario gli architetti Mario Cucinella, Stefano Boeri e Franco Purini.
”Partire dalle citta’ – ha detto Livio de Santoli, direttore del centro i ricerca Citera – significa affrontare il problema energetico degli edifici e della mobilita’.
No, quindi, alla logica consumistica che ha condotto l’uomo all’isolamento ma egli deve trasformarsi da consumatore di energia (passivo) a produttore di energia (attivo) in una rete globlale, condivfidendo l’energia prodotta con gli altri”.
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Pubblicato da milionidieuro su 8 giugno 2009

Un impianto con 140 turbine in grado di FORNIRE corrente elettrica a oltre 180.000 famiglie. Sono i numeri del più grande parco eolico europeo che sorge nell’East Renfrewshire, in Scozia, e che sviluppa a piena potenza oltre 320 megawatt. Una cifra, questa, mai raggiunta da alcuna centrale eolica britannica. Il progetto è stato sviluppato e mandato in porto da ScottishPower Renewables, gruppo energetico controllato dall’iberica Iberdrola. Per migliorare ulteriormente il già mastodontico progetto, l’azienda ha chiesto al governo di Londra l’autorizzazione per piantare altre 81 pale, così da aggiungere altri 270 megawatt di potenza. Al momento ScottishPower Renewables è in attesa del via libera per le prime 36 turbine. Intanto, per non privare residenti e visitatori e rendere attrazione il più grande parco eolico d’Europa, l’azienda ha investito oltre due milioni di euro per costruire un centro di accoglienza che aprirà, con tutta probabilità, già da questa estate.
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Pubblicato da milionidieuro su 3 giugno 2009

L’isola che c’è. Verde, sostenibile al 100%, indipendente dal punto di vista energetico, a emissioni zero. Samso, un lembo di terra a due ore di traghetto da Copenhagen, è diventata in dieci anni un esempio di rivoluzione ecologica. Nelle case immerse nel verde il frigorifero, la tv e tutti gli elettrodomestici sono alimentati con l’energia del vento e il riscaldamento va con il sole o con caldaie a trucioli di legno o paglia. Un bel cambiamento per questa minuscola isola bagnata dal Kattegat (il tratto di mare che separa la penisola danese dalla Svezia) che fino a dieci anni fa si riscaldava a nafta e importava il 100% dell’elettricità dalla terra ferma. Oggi i suoi 4400 abitanti producono più energia di quella che consumano. E grazie alle fonti rinnovabili che coprono la totalità dei loro bisogni elettrici e il 70% di quelli termici hanno ridotto del 140% le emissioni di CO2 a un costo di 15 mila euro per abitante. Tutto comincia nel 1997 quando il governo del Regno di Danimarca si dà un obiettivo ambizioso: aumentare la produzione di energie rinnovabili fino a coprire il 35% del fabbisogno energetico del Paese entro il 2030. E cerca un luogo dove sperimentare, un laboratorio in miniatura di sostenibilità. La scelta cade su Samso, un’isola dedicata all’agricoltura e all’allevamento, probabilmente destinata al declino: i giovani in cerca di futuro sono costretti ad abbandonare famiglia e isola solo per andare alle superiori e poi nella maggior parte dei casi non rientrano più. In quelle condizioni la sfida del governo di fare di Samso la «prima isola danese dell’energia rinnovabile» non è scontata. La municipalità è presa alla sprovvista, gli abitanti sono scettici. Ma c’è qualcuno che ci crede, Soren Hermansen. Nato da una famiglia di agricoltori Hermansen, abbandona l’isola a 16 anni per andare a studiare. Dopo diverse esperienze all’estero (fino in Nuova Zelanda) all’insegna dell’agricoltura bio rientra a Samso con una laurea in ecologia e la volontà di promuovere i temi ambientali. Allora quarantenne si candida subito ed è il primo impiegato del progetto del governo. E gli altri? «Scuotevano la testa, erano scettici — spiega Hermansen, intervenuto a Milano all’assemblea di Assocasa, associazione detergenti e specialità per l’industria e la casa —. Non riusciremo mai, dicevano i miei conterranei, siamo troppo pochi». Lui non si dà per vinto, organizza riunioni su riunioni, non si scoraggia davanti al conservatorismo delle persone che alle sue sollecitazioni rispondono: «Non siamo hippy». L’ex agricoltore sa come convincere i suoi conterranei, con l’arma del risparmio. L’utilizzo dell’energia rinnovabile, spiega a tutti, cifre alla mano, è più conveniente (grazie anche a un piccolo sussidio governativo). E a poco a poco anche i più riottosi cambiano idea. Tanto che oltre oltre a un impianto offshore di 10 pale eoliche (a cui se ne aggiungono altri sulla terra ferma) e a un sistema di 2500 metri quadrati di pannelli solari nel Nord dell’isola (oltre a tre altre centrali) molti proprietari, di loro iniziativa, hanno sostituito le caldaie a olio combustibile con pompe di calore geotermiche, pannelli solari e stufe alimentate con segatura e pellet. «Siamo riusciti a coinvolgere tutti, imprenditori e contadini, persino le banche» dice Hermansen, oggi direttore della Energy Academy, una struttura (sostenibile al 100%), inaugurata nel 2006, come punto di riferimento per aziende, università e politici interessati all’esperienza dell’isola. E fonte di informazione e consulenza per gli abitanti «e i turisti, sempre più numerosi» (la Sardegna ha in corso una collaborazione con l’Accademia e qualche richiesta è arrivata anche da Puglia e Sicilia). Hermansen che passa almeno quattro mesi all’anno in giro per il mondo a raccontare di Samso (il settimanale Time l’ha inserito nella sua classifica 2008 degli «eroi per l’ambiente») non siede sugli allori. «Avevamo come target anche un risparmio di energia del 20% ma siamo arrivati solo al 10%». La sua spina sul fianco poi, sono i trasporti. «Io ho una macchina elettrica, ma solo per i piccoli spostamenti. Sarà la sfida dei prossimi anni: camion e auto alimentati dall’idrogeno generato dalle turbine eoliche» dice orgoglioso confidando nei progressi dell’industria dell’auto.
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Pubblicato da milionidieuro su 29 maggio 2009

Ci saranno oltre 600 rappresentanti di tutto il pianeta dal 2 al 4 giugno a Copenhagen al Forum mondiale degli enti locali sui cambiamenti climatici.
Obbiettivo: predisporre un documento unitario da sottoporre alle Nazioni Unite e ai Governi Nazionali per chiedere che le citta’ e i territori vengano inseriti come attori a pieno titolo nel nuovo accordo mondiale sul clima e possano avere un ruolo attivo nel raggiungimento degli impegni previsti nell’accordo che sostituira’ Kyoto e che sara’ deciso a dicembre 2009 proprio a Copenhagen.
”Si tratta del piu’ grande evento del mondo dedicato solo agli enti locali impegnati nella lotta ai cambiamenti climatici – spiega Emilio D’Alessio, Presidente di Agenda 21 Italia – volto ad ottenere che vengano sfruttate le potenzialita’ delle amministrazioni locali, gia’ attive da anni ormai a livello territoriale con diverse tipologie di intervento capillare, che stanno dando un contributo importante, se non fondamentale, in tutto il pianeta. Il ruolo delle citta’ in particolare potrebbe essere ulteriormente rafforzato dalla possibilita’ di accedere ai meccanismi finanziari degli accordi, contabilizzando le riduzioni di emissioni ottenute con scelte e progetti locali”.
Il Summit insomma parte dal presupposto che la lotta ai cambiamenti climatici non possa che passare dalle citta’ ed infatti tra il 2 ed il 4 giugno sfileranno a Copenhagen i Sindaci di Parigi, Vancouver, Bonn, Dar es Salaam e molti altri provenienti da tutta Europa ma anche da Stati Uniti, America Latina, Cina e Africa. E’ prevista inoltre la presenza di numerosi ministri e parlamentari, impegnati nella costruzione di un dialogo ed una stretta collaborazione tra Stati e Governi locali.
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Pubblicato da milionidieuro su 26 maggio 2009

E’ il mix formato da energia solare più eolica quello che sta nel cuore degli italiani: l’80% di un campione rappresentativo della popolazione nazionale vorrebbe che fosse la fonte principale con cui produrre l’elettricità. Solo il 14% opta per il nucleare, di cui tanto si parla in questi mesi a causa del progettato rilancio da parte del governo. Questi dati, presentati al Forum Qual Energia, promosso a Roma da Legambiente e dal Kyoto Club, sono il frutto di una ricerca condotta da Lorien Consulting, un gruppo specializzato in indagini socio-economiche e del mensile La Nuova Ecologia. Dal nuovo sondaggio emerge una fotografia dell’Italia molto consapevole e informata sulle questioni energetico-ambientali che, per il 68,7% degli intervistati, rappresentano i problemi più rilevanti rispetto ad altri, come il rischio del terrorismo (22,1%) o la casa (4,9%). Sul nucleare in particolare emerge che più del 60% degli intervistati lo considera pericoloso e costoso e preferirebbe evitarlo.
DISPOSTI A PAGARE DI PIÙ - Ma il dato forse più significato emerso dall’indagine è quello relativo ai sacrifici che gli italiani sono disposti ad affrontare pur di garantirsi in futuro ambientale e dei sistemi di produzione energetici puliti. «Anche in tempi in cui si tende a diminuire il budget quotidiano (37,7% degli intervistati), gli italiani dichiarano un’aperta disponibilità a pagare di più per garantirsi energie pulite e sostenibili», ha riferito Antonio Valente, amministratore delegato di Lorien Consulting . Anche secondo il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza lo scarso indice di gradimento del nucleare dovrebbe fare riflettere: «Nonostante la recente pressione mediatica, la stragrande maggioranza del campione intervistato, a prescindere da fattori anagrafici, socio-economici e di appartenenza politica, definisce l’energia nucleare cara e pericolosa, e privilegia le fonti rinnovabili. Solo una minoranza (14%) indica il nucleare come fonte da preferire; una minoranza che, di fronte all’ipotesi di abitare vicino a una centrale o a un deposito di scorie radioattive, avrebbe comunque seri dubbi».
LE PERCENTUALI – Il Forum QualEnergia, giunto quest’anno al secondo appuntamento, propone tra i temi la crisi economica e gli stili di vita sostenibili e, nei propositi degli organizzatori, vuole essere un’occasione per dare una risposta ai problemi energetici: dai cambiamenti climatici ai limiti delle risorse. La crescente attenzione degli italiani per le energie rinnovabili è anche il tema di un rapporto presentato dalla Fondazione Sviluppo sostenibile presieduta dall’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi, secondo cui, entro il 2020, un kilowattora su tre (pari al 33%) dell’ energia elettrica può essere prodotto utilizzando fonti energetiche rinnovabili. «L’attuale obiettivo di produrre entro il 2020 solo un kilowattora su quattro, pari al 25%, di energia elettrica utilizzando fonti energetiche rinnovabili –sostiene Ronchi – sarebbe infatti un freno alla crescita del solare, dell’eolico e delle biomasse: si può fare di più». Il 33% di rinnovabili, che corrisponde a 108 terawattora (Twh) di produzione nazionale al 2020 (partendo dai 58 prodotti nel 2008) comporta l’obiettivo di 50 nuovi TWh rinnovabili da produrre entro il 2020. Tale obiettivo è impegnativo ma, secondo la Fondazione Sviluppo Sostenibile, raggiungibile nel modo seguente: 22 Twh di nuovo eolico, 11 Twh di nuove biomasse e biogas, 7 Twh di nuovo solare, 5 Twh di nuovo idroelettrico.
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Pubblicato da milionidieuro su 26 maggio 2009
Autodesk ha nominato Green Ocean Energy, azienda scozzese impegnata nel settore delle energie rinnovabili, ‘Inventor of the Month’ per il mese di aprile 2009. Green Ocean ha, infatti, adottato con successo il software Autodesk Inventor per la realizzazione di Ocean Treader e Wave Treader, dispositivi galleggianti che convertono il moto ondoso in energia rinnovabile pulita. Il progetto ‘Inventor of the Month’ si propone di premiare le migliori innovazioni nel campo della progettazione a opera della sempre più ampia comunità degli utenti del software Autodesk Inventor. Ocean Treader assomiglia a una boa che viene ormeggiata in mare aperto;
Wave Treader ha un design simile, ma viene installato alla base dei piloni delle pale eoliche off-shore. Entrambi dispongono di due braccia che si alzano e si abbassano seguendo il moto ondoso, e, tramite un sistema idraulico, fanno girare delle turbine, producendo elettricità che viene convogliata negli stessi cavi di quelli della pala eolica. In questo modo, si aumenta la quantità di energia prodotta, riducendo i costi di realizzazione e di gestione, particolarmente onerosi sia per l’eolico in mare aperto che per gli impianti che sfruttano le onde. Una delle principali sfide che Green Ocean ha dovuto affrontare è stata la realizzazione di dispositivi in grado di resistere alla potenza del moto ondoso dell’Atlantico, dove le onde possono raggiungere un’altezza di quasi 1000 metri nel caso di temporali invernali. Le funzionalità di modellazione 3D offerte da Inventor hanno consentito a Green Ocean Energy Ltd di lavorare a un prototipo da 500 kW da sperimentare entro il 2010, in modo da avviare la commercializzazione della macchina entro il 2011. Il sistema, particolarmente adatto ai campi eolici situati molto al largo, in zone in cui il moto ondoso è sostenuto, si potrà applicare anche a turbine già installate. L’impianto garantisce secondo l’azienda, una durata di 25 anni.
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Pubblicato da milionidieuro su 25 maggio 2009

Questa volta ci siamo, o almeno così sembra: l’auto ad aria sta per arrivare sulle nostre strade. Le consegne delle prima pre-serie sono previste per il prossimo mese. Ecco tecnologia, costi, prestazioni e punti oscuri di un’auto che potrebbe essere davvero rivoluzionaria.
Dopo quasi 20 anni di progetti, rinvii e sospetti di bufala, l’auto ad aria compressa sembra essere finalmente pronta. MDI, l’azienda francese che le produce, ci ha confermato che le prime vetture saranno consegnate entro qualche settimana alla compagnia aerea KML e sostituiranno una vecchia flotta di cart elettrici attualmente in servizio all’aeroporto di Amsterdam. La prima prova ufficiale di questo veicolo apparentemente super ecologico è stata effettuata qualche giorno fa da un giornalista del quotidiano britannico The Guardian che nel suo resoconto dà un giudizio complessivamente positivo sul rivoluzionario mezzo.
Sulle ali del vento. Il motore della Airpod è un bicilindrico da 5,5 cavalli di potenza alimentato da un flusso di aria ad altissa pressione stivata in una bombola-serbatoio: l’uscita dell’aria compressa aziona due pistoni che fanno girare l’albero motore. Esternamente la vettura assomiglia a una specie di uovo con tre ruote, si guida con un joystick ed è realizzata interamente in fibra di vetro per contenere al massimo il peso. Sviluppata per usi esclusivamente urbani, può ospitare fino tre persone, ha un’autonomia di 200 km e una velocità massima di 70 km/h. Il pieno d’aria si fa durante la notte grazie a uno speciale compressore elettrico ma è già pronto un dispositivo ad alta pressione che permetterà di riempire le bombole in meno di un minuto.
In questo video una breve presentazione di Airpod
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Pubblicato da milionidieuro su 25 maggio 2009

Questa volta ci siamo, o almeno così sembra: l’auto ad aria sta per arrivare sulle nostre strade. Le consegne delle prima pre-serie sono previste per il prossimo mese. Ecco tecnologia, costi, prestazioni e punti oscuri di un’auto che potrebbe essere davvero rivoluzionaria.
Dopo quasi 20 anni di progetti, rinvii e sospetti di bufala, l’auto ad aria compressa sembra essere finalmente pronta. MDI, l’azienda francese che le produce, ci ha confermato che le prime vetture saranno consegnate entro qualche settimana alla compagnia aerea KML e sostituiranno una vecchia flotta di cart elettrici attualmente in servizio all’aeroporto di Amsterdam. La prima prova ufficiale di questo veicolo apparentemente super ecologico è stata effettuata qualche giorno fa da un giornalista del quotidiano britannico The Guardian che nel suo resoconto dà un giudizio complessivamente positivo sul rivoluzionario mezzo.
Sulle ali del vento. Il motore della Airpod è un bicilindrico da 5,5 cavalli di potenza alimentato da un flusso di aria ad altissa pressione stivata in una bombola-serbatoio: l’uscita dell’aria compressa aziona due pistoni che fanno girare l’albero motore. Esternamente la vettura assomiglia a una specie di uovo con tre ruote, si guida con un joystick ed è realizzata interamente in fibra di vetro per contenere al massimo il peso. Sviluppata per usi esclusivamente urbani, può ospitare fino tre persone, ha un’autonomia di 200 km e una velocità massima di 70 km/h. Il pieno d’aria si fa durante la notte grazie a uno speciale compressore elettrico ma è già pronto un dispositivo ad alta pressione che permetterà di riempire le bombole in meno di un minuto.
In questo video una breve presentazione di Airpod
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Pubblicato da milionidieuro su 23 maggio 2009

L’Europa e’ leader nelle tecnologie per l’ambiente e le fonti di energia rinnovabili. Il 15% dell’elettricita’ nel Vecchhio continente e’ infatti prodotta da rinnovabili. E l’eolico si conquista il primo posto con una capacita’ installata di 65 GW. Dal 2000 al 2007 la capacita’ installata di fonti rinnovabili a livello globale e’ piu’ che raddoppiata con investimenti complessivi che nel 2007 hanno raggiunto i 160 miliardi di dollari. Nel triennio 2005-2007 il successo delle rinnovabili e’ stato trainato dalla forte accelerazione dei tassi di crescita dell’eolico e del solare che hanno aumentato il proprio valore rispettivamente di oltre tre volte e oltre dodici volte. E anche in Italia il settore delle rinnovabili ha registrato un andamento di crescita, passando dai circa 17mila Mw di potenza installata nel 1997 ai circa 24mila del 2007.
In Europa, lo stimolo allo sviluppo delle rinnovabili e’ arrivato dal Pacchetto Clima che fissa per gli stati membri un target al 2020 di produzione di energia da fonti rinnovabili pari al 20% dei consumi finali (per l’Italia 17%). Nel periodo 1996-2006 la produzione di energia elettrica dell’Europa (Ue 27) segna un incremento del 44% passando da 88 a 127 Mtoe (milioni di tonnellate di petrolio equivalente). Nel 2006 le fonti rinnovabili arrivano a coprire appunto il 15% dell’energia elettrica in Europa.
L’area di maggior crescita e’, dunque, rappresentata dall’energia eolica che a fine 2008 raggiunge una capacita’ installata di circa 65 GW nell’UE 27 producendo 142 TWh di elettricita’, pari al 4,2% del fabbisogno europeo secondo. E ancora. L’anno scorso in Europa e’ stata installata nuova capacita’ proveniente da energia eolica per circa 8.500 MW, ponendo per la prima volta questa fonte come capofila nella produzione di elettricita’ rispetto alle fonti tradizionali. Il bilancio arriva dagli esperti presenti al convegno “Le innovazioni ambientali ed energetiche nella dinamica economica” organizzato dall’Accademia dei Lincei e dalla Fondazione Edison. Un incontro che ha visto la partecipazione di alcuni dei piu’ illustri scienziati a livello europeo.
“La riduzione delle emissioni di anidride carbonica e’ un impegno che i governi devono perseguire con sempre maggiore determinazione” ha sottolineato il Presidente della Fondazione Edison e Amministratore Delegato di Edison, Umberto Quadrino a conclusione dei lavori. “Affinche’ tutto questo si trasformi in azione concreta su larga scala, con importanti investimenti da parte delle imprese, e’ necessario -ha detto ancora Quadrino- che si vada a definire un quadro normativo e un meccanismo di incentivazione stabili, in grado di sostenere lo sforzo di quei soggetti che investono nelle produzioni da fonti rinnovabili e nel loro sviluppo tecnologico”.
Per Quadrino, inoltre, “l’impulso alle energie rinnovabili potrebbe inoltre rappresentare un importante fattore di rilancio economico, essendo un settore con enormi potenzialita’ di sviluppo”. Guardando quindi al fronte italiano, secondo gli esperti riuniti da Accademia dei Lincei e Edison, il settore italiano delle rinnovabili ha registrato un buon andamento di crescita passando da circa 17.000 MW potenza installata nel 1997 a circa 24.000 MW nel 2007. La ripartizione della capacita’ installata nel 2007 vede in prima fila l’idroelettrico con 17.459 MW seguito dall’eolico con 3.736 MW, fotovoltaico con 417 MW e a seguire biomasse e geotermico.
L’eolico, in particolare, ha registrato nel 2008 un anno record nelle installazioni grazie a nuovi 1.010 MW di capacita’. Anche l’installazione di impianti solari fotovoltaici ha subito una forte accelerazione a partire dal 2007, in seguito soprattutto all’attivazione del nuovo conto energia introdotto dal DM 19/02/07. Al 31 dicembre 2008 la capacita’ installata nel fotovoltaico era di 425 MW rispetto ai10 MW degli anni 2000.Alcune valutazioni del Governo Italiano (Position Paper 2007) quantificano il potenziale massimo di sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia all’anno 2020 in un ammontare complessivo di 24,5 Mtoe, che corrisponde a una produzione aggiuntiva di circa 54 TWh rispetto al 2005.
Secondo il bilancio tracciato da Edison e Accademia dei Lince, l’incremento porterebbe il contributo della produzione da fonti rinnovabili sul totale della produzione elettrica nazionale dal 15% del 2005 al 25% circa nel 2020. Dal Position Paper si rileva la forte concentrazione sulle biomasse e i biofuels che dovrebbero coprire circa il 60% del potenziale massimo di sviluppo delle rinnovabili. Volumi che, secondo molti studi, sono “difficilmente raggiungibili con le sole biomasse nazionali e bisognerebbe fare massiccio ricorso alle biomasse di importazione”.
Il freno principale allo sviluppo delle biomasse in Italia e’ determinato dall’impossibilita’ di stringere con gli agricoltori contratti di fornitura di lungo periodo.I costi per sostenere il piano di sviluppo delle rinnovabili sono elevati, vista la necessita’ di garantire un adeguato livello di incentivazione per rendere ogni tecnologia da fonte rinnovabile competitiva con la produzione da fonte fossile, ad esempio il ciclo combinato a gas. L’incentivazione necessaria per 54 TWh di produzione aggiuntiva al 2020 e’ compresa, a seconda del meccanismo di incentivazione scelto, tra i 6 e i 9 miliardi di euro all’anno. Molte le aree con maggiori potenzialita’ nel nostro Paese.
L’idroelettrico di grande taglia e’ sostanzialmente saturo, con alcune possibilita’ per quel che riguarda invece gli impianti di piccolo calibro. La stima e’ una crescita massima a 20.200 MW dagli attuali 17.459. Per l’eolico esistono buone possibilita’ di sviluppo e per il 2020 si prevede la possibilita’ di raggiungere una capacita’ complessiva di 12.000 MW, comprensiva di impianti off-shore. Molti pero’ sono gli ostacoli al pieno sfruttamento del potenziale eolico. E ancora.
Come rileva il Gse, le barriere alla realizzazione di nuovi impianti sono riconducibili a difficolta’ autorizzative, sono infatti numerosi per il Gse i casi di veti posti dalle amministrazioni locali allo sviluppo dei parchi eolici sul territorio nazionale e a problemi di coordinamento degli enti locali responsabili dei piani territoriali, energetici ed ambientali. Il solare potrebbe essere un campo di grande innovazione tecnologica, con la messa a punto del solare termodinamico, oggi ancora in fase di sperimentazione. Il target al 2020 e’ di 8.500 MW da fotovoltaico e 1.000 MW da solare termodinamico.
Le previsioni per le biomasse puntano infine a raggiungere al 2020 una capacita’ di oltre 2,400 MW mentre per il geotermico e le maree il potenziale stimato e’ di complessivamente 2.100 MW. Insieme all’Ad di Edison Umberto Quadrino, al convegno hanno partecipato Alberto Quadrio Curzio (Accademia Nazionale dei Lincei e Fondazione Edison), Paul Elkins (King’s College, London), Nick Johnstone (Oecd Environment Directorate), Stephen Smith (University College, London), Rene’ Kemp (Unu-Merit, Maastricht), Roberto Zoboli (Universita’ Cattolica di Milano), Massimiliano Mozzanti (Universita’ degli Studi di Ferrara).
Con loro anche Marco Fortis (Fondazione Edison e Universita’ Cattolica Milano), Anil Markandya (University of Bath), Klaus Rennings (Centre for European Economic Research ZEW), Frank J. Convery (School of Geography, Dublin), Corrado Giacomini (Giacomini S.p.A), Beatrix Yordi (EACI), Horst Soboll (European Research Area).
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Pubblicato da milionidieuro su 23 maggio 2009

L’Europa e’ leader nelle tecnologie per l’ambiente e le fonti di energia rinnovabili. Il 15% dell’elettricita’ nel Vecchhio continente e’ infatti prodotta da rinnovabili. E l’eolico si conquista il primo posto con una capacita’ installata di 65 GW. Dal 2000 al 2007 la capacita’ installata di fonti rinnovabili a livello globale e’ piu’ che raddoppiata con investimenti complessivi che nel 2007 hanno raggiunto i 160 miliardi di dollari. Nel triennio 2005-2007 il successo delle rinnovabili e’ stato trainato dalla forte accelerazione dei tassi di crescita dell’eolico e del solare che hanno aumentato il proprio valore rispettivamente di oltre tre volte e oltre dodici volte. E anche in Italia il settore delle rinnovabili ha registrato un andamento di crescita, passando dai circa 17mila Mw di potenza installata nel 1997 ai circa 24mila del 2007.
In Europa, lo stimolo allo sviluppo delle rinnovabili e’ arrivato dal Pacchetto Clima che fissa per gli stati membri un target al 2020 di produzione di energia da fonti rinnovabili pari al 20% dei consumi finali (per l’Italia 17%). Nel periodo 1996-2006 la produzione di energia elettrica dell’Europa (Ue 27) segna un incremento del 44% passando da 88 a 127 Mtoe (milioni di tonnellate di petrolio equivalente). Nel 2006 le fonti rinnovabili arrivano a coprire appunto il 15% dell’energia elettrica in Europa.
L’area di maggior crescita e’, dunque, rappresentata dall’energia eolica che a fine 2008 raggiunge una capacita’ installata di circa 65 GW nell’UE 27 producendo 142 TWh di elettricita’, pari al 4,2% del fabbisogno europeo secondo. E ancora. L’anno scorso in Europa e’ stata installata nuova capacita’ proveniente da energia eolica per circa 8.500 MW, ponendo per la prima volta questa fonte come capofila nella produzione di elettricita’ rispetto alle fonti tradizionali. Il bilancio arriva dagli esperti presenti al convegno “Le innovazioni ambientali ed energetiche nella dinamica economica” organizzato dall’Accademia dei Lincei e dalla Fondazione Edison. Un incontro che ha visto la partecipazione di alcuni dei piu’ illustri scienziati a livello europeo.
“La riduzione delle emissioni di anidride carbonica e’ un impegno che i governi devono perseguire con sempre maggiore determinazione” ha sottolineato il Presidente della Fondazione Edison e Amministratore Delegato di Edison, Umberto Quadrino a conclusione dei lavori. “Affinche’ tutto questo si trasformi in azione concreta su larga scala, con importanti investimenti da parte delle imprese, e’ necessario -ha detto ancora Quadrino- che si vada a definire un quadro normativo e un meccanismo di incentivazione stabili, in grado di sostenere lo sforzo di quei soggetti che investono nelle produzioni da fonti rinnovabili e nel loro sviluppo tecnologico”.
Per Quadrino, inoltre, “l’impulso alle energie rinnovabili potrebbe inoltre rappresentare un importante fattore di rilancio economico, essendo un settore con enormi potenzialita’ di sviluppo”. Guardando quindi al fronte italiano, secondo gli esperti riuniti da Accademia dei Lincei e Edison, il settore italiano delle rinnovabili ha registrato un buon andamento di crescita passando da circa 17.000 MW potenza installata nel 1997 a circa 24.000 MW nel 2007. La ripartizione della capacita’ installata nel 2007 vede in prima fila l’idroelettrico con 17.459 MW seguito dall’eolico con 3.736 MW, fotovoltaico con 417 MW e a seguire biomasse e geotermico.
L’eolico, in particolare, ha registrato nel 2008 un anno record nelle installazioni grazie a nuovi 1.010 MW di capacita’. Anche l’installazione di impianti solari fotovoltaici ha subito una forte accelerazione a partire dal 2007, in seguito soprattutto all’attivazione del nuovo conto energia introdotto dal DM 19/02/07. Al 31 dicembre 2008 la capacita’ installata nel fotovoltaico era di 425 MW rispetto ai10 MW degli anni 2000.Alcune valutazioni del Governo Italiano (Position Paper 2007) quantificano il potenziale massimo di sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia all’anno 2020 in un ammontare complessivo di 24,5 Mtoe, che corrisponde a una produzione aggiuntiva di circa 54 TWh rispetto al 2005.
Secondo il bilancio tracciato da Edison e Accademia dei Lince, l’incremento porterebbe il contributo della produzione da fonti rinnovabili sul totale della produzione elettrica nazionale dal 15% del 2005 al 25% circa nel 2020. Dal Position Paper si rileva la forte concentrazione sulle biomasse e i biofuels che dovrebbero coprire circa il 60% del potenziale massimo di sviluppo delle rinnovabili. Volumi che, secondo molti studi, sono “difficilmente raggiungibili con le sole biomasse nazionali e bisognerebbe fare massiccio ricorso alle biomasse di importazione”.
Il freno principale allo sviluppo delle biomasse in Italia e’ determinato dall’impossibilita’ di stringere con gli agricoltori contratti di fornitura di lungo periodo.I costi per sostenere il piano di sviluppo delle rinnovabili sono elevati, vista la necessita’ di garantire un adeguato livello di incentivazione per rendere ogni tecnologia da fonte rinnovabile competitiva con la produzione da fonte fossile, ad esempio il ciclo combinato a gas. L’incentivazione necessaria per 54 TWh di produzione aggiuntiva al 2020 e’ compresa, a seconda del meccanismo di incentivazione scelto, tra i 6 e i 9 miliardi di euro all’anno. Molte le aree con maggiori potenzialita’ nel nostro Paese.
L’idroelettrico di grande taglia e’ sostanzialmente saturo, con alcune possibilita’ per quel che riguarda invece gli impianti di piccolo calibro. La stima e’ una crescita massima a 20.200 MW dagli attuali 17.459. Per l’eolico esistono buone possibilita’ di sviluppo e per il 2020 si prevede la possibilita’ di raggiungere una capacita’ complessiva di 12.000 MW, comprensiva di impianti off-shore. Molti pero’ sono gli ostacoli al pieno sfruttamento del potenziale eolico. E ancora.
Come rileva il Gse, le barriere alla realizzazione di nuovi impianti sono riconducibili a difficolta’ autorizzative, sono infatti numerosi per il Gse i casi di veti posti dalle amministrazioni locali allo sviluppo dei parchi eolici sul territorio nazionale e a problemi di coordinamento degli enti locali responsabili dei piani territoriali, energetici ed ambientali. Il solare potrebbe essere un campo di grande innovazione tecnologica, con la messa a punto del solare termodinamico, oggi ancora in fase di sperimentazione. Il target al 2020 e’ di 8.500 MW da fotovoltaico e 1.000 MW da solare termodinamico.
Le previsioni per le biomasse puntano infine a raggiungere al 2020 una capacita’ di oltre 2,400 MW mentre per il geotermico e le maree il potenziale stimato e’ di complessivamente 2.100 MW. Insieme all’Ad di Edison Umberto Quadrino, al convegno hanno partecipato Alberto Quadrio Curzio (Accademia Nazionale dei Lincei e Fondazione Edison), Paul Elkins (King’s College, London), Nick Johnstone (Oecd Environment Directorate), Stephen Smith (University College, London), Rene’ Kemp (Unu-Merit, Maastricht), Roberto Zoboli (Universita’ Cattolica di Milano), Massimiliano Mozzanti (Universita’ degli Studi di Ferrara).
Con loro anche Marco Fortis (Fondazione Edison e Universita’ Cattolica Milano), Anil Markandya (University of Bath), Klaus Rennings (Centre for European Economic Research ZEW), Frank J. Convery (School of Geography, Dublin), Corrado Giacomini (Giacomini S.p.A), Beatrix Yordi (EACI), Horst Soboll (European Research Area).
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Pubblicato da milionidieuro su 18 maggio 2009

Di combustibili verdi si è già parlato abbondantemente, ma il futuro dell’Africa, è questa l’ultima novità in campo energetico, sta nei combustibili “gialli”.Joel Chaney, un giovanissimo ricercatore ’dell’Università inglese di Nottingham, ha infatti trovato un modo per trasformare le bucce di banana in energia.
Grazie a un procedimento molto semplice, i residui delle banane possono essere convertiti in barrette da bruciare per cucinare oltre che per illuminare e riscaldare gli ambienti. Utilizzando questo metodo i Paesi africani potrebbero significativamente ridurre la quantità di legname bruciata ogni anno -in Rwanda, Tanzania e Burundi, principali produttori di banane del continente, l’80 per cento della fornitura energetica annuale è garantita dal legname-, che a sua volta permetterebbe di contenere l’aumento del tasso di deforestazione, con benefici innegabili per il riscaldamento globale.
Chaney ha pensato all’Africa proprio per la presenza di abbondanti coltivazioni di banane. In Rwanda, ad esempio, sono usate per produrre vino e birra oltre che come frutta. Inoltre, la ricetta dei combustibili gialli necessita solo dell’utilizzo delle parti non commestibili della pianta. E se si pensa che per ottenere una tonnellata di banane se ne producono circa dieci di rifiuti, l’utilità di riutilizzarli risulta ancora più evidente.
Chaney racconta di aver avuto l’intuizione del combustibile giallo proprio in occasione di un viaggio in Rwanda. La ricetta è elementare: “sfruttando le proprietà collanti delle banane, bucce e foglie andate a male vanno impastate in una poltiglia cui va aggiunta un po’ di segatura, il composto va poi pressato per eliminare i liquidi e messo ad essiccare al sole per un paio di settimane”.
Per produrre le barrette di energia gialla non servono macchinari tecnologicamente avanzati né un know how particolare: “ecco perché l’Africa riuscirà a trarre vantaggi dalla nostra scoperta”, commenta Mike Clifford, supervisore di Chaney al dipartimento di ingegneria di Nottingham, lodando il suo laboratorio per aver sempre cercato di studiare soluzioni semplici e accessibili per i problemi basilari delle popolazioni di tutto il mondo.
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Pubblicato da milionidieuro su 17 maggio 2009

Per la prima volta nel 2008 l’aumento globale della potenza energetica da fonti rinnovabili ha superato l’aumento da fonti classiche. L’incremento – secondo il quarto rapporto sullo stato globale delle energie rinnovabili stilato dall’organizzazione francese Ren21 – e’ del 16% rispetto al 2007 contro un +10% messo a segno dalla produzione da oli fossili (+8%) e dal nucleare (+2%).
L’Australia investira’ 1,4 mld di dollari australiani (770 mln di euro) per costruire la piu’ grande centrale solare del mondo. Che sara’ in grado di produrre 1.000 megawatt. Lo ha detto il primo ministro Kevin Rudd durante la visita a un impianto di produzione di energia elettrica. La centrale fotovoltaica di cui ha parlato Rudd sara’ di tre volte piu’ grande della maggiore esistente attualmente al mondo, situata in California. E sara’ solo la prima di una serie.
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Pubblicato da milionidieuro su 15 maggio 2009

Qualche giorno fa l’assessore veneto all’Ambiente Federico Sboarina ha presentato lo studio commissionato ad AGSM che porterà a installare allo stadio Bentegodi di Verona il più grande impianto fotovoltaico d’Italia, in grado di generare 935 mila kWh all’anno.
I pannelli solari collegati alla griglia elettrica (in grado cioè di rivendere l’elettricità prodotta al gestore della rete) sono la tecnologia energetica che sta crescendo più rapidamente nel mondo, con aumenti del 50 per cento nel 2006 e nel 2007 secondo i dati raccolti nel Renewables 2007 Global Status Report della società REN21. L’accesso all’energia solare non è più, però, solo appannaggio delle grandi aziende e compagnie elettriche: grazie alla sempre più rapida evoluzione delle tecnologie (spinta dall’aumento del prezzo dei carburanti fossili e dalle esigenze ambientali del pianeta) e all’introduzione nella finanziaria 2007 del nuovo Conto Energia, oggi installare un pannello fotovoltaico è diventato un investimento in grado di ripagarsi interamente in pochi anni, permettendo addirittura di rivendere l’energia in eccesso alla compagnia elettrica.
In Italia le regioni che hanno maggiormente introdotto il fotovoltaico anche a livello privato sono quelle del Nord, come la Lombardia e il Veneto. Per molti versi, però, lo sfruttamento dell’energia solare è un’opportunità ancora maggiore per le soleggiate regioni del Sud, tra cui la Sardegna, dove la serie di incontri organizzati in collaborazione con Legambiente presso la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Sassari, sta ottenendo un grandissimo successo di pubblico interessato a conoscere le opportunità offerte dai GAS, i Gruppi d’Acquisto per il Solare.
“La spesa per l’impianto di una casa di medie dimensioni si aggira intorno ai 20.000 euro – spiega Luciano Deriu, segretario regionale di Legambiente – e può essere recuperata in circa 8 anni se l’investimento è liquido o in 11 anni se finanziato da un prestito bancario. Attraverso gli incentivi offerti dal Conto Energia si possono ottenere risultati economici incredibili e sicuri”. Le difficoltà maggiori riguardano la scelta di un fornitore e le problematiche legate agli adempimenti legali, edilizi e naturalistici. “Per questo il GAS è fondamentale – prosegue Deriu. Più persone insieme sono in grado di trovare i fornitori migliori per l’installazione e la manutenzione, oltre che ottenere condizioni economiche più favorevoli dalle banche e risolvere più facilmente le questioni burocratiche”.
Il primo GAS in Sardegna è nato grazie a un’iniziativa del sindaco di Loceri, Carlo Balloi, che ha coinvolto oltre mille famiglie. In seguito sono nate altre iniziative simili anche in provincia di Sassari e ad Alghero, dove, appunto, la facoltà d’Architettura guidata dal professor Cecchini ha più volte riempito l’aula magna con persone interessate a saperne di più.
I pannelli solari di nuova generazione per le abitazioni sfruttano la capacità del silicio di trasformare l’energia solare in energia elettrica. Le tecnologie più comuni (che variano per prezzo e prestazioni) sono il silicio mono-cristallino, il silicio policristallino e il silicio amorfo, che costa meno e ha un tempo di vita inferiore. In generali i moduli fotovoltaici sono grado di durare anche 50-100 anni ma è presumibile che debbano essere cambiati ogni 25-30 anni per obsolescenza della tecnologia. La parte più piacevole è sicuramente la possibilità di dimenticare interamente la bolletta di luce e gas e persino rivendere l’energia in eccesso all’ENEL.
Dopo l’energia solare, la prossima fonte rinnovabile che potrà farsi strada verso le case degli italiani sarà l’energia eolica. In questo caso il funzionamento del generatore è ancora più semplice: una pala, spinta dal vento, trasforma l’energia cinetica in energia meccanica, che viene usata per generare energia elettrica. I problema legati all’utilizzo del “mini-eolico” sono soprattutto di natura estetica: è difficile ipotizzare l’installazione di troppe pale sui tetti della case o nelle tante aree tutelate dal punto di vista naturale e storico/architettonico. Dopo l’approvazione di una nuova normativa all’inizio del 2008 sono stati stanziati i primi fondi statali: “Bisognerebbe far rientrare la produzione di energia eolica nella produzione agricola, sfruttando campi e terreni con gli stessi incentivi – conclude Deriu, l’idea è di ‘Coltivare il Sole e il Vento con la Terra’”.
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Pubblicato da milionidieuro su 13 maggio 2009
La legge passata il 12 maggio in Senato dà al governo tutte le deleghe necessarie per decidere dove, come e quando costruire le annunciate centrali nucleari in Italia, anche senza tenere conto del parere delle amministrazioni locali. Mentre ancora gli italiani sbuffano per l’uno-a-uno di Juve e Milan e sudano (idealmente) sui 165 km della Padova-San Martino di Castrozza, quarta tappa del Giro d’Italia. Nella disattenzione generale.
ATTENZIONE ALLE DATE Approvato con 142 voti a favore, 105 contrari e 4 astenuti, l’articolo in questione è il 14 del disegno di legge (DDL) 1195, “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, noto ai più come “DDL Sviluppo”.
Se non contiamo le centinaia e centinaia di emendamenti che sembrano fatti apposta per fare perdere la pazienza ai santi (del tipo “Al comma 1, primo periodo, sopprimere le parole: «criteri per» e sostituire le parole: «entro il 30 giugno 2009» con le seguenti: «entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge»”), nella sostanza il documento era già stato approvato dalla Camera dei deputati il 4 novembre 2008, sei mesi fa. Eppure, i riflettori sul ritrovato spirito nucleare italiano si sono accesi – per poco tempo – solamente nel febbraio di quest’anno. Siamo veramente così distratti o l’Italia intera è “d’accordo”?
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Pubblicato da milionidieuro su 12 maggio 2009

”Il governo Berlusconi persevera con la follia nucleare che e’ pericolosissima per l’ambiente, per la salute dei cittadini ed e’ anche antieconomica. Per le stime delle organizzazioni internazionali, infatti, l’uranio sara’ sufficiente solo per pochi decenni e il suo costo e’ cresciuto a dismisura: nel 2000 un chilogrammo di uranio costava 7 dollari mentre oggi costa oltre 120”. Lo dichiara Grazia Francescato di Sinistra e Liberta’ e portavoce nazionale dei Verdi che spiega: ”Con il Ddl Sviluppo il centro destra da’ un vero e proprio schiaffo al federalismo ed al diritto dei cittadini di scegliere se avere o no impianti nucleari nel loro territorio”.
”Questa forzatura sull’atomo, poi, viene fatta senza tener conto della recente ricerca dell’Eurispes che conferma quello che sosteniamo da tempo ossia che il ‘no’ alla follia nucleare nei cittadini sopravvive e lotta insieme a noi – ha concluso la Francescato -. Spendere decine di miliardi di euro per la costruzione di centrali nucleari di terza generazione, gia’ obsolete oggi, al fine di coprire 20% del fabbisogno di energia elettrica in Italia tra non meno di 20 anni, significa rinunciare a investire in energia pulita e perdere il treno della green economy, su cui gia’ puntano con forza Obama, la Merkel, Sarkozy e Zapatero”.
Primo via libera dal centrodestra in Senato alla legge che fa carta straccia del referendum del 1987 con cui gli italiani bocciarono l’energia atomica. Verdi: “Strada pericolosa e spreco di denaro a danno delle energie pulite” Roma - Il governo potrà riportare l’Italia nella follia nucleare. Avra’ sei mesi di tempo per localizzare i siti degli impianti per la produzione dell’energia nucleare, potra’ definire i criteri per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi e dovra’ individuare le misure compensative per le popolazioni che saranno interessate dalle nuove strutture.
La maggioranza di centrodestra ha approvato in Senato gli articoli del ddl sviluppo che, almeno per ora e a meno di contro deduzioni di ordine giuridico, fanno carta straccia del referendum del 1987 con cui gli italiani bocciarono il nucleare. Nel disegno di legge viene delegato il governo a mettere a punto la disciplina che consentira’ il ritorno all’atomo del nostro Paese. Ci sarà l’autorizzazione unica che varra’ come nulla osta. A fermare l’autorizzazione potranno essere solo le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale (Via) e di Valutazione ambientale strategica (Vas) che dovranno essere obbligatoriamente effettuate.
L’esecutivo dovra’ poi definire i sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi e del materiale nucleare e la definizione delle misure compensative minime da corrispondere alle popolazioni interessate. Altre norme, poi, rinviano al Cipe la definizione delle tipologie degli impianti nucleari che potranno essere realizzati nonche’ le procedure per le autorizzazioni.
L’opposizione in Parlamento ha criticato il ddl. ”E’ una delega piena, totale e senza controlli sul nucleare”, ha detto il capogruppo dell’Idv Felice Belisario. Roberto Della Seta, del Pd, ha sottolineato come ”i siti delle nuove centrali verranno scelti dalle imprese e potranno essere localizzati anche contro il parere della Regione che dovra’ ospitarli, gli impianti saranno equiparati ad installazioni militari e le informazioni sul loro funzionamento saranno inaccessibili ai cittadini: ecco il nucleare di Berlusconi e Scajola”.
Protestano Verdi e Sinistra e Libertà: “Il governo Berlusconi persevera con la follia nucleare che e’ pericolosissima per l’ambiente, per la salute dei cittadini ed e’ anche antieconomica – ha detto la portavoce dei Verdi Grazia Francescato. Spendere decine di miliardi di euro per la costruzione di centrali nucleari di terza generazione, gia’ obsolete oggi, al fine di coprire 20% del fabbisogno di energia elettrica in Italia tra non meno di 20 anni – conclude – significa rinunciare a investire in energia pulita e perdere il treno della green economy, su cui gia’ puntano con forza Obama, la Merkel, Sarkozy e Zapatero”
Durissimi anche alcuni presidenti di Regione. “Sono pazzi – ha detto la presidente del Piemonte Mercedes Bresso riferendosi ad alcune ipotesi localizzative in Piemonte. Mi opporrei, in ogni modo: ci provino e io appena scopro che area hanno scelto ci metto un vincolo agricolo o quant’altro, poi vediamo chi la spunta. Il Piemonte ha gia’ pagato il suo prezzo con l’amianto e la vecchia centrale nucleare di Trino”.
Il parere degli italiani è in maggioranza svaforevole al ritorno all’atomo, secondo una ricerca Eurispes di qualche giorno fa e anche i cittadini di un paese come la Germania che da anni ospita numerose centrali non ne vogliono più sapere: secondo infatti un sondaggio condotto dall’Istituto Forsa tra il 20 e il 22 aprile su richiesta del ministero dell’Ambiente il 66% della popolazione tedesca è favorevole a mantenere e anche accelerare il programma di abbandono del nucleare. Percentuale in aumento rispetto al 2006 quando una stessa indagine rilevava il 62% di persone favorevoli al decomissioning.
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Pubblicato da milionidieuro su 12 maggio 2009
I risultati dell’indagine Ipsos sono stati aggiornati in occasione del Festival dell’Energia che si svolgerà a Lecce, dal 14 al 17 maggio. Per il futuro, solo l’8% degli intervistati rietiene che “avranno successo” i Paesi che avranno investito nella tecnologia dell’atomo .
Si raffredda il consenso degli italiani verso il ritorno al nucleare, un consenso che passa oggi al 43% rispetto al 51% registrato a giugno 2008. A riferirlo è l’ultima rilevazione demoscopica effettuata da Ipsos, l’istituto di ricerca guidato da Nando Pagnoncelli, che presenterà l’intero sondaggio in occasione del Festival dell’Energia al via giovedì a Lecce, dove si svolgerà fino a domenica 17.
Le elaborazioni Ipsos, aggiornate specificamente in occasione del Festival dell’Energia con un’indagine campione su tutto il territorio nazionale, condotta mediante interviste telefoniche, “presenta – sottolineano gli organizzatori del Festival dell’Energia – interessanti scostamenti rispetto alle stesse rilevazioni condotte nel giugno del 2008″. Dai dati si registra, dunque, un calo considerevole d
el consenso verso il nucleare: i favorevoli al nucleare sono il 43% degli intervistati, contro il 51% del giugno 2008.
L’istituto di ricerca ha posto al campione anche un’altra domanda che riprende il tema dominante del Festival dell’Energia: “Quale energia tra 20 anni?”. La domanda, proposta richiedendo una previsione rispetto a quali Paesi potrebbero avere maggior “successo” rispetto alle proprie scelte energetiche, metteva gli intervistati nelle condizioni di considerare la politica energetica futura dei singoli Stati. A questo quesito, certamente impegnativo, solo l’8% ha risposto che “avranno successo” i Paesi che hanno investito sul nucleare, contro il 25% della precedente indagine del 2008.
Inoltre, il campione ritiene invece che i Paesi che investiranno sulle fonti rinnovabili potranno meglio contemperare sviluppo e protezione dell’ambiente, e quindi “avranno successo”.
“Si tratta di dati che fanno riflettere – commenta Alessandro Beulcke, Presidente di Aris, l’agenzia che organizza il Festival dell’Energia – e che certamente sono influenzati sia dalle nettissime scelte di politica energetica di Barack Obama sia dal consistente calo del prezzo del petrolio”. “Sarà stimolante discuterne a Lecce con i maggiori esperti nazionali e internazionali di energia, oltre che – conclude Beulcke – con gli ambientalisti e le imprese”.
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Pubblicato da milionidieuro su 20 aprile 2009

Un nuovo tipo di biocombustibile inesauribile, a basso costo e basso impatto ambientale sta per essere adottato in Norvegia: deriva dai rifiuti solidi umani. E non puzza!
Un nuovo progetto sviluppato in Norvegia rivoluzionerà il mondo dei biocarburanti: dal 2010 inizieranno a circolare per le strade di Oslo degli autobus alimentati a biometano di produzione… umana. Ole Jakob Johansen, responsabile del progetto ha recentemente messo a punto un procedimento grazie al quale è possibile ottenere metano dalla fermentazione dei detriti solidi recuperati dalle fognature.
Giacimenti umani. Ciascuno di noi, andando in bagno, produce ogni anno l’equivalente di otto litri di diesel. Per una città come Milano, che ospita 1.300.000 abitanti, significa una produzione annua di 10,4 milioni di litri di carburante, sufficienti a far lavorare 300 autobus per 100.000 km l’uno, ma con un impatto ambientale molto più contenuto: il biometano infatti è neutrale dal punto di vista delle emissioni di CO2, rilascia il 78% in meno di nitrati e il 98% in meno di polveri sottili rispetto al gasolio fossile. Per non parlare del prezzo, che compresi i costi di produzione potrebbe essere del 30-40% più basso rispetto a quello del diesel.
Mangiare per fare il pieno. A differenza dei comuni biocarburanti ottenuti dalla fermentazione dei cereali, il biometano non impatta sulla produzione mondiale di cibo, risolvendo non pochi problemi di natura economica ed etica. La città di Oslo conta di mettere in servizio circa 350 autobus alimentati a biometano entro la fine del 2010. E per la puzza? Gli esperti affermano che non si sente assolutamente niente. Sarà vero? Non resta che attendere… naso al vento.
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Pubblicato da milionidieuro su 20 aprile 2009

Si potra’ produrre energia pulita dallo sfruttamento dei moti ondosi con lo sbarramento del fiume Severn, in Galles. Il progetto di sbarramento del Severn e’ supportato da uno Studio di Fattibilita’, lanciato nel 2008 e tutt’ora in corso, che analizza il progetto dell’opera non solo dal punto di vista ingegneristico ma, soprattutto, dal punto di vista dell’impatto ambientale. Le consultazioni, lanciate da Ed Miliband, Segretario di Stato inglese per l’Energia e la prevenzione dei Cambiamenti Climatici, sono finalizzate alla raccolta di pareri sul progetto di sbarramento del fiume Severn. Le consultazioni su questa prima fase del progetto termineranno il prossimo 23 aprile. Nel 2010, al termine dello studio di fattibilita’, e’ prevista una seconda tornata di consultazioni pubbliche per decidere in merito alla costruzione dello sbarramento, una volta che saranno state raccolte tutte le valutazioni sui costi effettivi dell’opera, i benefici e gli effetti che la produzione di energia dallo sfruttamento dei moti ondosi del Severn avranno sull’ambiente. Miliband ha, inoltre, annunciato un ulteriore finanziamento governativo di 500.000 sterline per accelerare lo sviluppo di possibili tecnologie innovative e alternative allo sbarramento. Il progetto di sbarramento del fiume Severn, il fiume piu’ lungo del Regno Unito, si inserisce in un piu’ ampio contesto di iniziative nel settore delle tecnologie sostenibili che hanno reso il Galles una location d’eccellenza per lo sviluppo di progetti all’avanguardia per il sostegno dell’ambiente. Grazie al suo progresso nel comparto, infatti, la Regione e’ pronta a raggiungere gli obiettivi fissati dall’Unione Europea con il protocollo Energy 2020 per lo sviluppo della produzione di energie rinnovabili e a diventarne esportatore su scala internazionale entro il 2025. Recenti stime indicano che la Regione del Regno Unito sara’ in grado di produrre il 15% del suo fabbisogno energetico complessivo da fonti interamente rinnovabili con un investimento totale di 100 milioni di sterline entro il 2020 e di generare l’intero fabbisogno energetico da fonti pulite diventandone esportatore su scala mondiale entro il 2025. In Galles, infine, il settore delle tecnologie sostenibili ed energie rinnovabili occupa 150.000 persone e rappresenta il 3% dell’intero prodotto interno lordo del Regno Unito e il 9% delle esportazioni totali del Paese.
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Pubblicato da milionidieuro su 10 aprile 2009

Il metano? Si può ricavare a basso costo e a basso impatto ambientale dalla CO2, come fanno alcuni batteri delle paludi. E dalla CO2 si può ottenere anche la benzina. Le ultime ricerche in materia di carburanti ecologici puntano sui microorganismi.
Batteri e virus non sono solo portatori di malattie e infezioni: secondo recenti ricerche potrebbero essere una preziosa fonte energetica rinnovabile e a impatto ambientale nullo.
Scoperte elettrizzanti. Bruce Logan della Penn State University sta studiando il sistema utilizzato da alcuni microbi per produrre metano nelle paludi e nelle acque morte. Il ricercatore ha scoperto che alcuni microorganismi utilizzano corrente elettrica per scindere la CO2 in acqua e metano: si tratta di un processo elettrolitico particolarmente efficiente, visto che l’80% dell’energia elettrica immessa nel processo viene convertita in energia chimica immagazzinata nel gas. Uno dei punti di forza di questo sistema è che non aumenta la quantità di CO2 complessiva: il metano, bruciando, rilascerà infatti lo stesso volume di anidride carbonica che si aveva in partenza. Se oltretutto l’elettricità utilizzata provenisse da fonti rinnovabili come il Sole, l’intero ciclo avrebbe un impatto ambientale pari a zero.
Il virus ingegnere. Gli scienziati del MIT si sono invece alleati con alcuni virus: li hanno modificati geneticamente e gli hanno “insegnato” ad assemblare delle reti di microfilamenti che possono essere utilizzati in batterie agli ioni di litio di nuova generazione. Obiettivo dello studio è quello di mettere a punto batterie ricaricabili dalle prestazioni molto più elevate di quelle attuali, da impiegare non solo in piccoli dispositivi elettronici, ma anche su auto ibride o elettriche.
Metti una bionda media nel motore. Anche Craig Venter, il ricercatore americano che per primo ha sequenziato il genoma umano, sta lavorando a una ricerca simile: il suo obiettivo è quello di realizzare in laboratorio dei microorganismi che convertano la CO2 in biocarburanti come il gasolio o la benzina. Venter si serve di batteri del tutto simili a quelli che fanno fermentare il vino e la birra, ed è convinto che nel giro di qualche anno le grandi raffinerie saranno sostituite da piccoli allevamenti di batteri nei quali ognuno di noi potrà farsi in casa il proprio carburante preferito.
Da FOCUS
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Pubblicato da milionidieuro su 28 marzo 2009

In Toscana realizzate 20 abitazioni riscaldate e raffreddate con l’energia della terra
FOLLONICA (Grosseto) – Venti appartamenti di 85 metri quadrati con giardino e box auto. Saranno inaugurati martedì 31 marzo a Follonica, in provincia di Grosseto, e avranno un record: saranno i primi in Italia a funzionare con l’energia della terra e chi li abiterà non pagherà neppure una lira di bolletta e avrà il riscaldamento gratuito durante tutta la stagione fredda e l’aria condizionata, anch’essa a costo zero, in estate. Le case «a bolletta zero» utilizzano infatti la così detta «geotermia a bassa entalpia», ovvero l’energia che viene sprigionata naturalmente dalla terra e può essere canalizzata nel riscaldamento della casa utilizzando particolari sonde. Il progetto è stato realizzato dallo studio Ecogeo di Siena e dalla Cooperativa edile l’Avvenire di Follonica. Gli appartamenti sono costati 255 mila euro l’uno, un prezzo perfettamente in linea con il mercato.
LA TECNOLOGIA – Il calore naturale della terra viene catturato grazie a una tecnica particolare. «Si trivella il terreno per un centinaio di metri – spiega Giacomo Biserni, geologo dello studio Ecogeo – e poi si utilizzano sonde dal diametro massimo di 15 centimetri collegate alla centrale termica. Infine il calore viene spinto nelle serpentine collocate sotto il pavimento. Queste ultime riscaldano l’ambiente senza spendere una lira di bolletta energetica». La cosa più interessante dell’impianto è la doppia funzione. In estate, infatti, si trasforma in un ottimo refrigeratore per raffreddare la temperatura di ogni stanza. Insieme all’uso della geotermia a bassa entropia, i tecnici hanno utilizzato anche impianti fotovoltaici. Per rendere però fattibile una totale autarchia energetica i costruttori hanno impiegato materiali particolari. Come speciali mattoni ad alta efficienza energetica, isolanti naturali per il tetto e le pareti. Costi elevati, dunque? Macché, l’appartamento è stato venduto a un prezzo assolutamente in linea a quello del tradizionale mercato. La costruzione di appartamenti «a bolletta zero» non è solo una scommessa ecologica, ma puree un modo per rilanciare il mercato edilizio contratto anch’esso dalla crisi internazionale.
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Pubblicato da milionidieuro su 5 marzo 2009

Soltanto in Svezia ce ne sono oltre novantamila. Per non parlare del Canada, e di cantoni svizzeri dove quasi una villetta su cinque si è dotata di un impianto a pompa di calore geotermica. In pratica si tratta di sistemi di climatizzazione concettualmente semplici, e provati da decenni: un circuito di fluido (anche semplice acqua) si affonda nel terreno, e la pompa di calore (un frigorifero bidirezionale) vi trasferisce il caldo estivo e lo preleva in inverno. Bastano pochi gradi di differenza tra la temperatura ambiente e quella che viene dai tubi del geoscambio e la pompa di calore è in grado di moltiplicarla per tre o persino per sette, per ogni unità elettrica necessaria al suo funzionamento.
Pannelli radianti nella casa, d’inverno arriva acqua a 30 gradi, d’estate anche a 15. Per un’edificio a involucro ben isolato i risparmi possono raggiungere il 40-50% sulle bollette tradizionali. Con circa 15mila euro di investimento, una pompa di calore e due pozzi con sonde di geoscambio (in pratica tubi di polietilene a U affondati per un centinaio di metri) una casa di 300 metri quadri può essere climatizzata da questa tecnologia in gran parte rinnovabile. E ben lo sanno non solo in Svizzera, ma anche a Bolzano e nel Trentino, battistrada italiano di questo mercato emergente. Chi ha un campo antistante libero (e una casa adatta da ristrutturare) può persino valersi della detrazione fiscale del 55 per cento.
«L’Italia però sconta un pesante ritardo nelle pompe di calore geotermiche – osserva Sergio Chiesa del Cnr, autore di un recente studio per il Cesi Ricerca – che rappresentano solo l’8% della geotermia italiana. Eppure, oggi, questo è oggi, su scala mondiale, uno dei settori più dinamici nelle rinnovabili». «L’attenzione finora si è concentrata sull’elettrico rinnovabile – spiega Gianni Silvestrini, presidente del Kyoto Club – ma sul termico dobbiamo andare a quattro o cinque volte quello che c’è ora. E le pompe di calore geotermiche potranno dare un contributo di prim’ordine».
Eppure qualcosa comincia a muoversi, e non solo sulla piccola scala residenziale. Battistrada, ormai da due anni, è Ikea, prima con l’impianto di geoscambio di Corsico (304 sonde) e oggi con quello di Parma (213 sonde), considerato il maggiore d’Europa. Davanti al centro commerciale parmense, quello che è oggi un cantiere pieno di tubi e piccoli pozzi cementati diverrà domani un parcheggio per i visitatori. Un serbatoio di energia termica, invisibile e sotterraneo. «Un accumulatore, d’estate sottraiamo il calore dagli ambienti e lo mettiamo nel terreno e per l’inverno facciamo l’inverso – spiega Luca Tirillò, della GroundHeat Systems, –: i tubi in polietilene portano semplice acqua. Le trivellazioni sono state fatte in sicurezza, con camicia cilindrica d’acciaio e cemento speciale. Il rischio, infatti, è quello di alterare l’equilibrio delle falde idriche sotterranee».
La costruzione di un campo di geoscambio, infatti, non è un’attività banale. «A Corsico ci trovammo di fronte a una prima falda idrica altamente inquinata – spiega Sergio Giuseppini, progettista degli impianti geotermici Ikea – se non avessimo trivellato in sicurezza avremmo corso il rischio di metterla in comunicazione con le falde più profonde e pulite. Un disastro, e l’amministrazione locale non ci avrebbe mai dato il permesso».
Ora però Corsico funziona. Come Parma è costato oltre 2 milioni di euro, ma ha un obiettivo di risparmio energetico del 56% (pari a circa 200mila euro/anno) e quindi un tempo di ritorno di una decina d’anni. «Finora, dai dati della stagione estiva – dice Giuseppini – Corsico sta confermando le attese, con punte leggermente superiori». E poi, per l’Ikea, sarà la volta dei centri commerciali di Torino e Rimini, «dove metteremo pompe di calore ad efficienza ancora più elevata, dato che la tecnologia si sta muovendo molto velocemente».
Il dato nuovo, però, è che simili impianti, di taglia medio grande, «cominciano a interessare direttamente i costruttori edili – osserva Tirillò – e per un motivo preciso. Un complesso residenziale a basse emissioni passa in categoria A, e può valere anche 500 euro in più per metro quadro. Un impianto di geoscambio centrale invece aggiunge, su ampie dimensioni, poche decine di euro in più di costi unitari».
È quanto si sta avviando in almeno due progetti: a Roma e nel Canavese. «Noi cominceremo ad aprile, su un lotto di 92 ettari a Roma Nord-Ovest, di cui 45 destinati a parco – spiega Barbara Mezzaroma, a.d. di Mezzaroma Energia, del gruppo Impreme – con un primo lotto di mille appartamenti, tutti serviti da un campo di geoscambio (circa 200 geosonde) e un sistema di pompe di calore per almeno un terzo della climatizzazione, e un 40% con caldaie a biomasse, più minieolico».
Altrettanto alla “Ninsola” a San Francesco al campo. «Cinque ville – spiega Giovanni Miccoli di G.V Edilizia – ad alto isolamento termico e pannelli radianti con un parco di geoscambio centrale a 22 sonde, acqua a 22 gradi d’estate e acqua calda sanitaria direttamente prodotta dalla pompa di calore». Barbara Mezzaroma è un’entusiasta dell’edilizia a emissioni zero – «Molti concorrenti ci dicevano che perdevamo tempo quando partimmo con il nostro primo progetto casa Kyoto» –, ma oggi fa anche una previsione economica precisa: «Ogni nostro appartamento a emissioni zero può significare anche 900 euro in meno all’anno, una rata di mutuo. E anche se, in classe A+, ci costano il 15% in più noi li venderemo allo stesso prezzo di oggi. In questo modo il cliente ci guadagnerà su base ventennale. Ci pare una buona proposta, per un mercato edilizio fermo come è quello di oggi».
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Pubblicato da milionidieuro su 1 marzo 2009

I mari della Terra sono in perenne movimento: onde, maree, correnti oceaniche… se si riuscisse a rubare un po’ di energia a questi fluidi in movimento, si potrebbero alimentare molte città. Nelle isole Orkney, a nord della Scozia, l’Emec (European Marine Energy Centre) sta sperimentando nuove tecnologie di questo tipo, con l’obiettivo di arrivare nei prossimi anni a coprire il 20% del fabbisogno energetico.
ONDE E MAREE
Finora sono stati sperimentati due sistemi innovativi: Pelamis, un serpentone metallico capace di trarre energia dai movimenti delle onde (vedi Focus 187) in superficie, e una turbina istallata nel fondo del mare dalla società dublinese OpenHydro per sfruttare i flussi d’acqua generati dalle maree.
Collegata in rete. Quest’ultima è stata inaugurata nel maggio 2007, dopo 18 mesi di test, e produce 250 KW, che immette nella rete elettrica britannica. OpenHydro sta ora preparando turbine da 1 MW da installare nella baia di Fundy (Canada) e nel canale della Manica.
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Pubblicato da milionidieuro su 10 settembre 2008
Usare gli scarti agricoli e la cellulosa di piante che non siano il mais e gli altri cereali. Da Israele arriva una nuova tecnologia per produrre biocarburanti senza affamare il mondo
Mangiare o guidare? L’ultimo rapporto della Banca Mondiale, anticipato dal quotidiano britannico «The Guardian», ha messo una pesante ipoteca sui biocarburanti, che fino a pochi mesi fa sembravano l’alternativa più ragionevole al caro-petrolio. Il 75% dell’aumento dei prezzi degli alimenti nell’ultimo anno è attribuibile proprio all’esplosione delle coltivazioni per produrre biofuel, a scapito delle derrate alimentari. Il problema dell’energia si scontra, inevitabilmente, con quello ben più grave della fame nel mondo.
Lester Brown, autorevole ambientalista dell’Earth Policy Institute, avverte che «la competizione tra gli 800 milioni di automobilisti del mondo che vogliono mantenere la loro mobilità e i due miliardi di poveri che vogliono semplicemente cercare di sopravvivere sta diventando un problema sempre più drammatico».
Resta il fatto che i vantaggi di sostituire la benzina con i carburanti a base di etanolo sono molteplici: riduzione dell’inquinamento dell’aria, diminuzione nella produzione di gas serra, vantaggi geopolitici e di sicurezza energetica. Il problema è come ottenere l’etanolo necessario senza depauperare la produzione agricola. La soluzione potrebbe arrivare dalla valle di Arava, in Israele, dove Elaine Solowey, una ricercatrice all’«Arava Institute for Environmental Studies» vicino ad Eilat ha sviluppato una nuova tecnologia per produrre carburante dalle scorie agricole invece che dai prodotti alimentari. Il problema principale delle scorie è che contengono molta cellulosa e non solo amidi e zuccheri. Solowey ha sviluppato un metodo chimico per trasformare la cellulosa in zuccheri semplici, da cui si distilla l’etanolo. Questo metodo permette anche di sfruttare sia il legno sia le fronde di palma.
Formati sostenibili
Le scorie agricole per la produzione di etanolo cellulosico sono abbondanti. Si possono coltivare piante selvatiche in formati sostenibili, sfruttando risorse idriche sottoutilizzate, come l’acqua di scolo o l’acqua grigia non di fogna. La valle dell’Arava si presta a questo tipo di coltivazioni. Con 350 giorni di sole pieno all’anno, un inverno mite, acqua salmastra sotterranea e un team di agricoltori e ricercatori specializzati ben addestrati, la valle è un laboratorio ideale. Il clima arido e tropicale permette alle piante tolleranti all’acqua salmastra e ricche di cellulosa di crescere con estrema rapidità.
Ma l’Arava potrebbe anche facilmente adattarsi al biodiesel, principale alternativa all’etanolo. Il biodiesel può essere ricavato da molte piante che producono olio. Non ha bisogno di fermentare, a differenza dell’etanolo proveniente da amido o zucchero, e non necessita nemmeno del lungo e complicato processo di idrolisi acida o di decostruzione enzimatica prima della fermentazione per la produzione di etanolo cellulosico.
Quantità commerciali
Il valore aggiunto derivato dalla coltivazione di quantità commerciali di colture per l’energia nell’Arava potrebbe essere enorme, facendo della regione addirittura una nuova Silicon Valley. La produzione di etanolo su larga scala basata sulle colture agricole può avere un forte impatto sull’intera economia della regione, mentre le informazioni ottenute in questo progetto potrebbero portare all’obiettivo definitivo: trasformare l’intera regione in un’economia energetica autonoma, economica ed ecologica. Non soltanto: i risultati della ricerca e della sperimentazione, ovviamente, saranno utili per la produzione sostenibile di colture per l’energia in altre regioni marginali ed aride in tutto il mondo.
L’Arava Institute è situato nel Kibbutz Ketura, a mezz’ora da Eilat, e ha una sede anche in Pennsylvania, negli Usa. È stato costituito nel 1996 dai membri del kibbutz sotto la direzione di Alon Tal, fondatore di Adam Teva V’Din, l’Unione israeliana per la difesa ambientale. «È stato costituito per creare una leadership ambientalistica nel Medio Oriente e per insegnare che la natura non ha limiti», spiega David Lehrer, direttore esecutivo dell’istituto.
Se il progetto di Elaine Solowey andrà a buon fine, davanti all’Istituto ci sarà la fila.
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Pubblicato da milionidieuro su 25 luglio 2008
(ANSA) – ROMA – Nel campo delle bioenergie una fonte da non sottovalutare e’ quella del letame, anche quello che arriva dall’allevamento di maiali. Impiegato negli impianti di biogas, produce energia per la rete elettrica nazionale, il teleriscaldamento o il riuso nelle stesse aziende agricole. Inoltre i resti della trasformazione diventano un sottoprodotto che puo’ essere impiegato come compost per concimare o come fertilizzante agricolo, grazie all’azoto contenuto. Questi ed altri sono stati temi al centro di un convegno che si e’ tenuto a Legnano (Pd), organizzato da Veneto Agricoltura e dall’Universita’ di Padova in collaborazione con il Crpa (Centro ricerca produzioni animali), dell’Aiel (associazione italiana per le energie agro-forestali). Un esempio di impiego di queste fonti arriva proprio dal Veneto, dove sono gia’ presenti 20 impianti a biogas (8 nel veronese e nel padovano, 6 nel vicentino, 3 nel trevigiano, 2 nella provincia di Venezia, 1 in quella di Rovigo) e dai dati relativi alla qualita’ e quantita’ di biomassa veneta, per un totale di 23 milioni di tonnellate all’anno di biomassa di cui 6,5 milioni solo di liquame, che producono quasi 45 milioni di metri cubi di biogas e una potenzialita’ degli impianti che supera i 15,5 MegaWatt elettrici. Il tutto usando appunto gli scarti e non materie prime destinate al consumo alimentare. ”C’e’ purtroppo una certa confusione quando si parla di impianti biogas – conferma il direttore del settore Ricerca e Sperimentazione di Veneto Agricoltura, Giustino Mezzalira – in quanto si tende a ricomprendere nel termine ”biomassa” anche prodotti agricoli dalla destinazione piu’ pregiata. Qui invece si vuole sfruttare fino in fondo una risorsa di scarto da riutilizzare per creare nuova energia. Veneto Agricoltura – continua Mezzalira – ha attivato una specifica azione strategica sulle bioenergie, istituendo un nuovo settore all’interno della propria struttura proprio per dare delle risposte al territorio e agli operatori del settore”. Secondo l’esperto di Veneto agricoltura ”sono necessari investimenti e leggi che consentano una semplificazione burocratica finalizzata a incrementare questo approccio alternativo all’approvvigionamento energetico, anche per le piccole aziende agricole”.(ANSA).
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Pubblicato da milionidieuro su 21 luglio 2008
(ANSA) – ROMA 21-07-2008 – Germania sempre piu’ lanciata nel settore delle rinnovabili. Di recente e’ stato inaugurato il piu’ grande ”campo solare” del mondo: e’ il Waldpolenz Solar Park, realizzato su un vecchio aeroporto di Leipzig, nella Germania dell’Est, che si estende per 110 ettari. La centrale che sta per produrre 24 megawatt di elettricita’, entro il 2009 arrivera’ a 40 megawatt, alimentando almeno 10.000 case e consentendo di risparmiare ogni anno almeno 25.000 tonnellate di carbonio. E il fenomeno non si limita a Waldpolenz. Anche Leipzig ospita 3 dei 50 campi solari piu’ grandi del mondo. E l’economia della zona – solo fino a pochi anni fa depressa – sta decollando. Perche’ i tedeschi non si limitano a istallare pannelli fotovoltaci, ma sviluppano in proprio le tecnologie innovative, che poi esportano. Nell’anno 2007 l’economia tedesca e’ cresciuta del 2,5% mentre i consumi di energia da combustibili fossili in Germania sono diminuiti del 5,6% a dimostrazione del fatto che sviluppo economico e sostenibilita’ ambientale non sono necessariamente incompatibili. Il governo tedesco dichiara di voler tagliare del 40% le emissioni di carbonio entro il 2020. Un obiettivo che e’ il doppio di quello che si e’ data l’Unione Europea. L’innovazione tedesca, infatti, si e’ sviluppata in due diversi settori: da un lato le tecnologie che consentono una maggiore efficienza energetica e, quindi, un minor consumo assoluto di energia. Dall’altro nuove tecnologie nel campo delle energie rinnovabili, in particolare dell’energia solare dove la Germania risulta essere leader mondiale e il maggiore esportatore di tecnologia del settore.
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Pubblicato da milionidieuro su 15 luglio 2008
(ANSA) – ROMA – Forse non ci voleva un ingegnere del Massachussets Institute of Technology per arrivarci: per creare pannelli fotovoltaici piu’ economici basta farli piu’ piccoli. Questo semplice principio e’ alla base della scoperta che potrebbe rivoluzionare l’energia verde del futuro: gli ingegneri americani hanno trovato il modo di concentrare la luce solare che colpisce una superficie alle sue estremita’, dove viene convertita in elettricita’, ottenendo almeno dieci volte piu’ energia. Il ‘trucco’ messo in campo dai ricercatori, che hanno descritto i pannelli innovativi sull’ultimo numero della rivista Science, e’ di colorare opportunamente una lastra sottile di materiale plastico con due o tre tinte diverse.
I colori assorbono la luce in ingresso e la riemettono con una diversa lunghezza d’onda, adatta a trasportarla fino alle estremita’ del pannello. Qui i semiconduttori normalmente usati per le cellule fotovoltaiche possono trasformare la luce in elettricita’. Questa soluzione era gia’ stata tentata negli anni ’70, ma abbandonata perche’ gran parte della luce veniva dispersa. Per la versione moderna i ricercatori hanno pero’ usato una tecnologia studiata per guidare la luce laser. ”Il vantaggio e’ che si usano molte meno celle fotovoltaiche rispetto a un pannello tradizionale – spiega Marc Baldo, che ha guidato il progetto – il concentratore e’ infatti spalmato su tutta la superficie, ma la cella solare e’ solo alle estremita’. Questo permette di risparmiare molto economicamente, e di avere una maggiore efficienza, perche’ alle estremita’ e’ necessario solo un centesimo dei pannelli”.
Il prototipo messo a punto dai ricercatori americani puo’ essere anche applicato ai pannelli gia’ esistenti per aumentarne l’efficienza, e dovrebbe essere commercialmente sfruttabile, anche direttamente applicato a finestre e a tetti, entro tre anni. L’idea di concentrare la luce solare non e’ nuova, e anzi viene fatta risalire agli specchi ustori di Archimede. In chiave piu’ moderna, impianti solari a concentrazione esistono gia’, ma utilizzano specchi mobili per indirizzare i raggi solari verso un ricevitore: ”Questa tecnica pero’ e’ costosa e meno efficiente della nostra – sottolinea Baldo – e richiede molta piu’ manutenzione”. Uno degli effetti positivi del caro-petrolio e’ l’aver aumentato gli investimenti mondiali nel campo delle rinnovabili, che hanno raggiunto secondo un rapporto dell’Onu i 148 miliardi nel 2007 di dollari, con un aumento del 60% rispetto all’anno precedente. Di questi 16,9 sono destinati a ricerca e sviluppo, con l’Asia prima per i finanziamenti pubblici e l’Europa per quelli privati. Nel solare si sono investiti 28,6 miliardi di dollari con una crescita media del 254% dal 2004. (ANSA).
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Pubblicato da milionidieuro su 15 luglio 2008
(ANSA) – ROMA – Forse non ci voleva un ingegnere del Massachussets Institute of Technology per arrivarci: per creare pannelli fotovoltaici piu’ economici basta farli piu’ piccoli. Questo semplice principio e’ alla base della scoperta che potrebbe rivoluzionare l’energia verde del futuro: gli ingegneri americani hanno trovato il modo di concentrare la luce solare che colpisce una superficie alle sue estremita’, dove viene convertita in elettricita’, ottenendo almeno dieci volte piu’ energia. Il ‘trucco’ messo in campo dai ricercatori, che hanno descritto i pannelli innovativi sull’ultimo numero della rivista Science, e’ di colorare opportunamente una lastra sottile di materiale plastico con due o tre tinte diverse.
I colori assorbono la luce in ingresso e la riemettono con una diversa lunghezza d’onda, adatta a trasportarla fino alle estremita’ del pannello. Qui i semiconduttori normalmente usati per le cellule fotovoltaiche possono trasformare la luce in elettricita’. Questa soluzione era gia’ stata tentata negli anni ’70, ma abbandonata perche’ gran parte della luce veniva dispersa. Per la versione moderna i ricercatori hanno pero’ usato una tecnologia studiata per guidare la luce laser. ”Il vantaggio e’ che si usano molte meno celle fotovoltaiche rispetto a un pannello tradizionale – spiega Marc Baldo, che ha guidato il progetto – il concentratore e’ infatti spalmato su tutta la superficie, ma la cella solare e’ solo alle estremita’. Questo permette di risparmiare molto economicamente, e di avere una maggiore efficienza, perche’ alle estremita’ e’ necessario solo un centesimo dei pannelli”.
Il prototipo messo a punto dai ricercatori americani puo’ essere anche applicato ai pannelli gia’ esistenti per aumentarne l’efficienza, e dovrebbe essere commercialmente sfruttabile, anche direttamente applicato a finestre e a tetti, entro tre anni. L’idea di concentrare la luce solare non e’ nuova, e anzi viene fatta risalire agli specchi ustori di Archimede. In chiave piu’ moderna, impianti solari a concentrazione esistono gia’, ma utilizzano specchi mobili per indirizzare i raggi solari verso un ricevitore: ”Questa tecnica pero’ e’ costosa e meno efficiente della nostra – sottolinea Baldo – e richiede molta piu’ manutenzione”. Uno degli effetti positivi del caro-petrolio e’ l’aver aumentato gli investimenti mondiali nel campo delle rinnovabili, che hanno raggiunto secondo un rapporto dell’Onu i 148 miliardi nel 2007 di dollari, con un aumento del 60% rispetto all’anno precedente. Di questi 16,9 sono destinati a ricerca e sviluppo, con l’Asia prima per i finanziamenti pubblici e l’Europa per quelli privati. Nel solare si sono investiti 28,6 miliardi di dollari con una crescita media del 254% dal 2004. (ANSA).
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Pubblicato da milionidieuro su 9 luglio 2008
Al Windpower 2008, l’annuale conferenza sull’industria eolica tenutasi recentemente a Houston, sono state presentate le turbine eoliche verticali che potrebbero risolvere i tanti problemi e contestazioni, soprattutto italiane, che da sempre si sono mosse alle installazioni eoliche. Le contestazioni estetiche, la necessita’ di grandi spazi, i livelli sonori e la pericolosita’ per gli uccelli e i pipistrelli potrebbero trovare cosi’ una risposta. I designer provengono, soprattutto, dalla Corea, dalla Thailandia e dagli Usa. Utilizzando, poi, questi modelli di pale verticali i vantaggi potrebbero essere: una produzione maggiore fino al 50% rispetto alle turbine convenzionali; la possibilita’ di generare elettricita’ sia con basse velocita’ del vento, pari a 1.5 metri al secondo, che con forte vento fino a 60 m/s; maggiore efficienza di trasferimento dell’energia
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Pubblicato da milionidieuro su 9 luglio 2008
(ANSA) – ROMA – ”L’Italia e’ un Paese a forte vocazione geotermica, ma l’uso del calore della Terra e’ ancora fortemente sottosviluppato. Per questo chiediamo al governo e alle istituzioni di puntare sul geotermico”. Lo afferma il presidente del Consiglio nazionale dei Geologi Pietro Antonio De Paola, a margine del convegno ”La geotermia a bassa temperatura in Italia”, che si e’ tenuto a Roma. In particolare, Consiglio Nazionale Geologi, Unione Geotermica Italiana e Associazione Termotecnica Italiana hanno lanciato un ”Manifesto italiano per la geotermia” che ha l’obiettivo di far sviluppare il calore della Terra come ”risorsa energetica eco-compatibile ed infinita che puo’ limitare la dipendenza dalle fonti energetiche importate, ridurre il deficit della bilancia dei pagamenti, diminuire l’impatto sull’ambiente dei gas serra”. L’Italia e’ stata pioniera nel campo della geotermia nel 1904, grazie alle prime intuizioni del principe Piero Ginori Conti a Larderello. Tra le zone piu’ ricche ci sono Toscana, Lazio e Sardegna, con oltre il 60%, seguite da Veneto ed Emilia-Romagna con il 45% del territorio. Al 30% Lombardia, Umbria, Sicilia, Basilicata, Campania e Friuli-Venezia Giulia, mentre in tutte le altre regioni non si supera il 15%.
In Toscana la geotermia fornisce appena lo 0,6% del consumo totale di energia, costituita per oltre quattro quinti dalla produzione di elettricita’ e per il resto dagli usi diretti del calore (balneologia, riscaldamento di ambienti, agricoltura, ed altri). ”Il nostro obiettivo – spiega De Paola – e’ quello di giungere a raddoppiare questa percentuale entro il 2015-2020. La percentuale salira’ presto grazie anche alla nuova sede della Regione Lombardia, che sorgera’ a Milano nel 2012, e che sara’ completamente riscaldata con acqua di falda”. ”Siamo fiduciosi – prosegue – grazie ai nuovi investimenti e al decreto del giugno 2005 che sta per essere convertito in legge. Per il futuro possiamo fare davvero molto di piu’: dobbiamo puntare forte su una risorsa di cui siamo ricchi e di cui siamo stati pionieri in tutto il mondo”. Lo sviluppo della geotermia entro il 2020 – si legge tra l’altro nel ”Manifesto” – consentira’ inoltre all’Italia di evitare di scaricare nell’atmosfera 8-10 milioni di tonnelate di CO2 all’anno. Al convegno e’ intervenuto anche il sottosegretatio all’Ambiente Roberto Menia, che ha detto aprira’ un canale di comunicazione privilegiato con i geologi e l’Unione Geotermica Italiana, affinche’ la geotermia possa contribuire sempre di piu’ al mix energetico italiano.
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